Nast

Condé William (1873-1942). Editore statunitense. Anche se comprò la testata da Arthur B. Turnure diciassette anni dopo la sua fondazione, è il vero padre di Vogue che del resto era, prima del suo intelligentissimo intervento editoriale, una rivista di costume e di mondanità attestata su una tiratura di 10-15 mila copie. “Newyorkese” ma cresciuto a St Louis nel Missouri, aveva studiato alla Georgetown University e aveva trovato lavoro nella casa editrice che pubblicava Collier’s Weekley, divenendone il responsabile della promozione. Dieci anni, il tempo di farsi le ossa e di risparmiare un gruzzolo, e decide di mettersi in proprio acquistando quel mensile su cui nessuno si sarebbe azzardato a scommettere un dollaro. Vent’anni dopo, Vogue vende 150 mila copie ed è la seconda rivista degli Stati Uniti come raccolta pubblicitaria. Il balzo è frutto del suo talento, della sua strategia diffusionale, del suo fiuto nell’accaparrarsi i migliori fra gli illustratori e i fotografi, del suo sodalizio professionale con il talento giornalistico di Edna Woolman Chase. Gli introiti di Vogue gli permettono di portare sotto la sua bandiera House and Garden, Dress, Vanity Fair e di conquistare l’Europa attraverso le edizioni di Vogue in Inghilterra (’16), in Spagna (’18), in Francia (’20).