Museo del Tessuto Italiano

Inaugurato nel maggio 2003, a Prato, nell’ex stabilimento tessile Cimatoria Campolmi Leopoldo e C., un gioiello di archeologia industriale di fine ‘800 completamente ristrutturato, l’unico ancora esistente all’interno della cerchia di mura trecentesche. Gli spazi espositivi occupano un’ala del complesso, acquistato dal Comune di Prato per oltre 20 milioni di euro e destinato a diventare, con l’apertura completa prevista per il 2007, un polo culturale importante, sede anche di una biblioteca. Il museo era stato fondato nel 1975 presso l’Istituto Tecnico Statale Tullio Buzzi, nato nel 1897 per fornire personale specializzato all’industria laniera. La scelta di Prato come sede del primo Museo tessile in Italia premia la città toscana che vanta una ricca tradizione nel settore e che fin dal Medioevo ha prodotto ed esportato lane e stoffe in tutto il mondo. Oggi Prato conta 40 mila addetti e circa 8 mila aziende ed esporta filati, tessuti e macchinari. Il museo raccoglie più di 6 mila pezzi, dall’era paleocristiana a oggi. È fra i primi dieci del suo genere in Europa, con pezzi rari come frammenti di tessuti di epoca precolombiana o la tela rossa usata per le camicie dei garibaldini. Una sezione è dedicata ai materiali innovativi e ultratecnologici. Oltre alla grande collezione di tessuti, sono esposti anche abiti storici, macchine utilizzate per la filatura e la tessitura, e i materiali usati per tingere e disegnare le stoffe. Per l’inaugurazione, accanto alla mostra permanente, è stata allestita l’esposizione Prato veste il cinema: il mito attraverso i costumi della collezione Tirelli, una selezione di oltre 40 abiti e costumi, realizzati in gran parte con tessuti di Prato. I pizzi e le sete indossati da Winona Ryder nell’Età dell’innocenza di Martin Scorsese, il saio di Sean Connery ne Il nome della rosa di Jean-Jacques Arnaud, i costumi di Casanova nell’omonimo film di Fellini, e quelli di Un the con Mussolini di Zeffirelli. Nella vecchia sede del museo si è tenuta una mostra a tema, che illustra le origini del design contemporaneo. Dodici abiti femminili dei mitici anni ’60, provenienti dalla collezione privata di Osanna Vannucci, e accompagnati da un vasto campionario di tessuti. Si ripercorrono le tappe più significative di un periodo considerato rivoluzionario per la storia del costume e della moda. Dalla nascita della minigonna di Mary Quant, al concetto di “total look” alle innovazioni dei tessuti, che videro le fibre sintetiche e artificiali sperimentate per la prima volta dai grandi sarti come Valentino, Balestra, Ken Scott ed Emilio Pucci.