Mulas

Ugo (1928-1973). Nasce a Pozzolengo nel bresciano. Muore a Milano dove ha sempre vissuto e lavorato. Per la fotografia italiana del dopoguerra, ha rappresentato uno dei punti di riferimento più interessanti. Uomo dotato di una grande cultura classica e di una forte disponibilità intellettuale e umana, cominciò a fotografare mentre era ancora studente della facoltà di Giurisprudenza — che presto abbandonerà per seguire i corsi dell’Accademia di Belle Arti — frequentando l’ambiente di Brera e del Bar Giamaica, sopra i cui locali abitava in una stanza d’affitto con l’amico Mario Dondero, poi diventato a Parigi reporter di fama. Il suo primo servizio fu sulla Biennale di Venezia del 1954 (cui altri ne seguirono fino al ’72) ma all’interesse per l’arte, che sarà un suo punto fisso anche per l’amicizia che lo legava a personaggi come Lucio Fontana o Alberto Giacometti, accostò quello per il reportage fotografando in un espressivo bianconero la Milano dei sobborghi e quella della ricostruzione. Nel suo studio, lavorò nel campo della pubblicità, della documentazione e del teatro, collaborando con Giorgio Strehler e il Piccolo in numerosi spettacoli, il più emblematico dei quali fu, nel ’64, La vita di Galileo di Brecht. Memorabili furono i suoi viaggi in Russia e in Europa per L’Illustrazione Italiana, Settimo Giorno, Rivista Pirelli, ma anche quelli a New York dal ’64 al ’67, dove entrò in contatto con artisti che sarebbero diventati poi notissimi come Andy Warhol, Frank Stella, Christo, Robert Rauschemberg. Tutti furono colpiti dalla straordinaria capacità intuitiva che consentiva a Mulas di comprendere l’opera di artisti, interpretandone lo spirito. Anche nel campo della moda portò lo stesso spirito: il suo primo lavoro fu con Mila Scho«n che rimase incantata dalla capacità di mettere la creatività all’interno di una composizione molto attenta, al servizio delle creazioni degli abiti. Spesso Mulas — che poi pubblicò su Vogue/Novità (lavorando per Krizia, Valentino, Biki, Tricò, Forquet, La Rinascente) — citava l’arte ambientando modelle e abiti fra le sculture di Moore e Cascella, utilizzando gioielli disegnati da Arnaldo Pomodoro o Jean Cocteau, ma anche facendo incontrare artisti e stilisti, Mila Schön e Lucio Fontana. Negli ultimi due anni di vita, si è dedicato alle Verifiche, un lavoro concettuale molto acuto sul linguaggio e sull’essenza della fotografia.