Montorsi

Sartoria italiana. La fonda a Roma nel 1920 Giovanni Montorsi, che aveva allora 37 anni e si era fatto le ossa come tagliatore presso la casa di forniture ecclesiastiche Tanfani e Bertarelli. Il primo atelier, in piazza di Pietra, è di moda maschile. Per 12 anni, Montorsi è il sarto di fiducia di Umberto di Savoia. La moglie lo spinge a occuparsi anche di moda femminile. Nel ’29, acquista un palazzo in via Condotti 65: affitta le vetrine a Salvatore Ferragamo, il resto lo riempie di lavoranti, di tagliatori. Negli anni del regime fascista, la sartoria calamita mogli e amanti dei gerarchi. È celebre l’abito di nozze di Edda Mussolini, sposa di Galeazzo Ciano. Così raccontano le cronache: “Era una creazione ricavata da un raso tessuto sul capo con una ghirlanda di perle e di fiori d’arancio e accompagnata da lunghi guanti di pelle bianca”. La sartoria era organizzata alla maniera di una maison francese, con una serie di laboratori di alto artigianato dove venivano realizzati capi di biancheria intima per signora, abiti, pellicce, completi sportivi. Il personale superava le 100 unità tra lavoranti, première, indossatrici, magazzinieri. Vi erano anche una sala da tè, una sala per la modisteria, un angolo solo per guanti e scialli. Dopo la morte del titolare, l’attività continua sotto la guida delle due figlie di Montorsi: Adriana e Donatella. Nel ’57, venduto il palazzo, si trasferiscono in via Sistina, per poi chiudere alla fine degli anni ’70.