Montana

Claude (1949). Stilista francese. Uno dei creatori che, sia nella sua fase più aggressiva sia nei successivi sviluppi di sofisticata, scultorea semplicità strutturale, meglio ha caratterizzato in Francia il prêt-à-porter degli anni ’70 e diffuso la sua influenza nel mondo. Le sue composite origini (padre spagnolo di Catalogna, madre tedesca) si riflettono nel suo fisico minuto, asciutto da danzatore di flamenco, nel suo carattere spigoloso e perfezionista e in una visione della silhouette femminile di grande energia, affidata via via al trascolorare dell’unica, prescelta tinta, il blu del pittore Yves Klein in abiti modulati come corazze senza peso, mantelli proiettati nello spazio in carenate sciarpe o in colli spiraleggianti. Ha 20 anni quando, nel ’78, debutta sulla passerella. Ma ha dietro di sé un apprendistato notevole e vario: a Londra creando bijoux, poi a Parigi, illustratore per riviste di moda e infine assistente dello stilista svedese, Jean Voight, specializzato negli abiti in pelle. Proprio la pelle costituisce, nei primissimi anni ’70, la sua materia prediletta, morbida, spesso alleata alla maglia. Anche se la sua prima sfilata — le indossatrici in gilet e short di pelle nera tempestata di catene in metallo — è attaccata dalla stampa americana che vi ravvisa un’inquietante durezza da ausiliaria tedesca, quel look diventa la divisa delle ragazze. Negli anni ’80 (riceve per la collezione primavera-estate ’86 l’Oscar della moda) disegna una donna ieratica, vagamente spaziale, spallata ma esile, il corpo stilizzato, geometriche e aeree le acconciature, e la presenta in sfilate teatrali, luci illusionistiche, passaggi e gesti dosatissimi. Dall’inverno ’90 al ’92, è responsabile dell’alta moda nella rinnovata Maison Lanvin e ben due collezioni consecutive (luglio ’90-gennaio ’91) meritano il Dé d’Or. (Lucia Sollazzo) &Quad;2002, aprile. Dall’estate 2003 la Maison Claude Montana annuncia che affiderà la produzione della linea maschile (capi in pelle, maglieria e capispalla) a differenti partner italiani. Montana, che è tornato a sfilare a Parigi, è soltanto consulente esterno del marchio. Nel luglio 2000, Jean-Jacques Layani, uomo d’affari, è divenuto proprietario della società Montana Création e ha nominato direttore generale Béatrice Bongibault, specialista del settore lusso che ha già ricoperto lo stesso incarico da Chanel, Dior, Valentino ed Escada. La creazione è affidata a un ufficio-stile interno e a una serie di stilisti free lance sotto la direzione del figlio Laurent Layani. Le collezioni, realizzate su licenza, comprendono il prêt-à-porter femminile, (presentato a Parigi nel marzo scorso) e affidato a Multimoda, la seconda linea Montana Blu prodotta da Fiba, le calzature e le borse realizzate rispettivamente da Franco Paolucci e da Cip. Su licenza francese gli occhiali, prodotti da Bourgeois, e i bijoux da Apm. &Quad;2002, settembre. Stéphane Parmentier è il nuovo direttore creativo. La sua prima collezione debutta in ottobre, al Carrousel du Louvre di Parigi. Ha lavorato in precedenza per Lanvin, Lagerfeld e Givenchy. Firma una propria linea. &Quad;2003, maggio. Accordo con Ecce (Entreprise de Confection et de Commercialisation Européenne), società specializzata in abbigliamento maschile, per la produzione e distribuzione del prêt-à-porter uomo. La partnership con Montana si aggiunge ad altre licenze Ecce, impresa che fattura 100 milioni di euro e che si occupa da tempo di Givenchy, Gant, Scherrer, Courrèges, Rochas, Eden, Park e Arrow. &Quad;2009. Oggi lo stilista è d’ispirazione per diversi designer, tra i quali Alexander McQueen, che ha citato Claude Montana in molte delle sue collezioni.