Mods

Movimento giovanile dei modernist (da cui l’abbreviazione), nato in Inghilterra alla fine degli anni ’50 come reazione ai rocker (o teddy boy). Definiti dai sociologi “spazzatura del Regno Unito”, si pettinavano a caschetto (bob), spesso con la scriminatura dei capelli in mezzo. I due sessi si differenziavano: twin-set, gonne lunghe sotto il ginocchio, pochissimo trucco, calzettoni e scarpe senza tacco per le ragazze; calzoni pied-de-poule a vita bassa (hipster), stivaletti con il tacco o desert-bootz Clarks, giacche in velluto stampato, gilet laminati, camicie rosa a quadretti con il colletto rotondo per i ragazzi. Facevano i loro acquisti nei negozi di John Stephen e Michael Ingram in quella Carnaby Street che sarebbe poi diventata il cuore della Londra yé-yé. Movimento contro ma disposto a muoversi tra le pieghe del sistema (lavorando e risparmiando per acquistare dischi e vestiti ma soprattutto una Vespa o una Lambretta da decorare con fanali e specchietti in quantità), i mods trovano la loro icona nei Beatles e nella trasmissione Tv Ready, Staedy, Go!, che lancia la nuova moda londinese in Inghilterra prima, nel resto del mondo poi. Nel ’79, il movimento, che era scomparso ancora prima dei Beatles, ha una breve vampata in Europa con il nome di New Mod, in reazione, questa volta, al movimento punk. Complici Quadrophenia (il film di Frank Roddam) e le canzoni dei Jam. Tra gli scrittori prediletti dai neomods, J.D. Salinger (Il giovane Holden), Colin Macinnes (Principianti assoluti) e Nick Cohn, autore del libro da cui è stato tratto il film La febbre del sabato sera.