Massai

Elisa (1918-2003). Giornalista italiana. È figlia d’arte. Suo padre, Mario Massai, era pilota e fu per il Corriere della Sera un grande reporter dell’aviazione: morì in servizio nei cieli del Marocco francese durante l’inaugurazione della nuova linea Roma-Rio de Janeiro. È fra le decane delle croniste di moda che ha sempre seguito con un occhio attento anche all’economia del settore. È stata a lungo corrispondente di Women’s Wear Daily e delle altre testate di Fairchild e, come tale, è fra le cinque giornaliste chiamate da Bista Giorgini al battesimo della moda italiana nel febbraio del 1951 a Firenze: Elsa Robiola, Misia Armani, Vera Rossi, Sandra Bartolomei Corsi e lei. Il suo debutto fu casuale. Racconta: “Nell’ottobre del ’49, lavoravo a 24 Ore, il quotidiano economico. Un mio collega, Antonio Giordano, era corrispondente di Fairchild, il gruppo editoriale americano. Ogni tanto mandava notizie e articoli di carattere finanziario e industriale. Quel giorno d’ottobre, telefonò la direzione di Wwd: “Sappiamo che dei buyer americani sono a Milano per comprare modelli di sartoria. Pare siano interessati a Noberasco, Vanna, Fercioni e Tizzoni”. Volevano un servizio che raccontasse cosa avevano acquistato, che tipi di abiti e a quali prezzi. Giordano non sapeva da che parte cominciare, non si rigirava nel mondo della moda. Mi pregò di dargli una mano. Anzi, di prendermi la responsabilità dell’articolo. Feci il giro delle sartorie. Scrissi il pezzo che fu pubblicato in prima pagina. Immediatamente dopo, Giorgini si mise in contatto con me. Già cercava di tirare le fila del suo progetto e la notizia dei buyer in caccia di nuove proposte italiane testimoniava che quell’idea non era del tutto velleitaria: il mercato americano avrebbe potuto aprirsi a una moda che sapesse essere alternativa, anche come prezzi, alla dittatura francese”. Insieme a Paolo Lombardi, ha scritto un lungo saggio sull'”Industria della maglieria nell’alta moda e nella moda pronta dal 1950 al 1980″ per il volume La Moda Italiana (Electa 1987) curato da Grazietta Butazzi e Alessandra Mottola Molfino.