Mary Matté

Sartoria torinese d’alta moda dal nome della proprietaria. Negli anni ’30, ’40 e ’50 ha vestito il meglio della società piemontese. L’atelier di via Roma era un punto di riferimento delle donne eleganti di quell’epoca. Matté mischiava sue creazioni a modelli francesi, comprati a Parigi o dalle importatrici Rina Modelli e Sorelle Guidi e adattati al gusto, alle misure delle proprie clienti. Nel 1937, aveva risposto all’ordine del regime di proporre una moda italiana, autonoma dall’influenza francese, partecipando alla Mostra Autarchica di Torino, insieme alle sartorie Binello, Gambino, Gori, Sacerdoti, San Lorenzo, Trinelli, Tortonese e ai pellicciai Rivella e Viscardi. Sulla rivista Lidel, Lucio Ridenti inneggiò: “Ora noi siamo padroni di noi stessi nel campo della moda. (…) Bisognava soltanto credere alle nostre possibilità, togliersi quella benda, fatta col ricamo dell’apparenza e purtroppo con la sostanza degli interessi, che gli industriali e soprattutto i sarti francesi hanno posato per troppo tempo sugli occhi delle nostre ingenue sarte e delle ancora più ingenue clienti”.