Marinella

Negozio e marchio napoletano di cravatte, abbigliamento e “articoli inglesi”. L’insegna diceva: “Marinella E. Marinella-Shirtmaker and Outfitter”. Aperto da Eugenio Marinella il 26 giugno del 1914, al n. 287 della Riviera di Chiaia, è ancora oggi della famiglia. Ereditato dal figlio Gino, che lo guida fino alla metà degli anni ’90, il negozio conserva a lungo la fisionomia di un laboratorio artigianale e tuttavia assai esclusivo per la vendita di capi inglesi e per la creazione di cravatte, camicie, foulard d’ispirazione e tessuti rigorosamente anglosassoni. La ditta, diretta oggi dal figlio di Gino, Maurizio, s’è specializzata da una ventina d’anni nella vendita di cravatte (ne produce circa centoventi al giorno) già confezionate, su misura e sette pieghe, la cui consistenza deriva, appunto, dalle numerose pieghe della stoffa, anziché dalla tesina. Circa 4 miliardi di fatturato all’anno nel 1998, l’azienda occupa (tra il negozio e i due laboratori) 25 persone e fattura circa 4 miliardi l’anno. La storia di Marinella inizia un mese prima dello scoppio della prima guerra mondiale e si intreccia con quella della società elegante napoletana. È la giornalista scrittrice Matilde Serao a celebrarne l’inaugurazione dalle colonne del quotidiano napoletano Il Giorno nella sua celebre rubrica Mosconi. La bottega di articoli inglesi — venti metri quadrati al piano terra del quattrocentesco palazzo Satriano — è arredata da don Eugenio seguendo il gusto anglofilo dei signori napoletani. La Villa Reale (oggi Comunale), sulla quale il negozio s’affaccia è ancora — nei primi decenni del secolo — la meta dei cavalieri e delle amazzoni dell’aristocrazia napoletana. Alle signore, racconta la Serao nella cronaca dell’inaugurazione, Marinella offre viole; ai signori colonia inglese Floris. I profumi Floris e Penhaligon’s, i cappelli Look, gli impermeabili Aquascutum, e preziosi tessuti del Kent sono i prodotti che Eugenio Marinella, primo in Italia, importa per una clientela raffinata che annovererà, insieme agli Agnelli, esponenti di Casa Savoia e i discendenti dei Borbone di Napoli. Da allora, nel negozio, tutto è rimasto apparentemente immutato: gli stucchi della volta a crociera dalla quale pende un antico lampadario d’ottone a quattro fili, il tavolinetto per la cassa e il bancone di vendita in mogano e cristallo. Perfino la vecchia poltrona in pelle, voluta da don Eugenio per far accomodare i suoi prestigiosi clienti, è ancora lì: tra il tavolinetto e la porta a vetri dell’ingresso. Pure i sistemi di lavorazione a mano, così come le procedure seguite per l’importazione dei tessuti dalla contea del Kent e per la vendita dei prodotti Marinella, sono rimasti gli stessi. È ancora il titolare dell’azienda a realizzare le fantasie delle cravatte e a recarsi in Inghilterra per scegliere i tessuti: i cosiddetti “square”, seta di un metro per 20 centimetri dalla quale si ricavano da 4 a 8 cravatte. Dalla fine degli anni ’70, invece, è stata abbandonata la produzione di camicie su misura, per puntare decisamente sulla cravatta, la cui larghezza, a detta dei Marinella, dovrebbe essere sempre compresa tra gli 8 centimetri e mezzo e, nel punto più largo, i 9 e mezzo. Per il colore (che deve “staccare” dall’abito e dalla camicia) e le stoffe (jacquard per le regimental, seta leggera per gli stampati e lana per l’abbigliamento invernale) la regola è seguire la tradizione. Mai, in ogni caso, delegare ad altri la scelta della propria cravatta e mai, assolutamente mai, esibire un coordinato cravatta fazzoletto nel taschino. Marinella ha scelto Milano per il suo secondo atelier, dopo quello di Napoli aperto nel 1914. Come per la sede napoletana in palazzo Satriano, anche per quella milanese è stato scelto un edificio storico: un ex convento settecentesco in via Santa Maria alla Porta 5. È la prima volta che viene inaugurata una sede “distaccata” della bottega-salotto di Napoli. Accanto alle cravatte, profumeria, maglieria e pelletteria per uomo e per donna, gli orologi e gli occhiali da sole, fatti a mano e a tiratura limitata (in titanio e acetato puro), realizzati da Optical City. Nel 2002 il fatturato di Marinella è stato di 8,3 milioni di euro. Marinella e Valextra, due firme storiche, si sono uniti per produrre una linea di cravatte Marinella per Valextra in twill di seta jacquard in vari colori, in tinta unita o con disegno tessuto. &Quad;2003, maggio. Il quotidiano Wall Street Journal esce con una lunga intervista in prima pagina dedicata a Maurizio Marinella (1955), ultimo erede della dinastia. Il titolo è: The Ultimate Necktie (La cravatta definitiva).