Linea

Termine che, indicando il tipo di taglio scelto per un capo d’abbigliamento, assume significati diversi a seconda dell’aggettivo che lo accompagna e lo qualifica in senso generale — diritta, svasata, ampia, fluida, tubolare — e del sostantivo che traduce e precisa in immagine la qualità d’una linea particolare. Già a metà ‘800 si parla di abiti princesse: veste che, non tagliata in vita e con profonde pieghe che si allargano all’orlo, si chiude sul davanti con una lunga fila di bottoni. È molto gradita alle principesse (di qui il nome), alla corte dell’imperatrice Eugenia e sempre ricorrente nella moda. La linea princesse è infatti costante come la linea Corolla, estrema rinascita della crinolina, gonne espanse appunto come una corolla aperta dal punto di vita strizzato, reintrodotta da Dior nel 1947. La linea a uovo è quella assunta dalle gonne nelle prime decadi del ‘900, rigonfia in alto e ristretta al fondo dall’orlo che ne raccoglie il tessuto. Gli anni ’50 del secolo XX si caratterizzano per alcune linee che lo stilismo sviluppa a più riprese, dalla linea a sacco (’50) e dalla linea a tenda (’51), entrambe di Balenciaga, alla linea trapezio di Yves Saint-Laurent (’58). Tutt’altro che tagliata come un sacco, l’omonima linea rivela un raro equilibrio nella sua foggia, che diritta dalle spalle all’orlo ma ristretta sotto il ginocchio, ignora il punto di vita. La linea tenda nata per un soprabito, spalle e collo minuti, da cui si apriva a campana, marcò abiti e spolverino estivi. Ampia anche la linea trapezio, modelli svasati a sfiorare il ginocchio, il dorso fluido dalle spalle all’orlo. Ancora negli anni ’50 le linee hanno scelto a distinguersi le lettere dell’alfabeto, dalla H di Dior (’54), petto alto, vita abbassata al fianco, segnato da una lista orizzontale, alla L (Dior ’55), che si allargava gradatamente dalle spalle e dalla vita, formando i lati obliqui di un ideale triangolo, terzo lato l’orlo, fino alla Y (Dior ’55), abiti esilissimi, la parte delle spalle ridisegnata da grandi colli aperti o viceversa, se la Y è capovolta, tuniche moltiplicate nel passo grazie ai profondi spacchi all’altezza dei fianchi. Nella sequela di linee con lettere dell’alfabeto, emblematica come nessun’altra di un’epoca è certo quella ad S, che riassunse a fine ‘800 moda e condizione d’una donna chiusa dal corsetto, che, indossato basso sul busto e allacciato a restringere il più possibile la vita, rendeva sporgente sia il petto che il sedere, enfatizzato da ampie gonne per una figura a doppia curva.