Lidel

Rivista di moda italiana, nata nel maggio del 1919. Prende il nome dalle prime lettere dei cinque settori che la compongono (Letture, Illustrazioni, Disegni, Eleganza, Lavori) e dallo pseudonimo giornalistico della sua fondatrice e direttrice responsabile, Lydia Dosio De Liguoro. Al suo debutto, Lidel affianca i neonati Fasci Femminili Milanesi (il raduno di fondazione del fascismo è del marzo 1919 nella milanese piazza San Sepolcro) e la loro Lega contro il lusso che propugna, in nome di un dovere patriottico, la scelta del tailleur come uniforme femminile. Lidel si sforza di favorire la nascita di una moda italiana, chiamando le sue lettrici a non comprare prodotti stranieri. Nel ’23 appoggia il primo Concorso del Figurino Italiano, che premia i vincitori con una sfilata alla Fiera Campionaria di Milano, importante preludio alle attuali passerelle di Milano Collezioni. Ma, nel sostenere la necessità di una moda nostrana, la rivista non è settaria e non cade nella trappola di un ottuso provincialismo, in veti patriottardi. Dopo l’abbandono di Lydia De Liguoro nel ’27, sostituita alla direzione da Gino Valori, la rivista affina la propria qualità grafica attraverso la direzione artistica di Francesco Dal Pozzo e la collaborazione di Renato Gruau e di Brunetta che era praticamente agli esordi. Lidel scompare alla fine degli anni ’30. La fondatrice continuerà a tenere fede al suo impegno autarchico, dirigendo la rivista Fantasie d’Italia, collaborando con i servizi editoriali dell’Ente Serico Italiano e propagandando le direttive fasciste che, imposte dall’Ente Nazionale della Moda, stabilivano per le sartorie le quote di italianità: il 50 per cento almeno dei modelli di una collezione doveva essere autoctona.