Lami

Alma Maria. Sarta italiana. Rappresenta un caso abbastanza esemplificativo della moda fiorentina negli anni che precedono le sfilate di moda italiana a Firenze. Erede di un antico casato, che vanta tra gli antenati Vincenzo Lami, il cui ritratto è conservato agli Uffizi, compie gli studi classici a Firenze e decide di dedicarsi all’haute couture. A Firenze apprende i primi rudimenti di taglio e cucito, frequentando una delle molte sartorie senza nome di cui era piena la città fino dalla seconda metà dell’‡800. Successivamente si reca a Parigi, dove collabora con Elsa Schiaparelli. Tornata a Firenze alla fine degli anni ’30, apre un piccolo laboratorio all’interno della sua casa in via dei Corsi, all’angolo di via Tornabuoni, dove perlopiù realizza per l’aristocrazia fiorentina abiti che riprendono i modelli delle collezioni parigine. Il 21 maggio 1950, la sartoria Lami, insieme ad altre case fiorentine come Chioffi, Aiazzi Fantechi, Magnani e aziende artigianali produttrici di accessori quali Salvatore Ferragamo, partecipa alla Serata fiorentina della Moda al Teatro della Pergola, una delle iniziative volute in quegli anni per dimostrare la necessità di creare a Firenze una corrente d’orientamento sulla moda italiana. I tessuti sono di ottima qualità, le decorazioni sono quelle più tipiche dell’artigianato italiano, come il ricamo e la passamaneria. Le linee tuttavia non sono quasi mai originali, ma sono tutte rielaborazioni dei modelli francesi copiati dai figurini. La sartoria Lami non prende parte alla nascita della moda italiana nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, ma continua la sua attività a pieno ritmo fino alla metà degli anni ’70.