La Pinuccia

Indossatrice italiana. A Milano, la chiamavano così, con quell’articolo davanti al nome che è tipico della parlata lombarda e che ha anche un accento d’affetto. Era la prima fra le mannequin della sartoria Ventura: non bella ma con uno splendido corpo, sexy, generosa, sfrontata, vitalissima, simpatica e diplomatica, capace di gestire i più bei modelli delle collezioni fra le mogli e le amanti dei titolati, banchieri, industriali, la clientela di Ventura. Era amante di un grande vecchio industriale. Era piena di gioielli bellissimi perché aveva un gusto straraffinato. Ma era anche romantica. Per questo romanticismo, galeotti la luna e il mare del Sud, conobbe un giovane marinaio, se ne innamorò e lo portò a Milano dove aveva aperto, in corso Matteotti, una piccola, elegantissima boutique di cappelli e accessori. Un Pigmalione donna non era nello stile di quegli anni, il decennio ’50. Pinuccia, il suo marinaio, volle farlo studiare, tentò di farlo studiare. Ma il giovanotto non era tipo che avesse bisogno di studi per riuscire nella vita: sparirono gioielli e boutique. Pinuccia, poi, fu sempre aiutata dalle ricche clienti, tutte divenute sue amiche.