Khanh

Un esempio di eclettismo tutto femminile quello della parigina Emmanuelle che si trasforma da modella in stilista, diventando uno fra i pionieri del prêt-à-porter negli anni ’60. Il suo stile è inconfondibilmente giovane e frizzante, ben in sintonia con la moda yé-yé dell’epoca. Famosi i lunghi colletti dei cappotti e quelli rotondi delle giacche e delle bluse, le gonne a vita bassa e le mini a volant, le decorazioni in pizzo su lino e i ricami, gli ombrelli trasparenti, le tute da sci e le pellicce a buon mercato. Tutto ebbe inizio nell’atelier di Balenciaga, dove faceva la modella: era il 1956. Sfilare per grandi sarti, come Givenchy, fu per un po’ la sua professione. Ma non avrebbe certo immaginato che far da sé i propri vestiti le avrebbe portato fortuna. Si fece notare e divenne protagonista di un servizio fotografico su Elle. Una via nuova e alternativa di fare moda rispetto a quella dell’haute couture, la sua, premiata con l’opportunità di disegnare per alcune griffe parigine. Cominciò con Dorothée Bis e, dal ’62 al ’67, lavorò per Cacharel ma anche per Missoni, per Krizia e per Max Mara. Nel ’72 lanciò la sua griffe firmando un contratto con la società Troisa per la produzione e la commercializzazione: contratto sciolto per vie legali dopo un decennio. Nell’87 si riappropriò della società e della produzione della sua linea e ripartì, fondando la Emmanuelle Khanh International per sviluppare il business e i contratti di licenza. 

All’inizio del nuovo millennio, la Emmanuelle Khahn International, insieme ad altri brand come Scherrer e Jacques Fath, viene acquistata da France Luxury Group, società fondata nel 2002 da Moufarrige e da Francois Barthes.
La griffe ha spostato massicciamente la propria attenzione verso l’eyewear, con un occhio di riguardo agli occhiali per bambini.