Hot-pants

Alla lettera calzoni bollenti. Datati 1970, appartengono alla generazione della moda-trash, allo stile gipsy, hippy e più tardi punk, etichetta del movimento di protesta nato in Inghilterra e diffuso anche in Italia. Aria arrabbiata come i ritmi dei Rolling Stones, voglia di libertà che sfocia nell’unisex, pantaloni a zampa di elefante e vita bassa con ombelico nudo, che la televisione italiana di quel decennio consacra con Raffaella Carrà. Vestirsi così come un blob: la mini coabita con la maxi e, onore alle gambe appunto, con gli hot-pants che, irriverenti e provocatori, flirtano con top, canotte, micropull. La pubblicità se ne appropria e il sedere a più larga diffusione sul territorio nazionale è fasciato da ridottissimi short in denim blu: “Chi mi ama mi segua”, invita lo slogan di una marca di jeans nella campagna firmata da Oliviero Toscani. Seducenti cult non solo dell’estate, che di stagione in stagione diventano sempre più corti: dalle passerelle alla strada, le ragazze (e non solo loro) vanno all’arrembaggio di questo indumento malizioso e ironico. Trasmettono immagini di irrefrenabile espressione di giovinezza, sbucano da lunghe palandrane, si indossano con seriosi blazer che ne inghiottono l’orlo. Assopiti nel decennio ’80, ricompaiono negli anni che conducono al nuovo secolo, con una rilettura più trasgressiva: ogni stilista li inserisce nella collezione, a volte costituiscono l’intera collezione. Hot-pants reinventati dunque, per una hot-fashion che sforna nuove Lolite in bilico su fumettistiche zeppe, pin-up di fine millennio alla maniera di Vargas, grande illustratore che nei ’50 disegna una femminilità sognata di nascosto. Sono hot-pants che giocano al risparmio sino ad assomigliare a mutandine: morbidi o aderenti, smerlati o tagliuzzati, creano insolenti tailleur, diventano addirittura piccante riproposta per la sera, in satin lucido elasticizzato, così minuscoli da far pensare a una distrazione: il pantaloncino che non c’è. Trend davvero bollente. Hot-pants spericolati, trasparenti, in plastica-doc, maculati, paillettati, di pelle nera uniti a magliette candide, effetto optical: ancora un omaggio ai ’70 e alla disco-music. Hot-pants aggressivi, indossati con calze autoreggenti. Hot-pants in odore di peccato per una femminilità ribadita a furore di gambe, seduzione ad alto potenziale, che è una esplicita dichiarazione ai diritti dell’erotismo.