Hepburn

Katherine (1907-2003). Attrice americana. Alta, sottile, dal portamento aristocratico, fin da giovanissima indossa quella che sarebbe divenuta la sua divisa: pantaloni e maglione oversize. Nasce in una famiglia della buona borghesia del New England, ultima di sei figli; inizia la carriera di attrice a dispetto della volontà di suo padre. Quando arriva a Hollywood, George Cukor — che la dirigerà nel suo debutto cinematografico in A Bill of Divorcement (Febbre di vivere, 1932) — la prende sotto la sua protezione prescrivendole corsi di eleganza accanto alla giovane ereditiera Laura Harding. La sua casa di produzione, la Rko, fa contemporaneamente pressione perché si vesta in maniera più femminile. Ma Katherine Hepburn non abbandona quel suo stile apparentemente trasandato e ribelle, tanto da convincere costumisti e prima ancora produttori ad assecondarla. La molteplicità dei ruoli interpretati dalla diva, durante la sua lunga e felice carriera costellata da quattro Oscar, non è certo un impedimento a rispettare un inimitabile look e un sicuro gusto personale. Gli austeri tailleur pantalone, i completi pied-de-poule indossati in The Woman of the Year (La donna del giorno, ’42), gli abiti sofisticati creati da Adrian per The Philadelphia Story (Scandalo a Filadelfia, ’40) sono entrati nella storia della moda. Proprio nel ’40, il nome della diva compare nella lista delle donne meglio vestite di New York. Dopo la morte di Spencer Tracy, grande amore della sua vita, nel ’67, rende ancor più essenziale il suo guardaroba composto da venti paia di pantaloni, un’interminabile quantità di T-shirt bianche, cardigan e maglioni a collo alto. Nell’85 — con indosso una maglietta, pantaloni di seta nera e una sciarpa di seta bianca — riceve il premio del Council of Fashion Designers of America. In quell’occasione viene definita da Calvin Klein: “L’incarnazione dello stile moderno”.