Harel

Couturier della calzatura, Pierre Harel inizia a vestire le scarpe nel 1922, creando décolleté dal tacco Luigi XV, stivaletti dal tacco a stiletto e rafforzando l’interscambio fra moda e accessori. Nel ’35 subentra nell’attività il secondogenito Armand e inizia la stagione delle importanti collaborazioni con Coco Chanel, Elsa Schiaparelli, Nina Ricci, che continua con Dior e Balmain nel dopoguerra. Oggi, Harel ha tre boutique a Parigi (avenue Montaigne, rue Francois e rue de Tourvion) e continua la propria tradizione d’esclusività attraverso l’alta qualità dei pellami. Per ogni scarpa l’artigiano sceglie una pelle ad hoc, potendo trattare con identica sicurezza gli alligatori del Mississippi (disponibili in 33 sfumature diverse), l’iguana del Mali (44 sfumature), il pitone e lo struzzo d’Indonesia (33 colori), che possiedono ciascuno un proprio ristrettissimo club di fanatici. Ma anche animali più rari, più difficili, come il posauro (varietà di coccodrillo), il tejus, lo squalo o la stessa rana vengono utilizzati per la produzione di scarpe Harel, il cui procedimento esecutivo, circa 150 manipolazioni diverse, rivela la ricchezza di una meccanica di alta precisione. Queste pelli vengono trattate in modi particolarissimi. Ciascuna dovrà adattarsi a un solo piede. Le pelli sono tagliate su misura in 10, 15 pezzi, prima di essere messe insieme, incollate, piegate e montate. Una volta che il lavoro di base è stato completato, sono lasciate seccare per un periodo sufficientemente lungo.
2002. Harel, insieme ad altri brand come Scherrer, Emmanuelle Khahn International e Jacques Fath, viene acquistata dalla France Luxury Group, società fondata all’inizio dell’anno da Moufarrige e da Francois Barthes.
2003, estate. Rinasce la griffe di calzature femminili Emeraude, creata nel 1922 dal capostipite Pierre Harel. A rivitalizzare l’ottuagenario marchio è la Hasley: lancia sul mercato una ventina di modelli che rinverdiscono l’originaria fattura di materiali nobili come pelle di iguana, capretto e agnello doré.