Gruau

René (1909). Illustratore e disegnatore franco-italiano. Nasce a Rimini, figlio del conte Alessandro Zovagli Ricciardelli delle Caminate e di Maria Gruau. Sceglie come pseudonimo il nome della madre. Ultimogenito di una numerosa famiglia, rimasto orfano a soli 15 anni, lascia il liceo per dedicarsi a un lavoro che gli permetta l’indipendenza. Ha una buona mano nel disegno. Questa virtù può dargli il pane. Nel 1926 conosce Vera Rossi Lodomez, direttrice della rivista Lidel, con la quale collabora fino al ’30. Alcuni problemi insorti con questa importante testata lo porteranno a trasferirsi a Parigi, dove comincia a collaborare a Fémina. Dal ’37 al ’38 lavora come stilista in Olanda, in Inghilterra e in Francia. La rivista Marie Claire lo assume durante la seconda guerra mondiale. È l’occasione per Gruau di fare esperienze nell’illustrazione di moda, di feuilleton e di novelle. Dopo la Liberazione, Fémina, Vogue, L’Officiel de la Couture e Harper’s Bazaar richiedono la sua collaborazione. Il suo stile si afferma, caratterizzato da una sorprendente povertà di mezzi, nell’evidente motivo di semplificare la stampa. Ampi superfici di colore a tinta unita, una linea nervosa e decisa e temi grafici ricorrenti come le strisce orizzontali, verticali e i quadrati. Infine, Gruau asseconda particolarmente il gioco delle ombre cinesi. Il vertice della sua carriera lo raggiunge all’epoca del New Look. Per Dior, illustra il celebre libro Cucina cucita a mano. Disegna per Jaques Fath e per Balmain. In Italia, collabora a Novità e sulla rivista di settore (Trasformazione tessile). Abbandona gradualmente il disegno di moda per dedicarsi alla pubblicità. Si incarica della promozione del profumo lanciato da Dior. Lo fa anche per Balmain, Griffe, Fath, Elizabeth Arden. Lavora per alcune case produttrici di cosmetici (Pajor, Rouge-Baiser, Peggy Sage); per i tessuti (Dormeuil, Rodier, Fred); per gli accessori di moda (Bally, guanti Perrin, cappelli Montezin); per la biancheria (Scandale, Lejaby, Valisère) e per alcune case di prêt-à-porter (Blizzard, M.Griffon). Con i suoi manifesti per il Lido e il Moulin Rouge, realizzati dopo il 1956, invade Parigi. In Italia, le sue campagne pubblicitarie più celebri restano quelle per i tessuti Bemberg e per il profumo SchuSchu di Schuberth. Per Laura Biagiotti, ha studiato il logo e tutta l’immagine coordinata. Si è occupato anche dell’immagine per L’Accademia di Costume e Moda di Roma dove, come docente, annualmente tiene seminari con gli studenti di moda e grafica pubblicitaria. I suoi disegni fanno ormai parte del nostro bagaglio culturale. Molti sono i libri a lui dedicati. (René Gruau di JoÍlle Chariau; Gruau, Hercher 1989 e la monografia edita da Franco Maria Ricci). Molte e importanti le mostre monografiche dedicate alla sua opera, allestite in musei e gallerie in tutto il mondo. Maria Pezzi, nel suo libro biografico Una vita dentro la moda, racconta:”Lo scoprii timido, schivo e solitario nel suo studio di rue Jean Goujon, tutto a vetrate liberty. Sui tavoli e sparsi sul pavimento, c’erano infiniti disegni con il suo monogramma G, sormontato da una stella. Una sorta di poetico marchio. Mi raccontò che, un giorno, gli era caduta una piccola macchia d’inchiostro sopra la firma e l’aveva mimetizzata trasformandola in una stella. Il suo lavoro era geniale”.