Greasers

Bande giovanili che hanno prodotto uno stile di strada, un modo di vestire. La Honda, California, 1965: l’incontro tra Ginsberg, Ken Kesy e i suoi Merry Pranksters con Sonny Barger, capo degli Hell’s Angels, è ricordato come una delle “intersezioni” più produttive nella storia della controcultura. Lì, i motociclisti presero l’acido per la prima volta in una festa durata due giorni e si strinsero alleanze. I Grateful Dead, presenti in forma embrionale tra i Merry Pranksters, useranno sempre in seguito gli Angels come servizio d’ordine, Janis Joplin li ereditò d’ufficio chiedendosene spesso il perché e gli Stones, su consiglio di Jerry Garcia, utilizzarono il contingente inglese con successo per il concerto in memoria di Brian Jones ad Hyde Park nel ’69. Ci riprovarono, qualche mese dopo il termine del tour americano, e il risultato fu il disastro di Altamont. In realtà quando arrivarono a La Honda, gli Angels erano già molto differenti dai Bikers incarnati tipologicamente da Brando: Kenneth Anger in Scorpio Rising ne aveva dato una versione già più aggiornata. Il loro stile era diventato decisamente barocco con catene, frange e borchie; sui giubbotti di pelle, sovente con le maniche crudelmente tolte di mezzo, un numero spropositato di “badges” e di insegne molto spesso ideologicamente inquietanti. Oltre agli Hell’s Angels, altre bande sono state i Satan’s Slaver, i Diablos, i Road Rats. Tutti dal comportamento ostentatamente demoniaco e a cavallo di motociclette Harley, Norton o Guzzi, come recitava il celebre motto: “Meglio tua sorella in un bordello che tuo fratello su una giapponese”. Intendendo moto, ovviamente.