Garbo

Greta (1905-1990). Attrice svedese. Ha scritto di lei Cecil Beaton, acuto osservatore dei costumi del suo tempo: “Forse nessun’altra persona ebbe una uguale influenza sull’aspetto esteriore di un’intera generazione”. L’immagine creata dal cinema per Greta — come quella di Joan Crawford, altra grande “trendsetter” degli anni ’30 — è legata al costumista Adrian che, a Hollywood, inizia a ideare gli abiti della diva a partire dal 1928, sul set di The Mysterious Lady (La donna misteriosa), per continuare a vestirla fino al ritiro dal grande schermo. Da quel primo film, Greta si impone come icona da imitare per migliaia di donne: fra quei costumi c’è un trench foderato di lana a disegno scozzese che, apparso su Woman’s Wear Daily, è riprodotto in migliaia di copie. Greta Louisa Gustafsson aveva iniziato la sua carriera cinematografica in Svezia nel 1922. Nel ’24 raggiunge la notorietà dopo essere stata scelta da Mauritz Stiller come interprete per il suo film Gösta Berlings Saga (La leggenda di Gösta Berlings). Viene notata da Pabst che le offre una parte in Die freudlose Gasse (La via senza gioia) ’25. Un successo internazionale che porta a un contratto con la Metro Goldwyn Mayer e al trasferimento a Hollywood, dove Greta trova non solo Adrian fra i creatori della sua immagine, ma anche il parrucchiere delle dive Sydney Guilaroff che inventa per lei quella acconciatura alla paggio con cui, in un’epoca di massimo fulgore delle pettinature alla garµonne, impone prepotentemente la voga delle mezze lunghezze. Nell’icona Garbo si trovano anche alcuni copricapi, come il turbante con cui appare in The Painted Veil (Il velo dipinto, ’34) o il basco di Ninotchka (’39).