Galliano

"Che noia la semplicità! Spesso sono proprio le cose di cattivo gusto le più divertenti." Così provoca, nella migliore tradizione di eccentricità britannica, lo stilista nato a Gibilterra da famiglia spagnola, ma che a Londra ha imparato l’arte e la tecnica sartoriale nella fucina d’ingegni della Central Saint Martin’s School. Appassionato di storia del costume e del folklore e spiritaccio eversore, ama vestirsi da pirata elisabettiano e disegnare collezioni a tema: dal saggio finale alla Saint Martin’s nel 1983, intitolato Les Incroyables, alla prima sfilata dell’84 chiamata Afghanistan Repudiates Western Ideals, a quelle create per Christian Dior dal gennaio ’97. Perché, per uno dei paradossi della moda fine ‘900, divenuta ambita preda dell’alta finanza, sull’eccentrico inglese sbarcato a Parigi in cerca di fortuna e mecenati intorno alla metà dei ’90, posa gli occhi proprio l’imperatore del lusso Bernard Arnault, che attraverso il gruppo Lvmh controlla la maison Dior. Succedendo a Ferré, Galliano ne diventa il direttore artistico: gli archivi di Avenue Montaigne, gli abiti delle 25 collezioni disegnate dal maestro del New Look a partire dal 1947, non hanno più segreti per questo divoratore di storia, che s’incanta davanti alla musa ispiratrice di Dior, Germaine Bricard detta Mitzah, e al mondo evocato da quella dama cosmopolita: i primi anni del ‘900, la follia prima della catastrofe della grande guerra. Così, dal gennaio ’97 ogni collezione Dior è uno spettacolo con la ricostruzione storica di un ambiente o di un evento, con richiami esotici a terre e culture lontane: motivo conduttore, la seduzione degli sbiechi e dei tessuti scivolati, dei drappeggi che non fanno mai tappezzeria ma alludono al mistero del corpo femminile. Un leit-motiv che lo stilista porta alla perfezione nelle collezioni di prêt-à-porter, firmate con il suo nome: meno pirotecniche ma forse più amate dalle vere eleganti. 

2002, dicembre. Per i suoi 41 anni, è stato ricevuto a Buckingham Palace dalla regina Elisabetta che gli ha conferito l’onorificenza di Commander of British Empire per i suoi meriti nel mondo della moda.
2003, marzo. Sfila a Parigi la collezione che porta il marchio personale dello stilista (che fa capo al gruppo Lvmh, come Dior). Protagonista ancora una volta è il godet in tutte le interpretazioni possibili. La nuova gonna si muove, danza e ondeggia a ogni minimo movimento, sbieca o svasata, a pannelli o a sfondo piega, stretta che si apre a ruota grazie a spicchi inseriti in leggero tessuto sbieco. Il ritmo è quello del boogie-woogie, l’atmosfera quella del primo dopoguerra rivisitata in chiave ironica e un po’ fumettistica: il tweed spinato del tailleur accostato alla mussola, la maglia adorna di fiocchi e pon-pon, la lingerie color carne, le alte scarpe con zeppa anni ’40, gli abitini di seta stampati a ciliegie. Un gioco di zip sottolinea il godet del maxitrench bianco foderato di volpe. Galliano chiude la sfilata avvolto in modo scenografico in ampie stole di volpe.
2003, maggio. Apre la sua prima boutique monomarca al 384 di rue Saint Honoré, a Parigi, città dove risiede dal 1991. L’architetto è Jean-Michel Wilmotte. In programma altre boutique con insegna Galliano a New York e Tokyo.
2003, luglio. Lo stilista lancia la sua prima collezione maschile, — prodotta dalla Gibò di Franco Pené — in occasione delle sfilate maschili di Parigi per l’autunno inverno 2003-2004.
Ultima novità firmata dallo stilista è il profumo Midnight Poison, Dior, ispirato alla sua nuova musa, Eva Green, per la quale ha creato un abito interamente tempestato di cristalli Swarovski indossato alla presentazione della fragranza nello spot televisivo del profumo. Nel 2008 ha ricevuto la più alta onorificenza della Repubblica Francese, la Légion d’honneur, quale riconoscimento per la sua lunga carriera nel mondo della moda.