Funk

Glamour e dandismo sono sempre stati centrali nell’articolarsi della cultura nera, basti pensare alla scena della cosiddetta Harlem Renaissance degli anni ’20 fotografata (e descritta) da Carl Van Vecheten. I diretti eredi di quella tradizione, da Little Richard, eccessivo, oltraggioso negli anni ’50 (capelli con ciuffo alla Pompadour, completi di raso e vistoso make-up) a Sly Stone sul palco a Woodstock in completo di pelle bianca con lunghissime frange, dispiegarono uno stile già sufficientemente eclatante. Ma quello che visivamente sembrava uscire dai ghetti negli anni ’70 non si era davvero mai visto. Tom Walke ce ne dà una viva rappresentazione nel suo saggio del ’74 Funk but chic, descrivendo una nuova generazione di Brummels e Gentlemen of Leisure in scarpe di pelle bicolore Pyramid con tacchi alti 12 centimetri, indossate con ondeggianti pantaloni a zampa di elefante in stile Art déco e occhiali smisurati. Sul finire dei ’60, lo stile funk poteva consistere, ad esempio, nell’uso frequente di gilet scamosciati a frange e di una collana di conchiglie al posto della camicia o nell’unire una blusa a panneggi anni ’40 con 15 pezzi di pelle tenuti insieme con nodi di modo da ricavarne un paio di pantaloni. Nella prima metà dei ’70, gli oltraggiosi costumi indossati da Labelle e Nona Hendryx e dalla compagine Parliament-Funkadelic sembravano venire direttamente da un altro pianeta. Le Labelle vestite da Larry Le Gaspi incarnavano l’ideale di amazzoni futuriste. I Parliament-Funkadelic mostravano un armamentario fantascientifico rivisto in chiave glam. Entrambi i casi erano perfettamente in linea con il parallelo fenomeno del glitter rock.