Frassa

Gherardo (1943). Allestitore e curatore di mostre, professione che inizia per “mettere in scena” le proprie collezioni di cravatte e di jeans, raccolte nell’ambito del suo primo mestiere (divenne poi antiquario), quello di venditore di pantaloni, camicie, abiti usati nel primo negozio del genere aperto a Milano nel 1974, Surplus in corso Garibaldi. Fu lui a imporre la moda del guardaroba usato al vestire quotidiano dei giovani e anche a qualche maturo snobbone desideroso di giacche elegantemente stinte e sdrucite. Quel mestiere lo portò a essere un archeologo della moda, rovistando nei vecchi bauli, nelle “balle” dell’usato che arrivavano a Resina (Napoli) dall’America, negli scarti di soffitta. Archeologo e, per passione, collezionista. Da qui, da questi preziosi accumuli, tre mostre: Il secolo Jeans alla Rinascente di Milano nell’82 e Dreamingsome ties (Surplus, ’83: mille cravatte americane dal ’30 al ’70) e Cravatta al Museo (Spazio Inghirami, Palazzo Acerbi, Milano). Da quegli anni, Frassa si è, via via, specializzato in allestimenti, abbandonando la sua prima attività e cedendo il negozio. Fra le mostre di cui ha ideato la scenografia, Valentina al Modit (Milano,’85), La Repubblica di Forattini (itinerante, ’87-88), I vestiti dell’avventura, Gli anglo-fiorentini, una storia d’amore, La stoffa della libertà, Fred Astaire, Il guardaroba di Gabriele D’Annunzio, La regola estrosa (Pitti Immagine Uomo, ’86-96), Gli 80 anni del Corrierino (Milano, ’89), La rivoluzione futurista dell’abbigliamento (itinerante, ’86), Bulgari, la monografia (itinerante, ’95-99), Cut Out (Milano, Carcere di San Vittore, ’98), Specchio d’Europa, (2001-2003) e Absolute Covers (le più belle copertine dei 33 giri, ai Musei di Porta Romana in Milano. 2002).