Fossati

Apparteneva al mondo dell’artigianato di Lissone, suo luogo di nascita. Il padre era falegname del Teatro alla Scala. Per tutta la sua vita non si vergognò affatto di essere definita artigiana, anzi fu il suo merito e il suo vanto. Arriva a Milano nei primi anni ’60, in pieno boom economico e si fa spazio per la tenacia nel lavoro, la straordinaria abilità tecnica, l’ambizione di fare cose nuove e originali. Inizia con le sfilate di Palazzo Pitti lavorando per gli stilisti, che sarebbero diventati grandi ma che, allora, erano al debutto. Le sue creazioni — anelli, spille, collane, braccialetti, orecchini — erano caratterizzate da gusto e fantasia. Ricorreva a materiali relativamente umili: cristalli, perle, coralli, avori e pietre dure. Fu suo il merito di creare nel 1970, in società con Lino Raggio, la Sharra Pagano di via della Spiga. Dopo solo tre anni, Marina, che non amava ingrandirsi e prediligeva un ruolo a livello artigianale e non di grande business, si divide da Raggio e apre un proprio spazio in via del Gesù 15. Alla fine degli anni ’80, lascia l’azienda alla socia Anna Tarabelloni che conserva la sede e il marchio Marina Fossati. Era un’assidua del cenacolo artistico di Bagutta da cui è nato il primo premio letterario italiano.