Fisac

La sigla Fisac è l’acronimo del nome Fabbriche Italiane Seterie e Affini adottato a partire dal 1932. La nuova società eredita dalla precedente esperienza, finita in liquidazione (la Fabbriche Italiane di Seterie Clerici Braghenti & Co.), le tessiture di Cermenate, Menaggio, Como e Camerlata specializzate nella produzione di stoffe unite e operate destinate a capi di abbigliamento femminile. Acquistano quote consistenti di capitale alcuni professionisti del comasco, mentre Alberto Clerici ricopre le cariche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. Negli anni ’20, grazie all’apporto di alcune banche nazionali come il Credito Italiano, la Fisac mette in atto una strategia di diversificazione della produzione acquisendo progressivamente impianti tessili (a Monte Olimpino), fabbriche vellutiere (a Como), stamperie (a Luisago e Grandate) e una tintoria (a Como). Nel 1931 Alberto Clerici abbandona la guida dell’azienda, per essere sostituito dal nuovo presidente Furio Cicogna, amministratore anche della Châtillion. Nella prima metà degli anni ’30, l’Iri entra in forze nella società, affidando la presidenza a Luigi Morandotti. Negli anni ’50, alla chiusura della tessitura di Monte Olimpino (1953) e degli stabilimenti comaschi dove si lavora il velluto (1955, 1956) corrisponde l’apertura della nuova tessitura di Camerlata, alla periferia di Como, grazie ai finanziamenti del piano Marshall. Sul finire degli anni ’60, la Fisac entra nel gruppo Montedison per essere poi assorbita dalla vicentina Gimi nel 1990.