Esistenzialismo

Esistenzialismo

Esistenzialismo. In filosofia è sistema di pensiero che sottolinea la responsabilità individuale, la libertà di scelta e l’autenticità dell’esistenza.

Patria d’elezione è la Francia.

Il colore d’appartenenza è solo il nero. Colore che caratterizza i pantaloni a sigaretta, i pullover dolcevita, le camicie severe e chiuse sino all’ultimo bottone. Abiti indossati da chi frequentava le “caves” parigine negli anni ’50, freschi della lettura di Jean-Paul Sartre e di Albert Camus. Una dittatura cromatica interrotta solo dall’uso di alcuni capi tipicamente (e dunque autenticamente) francesi. Ovvero: le maglie bretoni dei marinai a righe blu su fondo bianco, il basco, le bluse candide del folklore alsaziano, indossate da chi preferiva i locali di St Germain de Prés.

In qualche modo anticipatore del minimalismo, l’esistenzialismo come forma estetica porta alla ribalta il jazz americano (in quegli anni Miles Davis vive a Parigi una “scandalosa” storia d’amore con Juliette Gréco), ma anche la pittura informale, il cinema non-narrativo di Jean Luc Godard, l’approdo nella letteratura dei temi della “nausea” (titolo del più noto romanzo di Sartre) e della “noia” (così si chiama un romanzo dell’italiano Alberto Moravia).

Un tedium vitae espresso anche in un make-up drammatico. Gli occhi bistrati e ovale pallido per le fanciulle, barba incolta per gli uomini. Uniche concessioni a un’apparenza che metteva in secondo piano decori, frivolezze, effervescenze stilistiche. In apparenza, appunto.