Erté

pseudonimo di Romain de Tirtoff (1892-1990). Illustratore, costumista, scenografo, nato in Russia, a Pietroburgo, e naturalizzato francese. Aveva 76 anni, quando una mostra retrospettiva al Metropolitan Museum di New York lo fece riscoprire anche dai mercanti e dai collezionisti, rilanciandone le quotazioni e distinguendolo dal folto gruppo di illustratori della moda, dello chic che, anche sapienti di mestiere, avevano lavorato nella sua stessa epoca, la stagione fra le due guerre e poco prima. In Russia, ragazzo, studia nell’atelier di Ilia Repin. Nel 1912, decide di perfezionarsi all’Académie Julian di Parigi e all’École Nationale des Beaux-Arts. È il sarto Poiret a scoprirlo, a lanciarlo e a permettergli di sbarcare il lunario facendogli disegnare modelli per le sue collezioni. È un mestiere che lo affascina. Del resto, la leggenda vuole che già a 6 anni Romain avesse creato una toilette da sera per la madre. Da Parigi collabora, con disegni, a Damsky Min, la più importante rivista di moda della Russia zarista. Poiret gli apre le porte della Gazette du Bon Ton. Diaghilev gli chiede costumi e scenografie per i suoi balletti. Lo stile di Erté, pur essendo influenzato dalla pittura preraffaellita, dal floreale e dal déco, ha un suo tratto originale che forse gli veniva dalle immagini immagazzinate nelle bibiloteca del padre, un ammiraglio: le miniature persiane e indiane del XVI secolo da cui trae certi preziosismi decorativi, l’amore per i dettagli e per i toni d’oro e d’argento. Tra il ’16 e il ’38, disegna infinite copertine per Harper’s Bazaar. Nel corso degli anni ’20 e ’30 lavora tra Parigi e New York alle scenografie delle Folies Bergère (disegna molti abiti per Joséphine Baker) e delle Ziegfeld Follies. Anche Hollywood lo ingaggia: scene e costumi per The Mistic e La Bohème. È celebre il suo Alfabeto: una donna a formare ogni lettera.