Erreuno

Azienda fondata da Ermanno e Graziella Ronchi, allora non ancora marito e moglie, nel 1970. La storia parte da uno scantinato nella milanese via Morgantini, decentratissimo rispetto alle vie canoniche della moda. Ermanno ha 23 anni e fa il rappresentante di confezioni. Graziella è più giovane e disegna. Nel ’75, a forza di battere le boutique di provincia, il duo comincia ad avere bilanci più che decenti tanto da arrivare alla decisione di archiviare la dimensione familiare e di tentare un salto di qualità. Puntano a una linea più creativa, chiamando a collaborare lo stilista Gianmarco Venturi. Un’alleanza di 3 anni. Graziella smette di disegnare per diventare il filtro del buon senso creativo, la persona capace di tradurre un capo da pedana in un capo a misura della strada, della vita di tutti i giorni. Filtro continua a esserlo anche dall’80 all’88, quando è Giorgio Armani a disegnare per Erreuno e a radicare lo stile della maison: abiti credibili sia se indossati dalla modella in sfilata, sia se portati da una donna in tram o in ufficio. Questa è stata la bussola di Erreuno anche dopo la fine del rapporto con Armani: stile molto classico, senza fronzoli, senza stravaganze. L’azienda, che vende quasi il 50 per cento all’estero (Stati Uniti, Germania, Giappone, Belgio, Francia) ha stretto alleanza con una società dell’Estremo Oriente, aggiungendo alla prima altre due linee, Donnaerre e Amamy. &quad;2000, ottobre. Ermanno Ronchi e il suo staff festeggiano i 30 anni di attività dell’azienda. &quad;2001, aprile. Viene eletto il consiglio direttivo della Camera Nazionale della Moda per il triennio 2001-2003. Ermanno Ronchi è nominato vicepresidente. &quad;2002, marzo. Va in scena la prima produzione del nuovo stilista di Erreuno, Marco Bignù che sostituisce Gennaro Esposito. Nello stesso anno l’azienda produce la prima collezione della stilista Marella Ferrera.