Ecomoda

Movimento d’opinione per una moda compatibile con l’ecologia: dai tessuti e dalle tinture fino all’ambiente stesso di lavoro. Ne è promotrice Legambiente. I primi risultati arrivano nel ’94 quando una decina di aziende, aderendo alla prima Mostra dell’Abbigliamento e del Tessile Ecologico tenutasi a Milano presso il Museo della Scienza e della Tecnica, dimostra come sia possibile coniugare l’ecologia alla qualità e al design. L’effetto trascinatore non tarda a farsi sentire e coinvolge nuovi adepti anche tra consumatori e ricercatori. Nel ’95, Ecomoda rende note le ricerche dell’istituto di Allergologia dell’Università di Firenze: su un campione di 20 mila persone, il 10 per cento risulta affetto da dermatite allergica da contatto con coloranti tessili. Nel ’96, presenta il marchio europeo Eco-Label sui prodotti ecologici e attiva una campagna di sensibilizzazione sullo sfruttamento dei lavoratori nel terzo mondo. Nel ’97, sigla l’accordo con il sindacato Filtea-Cgil per la tutela della salute nei luoghi di lavoro. Nel ’98, lancia una fibra cangiante o seta vegetale, ottenuta dalla pianta urticacea Ramié, la cui coltivazione impone alti costi di mano d’opera. &quad;Nell’ambito della mostra In the mood pensata da Li Edelkoort per Pitti Immagine Filati 2001, il Gruppo Lineapiù lancia per primo in Europa il filo di viscosa ecologica con il marchio Eco-Label. Tutte le fasi della produzione dei filati rispondono a criteri ecologici, perfino l’imballaggio finale è ecocompatibile.