Doucet

È considerato, insieme a Worth, il padre della moda francese. Anche collezionista d’arte, di libri e mecenate, le due attività in simbiosi perfetta, fin dagli inizi (1875), quando comincia una collezione di mobili, quadri e disegni del ‘700 francese e crea straordinari abiti, che di quell’epoca riprendono forme e delicati toni pastello nella sua casa di moda, aperta quello stesso anno. Erede d’una ditta di biancheria per uomo, fondata dal nonno (1816), ne muterà volto e finalità. Insofferente dell’ufficialità connessa con la creazione di moda, isolato e notissimo, più che stilista si considererà sempre, e fu, un dandy che amava ideare, per un’altolocata clientela francese ed europea sulla sua stessa lunghezza d’onda, abiti in sintonia con gli arredi Art Nouveau. Fu tra i primi stilisti, a cavallo del XX secolo, a rifiutare il busto e il corpo innaturale che imponeva alla donna. Si avvalse della collaborazione di Paul Poiret e di Madeleine Vionnet (’13-’25). Predilesse gli abiti da casa, déshabillé, in tulle e pizzi, in lino ricamato o dipinto a fiori, soprattutto ortensie. Divenne famoso per i colori madreperlacei degli abiti da pomeriggio, per i cappotti bordati di pelliccia e per le pellicce trattate come un morbido tessuto. Vestiva attrici quali la bella Otero, Liane De Pougy, la prediletta Réjane. Si fece decorare un nuovo appartamento da artisti d’avanguardia come Paul Iribe e Martine, la figlia di Poiret. Aiutò talenti come André Breton, suo consulente e aiuto nel costituire quella che resta una fra le più grandi biblioteche d’arte. Nel ’23, capì e comprò Les demoiselles d’Avignon di Picasso. Nel ’28, la casa Doucet si fuse con quella Doeuillet.