Courrèges, André

La storia del futurista della moda, Andrés Courrèges. L’ingegnere che ha rivoluzionato l’estetica del Novecento con linee inedite e di avanguardia.

André Courrèges. Nasce a Pau, diventa ingegnere civile, ma ai progetti preferisce la moda, che comunque pare disegnata con squadra e compasso, per scoprire una silhouette geometrica e corta. Minimal chic che spopola negli anni ’60: l’essenza dell’eleganza racchiusa in abiti a trapezio, dalla gonna sopra il ginocchio che anticipa la minigonna, un’eleganza sottolineata dai contrasti, dall’incontro di due non-colori, il bianco e il nero.

Collezione Courrèges 1965

Gli opposti premiano la semplicità di linee diritte o leggermente scivolate, in un rigido godet a trapezio appunto. Vestiti che assomigliano ai pupazzetti di carta. Le fantasie si adeguano e prediligono righe e riquadri ripresi dall’optical art: nessun riferimento al passato, pur avendo iniziato a fare una lunga gavetta, come tagliatore, dal mitico Balenciaga, nel ’49 prima di potersi mettere in proprio con un atelier in avenue Kleber a Parigi.

Courrèges nel suo atelier parigino. 1988

Anzi, il futuro è fonte di ispirazione, come lo è per Cardin e Rabanne: i suoi astronauti decollano prima che l’uomo conquisti la luna. Famosa la collezione battezzata Età spaziale: proiettata nel domani, segna l’evoluzione del gusto in un trionfo di bianco e argento, per offrire geometrie siderali, suggestioni Star Trek. Emozioni di fine millennio che Courrèges sigla oltre 30 anni prima, remake per molti suoi colleghi. Assecondano questo look gli accessori, per esempio gli stivaletti candidi e certi cappellini squadrati, in testa anche a Jackie Kennedy, first lady invidiata e imitata.

L’evoluzione di Maison Courrèges

È del ’73 la sua prima collezione uomo. Dal ’79, comincia a firmare occhiali, ombrelli, gioielli, camicie, mobili, linee per bambini, profumi. È fra i primi a buttarsi nel prêt-à-porter, creando la linea Couture Future, e ad avviare alleanze con i gruppi giapponesi, esperienza che segue direttamente a Tokyo per un decennio, dall’84 al ’94, anno in cui torna a occuparsi a tempo pieno della propria maison. Lo stilista viene a mancare il 7 gennaio 2016 all’età di 92 anni. Sino al 2000 è la moglie Coqueline Courrèges a dirigere artisticamente l’azienda dopo il ritiro dello stilista.

Un abito “futuristico” in lana della collezione 1969.

Nel 2010 la griffe viene acquistata dai soci Jacques Bungert e Frédéric Torloting, entrambi co-presidenti dell’azienda. Il marchio firma una serie di collezioni Eastpak, con acqua Evian ed Estée Lauder. Nel 2015 Bungert e Torloting affidano la direzione creativa al duo di stilisti Sebastien Meyer e Arnaud Vaillant. Nel 2017 l’azienda, controllata da Artémis (holding in capo a François-Henri Pinault che ne è proprietaria dal 2017 acquistando il 100% delle azioni a fine 2018), avvia i primi tentativi di rilancio.  Un cambio al vertice avviene nel 2019 quando Adrian de Maia viene confermato nel ruolo di presidente. È il 2020, il 10 settembre con la precisione, quando la direzione creativa del marchio viene affidata a Nicolas di Felici, designer belga ex senior womenswear designer di Louis Vuitton che succede a  Yolanda Zobel, ex Jil SanderGiorgio Armani Acne Studios, fuori da gennaio 2020.

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