Vestra

Importante azienda di abbigliamento maschile. Ha oltre un secolo, essendo stata fondata nel 1894 in Alsazia, dove, a Bischwiller, ha il suo quartiere generale. Oltre che con il proprio marchio, produce anche per griffe come Pierre Cardin, Cacharel e Ted Lapidus. Ha 3500 dipendenti e una dozzina di fabbriche in Francia e in Tunisia. Ha lanciato il “su misura” in una settimana al costo di un abito prêt-à-porter.

Vicini

Pool di aziende che comprende un calzaturificio, un ricamificio e un tacchificio. Impiega circa 400 addetti. Produce, oltre all’omonima collezione di scarpe, anche la linea di Roberto Cavalli, di DSquared e la Giuseppe Zanotti Design che si è affermata per l’unicità delle sue creazioni; famoso lo stivale realizzato in denim volutamente sfilacciato e consumato, inventato per Britney Spears. Vicini, in appena un decennio, conquista una posizione di rilievo nel mercato calzature di lusso. Cresciuta attorno al marchio Giuseppe Zanotti Design, oggi registra tassi di crescita a doppia cifra, impiega oltre trecento persone ed esporta in tutto il mondo. La rete retail conta oltre trenta boutique monomarca, che si affiancano alla rete di punti vendita concessionari.

Visibilia

Costituita all’inizio degli anni ’90, Visibilia è oggi uno dei maggiori player internazionali nel settore delle montature per occhiali da vista e degli occhiali da sole. Nel corso degli anni ha acquisito la licenza per la produzione e la commercializzazione di occhiali di importanti marchi della moda quali Blumarine, Blugirl, Emanuel Ungaro, Jeckerson, Laura Biagiotti, Mandarina Duck e Trussardi.

Van Der Kemp

Ronald (1966). Stilista olandese. Si è diplomato alla Gerrit “Rietveld Academy of Art and Design di Amsterdam. Dopo un brevissimo periodo di apprendistato, ha firmato il prêt-à-porter Bill Blass, le collezioni donna del grande, elitario magazzino Barney’s di New York e, nel ’99, è stato nominato direttore artistico della maison Laroche. All’inizio del nuovo millennio, lo stilista lascia la carica di designer della catena di magazzini Barney’s a Benhaz Sarafpour.

Vitti

Barbara (1939). Public Relation italiana. Nata a Milano, inizia a respirare l’atmosfera della moda da ragazzina seguendo la madre Gemma, giornalista di moda, alle sfilate e aiutandola nel suo lavoro di giornalista. Diventa redattrice di moda, ma viene quasi subito chiamata dalla Snia Viscosa per le pubbliche relazioni. È stata la responsabile dell’immagine di Armani (1980), poi di Valentino (1986) e del Gruppo Inghirami (1992). Oggi segue vari eventi mondani e di comunicazione, spesso legati al mondo delle grandi maison.

Victoire

Catena di boutique (4 a Parigi, 4 nel resto della Francia e una a Tokyo) e marchio di moda pronta distribuito anche in Italia. Il primo negozio è stato aperto da Alain Lalonde a Parigi, in place des Victoires. La stilista in esclusiva era allora Catherine Chaillet, che oltre ai “tessuti, sceglieva e proponeva accessori. Nel ’65 Lalonde monopolizza la piazza con un altro punto vendita di solo prêt-à-porter maschile. Due anni più tardi, cede tutto ad Antoine Riboud, che affida la direzione a Franµoise Chassagnac. La linea Victoire si caratterizza negli anni, proponendosi come moda classica con tagli minimalisti. Gli abiti uomo e donna, sono sempre in tessuti naturali (lino, cotone, cachemire e lana) e i colori, mai sgargianti, oscillano per lo più tra il nero, il blu, il corda e il bianco. La maglieria (il dato è del ’99) occupa il 40 per cento della produzione. Sotto la gestione di Gilles Riboud, l’azienda a conduzione familiare si espande fino a disporre di 11 negozi per uomo, donna e accessori sul territorio francese. Ultimo nato il negozio di Saint Tropez, in boulevard Louis Blanc.

Van Cleef & Arpels

Gioielleria francese. Le creazioni della maison parigina — fondata nel 1906 da Alfred Van Cleef (1873-1938) e dai cugini Charles, Julien e Louis Arpels, esperti in pietre preziose — hanno realmente fatto storia. La sede principale era ed è in place VendÂme, ma nel giro di pochissimi anni a essa si affiancarono i negozi di Nizza, Deauville, Vichy, Cannes. I primi anni ’20 videro i gioielli Van Cleef & Arpels interpretare con tempestività lo stile orientale e neo egizio che furoreggiava nei salotti francesi. Il Déco era alle porte. Nel ’29 si inaugurò il negozio di New York, nel ’35 quello di Montecarlo. Negli anni ’30, si definì lo stile della maison che propose creazioni totalmente innovative adottando un tipo di montatura prima mai utilizzato: il serti invisibile. Questo accorgimento tecnico, che permetteva di presentare le gemme senza lasciar intravedere il metallo sottostante, diede il via a una produzione giocata soprattutto su modelli d’ispirazione floreale — rose, camelie, crisantemi, foglie d’edera — e animalier. Alla stessa epoca risale l’invenzione del bracciale Ludo Hexagone, costruito su maglie geometriche a forma di caselle d’alveare. Apprezzatissime inoltre le clips, tra cui le famose Passe-partout (’38), da indossare separatamente sul rever della giacca o, insieme, montate su collier chaïne-serpent. Fu soprattutto merito di Louis Arpels, con le sue molteplici conoscenze nell’ambito del jet set, se la maison incontrò tanto successo in tutto il mondo. Sensibile nel captare le suggestioni offerte dalle tendenze del gusto e dai fatti d’attualità, la maison lanciò varie creazioni di carattere innovativo come la collana zip (o “fermeture éclairé”), ispirata alla cerniera lampo, e il collier “coriphée”, composto da una serrata fila di ballerine in oro con tutù di brillanti. Negli anni ’50, trionfò la lavorazione a merletto del filo metallico intrecciato, ritorto, godronato. Nacquero le clips a cristaux de neige. La firma fece storia anche per quanto riguarda gli accessori preziosi. Le minaudières degli anni ’20, borsette da sera in veste di astuccio in oro e gemme, sono ancor oggi famose. L’azienda, affermatasi a livello internazionale con gioielli, profumi e orologi (notevole l’espansione sui mercati orientali), attualmente è guidata dalla terza generazione Arpels che ha conservato il 20 per cento delle azioni, mentre nel ’99 il 60 per cento è stato acquistato da Cartier.

VENEZIANI JOLE

ORIGINI

Primo piano di Jole Veneziani sorridente
Ritratto della stilista Joel Veneziani

Stilista e designer di pellicce italiana, Jolanda Veneziani detta Jole (1901-1988) nasce a Leporano nei pressi di Taranto in un ambiente cultural-artistico. Il padre è avvocato e scrittore, la madre appassionata cultrice di musica classica, il fratello Carlo applaudito commediografo. È con lui che questa vivace, fantasiosa, generosissima ragazza si trasferisce a Milano nel 1907. Dopo gli studi in ragioneria, Jole tenta il palcoscenico e il giornalismo. Alla morte di suo padre e alle mutate condizioni economiche la ragazza rivela un carattere eccezionale che unisce volontà, praticità, fantasia e capacità di rischiare. Diventa amministratrice in una grande ditta francese di pelli per pellicceria nei pressi di San Babila e scopre la sua vera passione.

GLI ALBORI DELLA CARRIERA

Jole Veneziani lavora con un impiegato nel suo atelier
Jole Veneziani nel suo atelier agli inizi degli anni’50

Nel 1937 Jole apre il suo primo atelier in via Nirone: “Quando decido una cosa, la faccio subito. Per me non esiste la parola domani“. Le pellicce di Jole Veneziani hanno qualcosa di diverso, per cui vengono richieste dalle grandi sartorie per accompagnare i loro modelli nelle sfilate. Da questo primo contatto con l’alta moda nasce immediatamente un altro atelier, nel 1943,  dove con astrakan, cincillà, lontre e visoni Jole disegna i suoi modelli.

Nel 1944 l’ atelier viene trasferito al numero 8 di via Montenapoleone che rimarrà la sede delle sue creazioni fino al suo ritiro, entrando a far parte della storia della moda.

Jole Veneziani nel suo atelier tra modelle e sarte
Jole Veneziani nel suo atelier

Così Maria Pezzi lo ricorda. “Dal cortile veniva sempre un forte odore di caramellato, piacevolissimo regalo del caffè pasticceria Cova le cui cucine danno su quella corte. C’era un grande salone settecentesco grigio e oro: i pannelli dipinti; i salotti di prova dalle grandi specchiere e le pesanti tende che ovattavano le voci e mantenevano il segreto più assoluto sulle scelte delle clienti gelosissime e rivali.

Lei, la Jole milanese, stava in poltrona: vestita d’azzurro pastello i capelli bianchi ancora tagliati alla bambina, la carnagione ancora rosa madreperlacea, il sorriso cordiale. Prima di essere operata di cataratta e “miracolata” nella vista, sfoggiava occhiali importanti, aggressivi, luccicanti, occhiali che lei stessa disegnava. Le sue mani erano paffutelle, ornate preziosamente di rosse perle e zaffiri; quelle “specialissime” mani per cui in tutti gli innumerevoli articoli a lei dedicati, in tutte le interviste, è stata sempre denominata “zampa di velluto”. Fui io a inventare questa definizione per lo stupore di vedere quelle mani palpare, accarezzare, sfiorare contropelo delle stupende pelli di zibellino, non solo con competenza ineguagliabile ma quasi con piacere sensuale. In fatto di conoscenza di pelli, di fantasia creativa, di ricerca di novità , di coraggio – un grande coraggio – Jole Veneziani è stata pioniera e forse non superata.

LA FAMA INTERNAZIONALE

Una copertina del giornale Life con una modella che indossa abiti di Sole Veneziani
Copertina di Life del 1952 dedicata a Jole Veneziani

Finita la guerra, Jole Veneziani acquista fama internazionale con copertine di Life, Harper’s Bazaar e Vogue a lei dedicate. Piovono premi e riconoscimenti. Nel 1946 amplia la pellicceria con un reparto di Haute Coture.

Coraggiosa giocatrice d’azzardo -ricorda ancora Maria Pezzi- sui mercati internazionali si accaparrava sempre le partite di pelli più esclusive contro colossi americani e francesi, tanto che una volta, dopo aver firmato il contratto per un gruppo di zibellini eccezionali, i sovietici vollero donarle una spilla di brillanti. A sua volta, lei la regalò ad Anna Bonomi che aveva comprato la pelliccia fatta con quegli zibellini. Era la regina delle manifestazioni di Francoforte, il più importante mercato internazionale della pellicceria. Ho assistito a una di queste manifestazioni, mastodontica, ostentatamente ricca alla tedesca, in cui si presentavano più di dieci nazioni: alla sfilata Veneziani, fuori programma, gli applausi salivano, salivano frenetici come nei concerti rock, finché alle ultime uscite di visoni bianchi e neri proruppero in un ‘Viva l’Italia!'”. 

Nel 1951 Veneziani partecipa alla sfilata organizzata da Giovanni Battista Giorginia a Villa Torrigiani a Firenze, evento che consacra la nascita del “Made in Italy”. Dello stesso anno è anche il lancio della linea Veneziani Sport che resterà in produzione sino al 1977.

successo e riconoscimenti

Per Jole sono anni di grandi successi: nel 1952 sfila al Central Palace di New York in occasione della prima fiera statuinitense di prodotti italiani. L’anno successivo riceve la medaglia d’oro del Museo di Filadelfia per un abito presentato a Los Angeles e nel 1954 a Firenze riceve il Giglio d’oro della moda. Nel 1953 concorre a fondare il Sindacato Italiano Alta Moda (SIAM) che diventerà poi la Camera Nazionale della Moda Italiana. Grazie alla sperimentazione sull’utilizzo delle fibre sintetiche, Jole instaura anche solidi rapporti con le industrie. Dal 1957 è consulente per l’Alfa Romeo con il compito di introdurre nuovi colori nelle carrozzerie e negli interni delle automobili.

Due modelle indossano Veneziani e posano con un'auto Alfa Romeo in occasione della collaborazione tra i due marchi
Collaborazione tra Veneziani e Alfa Romeo nel 1957

“Negli anni dal ’55 al ’68-continua Pezzi- Jole Veneziani non è stata solo una grande stilista, non solo ha impellicciato con capi unici da museo le più importanti donne internazionali e intere dinastie, non solo è stata la pioniera del colore, delle lavorazioni a tweed e di quelle che toglievano chili di peso a questi indumenti, non solo è stata la prima a creare una collezione industriale per l’Eurofur, con giubbotti sportivi bicolori, non solo è stata la consulente che ha cambiato i colori cupi dell’Alfa Romeo in altri, più femminili e la consigliera di tante industrie tessili. È stata tutto questo, ma, nel lavoro e nella vita mondana, è stata la vera rappresentante, la vera interprete degli anni del miracolo italiano, di quel boom forse sconsiderato ma di impulsi vitali magici. Il suo braccio destro era Sandra Boghossian, ex indossatrice, coadiuvata da Giuliana Cova Radius.

Trascinato da me a Pitti nel 1963, Dino Buzzati scrisse sul Corriere della Sera: ‘Jole Veneziani ha sfoderato la bandiera, soprattutto quella cara alle donne, e non ha aspettato il finale; fin dalle prime battute è comparso il fatidico vessillo, il traguardo di mille sogni, l’emblema classico della vittoria sociale, di solidità economica, di lusso, di dolce vita, sua maestà il visone’. E aggiungeva: ‘È stato sulla passerella Pitti un piccolo festival del miracolo economico, tanto dichiarato e spiritoso da non potere dare scandalo'”.

Gli anni ’60 portano a Jole Veneziani l’Oscar della Moda nel 1961 mentre veste diverse dive dell’epoca per eventi cinematografici e televisivi tra cui  Franca Rame, Anna Proclemer e Sadra Milo. La crisi dell’alta moda italiana porta la stilista a proseguire il suo lavoro di sperimentazione su pellame e tessuti. Anche dal punto di vista delle forme inizia una destrutturazione dei capi più classici per dare vita a modelli più adatti ad una femminilità moderna.

GLI ULTIMI ANNI

Gli ultimi anni di vita della stilista sono caratterizzati da riconoscimenti ed onorificenze. Nel 1970 il Presidente Saragat insigna Jole Veneziani del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica mentre dal 1974 è Grande Ufficiale della Repubblica su nomina di  Giovanni Leone.

Jole Veneziani e l'amico Federico Bano
Jole Veneziani insieme all’amico Federico Bano

Nel 1980 ottiene la nomina tra “Le persone che hanno fatto grande Milano”e la città le dedica una mostra. Nel 1984 Jole sceglie di affidare la Maison all’imprenditore veneto Federico Bano la cui Fondazione ne cura tuttora l’archivio (contenente 127 abiti e oltre 15 diverse tipologie di accessori) presso Palazzo Zabarella a Padova.

Jole Veneziani si spegne il 10 Gennaio 1989 nel suo appartamento milanese di via Morgagni.

l’eredità

Due abiti in esposizione alla mostra su Jole Veneziani allestita a Villa Necchi Campiglio
Allestimento della Mostra su Jole Veneziani a Villa Necchi Campiglio nel 2013

In aggiunta all’archivio padovano, negli anni successivi alla morte della stilista le vengono dedicate innumerevoli mostre che hanno mantenuto viva l’eredità culturale di Veneziani. Nel 2013 a Milano è allestita la  mostra “Jole Veneziani – Alta Moda e società a Milano”, presso Villa Necchi Campiglio. La mostra, promossa dalla Fondazione Bano dal FAI, è curata da Fernando Mazzocca e allestita da Corrado Anselmi. L’evento racconta la Milano del primo Novecento tracciando un percorso tra storia del costume e moda sulla scia dello spirito creativo e imprenditoriale di Jole.

A partire dal 2013 Federico Bano e del figlio Andrea decidono di riportare in

Due borse colorate della nuova collezione Veneziani
Due modelli di borse Veneziani del 2016

aude il marchio Veneziani . Il primo step è l’inaugurazione di uno showroom in via Montenapoleone seguito dall’apertura della sede strategica e commerciale in Corso Venezia nel 2016. Il progetto si focalizza su pelletteria e accessori e la prima collezione autunno/inverno 2014-2015 comprende 44 borse, 15 articoli di piccola pelletteria, 2 profumi e 5 modelli di occhiali stravaganti ispirati a quelli amati dalla stilista.

Vans

Azienda americana di calzature sportive, fondata da Paul Van Doren. Specializzata inizialmente in scarpe da surf e da skate-board, apre il primo negozio monomarca nel 1966 in California. Nel corso degli anni ’80, lancia linee adatte ad altri generi sportivi quali il baseball, il basket e il football. Nell’88, viene ceduta alla McCown DeLeeuw Co., che crea una forte rete distributiva per promuovere queste scarpe internazionalmente. Nel 2004 il marchio viene acquisito dal gigante dell’abbigliamento statunitense VF Corporation: Steve Murray diventa il nuovo presidente della società. Prende il via un rilancio del marchio che passa attraverso la valorizzazione dei suoi connotati sportivi, legati all’outdoor e allo street life. Nel 2008, in questo contesto, prende il via la collaborazione con l’artista Keren Richter che realizza una linea di scarpe all’insegna dello stile cool californiano.