Samugheo Chiara

samugheo chiara
samugheo chiara

Samugheo Chiara, pseudonimo di Chiara Paparella (1935). Nasce a Bari. Fotografa italiana, debutta negli anni ’50. È la prima a fare giornalismo attraverso le immagini, con reportage sul Mezzogiorno e sulla moda, inchieste sociopolitiche per Cinema Nuovo e, soprattutto, per il settimanale Tempo, nei quasi 25 anni della direzione di Arturo Tofanelli, servizi sul mondo e sui protagonisti del cinema e dello spettacolo, con innumerevoli ritratti-copertina. Ha fotografato Gina Lollobrigida con abiti di Chanel e Valentino, Sofia Loren di Schuberth, Catherine Spaak di Capucci, Rosanna Schiaffino di Germana Marucelli e dei Missoni. Samugheo (cambiò cognome su suggerimento di Pasquale Prunas, giornalista, art director, editore e suo compagno di vita) ha esposto al Guggenheim Museum di New York, alla Biennale di Venezia (presentata da Paolo Portoghesi), al Palazzo del Festival di Cannes, al Cankarjev Dom di Lubiana. Ha pubblicato, fra gli altri, i volumi Carnaval, Costumi di Sardegna, Al cinema con le stelle, Lucca e la Lucchesia, Il reale e l’effimero.

Testino

Seven Jeans

Seven Jeans: “Misteriosa” marca di jeans inaugurata da Jennifer Scruby all’inizio del 2002.Secondo alcuni osservatori, il lancio sottotraccia di questa linea di pantaloni, T-shirt, giacche e minigonne, sarebbe una strategia pensata appositamente per attirare l’attenzione del pubblico.

 

Niente pubblicità, nessun riferimento internet che non sia commerciale, solo qualche copertina di fashion magazine e una fugace apparizione in un episodio di Will and Grace, con Debra Messing e Matt Damon.

Szczotarska

Szczotarska, Katarzyna. Stilista polacca. Dalla madrepatria si trasferisce a Londra per studiare moda prima alla Middlesex University, poi al London College of Fashion. Per due anni è assistente di Martin Margiela a Parigi, successivamente è stilista del gruppo Arcadia in Inghilterra. Dal 2002, compare nel calendario ufficiale delle sfilate londinesi e vince subito il premio New Generation. Il suo stile è fatto di eleganza — couture contrastata da elementi post-moderni.

Sala

SALA-JOSEP-publicitària-per-a-Joieria-Roca-1930-39
SALA-JOSEP-publicitària-per-a-Joieria-Roca-1930-39

Sala Josep (1896-1962). Fotografo catalano. Studia pittura a Llotja e si afferma come fotografo nel 1927: in quell’anno gli viene conferita la medaglia d’argento al Primo Salone Spagnolo di fotografia e comincia a collaborare con la rivista di moda D’Acì i D’Allà dove si afferma per lo stile che utilizza le luci oblique e cerca atmosfere poetiche sia nelle immagini di moda sia negli still-life composti in modo elegante.

Thorimbert

Sedere

“Il sedere, il sedere!!!”. Ecco l’incipit della cronaca di una recente sfilata nell’ambito del prêt-à-porter milanese, a firma di Natalia Aspesi. Grido che sancisce la riscoperta delle rotondità già ammirate nella Venere callipigia dell’antica statuaria. Da parte della moda, e subito, a scoraggiare le comuni mortali, un inno al fermo, alto, violinesco — altro che la celebre foto di Man Ray S — sedere di Naomi Campbell.

MONDO OCCIDENTALE

Nel mondo occidentale, il mutare di postura delle zone corporee del desiderio è sempre stato in rapporto con le diverse strategie della seduzione. Queste alternano l’evidenza concessa al seno, fianchi, vita, gambe, braccia. Non hanno solo inciso sulla moda ma perfino sul corpo, avvalendosi di artifici d’ogni tipo, dal busto alle diete. Dissimulare quanto si è mostrato fino a ieri, mettere in mostra per suggerire ciò che era nascosto è di volta in volta lo scopo dello stile che cambia.

È con la linea S dell’800 che seno e sedere sono messi al massimo in onore. Accresciuto il sedere dalla tournure, poi dal pouf e solo le maggiorate del secondo dopoguerra, dopo la smilza eleganza degli anni ’20 e ’30 e i digiuni bellici, poterono competere con tali curve. Viene idealizzato il ritorno alla vita con la carnalità di una Sophia Loren o della giovane Silvana Mangano di Riso amaro. Così, dopo il completo, annoso dominio delle gambe offerto dalla minigonna, via via recuperata, dopo il seno abbastanza inflazionato dal nude look, ecco gli occhi guidati dalla moda a posarsi sul sedere. Non si contano gli oblò in tulle, le trasparenze offerte alla visione circoscritta e quindi imperativa del sedere, peraltro ben diverso da quello della donna angelo del focolare, bacini larghi per ottime maternità, accordati quindi a sedere maestosi.

IL SEDERE OGGI

Ora il sedere da desiderare è allungato verso l’alto, sodo, un po’ mascolino. Glutei che non alterano la curva del fianco, con la schiena interamente nuda, uniscono in un punto di infinitesimale sottigliezza i due lembi della gonna periclitante verso uno scioglimento plateale. Può accadere, come al Ballo della Rosa 1999 in Montecarlo, che la solita Naomi in uno scampolo d’abito, il suo applauditissimo sedere l’abbia offerto tel quel sulla pedana d’una sfilata, con annoiata noncuranza.

Serapian Stefano

Marchio storico di pelletteria, fondato da Stefano e Gina Serapian subito dopo l’ultima guerra. Almeno sulla scena dell’eleganza milanese, le borse da donna (create dalla coppia di origine armena) gareggiarono a lungo, per fama e qualità, con la produzione di Gucci e di Pirovano.

In seguito arrivarono la piccola pelletteria e, negli ultimi anni, le cartelle da uomo e le borse da viaggio. Passata alla seconda generazione e guidata oggi dal figlio Ardavast, l’azienda conta su due stabilimenti a Milano e uno, il più grande e moderno, a Varese. Quest’ultimo produce per l’estero, soprattutto per il mercato giapponese, inglese e americano.

L’export è fortissimo e assorbe circa il 90 per cento della produzione annuale. La distribuzione avviene direttamente ai negozi e attraverso agenti incaricati nei vari paesi. Numerose anche le collaborazioni con importanti case di moda, per cui Serapian ha prodotto e distribuito linee di pelletteria.

Ardavast è presidente della Fondazione Stefano Serapian. Dal 1997 ha istituito un premio annuale presso l’università di Bologna per la promozione della conoscenza di storia, letteratura, musica e cinema dell’Armenia.

Sybilla

Sybilla (1963). Stilista simbolo della movida spagnola degli anni ’80. Tra le sue caratteristiche spiccano la scomposizione delle forme, le sovrapposizioni di tessuti, i colori poco appariscenti. Nata a New York da padre argentino e madre polacca, dopo una breve esperienza come apprendista da Saint-Laurent a Parigi, a soli 20 anni ha presentato la sua prima collezione a Madrid. Il suo secondo défilé, nell’85 al salone GaudÕ di Barcellona, ne ha segnato la consacrazione. Dall’87 al ’92, si allea con il gruppo tessile italiano Gibò. Nell’88 sfila a Milano Collezioni. Il gruppo Itokin la produce e la distribuisce in Giappone. Nel ’93-94 Sybilla ha lanciato una linea giovane, battezzandola Jocomomola e, nel ’96, ha disegnato uno zainetto per Vuitton.

Stivale

Indice

  • la storia
  • lo stivaletto in raso da donna
  • lo stivale negli anni 60-70…

stivale- 700
lo stivale- nel 700

La storia

Si può definire semplicemente come una calzatura composta di gambale che raggiunge o supera il ginocchio, mentre lo stivaletto, sua variante classica, fa terminare il gambale fra la caviglia e la metà del polpaccio. Inizialmente è una calzatura prettamente maschile. Nel ‘700 se ne realizzano modelli raffinati in cuoio ricamato o spartani in pelle di bue.

stivaletto donna
stivaletto donna

Lo stivaletto in raso da donna

Durante la seconda metà dell’800, la moda femminile voleva stivaletti in pelle o raso di seta variamente lavorati, con un tacco importante e lacci come stringhe o una sequenza di bottoni laterali. Poi, per alcuni decenni lo stivale cade nell’oblio per fare la sua apparizione a “tronchetto”, corto e con l’elastico, grazie ai Beatles e al loro successo.

Versace anni 80
Versace

Lo stivale negli anni ’60-’70…

Dagli anni ’60 ai ’70 rivive una vera grande stagione: camperos e texani vestono indistintamente i piedi di uomini e donne, mentre trionfa il “moschettiere” in nappa o il “Barbarella” appena sopra il ginocchio, in camoscio o in vernice. Gli anni ’80 lo vedono maculato mentre dal ’90 in poi trionfa lo stile firmato: in pizzo e da sposa (Valentino), rigoroso e severo (Armani), vivace e pop (Versace) fino ad arrivare allo stivale in denim strappato e tagliato proprio come i jeans o a quello da sera, con tanto di gioielli veri o presunti tali.

Tanino Crisci

Shinoyama

Shinoyama Kishin (1940). Fotografo giapponese. Figlio di un monaco buddista, dopo aver studiato fotografia all’università di Nihon a Tokyo nel periodo 1961-63, pubblica le sue prime immagini su Camera Mainichi.

Lavora presso l’agenzia Light House e nel ’66 vince il premio promosso dall’Associazione dei critici giapponesi come miglior giovane autore. Dal ’68 è free lance per riviste di moda e di pubblicità e 2 anni dopo è eletto fotografo giapponese dell’anno. Si specializza nel settore del nudo proponendo un’immagine molto scultorea e quasi astratta, dominata da atmosfere surreali e da una fortissima teatralità ribadita dall’uso di luci artificiali e da obiettivi grandangolari estremi.

I primi successi di Shinoyama in Europa arrivano con una famosa mostra alla Photokina di Colonia nei primi anni ’70. Questi gli consentono di far conoscere fuori dai confini nazionali la fotografia giapponese in tutte le sue complesse sfaccettature: così è per la serie sulla casa dei tatuaggi di Yokohama e per quella sui corpi di ballerini nudi, realizzata con una macchina appositamente studiata per riprese multiple, pubblicata nel libro Shinorama nell’85. In Nudo di Tokyo del ’90, infine, si cimenta con il grande formato.

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Slacks

Slacks. È diventato, nell’ambiente della moda, sinonimo di pantaloni larghi, specialmente se di taglio femminile. Il modello slacks, iper-classico, venne già indossato negli anni ’20.

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