Scavia

Scavia è una gioielleria italiana. Il suo è un segno forte che ha rotto con la tradizione, che ha ridisegnato nuove armonie e che fra il 1976 e il ’96…

Scavia è una gioielleria italiana. Il suo è un segno forte che ha rotto con la tradizione, che ha ridisegnato nuove armonie e che fra il 1976 e il ’96 si è meritato tredici Diamonds International Awards, gli Oscar del settore.

La storia di questa famiglia, giunta alla terza generazione di gioiellieri, inizia dopo la prima guerra mondiale quando Domenico Scavia apre un laboratorio a Milano, in corso XXII Marzo. L’attività è portata avanti, prima, dalla figlia Sara che, negli anni ’70, apre un negozio in via della Spiga; e successivamente dal nipote Fulvio Maria, famoso per il valore e la qualità delle pietre preziose montate, ma soprattutto per l’originalità delle sue creazioni.

Serafini

Philosophy by Lorenzo Serafini. Collezione primavera/estate 2020

Serafini Lorenzo. Classe 1973, Serafini è figlio degli anni Ottanta, delle videocassette e dei ritagli di giornali. Nel 1996 vince un concorso di moda a Riccione partecipandovi  con la sua università, la  Naba-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (dove si laurea in Fashion Design). Durante il concorso conosce Giorgia Rapezzi di Linde le Palais che lo porta a fare uno stage in Blumarine. Successivamente approda alla direzione creativa del womenswear di Roberto Cavalli nel quale vi resta per ben 10 anni.  Nel suo curriculum, inoltre, l’incarico di Responsabile Creativo di D&G, e successivamente delle collezioni donna di Dolce & Gabbana.

Il debutto in Philosophy di Lorenzo Serafini

La prima collezione di Philosophy disegnata da Lorenzo Serafini ha debuttato nel Febbraio 2015 durante Milano Moda Donna. “Philosophy è un termine positivo che racchiude molti significati profondi e stimolanti. Sono felice di avere l’opportunità di farlo diventare, attraverso la mia estetica, una nuova storia di moda”, dichiara  Serafini subito dopo la sua nomina. Lo stile di Lorenzo è inconfondibile: il romanticismo, di base nelle collezioni Philosophy, si mixa a mood glamour e dettagli wild; pizzo, denim e ricami richiamano l’essenza garbata della griffe. Attenzione anche nella libertà di movimento, prerogativa per il designer.

Dua Lipa indossa una creazione primavera/estate 2020 Philosophy by Lorenzo Serafini

 

Un marchio che accontenta tutte le donne dall’animo romantico e femminile, con una clientela fortemente internazionale. Sotto la sua direzione e raddoppia il fatturato, come dichiarato da Massimo Ferretti, presidente di Aeffe SpA, nel febbraio del 2020. Da azienda che propone esclusivamente abiti (con focus sui cocktail dress), Lorenzo Serafini incrementa le collezioni creando “il look Philosophy”: leggeri abiti in chiffon con profonde scollature, t-shirt con la P ricamata, capispalla strutturati e un importante lavoro sul denim, da sempre la sua vera passione. Il 18 ottobre 2018 gli è stato conferito il “Premio Actitud Creativa” durante il Premios Harper’s Bazaar Actitud 43 tenutosi al Gunilla Club di Madrid. Il premio riconosce a Lorenzo Serafini il merito di aver dato una inedita visione estetica al marchio, chiara e precisa, capace di reinterpretare i concetti di femminilità, romanticismo e leggerezza in chiave moderna ed ispirare le donne di oggi.

Nel 2019 in Italia vengono inaugurati i primi monomarca a Roma, via Belsiana 70, e all’interno del multibrand ClanUpstairs a Milano. Nello stesso anno, lo stilista,  per il noto marchio a capo di AEFFE di Massimo e Alberta Ferretti, lancia sul mercato il kidswear prodotto da Gimel che rispecchia l’estetica della prima linea definita “felice, divertente e romantica”. Nel 2020 collabora con Liberty Fabrics per una capsule creata con gli iconici tessuti a fiori inglesi.

Tra le sue fan, l’elegantissima Amal Clooney, le cantanti Dua Lipa, Alicia Keys, Emma Marrone, poi la duchessa Kate Middleton e Chiara Ferragni, amica storica di Serafini, per la quale ha creato abiti speciali per i red carpet del festival di Cannes (2019), Venezia (2016 e 2017) e per il Vanity Fair Oscar Party del 2020.

 

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L’Hard Romance di Philosophy by Lorenzo Serafini primavera/estate 2020

 

 

Sabyasachi

Sabyasachi, Mukherjee. Il giovane indiano nato nel 1974, la sua collezione prende il nome dallo stesso stilista.

Nel 2004, dopo essersi formato in Inghilterra, ha debuttato alla Settimana della Moda Indiana ottenendo consensi dal pubblico e dalla stampa. Difatti, dopo aver ottenuto altri importanti riconoscimenti, oggi le sue collezioni vengono presentate regolarmente a Milano e New York; dove la sua capacità di sintetizzare colori e fogge tipiche dell’abbigliamento tradizionale indiano attraverso un gusto più cosmopolita è molto apprezzata.

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Scuola Napoletana

Scuola Napoletana. A Napoli il culto dell’eleganza ha il suo santuario e i suoi più scrupolosi officianti.

Scuola Napoletana. A Napoli il culto dell’eleganza ha il suo santuario e i suoi più scrupolosi officianti. L’uomo elegante napoletano del XX secolo appare dominato dai sentimenti, opposti, dell’abbandono e della ricercatezza, della rinuncia e del desiderio di sbalordire. Un masochistico compiacimento delle proprie debolezze da un lato, la raffinatezza e la cura ossessiva del dettaglio dall’altro fanno del gentiluomo di Chiaia un autentico dandy che porta a spasso con malcelata noncuranza i suoi abiti di taglio perfetto e, a contrasto, mai banale, camicie e cravatte di tessuti e fantasie splendidi.

Napoli anni ’30

A cavallo degli anni ’30, Napoli è una delle città più eleganti d’Italia. Serafini, De Nicola, Morziello, Gallo, Blasi, e poi Rubinacci, Balbi, Piemontese sono i nomi di sarti famosi non soltanto in città.

Vestire da Renato De Nicola, attardandosi nelle interminabili sedute di prova nel suo atelier di piazza Dei Martiri, negli anni del primo dopoguerra, è un obbligo per poter entrare in quella che Camilla Cederna definiva “la società”.

Anche le giacche di Angelo Blasi e Gennaro Rubinacci, caratterizzate dall’elaborata libertà del taglio, diventeranno, nel decennio che precede l’ultimo conflitto mondiale, un segno di appartenenza sociale, per i dettagli impercettibili ai profani. A indossarle non sono soltanto gli epigoni di un’aristocrazia sopravvissuta a se stessa, per la quale il saper vestire è anche un modo di difendersi, ma anche gli esponenti della nascente élite industriale e intellettuale.

Il conte Roberto Gaetani di Laurenzana pretendeva di provare l’abito stando seduto, per stabilire se anche in quella posizione “cadeva” bene. Poeti e pittori alla moda, autori di canzoni e giornalisti, commediografi e attori, giovani capitani dell’industria manifatturiera e dei trasporti, prima di essere inghiottiti dal conformismo fascista, sono gli scintillanti protagonisti di una stagione dorata. Sono loro a portare alla ribalta e a imporre, anche a un pubblico che tende sempre più ad allargarsi, una moda maschile che nel frattempo si è del tutto liberata dei consunti stilemi ottocenteschi e che guarda, prima che a ogni altro esempio continentale, all’understatement britannico.

Moda inglese a Napoli e Scuola Napoletana

Tra gli anni ’20 e ’30, sull’onda della moda inglese, anche a Napoli le giacche si accorciano. Le linee si ammorbidiscono. I tessuti, anche quelli pesantissimi della tradizione britannica, sono trattati con tale sapienza da risultare più portabili. Questo rapido rinnovamento si deve all’altissima qualità artigiana dei nomi emergenti.

È soprattutto la finezza e l’eleganza del taglio a rendere famosa la scuola sartoriale napoletana. Riconosciuto capostipite è Salvatore Morziello che, fin dall’inizio del secolo, gestisce in via Chiaia con il socio Giovanni Serafini, la più importante sartoria maschile napoletana. È qui che vestono l’avvocato Porzio e il futuro primo presidente della Repubblica De Nicola, Edoardo Scarfoglio, Ernesto Murolo e Salvatore Di Giacomo.

Gli abiti erano ancora rigidi, ingessati, pieni di imbottiture e spalline. Morziello snellisce le linee. Don Salvatore non usa il metro, le misure le prende direttamente a occhio, tastando il cliente, a palmi e dita. E incredibilmente l’abito che esce dal laboratorio veste in modo perfetto.

Tra i suoi lavoranti si segnala un abilissimo artigiano, Renato De Nicola che, quando la moda maschile si semplificherà dimenticando redingote e imbottiture, sfoggerà la sua maestria di tagliatore. Tutti i grandi sarti a venire, fino agli Attolini, ai Blasi, ai Rubinacci, che dagli anni ’30 ai ’60 hanno costruito le loro fortune, possono vantare un’ascendenza nel laboratorio di Antonio Gallo, Salvatore Morziello, Renato De Nicola. È grazie alla magica arte del taglio su misura, estremo sviluppo di una straordinaria manualità, frutto, a sua volta, di una tradizione artigianale di eccellenza, che, nei primi anni ’30 Gennaro Rubinacci può creare la giacca napoletana, vera antesignana della giacca maschile moderna.

Stiebel

Stiebel Victor (1907-1976). Stilista sudafricano. Ha lavorato a Londra, dove diciassettenne si trasferì da Durban.

Stiebel Victor (1907-1976). Stilista sudafricano. Ha lavorato a Londra, dove diciassettenne si trasferì da Durban. Antesignano del casual, ma di buon taglio, apre la sua maison nel 1932. Vogue Inghilterra segnala subito i suoi abiti da sera d’ispirazione greca nei colori pastello. Il dopoguerra, malgrado il regime di austerity, segna il suo momento più creativo: dall’intuizione del nude-look ai tailleur dalla linea pulita. Nel ’55, all’apice del successo, sigla con altri tre famosissimi stilisti inglesi un accordo un po’ bizzarro, una sorta di gentleman agreement: partecipare ciascuno alla sfilata dell’altro, con l’obiettivo di lanciare la moda inglese nel mondo. Oggi, la maison non esiste più.

PAUL SMITH

Paul Smith, sarto e stilista inglese, ha inaugurato uno stile anticonvenzionale, in costante rielaborazione. Leggi la storia del designer dalle sue origini.

Indice.

  1. Lo stile.
  2. You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).
  3. Paul Smith a Milano.
  4. Gli anni recenti.
  5. Situazione attuale.

Lo stile.

Paul Smith (1946) è un sarto e stilista inglese. La prima cosa che ha venduto era un fazzoletto da tasca con la bandiera britannica. Oggi, nei suoi negozi si trova di tutto, dai robot alle cravatte. Sempre e comunque anticonvenzionali. Ha trasformato il sartoriale in un’esplosione di colori, di invenzioni, di tendenze moda abbinate alla più antica qualità dei tessuti. Il designer conserva lo spirito di un ventenne cutting edge. E proprio per questo resta sempre sulla cresta dell’onda.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Un ritratto dello stilista.
Un ritratto dello stilista.

I suoi abiti sono come il suo personaggio: divertenti e seri al tempo stesso, eccentrici ma portabili. Dopo aver aperto una boutique multimarca a Nottingham nel 1970, nel 1979 inaugura il suo primo vero negozio, rivoluzionando il concetto degli spazi vendita. I negozi divennero, da allora, non soltanto luoghi per l’esposizione finalizzata all’acquisto, ma anche e soprattutto punti d’incontro per chi si riconosceva nel suo stile.

La prima sfilata di moda maschile risale al 1976, a Parigi. Nel 1994 ha lanciato anche la linea di abbigliamento femminile che rispecchia per taglio e concezione lo stile di quella da uomo. La fama della griffe non ha mai smesso di crescere. È stato anche chiamato come consulente dal primo ministro Tony Blair.

You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).

A febbraio del 2001, Paul Smith viene inserito in The Queen in the Birthday Honors List, un riconoscimento per il suo apporto alla moda britannica. Lo stesso anno viene pubblicato You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!) che, in italiano, suonerebbe come È possibile trarre ispirazione da qualunque cosa (e se non riesci, guarda di nuovo!). Non è una monografia di moda, né un catalogo di abbigliamento, ma una raccolta di immagini in cui l’autore viene ritratto nelle più disparate situazioni. Il volume, di 288 pagine, è stato curato da Alan Aboud che ha affiancato l’autore come art director per più di dieci anni. Il progetto invece è stato firmato anche da Jonathan Ive (designer dell’iMac). Nello stesso periodo, inaugura un negozio a Londra presso il Royal Exchange.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Il libro "You can find inspiration in everything".
La copertina del libro “You can dind inspiration in everything (and if you can’t, look again!)”.

Paul Smith a Milano.

A marzo del 2002 Paul Smith apre il suo primo negozio monomarca in Italia, in via Manzoni a Milano. Il progetto è di Sophie Hicks. Viene poi inaugurato il primo negozio di scarpe da uomo a Parigi. Il mese successivo, in collaborazione con Cappellini, viene lanciata la collezione di arredamento Mondo durante il Salone del Mobile di Milano. Lo stilista ha continuato a collaborare con le aziende del Salone del Mobile anche nelle edizioni successive.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Lo stilista al Salone del Mobile.
Lo stilista al Salone del Mobile in collaborazione con Gufram, 2016.

Nello stesso periodo, lo stilista organizza Great Brits, una mostra con lo scopo di rendere omaggio ai più grandi designer d’oltremanica. L’esposizione si svolge proprio nel suo studio milanese di viale Umbria 95. Sono 4 i giovani selezionati dallo stilista: D. Mathias Bengtsson, Tord Boontje, Daniel Brown e Sam Buxton.

Nel 2003, dopo l’enorme successo ottenuto con la prima collaborazione, Reebok incarica lo stilista di creare una nuova collezione di scarpe uomo-donna in stile anni Ottanta che prende il nome di Paul Smith Reebok 2. I materiali sono principalmente il nylon (in arancio e blu) e la vera pelle (rosso e blu). In esclusiva mondiale, solo nei negozi di Paul Smith (circa 250 in tutto il mondo) è possibile acquistare, alla “modica” somma di 295 sterline, Moonage Daydream: the truth behind Ziggy, il primo libro scritto da David Bowie. Ognuna delle 2500 copie numerate è autografata.

Le boutiques e le righe iconiche.

Nel 2005 apre la prima boutiques della linea Pink nel quartiere Daikanyama di Tokyo. Il flagship store misura 120 mq ed è interamente dedicato alla collezione donna e agli accessori. Il suo nome è Paul Smith Pink +. Lo stesso anno lancia la collezione Black, che segue una precedente collezione Blu: è la seconda linea per le donne che si trova nei grandi magazzini come Harvey Nichols, Harrods e Selfridges.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Le righe.
Carta da parati a righe firmata da Paul Smith per Maharam.

Le boutiques Paul Smith sono note per il loro design unico e giocoso. Ogni negozio è disegnato ed arredato in modo diverso, ma tutti sono pieni di colore e di carattere, rispecchiando la personalità dello stilista. La sua concezione si riflette sul design anticonvenzionale delle boutiques.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La boutique di Los Angeles.
La boutique di Los Angeles.

Nel 2006, con l’intento di utilizzarla solo per una stagione, lo stilista lancia l’ormai iconica firma Paul Smith Stripes. Non ci sono molti stili che possano essere indossati sia da bambina di due anni che da un uomo di 35: le strisce sono forse l’unico candidato. La fantasia a righe, grafica e ripetitiva, piace a tutti. Le righe hanno il potere di rendere una superficie altamente distinguibile, il che, parlando di abiti, spiega perché non sono mai state tenute in gran conto.

Gli anni recenti.

Nel 2009 Paul Smith realizza una collezione di abiti da bici in associazione con Rapha. In questo periodo apre negozi a Dubai, Bangalore, Leeds, Anversa, Los Angeles e Londra.

Per celebrare i 40 anni nel mondo della moda, a metà novembre del 2013 apre, al London Design Museum, la mostra Hello, My Name is Paul Smith. L’obiettivo è quello di esplorare tutti gli aspetti della carriera dello stilista, tra cui gli sviluppo futuri. Accurate riproduzioni dello studio di Paul Smith, oltre che un’istallazione immersiva, rivelano alcune delle sue ispirazioni. La mostra è un vero e proprio viaggio attraverso le sue collezioni, una giornata nella vita di una sfilata e nelle collaborazioni con gli altri brand.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La mostra "Hello, my name is Paul Smith".
La mostra “Hello, my name is Paul Smith”

Situazione attuale.

Nel 2017, a Firenze, Paul Smith illumina con una luce fluorescente la sua linea giovanile, PS by Paul Smith, e la rilancia con un focus più attento agli abiti basici. Lo stilista sostiene infatti che la pietra miliare del suo business sono le basi:

“Abiti ben fatti, di buona qualità, dal taglio semplice, fatti con tessuti particolari e facili da indossare”.

Paul Smith non ha presentato le sua collezione a Pitti Uomo per 23 anni, ma ha ritenuto Pitti Uomo 91 l’occasione giusta per presentare la sua nuova collezione. Quest’ultima traduce le sue attitudini verso il classico e verso il bizzarro in termini relazionabili alle nuove generazioni.

Dopo 10 anni con Luxottica, nel 2018 Paul Smith affida il segmento eyewear a Culter and Gross, azienda anglosassone che disegna, produce e distribuisce nel mondo gli occhiali (da sole e da vista) per conto del marchio inglese.

Paul Smith archivia il 2019 con ricavi per 214,9 milioni di sterline, in crescita dell’8% rispetto il 2018. A trainare la crescita sono il Regno Unito (76,7 milioni nel 2019), il resto dell’Europa (59,6 milioni nel 2019) e il resto del mondo (78,7 milioni nel 2019).

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La sfilata a Pitti Uomo 91.
La sfilata a Pitti Uomo 91.

Sardinia

Sardinia
Sardinia

Sardinia Adolfo (1933). Stilista americano. Scampato al diktat della famiglia che lo voleva avvocato, si “salvò” seguendo la zia, Maria Lopez, da Cuba, suo paese d’origine, a Parigi. Fu lei a presentarlo alla Maison Balenciaga, dove Adolfo si avvicinò al mondo della moda e della sartoria. Nel 1948, decise di lasciare Parigi per New York, dove imparò il mestiere di modista. Nel ’62, aprì il suo primo negozio, accompagnando ai cappellini una linea di abbigliamento, un prêt-à-porter che permetteva adattamenti su misura e, per qualità di taglio, di cuciture, si avvicinava all’alta moda. Una cliente gli fece da spontanea testimonial, la first lady Nancy Reagan.

Short

Short. Pantalone femminile corto alla coscia, in tessuti e materiali differenti; nasce negli anni ’30 come indumento sportivo per trasformarsi, tra la fine del ’60 e gli anni ’70, in un capo che vuol sottolineare nella versione più ridotta dei cosiddetti hot-pants la trasgressione e l’emancipazione femminile. È la tennista americana di San Francisco Alice Marble a lanciare gli short nel ’33 presentandosi su un campo di gioco con questo tipo di pantaloni. All’epoca, erano sotto il ginocchio e venivano associati ai Bermuda americani. La denominazione di short, che in inglese significa corto, è legata all’utilizzo come sostantivo dell’omonimo aggettivo anglosassone. In seguito, gli short diventano realmente corti tanto da non coprire che solo una parte della coscia. È la lunghezza degli hot pants che furoreggiano dopo la contestazione del ’68. L’anno del loro trionfo è il ’71. Sono realizzati in materiali diversi, nuovi come il cotone laccato. Li indossano anche le non giovanissime.

Sture

Sture, Lars (1961). Designer norvegese di gioielli. Nasce a Nordfjord in Norvegia. Studia oreficeria al National College of Art di Oslo (1992). Si trasferisce a Londra dove segue altri corsi al Saint Martin’s e, nel ’93, apre la sua attività. Inizia con una linea commerciale dai prezzi contenuti (tipici i suoi piccolissimi orecchini a forma di riccio marino) per poi lanciare una collezione di pezzi speciali nel ’95. Collabora con vari stilisti, tra cui Sonja Nuttall, Joe Casley-Hayford, Owen Gaster e Fabio Piras.

Sinclair

Sinclair Susanna (1963). Fotografa italiana. Di padre romano e madre scozzese, vive a lungo in Inghilterra, Argentina e Stati Uniti e ora si divide fra Londra e Milano. Lavora come reporter di moda e dedica molto spazio alle sue ricerche personali che la portano a esporre a Milano e Londra Whatever: Love Means nel 2002 e, l’anno seguente, Fashion Show, una performance fotografica in 12 autoscatti in cui indossa ogni volta diversi abiti della stilista Patrizia Brenner, a significare che il corpo femminile è in qualche modo vittima e ostaggio della moda.