RODARTE

ORIGINI

Rodarte origini sorelle Mulleavy
Le sorelle Mulleavy fondatrici di Rodarte

La linea di moda Rodarte viene fondata nel 2005 dalle sorelle Kate e Laura Mulleavy. Kate e Laura nascono rispettivamente nel 1979 e nel 1980 in California, USA.  Vengono cresciute nei pressi di Santa Cruz dalla madre, Victoria Rodart , e dal padre William Perry Mulleavy. Entrambe frequentano l’Università di Berkley e si laureano. Laura studia letteratura moderna mentre Kate si laurea in storia dell’arte.

Tornate a casa nel 2001 le due sorelle si dedicano inizialmente a lavoretti sporadici. Kate vende online la sua collezioni di vinili d’epoca mentre Laura fa la cameriera. I fondi raccolti da questi primi impieghi (16.500 $) diventano il capitale d’avvio della loro linea di vestiti. Le ragazze Mulleavy disegnano i bozetti su un tavolo da cucina e imparano a cucire con l’aiuto della madre. A lei dedicano il nome del brand, Rodarte, appunto, dal suo cognome da nubile.

LA PRIMA COLLEZIONE

Nel 2005 le due danno vita alla prima collezione: 10 capi realizzati a mano. Kate e Laura presentano  i loro abiti a Cameron Silver, proprietario del famoso negozio vintage di Los Angeles, Decades, per avere un’opinione. Colpito dal lavoro delle due, Cameron gli procura dei contatti e, in febbraio, uno degli abiti Rodarte compare sulla copertina di Women’s Wear Daily. Questo è l’inizio del successo. A breve Anna Wintour le nota e pochi mesi dopo le Mulleavy portano i loro abiti sulle passerelle della New York Fashion Week. In una intervista per il New Yorker le sorelle raccontano: “Quando Anna Wintour vide la collezione ci disse: ‘Quello che fate è molto personale, continuate così’. Credo sia il miglior consiglio che abbiamo mai ricevuto“.

il successo

Rodarte Vogue
Rachel Weisz indossa Rodarte sulla copertina di Vogue nel 2008

La crescita del marchio è esponenziale. Iniziano i primi riconoscimenti tra cui l’Ecco Domani Fashion Foundation Award nel 2006, lo Swarovski Emerging Womenswear Designer Award nel 2008 e il premio Womenswear Designer of the Year nel 2009. Quando poi, nell’ottobre 2008, Racher Weisz indossa un abito Rodarte sulla copertina di Vogue US il destino delle due sorelle è definitivamente segnato. Da quel momento moltissime tra le star più celebrate indossano Rodarte. Tra loro ricordiamo Natalie Portman, Millie Bobby Brown, Kate Blanchett, Greta Gerwig, Kirsten Dunst e Brie Larson.

Rodarte Natalie Portman
Natalie Portman alla premiere di Black Swan indossa Rodarte

Nel 2010 la collezione Rodarte, presentata nel settembre 2009, appare in testa alla classifica delle migliori dieci su Vogue e su Style.com. Inziano anche diverse collaborazioni come quella del 2009 con Target, la realizzazione dei costumi per l’Het National Ballet nel 2010 e quella con l’artista  Brody Condon l’anno successivo.

gli ultimi sviluppi

Rodarte Jay-Z
Jay-Z indossa una felpa della linea RADARTE di Rodarte

Oltre alle sempre acclamate collezioni di alta moda, le sorelle Mulleavy negli ultimi anni hanno ideato anche alcune linee di diverso genere. Un esempio è la linea RADARTE di t-shirt, felpe e pantaloni sportivi venduti online. La collezione ha ottenuto moltissimo successo ed è stata indossata da celebrities come  Rihanna, Beyoncé, Jay-Z , Will Ferrell, Katy Perry, Anne Hathaway, Kirsten Dunst ed Emma Watson. Lo stesso vale per il suo recente spin-off ROSARTE famoso al punto di superare gli introiti delle collezioni principali.

Dopo 14 anni di successi, nel 2019 sarà inaugurata una mostra dedicata al brand delle due sorelle presso il National Museum of Women in the Arts di Washington per celebrare la carriera e le creazioni di Kate e Laura Mulleavy.

lo stile

Le due stiliste negli anni si sono sempre mantenute fedeli al loro stile caratteristico e personale. Ignorando le mode del momento le sorelle hanno creato collezioni senza tempo caratterizzate da materiali di immenso pregio. I loro abiti dalle linee romantiche vengono impreziositi da fiori, ricami e nastri, dettagli raffinati e onirici che le hanno rese uniche. Lo stile molto femminile do Rodarte è arricchito da dettagli gotihic e punk in un mix   di fine stravaganza.

REPLAY

Replay è un brand italiano di abbigliamento prêt-à-porter per uomini, donne e bambini. Viene fondato nel 1978 da Claudio Buziol ad Asolo.

REPLAY

Indice

  1. Le origini
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente

LE ORIGINI

Replay è un brand italiano di abbigliamento prêt-à-porter per uomo, donna e bambino. Il marchio viene registrato nel 1978 dall’imprenditore Claudio Buziol che, nel 1981, fonda l’azienda Fashion Box con sede ad Asolo, sulle colline trevigiane. Il nome Replay richiama la missione del marchio volta a riproporre abbigliamento vintage in chiave contemporanea.

Sebbene sia noto come un brand di jeans, i primi jeans arrivano nel mercato solo nel 1989. In due anni, questo prodotto è stato venduto più di un milione di volte. Questi jeans, infatti, sono fatti di un materiale speciale, il Double Ring Denim, che Buziol scopre durante un viaggio in Giappone. E tali jeans sono ormai il marchio di fabbrica del brand.

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Collezione Autunno/inverno 2015 Replay

Nel 1990, l’azienda registra un estratto conto annuale di 35 miliardi di lire. Il primo store Replay viene aperto a Milano l’anno successivo. E, nel 1992, vengono aperti altri 16 outlet. Nel 1993, l’azienda apre il suo primo negozio a New York. L’anno dopo, l’azienda sperimenta un nuovo format di blue jeans, che è caratterizzato da un denim tinto di blu indaco. La crescita nei mercati dell’Asia e del Medio Oriente porta le vendite a circa 280 miliardi di lire.

Nel 1996 Fashion Box costruisce, nella stessa sede di Asolo, un nuovo quartier generale: l’edificio di 25.000 metri quadrati ricorda gli stabili industriali americani dei primi anni del Novecento. In questa sede prende vita l’intero processo produttivo dell’azienda, dai primi disegni al prototipo, fino al prodotto finito. Un connubio tra passato e futuro, tradizione e tecnologia.

Dopo aver lanciato il brevetto nel 1997, il brand inaugura la collezione di occhiali by Marcolin Replay SpA. Nel frattempo il fatturato dell’azienda raggiunge i 350 miliardi di lire: l’azienda cresce in maniera esponenziale. Nel settembre del 1999, il nuovo negozio Replay che apre a Milano su Corso Vittorio Emanuele propone uno spazio espositivo di 800 metri quadri che cambia il concetto di punto vendita.

GLI ANNI 2000

Il 2001, grazie ad un accordo firmato da Buziol con l’azienda Sugi International Limited di Hong Kong, è l’anno in cui parte la produzione e la distribuzione di calzature per i marchi REPLAY e REPLAY&SONS. Nel 2003, vengono date licenze per orologi e profumi, le vendite aumentano e viene ideata la nuova linea Premium del brand, WE ARE REPLAY, presentata all’evento internazionale per la moda maschile, organizzato da Pitti Immagine a Firenze. Nel 2005 Claudio Buziol muore di una crisi cardiaca, a soli 47 anni.

Nel 2006, il marchio celebra il suo 25° anniversario con una serie di eventi al monastero di San Gregorio a Venezia. In quell’anno, raggiunge un fatturato di 353 milioni di euro, il più alto nella storia dell’azienda. Dall’anno successivo, anche a causa della crisi economica mondiale, per l’azienda inizia un lungo periodo di perdite che porta il fatturato del 2007 a 320 milioni e nel 2008 a 305.

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La squadra di calcio FC Barcellona come sponsor del marchio Replay

Nel 2008, il brand intraprende accordi con Procter & Gamble per il lancio di una linea di profumi REPLAY FRAGRANCES, con Christian Bernard per orologi e gioielli REPLAY TIME&JEWEL e con Arcte per lingerie e costumi da bagno REPLAY UNDERWEAR. in questo stesso anno Gaetano Sallorenzo entra come Managing Director in Fashion Box, lasciando Calvin Klein. Sempre nel 2008 viene avviato il progetto Orient Box, che ottiene subito 80 milioni di euro di vendita.

Il 2009 è un anno di grandi difficoltà. Il fatturato della società scende a 250 milioni e l’azienda è costretta ad effettuare tagli su dipendenti e chiusura di negozi in perdita. Paola Dametto, vedova di Buziol, decide allora – dopo lunghe trattative con diversi interlocutori tra cui anche un ramo degli eredi della famiglia Marzotto – di cedere il 60% di Fashion Box ad Equibox Holding S.p.A.

La Equibox è una società controllata per il 70% da Matteo e Massimo Sinigaglia e per il 30% da Wolfgang Friedrichs, socio nel mercato tedesco. I fratelli Sinigaglia erano già da tempo in affari con Fashion Box come licenziatari Replay nelle calzature, attraverso la Sugi International Ltd. A fine anno, Matteo Sinigaglia prende il posto di Gaetano Sallorenzo, diventando il nuovo amministratore delegato della Fashion Box Group.

In questo stesso anno, Replay avvia una collaborazione con il brand MINI in occasione del cinquantesimo compleanno del marchio londinese, creando un modello di jeans in edizione limitata. A maggio apre il sito di shopping online del brand.

Nel 2010 Wolfgang Friedrichs abbandona Fashion Box ed Equibox Holding S.p.A. ridimensiona la sua presenza nell’azienda trevigiana, mantenendo il 51% delle quote. Vengono lanciate le linee Red Seal e White Seal, capi d’abbigliamento in edizione limitata lavorati con telai speciali e particolari trattamenti. E viene promosso un concetto innovativo di vendita nei flagship store di Milano e Parigi, festeggiato con eventi di risonanza mondiale a cui prendono parte celebrity della moda e della musica.

2011

Invece nel 2011 – anno in cui Replay celebra il suo 30° compleanno – il modello di store inaugurato a Milano e Parigi viene esportato a Barcellona e Londra. Il concept è principalmente focalizzato sulla creazione di un ambiente per il cliente, cioè un contesto che possa offrire una pausa dalla vita quotidiana e che possa cambiare l’idea originale di abitudini d’acquisto.

A settembre di quell’anno, Thomas Wirth diventa il nuovo Managing Director di Replay in Germania. Vengono pianificate nuove aperture a livello internazionale; come Fashion Box Japan, per rafforzare la presa del brand sul mercato asiatico. Successivamente, nel luglio 2012, apre il primo negozio Replay a Beijing, in Cina, in agosto quello a Daikanyama, in Giappone.

2013

Il 2013 è l’anno in cui il brand firma un contratto con il FC Barcelona, come sponsor e fornitore ufficiale del team, per un periodo di quattro anni. Alcuni giocatori del club hanno fatto da testimonial per le pubblicità del marchio.

A Milano nel 2014 apre Replay The Stage, il nuovo flagship store progettato come un set cinematografico. Le maestose scenografiche rendono il negozio particolare nel suo genere e rendono i clienti protagonisti dello store e di una nuova epoca per lo shopping. Purtroppo però, nonostante i nuovi allestimenti, il fronte dei ricavi continua ad essere in calo.

2015

Nel 2015, Neymar Jr., celebrità del calcio internazionale e capitano della nazionale brasiliana, firma un contratto di tre anni come ambassador di Replay. In questo stesso anno, apre il ristorante Replay The Stage in Piazza Gae Aulenti e, a  dicembre, Paola Dametto esercita l’opzione di uscita dalla società Fashion Box incassando circa 40 milioni di euro per il 49% delle sue quote societarie. A fine anno il bilancio è ancora critico, con perdite di oltre 20 milioni di euro.

Alla Dametto, nel 2016, subentra la Holding cinese Belle International che diventa azionista del marchio Replay, lasciando invariata la quota maggioritaria di Equibox. Inoltre Replay firma una collaborazione con Fedez, cantante e produttore discografico, per una serie di t-shirt e felpe dai colori accesi e dai rimandi tribali, a marchio NoGodz.

Gli ultimi anni hanno visto una lenta e costante ripresa del marchio Replay, accompagnata dal rafforzamento del gruppo dirigente dell’azienda che si concentra sui punti focali dello sviluppo.

RECENTEMENTE

Nel 2018 la star calcistica Neymar Jr. e il brand italiano rinnovano gli accordi per altri tre anni. Nel 2019 Replay organizza una campagna pubblicitaria in collaborazione con la supermodella Emily Ratajkowski e il calciatore Neymar Jr. per lanciare Hyperflex+, un denim innovativo creato da un mix di fibre speciali.

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Nel 2016 lancia il modello jeans Touch

Si ricordano le partecipazioni di importanti personaggi del mondo dello spettacolo come Irina Shayk, Bar Rafaeli, Alessandra Ambrosio, Stella Maxwell e Joan Smalls fotografate dal duo Alas e Marcus Piggott per alcune campagne di Replay.

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Alessandra Ambrosio per Replay

ROBE DI KAPPA

Robe di Kappa è un brand di abbigliamento informale, destinato a chi vuole indossare nel tempo libero e nelle attività professionali i capi classici del casual di qualità, ma a prezzi accessibili.

Robe di Kappa – da non confondere con il quasi omonimo marchio Kappa – è un brand di abbigliamento informale, destinato a chi vuole indossare nel tempo libero e nelle attività professionali i capi classici del casual di qualità, ma a prezzi accessibili. Robe di Kappa è un brand di proprietà del Gruppo torinese BasicNet, la stessa azienda che detiene in portafoglio anche il marchio Kappa, che si rivolge però a un segmento di mercato completamente diverso: quello dell’abbigliamento, degli accessori e delle calzature activewear e streetwear.

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Logo di BasicNet, gruppo torinese proprietario del marchio Robe di Kappa

ROBE di KAPPA

Indice

  1. Gli inizi
  2. Le difficoltà economiche
  3. La ripresa
  4. La Polo
  5. Nello spazio
  6. Il logo
  7. Ambassador celebri

Gli inizi

Robe di Kappa nasce nel 1968 come costola del preesistente brand Kappa, creato nel 1956, che a quel tempo era un marchio di abbigliamento intimo – calze e underwear – di proprietà del Maglificio Calzificio Torinese, fondato nel 1916 dall’imprenditore Abramo Vitale.

Le difficoltà economiche

Dopo anni di solidità economica e di espansione commerciale, nel 1968 il Maglificio Calzificio Torinese versava in gravi difficoltà finanziarie. I magazzini erano pieni di magliette della salute invendute, a maniche lunghe e corte. Il fallimento era vicino. Si racconta che, un giorno a Parigi, il 23enne Maurizio Vitale – pronipote del fondatore e neo-amministratore delegato – si soffermò a osservare John Lennon durante un’intervista televisiva: indossava la camicia di un caduto in Vietnam. Il giovane Vitale capì che i tempi stavano cambiando e che tutti i giovani avrebbero voluto seguire l’esempio del proprio idolo, abbandonando l’abbigliamento formale – fino ad allora praticamente obbligatorio nelle università, sul lavoro e persino nel tempo libero – a favore di una moda informale e unisex.

La ripresa

Fu così che Maurizio Vitale fece tingere di verde militare le magliette invendute. Le sarte del Maglificio Calzificio Torinese ci cucirono sopra gradi e stellette. Grazie alla rete commerciale di Kappa, il nuovo prodotto conquistò l’Italia. Giuseppe Lattes, anziano presidente dell’azienda torinese, pur rallegrandosi per l’intuizione del giovane imprenditore, indicò quelle nuove magliette – stranissime ai suoi occhi – come “robe”. E Maurizio Vitale ebbe la sua seconda intuizione: era nato il marchio Robe di Kappa.

La Polo

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Celebre capo icona di Robe di Kappa, la Polo

Vitale individuò presto nella polo il capo d’abbigliamento adatto a rappresentare il nuovo brand: un prodotto che divenne subito icona e che – a 50 anni di distanza – resta il grande best seller del marchio, proposto a ogni stagione in decine di grafiche e colori, classici e nuovi. La polo Robe di Kappa è ancora oggi il risultato di un lungo e rigoroso processo industriale: il tessuto piqué viene ottenuto dalla lavorazione a nido d’ape del cotone, mentre le cuciture a incastro sulla spalla garantiscono nel tempo la vestibilità.

Dal 1968 a oggi, il marchio Robe di Kappa ha progressivamente abbandonato l’unisex a favore del total look, con collezioni che – oltre alla celebre polo – comprendono da molti anni anche maglie, maglioni, capi spalla, pantaloni, shorts, gonne, abiti, camicie, camicette, T-shirt e accessori. Il marchio Robe di Kappa è distribuito principalmente sul mercato italiano, attraverso più di 100 negozi monomarca. Alcuni sono di proprietà del Gruppo BasicNet; la maggioranza opera in franchising.

Nello spazio

Nel luglio 2017 una versione della Polo Robe di Kappa è stata “lanciata nello Spazio” come parte dell’equipaggiamento personale del team della Stazione Spaziale Internazionale: realizzata in EcoTech, una fibra vegetale che garantisce maggiore idrorepellenza e minore formazione di batteri, è stata sottoposta per due mesi a test di qualità, superati.

Il logo

Spesso il marchio Robe di Kappa viene confuso con il brand Kappa, che è invece destinato a un segmento di mercato molto diverso e che – a differenza di Robe di Kappa – è un marchio globale, presente in oltre 120 mercati nel mondo, nei 5 continenti.

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Il logo di Robe di Kappa

L’equivoco nasce certamente dal logo. Entrambi i brand, infatti, sono rappresentati dalla silhouette di un ragazzo e una ragazza seduti a terra, appoggiati schiena contro schiena con le gambe piegate. Più piccolo e discreto quello cucito sui capi Robe di Kappa; più grande ed “esploso” quello presente sulle collezioni Kappa. In tutti e due i casi, si tratta dell’unico logo nel settore dell’abbigliamento che rappresenti una figura umana, invece di un animale o un segno grafico.

Ambassador celebri

Il marchio ha avuto nel corso dei decenni Ambassador celebri, tutti immortalati con la Polo Robe di Kappa da altrettanto celebri fotografi (uno su tutti: Oliviero Toscani). Dall’allenatore di calcio Marcello Lippi al cantante e showman Elio (Elio e le Storie Tese); dall’idolo del Napoli Diego Armando Maradona al campione di F1 Jacques Villeneuve; dal fuoriclasse del motociclismo Loris Capirossi al presentatore televisivo Piero Chiambretti; dallo schermidore Andrea Baldini alla pallavolista Francesca Piccinini; passando dai fratelli dello sci italiano Matteo e Francesca Marsaglia alla signora internazionale del golf Diana Luna.

Rothschild

Klàra. Sarta ungherese. Attiva dagli anni ’30 ai ’70, con le differenze dettate dalle circostanze storiche. Prima della guerra, aveva un atelier a Budapest con 150 lavoranti. Nel dopoguerra, il regime comunista la costrinse (1951) a chiuderlo e a trasformarsi in stilista per la nomenklatura, con il permesso di stagionali viaggi a Parigi per comprare modelli e ispirarsi alle sfilate della haute couture. Ogni anno, la sarta proponeva due collezioni di 130 abiti, sfilando nei grandi alberghi della capitale magiara.

Rieger

Hans. Stilista austriaco. Sostiene che la moda va creata osservando le donne camminare per strada. Non nasce come stilista ma come esperto di marketing, materia che ha studiato all’università di Vienna. Alla fine degli anni ’80 scopre la sua vera vocazione: dopo aver lavorato come free lance per varie aziende d’abbigliamento austriache, nel ’92 presenta la prima collezione con il suo marchio.

Ruffinelli

Carla (1922-1998). Pittrice, illustratrice e giornalista di moda. Era nata a Torino. Aveva studiato all’Accademia Albertina. È stata allieva di Felice Casorati. Durante la guerra ha collaborato alla realizzazione del primo film italiano a cartoni animati, Il ladro di Baghdad. Ha illustrato, per la casa editrice San Paolo, moltissimi libri per bambini e ragazzi, fra cui le favole di Andersen, di Perrault e i fratelli Grimm. Per quasi trent’anni, su Famiglia Cristiana, ha disegnato una pagina di consigli di moda intitolata Mi vesto così.

Richmond

John (1961). Stilista inglese. Si ispira agli anni ’50, alla cultura del corpo e all’hard rock. Dopo il diploma al Kingston Polytechnic, dal 1982 inizia a lavorare come consulente di altre griffe. Nell’85, si associa a Maria Cornejo. Dall’87 si mette in proprio e, due anni dopo, crea il marchio Destroy. Nel ’96 debutta con una collezione donna a cui, un anno più tardi, affianca l’uomo.  Sfila in una chiesetta di via Daverio a Milano. Il che non è tanto particolare dato che lo stilista, stagione dopo stagione, dà appuntamento agli addetti in questa deliziosa “casa di Dio”. Ciò che colpisce è il contrasto tra gli affreschi sui muri e la collezione particolarmente forte. Questa volta Richmond provoca davvero: un tema principale della sua collezione è proprio la religione. Sfilano T-shirt con croci applicate, collane con croci luccicanti, jeans e T-shirt con l’immagine di Gesù applicata e una mantella bianca che richiama la stola dei preti. Dopo aver ottenuto un discreto successo a Milano con la presentazione delle sue collezioni, entra in contatto con l’imprenditore Saverio Moschillo, che fa produrre le sue collezioni dalla Falber di Forlì. Grazie ad una straordinaria rete distributiva il marchio Richmond ha un enorme successo. Le collezioni sono tre, la John Richmond, la linea di prêt-à-porter “Richmond X” e la linea di jeans “Richmond Jeans”. Entro il 2011 è prevista l’apertura di oltre 100 negozi in tutto il mondo, oltre al lancio di una linea di profumi e di orologi.

Rocha

John (1953). Stilista irlandese di origini cino-portoghesi. Lascia la nativa Hong Kong per studiare moda a Londra. Si laurea nel 1977 e, l’anno successivo, sfila con la sua prima collezione donna. Innamorato delle tradizioni tessili irlandesi, si trasferisce a Dublino nel ’79 e apre il suo primo negozio nell’85. Tra l’87 e l’89, soggiorna a Milano per seguire la produzione della sua linea. Gli anni ’90 vedono una sua rapida ascesa. Nel ’93, lancia la linea Uomo e vince il primo di diversi riconoscimenti: il British Designer of the Year. Nel ’95, inaugura show room a Parigi e a Dublino e firma un accordo con il Waterford Wedgewood Group per disegnare complementi d’arredo. Nel ’96, nasce John Rocha Jeans. Nel ’97, si accorda con la Itochu Fashion Systems, Giappone, per la distribuzione asiatica. È del ’98 il negozio londinese di Sloane Square. Il suo stile sta fra l’orientale e il celtico. Sono sue le uniformi della Virgin Atlantic Airlines. Ha disegnato costumi per il cinema. È proprietario dell’albergo The Mirrison a Dublino, interamente arredato da lui. Viene pubblicato Texture, form, purity, details dalla Conran-Octopus, in cui Rocha racconta se stesso e illustra la filosofia che da sempre lo lega al mondo dell’immagine. Il libro è corredato da molte fotografie e disegni.

Rees

Dai (1961). Modista inglese. È nato in Galles e vive a Londra. Studia design in ceramica e vetro al Central Saint Martin’s College of Art (1992) e al Royal College of Art (’94). Collabora con stilisti d’avanguardia, in particolare Alexander McQueen, Julien Macdonald, Sonja Nuttal e Moschino e si occupa dell’immagine di vetrine e boutique. I suoi copricapo-sculture, estrosi e innovativi nell’uso dei materiali, sono richiesti per diverse mostre, fra cui, nel ’98-99, Addressing the Century100 years of art and fashion alla Hayward Gallery di Londra. Il Victoria and Albert Museum ha acquisito suoi pezzi per la collezione permanente. Dai Rees Millinery and Accessories esiste come marchio dal ’97, anno in cui lo stilista ha cominciato a partecipare alla London Fashion Week con la propria collezione.  Ail, così si chiama la collezione di moda femminile a cavallo tra i due millenni. Un filo conduttore unisce la collezione primavera-estate 2000 con l’autunno-inverno 1999. Truit, così viene battezzata (albero, in gaelico), trae ispirazione dai panorami del Galles. I tagli, molto geometrici, esaltano la silhouette femminile e, come sempre, i tessuti sono prodotti esclusivamente da fabbriche inglesi e irlandesi. I motivi grafici si rifanno ai virtuosismi celtici e i ricami alla tradizione britannica. Le scarpe abbinate alla collezione sono di Christian Louboutin e i gioielli disegnati dallo stilista con Naomi Filmer.

Rakocevic

Verica (1948). Stilista serba di alta moda. È nata a Belgrado. Per le sue collezioni prende spunto dalle tradizioni della sua terra. Propone cappotti etnici di lana colorata, giacche dai ricami tipici e gonne tempestate di perle che ricordano i costumi folkloristici. Dopo aver studiato ingegneria, ha aperto a Belgrado un suo atelier. Recentemente ha sfilato a Los Angeles chiamando come testimonial Sharon Stone e Kevin Costner. In più di una occasione ha partecipato alla settimana dell’Alta Moda di Roma.