Rossetti

Rossetti Elsa (1915). Giornalista, organizzatrice di manifestazioni e sfilate di moda in Italia e all’estero.

Rossetti Elsa (1915). Giornalista, organizzatrice di manifestazioni e sfilate di moda in Italia e all’estero. Titolare del settore moda di Stampa Sera dal 1960 al 1989 e del Radiocorriere dal 1965 al 1971, coordinò per 21 anni (dal 1955) e presentò le sfilate del Samia di Torino realizzando, per lo stesso — e per la prima volta — sfilate promozionali di moda italiana a Düsseldorf, Londra, Belgrado e, per l’Istituto del Commercio Estero, a Tripoli (fino all’avvento di Gheddafi), a San Salvador, Copenaghen, Dublino, Reykjavik. Coprì questo ruolo, su incarico della Fiat, sempre negli anni ’70, all’insegna del binomio vincente moda-automobile, a Salonicco, Atene, Rodi, Voloz, Buenos Aires, Stoccolma: viaggi, allora, avventurosi per i quali sceglieva le più celebri top-model (all’epoca, solamente indossatrici…). Successivamente, organizzò la Settimana dell’impermeabile a Firenze (chiamata da Beppe Modenese) e, negli anni ’70-80, per l’Associazione serica Comofoulard, le sfilate-spettacolo all’auditorium di Bonn, alla Royal Albert Hall di Londra, a Düsseldorf mentre, per le Associazioni Industriali di Padova e Milano, portò a Mosca, nel 1984, la prima sfilata italiana di prêt-à-porter, alta moda e calzature.

Rhodes

Rhodes, Zandra (1940). Stilista inglese. Se si pensa alla rottura degli schemi, alla rivoluzione del costume e della moda che venne dalla Londra dei…

Rhodes, Zandra (1940). Stilista inglese. Se si pensa alla rottura degli schemi, alla rivoluzione del costume e della moda che venne dalla Londra dei Beatles, dalla Swinging London, è giusto fare spazio a Zandra Rhodes per talento e sapienza anche tecnica nell’uso dei materiali. È nota per i particolarissimi tessuti lavorati, per l’uso di stoffe esotiche e di motivi art déco e a zig zag. Si è formata, studiando al Medway College of Art e successivamente al London Royal College of Art dove si è laureata nel 1966. Insieme a Sylvia Ayton, ha lanciato la Rhodes & Ayton, aprendo nel ’67 una boutique a Fulham Road. La sua prima collezione è invece del ’69. Da allora le sue creazioni si sono sempre imposte per l’originalità dei modelli: abiti da sera in chiffon e seta leggeri e decorati a mano ma anche mantelli di feltro dagli orli bucati e tuniche di satin ricamate. Dona 3 mila suoi modelli al nuovo Fashion & Textile Museum di Londra. La collezione può essere vista solo su appuntamento o attraverso l’archivio digitale nella biblioteca del Museo.

Rockabilly

Rockabilly. Colori accecanti, ciuffo sulla fronte, camicie col laccio di pelle e la borchia argentata al posto della cravatta, stivali a punta, meglio se pitonati, ancor meglio se borchiati, giubbotto in pelle, jeans che diventano intramontabili, pantaloni aderenti, colletti larghi. È la moda dei ragazzi del rock’n roll degli anni ’50, quella delle star della musica come dei teddy-boys inglesi. Dagli inizi degli anni ’80, rispunta, rivisitata, sotto la bandiera del gruppo americano Stray Cats. Il successo della rivisitazione è tale da resistere lungo tutto il decennio ’90.

Roberts

Roberts, Patricia (1945). Disegnatrice inglese di maglieria, cardigan e golf coloratissimi. Uscita dal Leicester College of Art, nel ’67 ha cominciato a lavorare nel reparto maglieria dei grandi magazzini Ipc di Londra. Cinque anni dopo, si è messa in proprio. L’attenzione di Vogue le ha aperto la strada delle boutique dove lei stessa si presentava con la valigia dei suoi golf fatti a mano. Il primo negozio con la sua insegna è del ’76. Ne ha aperti altri due nel ’79 e nell’82.

Rive Droite

Rive Droite. Si fa risalire la nascita della haute couture parigina alla creazione nel 1858, in rue de la Paix, della casa di Charles Frédérick Worth, il sarto prediletto dall’imperatrice Eugenia, dalle eleganti Belle Époque, da attrici e anche da prostitute di alto rango. Il successo del quartiere, del ricco VIII arrondissement sulla riva destra della Senna si amplifica fino agli anni fra le due guerre del ‘900. Vi approdano Poiret, Chanel, Nina Ricci, Schiaparelli e lo spagnolo Balenciaga. Nei primi vent’anni dell’ultimo dopoguerra, quando proliferano nuovi creatori e, accanto all’haute couture, comincia a imporsi il prêt-à-porter di lusso, la Rive Droite continua a essere il crocevia mondiale della moda. Tutto ruota attorno a due strade: rue du Faubourg Saint-Honoré e avenue Montaigne. Sulla prima si affaccia l’Eliseo, ma, per il turista qualsiasi, l’interesse per il palazzo presidenziale è eclissato dal lusso delle vetrine circostanti di Cardin, Féraud, Lanvin, Azzaro o Versace. Altrettanto celebre è l’avenue Montaigne, dove si alternano la casa madre di Christian Dior, quelle di Nina Ricci, di Ungaro, di Scherrer. Nelle adiacenze immediate si trovano pure Balmain e Balenciaga, in rue Franµois I, e Carven al Rond-Point des Champs Elysées. Negli anni ’60, la haute couture entra però in un periodo di mutazione, che sarà accelerata dalla rivolta giovanile del maggio ’68. La nascita dello stile unisex, l’evoluzione sociale, economica e tecnica, il mutare dei costumi di vita la fanno arrancare. Oggi l’alta moda serve a incrementare altre attività più lucrative, come la vendita di profumi o del prêt-à-porter firmato. Solo 18 case fanno ancora parte del sindacato della haute couture.

Robilant

Robilant (di), Gabriella (1900-1999). Stilista. Aprì, nel 1936-37, un atelier-negozio a Milano in via Santo Spirito e lo chiamò Gabriella Sport. Faceva appunto una moda sportiva o, come si sarebbe detto gergalmente più tardi, casual: pullover, sottane, doposci e i larghi pantaloni da donna che stavano attecchendo in quegli anni. Gabriella de Bosdari era stata moglie di Andrea di Robilant e, con lui, aveva, fra Venezia e Parigi, vissuto intensamente la mondanità, i piaceri, la spensieratezza dell’alta società di quel tempo. Divorziata, era approdata a Milano, con i figli, e s’era messa a lavorare, anticipando, forse per necessità, la stagione delle donne che bastano a se stesse, tirano avanti la famiglia e si “realizzano”. Gabriella Sport ebbe successo, tanto da resistere, come fama, alle tempeste del secondo conflitto mondiale. Quando, nell’immediato dopoguerra a Roma (vi si era trasferita per fuggire dai bombardamenti su Milano), decise, finanziata da alcuni amici, di rilevare la sede romana della sartoria Ventura in piazza di Spagna, tenne quella firma pur dedicandosi all’alta moda. L’aiutava professionalmente madame Anna, che era stata la volitiva, intelligente direttrice della maison Ventura. Fu una breve avventura. Nel ’49, Gabriella si risposò con il principe siciliano Giardinelli. Per qualche anno fece la spola fra Palermo e Roma, tenendo aperta la sartoria. Agli inizi del decennio ’50, si ritirò. Più tardi, divenne presidentessa nazionale delle Soroptimist e scrisse il libro Una gran bella vita (Mondadori). È morta quasi centenaria.

Ridgers

Ridgers Derek (1950). Fotografo inglese. Nasce a Londra. Ha studiato grafica e pubblicità alla Earling School of Art, insieme alla futura pop star Freddy Mercury. Diplomato nel 1971, per 10 anni Ridgers lavora in campo pubblicitario come art director, prima di dedicarsi alla fotografia a tempo pieno. Dopo i primi successi — ritratti di musicisti pop per New Musical Express — prosegue cogliendo nelle figure dei giovani punk e dei frequentatori dei locali notturni londinesi (realizzati con una tecnica a cavallo fra la grafica dei comics e la pittura rinascimentale) il segno innovativo di una moda spontanea e spesso volutamente sgradevole creata dalla strada. Ha esposto a Londra, Dublino e Parigi.

Rota

Rota
Rota

Rota Titina (1898-1978). Costumista italiana. Negli anni della seconda guerra mondiale ha diretto il settimanale Grazia. Milanese, veniva da una famiglia di musicisti. Nino Rota, premio Oscar per la colonna sonora del Padrino, era suo cugino. In teatro ha lavorato, fra gli altri, per Guido Salvini (La Locandiera), per Max Reinhardt (Sogno di una notte di mezza estate e Il mercante di Venezia), per Renato Simoni. Nel dopoguerra, si ritirò a Capri, dedicandosi alla pittura.

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Costumista cinematografico

Rossi Lodomez

Rossi Lodomez, Vera (1902-1988). Giornalista italiana. Elegante, colta, dotata di uno spirito autenticamente toscano e di grande humour, avvantaggiata dalla perfetta conoscenza di più lingue, ebbe un ruolo importante al fianco di Giovanni Battista Giorgini, collaborando alle grandi sfilate di Palazzo Pitti. Amica del celebre disegnatore Gruau, lo accompagnò negli Stati Uniti per visitare le scuole di moda: all’epoca un avvenimento eccezionale. Rossi Lodomez lavorò per Novità e altri periodici femminili. Di lei si ricordano — con la firma Vera — la rubrica Annabella in Cucina, il libro omonimo (Rizzoli, 1955) e soprattutto la prima edizione del Cucchiaio d’Argento (Domus, 1950) e il Nuovissimo cucchiaio d’argento (1972) di cui fu coautrice. Le sue feste di Natale della moda (così come quelle di Jole Veneziani) hanno lasciato una traccia memorabile.

Rubin Chapelle

Rubin Chapelle. Marchio di prêtà-porter creato da Sonja Rubin (1971), austriaca, e Kid Chapelle (1970) dell’Ohio: si incontrano al Fashion Institute of Technology e, nel 1995, decidono di unire la loro creatività. Avevano entrambi già lavorato per altri stilisti dai quali avevano scoperto il gusto per il minimalismo ma volevano personalizzarlo. Kid, un ex ingegnere, considera i suoi abiti delle costruzioni, usa cuciture a vista, colori forti, magliette geometriche. Sonja ha molta fantasia. Insieme amano vestire donne libere, senza preconcetti e un po’ stravaganti. Hanno già conquistato i grandi magazzini americani. A New York, sulla quattordicesima strada, apre un avveniristico negozio con aree semovibili, schermi al plasma e altre trovate tecnologiche e interattive studiate dall’architetto Annabel Selldorf. Rubin fa parte della ormai folta schiera di stilisti che ha detto “no” alle pellicce.