Ones

Ones. Ditta comasca produttrice di tessuti serici. Nel 1925 Angelo Onnis deposita il marchio “Giovanni Ones di Angelo Onnis” all’Ufficio Provinciale dell’Economia Corporativa, continuando la produzione di “seterie all’ingrosso” iniziata dal padre (1872). Dal 1929, comincia una produzione di stoffe per abbigliamento femminile affidata a operai che lavorano a domicilio ma con telai di proprietà della Ones. Nel 1936, i macchinari vengono trasferiti in uno stabilimento a Maccio di Villa Guardia (Co) occupato prima in affitto e poi acquistato. Dal ’65 l’azienda si dedica a una produzione di tipo mediofine, destinata non più ai grossisti ma ai confezionisti del settore pronto moda, anche per il mercato internazionale. In corrispondenza della morte e del ritiro degli ultimi eredi di Angelo, aumentano le esportazioni: nel 1984, i tre quarti delle vendite complessive sono estere, per assestarsi in seguito sul 50 per cento. All’inizio degli anni ’90, l’azienda vira verso una produzione di tipo classico, meno legata alla moda. Nel ’96, la Ones abbandona il settore produttivo per dedicarsi esclusivamente all’attività commerciale.

Omicini Luciana

Omicini, Luciana(1933). Giornalista. È stata una delle direttrici storiche di Annabella, che ha guidato dal ’76 all’82, in un periodo caldo della storia della rivista, mentre l’universo femminile subiva i poderosi scossoni della contestazione femminista. Per i direttori di settimanali del settore sono anni in cui il rapporto con la società civile è obbligatorio e i segnali che ne provengono impongono continui cambiamenti di rotta anche radicali. Ed è quello che fa Omicini con la sua Annabella. Chiusa l’esperienza col settimanale Rizzoli, dall’84 al ’91 assume la direzione di Insieme, mensile per la donna e per la famiglia, e cerca di far passare, attraverso le pagine patinate, un’immagine sognante della maternità, realizzata anche attraverso una particolare cura della fotografia.

Ombelico

Ombelico. Nuova zona erogena, o supposta tale, venuta ad allinearsi con le altre del corpo femminile più consolidate e interpretate in ogni tempo.

La moda anni ‘80

Grazie alla moda dei tardi anni ’80, soprattutto, ma non solo, giovanile: la maglietta, la camicetta lasciano scoperto il punto vita, il pantalone e la gonna si fermano ben al disotto, liberando alla vista l’ombelico, con esiti più eleganti e circoscritti anche nell’abito da sera.

Ombelico in vista nella storia

Le fanciulle del mosaico nella villa romana di Piazza Armerina del IV secolo d.C. danzano indossando un costume antesignano del bikini e offrono un’immagine rara dell’ombelico in evidenza. Nelle sempre più frequenti letture antropologiche delle vicende della moda e del costume, si è collegato il nodo, che segna il distacco dal corpo materno e insieme ne ricorda l’imperitura, inconscia dipendenza, a un richiamo alla vita. E in India la particolare energia femminile (“shatti”), non a caso, si situa nell’ombelico, che appare così palpitante nelle danzatrici del ventre. In attesa che la cosmetica o la chirurgia estetica si occupino della sua bellezza, ci hanno pensato i gioiellieri proponendo di incastonarvi un diamante o un rubino.

ombelico
fanciulle del mosaico nella villa romana di Piazza Armerina del IV secolo d.C

On Aura Tout Vu

On Aura Tout Vu
On Aura Tout Vu

On Aura Tout Vu studioso francese di progettazione stilistica e di realizzazione mirate alla bigiotteria, ai bottoni e agli accessori. È stato aperto a Parigi nel 1995 da Livia S. Stoianova, Yassen V. Samonilov e André de Sa Péssoa. Era un piccolo laboratorio artigianale. Tre anni dopo, con il consolidarsi del successo, si è dato l’assetto di una vera e propria società. Oltre a una propria collezione che commercializza al dettaglio, lo Studio lavora per le firme del prêt-à-porter e dell’alta moda, da Dior a Rabanne, da Lacroix a Galliano, da Saint-Laurent a Ted Lapidus.

Oxus

Oxus Griffe italiana di borse. L’ha ideata Raphael Mamet ed è realizzata dall’esperienza dei maestri pellettieri della Gru.P. Italia, specializzata in pelletteria di qualità e licenziataria di marchi famosi. L’azienda, con sede commerciale a Milano e impianto produttivo a Salzano nei pressi di Venezia, rappresenta una delle maggiori realtà operanti nel settore. Le Oxus sono sacche simili a piccole sculture, in grado di contenere ogni ingombro, assumendo ogni volta forme diverse.

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Marshall Field & Co

Oldfield

Oldfield Bruce (1950). Stilista inglese, conosciuto in particolare per i suoi abiti da sera e di rappresentanza. Ha vestito molte attrici, membri della famiglia reale inglese e dell’aristocrazia europea. tra le sue clienti si ricordano Sienna Miller, Barbra Streisand, Catherine Zeta-Jones, Anjelica Huston, Charlotte Rampling, la regina Noor e la regina Rania di Giordania, Lady Diana. Oldfield si diploma a pieni voti in Fashion Design al Ravensbourne e alla Saint Martin’s School of Art nel 1973.

Quello stesso anno sfila la sua prima collezione per Henri Bendel a New York. Raccoglie molti consensi per il suo stile semplice e allo stesso tempo sofisticato. nasce nel 1975 la sua label, la Bruce Oldfield Ltd., con il lancio di collezioni di prêt-à-porter in Europa e in America. apre a Londra nel 1984 il suo primo negozio di prêt-à-porter e couture. Ha un giro di clientela internazionale.

1985 – Oldfield

vince il Bath Museum nel 1985 of Costume Dress of the Year Award e il Times Designer of the Year Award. Nel 1987 diviene membro onorario dello Sheffield Polytechnic. Oldfield viene insignito del premio OBE nel 1990 per l’apporto dato alla moda. diviene membro onorario del Royal College of Art e delle Università di Durham e Sheffield. Nel 2004 pubblica la sua autobiografia Rootless. Negli ultimi anni, oltre al prêt-à-porter, alla couture e ai vestiti da sposa, ha creato le uniformi per Alexandra Corporate Clothing (2000). Ha inoltre disegnato accessori per la St. James Homes (2001), ridisegnato le uniformi per lo staff di McDonald’s (2008). Il tratto distintivo dello stile di Oldfield è la cura per il taglio. Lo caratterizzano la costruzione dell’abito e l’attenzione per i dettagli, unita all’alta qualità dei tessuti. Il fine è quello di creare degli abiti e uno stile in grado di durare nel tempo e che valorizzino una femminilità raffinata.

Oreste Boggio Casero

Oreste Boggio Casero. Industria di tessuti fini e finissimi in pura lana, “cachemire“, seta e lino. La fondano nel 1972 a Cerreto Castello (Biella) da chi le ha dato il proprio nome e vi ha immesso una lunga esperienza di lavoro come dirigente di progettazione in primarie aziende laniere. Il 70 per cento della produzione la esportano negli Stati Uniti, Estremo Oriente, Europa. L’azienda biellese appronta il Mythos Super 180’s, un tessuto di pura lana da 14,5 micron la cui finezza la paragonano al cachemire.

Osti

Osti, Massimo (1944-2005). Stilista italiano. È considerato un “designer di vestiti oggetto”. Privilegia la funzionalità e la comodità piuttosto che le tendenze. Basa il suo lavoro sulla ricerca: accoppiamento di diversi materiali, finissaggi e tinture particolari, spalmatura di strati impermeabili su tessuti di diverse composizioni. Nella collezione estiva del ’91 propone un materiale che, nato dalla ricerca tecnologica giapponese, trasforma in un oggetto di utilità: il Reflective Jacket, un tessuto impermeabile al quale un sottile strato di microsfere di vetro conferisce la particolarità di riflettere sorgenti luminose anche molto deboli. Il Reflective Jacket, oltre che alla normale vendita, è destinato alle spedizioni in quota, alle missioni speleologiche, alla navigazione a vela, a tutte quelle attività dove — nei casi di emergenza — la possibilità di venire immediatamente individuati aumenta la sicurezza. La messa a punto di questo tessuto, ottenuta partendo da una ricerca sulle materie prime, ha rivoluzionato un settore tradizionalmente conservatore. Nel 1999, il periodico di abbigliamento maschile Arena Homme Plus sceglie lo stilista italiano che ha creato la Stone Island, come il designer più influente degli anni ’90. Nell’estate 2000, va in commercio il risultato del connubio Osti-Levi’s-Philips: Levi’s ICD+. È il primo esempio credibile di abbigliamento tecnologico. Si tratta di una linea di giacconi con telefonino e MP3 player incorporati nelle tasche, risultato di un progetto di lunga durata della Philips, chiamato Wereable Electronics. Quando squilla il telefono si interrompe la riproduzione musicale MP3. I capi sono in materiale impermeabile e lavabile.

Olimpias

OLIMPIAS
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Olimpias azienda manifatturiera tessile con sede a Grumolo delle Abbadesse presso Vicenza. Costituita negli anni Ottanta, raggruppa diverse aziende produttive e complementari (Goriziana, Galli Filati, Filma, Piobesi, Tessuti Pordenone, Lanificio Follina e Texcontrol) in modo tale da curare l’intero processo della filiera, dalla fibra fino al preconfezionamento del tessuto.

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Olimpias Group

Questa holding è collegata al gruppo Benetton ma è completamente autonoma (ha creato progetti di abbigliamento anche per Calvin Klein, Burberry, Replay) e raggiunge un fatturato di circa 270 milioni di euro all’anno (2005), producendo 40 milioni di metri di tessuto e 10 milioni di chili di filati. Olimpias è un’azienda fortemente improntata alla sperimentazione, come testimoniano le recenti proposte come ad esempio quella di Texcontrol, denominata “Color fusion”: un progetto che rivede antiche tecniche tintoriali riattualizzate, per tingere e lavorare al laser fibre naturali, che in questo modo vengono reinventate e ridisegnate. Dal 2003 Olimpias intensifica la sua presenza a fiere e manifestazioni di settore, tra cui Moda In Milano, Pitti Immagine Filati e Mod Amont. Nel 2004 invece esordisce a Première Vision presentando le collezioni Primavera/Estate del Lanificio Follin, Tessuti Pordenone e Piobesi. Nel 2008 Olimpias collabora con il gruppo Coop per il rilancio dell’area abbigliamento negli ipermercati, con la collezione Joyful, e nel 2009 presenta una collezione di T-shirt in Milkofil, un innovativo filato biologico ricavato dal latte, che ha delle proprietà benefiche per il corpo, in particolare per la pelle.