MISSONI

Indice

  1. Le origini
  2. I fondatori
  3. Il primo laboratorio
  4. Il debutto
  5. Lo stile Missoni
  6. Premi e riconoscimenti
  7. Missoni e l’arte
  8. La seconda generazione
  9. La prima collezione maschile di Luca Missoni
  10. L’espansione del brand 
  11. I risultati
  12. Missoni celebra 50 anni
  13. Gli anni recenti
  14. Situazione attuale

Le origini

Missoni è un marchio leader dello stilismo mondiale soprattutto nel settore della maglieria, che ha completamente rivoluzionato in senso creativo e innovativo, con uno spiccato, inconfondibile, vibrante senso del colore. Con i Missoni, la maglieria diventa moda e, insieme, arte applicata.

I fondatori

L’azienda è stata fondata da Ottavio (Tai) Missoni (1921) e dalla moglie Rosita Jelmini (1931) nel 1953, anno del loro matrimonio. Si erano conosciuti a Londra, in occasione delle Olimpiadi del 1948: il bell’Ottavio, già campione italiano assoluto sui 400 metri nel 1938 e a Vienna campione mondiale studentesco, era finalista nei 400 a ostacoli. Aveva anche una piccola attività di produzione di tute sportive a Trieste. Rosita, minuta, giovanissima, già molto determinata, veniva da un’esperienza stilistica nell’azienda di famiglia, produttrice di scialli e biancheria per la casa.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Il matrimonio di Ottavio e Rosita, 1953.
Ottavio e Rosita nel giorno del loro matrimonio, il 18 aprile 1953.

Il primo laboratorio

Cominciarono con un piccolo laboratorio nel seminterrato della loro abitazione di Gallarate. Loro prima cliente fu la boutique di Biki a Milano, poi, nel 1958, La Rinascente. La prima a segnalarli sulla stampa fu Anna Piaggi su Arianna (1965) che, nel 1967, gli dedicò anche la loro prima copertina.

Il debutto

Nel 1966 c’è la prima sfilata in collaborazione con Emmanuelle Khanh; mentre del 1967 è il debutto a Palazzo Pitti, con un’anticipazione del nude look.

Successivamente, nel 1969 costruiscono lo stabilimento di Sumirago, con villa annessa; sempre “casa e bottega”, ma il successo è ormai internazionale. Bloomingdale’s apre nel 1970 un punto vendita Missoni nella sede di New York.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. I look della prima sfilata a Palazzo Pitti, 1969.
I look della prima sfilata a Palazzo Pitti, 1969.

Lo stile Missoni

È di quell’anno l’invasione del “put-together“, libera e solo apparentemente casuale mescolanza e sovrapposizione di punti e fantasie, che resterà come segno distintivo dello stile Missoni, insieme con il patchwork, con le righe colorate e con il “fiammato” bianco nero e arcobaleno. Ma ci saranno anche le greche, le reti, gli scozzesi, i motivi derivati del folclore, in particolare i disegni astratti “africani”; poi la maglia-pelliccia, le lane cotte, i tweed, gli elasticizzati.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Tessuti esposti alla mostra "Missoni, art, colour".
Tessuti esposti alla mostra “Missoni, art, colour”.

Lo spessore variabile dei filati e delle texture, le invenzioni grafiche e tecniche, i sensibili accostamenti di colore, le radici di un discorso legato alla cultura artistica europea, soprattutto l’arte astratta e informale, ma anche a un certo decorativismo dell’arte applicata di area anglosassone, un’attenta evoluzione delle forme, sempre in stretto connubio con il materiale, ma soprattutto una grande sincerità, libertà e felicità creativa.

Questi sono gli elementi che hanno trasformato Missoni in un modo di vivere e i loro abiti in oggetti amati. Tutti i loro prodotti sono affascinati per forma, colori e materiali.

Premi e riconoscimenti

Tutto questo ha fatto della moda Missoni molto più che una moda, un modo di vivere, e dei loro abiti dei veri oggetti d’affezione, lusinghieri per forma, per colore, per sostanza. Nel 1972 il New York Times decreta:

“I Missoni fanno la migliore maglieria del mondo e, secondo qualcuno, la moda più bella del mondo”.

Women’s Wear Daily li colloca fra i primi 20 Fashion Power, Vogue America fra i 10 stilisti europei che più influenzano il modo di vestire internazionale. Nel 1973, gli assegnano il Neiman Marcus Award. È il primo di una lunga serie di riconoscimenti: il Tomy Award nel 1976; il Premio Italia nel 1986; a Rosita il Premio Internazionale del Design a New York; a Ottavio il cavalierato del lavoro nel 1993, il Pitti Immagine nel 1994; l’attestato di Honorary Royal Designer for Industry nel 1997 a Londra.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Ottavio nel suo ufficio.
Ottavio nel suo ufficio.

Verso la metà degli anni Settanta iniziano a creare biancheria per la casa e tessuti per arredamento; già producono accessori, poi gioielli. Ottavio comincia a esporre i suoi arazzi nelle gallerie d’arte, prima a Venezia, poi in tutto il mondo. Nel 1976 si apre la prima boutique Missoni a Milano: seguiranno altre 5 in Italia, 2 a Parigi, 3 in Germania, 3 in Giappone, altre 5 in Oriente una a New York.

Missoni e l’arte

Ottavio, che veste sempre in maglione, viene riconosciuto fra i dieci uomini più eleganti del mondo. Il nome di Rosita viene dato a un fiore e a una stella. I 25 anni del loro lavoro vengono celebrati, nel 1978, alla Rotonda della Besana di Milano, con una retrospettiva che, due anni dopo, è ospitata dal Whitney Museum of American Art di New York.

A Firenze e successivamente a Milano nel 1994 il mondo dei Missoni è raccontato dalla mostra Missonologia. Nel 1995, è Gallarate a festeggiarli con l’esposizione Ottavio e Rosita Story. Due sono le mostre in Giappone nel 1996: al Sazon Museum of Art e al Nagoya City Museum. Prototipi della moda Missoni figurano nelle collezioni permanenti del Moma di New York, del Dallas Museum of Art, del Museum of Costum di Bath. I Missoni hanno creato anche costumi per il teatro lirico (Lucia di Lammermoor, Teatro alla Scala di Milano, 1983) e per il balletto (David Parsons Dance Company, 1994).

La seconda generazione

Nel 1997 nasce la prima collezione Missoni tutta in tessuto, prodotta e distribuita da Staff International. L’anno successivo debutta Missoni M, per uomo e donna, in collaborazione con la Marzotto. Nello stesso anno, i Missoni acquistano la nuova sede, un palazzo di 6 piani nella milanese via Durini. Vi traslocheranno Rosita e Tai con i loro figli a cui, al culmine di una nuova serie di successi, premiati dalla critica e dal mercato per la loro esemplare fedeltà alla propria cifra stilistica, hanno passato, nel 1997, il timone dell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Un ritratto di famiglia.
Un ritratto di famiglia.

Angela (1958) è così art director, responsabile dello stile; Vittorio (1954) responsabile commerciale; Luca (1956) responsabile tecnico. Inoltre, della tribù Missoni fanno parte, a garantire il futuro del nome, nove nipoti. Continua così quella tradizione di azienda a forte connotazione familiare e a carattere artistico-artigianale che, pur nel grande sviluppo e nel successo internazionale, ha reso tanto amabile questo nome, non solo nel mondo della moda e della cultura.

LA PRIMA COLLEZIONE MASCHILE DI LUCA MISSONI

Luca Missoni firma la sua prima collezione maschile per l’inverno 2001-2002. La maglia è reinterpretata con grafismi in sovrapposizione, righe, zig-zag che sembrano pennellate, disegni fiammati. In una continua ricerca sulla materia, su punti, trame, fantasie che appartengono da sempre alla storia Missoni e a quella del costume. Collezione che si affida anche ai contrasti tra tessuti secchi e asciutti e sete morbide o maglie brillanti e luminose. Per la primavera-estate 2002, colori sbiaditi, e piquet traforato, di cachemire leggerissimo.

L’espansione del brand

A dicembre 2001 la collezione di scarpe Missoni Sport viene prodotta e distribuita da Big Time. La licenza ha un valore che supera i 13 milioni di euro. Per quanto riguarda il resto della produzione, Missoni ha annunciato:

 “Basta cedere le licenze. Dal 2002 produrremo e distribuiremo noi la linea Missoni Sport”.

Sono stati fatti imponenti investimenti, con un’area di 2.500 metri quadrati nei pressi di Samirago, interamente dedicati alla linea Sport. Anche i negozi e i corner monomarca verranno ristrutturati. All’interno del marchio, continua la ricerca su nuovi tipi di tessuto e procedimenti di agugliatura. Caratteristico resta il fiammato bianco, grigio e beige.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Un classico tessuto.
Un classico tessuto “fiammato” Missoni.

I RISULTATI

L’azienda chiude il 2002 con un fatturato di circa 130 milioni di euro (di cui oltre 62 realizzati con la prima linea).  Nel corso dell’anno, Missoni ha realizzato vendite dirette per 51 milioni di euro, contro i 48 milioni dell’anno precedente. L’export, concentrato in Giappone, U.S.A. e Germania, rappresenta oltre l’85% dell’intero giro d’affari. Accanto ai negozi multimarca, la griffe possiede 12 boutique monomarca a vendita diretta e circa un centinaio in franchising.

A gennaio del 2003, dopo circa 20 anni di collaborazione con Seibu, Missoni cambia il distributore per la prima linea in Giappone. Firma un accordo quinquennale di distribuzione con Kashiyama Onward, uno dei più grandi industriali tessili. Il Giappone rappresenta per la griffe circa 15 milioni di euro e il 25% del business.

Missoni celebra 50 anni

Per il 2003 anche altre novità: la celebrazione del cinquantenario dell’azienda con due mostre, una a Milano e l’altra a Tokyo e, in settembre, l’apertura di una boutique di 70 metri quadrati all’interno di Harrods a Londra.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Missoni celebra 50 anni.
Missoni celebra 50 anni.

Ad aprile 2003 viene inaugurato il nuovo show room di Missoni a Milano in via Solferino, un’ex-fabbrica di ombrelli di fine Ottocento, in fondo a un cortile della vecchia Milano. Vittorio Missoni spiega che la location è perfetta oltre che per presentare insieme le diverse linee anche per sfilate, esposizioni o altro genere di eventi. La ex-fabbrica apparteneva a lontani parenti dei nonni di Rosita Missoni. Un mese dopo Missoni celebra i 50 anni dalla sua fondazione con una grande sfilata a Vienna, sulla piazza del Municipio, per l’apertura dell’undicesima edizione del Life Ball, tradizionale notte di beneficenza per la lotta contro l’Aids.

GLI EVENTI

A giugno viene rilanciata la collezione maschile che rappresenta circa un terzo del fatturato, puntando soprattutto sullo sviluppo degli accessori. Luca Missoni presenta la sua collezione a Milano Moda Uomo. Maglie dai mille colori mischiati insieme, micropolo aderenti in crêpe di cotone stampato a losanghe, maglie in tulle e viscosa, cardigan a zig-zag grandi e vistosi, leggerissime canotte in filo di lino lavorato a piccola rete o intessute con fili di lurex, trasparenze che simulano un effetto tatuaggio, maglie-camicie di seta e lamé per la sera.

Moda e design si uniscono, a luglio 2003, per le automobili della casa giapponese Mazda, che ha fatto da sponsor alle sfilate di AltaRoma. Dopo la serie di spider Mx-5, con allestimenti esclusivi e in serie numerate, Missoni firma i colori e gli interni dell’ultima Mx-5, realizzata in unico esemplare e venduta all’asta online, a favore dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla).

A novembre i festeggiamenti per i 50 anni continuano con la presentazione della collezione Primavera/estate 2004 a Tokyo, presso lo Yoyogi National Stadium. Il Giappone ama lo stile italiano e l’evento richiama 3000 persone. Tai e Rosita, inoltre, mettono in mostra un centinaio di abiti in una retrospettiva a Milano. Tra questi, la celeberrima tuta blu marchiata “Italia” di Ottavio per la Nazionale di atletica (1948) e la prima tuta in lurex oro (1958).

Gli anni recenti

A gennaio 2004 viene firmato un accordo con Pagnossin, a capo del Gruppo Richard Ginori. Quest’ultimo crea una linea di stoviglie e oggetti per la casa creati da Rosita, parte della collezione Missoni Home. Ad aprile si svolge il terzo premio “Dama d’argento” presso il Museo Poldi Pezzoli. “Le persone che fanno grande Milano” includono Ottavio e Rosita. Viene concordata una licenza quinquennale con Silvio Vecellio Reane (Allison Holding Group) per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista. Nel mese di settembre viene rinnovato fino al 2010 l’accordo di licenza con Marzotto.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La collezione Missoni Home.
La collezione Missoni Home.

Nel 2005 si svolge l’Esposizione Universale in Giappone ad Aichi, e Tai viene chiamato a rappresentare il Friuli-Venezia Giulia. Lo stand include l’installazione “Harmony from Diversity”. L’opera consiste in una serie di manichini completamente vestiti da maglieria patchwork, ed è frutto della collaborazione di Ottavio e Luca con il designer Angelo Figus. A marzo 2005 viene siglata una licenza con Estée Lauder per la produzione e la distribuzione di una linea di profumi Missoni.

Sempre nel 2005 viene firmato un altro accordo di licenza, stavolta con Rezidor Hotel Group, per creare una catena di 20 Hotel Missoni in tutto il mondo. L’accordo tuttavia termina nel 2014 e le due strutture Missoni, una ad Edimburgo e l’altra nel Kuwait, hanno cambiato marchio, rimanendo proprietà della Carlson Rezidor.

Situazione attuale

Il 2007 porta un cambiamento ai vertici dell’azienda: Massimo Gasparini viene infatti nominato Direttore Generale, avviando così un processo di trasformazione dell’apparato direttivo, che da una conduzione di tipo famigliare passa a uno schema manageriale. Il Consiglio di Amministrazione resta composto da Vittorio, Angela e Luca Missoni. Missoni ha obiettivi chiari per il futuro. Oltre al raddoppio dei punti vendita monomarca si punta su progetti paralleli, come ad esempio la creazione del Museo Missoni, dove sarà esposto il patrimonio storico dell’azienda, a cura di Luca Missoni. Angela Missoni, già direttrice creativa della linea donna, diviene responsabile unica dello stile della maison, occupandosi dunque anche della collezione uomo.

Nel 2011 Missoni lancia una collezione di soli 400 pezzi in collaborazione con Target. La collezione viene venduta in un giorno. Dato il grande successo, Missoni collabora ancora una volta con Target nel 2014. Il giorno del lancio, il sito era down a causa dell’altissimo interesse per la collezione.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La collezione per Target.
La collezione di Missoni per Target.

Il 2013 è un anno difficile per tutta la famiglia. Vittorio, Amministratore Delegato del brand, muore in un incidente aereo nei pressi del Venezuela. Dopo 4 mesi muore anche Tai, creatore del marchio.

GLI ULTIMI ANNI

Ad aprile 2015 il Museo MA*GA di Gallarate (VA) dedica ad Ottavio e Rosita Missoni una mostra dal titolo “Missoni, l’arte, il colore“. La mostra crea un dialogo tra la moda e l’arte europea del XX secolo, esplorando la creatività e lo spirito imprenditoriale della maison italiana, oltre che la straordinaria cultura e la genialità dei suoi due fondatori. Viene poi ospitata la stessa mostra nel maggio 2016, presso il Museo della Moda e del Tessuto di Londra, in collaborazione con la Woolmark.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La mostra "Missoni, art, colour" al Fashion and Textile Museum di Londra.
La mostra “Missoni, art, colour” al Fashion and Textile Museum di Londra.

Nel 2017 viene lanciata una capsule collection di abbigliamento sportivo per il sito di e-commerce di lusso mytheresa.com. La collezione comprende 6 pezzi creati da Angela Missoni, e il volto della campagna è Jennifer Missoni, nipote di Angela. Durante la sfilata per la collezione Autunno/Inverno 2017 Angela Missoni fa un discorso per invitare le persone ad abbracciare l’unità, i diritti umani e la famiglia. Afferma che il rosa è ormai il nuovo nero, insieme a tutta la famiglia rappresentante lo stile Missoni.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. I Missoni indossano i cappelli Pink Pussy durante la sfilata Autunno/Inverno 2017.
I Missoni indossano i cappelli Pink Pussy durante la sfilata Autunno/Inverno 2017 per supportare i diritti delle donne.

Il 2018 è l’anno delle novità. Dopo aver unificato le sfilate, a partire dal 2017, nel marzo entra a far parte di Elite, il programma internazionale di Borsa Italiana dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita. La linea M Missoni viene prodotta da Gilmar (proprietario di Iceberg e licenziatario del brand N°21) e vede il gradito ritorno alla direzione creativa di Margherita Missoni, dopo l’addio all’azienda di famiglia per seguire progetti professionali differenti. Il 15 giugno dello stesso anno, il gruppo annuncia di aver ceduto il 41,2% al Fsi Mid-Market Growth Equitiy Fund. La partnership consente a Missoni di espandersi a livello globale.

Nel 2019 la griffe del varesotto sigla una collaborazione con Adidas, progettando una collezione di abbigliamento sportivo e scarpe da running, che coniuga innovazione e artigianalità. La linea comprende anche il celebre modello di sneakers Ultraboost di Adidas con tomaia lavorata a maglia e realizzata nella caratteristica tecnica del ‘fiammato’ di Missoni. Nel 2020, Livio Proli (ex gruppo Armani) è il nuovo AD di Missoni. Al manager italiano, la responsabilità di “sviluppare il business di Missoni, in modo ambizioso e sostenibile, anche alla luce delle nuove condizioni sociali, economiche e finanziarie che si andranno a ridefinire sui mercati internazionali per gli effetti domino della pandemia Covid-19”, come dichiara il marchio in una nota ufficiale.

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Marziali

Simona Marziali. Stilista italiana. Dopo gli studi liceali, Simona si diploma presso l’Accademia di Alta Moda  romana Koefia e si perfezione con un master in maglieria a Firenze.  A soli 21 anni inizia a collaborare come designer per importanti brand del settore come Gilmar e Diesel. Per queste etichette lavora sul segmento maglieria. 

Simona Marziali MRZ. Look autunno/inverno 2020-21

Nel 2012 fonda il suo eponimo marchio che mette in evidenza le sue eccellenti doti nella knitwear. Abilità tecniche acquisite sia a scuola sia nel laboratorio tessile di famiglia che produce maglieria da oltre 40 anni. 

Nel 2018 arrivano i primi riconoscimenti alla carriera. Vogue Talents la annovera tra i migliori nuovi brand in circolazione. Nello stesso anno, durante Who Is On Next?, riceve il premio Franca Sozzani ex-aequo con MTF Maria Turri della creativa Maria Turri Ferro. Sempre nel 2018 le viene riconosciuto il Penelope Price. L’anno seguente, nel 2019, sfila durante la kermesse AltaRoma e, nel 2020, sfila da protagonista nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Lo stile di Simona Marziali riscopre i valori estetici di fine Novecento con l’uso di maglieria pregiata che va a comporre un look moderno e ricercato. Giochi di morbide sovrapposizioni dalla silhouette abbondante, evidenziano l’impegno quotidiano della donna MRZ: le mille sfaccettature di una business woman o di una giovane studentessa che indossa uno stile contemporaneo.

 

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Murano

Murano Francesco. Fashion designer di origine salernitane. Dopo il conseguimento del diploma in Arti plastiche e Design presso il liceo artistico Carlo Levi di Eboli, studia allo IED di Milano quando viene contattato dal personal stylist di Beyoncé. L’artista statunitense, durante il brunch dei Grammy Awards 2020 indossa un abito grigio con spalle pronunciate che vanno a marcare la scollatura profonda, chiusa da revers. La rigidità della silhouette si ammorbidisce con un drappeggio ton sur ton sul davanti.

Beyoncé indossa un abito Francesco Murano durante il brunch Grammy Awards 2020

Come ogni fashion designer si rispetti, sin da piccolo nutre la passione per gli abiti tanto da crearne alcuni con svariati lembi di stoffa, anche con i fazzoletti. Lo ispira tutto ciò che lo circonda, persino le feste patronali. Arte e danza, però, nutrono la sua verve artistica. Non da meno, attinge dalla moda anni Ottanta per creare nuove silhouette. Linee che gli hanno permesso, nel 2019, di vincere il premio Milano Moda Graduate e, durante lo “IED Graduate Fashion Show 2019, il premio Franca Sozzani. Ulteriore riconoscimento allo stilista italiano giunge a settembre del 2020 quando vince, per la sezione prêt-à-porter donna, il premio Who Is On Next? XVI edizione. 

 

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McCartney

Stella McCartney (1971). Stilista inglese. Figlia di Paul (Beatles) e Linda McCartney.” Da sempre interessata alla moda, ha la prima esperienza di lavoro nell’atelier di Lacroix a Parigi all’età di 15 anni. Finite le scuole superiori, lavora per un breve periodo da Betty Jackson e, poi, per Vogue Inghilterra. Segue il corso di laurea alla Saint Martin’s durante il quale fa uno stage presso il sarto di Savile Row, Edward Sexton. Si fa notare nella sfilata di fine corso (1995), invitando le amiche (top model del calibro di Naomi Campbell) ad andare in passerella. I paparazzi, già presenti per i celebri genitori, impazziscono. Inaugura subito il suo atelier nella zona trendy di Notting Hill Gate.

Stella con il padre Paul McCartney

Il debutto in Chloé

Nel ’96 viene selezionata dall’amministratore delegato della Chloé, Mounir Moufarrige, per sostituire Lagerfeld alla direzione stilistica della maison francese. Lagerfeld, indignato, avrebbe commentato: “Chloé voleva un grande nome e l’ha avuto. Dalla musica, non dalla moda”. La mossa, per buone o cattive ragioni che fossero, ebbe l’effetto desiderato: rilanciando la griffe contemporaneamente alle altre maison parigine che avevano assunto giovanissimi stilisti inglesi, rinsanguerà di novità e di freschezza le collezioni. Lo stile McCartney per Chloé si rifà al passato con dolci merletti e ricami, ma in un contesto decisamente sexy da Pretty Baby anni ’70 e con gli occhi bene aperti sugli anni ’90.

Il lancio dell’eponimo marchio

Dopo aver fondato nell’aprile 2001 la propria azienda ed essere entrata alla stessa data nel Gruppo Gucci, Stella ha deciso di aprire il suo primo negozio, investendo circa un milione e mezzo di euro per una chiesa sconsacrata nella East London, vicino a Portobello Road. Adidas ha affidato a Stella McCartney il restyling di alcuni modelli storici. La stilista ha firmato le Adidas Monza, disegnate per i piloti di Formula 1, e le Boxe Champ Speed. I due modelli, realizzati in azzurro, rosa, giallo, arancio e beige, accanto alle tre strisce tipiche di Adidas, portano il marchio Snm dei prodotti firmati Stella McCartney.

La stilista, prossima a sposarsi con l’editore di Wallpaper Alasdhair Willis, ha appena venduto la casa di Notting Hill per un milione e mezzo di sterline e andrà a vivere nel più elegante quartiere di Belgravia. Inaugurazione del nuovo store a New York, in Bruton Street, quattro piani in un edificio edoardiano interamente ristrutturato, che prima ospitava una galleria d’arte. Entra nel progetto Absolut Vodka con il suo Absolut Stella che integra le collezioni Absolut Fashion (Versace, Gucci, Gaultier). Riceve la laurea ad honorem dall’università di Dundee in Scozia. Durante la cerimonia, tenutasi all’Estorick Gallery di Londra, è stata premiata assieme a Seamus Heaney, Nobel per la letteratura. A Parigi non è presente papà Paul ma Stella dedica a lui e ai fratelli la sua sfilata, che inizia con una versione remixata della canzone di Mary Poppins.

Stella McCartney. Look collezione primavera/estate 2020

È una collezione facile e leggera per colori e tessuti. Bluse fatte di fettucce, gonne svolazzanti e pantaloni aderenti e affusolati. Unica eccentricità, tante grandi zip usate come decoro e i capi rovesciati che si usano al contrario. Niente di ricco per la sera, ma semplici abiti di jersey con qualche applicazione di baguette di cristallo.

Re-invention tour: gli abiti per Madonna

Nel 2004 la stilista disegna gli abiti per il Re-invention Tour di Madonna, quelli per il tour estivo di Annie Lennox e i costumi di Gwyneth Paltrow e Jude Law per il film Sky Captain and the World of Tomorrow. Nel novembre 2005 la collaborazione con H&M porta un successo enorme, tanto che la collezione della McCartney è sold out in tempo record. Nel 2007 crea una nuova linea di prodotti per la pelle, organica al 100% e lancia la prima linea di lingerie. Nel 2008 la McCartney sigla una collaborazione con Adidas. La collezione è stata accolta con il favore della clientela tanto che la partnership è destinata a durare negli anni. Si allarga, poi, la proposta dell’eponimo brand che, nel 2010 si estende anche alla linea kids, vestendo bambini e bambine da 0 a 12 anni.

Nuovi riconoscimenti per Stella arriva nel 2012 quando ai British Fashion Awards viene premiata con il “designer brand” e “designer of the year”. Ciò prova come la sua influenza nella moda stia diventando sempre più affermata. A conferma, il debutto nel segmento uomo nel 2016.

Situazione attuale

Continua, inoltre, l’impegno per la sostenibilità. Il marchio Stella McCartney, infatti, nel 2017 registra solo il +2% di impatto ambientale. Nel 2018, dopo 17 anni di sodalizio, la stilista divorzia dal gruppo del lusso Kering. La designer, acquisendo da Pinault il 50% di azioni, assume il 100% del controllo della sue etichetta. Il 20 maggio dello stesso anno, la stilista disegna l’abito da sera indossato dall’ex duchessa del Sussex, Meghan Markle, per la festa di matrimonio. Un long dress bianco, dalla silhouette minimale.

L’anno successivo, nel 2019, la stilista si allea con il gruppo LVMH al fine di “accelerare lo sviluppo worldwide della casa di moda Stella McCartney in termini di business e strategia, rimanendo fedele al consolidato impegno verso il lusso sostenibile e etico“.

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Massei

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Massei, Enrica (1947). Stilista italiana. Dei suoi studi artistici ha conservato il gusto e la ricerca di un felice, inusuale cromatismo, costanti anche in periodo di nero dominante e la fedeltà alla spoglia geometria, soprattutto di Malevich.

Dei suoi primi anni di apprendistato a Parigi, assistente di Lagerfeld da Chloé, l’audacia inventiva dell’alta moda, che medierà nelle sue collezioni di un prêt-à-porter (1978) ricco per scelta di tessuti particolari e materiali inediti, plastiche madreperlacee, resinati stropicciati e per novità del taglio all’interno di forme lineari; e infine per perizia tecnica negli intarsi di colore timbrico o neutro sia in senso decorativo che strutturale.

Massei Enrica arriva al prêt-à-porter, trasferendosi a Milano, dopo un periodo di lavoro a Torino nella sartoria di famiglia, la Sanlorenzo, con due collezioni di alta moda in passerella a Roma, ma anche di collaborazione con grandi aziende, come la Hettemarks e la Vestebene.

Esperienze di cui si giova la sua moda pronta, tesa a vestire una donna attiva che sceglie l’abito funzionale per la sua comodità, ma vuole sentirsi in sintonia con la razionale grazia del design, personalizzata dall’inedito accento del colore.

McFadden

McFadden, Mary (1938). Stilista americana. Di ispirazione etnica, ha fatto largo uso di tessuti africani e cinesi nelle giacche trapuntate e nelle…

McFadden, Mary (1938). Stilista americana. Di ispirazione etnica, ha fatto largo uso di tessuti africani e cinesi nelle giacche trapuntate e nelle tuniche di seta a pieghe in stile Fortuny. Nata a New York, ha vissuto tutta l’infanzia in una piantagione di cotone vicino a Memphis nel Tennessee. Laureata in sociologia alla Columbia University, dal ’62 al ’64 si è occupata di relazioni pubbliche per Dior a New York. Nel ’65, McFadden si è trasferita in Sud Africa dove ha lavorato come redattrice di moda per Vogue. Nel ’68, si è spostata in Zimbabwe aprendo un atelier per giovani scultori africani. Rientrata a New York, nel ’76 ha fondato la sua società disegnando anche parecchi abiti da sera dalle stoffe luminose e vivaci. Ha ricevuto il Coty Award nel ’78 e oggi fa parte del Council of Fashion Designers of America. La lista dei premi ricevuti si amplia con un secondo Coty Award, un Neiman Marcus Award e il riconoscimento della Rhode Island School of Design. La designer di origini irlandesi è oggi presente in due Halls of Fame d’America: al Coty Hall e nella Best-Dressed List Hall of Fame. 2002, marzo. A South Beach le viene consegnato il Fashion Week of the Americas alla carriera, perché “leggenda americana della moda e innovatrice a livello internazionale”. Per la prima volta da quando è stato istituito, nel 1999, il premio va a una creatrice non ispanica.

Musée Vuitton

Musée Vuitton è ad Asnières, nella casa di Louis Vuitton, il fondatore della maison, e primo stabilimento. La dimora è dell’800. Nelle due sale…

Musée Vuitton è ad Asnières, nella casa di Louis Vuitton, il fondatore della maison, e primo stabilimento. La dimora è dell’800. Nelle due sale principali il repertorio delle valigie, i manifesti, le foto narrano, attraverso una museografia senza fronzoli, i 150 anni di una strepitosa storia artigianale. Lo stabilimento, che per certe lavorazioni è ancora in funzione, è la viva testimonianza di una saga imprenditoriale. Si visita su appuntamento.

Mammini

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’ 800…

Mammini è una sartoria italiana specializzata in abbigliamento per equitazione. È a Roma, in via del Corso. La sua storia comincia alla metà dell’800 a Pisa con Attilio Mammini, già noto per essere stato il sarto di Giuseppe Mazzini. A quei tempi, l’attività dell’atelier non era ancora mirata al guardaroba per cavalcare. La svolta si ebbe tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, quando si cominciò a montare in modo diverso e vennero accorciate le staffe. La gamba era più piegata in sella e, quindi, il pantalone dovette diventare a sbuffo. Pericle Mammini, il figlio di Attilio, decise di modellare i calzoni dei cavalieri per facilitarne l’assetto. Nel ’29, la famiglia, su consiglio del principe Odescalchi, decise di aprire anche a Roma. La prima sede si trovava a poca distanza da piazza Santi Apostoli. Fino agli anni ’40, la sartoria fu in grande auge fra gli ufficiali di cavalleria. Era fornitrice di Casa Savoia. La notorietà di Mammini si basava sulla sapienza sartoriale e sulla scelta dei tessuti pregiati. Per confezionare i pantaloni a sbuffo venivano scelte (avviene tutt’oggi, nonostante l’attività sia molto ridotta) covercoat e cavalry twill, per l’estate si lavorava con il cotone e il fustagno scamosciato. Gary Cooper, di passaggio a Roma, si fece confezionare pantaloni di pelle francese e parecchie giacche. Anche Marlon Brando ed Elizabeth Taylor erano clienti affezionati così come l’imperatrice iraniana Soraya che ordinava completi da amazzone. La sartoria ha servito campioni e gentleman rider, come i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo e Graziano Mancinelli. È ancora oggi tra le pochissime in grado di fare su misura giacche da concorso ippico e da caccia alla volpe.

Macario Jiménez

Macario Jiménez. Designer messicano fortemente legato al concetto di silhouette femminile, che caratterizza le sue collezioni con un tocco di sensualità

Macario Jiménez. Designer messicano fortemente legato al concetto di silhouette femminile, che caratterizza le sue collezioni con un tocco di sensualità ed eleganza molto vicino alla Haute Couture. I suoi pezzi sono spesso realizzati in materiali preziosi e hanno spacchi, scolli e applicazioni luccicanti. Nasce in Guadalajara da una famiglia di industriali. Si inizia ad interessare alla moda fin da piccolo e, nonostante suo padre non fosse d’accordo, a 17 anni parte per Milano per studiare all’istituto Marangoni. Dopo gli studi lavoro per Gianni Lo Gudice e nel 1994 aprì il suo primo negozio.

Margiela

Margiela Martin (1957). Stilista belga. Studia all’Académie des Beaux Arts di Anversa. Allievo prima del corso di grafica, poi di quello dedicato alla moda

Margiela Martin (1957). Stilista belga. Studia all’Académie des Beaux Arts di Anversa. Allievo prima del corso di grafica, poi di quello dedicato alla moda, espone i suoi primi abiti in collettive con altri cinque diplomati dell’Accademia. Lavora a Milano all’inizio degli anni ’80, poi torna ad Anversa come stilista di alcuni grandi magazzini.

Prima collezione

È nell’84 che firma la sua prima collezione di moda pronta femminile. Nello stesso anno, diventa assistente di Gaultier col quale resta fino all’87. A Parigi, si associa a Jenny Maeirens e nell’ottobre ’89 lancia una sua collezione di prêt-à-porter. Le caratteristiche del suo stile appaiono subito in tutta evidenza: grande creatività nell’uso di tecniche e spunti, con elementi ripresi da tutte le culture, motivi etnici, materiali riciclati e riusati. Nell’89, il Musée Galliera di Parigi gli dedica una mostra. È il primo, nel ’90, a rompere con la tradizione e a sfilare al di fuori della Cour Carrée del Louvre: da allora sceglierà sempre luoghi d’atmosfera come un tunnel delle ferrovie o un garage abbandonato. La sperimentazione resta la sua cifra distintiva e le sue collezioni sono una fucina di idee.

Margiela direttore artistico per Hermes

Nel ’97 è stato nominato direttore artistico per il prêt-à-porter della Maison Hermès. Acquisizione della Maison Martin Margiela da parte di Renzo Rosso presidente del Gruppo Diesel. Lo stilista belga, che lavora per Hermès e ha una sua maison a Parigi, aveva bisogno di un partner forte per svilupparsi. Il patron di Diesel è divenuto azionista di maggioranza e presidente di Neuf Group, società proprietaria della griffe Margiela che ne segue la gestione operativa. In minoranza è entrata a far parte del Gruppo anche Mitsubishi Corporation. Restano sempre azionisti nella società Martin Margiela e Jenny Maeirens che con lui ha fondato la maison nel 1988 a Parigi. Margiela è attualmente presente in 260 multimarca nel mondo e fattura oltre 18 milioni di euro. Nel 2008 la Maison Martin Margiela firma un accordo con L’Oréal per la creazione di una linea di profumi.