Mapplethorpe

Mapplethorpe, Robert (1946-1989). Fotografo statunitense. Nasce a New York. Ha la passione del sassofono che studia e suona con qualche talento, ma poi decide di iscriversi al Pratt Institute da cui esce nel ’70 con un diploma in fotografia. Le sue prime immagini sono influenzate dalla collaborazione con la cantante e poetessa Patty Smith, sua compagna di studi e, allora, sua musa ispiratrice.

Dalla Polaroid degli inizi Mapplethorpe passa all’Hasselblad usata solo sul treppiede, restando fedele sia al bianconero sia al formato quadrato da lui considerato come particolarmente armonico. Il suo rapporto con la moda non è stato diretto, anche se intenso: prima di dedicarsi totalmente alla ricerca (ritratto, nudo e i suoi sconvolgenti fiori), realizza nell’83 il volume Lady per le cui immagini la modella e bodybuilder Lisa Lyon indossa modelli di Armani, Ferré, Carolina Herrera, Montana, Krizia, Saint-Laurent e altri.

Ma Ke

Ma Ke. La più importante stilista cinese della nuova generazione. Nata nel 1971, ha un approccio filosofico alla moda, che attraverso la creazione dei suoi abiti la porta a una vera e propria ricerca artistica. Con il suo marchio Exception de Mixmind, è distribuita in più di 60 negozi in tutta la Cina e rappresenta una delle griffe più amate dagli intellettuali e dagli artisti, come dimostra il premio che il regista Jia Zhangke ha ottenuto al Festival di Venezia del 2007 per un documentario sulle creazioni di Ma Ke. Dal 2007 la seconda etichetta Wuyong è presentata a Parigi con grande successo. Atmosfere sognanti, rielaborazioni in chiave astratta degli abiti tradizionali cinesi con contaminazioni occidentali.

Moda del Sol

Moda del Sol. Associazione spagnola che, nel 1963, mentre il fenomeno del prêt-à-porter sta dilagando in Francia e in Italia, raduna diverse industrie di tessuti e confezioni, con l’obiettivo di mettere la moda spagnola al passo con quelle tendenze e di portarla alla ribalta internazionale. Il concetto è quello dell’unione fa la forza. Quest’alleanza di industrie tessili e industriali dell’abbigliamento si affida a un unico stilista, José Maria Fillol che ha un background parigino. A cavallo degli anni ’60 e ’70, l’esperimento ha successo. Le collezioni Moda del Sol sfilano al Salone del prêt-à-porter di Parigi e attraversano l’oceano. Dall’81, l’associazione pubblica un vademecum sulle tendenze stagionali in modo che gli associati abbiano una finestra sul mondo internazionale della creatività, del design di moda.

Mido

Mido. La più importante rassegna merceologica dedicata agli occhiali. Si tiene alla Fiera di Milano nella prima metà di maggio. Da alcuni anni, è anche la vetrina del fashion design applicato agli occhiali. A cavallo tra lo status symbol e l’accessorio di moda, gli occhiali da vista e da sole sono diventati un essenziale elemento del look individuale. In ogni sua edizione, il Mido consacra nuovi marchi, generalmente provenienti direttamente dal mondo della moda, come Prada, Gattinoni e Vivienne “Westwood nell’edizione ’99. L’industria italiana degli occhiali ha toccato nel ’98 un fatturato di 2400 miliardi, per il 70 per cento alimentato dall’export, e detiene il 24 per cento del mercato mondiale, seconda solo alla Germania. La mostra, giunta alla 32esima edizione, ha registrato la presenza di 1.200 aziende provenienti da tutto il mondo. Fra i settori più importanti Mido Trend, con le proposte più all’avanguardia, e Mido Tech, dedicato a tecnologia e innovazione. Due zone sono riservate ai buyer stranieri, Foreign Club e l’esclusiva Mido Club. In collaborazione con la Triennale di Milano, Mido ha promosso la mostra Gli occhiali presi sul serio. Flessione del 33,4 per cento nel numero di visitatori, in totale 25.500, dovuta ai timori per la Sars e ai ponti di Pasqua. In calo soprattutto le presenze italiane (meno 48,8 per cento), più contenuto quello dall’estero (meno 20,9). Gli espositori sono stati complessivamente 1.118.

Mantero

Industria italiana della seta. Ha sede a Como. Viene creata da Riccardo Mantero nel 1902. Riccardo, che era emigrato in bicicletta da Novi Ligure con tutto il suo guardaroba addosso, comincia come venditore della tessitura Camozzi-Rosasco. Successivamente dell’azienda Bosisio-Camani-Cattaneo.

Parallelamente impara il mestiere di “coventer”, di “cordone ombelicale” fra i clienti e l’industria, fra la domanda e l’offerta. Diventa interprete della domanda. È colui che, facendo il giro dei clienti, ne raccoglie i desideri diversi rispetto al campionario delle grandi ditte (un colore più vivo, un disegno più piccolo) e trova i setaioli che si assumono l’ordine.

1902, si mette in proprio

Nel 1902 si mette in proprio con un deposito di “pezze” al terzo piano di via Mentana 12, aiutato dalla moglie e dalla cognata. Nel proprio Dna ha il genio del commercio.

Può già costruirsi nel 1927 una sede di rappresentanza in via Volta, dove ancora la Mantero ha i suoi uffici. Nel 1927, dopo aver comprato qualche telaio e averlo installato presso una seteria amica, riesce a varare la Fabbrica Seterie Riccardo Mantero.

Tessitura di Menaggio

Nel 1940, acquisisce la Tessitura di Menaggio, diventa industriale, mantenendo, però, una forte attitudine commerciale che da tempo ha trasmesso a uno dei suoi due figli, Beppe: nove mesi l’anno in giro per l’Italia con le valigie del campionario, come farà il primo dei suoi otto eredi, Riccardo.

Figlio Beppe moltiplica le fortune di Manero

È Beppe il moltiplicatore delle fortune imprenditoriali Mantero. Alla morte del padre, nel 1951, dà avvio a una politica d’espansione. Acquisisce la Alitess (tessuti mirati all’alta moda) e, nel 1956, una storica seteria comasca, la Cugnasca.

Gli anni ’50 sono — successe anche nel decennio ’40 con il Crespo 108 — caratterizzati dal lancio di una particolare seta: Favola, un matelassé caratterizzato da un effetto a rilievo. È soprattutto il successo di Favola a finanziare la realizzazione del nuovo stabilimento di Grandate (tessitura a cui successivamente viene aggiunta la tintostamperia) nel 1960.

fioriscono società legate al marchio Mantero

Mantero affronta un pesante investimento mentre gran parte della borghesia imprenditoriale italiana, terrorizzata dalle prime avvisaglie dell’incontro fra democristiani e socialisti per il varo del centrosinistra, porta i soldi in Svizzera. Lo stabilimento di Grandate è operativo dal 1964. Nel tempo, continuano a fiorire società legate al marchio Mantero: l’Interseta Spa per la produzione delle cravatte (1972), la Mantero of America Inc (1976) e la Mantero France (’78). Beppe muore nel novembre dell’82.

Successori di Beppe

Al timone gli succedono cinque degli otto figli: Riccardo, Federico, Cristian, Michele e Moritz. Il 27 dicembre del 1989, tutte le società della famiglia confluiscono nella Mantero S.r.l., che, l’anno dopo, ribattezzata Gruppo Tessile Serico, diventa la holding della costellazione Mantero e cede tutte le attività operative alla Mantero Seta S.r.l.

Mantero, colosso nel settore serico

Nasce così un colosso senza precedenti nel settore serico. Al principio degli anni ’90, la fotografia del Gruppo è questa: investimenti di 11 miliardi di lire, tutti autofinanziati, per rinnovo dei macchinari e tecnologie avanzate; ricavi netti di quasi 274 miliardi e mezzo; utile di 13 miliardi; “immobilizzazioni tecniche” per 85 miliardi di cui oltre 24 miliardi in soli impianti; 956 dipendenti con un aumento totale dal 1980 del 20 per cento; due stabilimenti (Grandate per la tessitura, la tintoria, la stampa, con una tavolozza quotidiana di 1500 colori e 3 mila “quadri” serigrafici, il finissaggio a Sant’Abbondio per la cravatteria jacquard tinto in filo); cinque linee di tessuti operati e stampati per cravatte; quattro linee di tessuti per il prêt-à-porter femminile di fascia medio alta; una propria collezione di foulard.

Il ‘900

Nel decennio che conclude il ‘900, i Mantero — nelle posizioni di vertice si succedono Riccardo, Cristian, Michele, Federico e Moritz: questi ultimi due sono rispettivamente presidente e amministratore delegato quando, nel 2002, il Gruppo festeggia il proprio centenario — ampliano la società verso il settore laniero e delle fibre sintetiche, azione che culmina con il varo di una joint venture con due aziende giapponesi, per la creazione e la commercializzazione di fibre in poliestere di alta qualità.

Fatturato annuo del ’95, ’96 e ’98 del Gruppo Mantero

Nel ’95, il Gruppo ha un fatturato annuo che si aggira sui 445 miliardi di lire, con il 68 per cento degli introiti che deriva dall’esportazione, un aumento dell’11,5 per cento nei confronti dell’anno precedente, il raddoppio degli utili netti. Nel ’96, il fatturato è stato di 440 miliardi, per adeguarsi successivamente al generale andamento anemico del mercato. Ma nel ’98, l’utile netto di Gruppo ha sfiorato ancora i 29 miliardi.

Da allora ai primi due anni del nuovo millennio, sono stati necessari ulteriori cambi di rotta, ulteriori decisioni strategiche di fondo per potenziare il livello di servizio offerto al cliente, per cogliere quelle opportunità che anche una crisi mette a disposizione. Ha festeggiato il suo centenario con un libro Mantero 100 anni di storia e di seta, a cura di Massimo Pacifico, testi di Guido Vergani, edito da Fos editoriale e comunicazione. A Pitti Immagine Uomo, Mantero ha annunciato di avere firmato un accordo di licenza per la produzione e distribuzione nel mondo delle cravatte di Emilio Pucci.

MARTINI, ALVIERO

Alviero Martini (1950). Stilista italiano. Crea il marchio Prima Classe. Il suo prêt-à-porter è caratterizzato da un abbigliamento legato a uno stile di vita dinamico.

La sua pelletteria è “marcata” da carte geografiche. L’esordio è del 1989. Oggi, il marchio si avvale di 1000 punti vendita e 15 negozi monomarca. Si è inaugurato il primo negozio di New York, in Madison Avenue.

La Land Rover, celebre casa britannica di fuoristrada, sceglie Martini per vestire gli interni della Freelander, la più anticonformista dei fuoristrada. Chiude l’anno con un fatturato di 20 milioni di euro (più 5 per cento), dovuto anche alle buone performance della nuova linea di calzature.

Tra le novità uno Scarabeo 200 Aprilia firmato Alviero Martini — tutto nero — con sedili e borse realizzati nella celebre pelle stampata a mappa geografica. Si è inaugurata la prima boutique a Roma, in via Borgognona, in contemporanea con le sfilate Alta Moda Roma.

Mission to Mars

Mission to Mars, la nuova destinazione di Alviero Martini, che da sempre ha legato le sue collezioni ai viaggi. Ad aprire la sfilata di Milano, Sneja, danzatrice-acrobata bulgara del circo Orfei, si esibisce sulla passerella con le sue evoluzioni.

La donna marziana di Martini si rifà gli anni ’60 di Pierre Cardin. In questa occasione, Martini ha presentato lo scooter Scarabeo di Aprilia, rivestito con la famosa stampa Geo.

Alla fine del 2003 il fondatore Alviero Martini cede la quota di maggioranza dell’azienda alla Final, e nel 2005 la presidente della stessa  e della Alviero Martini, Luisa Angelini, comunica allo stilista che “in linea con la nuova organizzazione e le nuove strategie della società, la stessa non ha più interesse a ricevere la prestazione del sig. Martini quale stilista”.

Il direttore generale Antonella Memo imprime un nuovo corso all’azienda, che ritorna al proprio core business — pelletteria, viaggio e accessori correlati — e riduce la produzione più esplicitamente legata alla moda pur mantenendo la propria presenza all’interno di Milano Collezioni Donna.

Queste scelte si dimostrano ben presto vincenti e la griffe consolida le proprie posizioni là dove era già presente e acquisisce nuovi mercati.

PHILIPPE MATIGNON

Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli: calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

PHILIPPE MATIGNON

Indice

  1. Storia
  2. Sviluppo
  3. Aspetto finanziario
  4. Situazione attuale

STORIA

Eleganza e raffinatezza, stile e femminilità, seduzione e attenzione ai dettagli. Sono queste le caratteristiche su cui Philippe Matignon basa le proprie collezioni. Il sofisticato spirito francese si combina infatti con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli. Tra questi calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

mame PHILIPPE MATIGNON logo
Logo Philippe Matignn

Il brand quindi si posiziona al top dell’eleganza sofisticata. Si prende cura delle donne in ogni dettaglio, rendendole uniche e seducenti in ogni momento della loro giornata così come nelle occasioni speciali. Un lusso accessibile per uno stile che si rinnova ogni anno nelle nuove collezioni.

SVILUPPO

Philippe Matignon è stato acquistato dal Gruppo Golden Lady nel 2003 e ne è il brand di punta. Le calze e i collant vengono fabbricati con i materiali più raffinati e con tecnologie all’avanguardia applicate ai macchinari per creare diversi tipi di intrecciati. Con i propri articoli competitivi, il brand si specializza nei canali di vendita e si posiziona nella gamma di prezzo medio-alta del mercato in relazione all’alta qualità dei prodotti. I partner d’affari infatti possono contare su una costante assistenza e allenamento per condurre gli affari al meglio.

mame PHILIPPE MATIGNON fall winter 2016 2017
Collezione Autunno Inverno 2016-2017

Il brand mira a donne che vogliono appunto distinguersi in un modo originale ma di classe, con una speciale attenzione al comfort, all’eleganza e ai dettagli.

ASPETTO FINANZIARIO

Il brand è posseduto dal Gruppo Golden Lady, un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame PHILIPPE MATIGNON collant senza cuciture
Collant senza cuciture Phillipe Matignon

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

mame PHILIPPE MATIGNON welcome man
Welcome Man di Philippe Matignon

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

MONCLER

Moncler, storica azienda di abbigliamento sportivo, ha legato la sua immagine al “Piumino Moncler” che ha imposto uno standard internazionale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moncler & Lionel Terray
  3. La fama del piumino
  4. Remo Ruffini
  5. Collaborazioni e campagne pubblicitarie
  6. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Moncler, 1954
Moncler, 1954

Moncler è un’azienda francese di abbigliamento sportivo. Nel 1952 a Monestier de Clermont, nella regione francese d’Isère, viene fondata una piccola fabbrica. Essa è destinata a produrre attrezzature per le attività montane, depositaria di decine di brevetti.

I primi piumini, simbolo del marchio, nascono nel 1954. Sono destinati a essere indossati sopra le tute da lavoro degli stessi operai della Moncler, abbreviazione del termine Monestier de Clermont.

Moncler & Lionel Terray

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Lionel Terray indossa Moncler
Lionel Terray indossa Moncler

Il primo a notarli e a intuirne le potenzialità è il francese Lionel Terray, alpinista di fama mondiale. Diventerà figura chiave nella storia dell’azienda francese. È infatti proprio sotto la spinta e la consulenza di Terray, che l’azienda mette a punto la prima linea specializzata per l’alpinismo in alta quota ‘Moncler pour Lionel Terray’. Il Brand è legato anche alle grandi spedizioni come la prima ascesa italiana al K2 del 1954, quella francese alla conquista del Makalu del 1955 e quella alla conquista dell’Alaska nel 1964.

Dizionario della Moda Mame: Moncler. 1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler
1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler

Nel 1968 Moncler è fornitore ufficiale dell’èquipe nazionale francese di sci alpino durante i Giochi Olimpici invernali che si tengono a Grenoble. L’innovazione e la ricerca portano alla creazione di capi sempre più leggeri, aerodinamici e performanti, adatti anche alle competizioni sportive. Capi che sono i precursori del duvet contemporaneo e delle sue numerose declinazioni.

La fama del piumino

Dagli anni anni ’70 dell’exploit del turismo in montagna si arriva agli anni ’80 e ‘90 quando il piumino Moncler fa il suo ingresso in città. Si trasforma in oggetto cult, con le sue impunture e l’effetto “verniciato” dai colori vividi. Durante questo periodo nasce anche il simbolo di Moncler, il famoso galletto. Negli anni ‘80 i piumini Moncler vengono utilizzati come simbolo dall’unica cultura giovanile mai prodotta in Italia, i Paninari, diventando così un simbolo della moda dell’epoca.

In quegli stessi anni, Moncler inizia la collaborazione con la stilista Chantal Thomass. Lei sostituirà le cerniere con i bottoni, aggiungerà colli e bordi in pelliccia, ricami e materiali preziosi, come la seta e lo zibellino. Da allora, il Brand punta sul design e sulle collaborazioni eccellenti arrivando anche a sperimentare incursioni nel mondo della couture.
In occasione del cinquantenario di fondazione, nel 2002, esce il libro Now and… Moncler. 1952-2002. Edito da Baldini Castoldi Dalai illustra con foto, disegni e grafiche la storia del marchio iniziata nel 1954 con il primo piumino.

Remo Ruffini

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Down Duvet Jacket
Down Duvet Jacket

Nel 2003 Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato del brand, rileva Moncler. Ruffini disegna la strategia del piumino globale, dando forma a un ventaglio di inattesi raggiungimenti estetici, funzionali, tecnologici e di elevata qualità, in un armonico bilanciamento fra montagna e città. Il duvet con Moncler diventa iconico, un classico del guardaroba contemporaneo che si pone oltre le tendenze, allargando i confini del marchio fino a comprendere tutte le stagioni dell’anno.

Collaborazioni e campagne pubblicitarie

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz

Dal 2004 l’azienda inizia una strategia di consolidamento dell’identità con una serie di collaborazioni eccellenti con marchi icona della moda, tra le quali Junya Watanabe e Comme des Garçons.

Nello slancio innovativo che contraddistingue Moncler anche le campagne pubblicitarie perseguono l’unicità come segno distintivo. All’inizio, nella fase del rilancio con l’arrivo di Remo Ruffini, le campagne pubblicitarie erano centrate sul prodotto e sulle origini del Brand per trasferirne l’heritage. Successivamente le campagne si sono concentrate sul Brand, e sono state firmate da maestri dell’obiettivo come Bruce Weber e Annie Leibovitz. Ogni immagine impersona il DNA Moncler e sottolinea i valori dell’incontro tra l’arte fotografica e una natura che si trasforma in cultura.
Dal dicembre 2013 Moncler è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Milano.
Il Brand produce direttamente e distribuisce le collezioni abbigliamento e accessori a marchio Moncler tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store e multimarca internazionali.
La presenza nei più importanti multibrand store e Department store del lusso e la selettiva localizzazione dei negozi retail nelle più prestigiose vie commerciali e località resort, assieme ad uno store concept distintivo e sempre coerente con il DNA di Moncler sono chiare espressioni dei valori e della filosofia del Brand. Moncler ha da sempre posto nel cliente il pilastro cardine di ogni decisione strategica, ulteriormente rafforzatosi nel 2016 con l’avvio di un importante progetto di Retail Excellence.

Situazione attuale

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Moncler collabora con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016
Collaborazione con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016

A fine 2017, il Gruppo ha registrato un fatturato di Euro 1.193,7 milioni, segnando una crescita a doppia cifra di tutti i principali indicatori economici, segnando un altro importante traguardo nella storia di successo di Moncler.

Il 20 febbraio 2018, Moncler ha presentato un nuovo capitolo creativo e di comunicazione del Gruppo: una visione del futuro, fruibile adesso. Una visione che supera la temporalità della stagione e stabilisce un dialogo quotidiano con il consumatore: Moncler Genius. Un hub di otto menti eccezionali che, operando insieme pur continuando a coltivare la propria individualità, hanno interpretato il Brand. Ognuno si è dedicato ad un singolo progetto che, interagendo con gli altri, definisce le varie sfaccettature dell’identità di Moncler.

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

MARIANNA CIMINI

Brand nato nel 2012 dall’omonima stilista Marianna Cimini, designer di origini amalfitane. Il talento di Marianna viene subito riconosciuto dal fashion business, per la sua capacità di fondere moda ed arte, dando vita ad una visione unica.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile del brand
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Moda e arte si fondono
  5. La donna Cimini

Le origini

Marianna Cimini, ritratto
Marianna Cimini

Marianna Cimini è una fashion designer campana, cresciuta in Costiera Amalfitana. Si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso Istituto Marangoni e la sua attitudine verso la moda viene subito apprezzata da diversi brand. Ben presto inizia a collaborare con importanti ed affermati marchi italiani tra cui MaxMara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection (limited edition) per Fay Donna.

Lo stile del brand

Nel 2012 la stilista lancia l’omonimo brand Marianna Cimini durante la Mercedes Benz Fashion Week di Milano, incontrando il plauso della critica. Interamente Made in Italy, subito si distingue per l’equilibro tra femminilità e attualità. Il marchio unisce l’amore per linee ben definite alla semplicità e la funzionalità dell’abbigliamento sportivo imprime alle collezioni un’essenza sportswear-chic.

Marianna Cimini Collezione 2018/19
Collezione 2018/19

Marianna Cimini ha un’immagine contemporanea non priva di raffinatezza. Le collezioni, infatti, si compongono di estrema linearità, saltuariamente stravolta da sovrapposizioni e volumetrie over.

Premi e riconoscimenti

Marianna Cimini vanta una carriera ricca di riconoscimenti. Tra i suoi successi, la vittoria al Premio Moda Italia sponsorizzato dal CNA e una menzione speciale del concorso Next Generation organizzato dal CNMI. È stata, inoltre, finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2014 ha l’opportunità di sfilare per la prima volta a Roma, in occasione della decima edizione di Who is on Next? – concorso indetto da Vogue Italia e AltaRoma. Più volte segnalata da Vogue, a settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Moda e arte si fondono

Marianna Cimini Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet
Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet

La collezione autunno/inverno 2018-19, presentata ad Altaroma, si ispira a “La femme à l’ombrelle” di Claude Monet. La collezione ne risulta una sorta di gioco del rovescio, un po’ come il quadro, uno dei dipinti più rappresentativi dell’Impressionismo, ma già così vivido dell’imminente modernità.

Marianna Cimini La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886
La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886

La stilista, sempre affascinata dal pittore dai forti contrasti, ragiona sulle ambivalenze di Monet, sia nella composizione che nella palette di colori. Due sono i piani di lettura, uno romanticamente evanescente ma leggibile nella figura femminile – nel bianco del suo abito e nei blu del cielo – l’altro cupo e scomposto, teso ad afferrare  l’incognito della modernità attraverso la pennellata nervosa del prato scosso dal vento.

Due anime simili ma opposte si fondono per ricrearne una nuova, diversa, interpretata da Marianna Cimini con un’idea di Nuovo Romanticismo.

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uno sguardo ai look

I look presentati in sfilata, senza seguire equilibri cromatici, hanno assecondato il “caos” di opposti dell’atto generativo, così come le scelte musicali che li hanno accompagnati. Le silhouettes sono mirate a ricreare questi contrasti e le loro contraddizioni, sovrapponendo capi spalla dal taglio maschile alle linee più romanticamente morbide degli abiti lunghi e mini, generando nuovi volumi. Sono poi i tessuti tecnici come il nylon, l’eco-pelliccia e l’eco- pelle abbinati alle sete, i colori decisi illuminati dalle paillettes e i colori più delicati come il verde salvia a fare da sfondo alle  macro-stampe floreali o l’azzurro tenue della maglieria acceso dal lurex.

Marianna Cimini Midi skirt con macro paillettes
Midi skirt con macro paillettes

Con la collezione autunno/inverno 2018-19 Marianna Cimini offre la sua  personale interpretazione di una nuova donna, emancipata, a suo agio con se stessa in qualsiasi contesto e a qualsiasi età.

“Ogni capo è inteso per essere indossato in qualsiasi occasione  o momento della giornata. Un semplice completo pantalone dal taglio maschile  può trasformarsi, con l’aggiunta di un accessorio come un collo in maglia, in una raffinata mise glamour per una cena improvvisa. Gli abiti in seta ma dalla linee sportive si prestano a soddisfare ogni esigenza semplicemente giocando sugli accessori o sui gioielli.” Marianna Cimini

La donna Cimini

La collezione autunno/inverno 2018-19 connota un piacevole romanticismo che si contrappone, talvolta, alla linea altamente contemporanea dei capi. Queste proposte sono dirette ad una donna che vive appieno la sua contemporaneità, capace di sfruttare l’insita abilità creativa, propriamente femminile, per affrontare le sfide e i ritmi che i tempi moderni impongono.

Quella di Marianna Cimini è una donna che non arretra davanti all’imprevisto, è fantasiosa e ironica e questo le consente di essere impeccabile e a proprio agio sempre.

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Dalla presenza raffinata ma non rigorosa, è elegante e contemporanea: freschezza e leggerezza delle linee e stampe per un sofisticato fascino. I colori, potenti, vengono abbinati a contrasto, secondo lo stile che Marianna definisce “grafica metropolitana”, grafismo minimalista che profuma d’audacia mediterranea.

“La mia collezione, così come le altre che l’hanno preceduta, è tesa ad interpretare una donna decisa e dinamica ma che non rinuncia né alla sua femminilità nel sua accezione più romantica ma non necessariamente sdolcinata, né alla sua intima fragilità che non è da intendersi come sinonimo di debolezza. Se proprio dovessi tradurre in un messaggio ciò che perseguo con questa mia visione direi che è quello di mostrare con fierezza ogni più piccola sfaccettatura del proprio essere donna, senza condizionamenti.” Marianna Cimini