Lady D

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles…

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles, erede al trono d’Inghilterra. Non era certo un’icona di stile, prima delle nozze: alta, bionda e un po’ goffa, con una predilezione per gli abiti a minuscoli fiorellini, tanto amati dalle donne inglesi. Il giorno del suo matrimonio sceglie un abito romantico vagamente ottocentesco confezionato dai creatori inglesi David ed Elizabeth Emanuel. Un trionfo. All’indomani della cerimonia, celebrata in diretta Tv di fronte a milioni di spettatori, il vestito di Lady D, replicato in migliaia di esemplari, diventa l’emblema dell’abito da sposa anni ’80. Negli anni immediatamente successivi alle nozze, pur abbandonando le fantasie floreali, non riesce a prendere le distanze dall’eleganza di corte fatta di ruche, volant e cappellini. Solo dopo la separazione da Carlo d’Inghilterra, si svincola dall’etichetta di corte iniziando a mettere più in risalto il suo fisico slanciato. Allora, pur continuando a rivolgersi a creatori inglesi come Catherine Walker, inizia ad affidare la realizzazione dei suoi abiti a Valentino, a Lacroix, a Lagerfeld (Chanel), a Galliano (Dior) e infine a Gianni Versace, grande amico e autore delle mise della principessa in molte occasioni. Nel giro di pochi anni, grazie al suo portamento e a un fisico statuario, frutto di ore di allenamento, Lady Diana diviene ancora più imitata, dal taglio dei capelli fino alla sfumatura delle calze. Diego Della Valle ha chiamato D-bag una delle sue borse.

LEGGI ANCHE:

Lady D. La scomparsa della principessa del popolo

Liso

Liso Susanna (1955). Stilista e costumista italiana, appartenente al Consorzio sarti di Roma. Si diploma in arti applicate

Liso Susanna (1955). Stilista e costumista italiana, appartenente al Consorzio sarti di Roma. Si diploma in arti applicate (specificatamente, tessuti) nel 1973. Quindi studia Storia dell’arte all’università e comincia la sua carriera di costumista teatrale collaborando con varie compagnie e con vari scenografi. Nel ’77 crea le Tartarughe realizzando e commercializzando collezioni di tessuto e maglieria. Nell’89, apre un secondo punto vendita dedicato a una linea completa di accessori. Nel 2000 rinnova la sua immagine in uno spazio più ampio, cui aggiunge un’ulteriore sede sempre nel centro di Roma, nel 2003. Ha presentato le sue linee al Pitti Trend di Firenze, al Contemporary di Milano e ad AltaRoma-AltaModa, pur continuando la sua attività di costumista teatrale per spettacoli di danza e video d’arte. È sposata con l’artista Claudio Adami che cura la grafica delle pubblicazioni realizzate per le sue collezioni presentate come “vernici”.

Luisa Spagnoli

Luisa Spagnoli. Industria di confezioni fondata all’inizio degli anni ’30 dall’omonima imprenditrice italiana.

Luisa Spagnoli. Industria di confezioni fondata all’inizio degli anni ’30 dall’omonima imprenditrice italiana. Inizialmente, produceva solo maglieria esterna sotto il marchio Angora Luisa Spagnoli.

Dopo vent’anni di fiorente attività, nel ’52, il marchio si è semplificato trasformandosi in quello attuale, mentre la produzione si è estesa fino a comprendere, oltre a ogni tipo di maglieria, anche abiti per donna di tipo classico e sobrio, fino a una linea più giovanile creata agli inizi degli anni ’90 da Nicoletta Spagnoli, una bisnipote della fondatrice.

Luisa Spagnoli e la Perugina

In realtà, l’estro e la capacità organizzativa di Luisa Spagnoli non si cimentarono subito con lo stilismo, ma con le caramelle e i cioccolatini. Prima di avviare, nel ’28, un fiorente allevamento di conigli d’angora nel giardino della sua villa in Umbria, aveva iniziato la sua brillante carriera imprenditoriale nel 1919 lanciando nel mondo una fra le maggiori firme dell’industria dolciaria italiana, la Perugina. Ma il successo del famoso Bacio non le bastò. Attraverso la lana d’angora, si diede alla moda. In poco tempo, le sue creazioni spopolarono nelle più eleganti boutique italiane. Quando, nel 1935, morì, il suo marchio era già conosciutissimo anche in Usa e l’azienda, lasciata nelle mani prima del figlio Mario e poi di Lino Spagnoli, aveva già spiccato il salto che, dall’apertura della prima bottega a Perugia nel ’40, l’ha portata a conquistare il record italiano dei negozi diretti, 140 in tutto il paese a fine secolo.

La figlia di Mario Spagnoli portava il nome della nonna e ne ha rinverdito la fama ma su un versante del tutto diverso. Scrittrice, giornalista e protagonista della vita intellettual-mondana della Roma anni ’60 e ’70, è autrice di Lunga vita di Giorgio De Chirico pubblicato da Longanesi, un delizioso e graziosamente irriverente libro su De Chirico nel privato. Conseguito un fatturato di 174 miliardi di lire (più 9,4 per cento) e un utile netto di 10,6 miliardi. La catena di negozi è costituita da 145 punti vendita, dislocati nelle principali città italiane. Ha 700 dipendenti, di cui 500 nei negozi. &Quad;2001, maggio.

Il rinnovo dell’azienda

L’azienda si rinnova per raggiungere un target più giovane. Nicoletta Spagnoli, amministratore delegato e bis-nipote di Luisa Spagnoli, fondatrice dell’azienda dichiara: “All’inizio abbiamo avuto qualche perplessità a cambiare i nostri prodotti che da sempre si sono rivolti a un pubblico “classico”. Poi, abbiamo cominciato a sperimentare un graduale rinnovamento e il pubblico più giovane ha accolto il nostro messaggio”.  “Cambiare nel segno della tradizione” è il must in casa Spagnoli: niente acquisizioni, niente Borsa, niente nuovi manager. Un caso, dunque, per certi versi anomalo nel panorama attuale del made in Italy. Debuttano un profumo e una boutique a New York.  La maglieria continua a essere il punto di forza, cui si sono aggiunti gli accessori coordinati. La trasformazione dell’azienda coinvolge anche il restyling dei 145 punti vendita.

Fatturato 2018

L’azienda conta 150 negozi in Italia e altri 50 nel resto del mondo. Il negozio di riferimento resta quello di Perugia. Il fatturato del 2018 è stato di 130 milioni con un 2,07% in più rispetto all’anno prima. La maggior parte del fatturato arriva dal territorio nazionale anche se comunque il marchio sta avendo molto successo anche all’estero.

Luisa Spagnoli: la miniserie

Nel 2016, su Rai 1, l’1 e il 2 febbraio, è andata in onda una miniserie. La storia che viene raccontata è proprio quella di Luisa Spagnoli che viene tratta dal racconto dal racconto Luisa Spagnoli di Maria Rita Parsi contenuto nel libro Le italiane.

LEGGI ANCHE:

LUISA SPAGNOLI SS19, VENERE APPRODA ALLA MFW

LVMH

LVMH. Colosso francese del lusso. La sigla sta per “Louis Vuitton-MoÍt-Hennessy” e identifica un gruppo strettamente legato a prodotti di alta qualità

    1. LVMH e il fatturato del 1998
    2. Acquisizioni
    3. Fatturato del 2000 e inizio del 2001
    4. L’ascesa di LVMH
    5. il fatturato del 2001
    6. Il 2002 di LVMH
    7. Louis Vuitton conquista Parigi
    8. Fatturato 2002
    9. La crescita di Louis Vuitton
    10. Le acquisizioni a partire dal 2011
    11. Il fatturato del 2019

LVMH. Colosso francese del lusso. La sigla sta per “Louis Vuitton-MoÍt-Hennessy” e identifica un gruppo strettamente legato a prodotti di alta qualità, suddivisi in quattro categorie: moda (Dior, Kenzo, Céline, Lacroix, Vuitton, Givenchy, Loewe, Berluti, una forte partecipazione nella Gucci e in Fendi); vini, champagne (MoÍt Chandon; Veuve Clicquot, Pommery, Mercier, Chateau d’Yquem e Henessy); profumi e cosmetici (Guerlain e le essenze delle varie maison di moda); grande distribuzione.

LVMH e il fatturato del 1998

Nel 1998, il fatturato complessivo è stato di 45,5 miliardi di franchi francesi, traducibili in 6,9 miliardi di euro. I dipendenti sono circa 33 mila. Presidente del gruppo (detiene il 31 per cento delle azioni) è Bernard Arnault che, in alleanza con la società irlandese Guinness, ha dato la scalata alla holding, ne ha conquistato il controllo, l’ha rafforzata portando in dote Dior, Lacroix, Céline e i resti sani dell’impero tessile Agache Willot da lui resuscitato nel 1980 con un grosso finanziamento del governo francese. Conseguito un fatturato di 16.549 miliardi di lire, (più 23 per cento rispetto al ’98) e un utile netto di 1341 miliardi di lire, più 160 per cento.

Acquisisce nell’agosto del 2000 il 67 per cento di Pucci. Secondo i termini dell’accordo, il restante 33 per cento resta alla famiglia Pucci. Laudomia Pucci di Barsento, figlia di Emilio, manterrà la carica di presidente. Nello stesso mese, conquista il mensile americano Art&Auction, nato nel 1979 e dedicato al mercato dell’arte. Lvmh di Bernard Arnault ha ricevuto il premio per il miglior bilancio dell’anno. Migliore non solo per i risultati, peraltro ottimi, con fatturato e utili in crescita, quanto per i criteri di leggibilità, e chiarezza con il quale è stato redatto. Il premio è assegnato dalla French Financial Analysts Association e dal Journal des Finances.

Acquisizioni

Acquisita una partecipazione del 3,5 per cento di Tod’s, l’azienda della famiglia Della Valle. L’investimento è la continuazione ideale dello sviluppo degli ottimi rapporti che legano da tempo i due gruppi. Il colosso francese allarga il suo impero nella distribuzione con l’acquisto di La Samaritaine, uno degli storici grandi magazzini di Parigi. Costo dell’operazione 450 miliardi di lire, di cui 180 finanziati con un aumento di capitale.

Lvmh decide anche di entrare nel capitale di Rossi; lo ha annunciato Bernard Arnault, precisando di aver deciso di estendere la sua partnership con il prestigioso calzolaio italiano, anche alle collezioni di Givenchy ed Emilio Pucci. Nel corso dell’anno 2000 vengono effettuate le seguenti acquisizioni: Miami Cruseline Service, leader mondiale nelle vendite di beni di lusso duty free nelle navi da crociera; il controllo della quarta azienda cosmetica più importante degli Stati Uniti, Urban Decay; il periodico Connaissance des Arts; Omas, società italiana specializzata nella produzione di penne di fascia alta; la maggioranza dell’azienda cosmetica statunitense Fresh.

Fatturato del 2000 e inizio del 2001

L’anno si chiude con un più 35 per cento di fatturato e il 2001 si apre con il nuovo biglietto da visita del Louis Vuitton MoÍt Hennessy Fashion Group Italia: un global store su tre piani in via Montenapoleone, progettato dall’architetto americano Peter Marino. &Quad;2001, gennaio. Il Gruppo di Arnault e De Beers, il più grande produttore mondiale di diamanti, hanno perfezionato una joint venture paritetica per la vendita di gioielli a diamanti.

Perfezionata l’operazione di aprile 2000 mediante la quale Lvmh acquista la griffe americana Donna Karan, quotata a Wall Street, per un controvalore di 243 milioni di dollari. Fa seguito all’operazione avvenuta nel dicembre del 2000, quando il colosso del lusso aveva già acquistato Gabrielle Studio, la società che possedeva il marchio Donna. L’assemblea generale del Gruppo Fendi a maggio 2001 approva il bilancio del 2000, che registra ricavi pari a 545 miliardi di lire, il doppio rispetto al 1999.

L’ascesa di LVMH


Tale ascesa è stata possibile grazie alla riorganizzazione che ha tagliato molte licenze, dopo l’ingresso Prada-Lvmh, che controlla il 51 per cento della griffe romana attraverso la Lvp Holding. &Quad;2001, ottobre. Lvmh acquista il 45 per cento di Rossimoda, impresa italiana specializzata in calzature di alta fascia. &Quad;2001, novembre. Continua la campagna acquisti del gruppo francese. Entra in scuderia il 67 per cento di Casor, già produttrice delle collezioni di abbigliamento a marchio Emilio Pucci. &Quad;2001, novembre. Il Gruppo Lvmh e il Gruppo Prada hanno concluso l’accordo finalizzato all’acquisto da parte del gruppo francese di tutte le quote che Prada detiene in Fendi, ovvero il 25,5 per cento del capitale.

A operazione conclusa il colosso del lusso detiene, quindi, il 51 per cento del capitale Fendi, mentre la famiglia romana mantiene il possesso del 49 per cento. La linea Fendissime, nata nel 1987 e rivolta a un target giovane, viene ritirata dal mercato. I negozi Fendi di proprietà sono 83. Acquistato il 50 per cento della società italiana Acqua di Parma. Lvmh ha venduto al Crédit Lyonnais le azioni Gucci che erano ancora in sue mani, 11.565.648 titoli, per 1147 miliardi di euro. Finisce la guerra fra il Gruppo di Arnault e Ppr, il Gruppo di Franµois Pinault, per il possesso di Gucci.

Fatturato del 2001

L’anno si è chiuso con un fatturato di 12,229 milioni di euro (più 6 per cento rispetto al 2000), e un clamoroso calo dell’utile netto, pari a 10 milioni di euro, contro i 722 del 2000. Pecora nera della scuderia, la divisione distribuzione che ha generato perdite per 194 milioni di euro.

il 2002 di LVMH

Nel 2002 Arnault si concentrerà sulla crescita interna, la redditività e il cash flow. In questo programma rientra lo sviluppo di Fendi e di Donna Karan, due griffe controllate dalla fine del 2001, ritenute ad alto potenziale di crescita. &Quad;2002, marzo. Acquisizione del 20 per cento della Corrado Maretto, già licenziataria delle calzature Louis Vuitton e specializzata nelle scarpe da donna di fascia alta. L’80 per cento della società resta alla famiglia Maretto. &Quad;2002, aprile. Christian Lacroix è il nuovo direttore artistico della griffe italiana Emilio Pucci.  Kenzo Takada torna a lavorare per Lvmh e il Gruppo acquista una quota di minoranza, il 17 per cento, della Kenzo Takada. 

Louis Vuitton alla conquista di Parigi

La maison è alle prese con la costruzione di un impero commerciale senza precedenti nel cuore di Parigi. Lvmh ha infatti acquistato i grandi magazzini adiacenti a La Samaritaine in rue de Rivoli, pianificando di convertirli in negozi dove vendere i suoi prodotti di lusso. Debutta a Firenze nel 2002, all’interno di Palazzo Mattei, in piazza Strozzi, il primo negozio Fendi. La casa romana conta 84 punti vendita diretti e 450 indiretti.

LVMH
Beauty Case – Louis Vuitton

Fatturato del 2002

Lvmh ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 12,693 milioni di euro (più 4 per cento rispetto al 2001), un risultato operativo di 2008 milioni di euro e un utile netto di 556 milioni di euro. Il segreto del successo della società del lusso è stato concentrarsi sui marchi più redditizi o quelli a più alto potenziale. In particolare, positive le performance delle divisioni Wines e Spirits (più 2 per cento), Fashion e Leather (più 16), Profumi e Cosmetica (più 5), negativa la divisione Retailing (meno 4 per cento). Sostenuta la crescita in tutti i mercati di riferimento, in particolare il Giappone, (più 15 per cento) grazie al nuovo mega-store di 10 piani aperto a Tokyo. Eccellente la performance della griffe Christian Dior il cui fatturato, 492 milioni di euro, registra una crescita del 41 per cento e un utile operativo di 33 milioni di euro: la performance è determinata dal successo delle collezioni disegnate da John Galliano.

La crescita di Louis Vuitton

Louis Vuitton ha registrato una crescita delle vendite sia in Europa sia negli Stati Uniti. &Quad;2003, aprile. Louis Vuitton apre i suoi primi negozi a Mosca e in India a Nuova Delhi. Con la nuova boutique il network globale degli store a insegna Vuitton è salito a quota 298, con una presenza in 51 paesi. Il mercato asiatico, Giappone escluso, rappresenta il 15 per cento dei 4,12 miliardi di euro dei ricavi del business moda e pelletteria di Lvmh: tale quota lo scorso anno era del 14 per cento. Acquisito il controllo quasi totale (97 per cento) della Rossi Moda. L’azienda, leader del distretto calzaturiero veneto, produce e distribuisce su licenza di Lvmh diversi marchi, tra i quali Givenchy, Pucci, Lacroix, Jacobs. La quota di partecipazione in Fendi sale all’84,1 per cento dopo l’acquisto delle quote di Alda, Anna e Paola Fendi. Il solo socio della famiglia fondatrice è Carla Fendi. Silvia Venturini Fendi continua a ricoprire il ruolo di direttore creativo del marchio.  Lvmh vende il 36 per cento del marchio Michael Kors, incassando 13,9 milioni di euro.Venduti i diritti di licenza dei profumi Marc Jacobs e Kenneth Cole.

Le acquisizioni di LVMH a partire dal 2011

A marzo Bulgari entra a far parte del gruppo e nel 2013 acquisisce l’80% dell’azienda mentre a Sergio e Pier Luigi Loro Piana resta il 20%. 

Dal 2014 LVMH apre la Louis Vuitton Corporate Foundation e l’anno dopo acquisisce M1 Fashion e Pepe Jeans. 

Nel luglio 2016 LVMH vende i marchi Donna Karan e DKNY per 650 milioni di dollari a G-III Apparel. Nello stesso anno compra Rimowa.

Nel marzo 2017 LVMH rileva Maison Francis Kurkdjian. Il mese dopo acquisisce Christian Dior.

LVMH a fine 2018 acquisisce Belmond, una catena di alberghi di lusso. Nel 2019 è il turno invece di Tiffany & Co.

Fatturato del 2019

Nel 2019 LVMH ha fatto un nuovo record di incassi con più di 53 miliardi di euro. La crescita è stata del 15%. Il margine operativo è rimasto al 21,4%, in linea con l’anno precedente. Nonostante le difficoltà registrate sul mercato asiatico, il gruppo del lusso più potente al mondo è riuscito a registrare un incremento del fatturato sui mercati occidentali con un +12% rispetto allo stesso semestre del 2018.

Luchford

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono..

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono nel 1989 su The Stone Roses e poi su The Face. Da allora si conferma come fotografo di moda su Arena, i-D, Interview, Rolling Stone, Harper’s Bazaar, Vogue Homme International e per le edizioni inglese e francese di Vogue. Collabora con vari marchi come D&AD, nel ’95 con Jenny Surille e nel biennio ’97-98 con Prada. Si esprime anche in campo cinematografico: il suo film From Here to Where riceve una menzione al Film Festival di Edimburgo nel 2000. Nel Maggio 2009, Luchford ha firmato un contratto di esclusiva con l’Agenzia Art Partner e ha completato la sua prima monografia.

Loewe

Loewe è un marchio spagnolo di pelletteria e di maroquinerie. Nel 1846, Heinrich Loewe Rossberg, artigiano della pelle e del cuoio d’origine tedesca…

Loewe è un marchio spagnolo di pelletteria e di maroquinerie. Nel 1846, Heinrich Loewe Rossberg, artigiano della pelle e del cuoio d’origine tedesca, diede vita a Madrid a una produzione di alta qualità ed ebbe grande fortuna fino alla fine degli anni ’30. Successivamente, sotto la direzione di Enrique Loewe Knappe, nipote del fondatore, l’azienda si orientò verso il panorama completo dell’accessorio: foulard, ombrelli e bijoux fantasia. Nel 1965 lanciò una linea di prêt-à-porter femminile e poco dopo una maschile. Oggi l’azienda è passata alla quarta generazione Loewe e ha una cinquantina di boutique in tutto il mondo. Il celebre marchio spagnolo, passato alla scuderia Lvmh nel 1985, cambia designer: José Enrique Ona Selfa sostituisce, dopo 4 anni di servizio, Narciso Rodriguez. Loewe ha ancora un cuore spagnolo ma il suo spirito è internazionale. Ha 100 negozi in ogni parte del mondo e ripensa al futuro dal suo quartiere generale, in un palazzo storico, il Miraflores, a Madrid, con un nuovo management. Dal 2008 il nuovo direttore creativo della storica maison è Stuart Vevers.

Lelong

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono…

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono nei fervidi anni del primo dopoguerra mondiale il prestigio della moda francese, con un intenso intreccio fra stilismo e cultura: tessuti disegnati da DalÕ, bijoux creati da Cocteau. Il padre Arthur fondatore di un’industria di tessuti (1896), la madre Eléanore, sarta di buon livello, Lelong fa il suo apprendistato e scopre la propria vocazione nell’azienda di famiglia che, tornato dalla guerra, ingrandirà creando nel 1924 la sua casa di moda. Forte, appena due anni dopo, di 1200 addetti, è subito celebre per il nitore sartoriale dei modelli, la maestria nella scelta e la lavorazione dei tessuti, grazie anche all’aiuto, come consulente e indossatrice, della bellissima moglie Natalie Paléy, figlia del granduca Paolo di Russia. In seguito chiamerà a disegnare le proprie collezioni gli stilisti più promettenti del momento: da Christian Dior a Pierre Balmain, a Hubert de Givenchy. Manager illuminato, dopo un viaggio di studio negli Stati Uniti per apprendere i metodi di lavoro nell’industria della confezione, crea un suo precoce prêt-à-porter, capi in numero limitato, firmati L.L. Edition. Dal 1937 fino al termine della seconda guerra mondiale, fu presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne e in questa veste riuscì a impedire il trasferimento delle case di moda da Parigi a Berlino durante l’occupazione tedesca. Ma molte avevano chiuso i battenti, rifiutandosi di lavorare per non essere costrette a vendere ai tedeschi i loro modelli. Le maison che continuarono a farlo, non riuscirono, una volta tornata la pace, a parte un nome eccezionale come Chanel, a resuscitare il successo d’un tempo.

LOUIS VUITTON

Louis Vuitton è una valigeria e casa di moda francese. Leggi la storia dell’azienda dalla nascita della celebre tela “monogram” ad oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a Parigi.
  3. Il figlio Georges e il nipote Gaston.
  4. La tela Monogram.
  5. Le valigie personalizzate.
  6. Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.
  7. Marc Jacobs.
  8. La crescita del marchio.
  9. Nuove collezioni e campagne.
  10. Lo stile.
  11. Gli anni recenti.
  12. Situazione attuale.

Le origini.

Nel 1835, Louis Vuitton (1821-1892), all’età di quattordici anni, lascia Anchay, il suo paese natale sulle montagne della Jura, nella Francia orientale. Intraprende un lungo viaggio a piedi, giungendo a Parigi due anni dopo. per Parigi e, nella capitale francese, si specializzò nel preparare le valigie della ricca società. Al suo arrivo viene assunto come apprendista imballatore da Romain Maréchal, il cui lavoro si basava sulla produzione di scatole e casse utilizzate per imballare oggetti di uso quotidiano e grandi armadi.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Un ritratto di Louis Vuitton.
Un ritratto di Louis Vuitton

Il primo negozio a Parigi.

Contemporaneo di Charles Frederick Worth, l’inventore dell’alta moda, Louis Vuitton inaugura, nel 1854, la sua prima valigeria a Parigi in rue Neuve-des-Capucines. Il negozio comincia presto ad attirare l’ammirazione della società alla moda, proponendo bauli leggerissimi in legno di pioppo e bagagli più in linea con i nuovi mezzi di trasporto. I suoi progetti sono ergonomici, realizzati per essere resistenti e leggeri.  Con la perfezione del suo baule piatto decreta l’inizio della valigeria moderna. Nel 1859 apre ad Asnières un atelier che è anche abitazione familiare. Ancora oggi, Asnières è il simbolo del successo commerciale e personale della famiglia di Louis Vuitton.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L'atelier storico di Asnières.
Lo storico atelier di Asnières

La sua abilità viene notata dall’imperatrice Eugenia di Montijo, che lo chiama per occuparsi dei suoi bagagli. Questa esperienza gli fa intuire il decisivo tramonto dei vecchi bauli dal coperchio bombato, tipici dell’epoca delle diligenze.

Il figlio Georges e il nipote Gaston.

Louis Vuitton innova continuamente tessuti e modelli, per proteggere i prodotti dalle contraffazioni. Nel 1875, la creazione del primo baule-guardaroba verticale, con ogni parte accuratamente progettata, garantisce il successo di un’azienda già specializzata nel viaggio. Il resto della storia sarà scritta da suo figlio Georges e suo nipote Gaston-Louis.

Nel 1886, il lucchetto con serratura a cilindro è una grande invenzione, permettendo al cliente di aprire ogni bagaglio con una sola chiave. Due anni dopo, nel 1888, viene creata e registrata la celebre tela Damier. Nel 1892 Louis Vuitton muore e la società passa nelle mani del figlio Georges e del nipote Gaston-Louis.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il lucchetto con serratura a cilindro.
Il lucchetto con serratura a cilindro

La tela Monogram.

Georges, seguendo le orme paterne, crea nel 1896 la tela “Monogram“, contraddistinta dalle iniziali LV, a garanzia dell’autenticità. Georges brevetta inoltre le sacche di stoffa e di cerata, come la “steamer bag”. Gaston, nipote di Louis Vuitton, oltre a seguire la produzione, colleziona oggetti da viaggio e vecchi bagagli dal XVI al XIX secolo. Questi oggetti rappresentano ancora oggi  un prezioso fondo del Musée des Arts Décoratifs de Paris.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La tela Monogram.
La tela Monogram.

Le valigie personalizzate.

Louis Vuitton ha realizzato modelli unici al mondo, combinando innovazione e stile e sempre puntando ai più alti standard qualitativi. Bauli e valigie hanno conquistato l’alta nobiltà e i grandi del secolo: il principe d’Egitto Youssouf Kemal, il sultano Ismaïl Pacha, molti reali europei non viaggiavano mai senza bagagli creati espressamente per loro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule guardaroba.
Il baule guardaroba

Per Luigi Barzini e Scipione Borghese, che, nel 1907, diedero vita al raid automobilistico Pechino-Parigi, la casa ha studiato valigie impermeabili. Il baule dell’esploratore Savorgnan de Brazza ospitava anche un letto da campo. Quello della cantante lirica Lily Pons poteva racchiudere ben 36 paia di scarpe, mentre quello del direttore d’orchestra Léopold Stokowski conteneva un secrétaire munito di un tavolino e di scaffali per riporre libri e spartiti. Ancora oggi, la maison è in grado di soddisfare ordini personali grazie agli esperti artigiani che lavorano nel laboratorio.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il baule di Léopold Stokowski.
Il baule di Léopold Stokowski.

Nel 1914 Georges Vuitton apre un negozio sugli Champs Élisées, in un palazzo Art Nouveau, che è diventato il simbolo storico dell maison. Negli anni successivi il brand cresce e diventa puro lusso. Nel 1983 Louis Vuitton diventa partner dell’America’s Cup e nasce la prima edizione della Louis Vuitton Cup.

Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy.

Dal 1959, il campo di produzione si amplia per comprendere una linea di borse, piccola pelletteria e accessori. Nel 1987 Louis Vuitton si fonde con Moët-Hennessy, diventando il colosso multinazionale LVMH, leader mondiale dei prodotti di lusso. La prima acquisizione importante è quella di Givenchy, l’anno seguente. Nel 1989 Bernard Arnault diventa presidente. A partire dal 1993 la LVMH acquisisce: Christian Lacroix, Emilio Pucci, Kenzo, Fendi, Michael KorsDonna Karan, Bulgari e Loro Piana.

Nel 1996 il brand celebra i 100 anni. Per l’occasione vengono chiamati alcuni tra i più celebri stilisti (Azzedine Alaïa, Manolo Blahnik, Helmut Lang, Isaac Mizrahi, Romeo Gigli, Vivienne Westwood e Sybilla) per creare un’edizione limitata dei pezzi più iconici della maison.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario.
La borsa creata da Romeo Gigli per il centesimo anniversario della maison.

Marc Jacobs.

Nel 1997 l’americano Marc Jacobs viene nominato direttore artistico della maison e lancia subito la prima linea prêt-à-porter. Nel 1999 l’azienda lancia una linea di «City Guide», delle guide di lusso delle maggiori città del mondo (Berlino, Atene, Londra, Mosca, Roma e Parigi).

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Marc Jacobs.
Marc Jacobs.

Nello stesso anno viene introdotta la linea Uomo. Il lavoro di Marc Jacobs consiste nel modernizzare il marchio, conferendogli un aspetto modaiolo che non aveva mai avuto prima. Passo fondamentale in questa direzione è la collaborazione con artisti come Stephen Sprouse e Takashi Murakami, i quali rielaborano il classico logo LV con brillanti modifiche. Grazie anche alle campagne pubblicitarie, in cui iniziano a comparire celebrità come Madonna e Jennifer Lopez, il brand diventa un’ispirazione agli occhi di un pubblico molto vario.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Le City Guides.
Le City Guides.

La crescita del marchio.

Il brand apre megastore a Londra e a New York e, nel 2000, un flagship store ad Hong Kong. Nel 2001 il fatturato è di 3612 milioni di euro, l’anno successivo sale a 4194 milioni di euro. Tutti i mercati sono in crescita: Europa (+8%), Usa (+12%), Giappone (+15%). A fine anno i negozi monomarca sono 299. Di questi, 7 nuovi: uno a Tokyo, due tra Kobe e Osaka, Mosca, Amsterdam, Macao e un altro in Germania. Una trentina di negozi sono rinnovati e allargati.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il negozio di Singapore Marina Bay.
Il negozio di Singapore Marina Bay.

Dal dicembre 1998 Yves Carcelle è il nuovo presidente. Nel 2003 Louis Vuitton è presente in 50 paesi nel mondo, e vende esclusivamente attraverso oltre 300 negozi di proprietà, tra cui il primo in India, a Nuova Delhi. A settembre 2004 viene ristrutturato il negozio di Shanghai, il più grande nell’area dell’Asia Pacifica. Serge Brunschwig, a capo dell’area del sud-est asiatico, afferma:

“I mercati futuri sono l’India ed il Sud Africa. Stiamo preparando grandi operazioni marketing e nuove aperture. In questo modo, creiamo un impatto emotivo ed iniziamo ad introdurre l’universo Louis Vuitton nelle nicchie di lusso dei nuovi mercati consumatori”.

Nel complesso, il marchio ha 335 negozi di proprietà in tutto il mondo.

“Per segnare i 150 anni dell’azienda, abbiamo accelerato il progetto di espansione con 21 nuove aperture, dal New York Building sulla 5th Avenue di Manhattan, fino a Osaka e Shanghai”.

Nuove collezioni e campagne.

Nella campagna 2005, la nuova testimonial è l’attrice Uma Thurman. A luglio dello stesso anno continua il processo di diversificazione del marchio francese. Dopo aver lanciato una linea di gioielli, viene introdotta anche la collezione eyewear. La Zeiss viene scelta come partner per produrre lenti ad alta protezione.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La campagna pubblicitaria con Uma Thurman.
Uma Thurman nella campagna pubblicitaria 2005.

Nel 2000 Louis Vuitton lancia nuove borse iconiche, tra cui la Nomad in pelle, la linea Monogram Mini Lin, la linea Damier Azur, oltre ad una nuova collezione di lucchetti. L’azienda pubblica inoltre il libro Louis Vuitton – Icons con le Edizioni Assouline. Vengono inaugurate le Louis Vuitton Houses a Manhattan, New York e Taiwan.

Nel 2007 viene inaugurata la mostra Takashi Murakami in contemporanea con l’apertura di un negozio Louis Vuitton in un museo. Nel 2008 avviene anche un’iconica collaborazione tra Marc Jacobs e Richard Prince. Viene creata la ‘Ultimate Travel Bag’ e debutta la campagna pubblicitaria Core Values con Andre Agassi, Steffi Graf, Catherine Deneuve e Mikhail Gorbachev. Quest’anno ha visto inoltre l’apertura del primo negozio Louis Vuitton a Cipro.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La collaborazione con Richard Prince.
La collaborazione con Richard Prince.

Nel 2008, all’interno della linea Damier, viene lanciata la collezione Graphite Damier. L’azienda festeggia il decimo anniversario delle “City Guides“. Sofia Coppola e Stephen Sprouse vengono omaggiati rispettivamente a Tokyo e a New York. Nel 2009 ad Auckland, in Nuova Zelanda, si svolge la regata Louis Vuitton Pacific Series. La mostra Takashi Murakami apre al Guggenheim di Bilbao.

Lo stile.

Fedele al suo patrimonio, Louis Vuitton ha aperto le porta ad architetti, artisti e designer.  Ha inoltre sviluppato i settori ready-to-wear, scarpe, accessori, orologi, gioielli e cancelleria. Questi prodotti accuratamente creati testimoniano l’impegno della maison per l’artigianato.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. L’artigianalità di Louis Vuitton.
L’artigianalità di Louis Vuitton.

Il successo di Louis Vuitton si basa sulla grandezza dello stile francese, che riconosce la bellezza di un oggetto nella sua funzionalità e nella sua mobilità. Louis Vuitton ha portato il suo design unico nel mondo, combinando innovazione e stile, mirando sempre alla migliore qualità.

La politica commerciale di Louis Vuitton si basa sull’esclusività, anche per combattere i crescenti tentativi di falsificazione; per questo i prodotti della casa di moda si possono acquistare solo ed esclusivamente nei monomarca o sul sito ufficiale. L’attenzione del brand non si limita al fashion system. Interessata alle nuove realtà, Louis Vuitton possedeva uno spazio culturale al numero 101 degli Champs Élysées (oggi non più aperto), dove permetteva ai giovani artisti di proporre e promuovere la loro arte.

Gli anni recenti.

Del 2010 è la pubblicazione del libro 100 Malles de Légende grazie al quale si potrà ripercorre, con più di 800 fotografie, la storia di Louis Vuitton attraverso le leggende e le avventure che ha vissuto.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. Il libro 100 Malles de Légende.
Il libro 100 Malles de Légende.

L’anno successivo viene sviluppata, in collaborazione con Apple, la App per iPhone Amble. “Vedere il mondo attraverso gli occhi di Louis Vuitton“: questo è il motto del brand proposto ai viaggiatori raffinati di ogni parte. Il successo è inarrestabile. Inoltre, la linea di guide di lusso “City Guides” viene aggiornata nel 2011 ad una nuova versione che comprende città nuove e inaspettate, come Porto Cervo, Beirut, Courchevel, Gstaad, Oxford, Palma de Mallorca e Thessaloniki.

Il 2014 è un anno di svolta, quando Marc Jacobs viene succeduto da  Nicolas Ghesquière nel ruolo di direttore creativo delle collezioni Donna. Kim Jones è invece il direttore creativo delle collezioni Uomo dal marzo 2011.

Situazione attuale.

Dizionario della Moda Mame: Louis Vuitton. La sfilata Primavera/Estate 2017.
La sfilata Primavera/Estate 2017.

Il brand ha un valore stimato di venti miliardi di dollari ed è al numero 19 nella lista dei 100 brand più prestigiosi al mondo per Forbes.

Oggi l’azienda rimane coerente con lo spirito del suo fondatore, Louis Vuitton, che ha inventato la vera “Arte del Viaggio”, attraverso bauli, borse e accessori che fossero al tempo stesso creativi, eleganti e pratici. L’audacia ha da sempre plasmato la storia del brand.

Nel 2020, Nicolas Ghesquière si affianca Johnny Coca (ex Celine, Bally e Mulberry) per la realizzazione di accessori di alta gamma. Lo stilista spagnolo ha collaborato con la griffe di LVMH dal 1999 al 2000.

Leggi anche

Il ritorno di Johnny Coca in Louis Vuitton

Lichtenstein

Lichtenstein Roy (1923-1997). Artista americano. Oggetti di consumo e della pubblicità, icone della cultura di massa, immagini dell’iconografia quotidiana tratte dalla televisione, dal fumetto, dal cinema sono al centro dei quadri di Lichtenstein fra i maestri della Pop Art. Nel 1979, ha realizzato una maglietta intitolata Untitled Shirt, in cui ingigantisce il retino di stampa dell’immagine come nei suoi quadri.

Le Chapeau

Le Chapeau è un’azienda artigianale di Forlì che produce cappelli di ogni genere e accessori per l’abbigliamento, tra i quali stole, sciarpe, borse. L’elevata qualità dei materiali presente in ogni creazione ha portato al brand successo e apprezzamento anche presso il grande pubblico, in Italia come all’estero. Il processo di creazione, realizzato da Patrizia Valmori e dalla sua équipe, è interamente manuale, con l’utilizzazione di tradizionali forme in legno.