Loffredo

La LOFFREDO nasce nel 1970 grazie all’intraprendenza di François Loffredo che decide di mettersi in proprio dedicandosi al commercio del corallo grezzo e lavorato, dapprima in Italia per poi allargare i confini all’Europa, all’Africa e poi all’Asia, che diventa il continente con cui intrattiene da subito rapporti molto proficui.
Orecchini Oro Bianco Brillanti Rubini Corallo Magai Rosa Salmone
Negli anni Loffredo, nelle cui vene c’è il corallo invece del sangue, inizia a collezionare arte, incisioni e statue in corallo giapponese e cinese e a far produrre piccoli capolavori dal suo artigiano di fiducia, su modelli che di volta in volta gli sottopone. Grazie a questa sinergia nasce il primo Presepe in Corallo realizzato come quelli (in legno o ceramica) del ‘700/‘800 napoletano.
Negli anni ’90 è il momento di aprirsi alla gioielleria.
L’idea è realizzare pezzi unici e piccolissime produzioni in cui il corallo viene arricchito da pietre preziose e semi preziose che ne esaltino le qualità, avendo una cura maniacale del dettaglio. Ciò permette all’azienda di posizionarsi nelle migliori gioiellerie. Tra le sue maggiori clienti, donne eleganti, spesso dell’alta borghesia.
Cerchiamo la perfetta sinergia tra design, moda, tecnologia innovativa e amore per il sublime”: questa è la sua vision.
Molte tra le migliori gioiellerie del mondo scelgono di distribuire i gioielli LOFFREDO e l’azienda stabilisce il suo unico flagship store ad Hong Kong, onorando la trentennale amicizia con quei luoghi.
Il gioiello LOFFREDO vuole essere prezioso e godibile, non più eredità della nonna ma attuale e giovane, raffinato e chic, moderno e con un carattere molto ben delineato che lo rende riconoscibile a chi lo ha già scelto ed agli operatori del settore.
Con il suo bracciale FREESIZE, brevettato proprio in quegli anni, inizia la prima produzione in piccole serie, collezione che ancora oggi è tra i best-sellers dell’azienda e decisamente il suo prodotto iconico. Le COCCINELLE , gli AMULETI, ORIENT-ED ed 8 (in onore al numero fortunato cinese) sono tra le altre collezioni fortunate che continuano ad accompagnare i pezzi unici nelle vetrine di tutto il mondo.
Gioiello Freesize in oro e corallo
Con la crisi del 2008 l’azienda decide di rivedere la sua organizzazione e di concentrarsi su un piccolo numero di clienti storici, boutique di alta gioielleria, con i quali collaborare di stagione in stagione affinché il gioiello sia attuale ed il servizio perfetto.
Nel 2017 Ludovica Loffredo, la figlia, inizia una piccola attività produttiva di bigiotteria che distribuisce online con un sito dedicato. La scuola è quella LOFFREDO, qualità e raffinatezza con materiali più economici che meglio si confanno alla vendita sul web e che non intralcia in alcun modo il lavoro delle gioiellerie che vendono LOFFREDO. Il marchio 55 è della LOFFREDO ma viaggiano su 2 binari paralleli.
 
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Lanvin

Lanvin

Lanvin. Casa di moda francese. Una delle più antiche della Haute Couture che, con vicende alterne, è ancora alla ribalta. A fondarla nel 1885, a Parigi, è Jeanne Lanvin (1867-1946) che si è formata nella bottega di Madame Félix, una modista. Quando, tredici anni dopo, sposa l’italiano Emilio di Pietro ha già una certa fama. Dal matrimonio, nasce Marguerite Marie-Blanche e da allora la sarta crea anche abiti abbinati per madre e figlia. Straordinaria l’affermazione della casa Lanvin negli anni ’20.

Ritratto di Jeanne Lanvin

I suoi abiti, moderati nei volumi, sono ricchi di quei ricami che, stilizzando antichi motivi, li rendono unici. La fondatrice, donna di gran gusto e in sintonia con il suo tempo, fra esotismi e suggestioni d’Oriente, cerca fra gli artisti dell’epoca i suoi collaboratori.

Il logo disegnato da Paul Iribe nel 1907

Se Paul Iribe disegna la silhouette della madre chinata sulla figlia, ispirandosi ad uno scatto realizzato nel 1907 durante una festa in maschera e che  ancora oggi è associata al fortunatissimo profumo Arpége (il lancio avviene nel ’27), il suo flacone nero porta la firma di Armand Rateau, il realizzatore del padiglione dell’eleganza alla famosa esposizione delle Arti Decorative (’25), di cui la sarta stilista fu presidente. Alla casa Lanvin si rivolgono, nel tempo, attrici, cantanti, dive del cinema, dalle Dolly Sisters a Yvonne Printemps, ad Arletty per il film Les enfants du Paradis (’45). Alla morte di Jeanne, è la figlia ad assumere la direzione della maison: la scelta di Castillo come fashion designer (la sua direzione stilistica va dal ’50 al ’63) avvia un rinnovato periodo felice, che toccherà momenti superbi, quando Maryll, moglie di Yves Lanvin, nipote della grande Jeanne, chiama a sostituire Castillo il belga Franµois Crahay (resta alla Lanvin dal ’68 all’84), stilista di colorate, magiche collezioni che per tre volte ottengono il Dé d’Or.

Abito Cyclone in seta nera e lustrini realizzato da Jeanne Lanvin per la figlia Marguerite in occasione della Paris Openings. 1939

Altre volte lo stesso riconoscimento premia le collezioni di Montana che, per tre anni (’90-92) succede a Crahay. Dal ’76, la griffe produce una linea di prêt-à-porter che dal ’92 è diretta da Dominique Morlotti. Il marchio viene acquisito dal colosso L’Oréal. Il marchio registra un aumento del fatturato, rappresentando il 4 per cento delle vendite consolidate del Gruppo L’Oréal.

Nel 2001 Alber Elbaz è il nuovo designer della maison. Nello stesso anno,  la casa diventa un’impresa indipendente, dopo la cessione di L’Oréal Group. Jérome Picon firma la biografia di Jeanne Lanvin.  Christophe Blondin, per due anni responsabile creativo di Lanvin uomo, lascia Lanvin. Lo sostituisce Martin Krutzky. Dopo quattordici anni alla direzione creativa della griffe, Elbaz abbandona il suo ruolo per incompatibilità con Michèle Huiban, CEO dell’azienda. Nel frattempo i giochi di ruoli si alternano. Nel 2016, al suo posto, giunge la stilista francese, ex Jean Paul Gaultier, Balenciaga e Lacroix, Bouchra Jarrar. Il suo contributo, però, è breve. Dopo sedici mesi, a causa di uno scarso successo delle sue linee che porta ad un inevitabile calo delle vendite, Jarrar viene allontanata dal marcio. A lei, succede Olivier Lapidus. Nel 2019, dopo frequenti rumors, la Maison annuncia l’ingresso, alla direzione creativa, di Bruno Sialelli, ex Loewe. “Sono felice e onorato di unirmi a Lanvin, una casa fondata da una donna visionaria che tra i primi couturier francesi ha osato offrire un universo globale con un campo di espressione molto ampio”, dichiara Sialelli. “Portare emozioni attraverso storie avvincenti e definire un l’atteggiamento moderno saranno sfide entusiasmanti per continuare questa eredità”.

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Lutens

Lutens, Serge (1942). Visagista e fotografo francese. È considerato uno dei più geniali artisti del make-up, celebre per le sue creazioni oniriche…

Lutens, Serge (Lille, Francia 14 marzo 1942). La sua infanzia non è delle più semplici. Sin dalle prime settimane di vita, infatti, viene abbandonato dalla madre ed è costretto a dividersi tra due famiglie. Nel 1956, a 14 anni, inizia a lavorare nel salone di bellezza della sua città. Non ne è entusiasta. Ma due anni dopo, a 16 anni, inizia a fondare le basi del suo futuro. All’età di 18 anni presta servizio militare per l’esercito francese durante la guerra in Algeria. Questo avvenimento segna una tappa importantissima per la sua carriera. Cessata la guerra si trasferisce a Parigi. Nella Ville Lumière, assieme all’amica Madeleine Levy, inizia a dare vita al suo primo amore: la fotografia. Alcuni scatti sono inviati alla redazione di Vogue France.  Tre giorni dopo lavora per il numero di Natale. A lui si affidano anche Harper’s BazaarJardin de Modes ed Elle.  Visagista, fotografo e profumiere francese, è considerato uno dei più geniali artisti del make-up, celebre per le sue creazioni oniriche, concettuali e raffinatissime, quanto per l’audacia innovativa dei colori usati. Il suo è un maquillage d’avanguardia.

Campagna Christian Dior 1978

Nel ’67 è nominato direttore artistico della Christian Dior Beauté. In questa occasione, l’influente Diana Vreeland, caporedattrice di Vogue America, lo esalta come un vero rivoluzionario del trucco. Inizia a scattare le sue prime foto in studio. Nel 1974 realizza Les Stars: un cortometraggio che racconta il mondo effimero e affascinate che si cela dietro al suo lavoro. Nel 1980 – anno in cui lascia Dior – diventa responsabile dell’immagine e delle collezioni trucco Shiseido, per cui realizza anche le campagne pubblicitarie. Un paio di anni più avanti crea un profumo”Nombre Noir”che entrerà nella leggenda.

Serge Lutens per Shiseido. 1980

È un viaggio in Marocco (Marrakech, per l’esattezza) a dargli un guizzo di genio. Nel ’92, infatti, Lutens avvia l’attività di profumiere, creando le fragranze “Féminité du bois” e “Le Salons du Palais Royal”, che lo consacrano talento olfattivo. Nel 2000, così, sente l’esigenza di fondare un proprio marchio -Parfums Beauté Serge Lutens- vincendo innumerevoli riconoscimenti nel campo della cosmesi e delle fragranze, come i FIFI (awards della Fragrance Fondation).

Nel 2007, il governo francese lo investe con il titolo di “commandeur dell’Ordre des Arts et des Lettres”. Sette anni dopo crea la Fondazione Serge Lutens: un polo museale di 3000 metri quadri, situato nel cuore della Medina (Marocco), che racconta la vita dell’artista, dalla sua infanzia alla sua fiorente attività di fotografo, make-up artist e profumiere.

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Lady D

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles…

Lady D (1961-1997). Diana Spencer. Figlia del conte John Spencer e di Frances Shand Kidd. Va in sposa il 29 luglio 1981 al principe Carlo del Galles, erede al trono d’Inghilterra. Non era certo un’icona di stile, prima delle nozze: alta, bionda e un po’ goffa, con una predilezione per gli abiti a minuscoli fiorellini, tanto amati dalle donne inglesi. Il giorno del suo matrimonio sceglie un abito romantico vagamente ottocentesco confezionato dai creatori inglesi David ed Elizabeth Emanuel. Un trionfo. All’indomani della cerimonia, celebrata in diretta Tv di fronte a milioni di spettatori, il vestito di Lady D, replicato in migliaia di esemplari, diventa l’emblema dell’abito da sposa anni ’80. Negli anni immediatamente successivi alle nozze, pur abbandonando le fantasie floreali, non riesce a prendere le distanze dall’eleganza di corte fatta di ruche, volant e cappellini. Solo dopo la separazione da Carlo d’Inghilterra, si svincola dall’etichetta di corte iniziando a mettere più in risalto il suo fisico slanciato. Allora, pur continuando a rivolgersi a creatori inglesi come Catherine Walker, inizia ad affidare la realizzazione dei suoi abiti a Valentino, a Lacroix, a Lagerfeld (Chanel), a Galliano (Dior) e infine a Gianni Versace, grande amico e autore delle mise della principessa in molte occasioni. Nel giro di pochi anni, grazie al suo portamento e a un fisico statuario, frutto di ore di allenamento, Lady Diana diviene ancora più imitata, dal taglio dei capelli fino alla sfumatura delle calze. Diego Della Valle ha chiamato D-bag una delle sue borse.

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Liso

Liso Susanna (1955). Stilista e costumista italiana, appartenente al Consorzio sarti di Roma. Si diploma in arti applicate

Liso Susanna (1955). Stilista e costumista italiana, appartenente al Consorzio sarti di Roma. Si diploma in arti applicate (specificatamente, tessuti) nel 1973. Quindi studia Storia dell’arte all’università e comincia la sua carriera di costumista teatrale collaborando con varie compagnie e con vari scenografi. Nel ’77 crea le Tartarughe realizzando e commercializzando collezioni di tessuto e maglieria. Nell’89, apre un secondo punto vendita dedicato a una linea completa di accessori. Nel 2000 rinnova la sua immagine in uno spazio più ampio, cui aggiunge un’ulteriore sede sempre nel centro di Roma, nel 2003. Ha presentato le sue linee al Pitti Trend di Firenze, al Contemporary di Milano e ad AltaRoma-AltaModa, pur continuando la sua attività di costumista teatrale per spettacoli di danza e video d’arte. È sposata con l’artista Claudio Adami che cura la grafica delle pubblicazioni realizzate per le sue collezioni presentate come “vernici”.

Luisa Spagnoli

Luisa Spagnoli. Industria di confezioni fondata all’inizio degli anni ’30 dall’omonima imprenditrice italiana.

Luisa Spagnoli. Industria di confezioni fondata all’inizio degli anni ’30 dall’omonima imprenditrice italiana. Inizialmente, produceva solo maglieria esterna sotto il marchio Angora Luisa Spagnoli.

Dopo vent’anni di fiorente attività, nel ’52, il marchio si è semplificato trasformandosi in quello attuale, mentre la produzione si è estesa fino a comprendere, oltre a ogni tipo di maglieria, anche abiti per donna di tipo classico e sobrio, fino a una linea più giovanile creata agli inizi degli anni ’90 da Nicoletta Spagnoli, una bisnipote della fondatrice.

Luisa Spagnoli e la Perugina

In realtà, l’estro e la capacità organizzativa di Luisa Spagnoli non si cimentarono subito con lo stilismo, ma con le caramelle e i cioccolatini. Prima di avviare, nel ’28, un fiorente allevamento di conigli d’angora nel giardino della sua villa in Umbria, aveva iniziato la sua brillante carriera imprenditoriale nel 1919 lanciando nel mondo una fra le maggiori firme dell’industria dolciaria italiana, la Perugina. Ma il successo del famoso Bacio non le bastò. Attraverso la lana d’angora, si diede alla moda. In poco tempo, le sue creazioni spopolarono nelle più eleganti boutique italiane. Quando, nel 1935, morì, il suo marchio era già conosciutissimo anche in Usa e l’azienda, lasciata nelle mani prima del figlio Mario e poi di Lino Spagnoli, aveva già spiccato il salto che, dall’apertura della prima bottega a Perugia nel ’40, l’ha portata a conquistare il record italiano dei negozi diretti, 140 in tutto il paese a fine secolo.

La figlia di Mario Spagnoli portava il nome della nonna e ne ha rinverdito la fama ma su un versante del tutto diverso. Scrittrice, giornalista e protagonista della vita intellettual-mondana della Roma anni ’60 e ’70, è autrice di Lunga vita di Giorgio De Chirico pubblicato da Longanesi, un delizioso e graziosamente irriverente libro su De Chirico nel privato. Conseguito un fatturato di 174 miliardi di lire (più 9,4 per cento) e un utile netto di 10,6 miliardi. La catena di negozi è costituita da 145 punti vendita, dislocati nelle principali città italiane. Ha 700 dipendenti, di cui 500 nei negozi. &Quad;2001, maggio.

Il rinnovo dell’azienda

L’azienda si rinnova per raggiungere un target più giovane. Nicoletta Spagnoli, amministratore delegato e bis-nipote di Luisa Spagnoli, fondatrice dell’azienda dichiara: “All’inizio abbiamo avuto qualche perplessità a cambiare i nostri prodotti che da sempre si sono rivolti a un pubblico “classico”. Poi, abbiamo cominciato a sperimentare un graduale rinnovamento e il pubblico più giovane ha accolto il nostro messaggio”.  “Cambiare nel segno della tradizione” è il must in casa Spagnoli: niente acquisizioni, niente Borsa, niente nuovi manager. Un caso, dunque, per certi versi anomalo nel panorama attuale del made in Italy. Debuttano un profumo e una boutique a New York.  La maglieria continua a essere il punto di forza, cui si sono aggiunti gli accessori coordinati. La trasformazione dell’azienda coinvolge anche il restyling dei 145 punti vendita.

Fatturato 2018

L’azienda conta 150 negozi in Italia e altri 50 nel resto del mondo. Il negozio di riferimento resta quello di Perugia. Il fatturato del 2018 è stato di 130 milioni con un 2,07% in più rispetto all’anno prima. La maggior parte del fatturato arriva dal territorio nazionale anche se comunque il marchio sta avendo molto successo anche all’estero.

Luisa Spagnoli: la miniserie

Nel 2016, su Rai 1, l’1 e il 2 febbraio, è andata in onda una miniserie. La storia che viene raccontata è proprio quella di Luisa Spagnoli che viene tratta dal racconto dal racconto Luisa Spagnoli di Maria Rita Parsi contenuto nel libro Le italiane.

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LVMH

LVMH. Colosso francese del lusso. La sigla sta per “Louis Vuitton-MoÍt-Hennessy” e identifica un gruppo strettamente legato a prodotti di alta qualità

    1. LVMH e il fatturato del 1998
    2. Acquisizioni
    3. Fatturato del 2000 e inizio del 2001
    4. L’ascesa di LVMH
    5. il fatturato del 2001
    6. Il 2002 di LVMH
    7. Louis Vuitton conquista Parigi
    8. Fatturato 2002
    9. La crescita di Louis Vuitton
    10. Le acquisizioni a partire dal 2011
    11. Il fatturato del 2019

LVMH. Colosso francese del lusso. La sigla sta per “Louis Vuitton-MoÍt-Hennessy” e identifica un gruppo strettamente legato a prodotti di alta qualità, suddivisi in quattro categorie: moda (Dior, Kenzo, Céline, Lacroix, Vuitton, Givenchy, Loewe, Berluti, una forte partecipazione nella Gucci e in Fendi); vini, champagne (MoÍt Chandon; Veuve Clicquot, Pommery, Mercier, Chateau d’Yquem e Henessy); profumi e cosmetici (Guerlain e le essenze delle varie maison di moda); grande distribuzione.

LVMH e il fatturato del 1998

Nel 1998, il fatturato complessivo è stato di 45,5 miliardi di franchi francesi, traducibili in 6,9 miliardi di euro. I dipendenti sono circa 33 mila. Presidente del gruppo (detiene il 31 per cento delle azioni) è Bernard Arnault che, in alleanza con la società irlandese Guinness, ha dato la scalata alla holding, ne ha conquistato il controllo, l’ha rafforzata portando in dote Dior, Lacroix, Céline e i resti sani dell’impero tessile Agache Willot da lui resuscitato nel 1980 con un grosso finanziamento del governo francese. Conseguito un fatturato di 16.549 miliardi di lire, (più 23 per cento rispetto al ’98) e un utile netto di 1341 miliardi di lire, più 160 per cento.

Acquisisce nell’agosto del 2000 il 67 per cento di Pucci. Secondo i termini dell’accordo, il restante 33 per cento resta alla famiglia Pucci. Laudomia Pucci di Barsento, figlia di Emilio, manterrà la carica di presidente. Nello stesso mese, conquista il mensile americano Art&Auction, nato nel 1979 e dedicato al mercato dell’arte. Lvmh di Bernard Arnault ha ricevuto il premio per il miglior bilancio dell’anno. Migliore non solo per i risultati, peraltro ottimi, con fatturato e utili in crescita, quanto per i criteri di leggibilità, e chiarezza con il quale è stato redatto. Il premio è assegnato dalla French Financial Analysts Association e dal Journal des Finances.

Acquisizioni

Acquisita una partecipazione del 3,5 per cento di Tod’s, l’azienda della famiglia Della Valle. L’investimento è la continuazione ideale dello sviluppo degli ottimi rapporti che legano da tempo i due gruppi. Il colosso francese allarga il suo impero nella distribuzione con l’acquisto di La Samaritaine, uno degli storici grandi magazzini di Parigi. Costo dell’operazione 450 miliardi di lire, di cui 180 finanziati con un aumento di capitale.

Lvmh decide anche di entrare nel capitale di Rossi; lo ha annunciato Bernard Arnault, precisando di aver deciso di estendere la sua partnership con il prestigioso calzolaio italiano, anche alle collezioni di Givenchy ed Emilio Pucci. Nel corso dell’anno 2000 vengono effettuate le seguenti acquisizioni: Miami Cruseline Service, leader mondiale nelle vendite di beni di lusso duty free nelle navi da crociera; il controllo della quarta azienda cosmetica più importante degli Stati Uniti, Urban Decay; il periodico Connaissance des Arts; Omas, società italiana specializzata nella produzione di penne di fascia alta; la maggioranza dell’azienda cosmetica statunitense Fresh.

Fatturato del 2000 e inizio del 2001

L’anno si chiude con un più 35 per cento di fatturato e il 2001 si apre con il nuovo biglietto da visita del Louis Vuitton MoÍt Hennessy Fashion Group Italia: un global store su tre piani in via Montenapoleone, progettato dall’architetto americano Peter Marino. &Quad;2001, gennaio. Il Gruppo di Arnault e De Beers, il più grande produttore mondiale di diamanti, hanno perfezionato una joint venture paritetica per la vendita di gioielli a diamanti.

Perfezionata l’operazione di aprile 2000 mediante la quale Lvmh acquista la griffe americana Donna Karan, quotata a Wall Street, per un controvalore di 243 milioni di dollari. Fa seguito all’operazione avvenuta nel dicembre del 2000, quando il colosso del lusso aveva già acquistato Gabrielle Studio, la società che possedeva il marchio Donna. L’assemblea generale del Gruppo Fendi a maggio 2001 approva il bilancio del 2000, che registra ricavi pari a 545 miliardi di lire, il doppio rispetto al 1999.

L’ascesa di LVMH


Tale ascesa è stata possibile grazie alla riorganizzazione che ha tagliato molte licenze, dopo l’ingresso Prada-Lvmh, che controlla il 51 per cento della griffe romana attraverso la Lvp Holding. &Quad;2001, ottobre. Lvmh acquista il 45 per cento di Rossimoda, impresa italiana specializzata in calzature di alta fascia. &Quad;2001, novembre. Continua la campagna acquisti del gruppo francese. Entra in scuderia il 67 per cento di Casor, già produttrice delle collezioni di abbigliamento a marchio Emilio Pucci. &Quad;2001, novembre. Il Gruppo Lvmh e il Gruppo Prada hanno concluso l’accordo finalizzato all’acquisto da parte del gruppo francese di tutte le quote che Prada detiene in Fendi, ovvero il 25,5 per cento del capitale.

A operazione conclusa il colosso del lusso detiene, quindi, il 51 per cento del capitale Fendi, mentre la famiglia romana mantiene il possesso del 49 per cento. La linea Fendissime, nata nel 1987 e rivolta a un target giovane, viene ritirata dal mercato. I negozi Fendi di proprietà sono 83. Acquistato il 50 per cento della società italiana Acqua di Parma. Lvmh ha venduto al Crédit Lyonnais le azioni Gucci che erano ancora in sue mani, 11.565.648 titoli, per 1147 miliardi di euro. Finisce la guerra fra il Gruppo di Arnault e Ppr, il Gruppo di Franµois Pinault, per il possesso di Gucci.

Fatturato del 2001

L’anno si è chiuso con un fatturato di 12,229 milioni di euro (più 6 per cento rispetto al 2000), e un clamoroso calo dell’utile netto, pari a 10 milioni di euro, contro i 722 del 2000. Pecora nera della scuderia, la divisione distribuzione che ha generato perdite per 194 milioni di euro.

il 2002 di LVMH

Nel 2002 Arnault si concentrerà sulla crescita interna, la redditività e il cash flow. In questo programma rientra lo sviluppo di Fendi e di Donna Karan, due griffe controllate dalla fine del 2001, ritenute ad alto potenziale di crescita. &Quad;2002, marzo. Acquisizione del 20 per cento della Corrado Maretto, già licenziataria delle calzature Louis Vuitton e specializzata nelle scarpe da donna di fascia alta. L’80 per cento della società resta alla famiglia Maretto. &Quad;2002, aprile. Christian Lacroix è il nuovo direttore artistico della griffe italiana Emilio Pucci.  Kenzo Takada torna a lavorare per Lvmh e il Gruppo acquista una quota di minoranza, il 17 per cento, della Kenzo Takada. 

Louis Vuitton alla conquista di Parigi

La maison è alle prese con la costruzione di un impero commerciale senza precedenti nel cuore di Parigi. Lvmh ha infatti acquistato i grandi magazzini adiacenti a La Samaritaine in rue de Rivoli, pianificando di convertirli in negozi dove vendere i suoi prodotti di lusso. Debutta a Firenze nel 2002, all’interno di Palazzo Mattei, in piazza Strozzi, il primo negozio Fendi. La casa romana conta 84 punti vendita diretti e 450 indiretti.

LVMH
Beauty Case – Louis Vuitton

Fatturato del 2002

Lvmh ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 12,693 milioni di euro (più 4 per cento rispetto al 2001), un risultato operativo di 2008 milioni di euro e un utile netto di 556 milioni di euro. Il segreto del successo della società del lusso è stato concentrarsi sui marchi più redditizi o quelli a più alto potenziale. In particolare, positive le performance delle divisioni Wines e Spirits (più 2 per cento), Fashion e Leather (più 16), Profumi e Cosmetica (più 5), negativa la divisione Retailing (meno 4 per cento). Sostenuta la crescita in tutti i mercati di riferimento, in particolare il Giappone, (più 15 per cento) grazie al nuovo mega-store di 10 piani aperto a Tokyo. Eccellente la performance della griffe Christian Dior il cui fatturato, 492 milioni di euro, registra una crescita del 41 per cento e un utile operativo di 33 milioni di euro: la performance è determinata dal successo delle collezioni disegnate da John Galliano.

La crescita di Louis Vuitton

Louis Vuitton ha registrato una crescita delle vendite sia in Europa sia negli Stati Uniti. &Quad;2003, aprile. Louis Vuitton apre i suoi primi negozi a Mosca e in India a Nuova Delhi. Con la nuova boutique il network globale degli store a insegna Vuitton è salito a quota 298, con una presenza in 51 paesi. Il mercato asiatico, Giappone escluso, rappresenta il 15 per cento dei 4,12 miliardi di euro dei ricavi del business moda e pelletteria di Lvmh: tale quota lo scorso anno era del 14 per cento. Acquisito il controllo quasi totale (97 per cento) della Rossi Moda. L’azienda, leader del distretto calzaturiero veneto, produce e distribuisce su licenza di Lvmh diversi marchi, tra i quali Givenchy, Pucci, Lacroix, Jacobs. La quota di partecipazione in Fendi sale all’84,1 per cento dopo l’acquisto delle quote di Alda, Anna e Paola Fendi. Il solo socio della famiglia fondatrice è Carla Fendi. Silvia Venturini Fendi continua a ricoprire il ruolo di direttore creativo del marchio.  Lvmh vende il 36 per cento del marchio Michael Kors, incassando 13,9 milioni di euro.Venduti i diritti di licenza dei profumi Marc Jacobs e Kenneth Cole.

Le acquisizioni di LVMH a partire dal 2011

A marzo Bulgari entra a far parte del gruppo e nel 2013 acquisisce l’80% dell’azienda mentre a Sergio e Pier Luigi Loro Piana resta il 20%. 

Dal 2014 LVMH apre la Louis Vuitton Corporate Foundation e l’anno dopo acquisisce M1 Fashion e Pepe Jeans. 

Nel luglio 2016 LVMH vende i marchi Donna Karan e DKNY per 650 milioni di dollari a G-III Apparel. Nello stesso anno compra Rimowa.

Nel marzo 2017 LVMH rileva Maison Francis Kurkdjian. Il mese dopo acquisisce Christian Dior.

LVMH a fine 2018 acquisisce Belmond, una catena di alberghi di lusso. Nel 2019 è il turno invece di Tiffany & Co.

Fatturato del 2019

Nel 2019 LVMH ha fatto un nuovo record di incassi con più di 53 miliardi di euro. La crescita è stata del 15%. Il margine operativo è rimasto al 21,4%, in linea con l’anno precedente. Nonostante le difficoltà registrate sul mercato asiatico, il gruppo del lusso più potente al mondo è riuscito a registrare un incremento del fatturato sui mercati occidentali con un +12% rispetto allo stesso semestre del 2018.

Luchford

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono..

Luchford, Glen (1970). Inizia la carriera professionale lavorando come assistente di Eamon Mc Cabe e Norman Watson e le sue prime foto pubblicate appaiono nel 1989 su The Stone Roses e poi su The Face. Da allora si conferma come fotografo di moda su Arena, i-D, Interview, Rolling Stone, Harper’s Bazaar, Vogue Homme International e per le edizioni inglese e francese di Vogue. Collabora con vari marchi come D&AD, nel ’95 con Jenny Surille e nel biennio ’97-98 con Prada. Si esprime anche in campo cinematografico: il suo film From Here to Where riceve una menzione al Film Festival di Edimburgo nel 2000. Nel Maggio 2009, Luchford ha firmato un contratto di esclusiva con l’Agenzia Art Partner e ha completato la sua prima monografia.

Loewe

Loewe è un marchio spagnolo di pelletteria e di maroquinerie. Nel 1846, Heinrich Loewe Rossberg, artigiano della pelle e del cuoio d’origine tedesca…

Loewe è un marchio spagnolo di pelletteria e di maroquinerie. Nel 1846, Heinrich Loewe Rossberg, artigiano della pelle e del cuoio d’origine tedesca, diede vita a Madrid a una produzione di alta qualità ed ebbe grande fortuna fino alla fine degli anni ’30. Successivamente, sotto la direzione di Enrique Loewe Knappe, nipote del fondatore, l’azienda si orientò verso il panorama completo dell’accessorio: foulard, ombrelli e bijoux fantasia. Nel 1965 lanciò una linea di prêt-à-porter femminile e poco dopo una maschile. Oggi l’azienda è passata alla quarta generazione Loewe e ha una cinquantina di boutique in tutto il mondo. Il celebre marchio spagnolo, passato alla scuderia Lvmh nel 1985, cambia designer: José Enrique Ona Selfa sostituisce, dopo 4 anni di servizio, Narciso Rodriguez. Loewe ha ancora un cuore spagnolo ma il suo spirito è internazionale. Ha 100 negozi in ogni parte del mondo e ripensa al futuro dal suo quartiere generale, in un palazzo storico, il Miraflores, a Madrid, con un nuovo management. Dal 2008 il nuovo direttore creativo della storica maison è Stuart Vevers.

Lelong

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono…

Lelong, Lucien (1889-1952). Sarto francese, a capo dell’omonima casa di couture, fra quelle che, da Molyneux a Patou, da Schiaparelli a Chanel, crearono nei fervidi anni del primo dopoguerra mondiale il prestigio della moda francese, con un intenso intreccio fra stilismo e cultura: tessuti disegnati da DalÕ, bijoux creati da Cocteau. Il padre Arthur fondatore di un’industria di tessuti (1896), la madre Eléanore, sarta di buon livello, Lelong fa il suo apprendistato e scopre la propria vocazione nell’azienda di famiglia che, tornato dalla guerra, ingrandirà creando nel 1924 la sua casa di moda. Forte, appena due anni dopo, di 1200 addetti, è subito celebre per il nitore sartoriale dei modelli, la maestria nella scelta e la lavorazione dei tessuti, grazie anche all’aiuto, come consulente e indossatrice, della bellissima moglie Natalie Paléy, figlia del granduca Paolo di Russia. In seguito chiamerà a disegnare le proprie collezioni gli stilisti più promettenti del momento: da Christian Dior a Pierre Balmain, a Hubert de Givenchy. Manager illuminato, dopo un viaggio di studio negli Stati Uniti per apprendere i metodi di lavoro nell’industria della confezione, crea un suo precoce prêt-à-porter, capi in numero limitato, firmati L.L. Edition. Dal 1937 fino al termine della seconda guerra mondiale, fu presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne e in questa veste riuscì a impedire il trasferimento delle case di moda da Parigi a Berlino durante l’occupazione tedesca. Ma molte avevano chiuso i battenti, rifiutandosi di lavorare per non essere costrette a vendere ai tedeschi i loro modelli. Le maison che continuarono a farlo, non riuscirono, una volta tornata la pace, a parte un nome eccezionale come Chanel, a resuscitare il successo d’un tempo.