Kering

Dalla vendita al dettaglio del legno ai marchi di lusso: Kering S.A. è un gruppo internazionale con sede a Parigi che opera nel settore del lusso. 

Kering S.A. è un gruppo internazionale con sede a Parigi che opera nel settore del lusso. 

Le origini

Il gruppo Kering è riuscito a costruire una fortuna iniziando con la vendita al dettaglio del legno. L’azienda nasce nel 1963 con François Pinault che apre la Établissements Pinault in Francia. Si occupa della vendita del legname e nel corso degli anni continua a crescere e cambia nome in Pinault S.A..

Nel 1988 il valore finanziario del gruppo aumenta a seguito della quotazione  alla Borsa di Parigi.

Kering
François Pinault

Le prime acquisizioni

Già prima di passare nel settore del lusso, la Pinault S.A. aveva iniziato ad acquisire importanti aziende. La prima fra tutte è stata la CFAO della quale comprano il 20% per poi unirsi nel 1990 con François Pinault PDG.

La fusione tra le due aziende permette l’acquisizione più rapida di diverse aziende come Conforama (1991), Printemps (1992), La Redoute (1994) e Fnac (1994). Cambia quindi nuovamente il nome in Pinault-Printemps-Redoute (PPR).

Dal legname ai marchi lusso

La PPR inizia ad occuparsi dei marchi di lusso quando nel 1999 acquisisce il 42% di Gucci. Successivamente acquisisce anche Yves Saint Laurent grazie agli accordi con il marchio Gucci. Seguono poi Boucheron, Bottega Veneta, Balenciaga. La Pinault-Printemps-Redoute nel 2001 entra in Alexander McQueen e Stella McCartney.

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I marchi di lusso del gruppo Kering

I cambiamenti dal 2003

Due sono i cambiamenti importanti che avvengono all’interno del gruppo nel 2003. Innanzitutto cominciano ad essere cedute le attività di vendita al dettaglio, prime fra tutte la Pinault Bois e la Matériaux al gruppo Wolseley. 

Un altro cambiamento importante riguarda i vertici del gruppo, Pinault cede infatti il suo posto al figlio François-Henri. Non solo controlla la Pinault-Printemps-Redoute, ma tutta la società famigliare Artémis che comprende anche la Château Latour e Christie. 

Nel 2004, Pinault-Printemps-Redoute acquisisce tutto il capitale del gruppo Gucci raggiungendo il 99.4% di proprietà della società di lusso italiana. Nel 2005 François-Henri diventa CEO e il nome del gruppo cambia in PPR.

Le cessioni dal 2006 e le nuove acquisizioni

Continua dal 2006 con Le Printemps, Canforama nel 2011, CFAO e Fnac nel 2012 e Le Redoute nel 2013.

Non solo cessioni ma anche nuove acquisizioni con Puma nel 2007, Golf di Cobra nel 2010, il Gruppo Sowind, Valcom e Brioni nel 2011, nel 2012 il gruppo Pomellato e Qeelin, infine nel 2013 Cristopher Kane e Ulysse Nardin. 

La PPR diventa Kering

La PPR cambia il suo nome in Kering il 22 marzo del 2013 espandendosi prioritariamente nei beni di lusso. La scelta del nome Kering, fa riferimento all’inglese caring che significa prendersi cura e alla terra di origine della famiglia Pinault. Originari della Bretagna, kêr vuole infatti dire ‘casa’.

Il nuovo logo

 

Scelgono quindi con il nuovo nome anche un nuovo logo. Quest’ultimo rappresenta un gufo che gira la testa di 270 gradi.

Kering
Logo Kering

La Kering Eyewear

La Kering Eyewear si occupa di produrre occhiali per i brand del gruppo a partire dal 2014. Firma poi una collaborazione con Richemont nel 2018.

Kering
Eyewear Kering

2018

Nel 2018 ci sono alcuni cambiamenti: viene venduto il 50% delle azioni di Stella McCartney,  Valcom e  parte delle azioni di Puma.

Il fatturato

Kering ha chiuso il 2019 con un fatturato pari a 15,9 miliardi di euro, in crescita del 16% a tassi correnti e del 13% tassi comparabili. L’utile netto si attesta a 2,3 miliardi di euro, in calo del 37,4% rispetto ai 3,7 miliardi del 2018. A pesare sul risultato netto è la multa da 1,25 miliardi che il gruppo ha pagato al fisco italiano per un problema fiscale di Gucci. 

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Kokosalaki

Kokosalaki Sophia (1972). Stilista greca. Nata ad Atene, consegue un Master of Art in moda alla Central St. Martin’s School

Kokosalaki Sophia (1972-2019). Stilista greca. Nata ad Atene, consegue un Master of Art in moda alla Central St. Martin’s School e subito dopo (nel ’99) un debutto in passerella con la sua collezione donna, dove gli eccessi così come la banalità sono ugualmente banditi. Successivamente disegna una collezione per Joseph. Mandarina Duck sponsorizza la sua seconda sfilata. Nel 2004 ha firmato i costumi per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Atene e tre anni dopo, nel 2007, la stilista ha deciso di vendere il suo marchio al gruppo OTB di Renzo Rosso. Due anni dopo ci ha però ripensato e ha riacquistato la società con l’idea di svilupparla in maniera indipendente.

Kinloch

Kinloch collezione Venezia

Kinloch. Azienda italiana di accessori donna e uomo fondata a Milano nel 2013 da Davide Mongelli, fondatore e amministratore delegato della società SUM Ventures Capital, che supporta la crescita delle imprese con focus sulla moda.

Davide Mongelli

All’imprenditore italiano, subito dopo, si affianca Francesco Fantoccoli, appartenente alla nota famiglia di stilisti del tessuto comaschi, ed oggi designer della griffe. Focus delle collezioni sono le stampe che si accompagnano a tessuti e filati di alta qualità, come le sete di Como e le lane del Biellese. La cura nei dettagli è tra le prerogative dell’azienda italiana: eccellenza del  Made in Italy che affronta il tema dei viaggi attraverso un tocco inconfondibile di rétro intinto di glamour.

Kinloch Mexico

Così, Kinloch ci porta a Londra e a Parigi. E ancora a Cuba e a Marrakech, valicando le frontiere della fredda Russia e delle terre assolate, punteggiate da maestosi Cactus, del Messico. Le cartoline lussuose e folkloristiche del marchio lombardo esplorano anche  la romanticissima Venezia e le strade popolari di Napoli: angoli di una terra effervescente che sembrano animarsi sui pregiati foulard, carré e accessori per uomo. Le collezioni Kinloch, espressione artigianale di eccellenza italiana, sono apprezzate da tutte le donne, senza distinzione di età e di cultura.

Foulard collezione Napoli

Fin dal lancio sul mercato, il brand ha saputo riconoscere il suo pubblico di riferimento. Il Giappone è il primo Paese al mondo a cogliere l’essenza della griffe italiana seguito, successivamente, da Corea, Hong Kong e USA.  In Europa, Kinloch è presente in diversi multibrand  e ne La Rinascente  di Milano, Roma, Firenze, Torino.

 

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Kahng

Kahng. Coreana trapiantata negli Stati Uniti, crea abiti mirati principalmente alla donna impegnata nel lavoro. Nasce nel 1954 e si trasferisce in America nel 1969. Studia all’Art Institute of Chicago. I suoi modelli sono pratici, confortevoli, senza però mai rinunciare a una nota di sensualità. Il suo obiettivo è infatti quello di coniugare elementi classici con dettagli imprevisti ed eccentrici, senza compromettere la vestibilità del capo.

Kollar

Kollar Franµois (1904-1979). Fotografo ungherese naturalizzato francese. Andato in esilio a Parigi nel 1924 durante il regime di Horthy, lavora dapprima come operaio alla Renault e poi come fotografo in diverse agenzie arrivando a pubblicare su L’Illustration. Alterna il reportage (famoso quello sul mondo del lavoro commissionatogli da Horizons de France) alla pubblicità (Dunhill), al ritratto (Coco Chanel, Edith Piaf), alla fotografia di moda per cui utilizza le tecniche d’avanguardia del tempo: solarizzazione, prospettive ardite, sovraimpressione. Negli anni ’30, fotografa le collezioni di Fath, Balenciaga, Lanvin, Balmain per Harper’s Bazaar, Le Figaro Illustrée, Les Modes, L’Officiel de la Couture, L’Art et la Mode, Die Dame. Nel ’34, pubblica il libro 25 photo de Kollar. La retrospettiva dell’89, al Palais de Tokyo di Parigi, ha permesso al grande pubblico di riscoprirlo. Nell’87 i suoi archivi sono stati donati allo stato francese.

Kontatto

La griffe Kontatto è marchio italiano nato nel 1995. I fondatori sono Federico Ballandi, ora presidente, Stefano Trecchi e Gianluca Goldoni, che curano la produzione. Inizialmente gestita solo dai tre fondatori, oggi sono centinaia le persone che lavorano alle collezioni.

La scelta del nome Kontatto

La scelta del nome Kontatto fa riferimento alla parola “contatto”. Questo perché nasce dall’idea della maglia che si posa sulla pelle. L’uso della lettera K al posto della C prende invece spunto dal linguaggio giovanile e dall’abitudine di sostituire la lettera C con la lettera K.

Lo stile

Il marchio tende a mischiare stili differenti per creare look innovativi. Lo stile di Kontatto è adatto alla donna moderna che combina capi con stili molto differenti tra loro.

I capi sono totalmente Made in Italy e di ottima qualità con un prezzo accessibile. Da qui nasce la fortuna del marchio Kontatto. Inizialmente il brand si occupava solo di maglieria. Successivamente hanno cercato di essere sempre più competitivi investendo nella ricerca dei materiali e producendo capi diversi.

Kontatto
Collezione primavera-estate 2012

L’headquarter è al Centergross di Bologna. Possiedono poi depositi a Milano, Roma, Napoli, Bari e Ancona.

I clienti di Kontatto

In Italia hanno 4.000 clienti mentre nel mondo altri 2.000.

Nel 2019 il fatturato è stato di 24,5 milioni. L’azienda conta nel territorio italiano 5 monomarca: Bologna, Milano, Milano Marittima, Casalecchio di Reno e quello inaugurato più di recente a Sassuolo. Kontatto viene poi distribuito anche all’estero in Belgio, Olanda, Austria, Polonia, Cipro, Grecia e Hong Kong. Importante è poi lo show-room che è stato aperto a Mosca nel 2019 e che sta avendo successo. 

E-commerce

Il sito di Kontatto è stato aperto recentemente. Il sito è stato creato e studiato da Cosmobile per rendere possibile anche la vendita on-line. 

Il sito è composto da tre elementi: sito web con vetrina della collezione, order sender enterprise e e-commerce B2B. Quest’ultimo è l’elemento più interessante che caratterizza il sito di Kontatto. Si tratta di un e-commerce che è studiato anche per distributori e clienti professionali. Questi ultimi possono infatti accedere in questo modo alle collezioni e fare ordini in completa autonomia.

kontatto
e-commerce B2B -Kontatto

 

CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire.

Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

GLI EFFETTI DELLA VENDITA

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 Calvin Klein firmò un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, arrivò  Choice Calvin Klein, una nuova linea di costumi per giovani donne. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. promosse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan ottenne la nomina a Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, CK lancia altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015. I social media del marchio, annunciarono la campagna a livello mondiale e la stampa, i media digitali, e i cartelloni pubblicitari la diffusero in più di 20 paesi.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria presenta ancora una volta dei ritratti di di Kate Moss, scattati da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed

SIMONS LASCIA CALVIN KLEIN

Lo stile visionario di Simons, per quanto molto apprezzato dalla critica non porta a Calvin Klein i guadagni sperati. Il risultato è quindi una revisione delle strategie da parte del brand, con la scelta di un approccio maggiormente commerciale. Queste decisioni sono incompatibili con l’attitudine artistica di Simons che quindi, a meno di due anni dalla sua prima sfilata e a soli otto mesi dalla scadenza naturale del suo contratto, lascia definitvamente Calvin Klein a marzo 2019.

Krieger

Bob (1936 – 2020). Fotografo italiano. Nasce ad Alessandria d’Egitto da madre di origine siciliana e padre prussiano. È fin da ragazzo affascinato dal mondo dell’arte cui lo avvicina il bisnonno Giuseppe Cammarano autore dei dipinti neoclassici della Reggia di Caserta.

Bob Krieger

Pur avendo cominciato a fotografare a 11 anni (ricorda ancora la sua prima immagine, un ritratto della madre), solo nel 1962 entra in uno studio come assistente “perché ero rimasto senza soldi”. Trasferitosi nel ’67 a Milano dove tuttora vive e lavora, comincia l’attività in proprio pubblicando subito su Harper’s Bazaar e Vogue e documentando la nascita del prêt-à-porter italiano. Dal ’70 al ’75 è art-director di Bazaar Italia, poi torna a realizzare fotografie lavorando per i più grandi stilisti (Krizia,Versace, Valentino, Biki, Romeo Gigli, Bulgari) su riviste come N.Y. Times Magazine, Vogue, Esquire, Harper’s Bazaar, ma affermandosi anche in campo pubblicitario e firmando ben tre copertine di Time, tra cui, nell’82, quella dedicata a Giorgio Armani.

Pur legato alla moda, se ne allontana per realizzare ricerche personali sul nudo — con due libri molto belli Metamorfosi in bianco e nero nel ’90 e Anima nuda a colori nel ’98 — e sul ritratto con immagini di grande libertà espressiva. Negli ultimi anni, la Versiliana a Pietrasanta e Spazio Krizia a Milano gli hanno dedicato due mostre. Una mostra di suoi ritratti è stata esposta in spazi non tradizionali come l’Aeroporto Internazionale di Malpensa.

Bob muore a Santo Domingo il 7 maggio del 2020. Il fotografo si trovava sull’isola, ospite di alcuni amici. Aveva 84 anni.

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Kaiserman

Kaiserman. Nato e cresciuto a New York, in un clima multiculturale come quello che si respira a Brooklyn. fonda nel ’70 la Raphael Company che nel giro di un decennio, attraverso collezioni di abbigliamento maschile, femminile e sportswear, vende per 30 milioni di dollari. L’attività trova ulteriori spazi per espandersi. l’etichetta Bill Kaiserman diventa licenziataria di marchi internazionali come Van Gils e Netherlands. Il suo talento lo riconoscono con vari premi. fra i tanti tre Coty Awards e il Best Designers of America. Giunge a Milano negli anni ’80 e, mentre fa crescere la fama del suo marchio in Europa, in Asia oltre che negli Usa, sviluppa il business con compagnie internazionali quali Mitsuie e Kashiyama. L’Italia lo premia con il cavalierato. Agli inizi degli anni ’90, fa ritorno negli Stati Uniti dove sviluppa nuove licenze con aziende come Hartz&Co, Format e Mondo. disegna nuove collezioni per Avirex, crea un rivoluzionario rivestimento per tessuti e lancia Skins, nuova linea di abbigliamento streetstyle per uomo e donna.