JEREMY SCOTT

Jeremy Scott, uno dei designer più influenti del panorama internazionale della moda, è il Direttore creativo di Moschino.

Indice

  1. L’adolescenza e gli studi
  2. Il successo tarda ad arrivare
  3. Le prime sfilate
  4. Il successo planetario
  5. Collaborazioni
  6. Art Director di Moschino
  7. Il linguaggio di Jeremy Scott
  8. Tra star del pop e millennials
  9. Il rilancio di Moschino
  10. I progetti recenti
  11. Rivoluzione rischiosa ma vincente

L’ADOLESCENZA E GLI STUDI

Jeremy Scott, tra i designer più influenti e irriverenti del mondo della moda, nasce in un piccolo paesino di campagna, vicino Kansas City nel Missouri, l’8 agosto 1975. Fin da bambino si scopre appassionato di moda: si distingue dai compagni per il suo abbigliamento colorato, stravagante e fuori dagli schemi; abbozza disegni di abiti sui quaderni, scrive brevi saggi sulla moda e sfoglia febbrilmente riviste di moda francesi, da cui impara la lingua delle maison d’oltreoceano.

La televisione è l’unico spioncino da cui può guardare e conoscere il mondo, lontano dal suo piccolo paesino di provincia.

“Vivevo in un posto remoto. Non ero al corrente di niente di quello che succedeva nel resto del pianeta, dove abitavo io c’era un’unica strada che si perdeva all’orizzonte. Per me la realtà era rappresentata solo dalla televisione” – Jeremy Scott

Segue con passione le creazioni e le collezioni di Martin Margiela, Thierry Mugler, Franco Moschino, Jean-Paul Gaultier e Jimmy Savile, i suoi stilisti preferiti.

Finito il liceo, nel 1992 si trasferisce a New York dove studia Fashion Design presso il Pratt Institute di Brooklyn. Si diploma con ottimi, nel 1996, presentando una collezione ispirata al disastro nucleare di Chernobyl. 

IL SUCCESSO TARDA AD ARRIVARE 

Conclusi gli studi a New York, decide fermamente di seguire il suo sogno e di trasferirsi a Parigi, luogo d’eccezione dell’Alta Moda. Purtroppo l’accoglienza non è quella sperata e Jeremy Scott, nel tentativo di trovare la sua strada, si riduce in povertà, fino ad elemosinare qualche soldo e dormire in metropolitana. 

Ma la sua perseveranza avrà la migliore. Si fa notare per il suo taglio di capelli stravagante da un PR di Jean-Paul Gaultier che, incuriosito dal personaggio, lo ingaggia come promotore di eventi e serate in un night club. Ma Jeremy Scott capisce che non è quella la porta da aprire per entrare nel mondo degli atelier e delle boutique. 

LE PRIME SFILATE

Acquisita coscienza di dover prendere in mano il proprio destino, nel 1997 dà vita al proprio brand. Debutta in un bar vicino Bastille con una sfilata ispirata al romanzo di J.G. Ballard, Crash, che diventerà poi un film diretto da David Cronenberg. In passerella propone abiti insoliti, creati con tessuti usa e getta dei camici ospedalieri e con scarti di stoffe pescati nei mercatini delle pulci di Porte de Clignancourt. 

A questa prima esposizione, ne segue un’altra, questa volta total black, dal nome Blade Runner, trash bags and the Apocalypse che dà seguito a polemiche che lo accusano di proporre una moda talmente bizzarra da non poter essere realmente indossata. Piccato dalla discussione, propone una terza sfilata in total white intitolata Rich white women, composta da camici da dottore bianchi, pantaloni dal taglio asimmetrico e T-shirt multifunzione.

È in questa occasione che viene notato e definito un enfant prodige, grazie al favore che incontra in Mario Testino e Isabella Blow – editrice a quel tempo di Vogue Francia – e grazie a Björk, la cantautrice islandese che, famosa per i suoi eccessi, sceglie proprio un abito total white del giovane designer per il suo Homogenic Tour. Propone in seguito dei revival anni 80 con scarpe disegnate da Louboutin in persona. 

IL SUCCESSO PLANETARIO

Ma il successo planetario arriva nel 2002 quando Jeremy Scott disegna, per Adidas, la collezione “! Signed“: un paio di scarpe dalla trama effettivamente eccentrica. Il motivo jacquard  vede protagonista una serie di banconote con il volto di Jeremy Scott, a sostituzione del viso di George Washington. La linea diventa icona del linguaggio eccentrico dello stilista americano.

Jeremy Scott per Adidas, 2002
Jeremy Scott per Adidas, 2002

Sempre nel 2002 lo stilista sceglie Los Angeles come città ideale in cui vivere, l’unica a suo dire, adeguata al suo stile di vita sano, amante dello sport e del veganismo. 

Un piccolo aneddoto al riguardo – a conferma del carattere estroso e anticonformista dello stilista – racconta che, nel giorno del suo 39esimo compleanno, Jeremy Scott invitò i suoi amici più intimi ad un incontro a sorpresa. Ebbene, aveva organizzato la sua festa di compleanno durante una lezione di Soul Cycle – il suo sport preferito – invogliando gli invitati a pedalare per un’ora nel caldo di una sala insonorizzata, per poi sorprendere tutti prendendo lui il controllo della lezione sportiva. 

COLLABORAZIONI 

Secondo lo stilista statunitense, la moda non può avere solo un pubblico elitario, ma deve essere alla portata di tutti. Per questo infatti, da sempre, dà vita a collaborazioni con moltissimi brand, da cui nascono capsule collection di elevato valore artistico e sempre pronte a stupire.

Famosi sono gli orologi creati dal designer per Swatch: doppi quadranti, colori sgargianti, ali colorate e trame animalier arricchiscono le ore e i minuti degli acquirenti. Più originali ancora sono le travel bag in edizione limitata, create in collaborazione con Longchamp.

Jeremy Scott per Longchamp - Travel bag in edizione limitata
Le Pliage Madballs, borsa in edizione limitata – Jeremy Scott per Longchamp

E ancora le coloratissime carrozzine per neonati, dotate di ali e pattern divertenti, create per Cybex o una macchina con le ali creata per Smart o gli occhiali da sole nati dalla collaborazione con Linda Farrow che, oltre ad essere oggetti di culto più che di uso comune, possono essere considerati vere e proprie opere d’arte contemporanea. Alcuni di questi modelli, come i Jsmickey, infatti sono stati indossati da Lady Gaga e Beyoncé nei loro videoclip pop. 

Lady Gaga indossa gli occhiali Jsmickey disegnati da Jeremy Scott
Lady Gaga indossa gli occhiali Jsmickey 

Continuano inoltre le collaborazioni con Adidas. Capi cult come le winged sneakers col le ali applicate, le flame sneakers e le Teddy Bear sneakers – che hanno un orsetto di peluche come linguetta – o le tute con decorazioni pop, sono diventati pezzi da collezione per gli appassionati del genere. 

ART DIRECTOR DI MOSCHINO

Il suo successo e la sua irriverenza sono tali che, negli anni, Jeremy Scott diventa uno dei designer più richiesti e litigati tra le maison. Karl Lagerfeld ha persino affermato che solo Jeremy Scott poteva essere l’unico successore degno del Kaiser nella maison di Chanel. 

Ma questa personalità colorata e irriverente rimane a piede libero, fino a quando, nel 2013, accetta l’incarico di Direttore Creativo di Moschino, prendendo il posto di Rossella Jardini – stilista per il marchio dal 1994 al 2013 – la quale per anni ha lavorato al fianco di Franco Moschino. 

La ventata di novità, irriverenza e ironia che Jeremy Scott porta nella maison è incredibile. Il suo estro e la sua creatività dirompente portano di nuovo Moschino sulla cresta dell’onda, anche grazie ad una ritrovata verve che si era persa con la scomparsa del fondatore del brand. 

IL DEBUTTO 

Nell’autunno 2014, durante la Milano Fashion Week, Jeremy Scott presenta al pubblico la sua prima sfilata come Art Director di Moschino. Il pubblico rimane quasi interdetto davanti alla nuova proposta che vede sfilare sulla passerella. Gli abiti e gli accessori presentati sono un tripudio di colori e un inno all’iconografia. 

Milano FW 2014, Moschino by Jeremy Scott
Milano FW 2014, Moschino by Jeremy Scott

Ispirato dal mondo dei fast food McDonald’s e dal cartone animato SpongeBob, Jeremy Scott disegna, per la sua prima collezione, accessori e abiti bizzarri come occhiali da sole a forma di M – la lettera gialla, icona del fast food – borse a tracolla a forma di Happy Meal sorridente e sacchetti di patatine che diventano cover per smartphone. Durante lo show, sfilano sulla passerella Katy Perry e Rita Ora: un segnale di forte cambiamento nella strategia del brand. 

IL LINGUAGGIO DI JEREMY SCOTT

Convinto che il suo ruolo sia quello di divertire ed oltrepassare i limiti, il designer americano tiene fede ai suoi principi in ogni collezione che presenta. 

“La moda deve dare felicità, altrimenti che senso ha? Abbiamo già tutto e tanto: perché dovremmo essere attratti da qualcosa di triste e noioso? E noi stilisti, per primi, siamo fra i più fortunati al mondo” – Jeremy Scott

Il suo stile prende ispirazione dai luoghi più disparati. È capace di cucire insieme l’ironia dei cartoni animati con i simboli della cultura consumistica e di quella black, dando vita ad un mondo pop, ai limiti del kitsch. 

L’uso dei simboli che superano i confini del tempo insieme al suo amore per l’iconografia danno vita ad una ripetitività non dissimile da quella del pittore Andy Warhol. La sfacciataggine con cui affronta l’immaginario fetish, condito da colori sgargianti, e icone forti come Marlboro, Barbie, Looney Tunes, Topolino, hanno decretato il successo del designer in tutto il mondo.

TRA STAR DEL POP E MILLENNIALS 

Con Jeremy Scott l’alta moda incontra lo street style. Il suo linguaggio dirompente ha permesso che le sue creazioni venissero indossate da star internazionali, da Miley Cyrus a Rihanna a Paris Hilton fino a Kanye West e Madonna. Questo mondo pop, eccentrico e sul filo dell’eccesso incanta i millennials di tutto il mondo.

“La vita è troppo breve per vestirsi noiosi” – Jeremy Scott

Katy Perry al Met Gala 2019
Katy Perry al Met Gala 2019

Nel 2015 la sua incredibile personalità attrae l’attenzione di Vlad Yudin, regista russo, che sceglie di girare un documentario sulla vita del designer degli eccessi, dal titolo Jeremy Scott: The People’s Designer. Il film, in cui compaiono molte delle star vicine allo stilista,  è stato presentato durante la London Fashion Week 2015. 

IL RILANCIO DI MOSCHINO

Nonostante le prime perplessità, Jeremy Scott ha infine convinto anche i più accaniti detrattori. Il suo lavoro per la casa di moda italiana ha portato alla ribalta la griffe che oggi è una delle più in voga sui red carpet di tutto il mondo. L’estro creativo del designer non si è fermato agli abiti. Jeremy Scott ha creato profumi, accessori e campagne pubblicitarie talmente innovativi che il nome Moschino si legge anche tra le file di ammorbidenti nei negozi di casalinghi. 

Celebre il profumo a forma di orsacchiotto, Moschino Toy, che è diventato icona del brand. Travolgente e ironica invece Fresh, l’eau de toilette di Moschino, che Jeremy Scott presenta in una confezione dalla forma insolita: un comune flacone per detersivi, usato per le pulizie domestiche con tanto di spray con tappino rosso. 

Fresh Couture Eau de Toilette di Moschino
Fresh Couture Eau de Toilette di Moschino

I PROGETTI RECENTI 

Consacrato all’immortalità artistica, a Jeremy Scott viene dedicata, nel 2017, la retrospettiva “VIVA AVANTE GARDE: a Jeremy Scott retrospective” in occasione dei suoi 20 anni di carriera, al Dallas Contemporary Museum. 

Nel frattempo le sue creazioni e le sue collaborazioni continuano a divertire e stupire. La collezione nata insieme ad H&M e destinata a divenire un cult, esce nell’autunno del 2018, ma era stata annunciata qualche mese prima, in una diretta Instagram durante il Coachella, l’evento più trendy dell’anno. Ad ottobre finalmente un post dello stilista su Instagram svela una Gigi Hadid in total look H&Moschino. Qualche giorno dopo, l’intera collezione è online. Grandi protagonisti della collezione: Topolino, motivi anni ’90, pellicciotti, capi in pelle nera e stampe dorate. 

H&Moschino
Jeremy Scott per H&Moschino

RIVOLUZIONE RISCHIOSA MA VINCENTE

La portata della rivoluzione di Jeremy Scott è tale da aver trasformato totalmente l’immagine del brand e dei suoi protagonisti. Lo stilista, con il suo solito spirito anticonformista e dissacratorio, ha dato un’idea ben precisa del marchio portando sulle passerelle dell’autunno/inverno 2018, la Drag Queen Violet Chachki, esponente del movimento gender fluid e personalità di spicco in America.

MARC JACOBS

Famoso stilista americano, è stato direttore creativo di Louis Vuitton per 16 anni. Nel 1994 ha inaugurato il suo brand.

Indice:

  1. Le origini
  2. La prima collezione 
  3. Marc Jacobs e Louis Vuitton
  4. I problemi personali
  5. Premi e inaugurazioni
  6. Lo sviluppo del brand
  7. Collaborazioni ed eventi recenti
  8. Jacobs lascia Vuitton
  9. Situazione attuale

Le origini

Marc Jacobs (1963) è un designer americano originario di New York City. Dopo essersi diplomato alla High School of Art and Design nel 1981, ha frequentato la Parson’s School of Design dove si laurea nel 1984 con ottimi voti, ottenendo ben tre riconoscimenti. Nello stesso periodo, disegna la sua prima collezione artigianale di articoli di maglieria per Ruben Thomas Inc.

Lo stesso anno fonda una società con Robert Duffy, la Jacobs Duffy Design.

Marc Jacobs
Marc Jacobs

LA PRIMA COLLEZIONE

Nel 1986 Jacobs disegna la prima collezione di prêt-à-porter per Kathiyama USA. Due anni dopo, organizza uno show di grande impatto in un enorme parcheggio a New York.

Nel 1989 Jacobs e Duffy si uniscono a Perry Ellis. Duffy venne nominato presidente e Jacobs vice-presidente della linea d’abbigliamento donna.

A Jacobs piaceva scommettere con se stesso su quanto in alto potesse arrivare. Nel 1992 si mette in gioco con una collezione che la stampa definì “Grunge” e gli costa il suo contratto con Perry Ellis. Il mondo della moda e della critica, tuttavia, ne sono entusiasti e, ironia della sorte, quella stessa collezione fa vincere a Jacobs il premio  del CFDA Designer of the Year.

Marc Jacobs e louis vuitton

Nell’autunno del 1993 fonda la Marc Jacobs International Company. Nel 1994 firma la sua prima licenza per Renown Look e per Mitsubishi per la distribuzione in Giappone.

Jacobs continua a lavorare con altri marchi per finanziare il suo progetto. Nel 1996, mentre lavora per Iceberg a Milano, riceve una telefonata da Bernard Arnault, CEO di LVMH, che era alla ricerca di giovani talenti per la sua maison francese. Nel gennaio 1997, Jacobs fu nominato direttore artistico di Louis Vuitton. Le trattative portano anche alla decisione di finanziare l’etichetta Marc Jacobs, che LVMH ingloba immediatamente nel suo impero.

i problemi personali

Le enormi responsabilità, l’ingente carico di lavoro, portano Jacobs verso la droga, a tal punto che viene costretto alla riabilitazione. Molte persone gli restano accanto: tra di loro la direttrice di American Vogue Anna Wintour e l’amica e modella Naomi Campbell.

Due anni dopo, una volta ripresosi, si dedica alla prima linea prêt-à-porter firmata Louis Vuitton, espandendo al contempo il proprio brand.

Marc by Marc Jacobs primavera 2015
Marc by Marc Jacobs primavera 2015

Nel 2001 Jacobs e Duffy presentano una seconda linea Marc by Marc Jacobs, che comprende scarpe, borse e accessori. Le scarpe uomo e donna sono il risultato di un accordo firmato con il calzaturificio Rossi Moda S.p.A..

A settembre, il designer lancia la sua prima fragranza, la Marc Jacobs Perfume.

Premi e inaugurazioni

Il Council of Fashion Designers of America nel 2002 nomina Marc Jacobs Menswear Designer of the Year. Nel 1999, nel 2003 e nel 2005 è invece Accessories Designer of the Year. Viene invece nominato Womenswear Designer of the Year nel 2010.

Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year
Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year

lo sviluppo del brand

Il brand Marc Jacobs debutta nel 2003 con una collezione di arredamento. Nel 2004,  invece, dopo un lucroso rinnovo contrattuale con LVMH, il brand adotta nuove strategie per estendere la sua portata geografica e le entrate.  Lo stesso anno vede, poi, il lancio del primo negozio multimarca negli Stati Uniti, a Newbury Street, Boston. Ad agosto vengono aperti nuovi negozi a Shanghai, a Pechino e a Chengdu, grazie all’accordo con Imaginex. Vi è anche un altro evento importante: la terza fragranza donna, Blush, viene lanciata grazie all’accordo con il noto gruppo Lancaster.

Marc Jacobs Blush
Blush

Il marchio americano Fossil stipula inoltre un accordo di licenza con l’azienda per la produzione e la distribuzione di orologi donna e uomo, sotto il nome Marc by Marc Jacobs. Le nuove linee vengono prodotte in Svizzera e vendute nelle boutique del brand e in alcuni department store selezionati in tutto il mondo.

Marzo 2005 segna l’apertura di molti punti vendita: due a Los Angeles in Melrose Place e uno in Florida, a Bal Harbour. Nell’agosto invece, il brand lancia la linea di abbigliamento per bambini, la Little Marc.

Marc Jacobs Store di LA
Store di LA

A gennaio 2006, la società apra il primo negozio monomarca in Rue Montpensier a Parigi, una boutique di 150 mq.

Il 2007 è un anno ricco di eventi, tra cui il lancio della prima collezione eyewear, la nuova Marc Jacobs Home Fragrance Collection e la prima fragranza Daisy. Nel 2009, Marc Jacobs vince la 37a edizione del Premio FiFi Fragrance Foundation, ricevendo l’Hall of Fame.

Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi
Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi

Collaborazioni ed eventi RECENTI

Il 2010  vede molte collaborazioni e altrettanti eventi degni di nota, come l’installazione delle scarpe da balletto indossate dalle ballerine dell’Opéra Garnier, in occasione dell’apertura del negozio al Palais Royal. Il 2010 è anche l’anno della campagna pubblicitaria della prima fragranza maschile, Bang. Gli scatti rappresentano lo stesso designer, completamente nudo, sdraiato su lenzuola d’argento, coperto solo da un’enorme bottiglia di profumo.

Marc Jacobs Bang
Bang

Sempre lo stesso anno, lo stilista americano apre una catena di librerie a New York e a Los Angeles, la Bookmarc. Un libro dedicato al suo entourage creativo venne pubblicato con il titolo “The Men + Women Of Marc Jacobs“. Il volume di 300 pagine è in edizione limitata ed illustra il mondo e la vita dello stilista attraverso gli scatti del fotografo Brian Bowen Smith.

Nel 2012, Bookmarc sbarca anche in Europa, a Londra e a Parigi.

Un anno dopo, Marc Jacobs si fa sostenitore della lotta al cancro al seno, creando una limited edition di shopping bags con lo slogan “Fight Like A Girl“. Tutti i ricavi dell’iniziativa vengono devoluti alle associazioni Action Breast Cancer e Europa Donna Ireland.

Marc Jacobs Bookmarc store
Bookmarc store

Jacobs lascia Vuitton

Nell’ottobre 2013, Marc Jacobs da le dimissioni, lasciando il ruolo, che teneva dal 1997, di direttore creativo di Louis Vuitton, con l’intento di concentrarsi unicamente sulle sue linee.

Marc Jacobs Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs
Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs

Nel 2014, per trovare il volto della campagna autunno/inverno 2014 della sua seconda linea, Marc by Marc Jacobs, si affida a Twitter e Instagram, usando l’hashtag #CastMeMarc, creato appositamente dal suo team.

Nel marzo 2015, lo stilista annuncia la chiusura del suo secondo marchio, Marc by Marc Jacobs, per concentrarsi sullo sviluppo del brand principale, Marc Jacobs, rivolto ad un pubblico più abbiente.

Situazione attuale

Marc Jacobs Sfilata autunno/inverno 2017
Sfilata autunno/inverno 2017

A settembre 2016, lo stilista presenta la collezione primavera/estate 2017 con uno stile punk moderno, ispirato al design rave degli anni ’80 e da persone come Boy George e Marilyn Manson.

Nella collezione autunno/inverno 2017 ha realizzato la New York 67th Street Armory, una passerella in cui le modelle hanno sfilato attraverso due lunghe file di sedie pieghevoli senza alcun tipo di musica.

Jimenez

Figlia di due scultori, laureata in arte all’Università dell’Arizona, inizia la sua carriera come scultrice ed entra nel mondo della moda creando modelli per le sue sculture. Scoperta dalla gallerista Holly Solomon, protagonista dell’arte newyorkese, vara la prima collezione nel 1996. La sua immaginazione non ha limiti, buchi, strappi, orli rifiniti con la fiamma di una candela, stoffe bruciate e stoffe lavate nel tè e nelle spezie che prendono le forme del corpo e della fantasia di chi li indossa. Ogni abito è un pezzo unico, un gioco senza apparente equilibrio di forme geometriche e colori realizzati con stoffe pregiate e non. In tre anni, Elisa ha conquistato il mondo della moda e di Hollywood. I suoi abiti, che si possono acquistare solo attraverso la galleria Solomon (come veri pezzi d’arte) o nel suo show room di Manhattan, sono stati indossati da tutte le più grandi star del cinema e della musica. 

Jacomo

Nasce nel 1970. Gérard Courtinne ne è il creatore. I suoi profumi, certamente moderni come fragranze, sono tuttavia dei "classici" per i flaconi che riproducono le sculture cui si ispirano. Pensata per un pubblico giovane ma esigente e sofisticato, lancia una linea femminile (Chicane, Silence, Coeur de parfum, Anthracite) e una maschile (Eau cendrée, Jacomo de Jacomo, Anthracite pour homme). Nel 1983 fonda un suo laboratorio a Deauville e cinque anni dopo accosta ai profumi una linea di accessori. La proprietà dell’azienda passa a Martell, poi a Jean d’Avèze e infine alla maison Balmain nell’87.

Jardin des Modes

Rivista mensile di moda. Nel 1992, per i suoi 70 anni, il Musée des Arts Décoratif di Parigi le ha dedicato una mostra storica. Nasce nel ’22 come supplemento del periodico L’Illustration des Modes. Un anno dopo Condé Nast acquista la rivista e la ribattezza Le Jardin des Modes. Nel ’33 la prima copertina di Hoyningen-Huene apre l’era di una durevole collaborazione con importanti fotografi. Sospeso durante la guerra, esce in modo discontinuo fino al ’47. Nel ’52, con una nuova veste grafica e un articolo in meno nella testata, Jardin des Modes è il portavoce di un prêt-à-porter ancora agli albori. Nel ’54 Hachette rileva la testata, che si rinnova nel ’61 con un nuovo logo e la collaborazione di Helmut Newton, subito imitato da altri grandi fotografi (Sieff, Knapp, Horvat). Nel ’71, il bilancio vistosamente zoppica. La rivista chiude, nonostante gli sforzi di Hélène Lazareff e del gruppo France Edition. Le Editions du Henin la rilanciano nel ’77. Boulainvillier International Publication ne diventa il proprietario nel ’79 e cambia politica editoriale: grande formato (la nuova grafica è di Milton Glaser) e molta informazione sotto la direzione di Ginette Sainderichin e Alice Morgaine.

Jacassi

Franco (1949). Collezionista italiano, di origine piemontese. Il suo gusto per la ricerca e l’avventura lo spingono fin da giovanissimo a viaggiare. Dopo aver frequentato la facoltà di sociologia all’università di Trento, si dedica allo studio delle avanguardie pittoriche. Nei primi anni ’70 apre una galleria d’arte moderna e inizia a collezionare riviste e libri antichi, stampe, figurini e foto di moda. Apre a Vercelli la libreria Dialoghi, che lo mette a contatto con i più noti produttori del tessile, ed entra così nel mondo della moda. Per Loro Piana realizza un’importante collezione di figurini e il libro L’eleganza dello stile. La ricerca e la rivalorizzazione di materiali raffinati e preziosi, perseguite con curiosità, ostinazione e passione profonde, lo portano nei mercatini, nelle vecchie mercerie, dagli artigiani, a recuperare dalla distruzione antichi bottoni, fibbie, nastri, tessuti preziosi, tulle ricamato, fiori di seta, oggi impossibili da riprodurre. Suo compito diventa quello di raccogliere in giro per il mondo ciò che è d’epoca, ma nuovo: aste, mercati d’antiquariato, manifatture ormai in disuso, tutto viene accuratamente vagliato e selezionato, dando luogo a una straordinaria collezione di materiali antichi dalla fine ‘800 agli anni ’70. Nel suo atelier di Milano, tutto ciò è a disposizione di sarti, stilisti, produttori, che ne traggono spunti d’ispirazione per le loro collezioni. Vi si trova di tutto: riviste, foto, figurini, libri antichi, disegni originali di Dudovich, Guida, Lopez, Boccasile, stampe, affiches. E poi tessuti antichi, di alta moda, ricami su tulle o in jais o paillettes, passamanerie e accessori di ogni genere, bijoux francesi e americani, fibbie in bakelite o madreperla, abiti haute couture dei sarti più famosi e, per finire, un’eccezionale collezione di bottoni dal ‘500 al ‘900, milioni di pezzi in oltre 50 mila modelli dal liberty agli anni ’70. L’attività di Jacassi non si ferma qui: fornisce nuove idee per libri sulla moda e sul costume, dà consulenze tecniche per la progettazione di biblioteche aziendali, organizza mostre tematiche di moda, nell’ambito di varie manifestazioni, da Milano Collezioni al Modit, da Pitti Immagine al Fashion Vintage Show del Castello di Belgioioso.

Jourdan

Nasce a Romans. Nel 1921, all’età di 38 anni, inizia un’attività in proprio. A Parigi apre un atelier al numero 1 di Boulevard Voltaire e impiega 30 artigiani, riuscendo a realizzare 40 paia di scarpe al giorno. Nel secondo dopoguerra, i suoi tre figli, René, Charles e Roland incentivano la produzione toccando le 900 paia al giorno e facendo diventare la collezione un simbolo dell’alta moda. Nel ’57, quando viene aperta a Parigi la prima boutique, per controllare l’incredibile afflusso di clienti vengono distribuiti biglietti numerati e le donne si dispongono diligentemente in coda. Alla fine degli anni ’60, la maison Dior incarica l’azienda di produrre e distribuire in tutto il mondo le calzature che portano la sua firma. Nascono negozi monomarca in tutto il mondo. Negli anni ’80 è la volta della collezione uomo. Dal punto di vista dell’immagine questo marchio ha sempre puntato su scelte d’avanguardia, come quella del fotografo surrealista Bourdin per le campagne pubblicitarie, o quella di far calzare i modelli da alcuni personaggi di quadri famosi. Cavalli di battaglia ed evergreen, i modelli Maxime, una décolleté dal tacco basso e dal fiocco-farfalla in seta, e Madly, scarpe in vernice con zeppa e tacco basso e squadrato. 

Jahea

Astro nascente della creatività made in Nuova Zelanda, Jaeha Alex Kim è nato nel 1986. Di origine coreana, dopo aver concluso gli studi presso l’Università di Auckland ha stupito la critica con la sua ultima collezione del 2008 interamente ispirata al film di Tim Burton Edward mani di forbici. Colori saturi, gradazioni di blu acceso, bianchi e grigi per drappeggi, tagli e sovrapposizioni insoliti e interessanti.

Janson

Lavora in Italia. Le sue sfilate hanno sempre il sapore di un happening estemporaneo, fantasioso e mondano. Crea modelli al di fuori di ciò che fa strettamente tendenza, rielaborando i temi della stagione in maniera assolutamente originale e, talvolta, persino controcorrente. Nato in Francia, Janson si ritrova vicino di casa di Yves Saint-Laurent a Parigi, in rue Spontini. Pur senza conoscerlo mai di persona, frequenta il suo atelier, osservando, chiacchierando con le premières, assistendo alle prove. Rimane affascinato dalla couture: nascono qui certi motivi portanti della sua moda, il taglio sbieco, il volant che cade in una certa maniera, la pince studiatissima, l’amore per i disegni geometrici. A Parigi, studia alla scuola Saint Roch della Chambre Syndicale de l’Haute Couture, poi lavora per alcuni marchi dell’abbigliamento francese e, per qualche tempo, da Kenzo. Nell’80, si trasferisce a New York, chiamato da Diane Fürstenberg, che gli affida la direzione stilistica di tutte le licenze della sua linea di vestiti e, poi, della sua collezione couture. Di questa esperienza, a Janson è rimasto il gusto per capi confortevoli e pratici, che sdrammatizza sempre le sue collezioni sartoriali. Nell’86, apre il suo studio a Milano e, nell’88, crea la propria società di distribuzione, Apolide. Collabora, come consulente stilistico, con alcune aziende di abbigliamento italiane. Nel ’98, è stato chiamato a disegnare le collezioni Pucci. È stata una breve esperienza.
2003, luglio. Lo stilista disegna per Marzotto una linea oversize donna. La battezza Stephan.