Impermeabile

Impermeabile. Più di un capo di abbigliamento, un elemento di stile, specialmente nel mondo del cinema. Identifica tipologie di uomini, situazioni, emozioni. Nell’immaginario collettivo, lo indossano gli uomini d’azione: detective, gangster che siano. Ma appare anche sul braccio dei gentlemen anglosassoni e americani. Fascia figure femminili di segretarie e attricette che nel corso del film si trasformeranno in dive. Nella sua essenzialità e sobrietà, mette anche in evidenza il volto di chi lo porta, incorniciato dal colletto chiuso e spesso rialzato. Così Humphrey Bogart in Casablanca e Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia.

Iuta

Iuta. Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima mediante macerazione e battitura del fusto.

Iuta. Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima mediante macerazione e battitura del fusto. Viene usata nell’abbigliamento in mischia con la seta e la lana.

Impero

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai…

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai primi vent’anni dell’800, nata alla corte di Napoleone Bonaparte e lanciata dall’imperatrice Giuseppina. L’abito impero consisteva in una tunica per lo più bianca con corpino minuscolo fermato sotto il seno da un nastro o una cintura, scollatura molto profonda, maniche corte a palloncino, gonna che partiva da sotto il seno fluida e diritta. Lo portava Madame Récamier per ricevere i suoi ospiti nel famoso “salon” dell’Abbaye-aux-Bois. Indimenticabile Audrey Hepburn così vestita nel ruolo di Natascia in Guerra e Pace. Questo stile è stato sempre riproposto e ripreso durante tutto il ‘900 dai grandi sarti. Da Lanvin all’inizio del secolo a Rochas negli anni ’30; da Balenciaga, Dior e Givenchy nei primi anni ’60 al rilancio di Romeo Gigli negli anni ’80.

Io Donna

Io Donna è un settimanale femminile, allegato al Corriere della Sera. Lo dirige Fiorenza Vallino. Ha debuttato il 23 marzo 1996 e nasce dalla trasformazione di Donna Oggi. Ha una redazione di 38 persone e collaboratori “eccellenti”, tra cui Lucia Annunziata, Lilli Gruber, Beppe Severgnini . “La grande innovazione di questo giornale”, spiega il direttore, “è l’essere venduto insieme a un quotidiano, che di per sé è molto maschile. Abbiamo dovuto rompere gli schemi, cercando di catturare un pubblico unisex. Frequenti ricerche hanno più volte focalizzato e confermato il nostro target. Il livello di istruzione del nostro pubblico è alto; il 65 per cento è costituito da donne, il 35 per cento da uomini, per un totale di 1 milione e 800 mila lettori alla settimana.” Oltre alla moda e alla bellezza, compaiono rubriche che hanno un alto indice di lettura: “Buccia di banana” di Giusi Ferré, “Di trend in trend” di Cinzia Leone, “Americana” di Ennio Caretto e “Cuori&picche” di Maria Latella. Una pagina è dedicata alla musica classica e operistica. La sezione attualità, che spesso si avvale di reportage firmati dagli inviati del Corriere della Sera, promuove campagne e interventi di alto significato civile. La sezione fashion, che ha come vicedirettore moda Bruna Rossi, è consistente. L’utilizzo di fotografie immediate e di facile lettura trasmette chiaramente le tendenze della stagione. I servizi sono spesso realizzati all’estero e una o due pagine raccontano, come una guida, il luogo dove è stato scattato il servizio. A volte, le foto giocano con effetti di collage o fotomontaggi creando un’immagine inedita per il panorama editoriale italiano. Dal settembre 2003 la veste grafica è stata rinnovata.

Issue

Issue. Nasce a Bangkok nel 1973. Fortemente influenzato dalla vita e dalle opere del quattordicesimo Dalai Lama, esprime attraverso il suo lavoro la sua tensione verso l’equilibrio tra la percezione della realtà e la rielaborazione creativa. La sua è una moda che attinge a tutte le culture e rielabora gli elementi distintivi del folklore proveniente da tutte le latitudini: i colori del Sudamerica, i ricami policromi dell’Est europeo, i classici dell’abbigliamento maschile e femminile della tradizione occidentale.

Ivy Oxford

Ivy Oxford. Il marchio nasce per iniziativa di Luigi Cappio nel 1969, in un’epoca ancora pionieristica per lo sportswear europeo. All’origine, la produzione comprendeva una decina di capi in tutto, dai Flying jacket in popeline, al montgomery in panno blu. Nel tempo, è approdata a un total look per lo sportivo, con attenzione alle mutate esigenze del tempo libero. Proprio per fare fronte alla domanda di chi pratica sport estremi, nell’inverno 2002 è stata lanciata una collezione di giacconi in tessuto resistente, antimacchia e antipiega. Luigi Cappio è affiancato nella gestione dai figli Laura, Alberto e Andrea. Ivy Oxford distribuisce sul mercato italiano Schott N.Y.C., storico marchio statunitense di giubbotti in pelle.
2009. Oggi il team del marchio si sta aprendo allo studio degli accessori, cinture, borse, sciarpe e cappelli.

Iribe

Iribe, Paul. Pseudonimo di Paul Iribarnegaray (1883-1935). Illustratore francese. Viene considerato, per la sua audacia formale e l’originalità iconografica, un precursore dell’Art Déco. Nel 1908, ha realizzato un catalogo per Poiret intitolato Les Robes de Paul Poiret racontées par Paul Iribe. Nel ’13, crea il marchio per Lanvin. Le sue illustrazioni sono state pubblicate dall’edizione francese di Vogue e da Fémina. Ha disegnato pagine pubblicitarie per Paquin, Callot e Bianchini-Férier. Dopo una felice esperienza di costumista e decoratore a Hollywood (fra gli altri, il film I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille nel 1923) dal ’20 al ’26, ritorna in Francia e collabora con Chanel come creatore di gioielli. Iribe avrebbe dovuto sposare Coco Chanel ma il matrimonio non avvenne a causa della sua improvvisa morte per arresto cardiaco.

Istituto Europeo di Design

Istituto Europeo di Design. Scuola di design con sedi a Milano, Torino, Roma, Firenze, Cagliari e Madrid. È nato nel 1966 “per offrire un servizio di formazione sia teorico sia pratico nei settori del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione”. Tra i numerosi corsi anche quello in Fashion Design della durata di 3 anni. Si studiano i vari aspetti del settore moda, dal disegno al coordinamento di una collezione, all’organizzazione di una sfilata. La metodologia didattica approfondisce tre aree: Creatività e Design, Immagine e Comunicazione, Marketing e Prodotto. Durante l’ultimo anno di corso, ogni studente compie uno stage lavorativo presso una ditta di moda. L’Istituto organizza anche due master. Il primo, Advanced Study Program, di 180 ore dal giovedì al sabato. Vi si studia: Costume Design, Fashion Editor, Fashion Show e Fashion Buyer. Costa (dato del 2002) circa 5 mila euro. Il secondo, Research Study Program, è a tempo pieno per mille ore di cui 600 di teoria e 400 di stage. Mirano a preparare specialisti per attività specifiche nel campo della moda, come quello del Coordinatore di Fashion Communication e di Fashion Marketing Manager e costa (dato del 2002) 12 mila euro. Oggi, lo strumento più efficace per conoscere tutte le iniziative dell’ Istituto Europeo di Design è il sito Internet, aggiornato in tempo reale.

Io Ipse Idem

Io Ipse Idem. Nuovo progetto lanciato da Romeo Gigli nel marzo 2009 a Parigi durante la Settimana della Moda. Un’etichetta che, come recita il nome, racconta il mondo dello stilista: sempre se stesso ma mai uguale. Stampe fatte a mano, tagli scolpiti, maglia e capi che spesso scelgono linee asimmetriche. Indumenti che non costringono il corpo ma lo valorizzano, una sensualità garbata, espressa con grazia e mai sopra le righe.

I Pinco Pallino

I Pinco Pallino. Etichetta per l’abbigliamento infantile, dietro la quale sono attivi Imelde e Stefano Cavalleri (classe 1950), compagni di vita e di lavoro. Hanno saputo creare nella provincia di Bergamo un’imprenditorialità vincente, in continua espansione e con una particolare carica di allegria che rende il mondo de I Pinco Pallino del tutto esclusivo. La griffe ha una linea classica, una casual e una baby, ognuna accompagnata dagli accessori.

Numerosissime le boutique monomarca nel mondo e nei più importanti department store: un’internazionalità per la quale ottengono, nel 2000, il prestigioso riconoscimento Column One dal Wall Street Journal. Una strada tutta in salita, cominciata nel 1982 a Pitti Bimbo che sancisce il primo successo. Vent’anni dopo, l’azienda ha un fatturato di 19 milioni di euro. Una moda a misura di bambino, maschietti e femminucce rigorosamente, e curiosamente, con i capelli rossi: così infatti li vogliono Imelde e Stefano e così li vediamo attraverso la comunicazione e nei punti vendita. “Coppia” a 360 gradi, unita anche nel sociale: collaborano da sempre con fondazioni umanitarie e associazioni benefiche sia in Italia sia all’estero, promuovendo e sostenendo iniziative culturali e di charity. Impegno riconosciuto nel 2001, a livello istituzionale dalla Provincia di Milano, alla presenza dell’allora Cardinale Carlo Maria Martini. Collaborano, fra l’altro, con il Wwf, il Fai, l’Unicef, l’Anlaids. Sostengono il progetto dell’Associazione Italiana Biblioteche e dell’Associazione Culturale Pediatri che promuove la lettura per i bambini fin dal primo anno di vita.

Gli anni 2000 – I Pinco Pallino

2001. Realizza un fatturato di 18,6 milioni di euro tra vestiti e calzature per bambini, più 15 per cento rispetto al 2000.

2002.
A Roma, in via del Babbuino, s’inaugura il primo negozio monomarca.

2002. L’azienda bergamasca, pur in un anno magro per il sistema tessile-abbigliamento, registra un fatturato di 19 milioni di euro, crescendo del 5 per cento rispetto all’anno precedente. Il 50 per cento della produzione viene esportato.

2002-2003. L’impresa si concentra sulla distribuzione. Avviato il punto vendita a Dubai, inserito all’interno del department store Wafi Wall, il primo negli Emirati Arabi. Consolidata la presenza nel Far East: quattro boutique in Giappone, otto a Taiwan (realizzate in partnership con la società Why and 1/2). Avviato il secondo negozio a Milano, il quale si focalizzerà esclusivamente sul neonato. 2003. Il marchio è distribuito in oltre 400 boutique in Italia e all’estero.

2003. Accordo con la società Ma Mere per espandersi nel mercato giapponese: gli obiettivi sono di aprire 15 punti di vendita e conseguire un fatturato annuo di 12,4 milioni di euro. Sono tre i punti vendita in Giappone, più un altro aperto con Ma mere, a Tokyo e Osaka, con un fatturato annuo di circa 200 milioni di yen, 1,65 milioni di euro.

2009. I Pinco Pallino è azienda leader nel settore del lusso per bambini. La gamma di prodotti include abbigliamento, calzature, borse e accessori distribuiti con i seguenti marchi: I Pinco Pallino, I Pinco Pallino Baby, 1950, 1950 Little.

LEGGI ANCHE:

I Pincio Pallino da Harrods

I Pinco Pallino a Berlino