Influencer

  1. Le origini dell’influencer
  2. La figura nel mondo del business
  3. Tipologie
  4. Come si diventa influencer
  5. I cinque influencer più seguiti al mondo

L’influencer, nella definizione odierna, è una persona che ha un grande seguito sui Social Network come Youtube, Instagram ma anche sui blog (si parla di migliaia o milioni di followers). Lo scopo è influenzare le scelte (che siano esse acquisti o modi di vivere) della gente.

Le origini dell’influencer

Si potrebbe pensare che il mestiere dell’influencer sia nato a partire dagli anni 2000 con l’avvento dei Social Network ma in realtà non è così. Di fatto questa figura è una persona che prende il ruolo di leader e proprio per questa influenza che assume, viene ascoltata dagli altri. Nel 1940 Lazarfeld e Katz avevano realizzato uno studio, la teoria del flusso a due fasi di comunicazione, su come le persone venissero influenzate dall’opinione di un leader e come fossero propense ad imitarlo nel modo di fare e di pensare. Questo è ciò che accade anche oggi con la figura dell’influencer sui social media.

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La teoria di Lazarsfeld e Katz

La figura nel mondo del business

Essere influencer è ormai una vera e propria professione che nel mondo del business è diventata fondamentale. A beneficiarne sono le case di moda ma anche altri settori strategici come turismo e beauty. Spesso si avviano programmi di sponsorizzazione al fine pubblicizzare un prodotto/struttura ricettiva e affini, rendendolo appetibile alla massa grazie a codici sconto che il personaggio conosciuto dovrà poi rendere disponibile ai suoi followers. 

Tipologie 

Ognuno di loro è tendenzialmente specializzato in un campo. Esistono quelli di moda, food, viaggi, tech e fitness. Quest’ultima è una categoria piuttosto recente. 

Come si diventa influencer

Nel 2020 il modo più semplice e veloce per diventare influencer è arrivare al pubblico attraverso la partecipazione a programmi televisivi come talk show e reality. Ci sono poi molti personaggi dei social che  sono nati nel mondo del web e che hanno raggiunto un numero consistente di seguaci nel corso del tempo. Si tratta, per esempio, del caso di Chiara Nasti, Chiara Ferragni e Chiara Biasi. Nel 2018, inoltre, all’Università Autonoma di Madrid (UAM)  è stato approvato un corso di studi, denominato Intelligence Influencers: Fashion and Beauty per diventare influencer. Presidente onorario è la stilista iberica Agatha Ruiz de la Prada e le lezioni si tengono all’interno dell’Escuela de Inteligencia economica, in collaborazione con Ibiza Fashion Week. In Italia è l’università eCampus a istituire un corso dedicato a questa figura professionale che, già da qualche tempo, segue alcune linee guida per non vivere nell’illegalità.

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Chiara Ferragni, Chiara Nasti e Chiara Biasi

I cinque influencer più seguiti al mondo nel 2020

Huda Beauty – Huda Kattan, make up artist e blogger, con 39,5 milioni di follower.

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Huda Kattan

Cameron Dallas – attore e modello che ha iniziato la sua carriera su Youtube. Conta 21,1 milioni di followers.

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Cameron Dallas

PewDiePie – gamer da record che ha 20,6 milioni di followers su Instagram e 102 milioni su Youtube. 

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PewDiePie

Chiara Ferragni – imprenditrice digitale, unica influencer italiana nella classifica, che conta 17,5 milioni di followers.

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Chiara Ferragni

Ninja – gamer con 14 milioni di followers su Instagram e 22,4 su Youtube. Sono molto famosi i suoi video su Fortnite.

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Ninja

 

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Gli influencer più pagati di Instagram

Impermeabile

Impermeabile. Più di un capo di abbigliamento, un elemento di stile, specialmente nel mondo del cinema. Identifica tipologie di uomini, situazioni, emozioni. Nell’immaginario collettivo, lo indossano gli uomini d’azione: detective, gangster che siano. Ma appare anche sul braccio dei gentlemen anglosassoni e americani. Fascia figure femminili di segretarie e attricette che nel corso del film si trasformeranno in dive. Nella sua essenzialità e sobrietà, mette anche in evidenza il volto di chi lo porta, incorniciato dal colletto chiuso e spesso rialzato. Così Humphrey Bogart in Casablanca e Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia.

Iuta

Iuta. Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima mediante macerazione e battitura del fusto.

Iuta. Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima mediante macerazione e battitura del fusto. Viene usata nell’abbigliamento in mischia con la seta e la lana.

Impero

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai…

Impero. Gli abiti stile impero sono caratterizzati dalla vita molto alta appena sotto il seno, tanto che si parla di “vita Impero”. Questa moda risale ai primi vent’anni dell’800, nata alla corte di Napoleone Bonaparte e lanciata dall’imperatrice Giuseppina. L’abito impero consisteva in una tunica per lo più bianca con corpino minuscolo fermato sotto il seno da un nastro o una cintura, scollatura molto profonda, maniche corte a palloncino, gonna che partiva da sotto il seno fluida e diritta. Lo portava Madame Récamier per ricevere i suoi ospiti nel famoso “salon” dell’Abbaye-aux-Bois. Indimenticabile Audrey Hepburn così vestita nel ruolo di Natascia in Guerra e Pace. Questo stile è stato sempre riproposto e ripreso durante tutto il ‘900 dai grandi sarti. Da Lanvin all’inizio del secolo a Rochas negli anni ’30; da Balenciaga, Dior e Givenchy nei primi anni ’60 al rilancio di Romeo Gigli negli anni ’80.

Io Donna

Io Donna è un settimanale femminile, allegato al Corriere della Sera. Lo dirige Fiorenza Vallino. Ha debuttato il 23 marzo 1996 e nasce dalla trasformazione di Donna Oggi. Ha una redazione di 38 persone e collaboratori “eccellenti”, tra cui Lucia Annunziata, Lilli Gruber, Beppe Severgnini . “La grande innovazione di questo giornale”, spiega il direttore, “è l’essere venduto insieme a un quotidiano, che di per sé è molto maschile. Abbiamo dovuto rompere gli schemi, cercando di catturare un pubblico unisex. Frequenti ricerche hanno più volte focalizzato e confermato il nostro target. Il livello di istruzione del nostro pubblico è alto; il 65 per cento è costituito da donne, il 35 per cento da uomini, per un totale di 1 milione e 800 mila lettori alla settimana.” Oltre alla moda e alla bellezza, compaiono rubriche che hanno un alto indice di lettura: “Buccia di banana” di Giusi Ferré, “Di trend in trend” di Cinzia Leone, “Americana” di Ennio Caretto e “Cuori&picche” di Maria Latella. Una pagina è dedicata alla musica classica e operistica. La sezione attualità, che spesso si avvale di reportage firmati dagli inviati del Corriere della Sera, promuove campagne e interventi di alto significato civile. La sezione fashion, che ha come vicedirettore moda Bruna Rossi, è consistente. L’utilizzo di fotografie immediate e di facile lettura trasmette chiaramente le tendenze della stagione. I servizi sono spesso realizzati all’estero e una o due pagine raccontano, come una guida, il luogo dove è stato scattato il servizio. A volte, le foto giocano con effetti di collage o fotomontaggi creando un’immagine inedita per il panorama editoriale italiano. Dal settembre 2003 la veste grafica è stata rinnovata.

Issue

Issue. Nasce a Bangkok nel 1973. Fortemente influenzato dalla vita e dalle opere del quattordicesimo Dalai Lama, esprime attraverso il suo lavoro la sua tensione verso l’equilibrio tra la percezione della realtà e la rielaborazione creativa. La sua è una moda che attinge a tutte le culture e rielabora gli elementi distintivi del folklore proveniente da tutte le latitudini: i colori del Sudamerica, i ricami policromi dell’Est europeo, i classici dell’abbigliamento maschile e femminile della tradizione occidentale.

Ivy Oxford

Ivy Oxford. Il marchio nasce per iniziativa di Luigi Cappio nel 1969, in un’epoca ancora pionieristica per lo sportswear europeo. All’origine, la produzione comprendeva una decina di capi in tutto, dai Flying jacket in popeline, al montgomery in panno blu. Nel tempo, è approdata a un total look per lo sportivo, con attenzione alle mutate esigenze del tempo libero. Proprio per fare fronte alla domanda di chi pratica sport estremi, nell’inverno 2002 è stata lanciata una collezione di giacconi in tessuto resistente, antimacchia e antipiega. Luigi Cappio è affiancato nella gestione dai figli Laura, Alberto e Andrea. Ivy Oxford distribuisce sul mercato italiano Schott N.Y.C., storico marchio statunitense di giubbotti in pelle.
2009. Oggi il team del marchio si sta aprendo allo studio degli accessori, cinture, borse, sciarpe e cappelli.

Iribe

Iribe, Paul. Pseudonimo di Paul Iribarnegaray (1883-1935). Illustratore francese. Viene considerato, per la sua audacia formale e l’originalità iconografica, un precursore dell’Art Déco. Nel 1908, ha realizzato un catalogo per Poiret intitolato Les Robes de Paul Poiret racontées par Paul Iribe. Nel ’13, crea il marchio per Lanvin. Le sue illustrazioni sono state pubblicate dall’edizione francese di Vogue e da Fémina. Ha disegnato pagine pubblicitarie per Paquin, Callot e Bianchini-Férier. Dopo una felice esperienza di costumista e decoratore a Hollywood (fra gli altri, il film I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille nel 1923) dal ’20 al ’26, ritorna in Francia e collabora con Chanel come creatore di gioielli. Iribe avrebbe dovuto sposare Coco Chanel ma il matrimonio non avvenne a causa della sua improvvisa morte per arresto cardiaco.

Istituto Europeo di Design

Istituto Europeo di Design. Scuola di design con sedi a Milano, Torino, Roma, Firenze, Cagliari e Madrid. È nato nel 1966 “per offrire un servizio di formazione sia teorico sia pratico nei settori del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione”. Tra i numerosi corsi anche quello in Fashion Design della durata di 3 anni. Si studiano i vari aspetti del settore moda, dal disegno al coordinamento di una collezione, all’organizzazione di una sfilata. La metodologia didattica approfondisce tre aree: Creatività e Design, Immagine e Comunicazione, Marketing e Prodotto. Durante l’ultimo anno di corso, ogni studente compie uno stage lavorativo presso una ditta di moda. L’Istituto organizza anche due master. Il primo, Advanced Study Program, di 180 ore dal giovedì al sabato. Vi si studia: Costume Design, Fashion Editor, Fashion Show e Fashion Buyer. Costa (dato del 2002) circa 5 mila euro. Il secondo, Research Study Program, è a tempo pieno per mille ore di cui 600 di teoria e 400 di stage. Mirano a preparare specialisti per attività specifiche nel campo della moda, come quello del Coordinatore di Fashion Communication e di Fashion Marketing Manager e costa (dato del 2002) 12 mila euro. Oggi, lo strumento più efficace per conoscere tutte le iniziative dell’ Istituto Europeo di Design è il sito Internet, aggiornato in tempo reale.

Io Ipse Idem

Io Ipse Idem. Nuovo progetto lanciato da Romeo Gigli nel marzo 2009 a Parigi durante la Settimana della Moda. Un’etichetta che, come recita il nome, racconta il mondo dello stilista: sempre se stesso ma mai uguale. Stampe fatte a mano, tagli scolpiti, maglia e capi che spesso scelgono linee asimmetriche. Indumenti che non costringono il corpo ma lo valorizzano, una sensualità garbata, espressa con grazia e mai sopra le righe.