Harutyunyan

Armine Harutyunyan. Modella di origine armene classe 97.  Armine studia Graphic Design allo Yerevan State Institute of Fine Arts and Theatre. Suo nonno è un pittore di fama nazionale, apprezzato per la sua ricerca della luce e per i temi trattati (nei suoi dipinti si possono scorgere chiari riferimenti alla Divina Commedia di Dante Alighieri). A notarla, durante un soggiorno a Berlino, è un talent scout. Un mese dopo viene chiamata per un provino da Maison Gucci.

Harutyunyan Armine durante la collezione Gucci SS20

Debutta ufficialmente in passerella nel 2019 con la collezione Gucci primavera/estate 2020. Il defilé, disegnato da Alessandro Michele, suscita non poche polemiche a causa del tema affrontato: la debolezza dell’individuo, sottomesso al potere dei più forti. La Harutyunyan si rende protagonista, assieme ai colleghi, di un siparietto introspettivo che spiega, a suo modo, l’origine del progetto. La camicia di forza, data in dotazione negli ospedali psichiatrici, diventa il capo cult della collezione: indumento che, ad ogni modo, non sarà mai venduto. Qualche mese più tardi, suo malgrado, diventa protagonista di una serie di ingiurie scatenatesi sui social a causa della sua bellezza non convenzionale. L’ira degli utenti del web si infiamma dopo che Gucci la inserisce tra le modelle più belle del mondo. Vittima di body shaming a causa dei suoi tratti spigolosi, il suo naso aquilino e le sopracciglia folte. Nonostante la bufera che l’ha travolta la giovane Armine non si è scomposta lasciandosi scivolare addosso tutti gli insulti ricevuti. 

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Hadid

Bella Hadid, all’anagrafe Isabella Khair Hadid, nasce a Los Angeles, il 9 ottobre del 1996. Il sogno di Bella era quello di diventare cavallerizza.

  1. Una famiglia allargata
  2. La carriera
  3. Le copertine di Bella Hadid

Una famiglia allargata

Bella Hadid, all’anagrafe Isabella Khair Hadidnasce a Los Angeles il 9 ottobre del 1996. Il padre si chiama Mohamed Hadid ed è un operatore immobiliare arabo-palestinese mentre la madre si chiama Yolanda Foster ed era una modella palestinese. La famiglia di Bella Hadid è allargata, ha infatti due fratelli, Gigi, più grande, e Anward, più piccolo di lei con cui condivide entrambi i genitori; due sorellastre maggiori da parte del padre e cinque sorellastre da parte del nuovo marito della madre, il produttore musicale David Foster.

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I fratelli Hadid

Carriera

Il sogno di Bella era quello di diventare cavallerizza ma ha dovuto abbandonare l’idea a causa della sindrome di Lyme. Decide quindi di studiare fotografia alla Parsons School of Design di New York nel 2014. 

Lascia la fotografia nello stesso anno e firma un contratto con l’agenzia IMG Models come la sorella Gigi. Sfila subito dopo per Desigual alla settimana della moda di New York. L’anno successivo sfila nuovamente a New York per Tom FordDiane von FürstenbergTommy HilfigerMoschino, Balmain e Marc Jacobs. Sfila anche a Londra per Topshop Unique, Burberry e Giles e a Milano per Philipp Plein, Moschino, Missoni, e Bottega Veneta

A fine 2015 sfila al Métiers d’Art a Roma per Chanel. Viene nominata all’inizio dell’anno successivo modella dell’anno dal Daily Front Rows Fashion Los Angeles Awards. Partecipa come testimonial alla collezione primavere/estate di Marc Jacobs e a quella di Versace. Diventa il volto beauty di Dior nello stesso anno. 

Partecipa alla settimana della moda di New York e Milano. Prende inoltre parte per la prima volta al Victoria’s Secret Fashion Show. 

Insieme alla sorella Gigi è protagonista delle campagne pubblicitarie della collezione di Moschino e Fendi nel 2017, anno in cui diventa anche ambasciatrice della linea accessori del marchio Bulgari. Fa da testimonial anche per Versus, Max Mara e Giuseppe Zanotti. Nello stesso anno Forbes la mette nella lista delle modelle più pagate al nono posto e nel 2018 all’ottavo.

Nel 2019, con Lucky Blue Smith, viene scelta come testimonial di KITH x Versace.

Le copertine di Bella Hadid

Nella sua carriera la bella super modella statunitense è comparsa su tante copertine: Harper’s Bazaar, Elle, Allure, Glamour, W e Vogue.

A settembre del 2017 fa il record di copertine sulla rivista Vogue. In un mese compare, infatti, nell’edizione cinese, araba, australiana, spagnola e brasiliana.

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La copertina per Bazaar

 

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Hadid

Gigi Hadid, all’anagrafe Jelena Noura Hadid, nasce a Los Angeles, il 23 aprile del 1995. Ha iniziato la sua carriera nel 2011 con IMG Models.

  1. Una famiglia allargata
  2. Vita privata di Gigi Hadid
  3. La carriera di Gigi Hadid
  4. Comparsa nei videoclip

Una famiglia allargata

Gigi Hadid, all’anagrafe Jelena Noura Hadid, nasce a Los Angeles, il 23 aprile del 1995. Il padre si chiama Mohamed Hadid ed è un operatore immobiliare arabo-palestinese mentre la madre si chiama Yolanda Foster ed era una modella palestinese. La famiglia di Gigi Hadid è allargata, ha infatti due fratelli, Bella e Anward, più piccoli di lei con cui condivide entrambi i genitori; due sorellastre maggiori da parte del padre e cinque sorellastre da parte del nuovo marito della madre, il produttore musicale David Foster.

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I fratelli Hadid

Vita privata di Gigi Hadid

Gigi Hadid ha avuto tre storie importanti: Cody Simpson, Joe Jonas, al suo fianco tra alti e bassi per due anni, e adesso l’ex One Direction, Zayn Malik. L’ultima la più importante tra le tre, la supermodella statunitense aspetta infatti una bambina dal suo compagno che nascerà nell’estate del 2020. 

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Gigi e Zayn

 

La carriera di Gigi Hadid

Gigi Hadid ha iniziato la sua carriera nel mondo della moda nel 2011 con un contratto con la IMG Models. La sceglie l’anno seguente Guess come testimonial, brand con il quale ha collaborato fino al 2015. Partecipa per la prima volta alla New York Fashion Week nel 2014 sfilando per Desigual. Nello stesso anno viene scelta da Tom Ford come testimonial insieme a Patrick Schwarzenegger per la linea di occhiali autunno/inverno. Appare sulla rivista Sports Illustrated Swimsuit Issue nel 2014 e 2015.

Nel 2014 partecipa alla Paris Fashion Week sfilando per Jean Paul Gaultier, Sonia Rykiel e Chanel. A inizio 2015 diventa testimonial di Maybelline e partecipa alle sfilate autunno/inverno 2015 sfilando per  Marc Jacobs, Chanel, Jean Paul Gaultier, Tommy HilfigerMichael Kors, Jeremy Scott, Tom Ford, Anna SuiDolce & GabbanaMoschinoMax MaraEmilio Pucci, Balmain e H&M

La troviamo sulla copertina di Vogue Australia e nelle campagne pubblicitarie di Balmain, Topshop e Max Mara a maggio 2015. A novembre partecipa per la prima volta al Victoria’s Secret Fashion Show e la troviamo sulla copertina di Vogue Olanda.

Compare anche sulla copertina di Vogue British nel 2016 e nelle campagne pubblicitarie di Stuart Weitzman, realizzata da Mario Testino, e di quella di Versace. Sfila alla Milano Fashion Week per Versace.

Vince nella categoria Best Look agli MTV Awards del 2016 e viene nominata da Forbes al quarto posto fra le modelle più pagate al mondo. 

Partecipa nel 2017 a diverse campagne pubblicitarie oltre ai contratti rinnovati con Versace, Tom Ford e Tommy Hilfiger, fa anche delle campagne pubblicitarie per Dsquared2, Max Mara, Moschino e Fendi.

Nel 2017 è la quinta modella più pagata al mondo e nel 2018 la settima. Appare nuovamente sul Calendario Pirelli nel 2019 . Nel 2020 lavora nuovamente nella campagna pubblicitaria di Max Mara e Steven Meisel.

Comparsa nei videoclip

Nel 2014 partecipa al videoclip del suo fidanzato di quel periodo, Cody Simpson, per Surfboard e per Simplethings di Manuel. Partecipa anche al video clip di Bad Blood di Taylor Swift, Flower di Cody Simpson e How deep is your Love di Calvin Harris nel 2015. Nel 2016 partecipa al videoclip della canzone Pillowtalk di Zayn Malik.

H&M (Hennes & Maurtiz)

H&M è un’azienda svedese che si occupa di abbigliamento. Possiede inoltre anche Cheap Monday, COS, Monki, Weekday & Other Stories e Honda. 

    1. DA HENNES A H&M
    2. 2002 FATTURATO
    3. LA FORMULA IMPRENDITORIALE DEL GRUPPO
    4. H&M ESCE DAI CONFINI SVEDESI
    5. COLLABORAZIONI
    6. H&M E I MATERIALI ECO FRIENDLY
    7. MARCHIO LOW COST SFILA SU PASSERELLE IMPORTANTI
    8. INNOVAZIONI
    9. IL CORONAVIRUS E LA CRISI DEL 2020

    H&M è un’azienda svedese che si occupa di abbigliamento. Possiede inoltre anche Cheap Monday, COS, Monki, Weekday & Other Stories e Honda.

    DA HENNES A H&M

    H&M viene fondata da Erling Persson nel 1947, in Svezia. Inizialmente viene chiamata Hennes che in svedese significa “per lei”. Il nome viene cambiato in H&M quando nel 1968 Persson compra un negozio per caccia e pesca chiamato Mauritz Widforss. Il nome H&M è infatti l’abbreviazione di Hennes & Mauritz.

    H&M (Hennes & Maurtiz)
    Erling Persson

    2002 FATTURATO

    Ha conseguito, nel 2002, un fatturato di 6 miliardi di euro (5,037 miliardi di euro nel 2001) e un utile ante imposte di 840 milioni. Impiega 34 mila dipendenti e ha 850 negozi sparsi in 14 paesi nel mondo.

    LA FORMULA IMPRENDITORIALE DEL GRUPPO

    Il presidente e azionista di maggioranza è Stefan Persson, figlio del fondatore dell’azienda. L’amministratore delegato è Rolf Eriksen.

    La formula imprenditoriale del gruppo è basata su prodotti a basso prezzo, ad alto contenuto di moda e su un’altissima rotazione delle vendite in negozi monomarca.

    L’azienda ha scelto due strategie di segmentazione differenti. Per il mercato americano, dove è presente con 45 punti vendita (altri 20 entro il 2003), mira a un target femminile giovane e modaiolo. Per quello europeo, invece, propone prodotti per tutta la famiglia, sia trendy sia tradizionali.

    Il prezzo medio di un capo è molto competitivo, circa 17 euro. Di conseguenza l’attività di H&M è caratterizzata da un’attenzione esasperata ai costi, che pervade tutte le funzioni aziendali. È bandito l’uso del taxi, limitato il telefonino e i manager viaggiano in classe economy. Altrettanto importante, per un’azienda che vende 550 milioni di prodotti ogni anno, è minimizzare le giacenze di magazzino. Le performances eccellenti dell’azienda svedese, alta quota di mercato e altissima redditività, sono garantite, inoltre, dalla capacità dei designer di cogliere anticipatamente i trend.

    L’ufficio stile, centralizzato a Stoccolma, è composto da 95 persone cui non è consentito copiare gli stilisti. La velocità è un corollario fondamentale alla strategia del gruppo, poiché occorrono solo 20 giorni fra l’ideazione di un prodotto e il suo arrivo nei negozi. La produzione, per evidenti ragioni di economicità, è delocalizzata all’estero: circa 900 mini-imprese in Bangladesh, Cina e Turchia. L’azienda è attenta alla comunicazione, dato che investe il 4 per cento dei ricavi in immagine (la modella Iman, è stata la testimonial della stagione 2003).

    H&M ESCE DAI CONFINI SVEDESI

    La catena sbarca a New York, con uno spazio su tre piani nella Fifth Avenue. Nell’autunno del 2003, debutta a Milano in una posizione strategica (al posto dello storico Fiorucci), poiché si trova a pochi passi dai competitor, Zara e Benetton. Il primo trimestre del 2003 ha registrato un fatturato pari a 1,22 miliardi di euro, profitti pari a 183,3 milioni di euro, cresciuti del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2002. Per il 2003, H&M punta ad aprire 110 nuovi negozi in Germania, Usa, Francia, Spagna e Inghilterra. Oltre al mercato italiano, il 2003 vedrà l’azienda protagonista in tre nuovi mercati: Repubblica Ceca, Polonia e Portogallo.

    Nel 2015 aveva più di 4000 negozi nel mondo e 150 in Italia, cifra raggiunta nel 2016 con l’apertura di due negozi.

    COLLABORAZIONI

    H&M ha iniziato a collaborare con diverse case di moda a partire dal 2004. In ordine le collaborazioni sono stare con: Karl Lagerfeld, Stella McCartney, Viktor & Rolf, Roberto Cavalli, Comme des Garçons, Jimmy Choo e Matthew Williamson.

    A partire dal 2010 e soprattutto dal 2018, le collaborazioni sono aumentate. Si è infatti passati da una, massimo due, collaborazioni all’anno a dodici nel 2019. Nel 2010 ha collaborato con Lanvin e Sonia Rykiel e a seguire con Versace, Maison Martin Margiela e Marni, Isabel Marant, Alexander Wang, Balmain, Kenzo, Happy Plugs; ma anche Erdem, Marcus & Martinus, Ace Tee,  Anna Glover, Mrs. Mighetto, JP & J Baker, Love Stories, Lisa & Lena, William Morris & Co e Moschino,  Eytys, Nathalie Lété, Kate Morgan, Stranger Things, Giambattista Valli, Pride, Ariana Grande, Richard Allan, Mantsho, Kelzuki, Pringle of Scotland, Jonathan Adler,  Johanna Ortiz, Toca Life, Desmond & Dempsey, CHIMI Eyewear.

  1. H&M (Hennes & Maurtiz)
    Collaborazioni con i brand

    H&M E I MATERIALI ECO FRIENDLY

    Questa collezione chiamata Conscious Collection è stata lanciata nel 2010. Si tratta di una collezione glamour realizzata con materiali sostenibili. La collezione di questa linea del 2018 ha avuto come volto testimonial quello di Christy Turlington, top model attenta allo stile e all’ecosostenibilità.

    Nel 2018 vi è stata un’altra novità: una linea di costumi eco friendly.

    H&M
    H&M – Conscious collection

    MARCHIO LOW COST SFILA SU PASSERELLE IMPORTANTI

    Un marchio economico come H&M è riuscito a sfilare con nomi di case di moda importanti nel 2013 al Musee Rodin di Parigi. Non solo ha sfilato ma è un marchio che è stato indossato nei front row e nei red carpet dalle celebrità come per esempio Jennifer Hudson, Gigi Hadid, Paola Turani, Chiara Maci, Chiara Biasi e Alessia Marcuzzi.

    L’INNOVAZIONE

    H&M ha dimostrato di essere un brand molto innovativo anche del punto di vista tecnologico. Ha infatti installato nel negozio di New York a Times Square uno specchio intelligente. In base alla persona che si specchia vengono scattati selfie e dati consigli sulle tendenze.

    H&M
    Specchio intelligente

    IL CORONAVIRUS E LA CRISI DEL 2020

    La crisi H&M è la prima di una serie di conseguenze da Covid-19. Il marchio svedese low cost si trova a fare i conti con ricavi in rosso. I conti di Hennes & Maurits fanno tremare il settore della moda low cost perché indice di una crisi che non conosce confini territoriali.

    Nel secondo trimestre del 2020, infatti, il marchio registra vendite per 28,67 miliardi di corone svedesi (pari a 2,71 miliardi di euro con calo del 50% rispetto al secondo trimestre del 2019. Ad aggravare la situazione economica è stata la chiusura forzata di almeno l’80% dei negozi per controllare l’avanzata del virus.

    Se per i retailer non è periodo florido, le vendite online permettono al marchio di poter ripristinare la produzione. Le chiusure dei negozi, infatti, hanno registrato un aumento delle vendite online con un +36%.

    Il brand, ad ogni modo, tiene a precisare che con l’apertura dei negozi, a partire dalla prima settimana di giugno, le vendite sono state del -30% andando a recuperare, così, 20 punti percentuali.

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HERMÈS

Thierry Hermès

Le origini

Hermès. Storica casa di moda francese specializzata in pelletteria. Hermès è uno dei marchi più prestigiosi nel settore del lusso. Di proprietà della quinta generazione, oggi è rinomata per le sue sciarpe, cravatte e borse, diventate ormai dei veri e propri status symbol. L’azienda, fondata nel 1837 da Thierry Hermès, nacque come laboratorio casalingo di imbracature per cavalli. Da qui il famoso logo della maison: il “Duc Attelé” che rappresenta un fantino con cavallo, in omaggio alla tradizione equestre. Dopo 40 anni, la seconda generazione trasferì l’azienda nell’attuale sede di Faubourg Saint Honoré. Ma fu il nipote di Thierry, Emile Maurice, che negli anni Venti indirizzò la trasformazione verso una realtà più appropriata per una casa di moda. Inizialmente, creavano piccoli oggetti in daino, ma nel 1927 venne lanciata una linea di gioielli ispirata al mondo equestre; nel 1929 fu creata la prima collezione Donna, su disegno di Lola Prusac.

Gli anni Trenta

Gli anni Trenta furono gli anni degli indumenti che sarebbero diventati icone sia per la maison, sia per il mondo della moda, come la cintura ispirata ai guinzagli o la borsa creata su disegno di quelle usate per le selle. Stiamo parlando della famosa Kelly, un modello dedicato alla Principessa Grace di Monaco, la quale ha notevolmente contribuito al suo successo, quando è apparsa su ogni tabloid del secondo dopoguerra; la borsa divenne immediatamente un’icona e la sua eco risuona ancora oggi. Un’altra idea rivoluzionaria nel 1949: l’abito Hermeselle, in cotone stampato, che anticipava il concetto di prêt-à-porter, una sorta di abito ready made fatto su misura.

L’evoluzione del marchio dopo la morte di Emile

Nel 1951, dopo la morte di Emile, la direzione dell’azienda fu assegnata ai suoi generi, Robert Dumas e Jean Guerrand. i tempi erano maturi per aumentare le entrate della società, in seguito al grande boom degli anni Sessanta e al forte interesse dei media e alla creazione dei primi profumi e sciarpe di seta; questo è anche il periodo in cui è stato creato il logo “Duc Attelé” e l’arancione è stato scelto come colore distintivo. Il decennio successivo fu caratterizzato dall’espansione economica e territoriale della griffe con l’apertura di nuovi negozi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Dal 1976, sotto la direzione di Jean Louis Dumas Hermès, figlio di Robert, la società è diventata una holding e ha avviato politiche di acquisizione principalmente nel settore tessile. Ha cercato di “innovare tenendo d’occhio la tradizione”, sicuro del valore storico del marchio e della reputazione costruita in oltre un secolo di attività. Le pubblicità presentavano giovani modelli che indossavano sciarpe preziose, nel tentativo di ringiovanire il marchio e renderlo più desiderabile per un gruppo più ampio di consumatori; i prodotti Hermès sono sempre più presenti nei negozi. Jeal Louis Dumas è anche l’uomo dietro un’altra famosa borsetta, la Birkin, un’icona per le fashioniste e un vero status symbol di oggi. La Birkin ha una lista d’attesa di oltre due anni e un costo che potrebbe anche superare i diecimila euro; il suo nome deriva dalla cantante Jane Birkin per la quale Dumas ha disegnato una borsetta nel 1984. Leggenda narra che i due fossero seduti accanto durante un volo e che Dumas ebbe la possibilità di ascoltare le sue lamentele sull’impossibilità di trovare una borsa adatta ai suoi bisogni.

Grace Kelly porta al braccio l’iconica Kelly

Questo è il modo in cui il particolare modello è stato creato ed è, proprio come Kelly, assolutamente personalizzabile e disponibile solo dopo una lunga lista d’attesa. Nel corso degli anni, diversi stilisti sono stati chiamati a guidare il reparto creativo per aiutare il rinnovamento nel rispetto della tradizione. Nomi come Catherine de Karolyi, Nicole de Versian (con un giovane Lacroix), Eric Bergère, Bernard Sanz, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Negli anni ’90, il team è stato guidato dallo stilista belga Martin Margiela, che resterà fino al 2003, quando lascia il suo posto a Jean Paul Gaultier. La collaborazione tra Hermès e “l’enfant terrible”, rafforzata anche dall’acquisizione di parte delle quote dell’azienda dello stilista dal marchio, durerà fino al 2010, quando Jean Louis Dumas muore. Sperando di rendere più commerciali le collezioni ed il marchio più contemporaneo, il nuovo proprietario Patrick Thomas, nomina Christophe Lemaire (che fino ad allora aveva dimostrato le sue capacità come head designer di Lacoste) a guida del reparto creativo. Oggi, la holding Hermès International guida un gruppo con oltre 26 affiliati; conta 250 negozi in tutto il mondo e completa le vendite attraverso circa 40 negozi altamente selezionati. La famiglia detiene ancora la maggioranza delle azioni della società, seguita dal gigante del lusso LVHM che ne detiene il 20%.

La situazione attuale

Nel 2014, Nadège Vanhee-Cybulski (ex Celine e Margiela) succede a Cristophe Lemaire in veste di direttore creativo della griffe.

Nadege Vanhee Cybulski

La giovane designer francese, laureata alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, debutta con la collezione autunno/inverno 2015 proponendo una collezione progettata sul file rouge di Margiela: una stagione dettata da linee comode e profusione di pelle e cachemire. In passerella, inoltre, viene presentata la  Octogone: una borsa compatta, a forma di ottagono, in pregiata pelle martellata. Nello stesso anno, la griffe inaugura il suo quindicesimo stabilimento dedicato alla pelletteria. Nella sede di Héricourt (Francia) lavorano 93 artigiani che si dedicano alla produzione della Kelly Bag e che vanno a incrementare le 12 mila unità di dipendenti in tutto il mondo. Si conferma, così, la crescita di domanda degli accessori Hermès, che segnano un +8% rispetto al 2014.

Nel 2016 si consolida la liason tra l’azienda francese e Pierre Hardy con l’acquisizione di una quota di minoranza dell’eponimo marchio fondato nel 1999. Lo stilista è stato firma per le calzature e gioielli Hermès dal 1990 al 2001. Rafforzato il sistema produttivo, nel 2017 il marchio del lusso che fa capo a LVMH annuncia l’investimento di 71 milioni di euro per lo sviluppo della produzione e della supply chain, inaugurando i poli produttivi tra la Val de Reuil (Normandia) e Limousin (centro della Francia) che vanno a sommarsi al polo di Héricourt.

Nel 2019, la storica maison registra ricavi pari a 6,88 miliardi di euro con una crescita del 15,4%. Prestazioni eccezionali ottenute grazie al mercato asiatico con ricavi per 2,58 miliardi, in aumento del 20,9%. La pandemia da Covid-19, però, frena Hermès, a partire dall’annullamento della collezione Cruise 2020-21. Il Coronavirus, inoltre, costringe l’azienda a chiudere i poli produttivi di Francia e Svizzera (dove viene prodotta l’orologeria). Nonostante la crisi, Hermès annuncia di rinunciare alla cassa integrazione e di mantenere inalterato lo stipendio dei suoi 15.500 dipendenti. Inoltre, dona 20 milioni di euro all’Hôpitaux de Paris, oltre a 30 tonnellate di detergente sanitario prodotto nei suoi stabilimenti e 31 mila mascherine. Il primo trimestre del 2020 riporta un calo delle vendite del 6,5% a 1,506 miliardi di euro. La flessione di Hermès è in linea con il -15% evidenziato dai ricavi di Lvmh e con il -15,4% del giro d’affari di Kering.

TOMMY HILFIGER

Indice:

  1. Le origini di uno stilista predestinato
  2. Il primo negozio Hilfiger 
  3. La nascita del marchio Hilfiger 
  4. Lo stile preppy e casual degli USA
  5. Tra alti e bassi
  6. L’arrivo dell’hip hop e della crisi
  7. Lo stile Tommy Hilfiger
  8. Tommy, stilista di cuore

LE ORIGINI DI UNO STILISTA PREDESTINATO

Giovane Tommy Hilfiger

Tommy Jacob Hilfiger nasce il 24 marzo 1951 a Elmira, piccolo paese dello stato di New York. Tommy è il secondo di nove fratelli e proviene da una famiglia irlandese cattolica con modeste risorse economiche. Questo lo spinge fin da subito a rendersi indipendente per non gravare sulla famiglia, a nove anni già svolge piccoli lavoretti come tagliare il prato dei vicini. Raggiunta un’età più matura inizia a lavorare come magazziniere e benzinaio.

Ne l 1969, per pagarsi le vacanze, Tommy lavora come commesso in un negozio di abbigliamento hippy a Cape Cod, nel New England, dove avviene la sua trasformazione stilistica: torna con lunghi capelli, indossa sandali e pantaloni a campana. Sono gli anni di Woodstock, della guerra in Vietnam, di Jimi Hendrix e dei Doors, è il giovane Hilfiger si sente pronto per grandi cose. Insieme due amici di scuola sale a bordo della vecchia Volkswagen e guida fino a New York City per comprare stock di jeans a zampa di elefante per poi rivenderli nella sua città. Il successo è immediato.

IL PRIMO NEGOZIO HILFIGER

Il primo negozio di Tommy Hilfiger People’s Place

Dopo il diploma preferisce non proseguire gli studi e continuare la strada intrapresa nel mondo della moda lavorando nei magazini Brown’s, filiale di un negozio della Grande Mela, ma si stufa facilmente di stare sotto alle direttive altrui. Così a soli 18 anni, con 150 dollari nel portafoglio e 20 paia di jeans da vendere, Tommy è pronto ad aprire il suo primo negozio, Peolpe’s Place. Un posto unico nel suo genere, con le pareti nere, l’odore dell’incenso nell’aria, la musica sparata ad alto volume e i concerti all’interno del piccolo shop che regalano un’esperienza simile ai concept store che oggi conosciamo. Tra oggettistica e vestiti il negozio diventa presto un luogo di culto.

Dopo solo un anno di attività il negozio arriva a fatturare un milione di dollari, ma Tommy spendeva troppi soldi, non era concentrato sul business ma solo sul prodotto. La concorrenza diventa spietata, il negozio è costretto a chiudere nel 1979, ma è stata la prima lezione di impresa da lui imparata.

LA NASCITA DEL MARCHIO HILFIGER

Campagna pubblicitaria Tommy Hilfiger 1998

Nel 1979 Hilfiger si trasferisce con sua moglie Susie, Susan Cirona da cui ora è separato, proprio a New York City. Tommy dopo la chiusura di People’s Place viene ingaggiato come designer per alcuni marchi, ma le collaborazioni finiscono per essere brevi e deludenti, lui stesso fonda un paio di brand ma senza il successo sperato.

Nell’84, Tommy ha bisogno di stabilità economica dopo la nascita della prima figlia. Arriva l’offerta di Calvin Klein, etichetta già decollata ai tempi. Ma rifiuta la proposta dopo aver consultato una veggente di Los Angeles che gli leggerà che sta arrivando di meglio. Leggenda o meno, il giorno dopo incontra lo stilista Mohan Murjani, imprenditore e re del tessile indiano, che cerca un giovane designer per lanciare una linea sportswear: il finanziatore sarà il proprietario della società, ma il nome sarà quello di Hilfiger. Nel 1985 nasce così la prima collezione caratterizzata dal logo, una sorta di bandiera bianca rossa e blu di ispirazione nautica. L’uniforme che gli dà visibilità mediatica è quella “da strada”: magliette, jeans, parka, mutande, berretti da baseball, piumini, scarpe da ginnastica.

LO STILE PREPPY E CASUAL DEGLI USA

Lo stile di Tommy Hilfiger

Tommy Hilfiger vuole puntare tutto sullo stile classico americano, rivisitando il preppy degli anni 50. Un lavoro che stavano già svolgendo marchi come Ralph Lauren e lo stesso Calvin Klein, che già si erano guadagnati il successo. Così il designer deve ingegnarsi, arruola alla modica cifra di 160 mila dollari la stella della pubblicità George Lois, il quale diventa un advertisement destinato a diventare un caso di studi e un esempio di marketing tra i più conosciuti. Un semplice cartellone, programmato per essere affisso a Times Square, con scritto “I quattro grandi stilisti americani per la moda uomo sono: R-L, P-E, C-K e T-H”. Se il pubblico americano riusciva facilmente a collegare le iniziali al brand esteso dei primi tre (Ralph Lauren, Perry Ellis e Calvin Klein), l’ultimo rimaneva uno sconosciuto.

Cartellone pubblicitario a Times Square New York

In basso, il logo Hilfiger è accompagnato da una spiegazione: “Nella maggior parte delle famiglie i primi tre nomi sono parole familiari. Tenetevi pronti ad aggiungerne un altro. Il suo nome (indizio) è Tommy. Il cognome non è così semplice ma nel giro di pochi mesi tutti in America sapranno che c’è un nuovo look in città e un nuovo nome sopra. I vestiti di Tommy sono alla mano senza essere casual, classici senza essere prevedibili. Lui li definisce classici con un’invenzione. Gli altri tre stilisti li chiamano concorrenza”. La furia dei chiamati in causa si scatena, ma in soli undici mesi la collezione incassa 11 milioni di dollari.

TRA ALTI E BASSI

Tommy Hilfiger e le Destiny’s Child

Spesso il successo non è mai duraturo, infatti dopo soli tre anni il business con Murjani fallisce. Tommy non si fa scoraggiare e non si arrende, cerca e trova un nuovo investitore, il cinese Silas Chou con cui fonda una società di cui riesce a essere proprietario al 22,5%. Nel 1988 si raggiungono i 28 milioni di fatturato 50 milioni l’anno successivo fino ai 100 milioni del 1990. Nel ’92 la società viene quotata in borsa e nel ’95 lo stipendio di Tommy Hilfiger è di 6 milioni di dollari.

Questo successo è sicuramente stato aiutato, quando una notte del ’94, il rapper Snoop Doggy Dog si presenta in televisione con una maglia extralarge firmata Hilfiger, che diventa subito un totem dei teenagers americani. Nel 1998 viene inaugurato il più grande flagship store a New York: un punto vendita di 4 piani nella zona di Soho.

L’ARRIVO DELL’HIP HOP E DELLA CRISI

Nel 2000, la crisi è di nuovo nell’aria. Le vendite negli USA calano del 75%, il mercato è saturo, i giovani si rivolgono ad uno stile hip hop, abbandonando il gusto Hilfiger e proiettandosi su nuove tendenze. Serve un investitore privato. Nel 2006 la società viene venduta per 1,6 miliardi alla inglese Apax Partners per poi passare  nelle mani dell’americana PVH nel 2010, proprietario anche di Calvin Klein, per 3 miliardi di dollari. Ma Tommy tutt’oggi rimane il principale designer e volto del brand.

LO STILE TOMMY HILFIGER

Tommy Hilfiger e Lewis Hamilton

Tommy Hilfiger ha costruito dal niente un immaginario simile a quello di Ralph Lauren che lavora sull’heritage inglese in America e che dopo essere stato sostenuto dal mondo della musica nera è ora diventato un brand globale. Non c’è innovazione nel suo prodotto per una volontà precisa di parlare alle masse attraverso un linguaggio semplice, diretto e non creativo. Ha saputo vendere quell’eleganza pratica e casual di cui i ricchi statunitensi sono maestri. Non è un caso che il più abile a vendere agli americani un sogno di stile abbia una biografia difficile, fatta di un’infanzia povera e di continui fallimenti e risalite, una storia di seconde e terze occasioni. L’ingegno e la capacità di cogliere le mode del tempo sono ciò che fanno di Tommy un vero stilista, più che un semplice uomo d’affari. Oggi quel fiuto lo ha portato a collaborare con top model come Gigi Hadid o campioni sportivi come Lewis Hamilton, nel tentativo di far crescere un brand globale acquistato soprattutto per i jeans, le t-shirt e le camicie.

Gigi Hadid per Tommy Hilfiger

TOMMY, STILISTA DI CUORE

Chi ha ricevuto così tanto come lui, sa anche dare qualcosa in cambio. Hilfiger ha creato l’iniziativa TommyCares, dove le sue linee, come Hilfiger Denim o quella dedicata allo sportswear, appaiono in prima linea a sostegno di cause globali come la lotta alla povertà, i bambini a rischio nei paesi poveri o in guerra e l’ambiente. In passato Tommy Hilfiger ha collaborato con Wwf e Save the children per le loro battaglie. Dalla fondazione nel 1995, TommyCares ha fatto in modo che i suoi dipendenti nel mondo facessero ore di volontariato nelle varie associazioni locali. Sempre nel 1995 viene fondata la Tommy Hilfiger Corporate Foundation, una fondazione benefica con scopi di benessere culturale e fisico dedicata a giovani americani, grazie alla quale la D.A.R.E. (Drug Abuse Resistance Education) lo onora nel 2002 con la sua più alta onorificenza, “Il futuro dell’America”, per i suoi sforzi in favore dei giovani.

Nel 2015 in associazione con Nederland Cares, il brand ha contribuito alla distribuzione di cibo gratuito nelle zone a sud di Amsterdam. Ancora oggi sostiene le associazioni come Breast Cancer Research Fund, Hudson Guild, per promuovere la lettura tra i bambini svantaggiati dell’area del fiume Hudson e Dress for success, un’associazione che aiuta donne e uomini in difficoltà a vestire in modo appropriato in vista di un colloquio.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Tommy Hilfiger è tra i primi stilisti a lanciare un modello di sfilata itinerante. I suoi mega show, infatti, sono presentati in tutto il mondo, da New York, a Londra sino in Italia. Rinomate sono, in tal proposito, le capsule collection firmate con i grandi dello sport come Lewis Hamilton (pilota di Formula1) e modelle di fama internazionale come Gigi Hadid e Zendaya. Peculiarità di queste presentazioni è la formula see now – buy now che permette di acquistare i capi presentati in passerella nel giro di poche ore dalla sfilata.

Nel 2019, il marchio di proprietà di Pvh vanta oltre 1500 store full price nel mondo ma opera diverse chiusure negli Stati Uniti tra cui il flaghship store di New York sulla fifth Avenue unendosi, nella scelta, a Versace e Ralph Lauren.

Herno

Herno è stata fondata nel 1948 da Giuseppe Marenzi a Lesa sul lago Maggiore, nel ’69 passa dall’artigianato all’industria. Nel ’92 supera i 600 dipendenti..

Herno è stata fondata nel 1948 da Giuseppe Marenzi a Lesa sul lago Maggiore, nel ’69 passa dall’artigianato all’industria. Nel ’92 supera i 600 dipendenti. Ha linee per uomo e donna.
2002, marzo. Claudio Marenzi, erede dell’azienda, è vicepresidente di Classico Italia, il Gruppo Italiano di Alta Moda Maschile che raccoglie imprese dal fatturato complessivo di 350 milioni di euro l’anno. Presidente del sodalizio fino alla scadenza del 2004, sarà Luca Mantellassi, Presidente della Camera della Moda di Firenze e vicepresidente di Pitti Immagine.
2002, giugno. È Barbara Gast la nuova “project manager” delle linee uomo e donna di Herno, dalla collezione primavera-estate 2003.

Hamnett

Hamnett, Katharine. Studia alla Saint Martin’s School di Londra. Crea la propria griffe nel 1979: eleganza e funzionalità sono i primari obiettivi della…

Hamnett, Katharine (1948) è una stilista inglese. Studia alla Saint Martin’s School di Londra. Crea la propria griffe nel 1979: eleganza e funzionalità sono i primari obiettivi della sua moda, condita con lusso alternato a stravaganza. Ispirate allo stile anni ’50, ma interpretate con un tocco contemporaneo, le sue collezioni hanno sempre un riferimento all’attualità. Sono famose le sue T-shirt pacifiste, ecologiste e animaliste. Sfila a Parigi e Milano dall’89.
Le T-shirt con lo slogan sono il simbolo della moda di Katharine Hamnett. Negli ultimi anni le battaglie della stilista sono state tradotte in frasi stampate sulle magliette, come “Stop War Blair Out”, “Peace and Liberty”, “Organic cotton can make poverty history for 1,000,000 farmers”. Nel 1994 la collezione Primavera/Estate donna ha sfilato a Milano per la prima volta. Nel 2001, subito dopo 9/11 Katherine produce una serie di t-shirt contro l’invasione dell’Afghanistan: ‘No alla guerra’, ‘Fermati e pensa’ e ‘La vita è sacra’. Nel 2005 Katharine progetta la ‘Peace and Love’ T-shirt per la marcia per la fine della guerra della in Trafalgar square. Firma un contratto con Tesco per la collezione etica e ambientale in cotone organico  – uomo, donna, ragazzi e ragazze. Sito web lanciato come negozio online e piattaforma d’informazione per le questioni di campagna elettorale.

Helen Morley

Helen Morley
Helen Morley

Helen Morley. Marchio dell’omonima stilista inglese che lavora negli Stati Uniti. La femminilità è la sua idea fissa e sicuramente i suoi abiti da sposa ne sono una prova. Busti strettissimi e molto lavorati, gonne dai tessuti leggeri che però evidenziano il corpo. Dopo aver studiato a Oxford e al London College of Fashion, si trasferisce a New York all’inizio degli anni ’90. Lavora presso alcuni stilisti e scopre la passione per gli abiti di nozze. Da qualche stagione, ha introdotto nella sua linea anche modelli da sera, romantici ma anche sexy.

Harrow School

Harrow School è una scuola di design e comunicazione che si trova fuori Londra, ad Harrow. Vi insegnano grandi nomi della moda come Vivienne Westwood o John Galliano. La sezione moda è la più famosa, esiste da 150 anni e comprende corsi di vari tipi, dalla produzione alla vendita, dalla promozione alla storia della moda. Un’infinità di stilisti famosi l’hanno usata anche come trampolino di lancio perché la scuola ha sponsor che, come Ralph Lauren e Gucci, assumono diversi neodiplomati.