Ghesquière

Nicolas Ghesquière. Francese purosangue, nasce a Commines, nella Touraine il 9 maggio del 1971. Si rivela un talento precoce: a 11 anni già riempie blocchi di bozzetti di moda. Alle scuole superiori trascorre i mesi di vacanze da Agnès B. come stagista. Dopo aver lavorato accanto a Jean Paul Gaultier, nel ’98, a 25 anni, viene arruolato dalla leggendaria maison Balenciaga che dal 2001 è di proprietà del Gruppo Gucci. I suoi défilé a New York sono l’evento più ambito della settimana della moda americana. La stampa anglosassone lo ha definito — giocando con la “cristologia” e l’aura di perfezione legata a Balenciaga — il “Messia” della nuova moda. “Disegno vestiti veri per donne vere, come faceva Cristobal, ama ripetere Ghesquière. Anche se le sue silhouette filiformi, spesso con grandi volumi decentrati nella parte alta del corpo (spalle anni ’80, ricami e applicazioni su corsage, indossati su pantaloni snelli, o addirittura tute seconda pelle) richiedono una femminilità “disegnata” da diete e massaggi. Vince, nel 2001, l’International Award ai Fashion Awards a New York, l’equivalente dell’Oscar della moda.

Floral dress. Primavera estate 2008 Balenciaga by Nicolas Ghesquière

Il suo stile fonde romanticismo e minimalismo, tecnologia e tecniche d’atelier. Grazie a lui, il nome di Balenciaga ha ripreso quota anche nei profumi, in modo particolare Ho Hang, Cristobal, e Le Dix: nome, quest’ultimo, che Ghesquière ha dato anche alla linea “easy” di Balenciaga. Dopo aver riportato alla ribalta il marchio nell’arco di 15 anni, tra Nicolas e Balenciaga cala il gelo. I dissapori sono tanti. In un’intervista rilasciata dallo stilista, le parole nei confronti del management sono durissime: “Non capiscono nulla di moda, la stanno trasformando in un qualcosa di facilmente riproducibile e piatto“.

Il debutto in Louis Vuitton

Dopo un periodo di amarezza e frustrazione, nel 2013 firma un contratto con Louis Vuitton, succedendo a Marc Jacobs.  Debutta ufficialmente il 12 marzo del 2014 con una collezione autunno/inverno 2014/15 che evidenzia un background cosmopolita. “Oggi è un nuovo giorno. Un grande giorno”, dirà al termine della sfilata.

Louis Vuitton collezione autunno/inverno 2014-15

La collezione basa la sua estetica su linee geometriche e strutturate. I capi sono aderenti e cinti in vita; a controbilanciare la silhouette fortemente moderna, una palette di colore decisa che si sviluppa principalmente sui toni del blu e del rosso. Ad assistere all’evento, Jean-Paul Gaultier, Azzedine Alaïa e il giovane J. W. Anderson.

Chiacchieratissima è la capsule collection Louis Vuitton X League of Legedns. Nel 2019 Nicolas firma per il colosso gaming una serie di abiti e accessori monogrammati LV in una stampa tigrata d’ispirazione camouflage blu e bianca.

Con Ghesquière, le sfilate Louis Vuitton diventano itineranti e sfilano nei principali musei del mondo: Piazza del Palazzo di Monaco (2014); Bob Hope a Palm Springs (2016); il Museo d’arte contemporanea Niterói di Rio de Janeiro (2016); il Museo Miho a Shigaraki (2017); Fondation Maeght a Saint-Paul de Vence  (2018);  e, infine, al TWA Flight Center (2019).

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Guardini

Tiziano Guardini. Eco-designer. Romano, classe 1980, Tiziano si laurea in Economia e prosegue gli studi presso l’Accademia Koefia di Roma conseguendo il titolo di Fashion Designer. Il suo è un approccio alla moda evolutivo, strettamente legato alla sostenibilità. La sua evoluzione progettistica, volta a creare abiti scultorei ricavati da elementi naturali, lo etichettano come eco-designer. Le linea guida della sua creatività si basano sui principi della sartorialità, innovazione, rispetto e sperimentazione.

Tiziano Guardini e l’abito ricavato con radici di liquirizia

Il debutto nella moda

Il debutto formale nella moda arriva nel 2012 quando partecipa all’edizione limited/unlimited proponendo la giacca “aghi di pino”. Nello stesso anno viene invitato a partecipare alla Vogue Fashion Night Out a Roma, sfilando nella storica cornice di Trinità dei Monti.

L’anno successivo, nel 2013, al WHITE Trade Show di Milano presenta la sua prima linea di accessori e la sua creatività viene ammirata fuori nazione con l’esposizione alla Royal Albert Hall a Londra di alcune delle sue creazioni. Richiamo internazionale per Guardini che conquista anche Ginevra quando, durante l’evento Fashion for Forest and Forest for Fashion, delle Nazioni Unite viene chiamato a parlare della sua idea di moda.

Le indubbie qualità di eco-designer lo portano a esibire le sue creazioni all’interno di mostre dalla caratura internazionale. Nel 2015 trionfa con un abito Couture ricavato dalle radici di alberi di liquirizia all’interno dell’esposizione L’eleganza del cibo, tales about food and fashion, presso il Museo dei Mercati di Traiano a Roma.

Nel 2016 sfila durante l’Ethical Fashion Show della Milano Fashion Week e nel marzo vince il Bronze Hempel Fashion Award a Pechino.

Il 2016 è un anno fiorente per Tiziano. A luglio, infatti,  collabora con il premio Oscar Milena Canonero (celeberrima costumista teatrale e cinematografica) per la realizzazione dello spettacolo Cum Grande Humilitate presso il Duomo di Milano. A ottobre partecipa all’evento Green Carpet Challenge durante il Festival internazionale del Cinema di Roma.

I riconoscimenti

Nel 2017 la sua incredibile creatività viene premiata con il “FRANCA SOZZANI, GREEN CARPET FASHION AWARD FOR BEST EMERGING DESIGNER” e ad ottobre con  il “PETA COUTURE AWARD”.

Il richiamo al cinema è forte. Dopo aver collaborato con la Canonero, Guardini partecipa al docu-film con Michelle Yeoh in collaborazione con le Nazioni Unite e la Fondazione Michelangelo Pistoletto. Dal 2019 è presenza fissa in calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana.

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Giardina

Giardina Sylvio. Couturier italiano di origini francesi. Tra i massimi esponenti dell’Alta Moda italiana, Sylvio Giardina coniuga il savoir-faire della couture parigina e l’heritage tradizionale dell’artigiano del nostro Paese. Parigi e Roma, così, sono destinate a incontrarsi in ogni sua collezione. La prima, come culla del couturier; la seconda, come città che stimola la sua fervida creatività. Giardina, nato nella Ville Lumière (ma vanta origini siciliane) studia presso l’Accademia di Costume e Moda di Roma. Conclusa l’esperienza accademica, inizia a lavorare presso l’atelier di Fernanda Gattinoni dove mette in pratica quanto studiato durante gli anni e affina la sua tecnica da couturier.

 

Abito collezione Vertigo. Ph. Tania Alineri

Dopo aver co-fondato il marchio Grimaldi Giardina, fonda la sua eponima Maison. Valori fondamentali della sua griffe sono sartorialità, tradizione, innovazione ma anche culto del bello. Ogni sua esclusiva collezione è realizzata in Italia con il supporto di artigiani del mestiere che coadiuvano alle creazioni di capi d’Alta Moda, difficilmente riproducibili. Tagli virtuosi, strutture scenografiche, geometrie che s’intersicano: l’arte della moda di Sylvio è la quintessenza stessa del modus (sostantivo latino che significa foggia e misura) e della sua fruibilità. 

 

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GCDS

 

Giordano e Giuliano Calza

GCDS. Marchio di moda prêt-à-porter, acronimo di “God Can not Destroy Streetwear”. Fondato nel 2015 da Giuliano e Giordano Calza (rispettivamente direttore creativo e amministratore delegato), GCDS irrompe sulla scena street con una serie di cento felpe stampate in Cina e vendute online: l’obiettivo è testare il mercato. L’etichetta ha come target di riferimento i millennials (tra i maggiori clienti, il cantautore Mahmood e la cantante Carolina Vreeland, Chiara Ferragni e Dua Lipa) ma diverse celebrità internazionali hanno scelto di vestire la griffe. Tra queste, l’attivista canadese Pamela Anderson e l’influencer Kim Kardashian. Nel 2016 aprono il primo flagship store in piazza Gae Aulenti di Milano. L’anno successivo, nel 2017, CGDS  registra vendite per 5 milioni di euro, cresciute del doppio nel 2018. A dare maggiore visibilità al marchio sono le co-lab con Walt Disney, Hello Kitty e Pokemon nate grazie alla passione che Giuliano ha per la cultura manga. Nel 2019, l’etichetta firma una collaborazione con Barilla per la creazione di un packaging non tradizionale sul quale spicca un rosa shocking unconventional.

Winnie Harlow in GCDS SS19

La chiave di successo per l’etichetta è lo spunto sporty e catchy e l’ambizione di essere globali. La globalizzazione di GCDS passa anche attraverso i social media, campo di sperimentazione per i fratelli napoletani Giuliano e Giordano. Non a caso, le migliori fonti di successo, sotto la sfera pubblicitaria, sono frutto delle collaborazioni con l’instagrammer Ecce Homo e il rapper Sfera Ebbasta. 

La collaborazione con Barilla

Presenza fissa nel calendario della Camera Nazionale della Moda Italiana, GCDS scopre un’anima Made in Italy con produzioni in Puglia (per le scarpe, jersey e cotone) e in Nord Italia (per la realizzazione dei capispalla).

 

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Gregis

Daniela Gregis. Stilista bergamasca. Entra nel mondo della moda con un bagaglio culturale classico. A incuriosirla è una zia, abile a lavorare l’uncinetto. Questa tecnica di lavorazione antichissima è una costante nelle sue collezioni: proposte di passate tendenze che si aprono alla modernità. Presenza fissa nel calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda Italiana, Daniela inizia la sua avventura nella moda nel 1987 con il marchio Ok’am. Nel 1997, dopo aver collaborato con Naj Oleari Tomahawk e Team Bribon, debutta con la sua prima linea inaugurando un laboratorio/sartoria a Bergamo (oggi i laboratori sono tre).

Benedetta Barzini per Daniela Gregis

Negli anni, saputo conquistare il mercato, è riuscita a varcare i confini italiani insediandosi a Parigi, Stati Uniti e Giappone (del Sol Levante trae moltitudini ispirazioni). La sua moda potrebbe essere definita nostalgica, tradizionale; una reazione creativa fatta di ricordi. Silhouette raffinate avvolte da grandi sciarpe e mantelle lavorate a maglia e che  si prestano ad evidenziare il suo amore per il fatto a mano. Per Daniela, infatti, l’eleganza non si nutre di eccessi ma si ciba di amore per il proprio lavoro. La classe è nella natura della donna senza distinzione di età o ceto sociale. Per tal motivo, nella collezione FW 16/17, in passerella sfila Benedetta Barzini, ex modella e giornalista italiana non più giovane ma dal fascino innato. 

 

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Gramano

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Gramano, Elvira è una stilista “matrimoniale”. Inizia la sua carriera a Napoli, trasformando un paracadute di seta, trovato in campagna nell’immediato dopoguerra, in un fiabesco abito da sposa. Nascono così la ditta e la linea Elvira Gramano, firma che approda anche a Pechino e a Shanghai, dove per la prima volta mannequin cinesi indossano abiti da sposa di stile occidentale. La ricchezza dei dettagli e la manifattura tradizionale, artigianale, caratterizzano i modelli.

Guild

Guild – Disegna moda femminile dal suo atelier di Londra. Senza alcuna formazione professionale, segue il suo istinto e nel 1991, lancia una linea di prêt-à-porter femminile. Ha forti radici etniche – l’abbigliamento maschile tradizionale iraniano è un continuo riferimento – mantiene una linea pulita e raffinata. L’oversize e i tagli squadrati sono gli elementi ricorrenti che hanno da subito attirato una clientela particolare e fedele in tutto il mondo.

Gibson

Gibson, Charles Dana (1867-1944). Disegnatore americano. Il padre della Gibson girl, una figura femminile indipendente e sicura di sé, che dal finire…

Gibson, Charles Dana (1867-1944). Disegnatore americano. Il padre della Gibson girl, una figura femminile indipendente e sicura di sé, che dal finire degli anni ’80 dell’800 sino alla Belle Époque è stato il simbolo della donna americana e ha ispirato una canzone e un music hall di Ziegfeld. Ha studiato alla Art Students League di New York. Ha lavorato per Harper’s Bazaar, Collier’s Weekly, Harper’s Monthly. È stato editor ed in seguito proprietario di Life alla morte di Mitchell nel 1918.

Goths/Gothics

Goths/Gothics. Movimento musicale e stile giovanile. È in seguito alla frammentazione stilistica che il punk implicava e dopo che gli stessi Sex Pistols erano implosi (1978) che si poté vedere come le varie tendenze contemporaneamente presenti germinassero in stili molto spesso antitetici. Il via alla tribù gotica (in Italia conosciuti come dark) lo dà l’affezionarsi a uno stile musicale più sordo e soffocante, dopo l’adrenalina punk di qualche tempo prima. John Lydon, dimissionario dai Pistols, inaugura con P.i.l. e Siouxsie & the Banshees, punks della primissima ora, una stagione di Nuovo Spleen.

Goths/Gothics
Sex Pistols

In seguito Joy Division, Killing Joke e Bauhaus catalizzano il diffuso bisogno di introiezione, dando il via a un genere musicale che sempre più prende le connotazioni di Gothic. Celebre il Bat Cave Club, punto di raccolta dei nuovi accoliti.

La moda goths/gothics

Dal punto di vista degli abiti, la stagione New Romantic successiva al punk, aveva aperto allo zapping dei codici di abbigliamento (con ampio catalogo da Lord Fauntleroy a Morticia Addams) e, ora, era come se il gothic style avesse deciso di dare una mano di nero (paint it black!) a tutto quanto. In questa visione fosca, tetra del glamour bisogna porre attenzione alla differenza tra i Gothics, in accurate ricostruzioni storiche di abiti del XIX secolo, e i Goths che genericamente si limitavano a vestire di nero con corsetti, pizzo nero e make up funereo. (Maurizio Vetrugno)

Goma

Goma. È un maestro del levare, del togliere il superfluo. Esce dall’Accademia di Belle Arti della sua città natale, Montpellier. Nel 1952, viene assunto da Jeanne Lafaurie, dove rimane per 10 anni fra gli alti e bassi della maison parigina. Nel ’62 passa da Patou che è stata un’ottima palestra per Lagerfeld e lo sarà per lui e i suoi assistenti Tarlazzi e Gaultier. Dal ’73, firma in proprio. Sul finire degli anni ’80, diviene il responsabile creativo del prêt-à-porter di Balenciaga.