Faille

Faille. Tessuto di seta o fibre sintetiche di aspetto simile al taffetà (in fiammingo “falie”) ma a grana più marcata con coste evidenti in diagonale. Di peso medio o pesante ha consistenza sostenuta, piuttosto rigida. Usato per abiti da gran sera.

Filatura e Tessitura di Tollegno

Filatura e tessitura di Tollegno: azienda nata verso il 1900 per opera di alcune famiglie biellesi. Vanta quindi un’attività industriale centenaria. Risale al 1908 la scelta del marchio Lana Gatto e al ’10 la costruzione di un nuovo stabilimento a Torino, trasferitosi nel ’25 a Tollegno dove si arriva a contare un totale di 1700 addetti, quasi 2500 dopo l’acquisizione del Lanificio Agostinetti e Ferrua.

L’AZIENDA

L’importante patrimonio storico raccolto dall’azienda nell’arco degli anni è elemento caratterizzante di questa struttura, dove convivono tradizione e ipertecnologia. Accanto alla vecchia sala tessitura con le colonne in pietra, si trova il capannone di 15 mila metri con più di 120 telai ultramoderni. La produzione del gruppo comprende filati per maglieria esterna, per l’aguglieria e la divisione tessitura. A ribadire la consolidata internazionalizzazione, si aggiungono agli stabilimenti italiani strutture dislocate nel mondo: una filatura in Polonia, la sede commerciale a Hong Kong, l’ufficio Tollegno 1900 Usa Inc. a New York.

Friulane

Per evitare di scivolare sulla superficie laccata della gondola, quasi tutti i vogatori veneziani calzano ancora oggi delle pantofole di velluto con la suola ricavata dai vecchi copertoni di bicicletta. Una volta le friulane venivano vendute dalle donne che venivano dalla campagna e che giravano con i cestoni sulle spalle. Oggi famose e doc sono quelle di Gianni Dittura, Dorsoduro 871, Venezia. La forma a pantofola in velluto colorato è stata poi ripresa e nobilitata da stilisti e marchi famosi, tracciando una sorta di terreno comune con l’aristocratica pantofola inglese blasonata.

Fercioni Giovanni

fercioni giovanni
Fercioni Giovanni

Fercioni Giovanni (1886-1961). Sarto italiano. Titolare di una celebre sartoria d’alta moda a Milano. Figlio di un funzionario di Casa Savoia impiegato nella tenuta di San Rossore, ha coltivato fin da piccolo lo stile del vestire, affascinato dagli abiti eleganti e sportivi che la famiglia reale e i suoi ospiti indossavano per la caccia. I primi punti li diede sulle rosse giubbe che i principi indossavano durante le battute di caccia. Nel 1906 è a Milano in una sartoria per abiti da uomo e diventa un esperto nella confezione di frac e smoking. Nel ’10, apre il primo atelier e ha tra i suoi clienti personaggi noti del giornalismo e dello spettacolo, da Renato Simoni, a Nicola Zingarelli ad Adolfo Cotronei. Fu Simoni, critico teatrale del Corriere della Sera, che lo convinse a dedicarsi alla moda femminile portandogli le prime clienti. Cominciò con i tailleur e poi si convertì agli abiti ricamati in crêpe georgette, ai gran sera e agli abiti da sposa che divennero più tardi la sua specialità. Racconta Maria Pezzi nell’autobiografico Una vita dentro la moda: “Era il 1924. Avevo sedici anni. Faceva furore una commedia romanticissima di Dario Niccodemi, L’alba, il giorno e la notte. Tre atti e solo due personaggi interpretati da Vera Vergani e Luigi Cimara. Vera indossava un abito di Fercioni, un cortissimo fourreau di marocain bianco senza maniche, scollato profondamente a V dietro e davanti, con una corta basca godet ai fianchi e tutto incorniciato da un bordo di cannucce d’argento. Era di una tale bellezza, era fantastico”. Vestì in scena e fuori attrici come Marta Abba, Elsa Merlini (per lei, realizzò gli abiti del film La segretaria privata del ’31), Isa Miranda. Dudovich nel 1910, Sacchetti nel 1920, Ester Sormani nel ’30, Grau e Pallavicini nel ’49 per la rivista Bellezza e, negli anni ’50, Maria Pezzi hanno documentato con il disegno il suo straordinario talento: una storia di stile raccontata dai maggiori illustratori di moda. Nel ’52 fu invitato, con i sarti, gli stilisti della nuova generazione, a rappresentare la nascente moda italiana a New York. Sua indossatrice e testimonial fu Luciana Angiolillo, ma anche Elsa Martinelli indossò i suoi abiti negli anni ’50. Nel 1960 Fercioni celebrò con una grande festa i suoi cinquant’anni di lavoro. L’invito era disegnato da Brunetta. Dopo la sua morte, i figli Aldo e Ruggero continuarono l’attività paterna spostando la sede da corso Matteotti in via Santo Spirito. Chiusero l’attività nel 1973. Il nipote Gian Maurizio Fercioni è costumista teatrale.

Giorgini

Fezza

Fezza, Andrew. Sebbene abbia iniziato alla fine degli anni ’70, disegnando abiti da donna, è da considerarsi soprattutto un creatore di moda maschile. Caratterizzato da uno stile molto personale, nel quale la morbida silhouette di ogni indumento si combina con la sperimentazione di materiali inconsueti, risente molto dell’influenza di Armani.

Fernandez kina

FERNANDEZ KINA
FERNANDEZ KINA

Fernandez Kina Da giovanissima approda a Parigi e la sua curiosità la spinge verso il mondo della moda. Una volta stabilite le basi alla sua formazione professionale, torna in Spagna. Decidendo di stabilirsi a La Coruña, dove inizia a disegnare e a realizzare le sue prime collezioni.  Nel 1979, crea una società di produzione di abbigliamento; che la spinge verso la ricerca di nuove tecnologie.  Come strumenti per aggiungere alle collezioni più stile e qualità.  Per raggiungere questo obiettivo, sceglie un’équipe di persone altamente qualificate e competenti.

Restivo Mary Ann

Fruscío

Fruscío. Linea di prodotti intimo e moda mare. Il progetto franchising nasce dall’esperienza dell’azienda “Confezioni B.G. Snc” fondata nel 1969. Nel 1993 aprono i primi punti vendita e la gamma dei prodotti si allarga con l’introduzione della linea pigiami e della linea collant. Successivamente parte il Progetto Franchising con l’apertura dei primi negozi affiliati e l’adozione della formula Franchising Fruscío, che porta nel 1998 alla nascita del brand Fruscío. Indirizzate a un target di clientela medio/alto, le collezioni sono rivolte prevalentemente a donne e uomini dai 20 ai 50 anni. Le linee principali sono: Underwear, con una collezione stagionale moda e una continuativa basica, pigiameria e maglieria, Beachwear, a cui appartengono anche capi di moda mare, Seamless e collant firmati Glizy.

Fede

Dopo un periodo di studi svolti tra Oxford e Londra, si trasferisce a Sidney. Poi a Singapore dove inizia le sue prime esperienze nel mondo della moda. Ma è a Roma, nel 1992, che comincia davvero la sua carriera. Per Fausto Sarli disegna gli accessori uomo e l’intera collezione di cravatteria. Inizia nel ’93 una ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie applicate alle fibre naturali e, nel ’96, in collaborazione con la Du Pont de Nemours, confeziona polo e T-shirt in seta e cotone anti macchia con la griffe AX Alexandra Fede.

È sempre nel ’96, che trasferisce il suo atelier in Piazza di Spagna. Si dedica all’Alta Moda, confezionata con tessuti anti piega e stabili dimensionalmente al lavaggio a macchina.

Nel ’98 lancia Stressless, un filato a base di carbonio trilobato, destinato alla protezione totale dalle onde elettromagnetiche e alla dissipazione dal corpo dei campi elettromagnetici, tramite una complessa dinamica di ionizzazione delle cariche.

Nel luglio dello stesso anno, Fede sfila sulla passerella dell’Alta Moda autunno-inverno 1998-99 e, per questa collezione, presenta l’Abito d’Oro realizzato con la tecnologia Mitsubishi di derivazione spaziale, entrato poi nel “Guinness dei Primati”. Mostra nel gennaio del ’99a Pitti Immagine Uomo la Collezione Anti-Violence, realizzata con un tessuto anti proiettile.

Fede nel 2001 si laurea in Tecnologia delle Fibre Avanzate a St. Louis Missouri e promuove l’archivio storico di oltre 6 mila costumi del Teatro alla Scala. Riceve nel 2002 l’incarico dalla Du Pont de Nemours per la creazione della collezione BodySculptor da lei disegnata utilizzando fibre Lycra e Tactel con tagli innovativi. Ha organizzato nel novembre 2003 a Parigi, il Wear Hi-Tech Fashion Show, un evento dedicato all’abbigliamento intelligente.

TOM FORD

Indice:

  1. Gli esordi: dal Texas a New York
  2. Il grande salto: l’uomo che salvò Gucci
  3. Tom Ford International
  4. La prima linea femminile
  5. La moda uomo
  6. Il cinema: un futuro da film
  7. La ricerca della perfezione
  8. Tom Ford presidente del CFDA Council of Fashion Designers of America

GLI ESORDI: DAL TEXAS A NEW YORK

Tom Ford by Terry Richardson

Thomas Carlyle Ford, meglio conosciuto come Tom Ford, nasce a Austin, Texas, il 27 agosto 1961. Figlio di due agenti immobiliari, trascorre l’infanzia tra Houston e Santa Fe. Si trasferisce a New York a 17 anni, nella Grande Mela frequenta lo Studio 54, dove conosce e frequenta Andy Warhol. Gli eccessi della vita mondana lo distraggono dagli studi, portandolo, nel 1980, a trasferirsi a Los Angeles, dove intraprende  la carriera di attore, cercando di affermarsi negli spot televisivi. Dopo due anni torno a New York per studiare architettura alla Parsons School of Design.

Un’esperienza di stage a Parigi, nell’ufficio stampa di Chloé, lo convince a cambiare indirizzo di studi e iniziare l’esperienza nel mondo della moda. Inizia una collaborazione con Cathy Hardwick, per poi nel 1988 assumere la direzione del design di Perry Ellis sotto la supervisione di un altro futuro gigante della moda, Marc Jacobs.

Tom Ford

IL GRANDE SALTO: L’UOMO CHE SALVÒ GUCCI

Tom Ford nel backstage della sfilata Gucci

Nel 1990 Tom Ford si trasferisce a Milano e fa il suo ingresso come responsabile dell’abbigliamento della linea ready to wear donna, nella maison Gucci, allora in forti difficoltà finanziarie. Il successo è immediato: la storica griffe, che soffriva di un’immagine troppo legata al passato, viene completamente rinnovata e conquista, sin dalla prima sfilata. Nel 1992 assume la carica di direttore del design e nel 1994, quando Gucci viene rilevata dal fondo del Bahrain Investcorp, ne diventa il direttore creativo di tutte le linee di prodotto Gucci. Lo stilista vive e lavora fra Londra, Parigi, Firenze e Milano ed è attualmente alla testa di un gruppo di designer provenienti da varie parti del mondo.

A questi ruoli si affianca successivamente anche quello di chief designer di Yves Saint Laurent e di YSL Beauté. Insieme al CEO Domenico De Sole, Tom Ford rinnova e rilancia l’immagine di Gucci, traghettandola nel gotha del fashion, con uno stile sensuale e lussuoso, tra pollice dai colori pop, abiti cut-out total white, ricami preziosi, stivali in pitone, decolleté con morsetto e rivisitazione della storica Jackie O Bag.

A veicolare il nuovo corso della griffe sono anche le campagne internazionali studiate dallo stilista texano e scattate dai celeberrimi fotografi Richard Avedon, Helmut Newton, Mario Testino Herb Ritts. In dieci anni il giro di affari della maison fiorentina passa da 230 milioni a 3 miliardi di dollari. Nel 2004, quando la conglomerata francese Ppr (oggi gruppo Kering) rileva Gucci, il duo Ford-De Sole lascia l’azienda e fonda il marchio  Tom Ford.

ADV Gucci 2003 by Mario Testino

TOM FORD INTERNATIONAL

Dopo il debutto nell’eyewear in partnership con il Gruppo Marcolin, lo stilista sigla un accordo con Estée Lauder per la prima fragranza Tom Ford Black Orchi. Con un comunicato stampa nel febbraio 2006 Ford annuncia il sodalizio con il Gruppo Ermenegildo Zegna per produrre – in piccole fabbriche artigianali tra Padova, Biella e Novara – e distribuire le linee uomo di prêt-à-porter, alta sartoria, accessori e calzature. Nell’aprile del 2007, con l’apertura del primo flagship store a New York, bene lanciata la prima collezione uomo, all’insegna del rigore classico, ricercato nei tagli e nei materiali. La tradizione dell’alta sartoria italiana e il genio di Tom Ford creano un uomo la cui filosofia è in perfetto equilibrio tra il rigore classico e il gioco del costante reinventare, dove le regole dello stile vengono ristabilite.

Tom Ford’s campaign 2011

LA PRIMA LINEA FEMMINILE

La prima, attesissima, linea femminile firmata Tom Ford viene presentata a selezionati buyer e fashion editor nel 2010. La donna Tom Ford è affascinante e decisamente sexy. Le sue collezioni sono una celebrazione dello stile individuale e delle “donne vere”: Ford crea collezioni che, guidate da una coerenza e una consistenza stilistica, sono destinate a sopravvivere allo scorrere del tempo. A ispirare i suoi look sono donne bellissime come Lauren Hutton, Julianne Moore e Bianca Jagger, ma la sua musa per eccellenza la New York degli anni ’70. Terry Richardson è l’interprete migliore dell’immagine Ford, è il suo fotografo di fiducia, con cui collabora per tantissimi progetti e campagne pubblicitarie, che molto spesso sfidano la censura per le pose dai forti accenni sessuali, Ford è l’arbitro assoluto del suo successo e il suo senso dello stile è riconosciuto come impeccabile.

Tom Ford For Men by Terry Richardson

LA MODA UOMO

La sua moda uomo, invece, è come lui, classica e iperlussuosa, che non ha bisogno di strafare per ostentare sicurezza. Tom riesce a creare un’immagine maschie, cucita su sé stesso, in cui tutti vorrebbero riconoscersi. Al finale delle sfilate si presenta sulla passerella Gucci vestito di tuxedo classico e un bicchiere di whisky in mano, è il James Bon della moda, il golden man che tutti gli uomini vorrebbero essere.

Tom Ford sembra uno di quei geni del Rinascimento che aggiungevano titoli su titoli come Leonardo da Vinci, lo stilista americano è anche, infatti, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e all’occorrenza anche fotografo e modello (di sé stesso). Un brand più che un uomo, che ha deciso di espandere i suoi orizzonti conquistando anche il cinema. Ha raggiunto la fama mondiale negli anni ’90, con il rilancio di Gucci e  YSL, per poi mettersi alla guida del suo impero. È il sex symbol di tutte le donne e uomini, icona gay e self made man.

Lo stilista texano è tornato alla ribalta con una sfilata di moda uomo e donna durante la New York Fashion Week A/W 2018-2019, facendo parlare molto di sè. Molti i premi e i riconoscimenti conferitigli nel corso della sua carriera: nel 1997 è tra le 50 persone più belle secondo la rivista People, nel 2000 vince il Vogue Award come Migliore Designer Internazionale, e cinque riconoscimenti del Council of Fashion Designers of America (1996, 2001, 2002, 2004, 2008). Una nomination e un Queer Lion Award– come miglior film a tematica LGBT- al Festival del Cinema di Venezia anche per il suo A Single Man.

Tom Ford’s campaign 2016 by Nick Knight

IL CINEMA: UN FUTURO DA FILM

Il primo avvicinamento al cinema di Tom Ford non è da regista, ma bensì come attore. Nel film Zoolander di Ben Stiller, Tom interpreta sé stesso. Nel 2008, con la casa di produzione Fade to Black, si lancia davvero nel cinema con il suo primo film, A single man, tratto dal romanzo di Christopher Isherwood e interpretato da Colin Firth. La pellicola riceve un’ottima accoglienza alla 66esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, aggiudicandosi il  Queer Lion Award e la Coppa Volpi per miglior attore protagonista.

Nel 2016, sempre a Venezia, presenta il suo secondo lungometraggio, Animali notturni, vincendo il Gran Premio della Giuria e ricevendo le sue prime candidature ai Golden Globes come miglior sceneggiatore e miglior regista. Anche questa seconda pellicola è tratta da un libro, Tony e Susan di Austin Wright.

I suoi film colpiscono per l’eleganza, come c’era da aspettarsi da uno come lui, ma non sono semplicemente decorativi, sono storie forti, ben interpretate da grandi attori come Julianne Moore per A single man, grande amica di Ford, e Jake Gyllenhaal, Amy Adams e Micheal Shannon in Animali notturni. Aaron Taylor-Johnson vince il Golden Globe nel 2017 come miglior attore non protagonista per il secondo film.

TOM FORD E LA RICERCA DELLA PERFEZIONE

Nei numerosi incontri con la stampa, Tom Ford non ha mai nascosto la sua maniacalità per i dettagli, egli si ritiene un perfezionista, fino al punto da uscirne pazzo, ha una personalità ossessiva, ma nella ricerca della perfezione ha sicuramente un risvolto assai positivo. Tra le curiosità che lo riguardano anche la dipendenza dal botox, con il quale giura di aver chiuso dalla nascita di suo figlio. Ha l’abitudine di girare nudo per casa quando è da solo, ma vestirsi bene per lui è un segno di educazione, infatti il compito dello stilista è quello di aiutare donne e uomini a diventare la migliore versione di sé.

Diversi i colleghi di cui ha apprezzato il lavoro, a partire da Karl Lagerfeld e Alexander McQueen, lo stilista inglese scomparso nel 2010. Proprio alla notizia della morte di McQueen, Tom Ford aveva dichiarato: “Alcuni fashion designer sono degli artisti. Alexander McQueen era un artista. Le sue creazioni ti lasciavano senza fiato, erano spettacolari, con una storia da raccontare. Quello che faccio io invece, e l’ho sempre detto, è design commerciale”. Sarà anche multi-talentuoso come un uomo del Rinascimento, ma Tom Ford è anche molto onesto.

TOM FORD PRESIDENTE DEL CFDA – COUNCIL OF FASHION DESIGNERS OF AMERICA

Nel marzo del 2019, Tom Ford è eletto charmain del CFDA – Council of Fashion Designers of America, raccogliendo il testimone di Diane von Fürstenberg, al timone per sedici anni.

Tra le priorità dello stilista di origini texane, la globalizzazione della New York Fashion Week, in grave crisi dal 2018. L’obiettivo, dunque, è catalizzare l’attenzione sulla moda Made USA e non sulla New York fashion Week.

Fa discutere, però, la sua scelta di sfilare, con la collezione autunno/inverno 2020-21 a Los Angeles, producendo un effetto domino nei big in calendario.

Nel mio ruolo di presidente del Council of Fashion Designer of America – dichiara – il mio intento è quello di globalizzare e attirare l’attenzione sulla moda americana. Non c’è davvero nessun palcoscenico più importante del mondo in un dato momento dell’anno come Los Angeles durante gli Oscar“.