FONDAZIONE GIANFRANCO FERRÉ

La Fondazione Gianfranco Ferré è stata costituita con lo scopo di conservare e mettere a disposizione tutto ciò che documenta l’attività dello stilista.

LA FONDAZIONE

La Fondazione Gianfranco Ferré nasce nel 2008. Lo scopo è quello di documentare l’attività creativa dello stilista. Essa mira, infatti, a promuovere iniziative legate all’attività creativa dello stilista

La Fondazione comprende inoltre un archivio di materiali diversi quali fotografie, disegni, filmati, riviste e appunti di Ferrè, tutti facilmente consultabili.

L’ARCHIVIO

Il database offre la possibilità di conoscere in modo diretto il lavoro svolto da Gianfranco Ferré. Esso, inoltre, è in fase di costante aggiornamento e contiene oltre 80.000 documenti, organizzati sulla base di criteri tematici e cronologici.

Al suo interno troviamo circa 3.000 pezzi tra capi e accessori appartenenti alle collezioni Gianfranco Ferré Donna, Uomo ed Alta Moda.

L’esistenza di questa banca dati si lega ad una serie di iniziative. La Fondazione infatti pubblica libri tematici, organizza mostre, promuove programmi di studio e di ricerca, lectures e visite in sede.

il complesso

La Fondazione Ferrè ha sede nel cuore della nuova Milano e fa parte di “Tortona 37”, il complesso architettonico mixed-use, realizzato su progetto di Matteo Thun.

Esso è composto da cinque edifici disposti a corte su un giardino dal cuore alberato. Il progetto si inserisce in un processo di significativo riutilizzo del territorio, con un’architettura a basso impatto ambientale, adottando tecnologie in una logica avanzata di efficienza energetica.

LA SEDE

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré (Architettura degli interni: Franco Raggi, con Karim Contarino; Sistema di illuminazione XAL. Xenon Architectural Lighting; Sistema di arredi ZEUS; Rivestimenti in metallo trattato AMIMETAL; Arredi fissi i in legno G. BIENATI)

La Fondazione comprende seicento metri quadri di superficie. L’edificio si articola su due livelli distinti: il piano terra e due ampi soppalchi.

Gli spazi si legano, poi, alla multifunzionalità. Le aree sono infatti adibite al lavoro, alla conservazione della documentazione storica, ad ospitare incontri, conferenze ed esposizioni.

Non mancano inoltre le postazioni accessibili al pubblico che può fruire, anche in forma virtuale, del patrimonio della Fondazione.

GLI SPAZI

La configurazione degli spazi fa della Fondazione un luogo autenticamente Ferré. La concezione dei volumi è nitida e le altezze imponenti. I pavimenti, poi, sono in resina opaca nera mentre le pareti sono bianche ma spezzate da rossi intensi e superfici rivestite in lamiera di ferro.

Troviamo, inoltre, grandi librerie in legno incorniciate da elementi portanti in rovere e tavoli color bronzo con superficie in vetro satinato nero.

LO STILE

Il progetto di definizione degli ambienti della Fondazione è stato affidato all’Architetto Franco Raggi, compagno di università ed amico di Gianfranco Ferré. Raggi, infatti, era già intervenuto su altri spazi legati allo stilista come, ad esempio la sede di via Pontaccio.

Nell’edificio sono tanti i “segni” che consentono di ritrovare appieno lo stile di Gianfranco Ferrè e la sua personalità ricca e complessa. Tra questi spiccano i “pezzi” da lui stesso disegnati. Alcuni esempi sono il grande tavolo in lamiera di ferro del suo ufficio privato, la chaise longue in cavallino marrone e le poltrone Biedermeier rivestite in lucertola laccata.

gli oggetti

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

All’interno della Fondazione si trovano anche molti oggetti personali di Gianfranco Ferré. Essi sono oggetti delle sue tante collezioni, souvenirs dei suoi viaggi, regali di amici e collaboratori. Tra essi troviamo un sontuoso vaso-braciere cinese in bronzo lavorato e sbalzato, un’armatura da kendo giapponese, un curioso metro nautico, un cavalletto da pittore che ha seguito Gianfranco Ferré sin dal suo primissimo studio in Via Conservatorio.

Ad essi si aggiungono, poi, elmi e cappelli di ogni epoca e parte del mondo, i bracciali scultorei, opere degli artisti a cui lo stilista era legato: tra tutte il suo “profilo” realizzato da Ceroli in legno di abete.

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

Non mancano, infine, alcuni pezzi di design moderno, tra cui l’opera di Urano Palma e svariate sedie, dalla “Harp Chair” di Jorgen Hovelskow a quelle di Tom Dixon e di Ron Arad, sino alla chaise longue “Metamorfosi 3”, pezzo unico di Franco Raggi.

Il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi diversi: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e istallazioni.

FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

SALVATORE FERRAGAMO

Salvatore Ferragamo (1898-1960). Famoso calzolaio italiano, ha creato 20mila modelli e 350 brevetti, tra cui moltissime iconiche scarpe da donna. Leggi la storia del “calzolaio delle stelle”.

Indice

  1. La vita di Salvatore Ferragamo.
    1. Un giovane talento.
    2. L’emigrazione negli Stati Uniti.
    3. Il calzolaio delle stelle.
    4. Il ritorno in Italia.
    5. La zeppa.
    6. Salvatore Ferragamo i i suoi clienti famosi.
    7. L‘azienda dopo il 1960
  2. L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.
  3. L’espansione mondiale.
    1. Nuove aperture.
    2. Riconoscimenti.
    3. Un nuovo direttore creativo.
  4. Gli anni recenti.
  5. Evoluzione finanziaria.
  6. Situazione attuale.

1.La vita di Salvatore Ferragamo.

1.1Un giovane talento.

Undicesimo di 14 figli, Salvatore Ferragamo nacque a Bonito, un paese a cento chilometri da Napoli.

Fin da bambino Salvatore Ferragamo aveva le idee molto chiare: da grande voleva fare il calzolaio. I genitori, nonostante la grande miseria, non erano contenti della scelta dal momento che quelle del calzolaio era ritenuto il mestiere più umile.

All’età di 9 anni, creò, in una sola notte, il suo primo paio di scarpe in occasione della prima comunione di una sorellina e riuscì così a convincere la famiglia a fargli intraprendere questo percorso.

Successivamente iniziò quindi a lavorare come praticante nella bottega del calzolaio del paese Luigi Festa e, una volta compiuta la sua formazione, decise di spostarsi a Napoli per poter apprendere qualcosa in più e mettere a frutto la sua abilità. Rientrò infine a Bonito dove, a 13 anni, era titolare del suo primo negozio.

1.2 L’emigrazione negli Stati Uniti.

In seguito, nell’ aprile del 1915, quando non aveva compiuto ancora 17 anni, emigrò negli Stati Uniti viaggiando sulla nave Stampalia, per raggiungere i fratelli che già lavoravano negli USA. Inizialmente Salvatore Ferragamo si fermò sulla East Coast a Boston, dove il cognato gli aveva trovato un posto alla Queen Quality Shoes Company. Qui si producevano migliaia di scarpe al giorno.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Ritratto.
Un ritratto del giovane Salvatore Ferragamo

Il giovanissimo Ferragamo aveva un’idea nobile del mestiere di calzolaio. Il processo industrializzato non era nelle sue corde. Ne uscivano scarpe “pesanti, goffe, tozze, con la punta a patata e il tacco di piombo”. Voltò quindi le spalle alla fabbrica e raggiunse i fratelli maggiori a Santa Barbara. 

Come racconta nell’autobiografia Il calzolaio dei sogni (Skira), capì subito che quella favolosa California era la meta tanto cercata, grazie a un’industria cinematografica in grande crescita.

Il contatto col mondo del cinema avvenne con il guardarobiere dell’American Films Company che si lamentava degli stivali per i film western: se calzavano bene, non piaceva il modello; se lo stile funzionava, erano come morse ai piedi degli attori. Ferragamo si propose e ne realizzò qualche paio. Furono un successo, tanto che il regista Cecil B. De Mille disse: “Il West sarebbe stato conquistato prima, se ci fossero stati questi stivali”. Salvatore e i suoi fratelli Girolamo, Secondino e Alfonso aprirono così un negozio di calzature e riparazioni nel centro di Santa Barbara.

È l’inizio di un rapporto privilegiato, che Ferragamo manterrà con il mondo del cinema e che durerà a lungo.

1.3 Il calzolaio delle stelle.

Arrivarono in negozio le prime star. Tra le prime le sorelle  Mary e Lottie Pickford. Per quest’ultima egli creò il modello ‘First’, un semplice paio di scarpe scollate in capretto marrone, con due orecchie che si alzavano sul davanti”.

Quando le produzioni cinematografiche si spostarono da Santa Barbara ad Hollywood, Salvatore Ferragamo decise di scommettere sulla propria attività e di seguire gli Studios per cercare nuove possibilità di espansione e miglioramento.

Nel 1923 aprì il suo nuovo negozio, l’Hollywood Boot Shop, e d’improvviso, parve che le stelle del cinema di Hollywood si sentissero tali solo calzando i modelli di Salvatore Ferragamo, che presto divenne noto come il “calzolaio delle stelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Primo negozio ad Hollywood.
L’annuncio dell’apertura del primo negozio ad Hollywood.

Creò sandali di un delicato color lavanda con tacchi ricoperti di strass per Jean Harlow, scarpe con tacchi tempestati di perle per Gloria Swanson, pantofole in raso multicolore per Lillian Gish, calzature da uomo per clienti come Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino.

Durante gli anni in California dedicò molto tempo allo studio del piede. Frequentò infatti corsi di anatomia umana all’università, trovando il primo indizio per la soluzione del problema nella distribuzione del peso del corpo sull’arco del piede.

l’invenzione del cambrione

In seguito alle sue ricerche fabbricò una componente rivoluzionaria per il sostegno dell’arco plantare tramite una lamina d’acciaio, il cambrione, che normalmente i calzolai facevano in cartone e in cuoio spesso e che fu brevettata alla fine degli anni venti.

Ciò permise alle scarpe di Ferragamo di diventare leggere ma resistenti. A questa scoperta preliminare aggiunse una serie di studi sulle calzate, che lo portarono ad ideare un sistema originale di calzata, che avvicinava anche la produzione in serie al su misura.

Salvatore Ferragamo
Ferragamo con Sophia Loren. Copyright Attualità Fotografica Italiana Del Vecchio & Scala

1.4 Il ritorno in Italia.

Nel 1927 Salvatore Ferragamo decise di tornare in Italia e stabilirsi a Firenze, città che rappresentava nel mondo la bellezza e la cultura artistica nazionale e che si identificava come sede dell’alto artigianato.  Nello stesso anno aprì in città un laboratorio di operai-artigiani per la produzione italiana delle sue scarpe.

La crisi economica mondiale del 1929, coinvolse anche la sua attività, che dovette affrontare la bancarotta e il fallimento. Ferragamo non si perse d’animo e ritornò presto in scena: nel 1938 acquistò Palazzo Spini Feroni che ancora oggi è il quartier generale dell’azienda. Nello stesso periodo comprò anche la villa michelangiolesca Il Palagio a Fiesole.

Salvatore Ferragamo
Palazzo Spini Feroni a Firenze

1.5 La zeppa.

Salvatore Ferragamo inventò la zeppa di sughero per rispondere ad un’esigenza di funzionalità: sostituire la lamina di acciaio, interna alle calzature.

Senza l’acciaio adatto, che Ferragamo importava dalla Germania e che a causa delle sanzioni economiche imposte all’Italia non si poteva più acquistare, venne a mancare uno dei principi fondamentali di costruzione delle sue scarpe.

“Cominciai a lavorare con pezzi di sughero sardo -scrive Ferragamo- pressando, incollando, fissando e rifinendo finché lo spazio tra la suola e il tacco non sparì”.

Nacque così la zeppa, uno dei più celebri modelli della moda della fine degli anni trenta e degli anni quaranta. Ferragamo sperimentò molte varianti di zeppe: a tacco e a piattaforma, a strati pressati e bombati, scolpite e dipinte, decorate con specchietti di vetro con l’antica tecnica del mosaico o con grate in ottone a girali floreali e tempestate di pietre.

la cura del materiale

L’attenzione e l’amore per i materiali hanno accompagnato tutto il lavoro di Salvatore Ferragamo e costituiscono una preziosa eredità che ha lasciato all’azienda ancora oggi.

Il materiale, dal quale al pari della forma e della lavorazione, dipende la bellezza, la comodità e la durata di una calzatura, è stato indagato da Salvatore Ferragamo e valorizzato in modo da mantenere il suo carattere e al tempo stesso adattarsi al modello a cui è veniva sottoposto.

Questo interesse e questa continua sperimentazione coinvolgevano non solo i pellami tradizionali e di qualità, ma anche i materiali poveri e insoliti.

Il classico merletto fiorentino, la carta, la corteccia d’albero, la rafia, la canapa, la pelle di pesce e il cellofan sostituirono, prima e durante la seconda guerra mondiale, i più duttili capretti e vitelli nonché gli esotici coccodrilli. Nell’immediato dopoguerra furono gli ultimi ritrovati della tecnica, il nylon o la rafia sintetica e, per la sera, i raffinati ricami in strass e perline di vetro, a suggerire tomaie uniche e irripetibili.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Una zeppa del 1942.
Un modello con il tacco a zeppa del 1942-1944

1.6 Salvatore Ferragamo e i suoi clienti celebri.

Negli anni cinquanta, Palazzo Spini Feroni era una visita d’obbligo per le attrici più famose del periodo così come per regnanti, nobili e capi di Stato: da Audrey Hepburn ai Duchi di Windsor, da Greta Garbo ad Anna Magnani, da Paulette Goddard a Lauren Bacal fino a Sophia Loren. Ferragamo riceveva personalmente i suoi clienti illustri ed era capace di soddisfare ogni richiesta, persino la più stravagante.

Anche Marilyn Monroe fu fedelissima cliente di Salvatore Ferragamo rendendo famose le sue décolleté dalla linea classica e con tacco 11 cm: un’altezza vertiginosa ma non scomoda, dato che Ferragamo aveva brevettato un tacco particolare, realizzato per metà in legno e per metà in acciaio, solido pur essendo sottile.

L’attrice possedeva decine di paia di scarpe firmate Ferragamo, che spesso acquistava presso il negozio di New York. A parte qualche ballerina con la confortevole suola a conchiglia, prediligeva le décolleté che le conferivano quella camminata ancheggiante, così seducente e particolare.

1.7  L’azienda dopo il 1960

Quando Salvatore Ferragamo morì nel 1960, la moglie Wanda Miletti Ferragamo prese le redini dell’azienda per continuare l’operato di Salvatore con l’aiuto dei sei figli che, una volta cresciuti, diverranno responsabili dei diversi settori in cui l’impresa è suddivisa, dai reparti creativi alla produzione, alla distribuzione sui mercati internazionali all’amministrazione e finanza.

Ancora oggi, la famiglia Ferragamo è alla guida dell’azienda e questa peculiarità di impresa basata sui valori della famiglia rappresenta un elemento di forte distinzione dagli altri brand e imprime al marchio una forte connotazione italiana.

2.L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.

Negli anni Settanta, per merito dell’intraprendenza e preparazione di Wanda, presidente dell’azienda, il brand si espanse, passando dalle sole scarpe al total look. Ci furono le prime passerelle di moda, lo sviluppo delle linee uomo, profumi e occhiali che, via via, conquistarono il successo nel mercato.

Nel 1978 sua figlia Fiamma creò la décolleté Vara, che divenne presto un best seller. Oggi, la décolleté Vara è considerata uno degli elementi iconici di Ferragamo.

Salvatore Ferragamo
Iconica décolleté Ferragamo

Nel 1996 Ferragamo compì l’importante acquisizione del marchio Emanuel Ungaro. Due anni dopo il fatturato complessivo dell’azienda si attestò sugli 850 miliardi di lire. Il marchio Ferragamo era presente quindi in tutto il mondo con 40 negozi di proprietà e molti punti vendita esclusivi. Nell’azienda di famiglia, oltre ai figli, ormai lavorano anche i nipoti del fondatore.

Sull’onda della nascita del Museo Salvatore Ferragamocon sede in palazzo Spini Feroni, l’azienda iniziò ad impegnarsi sul fronte della cultura e delle mostre d’arte e non solo come mecenate o sponsor.

Lo stilista francese Marc Audibet creò la collezione Autunno/Inverno 2000/2001. Nello stesso periodo, Leonardo Ferragamo divenne presidente di Altagamma, un’associazione fondata nel 1992 e composta da 43 prestigiose aziende italiane.

3. L’espansione mondiale.

3.1 Nuove aperture.

Nel 2001 l’azienda ha presentato i suoi piani di espansione mondiale tesi a rinnovare o aprire un totale di 100 boutique, con la collaborazione dell’architetto Michael Ghibellini. Con questo rinnovamento, l’obiettivo era quello di guadagnare uno stile architettonico ancora più sofisticato. E così, nel 2001, venne aperto un nuovo negozio in Corea, all’interno di una ricca area commerciale di Seoul. Lo store occupava un edificio di 4 piani con un giardino sul terrazzo.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Il negozio a Seoul.
Apertura del negozio a Seoul, Corea, 2001.

Nel 2002, nel centro storico di Vienna, vicino al castello di Hofburg, aprì un altro punto vendita. Poi, a partire dal 2003, sono stati aperti nuovi negozi a New York, Tokyo, Amsterdam e Londra.

Il 2001 si è chiuso con un fatturato consolidato di 641 milioni di euro, di cui il 46% realizzato in Oriente.

3.2 Riconoscimenti.

L’anno 2002 è stato pieno di novità e grandi soddisfazioni. Innanzitutto la joint venture con Ermenegildo Zegna per il lancio del nuovo marchio ZeFer, terminata più avanti nel 2013.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Zefer.
Un modello di borsa ZeFer.

In seguito, Wanda Ferragamo è stata nominata “Imprenditrice dell’anno” dalla organizzazione “Committee of 200” che annualmente premia le imprenditrici e top manager di tutto il mondo. La cerimonia si è svolta a New York. Ed ecco la motivazione:

“Per essere riuscita a trasformare l’azienda di calzature in azienda internazionale del lusso, dove la famiglia mantiene il controllo totale del proprio fiorente business…”.

Lo stesso anno, l’azienda Ferragamo è stata riconosciuta come la miglior marca dell’anno in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Wanda Ferragamo.
Wanda Ferragamo, 2002.

3.3 Un nuovo direttore creativo.

Nel 2002 viene nominato direttore creativo Donna Graeme Black che rimarrà fino al 2007.

Nel 2003 Salvatore Ferragamo fa il suo ingresso nel campo dell’orologeria.

Salvatore Ferragamo
Orologi Salvatore Ferragamo dal 2003

Nel 2004 il piano di espansione mondiale era in corso. La rete di distribuzione aveva 16 nuovi punti vendita, comprese nuove importanti boutique ad Osaka e a Hong Kong. Altri negozi, invece, come quello allo Shangai Center in Cina, a Parigi in Avenue Montaigne e a Milano in via Montenapoleone, sono stati riaperti dopo la ristrutturazione. Il Gruppo Salvatore Ferragamo ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 549 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Nel maggio 2005, come parte del Progetto Moda della Provincia di Firenze, con una grande partecipazione del pubblico internazionale, Palazzo Strozzi ospitò una sfilata di Ferragamo in una serata memorabile organizzata da Beppe Modenese. Nel Giugno del 2005 Ferragamo ha siglato un accordo di cooperazione con Porsche Design per la produzione di scarpe, borse ed accessori di pelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Lo store Ferragamo a Firenze.
Lo store Ferragamo a Firenze.

Nel 2006 vennero aperti i nuovi negozi di via Condotti a Roma e di Francoforte. Nel novembre dello stesso anno, Michele Norsa divenne il nuovo CEO di Ferragamo. La sua mente manageriale portò l’azienda ad espandersi sempre di più, esplorando anche nuovi mercati come l’India, l’America Latina e la Thailandia.

4. Gli anni recenti.

Dal 2007 l’azienda ha avuto come direttore creativo della linea Donna Christina Ortiz, fino al 2010. Nel 2008, l’azienda ha celebrato l’80esimo anniversario allestendo una mostra a Shanghai. L’anno successivo l’azienda rinnovò la storica licenza con Luxottica per la produzione di montature da vista e occhiali da sole.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. 80esimo anniversario.
La mostra a Shanghai in occasione dell’80esimo anniversario.

A partire dal 2010, il creative director della divisione Donna è stato Massimiliano Giornetti, già direttore creativo della sezione Uomo dal 2004. Il suo ruolo nella moda Donna si è prolungato fino al 2015.

Ferragamo è entrato ufficialmente nella borsa di Milano nel 2011. In questo periodo i profitti sono cresciuti del 70%, arrivando a 103,3 milioni di euro.

Nel 2013 si è focalizzato sugli accessori in senso lato, quindi non solamente sulle scarpe. Agli inizi di ottobre il brand ha iniziato a rivolgersi ai giovani con una campagna digitale innovativa. Nello stesso periodo sono stati ristrutturati alcuni negozi nei mercati europei ed americani per aumentare il profitto nella vendita al dettaglio.

La strategia è stata un successo e si è registrato un aumento del 81% degli utili fino ad arrivare a 81 milioni di euro nel primo semestre del 2013. I ricavi provenivano per lo più fuori dal mercato italiano, che stava lottando per uscire dalla recessione.

5. Evoluzione finanziaria.

Il piano di espansione mondiale procedeva proficuamente. Le vendite sono cresciute più rapidamente nell’ultimo quarto del 2014, aumentando del 9,3% rispetto al 2013. Il fatturato del 2014 si è chiuso a 1,3 miliardi di euro. In quel momento, le tensioni politiche in Russia ed Ucraina hanno ridotto il numero di acquirenti che partivano da quelle zone per comprare in Europa. Questo comportò una diminuzione delle vendite in alcune città europee. L’area Asia/Pacifico invece si attestò come la migliore performer con il 37.2% delle vendite.

Salvatore Ferragamo ha aperto nuovi store in città meno note come Yantai in Cina, Surabaya, in Indonesia, e Cartagena in Colombia. L’azienda ha continuato a rinnovare negozi, tra cui quelli di Miami e Roma. Inoltre venne riaperto lo store di San Francisco, importante meta turistica per gli acquirenti cinesi.

In questo periodo Ferragamo ha affrontato un’ardua sfida, dovuta ad un indebolimento dell’euro, prezzi del petrolio più bassi e alla debolezza economica della Cina. Negli Stati Uniti, invece, il dollaro molto forte ha rallentato i flussi turistici. Questo ha influito su molte aziende di lusso negli ultimi mesi. Al contrario, in Giappone si sono registrate buone vendite grazie ai turisti cinesi. L’area Asia/Pacifico si riconferma il primo mercato in termini di ricavi per il Gruppo, in crescita del 2%, rispetto ai primi 9 mesi del 2014. Nel solo quarto trimestre 2015 la crescita è stata di oltre l’8%, e l’anno si è chiuso con un aumento dei ricavi del 7% rispetto al 2014.

Nel 2016 i ricavi sono stati di 1.438 milioni di euro.

6. Situazione attuale.

Attualmente, Ferragamo sta attraversando una serie di grandi cambiamenti. Nell’agosto 2016 è stato nominato CEO Eraldo Poletto, che, negli anni precedenti aveva raddoppiato le vendite in Furla. Inoltre, dopo l’uscita di Massimiliano Giornetti, sono stati assunti 3 nuovi direttori creativi: Guillaume Meilland per l’abbigliamento da uomo, Paul Andrew per le scarpe da donna e Fulvio Rigoni per il prêt-à-porter.

Da Ottobre 2017 dopo l’uscita di Fulvio Rigoni, Paul Andrew ha assunto la carica di Direttore Creativo Collezioni Donna

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Eraldo Poletto.
Il CEO Eraldo Poletto.

Il marchio ora si concentra nel creare campagne uniche ed emozionanti per mantenere la sua leadership nell’industria della moda.

Le creazioni di Ferragamo vivranno per sempre. La classica décolleté è sempre di moda e moltissime donne la indossano. Il marchio rappresenta l’ideale della scarpa da donna e si impegna a garantire l’eccellenza in termini di qualità, mantenendo a livelli eccezionali sia la produzione che gli standard artigianali.

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ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti è la stilista italiana fondatrice dell’omonima casa di moda e designer di Philosophy (di Alberta Ferretti) fino al 2014.

Indice

  1. Le origini
  2. Aeffe
  3. Patrimonio culturale 
  4. Premi e riconoscimenti
  5. Collezione sposa 
  6. Situazione attuale 

LE ORIGINI

Alberta Ferretti è una stilista italiana, fondatrice dell’omonima linea di abbigliamento. La Ferretti è vicepresidente del consiglio di amministrazione del Gruppo AEFFE, fondato nel 1981 assieme al fratello Massimo.

Alberta Ferretti
Alberta Ferretti

La stilista nasce a Gradara, in terra di Romagna. Da sempre dotata di un grande senso estetico, muove i primi passi lavorando nella grande sartoria della madre. Lì impara a maneggiare i tessuti, a conoscere i cromatismi sofisticati e a familiarizzare con le lavorazioni. Il DNA sartoriale e l’ambizione è tanto forte che, a soli 18 anni, apre la sua prima boutique, a Cattolica. L’esperienza la mette a diretto contatto con le esigenze delle clienti ed affina il suo intuito nell’anticipare i trend della moda e i desideri delle donne.

AEFFE

Nel 1974 produce la sua prima collezione che ottiene un ottimo successo tra gli addetti ai lavori. Incoraggiata dalla risposta del pubblico, sei anni dopo, fonda insieme al fratello Massimo, AEFFE, l’azienda che porta le sue iniziali. Oggi AEFFE è un potente gruppo societario che controlla e produce, oltre alla linea Alberta Ferretti, anche i marchi Moschino, Pollini e Velmar.

Dagli anni Ottanta in poi gli affari si sviluppano in maniera inarrestabile. L’azienda lancia anche la linea Philosophy, sempre disegnata dalla stilista, rivolta ad un target più giovane e posizionata su una fascia di prezzo più bassa. Acquista inoltre le licenze per la produzione di firme di spicco del prêt-à porter quali Jean Paul Gaultier, Authier, Cacharel e Marithé & François Girbaud.

Alberta Ferretti Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato
Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato

Vengono portate a termine acquisizioni di pacchetti azionari di diverse altre società a conferma della forza di AEFFE capace muoversi come una holding sul piano internazionale. Mentre il fratello Massimo si occupa della parte economica e gestionale dell’azienda, Alberta mantiene la direzione creativa, concentrandosi sulle sue creazioni femminili contraddistinte da linee pure, essenziali e decorazioni con ricami preziosi.

Le collezioni vengono apprezzate in tutto il mondo permettendo l’apertura di numerose boutique e corner shop in quattro continenti.

Particolare attenzione viene dedicata, in anni recenti, al mercato dell’Est sul quale l’azienda si sta muovendo, in linea con i trend del mercato.

PATRIMONIO CULTURALE

Alberta Ferretti Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990
Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990

La stilista, nel corso degli anni, si distingue rivelandosi particolarmente  sensibile alla cura del patrimonio artistico e culturale. Nel 1994, con un gruppo di aziende e il patrocinio di Comune e Regione, promuove il titanico restauro del borgo medievale di Montegridolfo, nei pressi del suo luogo di nascita, al confine tra Romagna e Marche.

Dopo circa sei anni di lavoro, il borgo si riappropria della sua identità perduta, apparendo com’era alle origini e ritrovando sostenibilità economica in veste di nuova destinazione turistica. L’impegno dimostrato nella valorizzazione di questo patrimonio architettonico e paesaggistico vale ad Alberta Ferretti, nel 2000, la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali, conferitale dall’Università di Bologna. Lo stesso ateneo, inoltre, nel 2003, le affida una cattedra per il Master in “Produzione e cultura della moda”.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Alberta Ferretti riceve numerosi riconoscimenti. Tra essi figurano il premio The Romantics dall’International Fashion Group di New York, il premio La Kore come Stilista dell’Anno nel 2003, il Premio alla Carriera conferitole dal sindaco di Roma Walter Veltroni oltre che il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana.

Collezione sposa

Alberta Ferretti Forever, collezione sposa 2015
Forever, collezione sposa 2015

Nel 2010, come estensione organica per l’azienda, veine introdotta una speciale collezione da sposaAlberta Ferretti Forever. Gli abiti sono romantici e leggeri, grazie all’uso di chiffon e delicati ricami, pizzi e balze.

Secondo la relazione annuale di Aeffe S.p.A. per il 2015, il marchio Alberta Ferretti aumenta, in quell’anno, del 17,0% con  vendite nette di 23,94 milioni di euro e ricavi totali della società di 274,04 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Alberta Ferretti Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week
Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week

Per tenere il passo con le nuove tendenze del mercato del lusso, la collezione Pre-fall 2017 include Rainbow Week, capsule collection disponibile per la vendita See-Now-Buy-Now. Rainbow Week è la prima collezione capsule di maglieria del marchio. Essa comprende sette maglioni in diversi colori con tanto di giorno della settimana scritto su di essi. I capi sfilano indossati da modelli e modelle: altra nuova tendenza nel mondo della moda, la fluidità di genere.

Oggi AEFFE è un gruppo societario che genera più di 200 milioni di euro di ricavi a esercizio, impiega 1300 dipendenti e produce 2 milioni di capi l’anno, distribuiti in una rete di 190 negozi monomarca e oltre 6500 punti vendita selezionati.

GIANFRANCO FERRÉ

Gianfranco Ferré, stilista di Legnano (MI), nato il 15 agosto 1944. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1969.

ORIGINI

Gianfranco Ferré nasce a Legnano (MI), il 15 agosto 1944.

Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Qui si laurea nel 1969, discutendo una tesi sulla “Metodologia dell’approccio alla composizione”, relatore l’architetto Franco Albini.

Gianfranco Ferré
Gianfranco Ferré

IL DEBUTTO

Il casuale debutto nel mondo della moda avviene già in questo periodo. Ferré disegna, infatti, bijoux ed accessori che regala ad amiche e compagne di università.

Le sue creazioni vengono notate da Rosy Biffi,vero talent scout e titolare di una boutique d’avanguardia che ne parla ad Ileana Pareto Spinola e Anne Sophie Benazzo. Conquistate dalla genialità di questi oggetti realizzati ancora in modo artigianale, li ospitano nella loro show room e li propongono ai buyers.

Capitati quasi per caso sotto gli occhi di alcune redattrici di moda (Anna Piaggi ed Anna Riva, le prime) sono fotografati dalle riviste di settore. Nel 1971,uno di questi accessori è sulla copertina del mensile “Arianna”, e poi nelle pagine di “Grazia”, di “Linea Italiana” e via dicendo.

Un debutto che è già un successo, supportato da una citazione di Camilla Cederna, che ne parla nella rubrica “Il lato debole” che teneva allora sul settimanale “L’Espresso”.

L’INDIA

Nel 1973 Gianfranco Ferré intraprende il primo dei suoi numerosi viaggi in India, dove trascorre lunghi periodi di lavoro sino al 1977. Per conto di un’azienda genovese di abbigliamento, la “San Giorgio Impermeabili”, di proprietà della famiglia Borelli, disegna e fa produrre in loco la collezione “Ketch”. E’ l’occasione per visitare ogni parte del Paese, studiandone l’artigianato e le potenzialità produttive, anche su incarico del Governo indiano.

Ferré viene letteralmente sedotto dall’India, dove si consolida la sua formazione e prende avvio il suo percorso creativo. L’India è per lo stilista una lezione fondamentale di vita, fatta di emozioni e sensazioni legate ai colori, ai profumi, alle forme, che Ferré trasferirà nelle sue collezioni, attraverso il suo particolare modo di ricordare.

LE PRIME COLLEZIONI

Nello stesso periodo, nelle sue soste in Italia, mantiene una serie di rapporti di collaborazione occupandosi di accessori con nomi già affermati, come Walter Albini e Christiane Bailly e rapporti di consulenza stilistica con aziende di maglieria e costumi da bagno, che sfilano per la prima volta nell’ambito di “MareModa Capri” e gli fanno meritare il premio che inaugura la serie dei riconoscimenti ottenuti nella sua carriera.

Dal 1974, le prime collezioni di prêt à porter e le prime sfilate: “Courlande” e “Baila”, quest’ultima affidatagli da Franco Mattioli, un imprenditore bolognese che, nel 1978, sarebbe diventato suo socio.

UNA BRILLANTE CARRIERA

Al maggio del 1978 risale infatti la fondazione della società “Gianfranco Ferré”, con sede a Milano in Via San Damiano prima, ed in Via della Spiga, poi. Nell’ottobre dello stesso anno, la prima, emozionante sfilata di prêt à porter femminile, si svolge all’Hotel “Principe di Savoia” di Milano.

Nel 1982 Ferrè crea una gamma articolata di accessori e di prodotti realizzati su licenza in collaborazione con numerose aziende leader nei rispettivi settori merceologici. A questo progetto si aggiunge poi, nel 1986, l’esperienza dell’Alta Moda, con sfilate a Roma, per sei stagioni.

Gianfranco Ferré, 1982
Gianfranco Ferré, 1982

Nel 1983 partecipa alla elaborazione del piano didattico della nascente “Domus Academy”, Scuola post-universitaria di Design, Design management e Fashion Design. Qui, fino al 1989, dirige il corso “Design dell’abito”: analisi delle problematiche di progettazione dell’abito e delle connessioni con i mutamenti della moda e analisi dell’iter progettuale.

Nel maggio del 1989 inizia la straordinaria avventura nel nome di Christian Dior. Gianfranco Ferré è nominato Direttore Artistico della Maison  per le linee femminili di Haute Couture, Prêt à Porter e Fourrure. L’incarico presso Dior viene riconfermato nel 1993 sino al 1996.

Gianfranco Ferre Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese
Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese

Nell’autunno del 1998 la ricorrenza dei vent’anni di attività della griffe comprende un insieme di eventi determinanti per il futuro della Società. Essi culminano con l’inaugurazione a Milano della nuova sede negli spazi completamente rinnovati dell’ex Palazzo Gondrand di Via Pontaccio, su progetto iniziale di Marco Zanuso, completato poi da Franco Raggi.

GLI ULTIMI ANNI

Nel 2002 la Società Gianfranco Ferré viene acquisita dalla IT Holding di Tonino Perna e Gianfranco Ferré ne diventa il Direttore Artistico.

Nel marzo 2007 Gianfranco Ferré è nominato Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il 17 giugno 2007, Gianfranco Ferré muore a seguito di un’emorragia cerebrale.

FURLA

Nata nel 1927 a Bologna, Furla oggi presenta prodotti di alto design made in Italy, che variano dalle borse, alle scarpe, agli accessori.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile
  3. Successo in Italia e nei mercati esteri
  4. Fondazione Furla
  5. La crescita del brand
    1. Furla entra in Borsa
  6. 90° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini

Furla è un’azienda italiana di pelletteria, fondata da Aldo e Margherita Fulanetto nel 1927, a Bologna, in una storica villa del XIIX secolo. Allgli albori l’azienda distribuiva abbigliamento e accessori, per poi produrre borse, scarpe e accessori in pelle.

Furla Headquarters di Furla a Bologna
Headquarters di Furla a Bologna

Nel 1955 Aldo aprì il primo negozio Furla in Via Ugo Bassi, nel cuore della città di Bologna: sin da subito e il brand crebbe molto velocemente. Negli anni ’70, la seconda generazione (i fratelli Carlo, Paolo e Giovanna Furlanetto) entrò a far parte dell’azienda. Paolo e Carlo si occupavano delle strategie di crescita dell’azienda, mentre a Giovanna spettò la direzione creativa. In questo periodo l’azienda presentò la prima collezione di borse e accessori con logo furla: grande novità la decisione di espandersi verso una molto più diversificata produzione di articoli in pelle. Negli anni ’80 il brand aveva negozi a Bologna, Roma, Parigi e New York.

Lo stile

Le collezioni Furla, tra le regine del Made in Italy, incarnano i valori dell’artigianato italiano, mantenendo sempre un tocco moderno. Usano pelli pregiate e un particolare processo di concia, coadiuvato dalle più recenti tecnologie del settore; i dettagli, curati in ogni loro aspetto, vengono sempre enfatizzati. Furla, con le sue collezioni, incarna lo stile di vita italiano e se ne fa ambasciatrice in tutto il mondo.

Furla Borsa Metropolis
Borsa Metropolis

Il lusso accessibile è sempre stato il leitmotiv del brand, soprattutto nei mercati emergenti. Adottando la filosofia del design contemporaneo e funzionale, creando uno stile di vita affascinante e gioioso, l’impegno di Furla è sempre stato riconosciuto dal suo pubblico. La borsa Metropolis, best seller, presenta un design pulito e dalle linee semplici; viene prodotta con materiali pregiati e la manifattura è completamente italiana: ciò nonostante, il costo è di soli € 250. Ecco cosa intende Furla con lusso accessibile.

Successo in Italia e nei mercati esteri

Nel 1998 l’azienda raggiunse un fatturato di circa 40 milioni di euro; contava 56 boutique monomarca in Italia e 24 all’estero. Nel febbraio 2000 l’apertura del mercato francese creò un aumento delle vendite del 35% rispetto al 1999. Lo stesso anno venne istituito il “Premio Furla Per L’Arte”, con lo scopo di fornire visibilità agli artisti emergenti italiani.

Nel febbraio 2002 Furla decise di ampliare il suo pubblico, rivolgendosi ai teen: nacque, così, Furlina, personaggio a fumetti stampato su borse, accessori e orologi. Un anno dopo, la società vide una crescita nel mercato domestico, obiettivo di Giovannna Furlanetto. La strategia aziendale comprendeva un programma di apertura di due boutique in Sardegna, a Fort Village e Cagliari, e due in Sicilia, a Siracusa ea Taormina. Successivamente, nel 2007, Eraldo Poletto fu nominato amministratore delegato, primo non membro della famiglia.

Fondazione Furla

Furla Fondazione Furla
Fondazione Furla

Nel 2008 nacque Fondazione Furla, a sostegno del “Premio Furla per l’Arte“, rivolto agli artisti italiani emergenti sulla scena contemporanea. Un altro importante progetto sostenuto da Giovanna Furlanetto fu il Furla Talent Hub, in collaborazione con Alta Roma: bacino di giovani e talentuosi designer che ebbero la possibilità di competere per la creazione di una linea di scarpe per il brand.

Lo stesso anno, l’azienda presentò sia la collezione maschile, sia la sua prima linea di scarpe, disegnata da Max Kibardin. La maison firmò un accordo con Tamburi Investment Partners e si dichiarò pronta ad entrare in Borsa nel 2017, diventando una delle prime aziende italiane ad essere quotata.

Nel 2013 Italia e Asia (in particolare il Giappone) rappresentavano i mercati più forti di Furla. Le vendite di borse quasi raddoppiarono nel 2014.

La crescita del brand

A partire dal 2014, Furla ha compiuto una significativa spinta di marketing, collaborando con il noto fotografo di moda Mario Testino. Furla ha gestito un progetto di comunicazione a 360° per ristabilire l’immagine del marchio. Enorme è stato l’investimento per supportare la campagna pubblicitaria su tutti i tipi di media, inclusi cartelloni pubblicitari, stampa, video e social media.

Furla Collezione primavera/estate 2015, scatti di Mario Testino
Collezione primavera/estate 2015, scatti di Mario Testino

Furla aveva aperto 111 nuovi negozi in tutto il mondo nei due anni precedenti e il 60% della rete di vendita Furla era di proprietà dell’azienda. L’anno 2014 si chiuse con un fatturato consolidato di € 262 (+15% rispetto al 2013).

Nel 2015 Furla continuò ad espandere la sua rete di distribuzione: nel primo semestre l’azienda aprì 39 nuovi negozi. Di conseguenza, le vendite aumentarono del 30%; nella prima metà del 2015 raggiunsero i € 151,2 milioni. Il Giappone rimase il più importante mercato per Furla. Nel frattempo, Furla aveva aperto un nuovo flagship store a New York.

Furla Flagship Store di Furla, New York, Fifth Avenue
Flagship Store di Furla, New York, Fifth Avenue

L’ex dirigente di C.Wonder, Scott Links, divenne nuovo CEO del dipartimento degli Stati Uniti. Con l’obiettivo di diventare un marchio di lifestyle, Furla aggiunse nuove categorie di prodotti: scarpe donna, pelletteria uomo, accessori, occhiali da sole, gioielli e orologi.

Furla entra in Borsa

Il brand chiuse il 2015 con un fatturato consolidato di 339 milioni di euro; l’80% proveniva da mercati esteri. Nel maggio 2016 il CEO Eraldo Poletto lasciò Furla.

90° anniversario

Furla 90° anniversario, collezione Capsule
90° anniversario, collezione Capsule

Nel 2017 Furla ha festeggiato il suo 90° anniversario con una collezione limitata della borsa Metropolis, best seller durante la settimana della moda di Milano. Questa collezione si basa su cinque colori diversi e nove varianti che raccontano 90 anni di storia della musica: ogni borsa rappresenta uno stile musicale iconico di un diverso decennio. La vendita online ha rafforzato il brand, portando all’apertura di nuovi concept store a Milano e all’estero e garantendo un aumento delle vendite del 45% in tre anni (2010-2013).

Situazione attuale

Furla Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

Entro il 2018 la rete di Furla raggiungerà i 1600 punti vendita, di cui 1200 multimarca e grandi magazzini, 444 negozi monomarca in 100 Paesi, tutti nelle più prestigiose zone commerciali. La strategia di distribuzione del marchio è destinata a continuare per tutto il 2017.

FENDI

Fendi è un’azienda italiana di alta moda, nota per le sue lussuose pellicce e la pelletteria. Leggi la storia dello storico marchio con la doppia F.

Indice

  1. Le origini
  2. Karl Lagerfeld direttore creativo
  3. La terza generazione
  4. LVMH acquista Fendi
  5. I successi
  6. Gli anni recenti
  7. 50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.
  8. Situazione attuale

Le origini

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni Trenta, ma il vero successo arriverà con la seconda generazione: le cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda apporteranno nuove energie e nuove idee.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il primo negozio a Roma.
Il primo negozio a Roma.

Karl Lagerfeld direttore creativo

Nel 1926 l’azienda apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. Nel 1965 inizia la collaborazione con Lagerfeld, rinomato per essere riuscito a trasformare il concetto stesso di pelliccia. Viene così reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, ingombrante e non sempre facile da indossare. Con Lagerfeld come direttore creativo, la pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, e diventa “fun fur”, un prodotto base nel DNA del brand, che esiste ancora oggi. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di pellicce dimenticate e trascurate.

Fendi Collezione Donna primavera/estate 2018
Collezione Donna primavera/estate 2018

Anche le borse diventano più funzionali. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nasce la linea Selleria: pochi modelli e lavorazione completamente artigianale.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.
Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.

La terza generazione

Nel 1977 Fendi presenta la prima collezione pret-à-porter della Maison. Nei primi anni ’90, la terza generazione, nella persona di Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna, scende in campo nella direzione creativa di accessori e linee Uomo. Silvia Venturini Fendi lancia la linea Fendissime, con pellicce, sportswear e accessori studiati per un mercato più giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Nel frattempo, l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze: dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa. Complessivamente una ventina di licenze, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria.

In questo periodo, circa l’80% della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita. Il fatturato si aggira sui 600 miliardi, cosa che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce sia per il cinema sia per il teatro. Fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati: Gruppo di famiglia in un interno (1974) e L’Innocente di Visconti (1976), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (1980), La Traviata di Zeffirelli (1983), Interno Berlinese di Liliana Cavani (1985), la Carmen (1986), L’età dell’Innocenza di Scorsese (1993), Evita di Parker (1996).

Fendi Silvia Venturini con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018
Silvia Venturini Fendi con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018

LVMH acquista Fendi

Sul finire del ’99, l’azienda è al centro di molti appetiti d’acquisto. Dopo infinite voci di cessioni, la Maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault, proprietario di LVMH. LVMH, in joint venture con Prada (Lvp Holding), acquista il 51% della società, ma la gestione resta nelle mani della famiglia Fendi. Più avanti, Prada inizia a cedere le sue quote a LVMH, che nel 2001 diventa azionista di maggioranza.

I successi

Nel gennaio 2001, Fendi collabora in joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società, chiamata Fendi Japan K:K, è sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.

A partire dal 2002, la collezione Uomo viene prodotta, per 5 anni, da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). Nello stesso periodo, il marchio lancia il servizio su ordinazione per articoli di pelletteria fatti a mano, tra cui la celebre borsa Pekaboo. Questo dà ai clienti l’opportunità di customizzare completamente la propria borsa: un vero e proprio lusso.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il servizio su ordinazione, fatto a mano.
Il servizio su ordinazione, fatto a mano.

Fendi continua a promuovere eventi culturali di portata internazionale, tra cui la mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute. Fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, la mostra ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi.

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma (palazzo Boncompagni Ludovisi, IIXX secolo). La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda. Nel 2010 Fendi lancia la linea kids e Fendi Home. Una storia fatta di primati mondiali, quella della Maison italiana.

Una storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e una passerella di 1,500 miglia.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla Muraglia Cinese.
La sfilata sulla Muraglia Cinese.

L’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008, invece, si è svolta con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati.

Gli anni recenti

La Maison italiana è sempre promotrice di nuovi progetti ed innovazioni. Nel 2011 Fendi collabora con Maserati, in particolare sulla “GranTurismo Convertible”, grazie ai comuni valori di artigianalità e tradizione. L’auto è stata supervisionata da Silvia Venturini Fendi, e i materiali, realizzati su misura ed in diversi colori, sono stati creati appositamente per quel modello. L’auto ha l’inconfondibile logo della doppia F impressa sul sedili, al centro del simbolo del Tridente sulle ruote e nella parte davanti.

Nel 2013 la Maison ha iniziato il lavoro di restauro delle fontane a Roma, secondo il progetto Fendi For Fountains. L’opera è cominciata con la fontana di Trevi, seguita dalle Quattro Fontane. Per Fendi, questo significa un profonda connessione tra la sua identità e quella della città di Roma. Fendi ha le sue radici a Roma, che è da sempre stata la sua musa. Lo stesso anno il brand firma un contratto con Safilo Group S.p.A. per la produzione e la distribuzione a livello internazionale di occhiali da sole e da vista.

L’anno successivo, Fendi compie un altro passo verso la tecnologia svelando le nuove, lussuose cuffie create in collaborazione con Beats di Dr. Dre. Le cuffie Fendi x Beats by Dr. Dre sono annunciate durante la sfilata Primavera/Estate 2015 a Milano. Sempre nel 2014, il brand ha collaborato con Zaha Hadid per creare una borsa di pelle a più strati, parte del 3Baguette Project, una collezione di creazioni di famose donne inglesi, destinata alla beneficenza.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

Per la prima volta, nel 2014 la Maison si serve di droni per registrare le sfilate. Sempre nel 2014, acquisisce il 49% delle quote del gruppo svizzero Taramax SpA, azienda specializzata nella produzione di orologi di lusso. Questa azione permetterà una presenza più importante del gruppo Fendi all’interno del mercato dell’orologeria.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.

Nel 2015, con LagerfeldFendi presenta la prima collezione “Haute Fourrure” alla Fashion Week di Parigi. L’ampia gamma di pellicce di Fendi, internazionalmente riconosciuta, ha fatto il modo che il brand si distinguesse dai competitors, in quanto è uno dei pochi brand con un’offerta completa di pellicce.

Lo stesso anno Fendi trasferisce la propria sede all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana, costruito nel 1942 in occasione dell’EXPO (che, però, non si è mai tenuta). L’edificio ospita, oggi, uno spazio dedicato a mostre di arte contemporanea al primo piano.

Primavera/estate 2017
Primavera/estate 2017

Nel 2015 Fendi ha celebrato i 50 anni di Karl Lagerfeld come direttore creativo, con il libro “Fendi by Karl Lagerferld”, che narra una storia esclusiva di eredità, creatività e modernità. Questo è il rapporto più lungo in assoluto tra un’azienda di moda ed un designer.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il libro di Karl Lagerfeld.
Il libro “Fendi by Karl Lagerfeld”.

Nel 2016 viene completata la ristrutturazione e l’apertura di Palazzo Fendi a Roma, tra via dei Condotti e Piazza di Spagna. All’interno è stato aperto il ristorante stellato giapponese Zuma. Al 2° piano il Fendi Privé, appartamento privato per celebrities, VIP e amici della Maison. Il 3° piano ospita le Fendi Private Suites, alias 7 suites imperiali.

Per il 90esimo anniversario, la maison ha organizzato, il 7 luglio 2016, una sfilata di alta moda A/I 2016-2017 presso la Fontana di Trevi a Roma, il restauro della quale è stato finanziato dalla Maison romana. Ha avuto luogo anche la mostra “Fendi Roma–gli Artigiani dei Sogni”, per spiegare il processo di produzione della pelliccia e gli elementi creativi.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla fontana di Trevi.
La sfilata sulla fontana di Trevi.

Situazione attuale

Attualmente, le performance del brand sono molto alte, con un fatturato di più di un miliardo di euro. Pietro Beccari è presidente e CEO. Il direttorie creativo Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi continuano a lavorare fianco a fianco per il successo dell’azienda, che resta l’unico brand ad avere un atelier di pellicce interno.

Filatura di Grignasco

È nata sul finire dell’800 per iniziativa di alcune tessiture della Valsessera. Affermatasi rapidamente nel settore dei filati per tessuti, si è via via specializzata anche nella produzione di fili per maglieria intima, nella quale oggi detiene una posizione di leadership mondiale. L’acquisizione, una quindicina d’anni fa, della filatura di Gavardo, nel bresciano, ha permesso il significativo ingresso della Filatura anche nel settore dei fili per maglieria esterna, oggi il 50 per cento della produzione del Gruppo. Attualmente l’azienda, organizzata su due stabilimenti a Grignasco (Novara) e a Bostone (Brescia) ad alto impegno tecnologico — è stata la prima tra le filature a essere certificata per la Qualità — occupa circa 950 persone con un fatturato che, al finire degli anni ’90 si aggirava sui 170 miliardi, di cui il 40 per cento realizzato dall’export.

Forbes

Simon (1950). Parrucchiere inglese. Tra gli hairstylist più creativi, oltre che proprietario del celebre salone Antenna di Londra, diventa famoso agli inizi degli anni ’80 grazie alla maestria con cui utilizza macchinette e rasoi elettrici per creare tagli-scultura dal forte impatto. La sua fama, però, è legata soprattutto alle extension, tecnica inventata ispirandosi alle capigliature rasta e basata sull’innesto di capelli sintetici che permettono di allungare la chioma in un istante: un look al cui successo hanno contribuito anche diverse star del mondo della musica, come Boy George e Annie Lennox.

Fisico

Lo lancia Cristina Ferrari nel 1989, con una sfilata di beachwear a Milano. Nel ’97, debutta a Milano Collezioni. Nel ’98, propone il pubikini che, per le ridotte dimensioni, suscita scalpore. La collezione è prodotta a Bergamo e distribuita in Italia, Francia e Spagna. È prossimo lo sbarco in Inghilterra e Stati Uniti. Negli ultimi tre anni, il fatturato ha registrato un incremento annuo del 40 per cento.