BOTTEGA VENETA

Bottega Veneta è un’azienda italiana di pelletteria di lusso, nota per aver creato la famosa tecnica dell’intrecciato. Leggi tutta la storia dell’azienda.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a New York.
  3. Il rilancio del brand.
  4. Marco Bizzarri nuovo Presidente e CEO.
  5. Situazione attuale.

Le origini.

L’azienda italiana di pelletteria di lusso nasce nel 1966 a Vicenza. Bottega Veneta viene fondata da Michele Taddei e da sua moglie Laura Braggion. Dopo aver divorziato da Michele, Laura si risposa con Vittorio Moltedo e resta l’unica proprietaria dell’azienda. La prima bottega viene aperta in una villa restaurata a Montebello Vicentino, casa di alcuni dei più grandi artigiani.

Le borse in nappa, tuttora realizzate a mano, caratterizzano la produzione che è sempre stata molto alla moda. Bottega Veneta, infatti, è da sempre nota per i dettagli lussuosi ed eleganti delle sue borse. In particolare, l’azienda ha sviluppato una sua tecnica distintiva di tessitura, applicando per la prima volta alla pelletteria la tecnica dell’intrecciato, tipica degli indumenti. La trovata è stata rivoluzionaria, e costituisce, ancora oggi, l’elemento più riconoscibile del DNA del brand.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. La tecnica dell'Intrecciato.
Un dettaglio della tecnica dell’intrecciato.

Bottega Veneta è un’azienda leader nel rappresentare la qualità della manifattura italiana e l’eleganza di una tecnica che si è tramandata di generazione in generazione.

Il primo negozio a New York.

È del 1971 l’apertura di un negozio monomarca a New York, primo degli italiani in Madison Avenue. Clienti come Jackie Onassis e Mary Tyler Moore sono fondamentali per il lancio di Bottega Veneta negli U.S.A. Seguono altri 12 monomarca in America, boutique a Parigi, Londra, Hong Kong, Singapore, Milano, Roma, Venezia, Firenze e 35 negozi in Giappone. Nel 1975, viene lanciata una linea di calzature e, nel 1998, una collezione prêt-à-porter ispirata allo sportswear americano che debutta l’anno seguente a Milano Collezioni.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Il negozio a Madison Avenue.
Il negozio a Madison Avenue, New York.

Il rilancio del brand.

Nel luglio del 2001 Bottega Veneta entra a far parte del Gucci Group, che, alcuni mesi dopo, viene acquistata da PPR, ora conosciuta come Kering. Nello stesso anno, il tedesco Tomas Maier prende le redini del gruppo, rivitalizzando l’azienda mediante uno svecchiamento del marchio e rilanciando il tradizionale settore degli accessori in pelle.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Clutches.
Clutches.

Maier ha deciso di concentrarsi sulla produzione artigianale utilizzando, l’iconica tecnica di tessitura chiamata “Intrecciato”. Inoltre, ha scelto di rimuovere il logo dai prodotti: ha aggiunto la componente minimalista, mantenendo intatto il DNA del brand. La gamma dei prodotti si è poi ampliata, con l’aggiunta delle linee di gioielleria, occhiali ed articoli per la casa.

La strategia di puntare su altri settori si è rivelata vincente: infatti, nel 2002, l’azienda ha registrato entrate record, con una crescita del 90,5% rispetto al fatturato degli altri brand appartenenti al Gruppo Kering. Nel 2003 debuttano gli occhiali unisex realizzati per Bottega Veneta da Sàfilo.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Gioielli.
Bangles con la classica trama intrecciata.

Nel febbraio 2005, Bottega Veneta ha presentato la sua prima sfilata ready-to-wear per la collezione donna e, nel giugno 2006, la prima sfilata per la collezione uomo. Nell’aprile 2006, il brand ha lanciato la sua prima linea di gioielli e ha iniziato a fare design di interni e mobili. Poco più tardi, il Luxury Institute di New York ha riconosciuto Bottega Veneta come il più prestigioso marchio di furniture design per le donne più ricche degli Stati Uniti.

In linea con il suo orientamento strategico, Bottega Veneta ha aperto una scuola artigianale in Italia chiamata Scuola della Pelletteria. L’obiettivo è quello di formare e sostenere gli artigiani del cuoio, preservandone la tradizione.

Marco Bizzarri nuovo presidente e CEO.

Nel 2009 Marco Bizzarri diventa nuovo presidente e CEO, dando un grande contributo all’economia aziendale e rafforzandone le performance. 2 anni dopo, nel 2011, il fatturato ha raggiunto i 6,8 milioni di euro, con una crescita del 33,7% in un anno. I profitti sono saliti ai 2 milioni di euro, con una crescita del 57,1% rispetto al 2010.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Marco Bizzarri.
Marco Bizzarri.

Bizzarri afferma: “Sono molto orgoglioso di questi numeri. In questo modo siamo in grado di ottenere una grande crescita economica, ma allo stesso tempo abbiamo mantenuto intatte la qualità e la tecnica di manifattura dei nostri prodotti”.

Nel 2011, la casa di moda ha introdotto il suo primo profumo, chiamato Bottega Veneta, dove la figlia di Ines de la Fressange, Nine d’Urso, è stata scelta come testimonial per la campagna. Nel 2013 Bottega Veneta viene quotata ufficialmente un miliardo di euro.

Situazione attuale.

Nel 2016, Bottega Veneta ha celebrato il suo cinquantesimo compleanno e il quindicesimo anniversario di Maier nella maison. Per l’occasione è stata lanciata una collezione in limited edition di borse fatte a mano, che rappresenta in modo contemporaneo l’eredità dell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Il 50esimo anniversario.
Lauren Hutton e Gigi Hadid al party per il 50esimo anniversario.

Nel 2018, dopo 17 anni, Maier lascia la direzione artistica che viene affidata a Daniel Lee. Lo stilista approda a Bottega Veneta dopo aver ricoperto il ruolo di Design Director per la linea ready-to-wear di Céline. Il debutto arriva nel 2019 con la collezione Pre-Fall presentata a Milano.

La situazione del brand è attualmente molto forte. Bottega Veneta ha 225 negozi a gestione diretta, migliaia di negozi multi-brand e 1.173.000 euro di entrate, il 40% delle quali proviene dall’Asia Pacifica.

Oggi, Bottega Veneta rappresenta una sobria eleganza. Non ci sono accessori scintillanti o loghi in bella vista. La sede principale rimane nell’originaria villa a Montebello Vicentino.

LAURA BIAGIOTTI

Laura Biagiotti ha portato nella moda italiana una componente di romanticismo e di femminilità, declinata attraverso le materie più nobili, come il cachemire, il lino ed il taffetà

Biografia

Laura Biagiotti è figlia d’arte. Dalla madre Delia, proprietaria di un noto atelier della Roma anni ’60, ha assorbito il buon gusto e conoscenza del mondo della moda e dei grandi della couture francese, che erano allora il punto di riferimento di ogni donna elegante.

Dopo gli studi di archeologia, che hanno nutrito l’altra sua grande passione, e un’esperienza di collaborazione con Schuberth, Barocco, Litrico e altri, affianca la madre nella conduzione dell’atelier.

Intuito il potenziale del nascente prêt-à-porter di lusso, insieme a Gianni Cigna, fonda nel 1965 la Biagiotti Export. La società  produce ed esporta le creazioni dell’alta moda romana.

Nel 1972, entra direttamente nel settore maglieria, acquistando la MacPherson di Pisa, prestigiosa azienda specializzata nella produzione di manufatti di cachemire.

L’amore per il cachemire e per il bianco. La prima sfilata

Le possibilità del cachemire, fino ad allora utilizzato per capi molto classici che si rifacevano alla tradizione inglese, affascinano la giovane Laura Biagiotti. Queste la stimolano a farne una delle materie principali sulle quali basare la ricerca delle sue future collezioni.

Il debutto con la prima sfilata firmata è dello stesso anno. La collezione presenta pochi capi che ruotano attorno a una giacca bianca, trasformata dagli accessori per l’uso dal mattino alla sera.

Nasce un grande amore: il bianco, che diventa da allora un altro suo segno distintivo. La stilista pensa a donne simili a lei, più che ad astratte creature da passerella. Crede a una moda facile da indossare, ad abiti per chi non vuole rinunciare a essere se stessa.

Dizionario della Moda Mame: Laura Biagiotti. Una passerella Laura Biagiotti.
Una passerella di Laura Biagiotti.

Negli anni ’80 il suo stile si affina e si definisce: le sue creazioni in cachemire sono innovative e raffinate e sperimentano soluzioni mai inventate prima, tanto che il New York Times le regalerà il titolo di “Regina del cachemire“. Gli abiti da bambola, dalla forma trapezoidale, tagliati in lino o taffettà, si rincorrono con successo attraverso le stagioni. I lini bianchi, ricamati come la biancheria della nonna, diventano freschissime ed eleganti soluzioni per la vita moderna.

Nel 1980, acquista e riporta all’antico splendore il castello di Marco Simone, a Guidonia, nella campagna alle porte di Roma, vi installa la sua abitazione e la sua sede. L’atmosfera rilassante del castello, la sua pace, la serena vita familiare con la figlia Lavinia e il marito Gianni Cigna (prematuramente scomparso nel ’96) si integrano in una incessante attività che permette alla stilista di raggiungere importanti traguardi.

Dizionario della Moda Mame: Laura Biagiotti. La stilista con la figlia Lavinia.
La stilista con la figlia Lavinia.

Riconoscimenti

Molti i primati: è la prima stilista italiana invitata a sfilare in Cina, nel 1988, al Cremlino nel 1995, al Cairo nel 1998. Numerosi i riconoscimenti: Cavaliere del Lavoro nel 1995, Donna dell’Anno a New York nel 1992, premio Marco Polo nel 1993.

L’amore per l’arte, la cultura e per la sua città fanno di Laura Biagiotti una raffinata mecenate. Attraverso la Fondazione Biagiotti Cigna, istituita in memoria del marito, fa dono alla città di Roma di 170 opere del pittore futurista Giacomo Balla, sponsorizza la ricostruzione del sipario del Teatro la Fenice di Venezia e il restauro della scalinata di Michelangelo al Campidoglio per il Giubileo dell’anno 2000.  Sempre nel 2000 è stata nominata presidentessa del Comitato Leonardo.

Tutto procede secondo tradizione: l’amato cachemire, l’adorato bianco, la sperimentazione sulla materia, le citazioni colte sono i protagonisti di ogni collezione di questa signora che, nel 2002, ha festeggiato i 30 anni di militanza nella moda. Nella sfilata di compleanno, la proposta del cachemire lavato a 100 gradi e infeltrito, tanto da sembrare lussuosa felpa.

Laura-land, il mondo di Laura Biagiotti, è fatto di piccole grandi invenzioni, come la stampa souvenir (estate 2003), con intarsi di cartoline d’antan, orlate di pizzi. Non casuale, perché le Poste Italiane hanno emesso oltre due milioni di francobolli con i nomi e i modelli di alcuni nostri stilisti, fra cui il suo.

Al suo fianco la figlia Lavinia, preziosa collaboratrice (responsabile dell’etichetta Laura Biagiotti Roma) anche per la sfilata dell’inverno 2003-2004, ispirata alla Russia delle rappresentazioni teatrali. Suggestioni coniugate anche al maschile, uomo vagabondo con le vacanze nel cuore.

Dizionario della Moda Mame: Laura Biagiotti. La linea di profumi Roma.
La linea di profumi Roma.

Gli anni recenti

Nel corso degli anni il successo del brand Laura Biagiotti è rimasto invariato anche grazie all’introduzione sul mercato della linea Laura Biagiotti Dolls, dedicata alle più piccole, della Biagiotti Bodywear, una collezione di lingerie contemporanea e innovativa, delle collezioni Laura Biagiotti Jewelry e Laura Biagiotti Collezione Casa. Nasce nel 2006 la collezione di camicie da uomo Biagiotti e la collezione Biagiotti Calze per uomo, donna e bambino.

Nel 2009 è stata nominata “Grande Dame 2009” ricevendo il premio Veuve Clicquot – Business Women Award. Le sono poi stati assegnati nuovi riconoscimenti, tra cui la KORE – Oscar della moda, il Premio Giovani Imprenditori e il Premio Personalità Europea. Ha inoltre pubblicato per Mondadori il libro “Pronto e Indossato”, ispirato all’omonima trasmissione che ha ideato e condotto su Radio 2 dal 2011 al 2014. È stata attiva anche nel mondo del teatro e del cinema, collaborando alla realizzazione di costumi e partecipando a film di successo, come “Venuto al Mondo” di Sergio Castellitto con Penelope Cruz e “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.

BORSALINO

Azienda fondata nel 1857 ad Alessandria, famosa nel mondo per i suoi cappelli in feltro e paglia.

Indice

  1. Le origini: Giuseppe Borsalino
  2. Artigianato
  3. Sviluppo del Brand
  4. 160 anni di attività

Le origini: Giuseppe Borsalino

Giuseppe Borsalino (1834-1900), detto “u siur Pipen”, viaggiò per Italia e Francia per apprendere l’arte della fabbricazione dei cappelli. Ottenne presto un lavoro a Parigi, da Berteil, in Rue du Temple, dove lavorò per circa sette anni. Dopo questa lunga esperienza formativa, aprì il primo cappellificio Borsalino ad Alessandria, nel 1857, un laboratorio artigianale di lavorazione del feltro.

Pubblicità Borsalino, primi '900
Pubblicità Borsalino, primi ‘900

Nel 1897 il Maestro visitò il cappellificio Battersby a Londra: leggenda narra che “senza essere visto, immerse il fazzoletto in una tinozza di “catrame” e riportò in Italia il segreto inglese per realizzare cappelli a bombetta perfetti”.

Il successo continuò anche dopo la morte di Giuseppe, quando il figlio Teresio (1867-1939) prese le redini dell’attività. In quegli anni l’azienda contava già 1.000 dipendenti, che producevano 750.000 pezzi all’anno. Sfortunatamente, negli anni ’40 le vendite di cappelli diminuirono rovinosamente, mettendo l’azienda in seria difficoltà.

Nel corso degli anni ’80, completamente ristrutturata, Borsalino iniziò a produrre anche una linea d’abbigliamento. Nel dicembre 1997, Borsalino S.p.a. di fondò Borsalino Sud, che nel gennaio ’98 acquisì il cappellificio Sabino D’Oria di Maglie.

Artigianato

Borsalino Hand made, artigianato italiano
Hand made, artigianato italiano

Borsalino: non solo un cappello, ma il simbolo di uno stile e di un mondo. In molti tentarono di imitarlo e di copiarlo, rubandone anche il nome, ma mai nessuno riuscì ad emularlo. Sinonimo di stile, questo cappello fu indossato da attori molto famosi, come Bogart, Redford, and Sinatra and Marcello Mastroianni. Negli anni Settanta l’azienda concesse l’uso del proprio nome a due pellicole di culto, interpretate da Alain Delon e Jean-Paul Belmondo: Borsalino (1970) e Borsalino & Co. (1974).

Nei primi anni del 2000, venne inaugurato il Museo del Cappello, al fine di valorizzare la storia del rinomato cappello attraverso mostre, eventi e pubblicazioni.

La produzione dei cappelli Borsalino richiedeva almeno 7 settimane di lavoro. Il lungo il processo (sfilacciatura, soffiatura, imbastitura, pre-follatura, ispezione, macerazione, follatura, assemblaggio del cofano, morendo, restringimento, irrigidimento, scottatura, umidificazione, secondo blocco, seconda ispezione, flangiatura, finitura) coniuga prospettiva industriale e spirito artigianale, tramandati di generazione in generazione.

Per i modelli in feltro sono necessari più di 50 passaggi manuali e 7 settimane di lavorazione; la realizzazione dei modelli in paglia, intrecciati manualmente, può richiedere fino a 6 mesi per ogni singolo cappello.

Borsalino Panama
Panama

Il celeberrimo cappello in paglia Panama, nato nel 1835, si trasformò ben presto in un’icona senza tempo. Per la realizzazione di un solo cappello Panama, gli artigiani Borsalino necessitavano di sei mesi di lavorazione della paglia Toquilla.

Sviluppo del Brand

Nei primi anni 2000, l’azienda intraprese numerose collaborazioni con importanti brand del mondo della moda, da Gianfranco Ferré Tom Ford, da Moschino a Yohji Yamamoto, e ancora Marni, Rochas e Nick Fouquet.

Negli anni seguenti, l’obiettivo divenne quello di allargare la produzione, introducendo calzature, caschi e persino una linea per bambini. Inoltre, Borsalino diede il via a collaborazioni con altri brand come Italian Indipendent, Marcorossi e Brands O.I.

L’azienda aprì nuove filiali negli Stati Uniti e in Europa. I cappelli Fedora erano molto popolari tra gli ebrei ortodossi, soprattutto negli Stati Uniti. In partnership con il Comune di Alessandria, nella primavera del 2006 venne inaugurato un museo dedicato alla storia di Borsalino.

Il 2013 segnò l’inizio del declino per l’azienda dell’iconico cappello: infatti, secondo quanto riportato dai giornali locali, Borsalino fu accusata di evasione fiscale. Molte furono le vendite non dichiarate, per un totale di 4 milioni di euro, senza contare altri 2,2 milioni di IVA. Da allora sino ad oggi, il brand si mise alla ricerca di nuovi investitori per riuscire a risanare l’ingente debito. La crisi persiste ancora all’inizio del 2017.

Dal 2016 l’azienda viene gestita da un fondo partecipato di investitori italiani e stranieri, con l’obiettivo di sviluppare il brand a livello internazionale e rafforzarne il ruolo di protagonista nel mondo del lusso artigianale.

Borsalino Nick Fouquet con Borsalino
Nick Fouquet con Borsalino

A settembre 2016, Borsalino ha annunciato la collaborazione con Nick Fouquet: nascono due capsule collection esclusive, una per la SS17 e una per la stagione FW17, maschili e femminili. Le collezioni fondono il fascino iconico di Borsalino con l’anima fiammeggiante di Fouquet, per offrire qualcosa di originale e unico a tutti gli amanti dei cappelli.

160 anni di attività

Con collezioni che spaziano tra cappelli, cravatte, abbigliamento, orologi, profumi e persino biciclette vintage, Borsalino anche oggi cerca di mantenere quel fascino e quella classe che ha caratterizzato il secolo scorso. Quest’anno, nel 2017, l’azienda festeggia il 160° anniversario: in data 4 aprile, il Ministero per lo Sviluppo Economico del Governo Italiano ha autorizzato l’emissione di un francobollo Borsalino, appartenente alla serie tematica “Le eccellenze del sistema economico e produttivo”.

Borsalino Made to Measure Experience Trunk
Made to Measure Experience Trunk

Dal 2 settembre al 22 ottobre 2017, in occasione di “Famiglia”, evento che celebra le eccellenze del Made in Italy, ha fatto tappa per la prima volta in Francia, allo storico magazzino Le Bon Marché, il Borsalino Itinerant Made to Measure Experience Trunk. Il baule itinerante racconta i valori e l’anima manufatturiera dello storico marchio di cappelli fondato ad Alessandria il 4 aprile 1857.

Balla

Giacomo (1871-1958). Pittore italiano. Nel maggio 1914 firma il Manifesto del vestito maschile futurista in cui teorizza il Vestito Trasformabile, un abito modificabile attraverso l’applicazione di stoffe di forme e colori diversi, con bottoni pneumatici. È di quell’anno il primo abito futurista “dinamico, aggressivo, urtante, volitivo, violento, volante, agilizzante, gioioso, illuminante, fosforescente”, come scrive lo stesso pittore, mentre i primi abiti realizzati dall’artista, a scacchi o a quadretti, dal taglio essenziale ma dinamico risalgono al ’12. Fra i maestri del Movimento Futurista, ha dedicato grande interesse all’abbigliamento nell’ottica di un rinnovamento radicale, futurista della vita, che sfocerà nel Manifesto per la Ricostruzione Futurista dell’Universo firmato nel 1915 con Depero. Dagli anni ’20, Balla realizza abiti, cravatte, panciotti, arazzi, ventagli, borsette e cappelli in cui le linee di velocità della sua pittura si trasformano in stravaganti arabeschi e in decorazioni geometriche dai colori vivaci e contrastanti. Ognuno di questi pezzi è unico e veniva realizzato in casa dell’artista a Roma, con l’aiuto delle due figlie Luce ed Elica. Importanti reperti appartengono alla collezione Biagiotti-Cigna (Guidonia) e alla collezione Coen e Pieroni di Pescara.

Botto Poala

Filatura di Lessona (Biella) nata nel 1910 come produttrice di filati da tessitura. Nell’ultimo ventennio ha sviluppato anche una linea di fili per maglieria di altissima qualità. L’azienda, che fa parte del gruppo Botto, è in grado di controllare l’intero ciclo di produzione dei filati, sia pettinati che cardati, per tessitura e maglieria esterna. La produzione è essenzialmente basata su fibre laniere e nobili, come lane finissime, cachemire e seta.

Boutet de Movel

Bernard (1884-1949). Illustratore francese. È un innovatore del disegno applicato alla moda come strumento giornalistico, meno “fotografico”, più interpretativo e di atmosfera. Ha collaborato a La Gazette du bon ton, Monsieur, Harper’s Bazaar e Vogue. Il suo guardaroba personale faceva tendenza nella moda maschile.

Bedin

È figlio d’arte. Il padre e la madre sono sarti per uomo: si conobbero lavorando per il medesimo laboratorio e possiedono a Vicenza un negozio d’abbigliamento nel centralissimo corso Fogazzaro. Bedin è, quindi, nato e cresciuto nel mondo della moda, venendone a conoscere fascino e segreti, tessuti e lavorazioni. "I miei genitori mi hanno sempre insegnato il gusto per le cose belle, le cose vere", dice. Terminati gli studi di ragioneria, si trasferisce a Parigi per seguire i corsi di stilismo della Chambre Syndicale de la Couture. Dopo un anno, ecco l’ingresso da Lagerfeld, per seguire all’ufficio stile la linea KL: una esperienza straordinaria, importantissima per la sua formazione. Passa quindi, per una stagione, da Tierry Mugler. Poi, mentre presenta il suo book da Cloé, si sente dire: "Lei è pronto per una sua collezione". Da lì, il grande passo: la creazione di una sua linea che — realizzata in Italia — dal 2001 viene presentata a Parigi durante la settimana del prêt-à-porter. Inoltre, gli è stato affidato il rilancio del marchio Worth per la moda, cominciato nella settimana della Haute Couture a gennaio, con la presentazione di una linea di lingerie. 

Barrie

Abiti sexy e sfrontatamente provocanti lo portano al proscenio in breve tempo. Fa parte di un vivace gruppo di stilisti di colore che, alla fine degli anni ’60, si stabilisce nella Settima Avenue a New York. L’aspetto che più contraddistingue il suo lavoro è un utilizzo particolarmente sensuale del jersey, tagliato in modi insoliti e fantasiosi. Nell’83 ha fondato a Milano la Scott Barrie Italy, in partnership con la giapponese Kinshido Company.

Biguine

Jean-Claude (1954). Parrucchiere francese. Novanta insegne con il suo nome campeggiano su altrettanti saloni d’acconciatura in Francia. Deve il successo anche a una formula che associa la rapidità del servizio a costi abbordabili.

Braghenti

Nasce nel 1901 per opera di Luigi Braghenti, socio accomandatario e gerente. La società, con stabilimento a Malnate (Va) e sede legale a Como, si specializza nella confezione e nel commercio di sete per cravatte e abbigliamento femminile. Nel 1921 ne diventa presidente Alberto Andina, esponente di spicco nelle attività finanziarie lariane, mentre Luigi Braghenti si riserva il ruolo di vicepresidente e direttore generale. Nel 1931, entra nel Consiglio di Amministrazione Nico Castellini e progressivamente l’azienda passerà sotto il controllo della famiglia Castellini che alla seta e al rayon preferisce i tessuti in lino per abbigliamento femminile. Nel ’67, i figli di Nico, Vittorio e Paolo, prendono il timone della società generale. Nel 1988, l’acquisto di quasi tutto il capitale sociale da parte della Ratti porta a un’ulteriore evoluzione: lana e fibra invernale affiancano il lino fino alla fine degli anni ’90, quando la Braghenti viene assorbita definitivamente dalla Ratti.