Blow

Blow, Isabella. Talent scout, modella, icona di stile e giornalista inglese nata nel 1958 e morta suicida nel 2007. Di famiglia nobile, si era trasferita…

Blow, Isabella. Talent scout, modella, icona di stile e giornalista inglese nata nel 1958 e morta suicida nel 2007. Di famiglia nobile, si era trasferita nel 1979 a New York per studiare arte cinese antica alla Columbia University. Dopo poco tempo però lascia gli studi per andare in Texas, dove inizia a lavorare per Guy Laroche e si sposa una prima volta con Nicholas Taylor; che la introduce nel mondo americano della stampa di moda. Fu assistente prima di Anna Wintour poi di Leon Talley e divenne amica di Andy Warhol e Basquiat.

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La Blow con l’amico Warhol

L’amicizia con Treacy

Nel 1986 ritorna a Londra e nel 1989 si sposa con Delmar Blow, un famoso mercante d’arte. In occasione del suo secondo matrimonio Philip Treacy realizzò per lei un sensazionale cappello da sposa e da quel momento il loro legame professionale divenne inscindibile; Isabella indossò in ogni occasione un cappello creato dal geniale Treacy e a chi le chiedeva ragione di certi eccentrici copricapi rispondeva con naturalezza che le servivano prevalentemente per non essere avvicinata e baciata dal “popolo della moda” sempre incline alle smancerie non richieste.

Dopo Treacy, la Blow scoprì e lanciò Alexander McQueen, Sophie Dahl e Stella Tennant, fu fashion director di Tatler e consulente di numerose importanti aziende come Lycra Dupont e Lacoste.

Blow e i problemi di salute

Vessata da numerosi problemi personali, economici e di infertilità, Isabella cadde vittima di una profonda depressione.

Nel 2004 si separò dal marito ma dopo 18 mesi di separazione i due ritornarono insieme ma a Isabella venne diagnosticato un cancro alle ovaie. Da quel momento la Blow tentò svariate volte il suicidio: con un’overdose di sonniferi, infilandosi con la propria auto sotto un autotreno, ingerendo tranquillanti per cavalli, cercando di annegare in un lago e saltando dall’Hammersmith Flyover fratturandosi entrambe le caviglie. Il 6 maggio 2007, durante un weekend party a Hilles, dichiarò ai suoi amici di volersi recare a far shopping e invece fu rinvenuta collassata sul pavimento di una delle sale da bagno dalla sorella perché aveva ingerito un potente veleno. Ricoverata in ospedale morì il giorno seguente.

Bellotti

Bellotti, Fabio (1938). Imprenditore tessile italiano. Impara il mestiere a bottega dallo zio che produceva foulard e che era diventato suo tutore alla…

Bellotti, Fabio (1938). Imprenditore tessile italiano. Impara il mestiere a bottega dallo zio che produceva foulard e che era diventato suo tutore alla morte del padre architetto. Terminati gli studi, lavora per Falconetto, Ken Scott e Mantero. Alla fine degli anni ’70 inizia la sua personale avventura nel mondo del tessuto creando la Rainbow che riscuote successo con stilisti come Lancetti, Valentino, Krizia, Albini, Armani, Lagerfeld, Chanel, Lacroix, Donna Karan e Calvin Klein. Durante gli anni ’70 e ’80, frequenta, con la moglie Daniela Morera, la ribalta new yorkese, Andy Wharol, i club underground e il giro che ruota attorno alla discoteca simbolo Studio 54 e ai suoi proprietari.

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Daniela Morera e Fabio Bellotti ad un evento di Andy Warhol nel 2017

La mondanità, gli artisti come Haring e Schnabel e i suoi viaggi da Bali al Vietnam, dall’India alla Birmania, divengono la fonte di ispirazione continua per la sua creatività. Sul finire del decennio ’90 ha ceduto l’azienda.

Bernasconi

Bernasconi. Azienda serica italiana. Fondata nel 1899 (fino circa il 1972) da Davide Bernasconi, amministratore delegato e direttore generale fino al…

Bernasconi. Azienda serica italiana. Fondata nel 1899 (fino circa il 1972) da Davide Bernasconi, amministratore delegato e direttore generale fino al momento della morte (1922), quando il timone passa nelle mani del figlio Leopoldo.

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Davide Bernasconi

All’inizio del ‘900 l’Azienda si caratterizza per una produzione molto varia, che va dagli articoli per la confezione femminile e il foderame; alla cravatta, a sciarpe, fazzoletti e ombrelli destinati in buona parte a un mercato internazionale.

Le acquisizioni

Dalle tre tessiture di partenza – Cernobbio (Co), Morbegno (So) e Cantello (Va) – si passa tra il 1906 e il 1925 all’acquisizione degli stabilimenti di Solbiate Comasco, Maccio, Giussano, Figliaro e all’apertura di nuovi impianti a Cagno e Cernobbio (tintoria).

Nel 1936 assume la carica di direttore generale Emilio Sancassani, il nipote di Leopoldo Bernasconi; Dagli anni ’50, dopo l’entrata della Ticosa tra gli azionisti, la Bernasconi avvia una fase di ristrutturazione.

Bernasconi anni ’60

A partire dal ’55 iniziano a chiudere gli stabilimenti locali e alla fine degli anni ’60, rimangono operanti solo le unità produttive di Cernobbio, Solbiate e la tintoria.

A cavallo tra i decenni ’60 e ’70, Ticosa acquista il marchio e prosegue a commercializzare tessuti con la stessa griffe, fino alla propria chiusura nel 1972; In quell’anno, infine, le Tessiture Bernasconi entrano in società con la milanese Multifibre, portando in “dote” l’opificio di Solbiate.

Brognano

Nicola Brognano. Stilista calabrese, classe 1990, Brognano è figlio d’arte (la madre possiede un atelier di abiti da sposa a Roccella Ionica). In seguito agli studi presso l’istituto Marangoni di Milano, inzia l’apprendistato nell’atelier di Giambattista Valli, occupandosi sia della linea prêt-à-porter sia dell’Haute Couture. Successivamente, in Dolce & Gabbana si occupa della collezione Alta Moda. Viene notato, però, durante l’edizione 2016 di Who is on Next?, vetrina per giovani talenti fondata da Vogue Italia e AltaRoma. Da quella edizione ne esce vincitore.

Look collezione autunno/inverno 2020

Nel 2015 fonda la sua eponima griffe che sin dall’inizio trova consensi sul mercato nazionale ed estero (tra i primi clienti, Le bon Marché). Educato alla bellezza della sua regione, terra di transito di popoli ellenici, Nicola alimenta una creatività sospesa tra classicità e modernismo. Nel suo DNA, inoltre, risiede l’opulenza barocca, terrapieno artistico di un altro grande designer proveniente dalla sua terra, Gianni Versace. La donna Brognano, che trova esposizione durante il calendario ufficiale della Milano Moda Donna, è moderna, intellettuale, impegnata e romantica. Veste capispalla rigidi, abiti leziosi, e preziosi pellami.

Nel 2020, Brognano firma il primo contratto con un marchio di caratura come Blumarine, divenendone direttore creativo della Maison, passata nelle mani della Liu Jo di Marco Marchi.

 

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Boussac

Boussac, Marcel (1889-1980). Industriale tessile francese. Nella storia della moda, il suo nome è soprattutto legato alla nascita nel 1946 della…

Boussac, Marcel (1889-1980). Industriale tessile francese. Nella storia della moda, il suo nome è soprattutto legato alla nascita nel 1946 della maison Dior di cui non fu solo il finanziatore, ma l’ostetrico armato di forcipe perché il sarto era titubante.

boussac
Boussac a Dior

Figlio di un piccolo imprenditore laniero, fondò la sua prima società tessile verso il ’10. La grande guerra lo miracola, come fornitore allo Stato di tela per i pionieristici aerei. Alla fine del conflitto, ricicla in camicie gli stock che gli sono rimasti. Nel ’23, s’affaccia sul mondo della haute couture acquistando una maison di secondo piano, la Pierre Clarence. Fra le due guerre, costruisce un impero che rafforza a pace riconquistata perché, quando riprendono famelicamente i consumi, è fra i pochi ad avere i magazzini stipati di stoffe. La sua stella comincia a offuscarsi alla fine degli anni ’50, quando tutto il settore tessile europeo va in crisi. Il Gruppo, arrancando, regge sino al ’78, quando il vecchio Boussac è costretto a portare i libri in tribunale. È il fallimento. Interviene la società Agache-Willot, pagando 700 milioni di franchi. Il Gruppo riprende fiato. È sempre un colosso: 100 fabbriche, 28 mila operai. Come tale, ha anche ambizioni d’espansione. Gli saranno fatali. Per comprare una catena di distribuzione negli Stati Uniti, la Korvette, s’indebita sino al crack. È l’81. Il governo francese sollecita il salvataggio, promettendo facilitazioni. A comprare e a ristrutturare drasticamente è una cordata imprenditoriale capitanata da Bernard Arnault.

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Bernard Arnault

Bailly

Bailly, Christiane (1932-2000). È considerata fra le pioniere del prêt-à- porter. Lionese, entra nella moda come mannequin: prima…

Bailly, Christiane (1932-2000). È considerata fra le pioniere del prêt-à- porter. Lionese, entra nella moda come mannequin: prima, nel 1957, stabile, “fissa” da Balenciaga; poi, volante anche per Dior e Chanel. Quando decide di buttarsi nell’avventura dello stilismo, opta per una moda molto spoglia e funzionale. L’inizio, nel ’59, è simile a quello di molte firme dell’epoca: cartella di disegni sottobraccio e anticamere dagli “arrivati”. Un bozzetto venduto a Marie Chasseng la fa approdare alle pagine del Women’s Wear Daily. Ha successo di critica, ma non commerciale e ben presto finisce la sua alleanza con Emmanuelle Khanh che si avvaleva anche dell’apporto di Rabanne, loro assistente. È fra le prime stiliste a creare una collezione completa di maglieria. La giornalista americana Hebe Dorsey la invita a sfilare a New York in una collettiva di nuovi talenti. Era il ’66. I suoi abiti fanno scalpore. Ma non riesce a mettersi in proprio. La Bailly lavora per terzi: 4 anni per i Missoni, 6 per Aujard. Ritenta con una sua griffe dall’81 all’83. Ripiega sulle collaborazioni pur prestigiose: Cerruti, Rabanne, Hermès, Scherrer. Ha, secondo i critici, ottenuto assai meno di quel che meritava.

Bourette

Bourette. Filato di seta ottenuto da scarti e da cascame, con fibra corta e irregolare. Se ne ricava un tessuto fantasia, generalmente misto…

Bourette. Filato di seta ottenuto da scarti e da cascame, con fibra corta e irregolare. Se ne ricava un tessuto fantasia, generalmente misto, con superficie caratteristica per i nodini o fiocchettini rimasti incorporati.

Bukowska

Bukowska. Attiva soprattutto in Francia, dove è arrivata agli inizi degli anni ’60. Gli studi di moda presso la Scuola di arti decorative di Lodz valgono…

Bukowska. Attiva soprattutto in Francia, dove è arrivata agli inizi degli anni ’60. Gli studi di moda presso la Scuola di arti decorative di Lodz valgono come presentazione per un posto di disegnatrice nel reparto stilistico dei grandi magazzini Printemps; poco dopo i suoi disegni vengono acquistati da Zyga Pianko, il creatore del marchio di prêt-à-porter Pierre d’Alby. Apre una boutique, in società con altre stiliste, alle Halles, nei locali di un vecchio negozio di formaggi. Vi si vendono gonne lunghe o mini, giacche, sahariane e casacche tinte artigianalmente. Bukowska, chiusa l’esperienza delle Halles, disegna collezioni per produttori giapponesi, presenta i suoi modelli alla stampa e organizza la distribuzione del suo prodotto firmando con il suo nome.
Ha una boutique in rue Pont-Louis-Philippe a Parigi.

Batik

Batik. Parola malese che significa punto, disegno. È un processo di stampa, perfezionato dagli abitanti dell’isola di Giava sin dal V secolo dopo Cristo…

Batik. Parola malese che significa punto, disegno. È un processo di stampa, perfezionato dagli abitanti dell’isola di Giava sin dal V secolo dopo Cristo. La seta stampata a motivi batik fu presentata per la prima volta in Francia all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Prima della tintura, si coprono con cera liquida le parti che non vanno colorate. Si ottiene così il tipico effetto marmorizzato o puntinato, con motivi irregolari, più o meno elaborati, che risultano unici e irripetibili. I batik di cotone sono usati per “pagnes” africani e “sarong” indonesiani, quelli su seta sono spesso opera di artisti.

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Pagnes in cotone africano

Bloomers

Bloomers. Pantaloni alla turca da portare con ampia gonna al ginocchio. Nel 1850 l’americano Dexter Bloomer, editore del settimanale The Seneca Country…

Bloomers. Pantaloni alla turca da portare con ampia gonna al ginocchio. Nel 1850 l’americano Dexter Bloomer, editore del settimanale The Seneca Country Courier, scrive un articolo in cui sostiene la maggior praticità dell’abbigliamento delle donne turche rispetto alle americane e alle europee.

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Dexter Bloomer

Sua moglie, Amelia Jenks Bloomer riprende l’argomento sul suo giornale The Lily. Femminista convinta e militante parte in guerra contro le crinoline suggerendo di portare delle culotte a sbuffo di stile orientale sotto gonne più corte e meno ingombranti. L’idea ebbe poco successo e fece scalpore scioccando l’Inghilterra vittoriana e soprattutto gli uomini che non volevano che le loro donne portassero le culotte. I bloomers furono adottati fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, quando venne di moda la bicicletta. Oggi, sono delle culotte corte a sbuffo come i pagliaccetti infantili.