BULGARI

Bulgari è un luxury brand italiano che si occupa di gioielli, orologi, profumi, accessori e interior design per i suoi celebri hotel.

Indice:

  1. Le origini: Sotirio Bulgari
  2. Il logo
  3. Lo stile Bulgari
  4. Terza generazione
  5. Bulgari Hotels
  6. LVMH rileva Bulgari
  7. I continui successi e riconoscimenti
  8. 130 anni di attività
  9. Situazione attuale
  10. Nuovi format
  11. La produzione artigianale
  12. L’ultimo anno

LE ORIGINI: SOTIRIO BULGARI

Famiglia di gioiellieri italiani, ha come capostipite e fondatore Sotiris Boulgaris, un argentiere originario dell’Epiro. Fugge dal suo villaggio natale, Paramythia -in cui aveva avviato l’attività di gioielliere – a causa di guerre interne. Giunge in Italia nel 1879 in cerca di fortuna, italianizzando il suo nome in Sotirio Bulgari.

I PRIMI SUCCESSI

Nel 1885, mantenendo fede all’antica tradizione orafa greca, apre un negozio a Roma, in via Sistina, in cui propone una collezione che fonde insieme tecniche antiche e moderne. Negli anni successivi apre una serie di succursali nei luoghi di villeggiatura più in voga, riscuotendo successo e approvazione dal pubblico.

OLD CURIOSITY SHOP

L’azienda cresce notevolmente e, nel 1905, il Signor Bulgari trasferisce la sede dell’azienda in via de’ Condotti, elegante luogo dello shopping romano. L’insegna recitava Old Curiosity Shop (La Bottega dell’Antiquariato), un palese rimando al titolo di un romanzo dello scrittore Charles Dickens che sperava funzionasse da richiamo per i ricchi turisti inglesi che passeggiavano per le strade romane.

LO STILE

A partire da metà ‘900, Bulgari – che inizialmente lavorava solo argento – include tra le sue creazioni gioielli di ogni genere, dando vita ad un vero e proprio stile Bulgari, con caratteristiche originali, ispirate dall’antica manifattura greca.

IL LOGO

Il logo con nome puntato e cognome del fondatore, in caratteri lapidari – da cui deriva la famosa lettera “V” in vece della “U” – compare per la prima volta all’inizio degli anni Venti. Il logo si trasforma, a fine decennio: le iniziali compaiono in maiuscolo e il resto in minuscolo, ma rimane invariata l’originaria “V” latina in onore delle radici classiche della sua famiglia.

Il marchio viene fatto incidere sull’insegna del negozio in occasione del grande lavoro di restauro che, nel 1934, dà nuova vita alla boutique in via dei Condotti. I gioielli e i monili che Bulgari propone riscuotono un grande successo tra i clienti romani e i facoltosi turisti stranieri.

IL CONTRIBUTO DEI FIGLI

Tutto questo grazie anche al grande impegno creativo e alle ottime intuizioni dei figli di Sotirio, Costantino e Giorgio, entrati nell’azienda all’inizio degli anni ’30.

Costantino, appassionato studioso di collezionismo e antiquariato, inizia a collezionare oggetti d’arte di vario genere, pietre intagliate e preziosi manufatti che lo aiutano ad approfondire lo studio e le conoscenze dell’arte orafa antica.

Costantino scrive anche Argentieri, Gemmari e Orafi, libro ritenuto ancora oggi pietra miliare per gli studi sull’arte orafa italiana. Giorgio, invece, si dedica alle tecniche di lavorazione e alla gestione commerciale dell’impresa.

LO STILE BULGARI

Bulgari Serpenti
Serpenti

Alla fine degli anni ’40, Bulgari introduce gli orologi gioiello da polso Serpenti, a maglia tubogas o in maglia d’oro. Questo stile è ancora oggi molto popolare. Nel frattempo, la boutique del gioielliere diviene luogo d’incontro preferito dall’aristocrazia romana, i ricchi turisti americani che giungono a Roma e il jet set del cinema internazionale non possono esimersi dal visitarla. Introducendo il taglio cabochon e l’uso di pietre colorate incastonate nell’oro giallo, Bulgari lancia un nuovo stile, caratterizzato sempre da grande libertà inventiva.

RIMANE LA TRADIZIONE

L’emblema della tradizione è stato, invece, un compito lasciato alle antiche monete greche e romane che, a ciondolo, pendevano da collane e braccialetti a maglia tubogas, o come motivi decorativi, impreziosivano anelli, spille, orecchini e arredi in argento. La manifattura impeccabile, la raffinatezza della composizione e il design inconfondibile hanno reso questi gioielli veri e propri oggetti di culto.

TERZA GENERAZIONE

Bulgari Campagna pubblicitaria 1960
Campagna pubblicitaria, 1960

Negli anni ’60, nell’azienda entrano a far parte anche le figlie di Costantino, Anna e Marina, e i figli di Giorgio, Gianni, Paolo e Nicola. Il marchio è ormai riconosciuto a livello mondiale come brand di lusso e punto di riferimento imprescindibile per l’aristocrazia romana.

Dopo la morte di Giorgio, avvenuta nel 1966, il figlio Gianni diventa co-amministratore delegato, insieme alla cugina Marina. Questi ultimi vengono eletti presidenti dell’azienda, insieme al nipote Francesco Trapani, direttore generale. Negli anni ’70, Bulgari inizia ad espandersi sul mercato internazionale, aprendo filiali a New York, Parigi, Ginevra e Monte Carlo.

GLI ANNI ’80 E ’90

Nel 1985, Gianni, amministratore delegato, si dimette e due anni dopo, nel 1987, lascia l’azienda di famiglia dopo aver venduto la sua quota societaria ai fratelli Nicola e Paolo. I fratelli sono eletti rispettivamente presidente e vicepresidente della società e il nipote Francesco Trapani assume il ruolo di amministratore delegato. L’obiettivo di Trapani, sin dai primi anni ’90, è stato quello di diversificare l’azienda.

LE CREAZIONI

Gli anni ’80 e ’90 si distinguono per l’opulenza delle creazioni: il perfetto adattamento di Bulgari al mondo contemporaneo continua a produrre, ancora una volta, grandi capolavori. In questi anni si assiste alla nascita di Parentesi e a quella di Bulgari-Bulgari, la prima linea di gioielli modulari; Bulgari dà alla luce nuove forme ispirate al Colosseo e i famosi orologi Quadrato. L’attualità e la contemporaneità di Bulgari si rispecchiano da sempre nella continua sperimentazione di nuovi materiali.

Nel 1991 debutta la collezione Naturalia, ispirata al mondo animale e vegetale. Per l’occasione, Bulgari decide di donare al WWF (World Wildlife Fund), un film intitolato Anima Mundi. Gli anni ’90 hanno visto la creazione di accessori uomo e donna, di piccoli oggetti di pelletteria, foulard, cravatte e occhiali.

Bulgari Gisele Bündchen indossa Lvcea
Gisele Bündchen indossa Lvcea

Nel 1996 Bulgari inizia a sperimentare ancor più con nuovi materiali: nella linea di gioielli Chandra, la porcellana viene abilmente affiancata all’oro. Nel 2001 l’azienda lancia Lucea, una collezione dallo stile fresco e nuovo, caratterizzata da una fluida tessitura di oro e pietre preziose: la campagna pubblicitaria vede come protagonista la famosa modella Gisele Bündchen.

BULGARI HOTELS

Bulgari Hotel Milano
Bulgari Hotel Milano

L’anno 2002 segna la nascita di Bulgari Hotel & Resorts, una joint venture tra Bulgari e Luxury Group, il gruppo di hotel di lusso di Marriott International. Viene progettata una serie di hotel di lusso, il primo dei quali sarebbe stato aperto nel centro di Milano, in via privata Fratelli Gabba, vicino alla Scala e al quartiere Brera.

Nell’autunno 2003, l’azienda propone la fragranza femminile Omnia, ottava creazione della linea di profumi uomo-donna firmata Bulgari. In quello stesso anno apre ad Hong Kong il più grande negozio monomarca d’Oriente – nella famosa Chater House – per rafforzare la presenza del brand nel mercato asiatico.

BULGARI NEW

Nel 2009 vengono presentate due nuove collezioni: Bvlgari New e B.zero 1. La prima è caratterizzata da un cerchio d’oro con inciso l’iconico doppio logo. I materiali utilizzati sono oro giallo o bianco 18 carati, da soli o combinati sia con onice e madreperla, sia con luminosi pavé di diamanti.

B.ZERO 1

La nuova B.zero 1, invece, appare fresca e femminile, grazie alle sue gemme colorate. Peridoti, topazi blu, granati, citrine e ametiste dal colore vivido e dalla particolare trasparenza, si combinano e si fondono con sottili catene ed elementi pendenti che danno vita e movimento ad ogni pezzo. Inoltre, gli orologi icona della maison italiana si rinnovano con tre nuovi quadranti in madreperla bianca, rosa e marrone. La peculiarità sono gli indici di diamante abbinati al cinturino, proposto in tre differenti colorazioni.

Bulgari Resort, Bali
Bulgari Resort, Bali

Nel 2004, viene inaugurato ufficialmente il primo Hotel Bulgari, in Via Privata Fratelli Gabba a Milano, nelle vicinanze de La Scala, in un palazzo milanese del XVIII secolo. Già nel 2005, vista la fama internazionale del brand, viene aperto un nuovo Hotel a Bali, seguito presto da quelli di Londra e Shanghai (rispettivamente 2012 e 2015). Un’ulteriore Hotel è previsto per fine 2017 a Dubai.

#RaiseYourHand

Anello Save the Children BULGARI
Anello Save the Children

Bulgari parla con molto orgoglio del suo impegno nel sociale: famosa la partnership del brand con Save the Children, per la quale ha lanciato la campagna #RaiseYourHand. Nel 2009 l’azienda lancia una collezione ad hoc, Save the Children, disegnata su misura e ispirata all’iconica linea B.zero1, i cui proventi saranno da destinare all’Organizzazione Internazionale per i Diritti dei bambini, appunto. Negli ultimi sette anni, oltre $50 milioni sono stati donati per la causa. #RaiseYourHand 2016, invece, è una campagna che si impegna per attirare l’attenzione globale sulle precarie condizioni dei bambini nel mondo.

LVMH RILEVA BULGARI

Nel primo trimestre del 2011, LVMH acquisisce la quota di maggioranza di Bulgari S.p.A. che entra a far parte della grande Holding francese. Le vendite salgono del 27%, ottenendo un risultato operativo in progresso di oltre il 70%. Il Proprietario del gruppo francese, Bernand Arnault, si dichiara estremamente soddisfatto della nuova acquisizione.

In quell’estate, da un accordo tra la maison italiana e Luxottica, nasce Le Gemme, una collezione esclusiva di occhiali in oro 18 carati, diamanti e zaffiri. A settembre, viene presentata una incredibile retrospettiva del brand: la mostra dal titolo 125 anni di magnificenza è organizzata in Piazza Tienanmen a Pechino e presenta al pubblico ben 600 preziosissimi pezzi di alta gioielleria, tra cui alcuni inediti.

I CONTINUI SUCCESSI E RICONOSCIMENTI

Bulgari continua sulla scia delle sue splendide creazioni, dando vita nel 2012 ad una linea di borse a cui viene dato il nome della celebre diva Isabella Rossellini, figlia degli indimenticabili Roberto Rossellini e Ingrid Bergman. A fare da testimonial alla campagna di presentazione del nuovo accessorio, è proprio la musa a cui Bulgari dedica la bag. Isabella Rossellini è stata ritratta per l’occasione dalla fotografa statunitense Annie Leibovitz.

Isabella Rossellini testimonial di Bulgari 2012
Isabella Rossellini, Testimonial di Bulgari. Foto di Annie Leibovitz, 2012

RODEO DRIVE AWARD

Alla fine di quest’anno, Nicola Bulgari, vicepresidente del brand, vince il Rodeo Drive Walk of Style Award, un premio assegnato alle personalità che hanno raggiunto importanti risultati sul piano lavorativo, consegnato e celebrato sulla Rodeo Drive a Beverly Hills. 

130 ANNI DI ATTIVITÀ

Nel 2014, in onore dei 130 anni di Bulgari, inizia il restyling delle principali boutique della maison, cominciando dalla storica sede romana di via de’ Condotti. Il grande progetto è affidato all’architetto americano Peter Marino, capace di fondere i motivi della tradizione con l’innovazione, tipici del marchio. L’inaugurazione della boutique romana ha visto come madrina d’eccezione Carla Bruni, che ha indossato per l’occasione un collier del valore di oltre 7 milioni di euro.

IL RESTAURO DEI LUOGHI STORICI DI ROMA

Durante la celebrazione del nuovo flagship store, il brand ha annunciato lo stanziamento di 1 milione e 500 mila euro per il restauro conservativo della Scalinata di Trinità dei Monti, luogo storico della capitale, su cui affaccia l’elegante via de’ Condotti. In seguito, la maison si è occupata anche del restauro della sottostante Piazza di Spagna e della celebre Fontana Barcaccia, opera di Pietro Bernini.

IL MUSEO

Nel 2014 per preservare il patrimonio e il nome Bulgari, apre al pubblico un “palazzo unico” chiamato DOMVS, con la funzione di galleria d’arte espositiva. Per inaugurare questo nuovo spazio espositivo, Bulgari presenta The Dream, un cortometraggio creato con la collaborazione del regista Paolo Sorrentino. Valeria Golino e la Città Eterna le protagoniste del corto.

Bulgari DOMVS
Bulgari DOMVS

Situato al secondo piano della boutique del marchio in Via Condotti, DOMVS offre uno storytelling unico dell’evoluzione stilistica di Bulgari, attraverso pezzi iconici come quelli raccolti per la prestigiosa Heritage Collection. Questo tempio mostra anche immagini e oggetti di dive che un tempo rappresentavano il marchio, come Elizabeth Taylor, Sophia Loren e Anna Edberg. All’inizio del 2015, Bulgari inizia una collaborazione a lungo termine con una delle più celebri scuole di design, la Central Saint Martins, per sostenere i giovani stilisti, promuovendo numerosi concorsi di design.

In questo stesso anno, pieno di novità, si risolve uno spiacevole incidente con il fisco italiano iniziato nel 2011: Bulgari ripara con un versamento di imposte pari a 42 milioni dai euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Nel 2016 nasce Le Gemme Men, una nuova collezione di profumi maschili di lusso, ispirata alla tradizione e ai valori d’eccellenza della Haute Joaillerie. Nel luglio dello stesso anno, Bulgari lancia Festa, una nuova, spettacolare collezione: con oltre un centinaio di gioielli e orologi, si ispira molto all’art de vivre italiana. In particolare, la collana e il braccialetto Palio, che rappresentano la famosa corsa di cavalli senese, riscuotono un grande successo.

Bulgari Festa, Bulgari Gioielli di lusso
Festa, Bulgari

ALLA RICERCA DI NUOVI TALENTI

Nel 2017, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e Bulgari si uniscono nel progetto Premio MAXXI Bulgari, a sostegno della figura del giovane artista contemporaneo. Una giuria internazionale ha il compito di scegliere giovani talenti e presentare il loro lavoro al MAXXI. Oggi il nome Bulgari esprime in una sola parola il concetto di gioielleria classica modellata secondo i nuovi dettami del gusto contemporaneo.

NUOVI FORMAT

Alla fine del 2017 Bulgari sperimenta un nuovo modello di negozio che affianca la storica e istituzionale sede di Roma. New Curiosity Shop, in onore del primo nome scelto dal fondatore nel 1905, ha il compito di attrarre un pubblico più giovane, proponendo Tool digitali come nuovo format di vendita.

Il 2018 è un anno incredibilmente favorevole per il brand. Riapre la boutique in Via Montenapoleone 2, dopo il restauro – progettato da Peter Marino. L’architetto ha voluto rendere omaggio a grandi designer milanesi come Giò Ponti e Carlo Scarpa.

Nei mesi successivi vengono programmati i restyling delle boutique di Londra, New York e Parigi. Il brand, punta di diamante del gruppo LVMH, assiste ad un rialzo delle vendite dell’8%.

Ad aprile di quest’anno, Bulgari stanzia altri 800 mila euro per il recupero dell’area archeologica di Largo Argentina, nel cuore di Roma: sono progettati ex novo l’ingresso, la biglietteria e il percorso della visita.

LA PRODUZIONE ARTIGIANALE 

A Roma, in un palazzo moderno sulla via Aurelia, ha sede uno dei laboratori di produzione artigianale di Bulgari. Qui, a Firenze e a Valenza, vengono realizzati i manufatti di alta gioielleria che faranno sognare le signore di tutto il mondo.

La maison produce in questo edificio circa 500 pezzi l’anno che richiedono tempi di lavorazione che vanno dai 2 mesi per un anello o un paio di orecchini a 6 mesi per una collana. Ogni singolo pezzo deve essere realizzato, fino all’ultimo dettaglio, esclusivamente da un solo artigiano. Gli ambienti, diversamente dall’immaginario comune, prevedono spazi di lavoro ampi, luminosi e con attrezzature all’avanguardia. 

IL DIRETTORE CREATIVO

A supervisionare questa ben organizzata fabbrica del lusso c’è Lucia Silvestri, Direttore Creativo e Responsabile acquisti dell’azienda, che ha il compito di scegliere personalmente le pietre provenienti da ogni angolo della terra e che andranno ad impreziosire le creazioni della maison

L’ULTIMO ANNO

Nel 2019 viene presentata una innovativa ed esclusiva linea di borse, il cui fiore all’occhiello è la Serpenti Cabochon. Questa luxury bag ha al proprio interno una tecnologia incredibilmente avanzata, la Bulgari Touch, che permette, tramite un QR code, di entrare a contatto con l’artigianalità del prodotto, garantendo, nello stesso tempo, l’autenticità dell’accessorio e la sua rintracciabilità.

BVLGARI, LA STORIA, IL SOGNO

Da giugno a novembre 2019, il Polo Museale del Lazio, in collaborazione con la maison Bulgari, dà vita ad una mostra che celebra la presenza, il lavoro e il grande impegno che da oltre cento anni il brand impiega nel territorio italiano, portando il Made in Italy a fama mondiale.

Le sedi scelte sono due ed entrambe d’eccezione. Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia ospiteranno documenti d’archivio preziosi, foto d’epoca, i gioielli della Collezione Heritage di Bulgari, prestiti da collezioni private e inediti. 

Dalla conquista della crescente potenza artistica francese negli anni ’20, alla scarsità di risorse dovuta alla guerra negli anni ’40, alla scoperta di nuovi mercati, Bulgari si è guadagnata il diritto di essere definita l’azienda leader nella gioielleria di lusso.

BLUMARINE

Blumarine è un brand italiano fondato da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare.

Indice

  1. Storia
  2. Gli anni 2000
  3. Recentemente
  4. Collezioni

STORIA

Blumarine è un brand fondato nel 1977 da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare. Dopo soli tre anni, il brand fa la sua apparizione in Modit, Milano. La Molinari ottiene il titolo di “Designer of the Year”. Nel 1981, quindi, Blumarine fa il suo debutto alla Milano Fashion Week. Il marchio ha così successo che nasce Miss Blumarine, una linea rivolta alle bambine dai 4 ai 10 anni.

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Da 10 anni si incorona la miss del marchio Blumarine

Nel 1986, il mondo assiste alla prima collezione interamente disegnata da Anna Molinari. Il successo del brand è talmente grande che nel 1988 nasce la società per azioni Blufin, di cui oggi Anna Molinari è direttore creativo. Gli obiettivi di Blufin S.p.A. si dirigono fin da subito verso l’espansione del marchio a livello internazionale, attraverso il rafforzamento della rete degli store monomarca. 

Nel 1990, apre la prima boutique Blumarine a Milano. La collezione home viene introdotta nel 1992. Nello stesso anno, il marchio avvia una collaborazione con un fotografo di moda, Helmut Newton, per una campagna che riscuote un grande successo. Nel 1994, Blumarine è approdata in 400 outlet commerciali in tutto il mondo. E l’espansione dell’azienda arriva persino in Asia, con l’apertura di due boutique nelle città di Singapore e Seoul.

Nel 1995 viene lanciata Blugirl: una seconda linea concepita come pret-à-porter, rivolta ad un pubblico giovane e moderno. La Molinari firma un accordo di licenza con il Bellantuono Bridal Group nel 1997 per la produzione e la distribuzione della nuova linea sposa del brand.

mame dizionario BLUMARINE bridal
La linea Bridal del gruppo Blumarine

Blumarine si afferma nel mercato asiatico, aprendo una boutique a Taipei nel 1999. E per celebrare l’arrivo del terzo milllenio, apre una mono boutique anche a Tokyo. Inoltre, l’azienda cura un’esibizione che mette in mostra i prodotti migliori dal 1991 al 200.

GLI ANNI 2000

Mentre spiana la via per Hong Kong, il marchio rafforza anche le sue radici italiane aprendo la sua prima boutique a Roma. Il successo mondiale del brand porta al lancio di Miss Blumarine Jeans (4-14 anni) e di Miss Blumarine Baby (0-36 mesi).

Nel 2005, il figlio della Molinari, Gianguido Tarabini, diventa CEO del Gruppo Blufin. Due anni dopo debutta la prima cruise collection del brand. Ma non è tutto oro ciò che luccica: Rossella Tarabini, sorella di Gianguido, rassegna le sue dimissioni come direttore creativo. Tuttavia, continua a supervisionare le campagne pubblicitarie del brand. Nel 2009, l’azienda apre il suo nuovo showroom a Milano, in via Manzoni 43.

Intanto, nello stesso anno, una serie di nuovi negozi apre a Dubai e in Corea. E l’anno successivo, l’inizio del nuovo decennio viene celebrato con l’apertura di nuove boutique a Parigi e a Kuwait City. In più, nel 2011 l’azienda firma un accordo con il brand di occhiali da sole De Rigo Vision S.p.A per Blugirl & Blumarine. Un anno dopo, Blumarine apre nuovi punti vendita a Riyadh e a Kiev.

Nel 2013 viene effettuato un cambiamento sperimentale nell’estetica del brand. La collezione Autunno/Inverno, infatti, mostra un lato ultracontemporaneo di Anna Molinari. Ma presto la designer torna allo stile sensuale, rimanendo la regina delle rose e dello stile romantico.

Nel 2014 l’azienda lancia il proprio libro, Anna Molinari Blumarine, pubblicato da Rizzoli. Un’altra campagna principale di Blumarine è la Autunno/Inverno, realizzata con il duo fotografico Inez and Vinoodh in collaborazione con Julia Hastrom. Il fatturato del 2015 è di poco superiore a 48 milioni di euro. Negli anni successivi, si assiste ad un calo lento ma costante della società. Nel 2016 è pari a 43 milioni di euro, nel 2017 scende invece a 38 milioni.

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Collezione Spring 2017 di Blumarine

RECENTEMENTE

Nel 2017, il brand celebra il suo quarantesimo compleanno. Recentemente, la modella leggendaria Amber Valletta è diventata il volto della campagna Primavera/Estate di Blumarine. Ora non ci resta che aspettare e vedere cosa il Gruppo Blufin ha in serbo per noi.

Il 2018 vede la nascita di Be Blumarine, l’evoluzione della linea Blugirl. Ad oggi, Blufin S.p.A. è presente in 50 paesi ed è distribuita in più di 600 punti vendita. Il 60% del fatturato proviene da paesi esteri. 

COLLEZIONI

Nelle collezioni Blumarine, i riflettori sono puntati sulla lucentezza e su un approccio essenziale e decisivo alla femminilità. Un perfetto senso del colore unito al romanticismo e a un’eleganza artigianale dello staff esprimono eloquentemente l’essenza del brand. Le collezioni, note per la loro stampa rosa leopardata, raramente non sono illuminate da uno spruzzo di lustrini. Tra i capi-firma del brand c’è la Blumarine T-shirt con il logo composto da cristalli Svarowsky e un cardigan con il taglio in pelliccia.

L’estetica si è anche adattata bene a un livello internazionale. Le collezioni sono state poste in più di 1000 outlets e hanno incassato 154 milioni di dollari nel 2007. L’ultima collezione di Blumarine donna riflette eleganza e sensualità. Si tratta di un viaggio emotivo attraverso la passione e i sentimenti puri. La coppia viaggia su una Cabriolet vintage circondata da una natura incontaminata verso una fuga romantica.

Inoltre, Blumarine ha lanciato la capsule collection “We are in love with Salvatore Piccione”, realizzata con il giovane designer Salvatore Piccione. La visione contemporanea del designer sposa lo stile elegante e senza tempo del Gruppo Blufin. La percezione di uno stile contemporaneo si addice perfettamente alla donna Blumarine, che è sensuale, femminile e raffinata, stagione dopo stagione.

mame dizionario BLUMARINE spring summer 2018
Collezione Blumarine Spring Summer 2018

La collezione si armonizza meravigliosamente con la nuova strategia di vendita dell’azienda, che vuole consolidare il proprio ruolo nel mercato globale. L’obiettivo, infatti, è aumentare le vendite e creare nuove opportunità di commercio. In più, Blumarine ha raggiunto un target più ampio, interessando la fascia della popolazione mondiale più giovane, la quale compra sempre di più online più che nei negozi.

BART HESS

LE ORIGINI

Bart Hess
Ritratto di Bart Hess

Bart Hess è un designer danese che si colloca all’intersezione tra moda, design del prodotto ed arte. Nato nel 1984, studia alla Design Academy di Eindhoven. Si laurea nel 2007 specializzandosi nella ricerca e nell’uso di nuovi materiali.

Già dal 2007 l’artista propone le sue creazioni in diverse esposizioni, ottenendo consensi e facendosi gradualmente conoscere.

I suoi lavori intersecano il mondo della moda ma al tempo stesso lo trascendono. Hess ha infatti un grande interesse per la fotografia, la pittura e le arti visive. Tramite l’uso di materiali estremamente particolari e con l’ausilio di tecnologie avanzate, i suoi lavori giocano con il corpo umano trasfigurandolo in immagini spesso disturbanti.

LA CARRIERA

Bart Hess
Lo “Slime Dress” di Bart Hess sulla copertina di “Born This Way”

Nel 2010 i suoi lavoro appaiono su Vogue fotografati da Nick Knight. Nelle foto una modella è avvolta da un liquido colloso, quasi viscido a vedersi, che richiama allo stresso tempo un’immaginario alieno e la fase della nascita.  Il servizio fortografico colpisce la cantante Lady Gaga che chiede all’artista di collaborare con lei per il suo album Born This Way, uscito nel 2011.

Nel 2013 alla Triennale di Architettura di Lisbona Hess presenta l’esposizione “Digital Artifacts“.  La mostra è dedicata alla “cyborg coture” ossia una fantasia della moda del futuro, in simbiosi con la tecnologia. Bart immagina un’analogia tra la corruzione del corpo e quella del software.

 

Dal contesto di sorveglianza, riconoscimento facciale, avatar e fantasmi virtuali, immaginiamo un futuro prossimo in cui la staticità digitale, le distorsioni e le anomalie diventino una nuova forma di ornamento“.

 

Bart Hess
Alcuni visitatori alla mostra “Work with me People”

Nel 2014, invece, è la volta di “Work With Me People” presentata all’Atelier Clerici in occasione della Settimana del Design di Milano. L’esposizione come dichiarato da Hesse “offre una panoramica del processo di produzione dei tessuti couture“. Lo scopo è una riflessione sull’industria creativa post-fordiana e l’enorme quantità di mezzi e manodopera necessari per sostenerla.  La mostra è interattiva: richiede ai visitatori di contribuire alla fabbricazione di tessuti particolari.

Nel 2017 l’esposizione “Future Bodies” è in mostra allo Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch. L’esposizione è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista da “A Hunt for High Tech” (2007) fino all’ultimo lavoro interattivo che sarà presentato in anteprima durante la mostra.

Nel corso della sua carriera Bart Hess è stato nominato per diversi premi ed ha vinto il Dutch Design Awards nel 2011.

lo stile

Bart ess
Un’opera di Bart Hess

Ciò che salta immediatamente all’occhio dello stile di Bart Hess è la scelta e l’uso dei materiali. L’artista utilizza spesso materiali che hanno una forte connessione con il corpo umano, sperimentando per creare delle somiglianze disturbanti.

Hess oltrepassa i confini dell’industria tessile. I suoi materiali sembrano vivi: i riflessi, la reazione che hanno sulla pelle, sul corpo umano e sull’ambiente creano sensazioni contrastanti all’osservatore. Da un lato, infatti, le opere dell’artista danese ci ricordano qualcosa di profondamente umano ma, dall’altro, trasmettono qualcosa di alieno. Il risultato è un mix tra reale e vistuale che provoca allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

BERLUTI

Indice

  1. Le origini
  2. La prima boutique 
  3. Olga Berluti
  4. Le evoluzioni recenti
  5. Lo stile

LE ORIGINI

Le origini della casa Berluti: ritratto del fondatore Alessandro
Alessandro Berluti fondatore dell’omonima maison

Il marchio di lusso francese Berluti, famoso sopratutto per le calzature maschili, viene fondato a Parigi nel 1895. L’ideatore è Alessandro Berluti, nato a Senigallia nel 1865 e trasferitosi successivamente a Parigi dove lavora come mastro calzolaio. Verso la fine dell’Ottocento, con il crescere della sua notorietà, egli realizza calzature su commissione per molti personaggi celebri dell’epoca tra cui Isadora Dunca, Elizabeth Arden ed Helena Rubenstein.

Il primo modello di scarpa stringata della maison, chiamato “Alessandro”

Origini della casa Berluti: tre calzature stringate modello "Alessandro" in diverse gradazioni di pelle
La calzatura modello “Alessandro” della casa Berluti

come il designer, viene realizzato nel 1895 e segna l’inizio del prestigio della casa Berluti. La calzatura è priva di cuciture e realizzata a partire da un unico pezzo di pelle. Le sue linee classiche e semplici la rendono da subito un modello iconico destinato a durare negli anni, tanto che la maison continua a produrla in diverse gradazioni di patine e colori.

LA PRIMA BOUTIQUE

Facciata della boutique Berluti di rue Marbeuf
La prima boutique Berluti in rue Marbeuf

Negli anni Venti del ‘900 Torello Berluti, quinto figlio di Alessandro, raccoglie l’eredità del padre condividendo lo stesso gusto per i materiali di estrema qualità e raffinatezza. Con i suoi modelli lineari ispirati all’Art Déco, Torello attira l’attenzione di clienti prestigiosi quali  Jean Cocteau, Marcel Achard e Jules Roy. Nel 1928 viene iaugurata la prima boutique Berluti in  rue du Mont Thabor a Parigi, successivamente traferita al numero 26 di rue Marbeuf, vicino agli Champs-Élysées.

Due primi piani di Torello e Talbinio Berluti
Torello Berluti e il figlio Talbinio

La storia familiare della marchio Berluti continua con il figlio di Torello, Talbinio che, completati gli studi in architettura, segue le orme del padre. Nel 1959 il giovane affianca alla tradizionale produzione su misura una nuova linea di lusso prêt-à-porter di calzature a disponibilità immediata.

OLGA BERLUTI

Olga Berluti intenta alla realizzazione di un modello di mocassino "Andy"
Olga Berluti lavora alla realizzazione di un modello di mocassino “Andy”

È, però, la cugina di Talbinio, Olga Berluti, che agli inizi degli anni ’60 prende in mano la direzione della maison portando una ventata di innovazione. Il suo spirito vitale e giovane rende la boutique un luogo vivace di creatività e scambio di idee.  Riceve clienti quali Roman Polanski, Yves Saint Laurent, Pierre Bergè e Karl Lagerfeld. Agli inizi degli anni ’80 Olga perfeziona la pelle Venezia utilizzata dalla maison e sviluppa la patina Berluti proponendo una palette di sfumature colorate per le calzature maschili.

Durante la sua gestione Olga crea cinque nuove linee di calzature: “Tatoués”, “Guerrier”, “Dandy”, “Esprit de la Couture”, “Lasso”. Collabora anche con Andy Wharol per la realizzazione dei mocassini “Andy”, calzature iconiche ancora parte della Collezione Permanente del marchio Berluti.

Il marchio Berluti, ormai portato alla notorietà mediatica da Olga, viene acquistato nel 1993 dal Gruppo Lvmh e da allora fa parte del portafoglio marchi di lusso del colosso francese.

LE EVOLUZIONI RECENTI

Nel 2011 Antoine Arnault diventa amministratore delegato del brand Berluti rilanciando il marchio. La produzione viene ampliata a pelletteria e abbigliamento sotto la direzione artistica di Alessandro Sartori e successivamente di Haider Ackermann e Kris Van Assche dall’aprile 2018.

Modello della prima sneaker a marchio Berluti
La prima sneaker a marchio Berluti del 2014

A partire dal 2013 il marchio Berluti accresce sempre più il respiro internazionale alla sue rete di distribuzione. Apre nuove boutique a Parigi, Londra, Shanghai, Tokyo e New York. La casa francese nel corso degli anni integra gradualmente lo spirito tradizionale legato all’amore per la manifattura ad iniziative più moderne.

Alcuni modelli tratti dalla collezione femminile di calzature Berluti
Berluti, Capsule Collection donna 2016

Nasce nel 2012 il servizio Grand Mesure per abbigliamento di lusso su misura, mentre nel 2014 viene ideata la prima sneaker a firma Berluti.  La maison svolge anche diverse collaborazioni e capsule collection come la prima collezione di calzature femminili nel 2016 e la “Ferrari Limited Edition” del 2018.

LO STILE

Un artigiano applica la patina su una calzatura a marchio Berluti
Un passaggio del processo di manifattura delle calzature su misura Berluti

Il marchio Berluti in 123 anni di attività mantiene sempre uno stile classico e lineare puntando su un’estrema qualità dei materiali e una manifattura impeccabile dal sapore antico e squisitamente artigianale. Le calzature su misura vengono progettate considerando in ogni dettaglio le esigenze del cliente che diventa il fulcro del processo creativo. È disponibile un’ampia varietà di pellami dai più classici ai più esotici, impreziositi da una vasta gamma di patine colorate. Integrando modelli storici con le esigenze più moderne Berluti fa della calzatura

Alcune calzature a marchio Berluti presentate in vari colori
Una serie di calzature Berluti presentate in vari colori

maschile un simbolo di charme senza tempo. Grazie a queste caratteristiche il gusto della maison risulta intramontabile e in grado di continuare negli anni a soddisfare le più alte esigenze maschili di lusso e raffinatezza.

BERSHKA

Bershka nasce nel 1998 come un nuovo fashion concept del Gruppo Inditex indirizzato a un target giovane.

BERSHKA

Bershka nasce nel 1998 come un nuovo fashion concept del Gruppo Inditex indirizzato ad un target giovane.

Indice

  1. Sviluppo
  2. Gli shop Bershka
  3. Responsabilità sociale
  4. Finanza
  5. Situazione attuale

SVILUPPO

Bershka si presenta come un punto di riferimento per il target giovane/adolescenziale, una fascia di clienti sempre più esigenti. In due anni, il brand ha consolidato la propria immagine in cento negozi.

Oggi, dopo diciotto anni, la catena possiede più di mille stores in più di settanta mercati, con vendite che rappresentano il 9% del profitto totale del Gruppo. La clientela di base del marchio è costituita da giovani avventurosi che sono sempre in sintonia con gli ultimi trend e che si interessano di musica, social network e nuove tecnologie.

mame dizionario BERSHKA evidenza
Logo del marchio Bershka

Per avere sempre gli ultimi trend nei propri negozi, il marchio utilizza il suo modello flessibile di business per adattarsi a ogni cambiamento durante le varie stagioni, rifornendo gli shops di nuovi prodotti nel più breve tempo possibile. I modelli per ogni stagione vengono interamente sviluppati dai team creativi, i quali prendono come principale fonte d’ispirazione gli ultimi trend prevalenti nel mercato. Ciò viene fatto attraverso informazioni ricevute dai negozi e dagli stessi clienti.

GLI SHOP BERSHKA

I negozi di Bershka si distinguono nel mondo per la loro posizione strategica e per la loro architettura dettagliata. Gli stabilimenti vengono convertiti in vetrine scenografiche trendy, con un’attenzione particolare dalle vetrate all’organizzazione dei prodotti all’interno.

Bershka seleziona i migliori siti commerciali di ogni città e si posiziona nelle aree più in evidenza della zona shopping. Spesso vengono scelte costruzioni uniche, che lo studio d’architettura dell’azienda ristruttura e adatta all’immagine e alla filosofia de marchio. Musica, schermi, proiezioni, grafiche moderne, colori alla moda, arredamento dal design contemporaneo, illuminazione all’avanguardia e molto altro: queste sono infatti le caratteristiche che trasformando Bershka in un’esperienza di shopping.

mame dizionario BERSHKA store in corso vittorio emanuele
Store Bershka in corso Vittorio Emanuele a Milano

UN pubblico giovane

Battendosi per essere leader della cultura della moda giovanile, i negozi Bershka sono disegnati per attrarre il pubblico più giovane. Di conseguenza, ciò significa che questi shop sono divertenti. Mentre si cerca, si sceglie e si prova una vasta gamma di vestiti, per i clienti è possibile ascoltare musica contemporanea e osservare gli ultimi trend di urban art mostrati sulle pareti in sessioni grafiche e fotografiche, che sono parte della decorazione dei negozi.

Bershka ripone molta importanza nelle proprie vetrine, mettendo in mostra i più rilevanti prodotti della collezione e il tema predominante per il pubblico. Le vetrine, infatti, vengono costantemente rinnovate in ogni stagione e gli abiti si abbinano allo stile degli interni dei negozi, riflettendo i trend dell’intera stagione. Il concept del nuovo shop Bershka trasforma l’intero spazio dello shopping in una vetrina, lasciando un enorme lastra di vetro che permette a tutto il negozio e alle collezioni di essere viste.

I negozi hanno diversi spazi separati, ognuno inteso per le varie linee di prodotti offerte dal brand. L’area dedicata all’abbigliamento per donna è la più importante. Questa sezione è a sua volta divisa in due linee di prodotti: Bershka e BSK. La prima si focalizza sulle ultime mode e sui trend attuali, con una vasta gamma di jeans, capi da sera, vestiti casual e all’ultimo grido. La seconda invece è dedicata alle clienti più giovani, provvedendo sempre agli interessi e ai bisogni di questa fascia di compratrici. Per fare ciò, questa linea basa le proprie collezioni sui loro gusti in materia di musica, sui loro idoli e via dicendo.

La sezione uomo offre molto più dei jeans fashion per clienti giovani. Questa linea di prodotti offre anche vestiti casual, sportivi e alla moda. In più, oltre a una vasta gamma di abiti, Bershka offre un’ampia varietà di accessori e calzature.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

Attraverso il suo modello di business, il brand ha l’obiettivo di aiutare lo sviluppo sostenibile della società e dell’ambiente con cui essa interagisce. L’impegno per l’ambiente è incluso nella politica della Corporate Responsibility del Gruppo Inditex.

mame dizionario BERSHKA we believe campaign
Sponsorizzazione della campagna We Believe

Il marchio sta sviluppando un modello di gestione dei negozi eco efficiente, attraverso l’integrazione dei criteri di sostenibilità ed efficienza, i quali permetteranno una riduzione del consumo di energia del 20%. Questo modello di gestione propone misure per ogni processo, dal design allo store, dall’istallazione di illuminazioni e sistemi di riscaldamento al possibile riciclo di forniture e decorazioni. Insomma: si riduce lo spreco e si ricicla. Riciclare grucce e sistemi d’allarme, raccolti nei negozi e plasmati per diventare altri oggetti di plastica, è un esempio di controllo dello spreco. Milioni di grucce e sistemi d’allarme vengono rifabbricati ogni anno. In più, sia il cartone che la plastica utilizzati negli imballaggi sono riciclati.

FINANZA

Il fatturato annuale dello spagnolo Gruppo Inditex ha raggiunto i 25,34 miliardi di euro alla fine del 2017, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, mentre il confronto vendite periodo su periodo mostra un +5%. Negli estratti conto finanziari chiusi il 31 gennaio 2018 EBITDA è rimasta a 5,3 miliardi di euro (+4%).

mame dizionario BERSHKA pablo isla presidente e ceo del gruppo inditex
CEO e Presidente del Gruppo Indetex Pablo Isla

In ogni caso, i margini lordi del gruppo che controlla Zara, Oysho e Bershka sono diminuiti dal 57% al 56,3%. L’EBIT annuale ha totalizzato 4,3 miliardi di euro, cioè il 7% in più dell’anno precedente. Anche i profitti sono cresciuti del 7%, fino a 3,37 miliardi. La commissione ha proposto agli azionisti un dividendo di 0,75 euro per share, un incremento del 10,3% rispetto al 2016.

Nonostante le nuove aperture (183 nel 2017), il rapido gigante della moda ha visto una sottile decrescita dopo il +12% di entrate del 2016 e il +10% di profitti.

L’estratto conto finanziario mostra una crescita delle vendite online (+41%) nel 2017, che ora rappresentano uno share del 10% delle entrate totali. Inditex sta investendo molto nell’integrazione tra online e offline e in tecnologie come RFID (Radio-Frequency Identification) per meglio integrare i negozi fisici e quelli virtuali. Sono stati spesi 1,8 miliardi di euro per questo scopo.

Inoltre, il Gruppo intende distribuire 562 milioni di euro ai suoi impiegati, in varie formule di remunerazione, dei quali 42 milioni sono parte del progetto “Extraordinary Profit-Sharing”.

SITUAZIONE ATTUALE

All’inizio dell’anno, il Gruppo Inditex ha annunciato che Carlos Crespo è stato promosso al ruolo di direttore operativo. Già direttore dell’ispezione interna del gruppo, Crespo farà riferimento direttamente al Presidente e CEO Pablo Isla. In aprile, nella nuova edizione della design week, Bershka  ha lanciato The Cube, un suo nuovo progetto tecnologico.

L’anno scorso, il Gruppo ha rafforzato la propria presenza negli Stati Uniti. Il 17 ottobre, l’azienda spagnola ha ottenuto un punto d’appoggio per la sua giovane etichetta Bershka nel distretto Soho di New York, aprendo un pop-up store operativo fino alla fine dell’anno. Si è trattato della prima presenza fisica dell’etichetta negli Stati Uniti, supportando l’e-commerce del brand il cui lancio è avvenuto la scorsa primavera.

 

BETTY CATROUX

Betty Catroux, la musa di Yves Sain Laurent, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero. “Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna” dice di lei lo stilista

Indice

  1. Betty Saint
  2. Il padre
  3. Un’adolescenza difficile
  4. Gli esordi
  5. Yves Saint Laurent
  6. La donna di Yves Saint Laurent
  7. Altre figure nella vita di Betty
  8. Più di una musa
  9. Gli ultimi anni

Betty Saint

Betty Saint, meglio conosciuta come Betty Catroux, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero dalla relazione tra la socialite francese Carmen Saint ed Elim O’Shaugnessy, diplomatico americano. Betty Catroux trascorse i primi quattro anni della sua vita in Brasile.

Il padre

La madre, archiviato un matrimonio lampo con un uomo del posto, decide di fare le valigie e di trasferirsi definitivamente a Parigi. Fino all’età di dodici anni Betty visse nell’incertezza di chi fosse realmente il padre. Si mise, così, a studiare i tratti somatici delle persone che frequentava la madre fino a scoprire che l’uomo che aveva creduto essere un amico della madre, era sangue del suo sangue.

Un’adolescenza difficile

Un’educazione borghese, con regole e imposizioni, ha tormentato l’adolescenza di Betty Catroux che trovò, nelle droghe, un sovvertivo per evadere da una routine che le stava stretta. Betty odia la moda. Per lei è solo un modo facile per far soldi; per rinnegare qualsiasi beneficio da borghese e vestire i panni della libertina colta. È così, che all’età di diciassette anni, inizia la sua carriera nel mondo della moda.

Gli esordi

La prima ad affidarsi alla sua immagine androgina fu proprio Coco Chanel, antesignana di una moda borghese che strizzava l’occhio al guardaroba maschile. Nel 1967 appare per la prima volta con alcuni scatti sulla rivista di moda Vogue.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François Catroux in uno scatto di Horst
Betty e François Catroux in uno scatto di Horst

Nel 1968, Betty Saint sposa l’arredatore francese François Catroux, nipote del generale Georges Catroux. Il giorno delle sue nozze, sfoggiò un look insolito composto da una pelliccia bianca e nera, shorts e gli immancabili stivali. La coppia ha due figli: Maxime, editore di libri, e Daphné, sposata con il conte Charles-Antoine Morand, il 15 giugno del 2002.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François nel giorno del loro matrimonio
Betty e François nel giorno del loro matrimonio

Yves Saint Laurent

Ma è al Regine’s che la sua vita cambia di colpo. I bagordi di una vita agiata sono condivisi con l’altra metà della sua anima. Una sera, tra fiumi di alcool e droga, due sguardi s’incrociano e diventano un’unica visione per il resto della vita.

“Yves era biondo platino, in total look in pelle nera. Ci assomigliavamo. Era così timido che dovette mandare qualcuno al mio tavolo. Poi mi chiese se avessi voluto sfilare per lui. Io dissi di no. Avevo fatto delle foto di moda all’epoca ma non era per me. Era solo un guadagno facile per andare a bere e fare casino.

Lui incarnava il perfetto bohemien lei, una borghese scandalosa. Entrambi erano la perfetta congiunzione di un universo che progrediva attraverso la lotta e la rivoluzione. Lei era una swimming girl lui, il genio dannato della moda.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise
Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise

“La prima volta che vidi Betty era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine. Credo fosse il 1967. Indossava una gonna di plastica di Prisunic. Quel che impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli…Yves Saint Laurent

Tra scorribande alcoliche e “polvere bianca” la bella amazzone diviene la musa di Yves Saint Laurent.

La donna di Yves Saint Laurent

Il suo aspetto disinvolto, il suo corpo snello e le gambe chilometriche fecero di Betty un’icona di stile. Per il suo caro Yves non posò mai ma divenne la sua più stretta collaboratrice. Lei era l’incarnazione perfetta donna Yves Saint Laurent: forte, audace, disinvolta.

“Non mi vesto da donna. Non mi interessa affatto la moda” Betty Catroux 

Fin dagli anni ’50 è stata destinata a incarnare, con il suo corpo magro e nervoso, i capelli lunghi e diritti, le gambe chilometriche e le labbra sottili, la Donna Moderna: sicura di sé, a suo agio in pantaloni, magari rubati al suo lui o a un’altra lei. Per questo motivo Betty Catroux può essere definita l’antesignana della moda gender poiché per anni ha indossato pantaloni a sigaretta, t-shirt e blazer nero, oltre che il celebre abito smoking creato dal suo amico.

Altre figure nella vita di Betty

Nell’orbita del forte legame con Yves ruotarono altre figure fondamentali per la loro carriera. Yves Saint Laurent era un genio sempre in cerca d’ispirazioni. La sua fonte erano le donne. Per questo motivo Loulou de la Falaise e Catherine Deneuve entrarono nella stretta cerchia di contatti lavorativi dello stilista. Come anche Paloma Picasso, la donna del Sud, e Zizi Jeanmaire, la “commedienne” intellettuale.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty
Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty

“Saint Laurent disegna per donne che hanno una doppia vita. I vestiti del giorno aiutano la donna a stare in mezzo agli estranei, le permettono di andare dappertutto senza attirare un’attenzione non desiderata: grazie alla loro naturalezza un po’ mascolina, le conferiscono una certa forza, la equipaggiano per incontri che potrebbero dar luogo a conflitti. Però la sera, quando la donna può scegliere con chi stare, Yves la rende seduttrice”, dichiarò la Deneuve

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Yves, Loulou e Betty erano inseparabili
Yves, Loulou e Betty erano inseparabili

Più di una musa

“Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna. Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso” Yves Saint Laurent

Gli ultimi anni

Tom Ford, per il suo debutto in Yves Saint Laurent, dedicò la sua prima collezione all’amazzone e musa ispiratrice del fondatore della maison. Le stesse orme furono calcate da Stefano Pilati.

La nostalgia dei tempi che furono, accompagnata dalla brama di ricompattare l’immagine forte e allusiva di Yves Saint Laurent, hanno spinto Anthony Vaccarello a digitare il numero di Betty. È stato come rispolverare dei ricordi custoditi gelosamente per far rivivere le emozioni più importanti della propria vita. Ma questa volta, Yves non c’è.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux posa per YSL
Betty Catroux posa per YSL

A settantatre anni, Betty Catroux posa per la prima volta per Yves Saint Laurent per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2018-19. La bella modella posa davanti all’obbiettivo con un chiodo in pelle e blazer laminato. Indossa gli occhiali da sole, rigorosamente neri, come quelli che hanno nascosto i suoi occhi da più di cinquant’anni.

BENETTON

Azienda fondata dalla famiglia Benetton nel 1965; partita come laboratorio artigianale specializzato in maglieria, ora è un brand di fama mondiale.

Indice

  1. Le origini: i fratelli Benetton
  2. La produzione
  3. Oliviero Toscani
  4. Diversificazione del business
  5. Continua la diversificazione
  6. Cresce il fatturato
  7. Non si arresta l’espansione
  8. I megastore
  9. L’andamento dei primi anni 2000
  10. Benetton cede le linee sport
  11. Il nuovo direttore artistico
  12. 40° Anniversario
  13. Eventi e campagne
  14. La Fondazione UNHATE
  15. La collezione COLOR
  16. ON CANVAS
  17. Benetton per Women Empowerment
  18. Situazione attuale
  19. Il ritorno di Toscani

LE ORIGINI: I FRATELLI BENETTON

Benetton Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton
Carlo, Alberto, Giuliana e Luciano Benetton

Azienda di maglieria e abbigliamento, Benetton è una delle imprese del Made in Italy più conosciute al mondo. Nel corso di cinquant’anni di attività è diventata un gruppo societario di grandissimo successo nonché uno dei case history più interessanti di tutta l’imprenditoria italiana.

GLI INIZI

L’impresa viene fondata nel 1965 a Ponzano Veneto (Treviso) dai fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton. Tutto partirà da un maglione giallo che Giuliana regalerà a Luciano: un colore inusuale per un’epoca in cui predominavano tonalità seriose e monotone. Proprio quel maglione desterà stupore e curiosità in tutti gli amici e ispirerà un’idea imprenditoriale vincente.

All’inizio è semplicemente un laboratorio artigianale, con negozio a Belluno, specializzato in maglieria con un buon contenuto moda e prezzi molto accessibili. Producono prevalentemente capi di lana naturale che poi tingono con una palette di colori ampia e accesa.

IL SUCCESSO IMMEDIATO

Il pubblico risponde favorevolmente e il successo li porta, solo quattro anni dopo, ad inaugurare un primo negozio a Parigi nonché ad avviare una serie di altre aperture in franchising nei centri storici delle principali città italiane. La scelta di affidarsi al franchising sarà importata per la prima volta dagli USA in Italia proprio dalla famiglia Benetton.

Il 1969 è la svolta della trasformazione di Villa Minelli che diventa la nuova sede dell’azienda; il restauro e l’ammodernamento della struttura vengono affidati agli architetti Afra e Tobia Scarpa.

LA PRODUZIONE

Negli anni Settanta l’80% dei capi viene prodotto negli stabilimenti del Veneto e il restante 20% all’estero, ma con il tempo l’azienda conoscerà un’inversione di tendenza con il decentramento progressivo della produzione all’estero allo scopo di abbassare i costi di produzione. Con gli anni Settanta e la crisi del sistema dei consumi si rovescerà il processo di produzione: la sua attivazione non sarà più indipendente dalla domanda ma ne sarà la conseguenza.

Vengono così prese nuove strategiche decisioni grazie a un monitoraggio in tempo reale dei diversi mercati. Tra gli accorgimenti: la permanenza di piccoli quantitativi di merce in magazzino che assicurano una risposta tempestiva alla domanda e la decisione di usare filati non tinti per rendere possibile la variazione dei colori all’ultimo momento.

DIVISIONE DI RUOLI e acquisizioni

Nel frattempo i quattro fratelli, con alla presidenza Luciano, si dividono i compiti all’interno dell’azienda di famiglia, lanciata per diventare un colosso sempre più vasto. Si apre una stagione di importanti investimenti economici che, con il vento degli affari in poppa, porterà alla costituzione di un secondo marchio di abbigliamento – la Jean’s West, ora inglobata nel brand Playlife – e all’acquisto del già esistente Sisley, oggi posizionato come abbigliamento più elegante e raffinato, sinonimo di lusso accessibile.

GLI ANNI OTTANTA

Questo decennio segna un’ulteriore espansione territoriale dell’azienda, questa volta progettata su nuovi continenti, con il primo negozio a New York, nel 1980, e a Tokyo nel 1982. Alla fine del decennio sono più di 1000 i punti vendita in Italia, 250 in Germania, 280 in Francia, 100 in Inghilterra e 25 tra Olanda e Belgio. Ma si guarda già alle potenzialità dell’Asia e ai Paesi in via di sviluppo. Il successo di tale espansione sarà dato in larga parte anche dalla forte strategia promozionale adottata dall’azienda.

OLIVIERO TOSCANI

Dal 1982 le campagne pubblicitarie della produzione Benetton, innovative e spesso provocatorie, hanno la firma di un grande fotografo, Oliviero Toscani, creatore anticonformista di immagini, slogan e messaggi pubblicitari. Gli scatti del maestro hanno come protagonisti modelli di etnie diverse, proprio come vuole lo slogan United Colors of Benetton, che ritrae insieme bambini di tutte le etnie, vestiti di ogni colore possibile.

Il brand italiano, nel sodalizio creativo con il fotografo milanese, prende posizione su temi forti di attualità. Tratterà il tema della pace in piena guerra fredda, ritraendo due bambini che giocano tra loro avvolti dalle bandiere americana e sovietica.

Affronterà questioni controverse come le vittime della Guerra del Golfo e l’AIDS: dalle immagini di una neonata appena nata completa di cordone ombelicale, alla foto di un paziente sieropositivo che giace morente in ospedale, al bacio tra una suora e un prete e la scioccante campagna pubblicitaria che immortalava condannati a morte. Insomma, le campagne di Benetton hanno sollevato spesso polemiche e feroci critiche, ponendo il marchio sempre al centro della scena.

Benetton Olivero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l'AIDs
Oliviero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l’AIDS

IL CENTRO DI COMUNICAZIONe

A riconoscimento del grande contributo dato alla comunicazione pubblicitaria, nel 1985 il gruppo otterrà il Gran Prix de la Publicité Presse Magazine e il Grand Prix de la Communication Publicitaire. Il grande clamore scatenato dalle campagne pubblicitarie degli anni ’80 e ’90, permette all’azienda italiana di farsi conoscere in tutto il mondo: i negozi Benetton, nel ’93, sono ben 7.000.

Dopo diciotto anni, nel 2000, il sodalizio tra Oliviero Toscani e la Benetton giunge al termine e la pubblicità del marchio entra in una nuova epoca. Fabrica, il centro di comunicazione di Benetton, rileva la comunicazione del Gruppo. Le campagne pubblicitarie istituzionali sono quindi affidate al fotografo James Mollison e quelle di prodotto a David Sims.

DIVERSIFICAZIONE DEL BUSINESS

Il grande successo del brand, oltre alla moltiplicazione dei punti vendita in tutto il mondo, porta alla diversificazione degli investimenti. Il primo a comparire sotto l’ombrello societario sarà il ramo del business sportivo: il primo investimento e l’acquisizione della Toleman che permette all’azienda l’ingresso in Formula1 e la conseguente creazione del Team Benetton Formula Limited; successivamente, viene sponsorizzata la squadra di Rugby di Treviso che, nel 1983, vince il campionato e che viene acquisita dal Gruppo negli anni a seguire.  Anche il basket finirà sotto il mirino della famiglia, con l’acquisto prima della squadra trevigiana poi della Antares Vittorio Veneto. Successivamente il brand Sisley entra nella pallavolo con un proprio team.

QUOTAZIONI IN BORSA

Il 1986 è l’anno della quotazione in Borsa, prima a Milano, poi a Francoforte e New York. Di conseguenza viene portata avanti una politica di Corporate Social Responsibility che vede la nascita della Fondazione Benetton impegnata in studi e ricerche attive sul territorio mediterraneo. Seguirà la nascita della rivista Colors, fondata assieme ad Oliviero Toscani e Fabrica.

BENETTON E L’ARTE

Colors dal 1991, anno di nascita della rivista, ottiene un grandissimo successo, arrivando ad essere venduta in 40 paesi e tradotta in quattro lingue; un magazine tuttora all’attivo che grazie alla sua forte influenza si occupa di promuovere e diffondere le arti visive dei giovani talenti in tutto il mondo. Con questa manovra nel campo della creatività, Benetton si farà portabandiera anche della sperimentazione e del merito di investire sui giovani, con particolare riguardo alla promozione del Made in Italy.

CONTINUA LA DIVERSIFICAZIONE

I Benetton, nel 1993, si danno una struttura societaria più completa con la creazione della Edizione Holding, il gruppo societario che sarà a capo di tutti i business dell’azienda. A partire dagli anni Novanta difatti i Benetton, oltre all’abbigliamento e al business sportivo, entrano anche in altri settori tra cui l’immobiliare, l’agricolo, le infrastrutture e i servizi di ristorazione: nel 1995 la Edizione Holding diventa azionista maggioritaria di Autogrill S.p.a., che nel 1997 viene quotata in Borsa a Milano.

SOCIETà AUTOSTRADE 

È del 1999 l’ingresso del Gruppo Benetton in Società Autostrade: una partecipazione sicuramente strategica e di particolare rilevanza economica che tuttavia, nel 2018, subirà un duro colpo con il crollo del Ponte Morandi di Genova. Il gruppo acquista quote societarie di Olivetti e Telecom. Nel 2000 vende la F1 alla Renault per 120 milioni di dollari – ma continua ad esserne sponsor ufficiale per i successivi due anni – mentre acquista il gruppo Coin – comprensivo di 12 grandi magazzini – per un valore di 25 miliardi di lire.

PATRIMONIO IMMOBILIARE

La famiglia possiede anche un imponente patrimonio immobiliare nelle principali città italiane, europee e americane, compresi alcuni edifici di notevole valore storico. È inoltre proprietaria del 100% della Maccarese S.p.A. società agricola italiana che controlla anche l’argentina Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A., la quale possiede tenute per 900 mila ettari, con vasti allevamenti di ovini che coprono parte del fabbisogno di lana del gruppo.

CRESCE IL FATTURATO

Con un fatturato che sfiora i 9 mila miliardi di lire e negozi diretti e in franchising  in tutto il mondo, nel 1998 Benetton diventa il dodicesimo gruppo industriale italiano nella classifica di Mediobanca e una delle realtà più importanti del nostro paese nell’ambito del tessile.

Metà delle vendite deriva dalle attività tradizionali di abbigliamento e prodotti per lo sport, con i marchi Benetton, Benetton 012, Sisley, Zerotondo e Tutti i colori del mondo.

I NUOVI SETTORI

In seguito vengono aggiunte le licenze per accessori, biancheria intima e da casa, la linea mare e i cosmetici. L’altra metà del giro d’affari arriva, invece, dai settori di espansione più recente: grande distribuzione, autogrill, immobiliare, merchant banking.

i luoghi di produzione

L’attività produttiva storica del gruppo di Ponzano Veneto si svolge negli stabilimenti di Castrette – giganteschi e modernissimi capannoni disegnati dall’architetto Tobia Scarpa – in cui un migliaio di persone manovrano terminali, computer e pannelli di controllo che ricordano i grandi centri di ricerche di tecnologia avanzata.

ROBOt STORE

Benetton sperimenta il sistema logistico Robot store, che con sole 14 persone è in grado di smistare 30 mila pacchi al giorno e 10 milioni di capi al mese, posizionandoli sui camion e, secondo le destinazioni, dividendoli per paese e punto vendita.

Le fasi meno complicate della lavorazione, come la cucitura e la stiratura, sono appaltate all’esterno: un gruppo di aziende venete lavora praticamente solo per Benetton e dà lavoro a 30 mila persone.

NON SI ARRESTA L’ESPANSIONE

Benetton è il cuore di un gigantesco network produttivo che va dalla pecora argentina e dalla sua lana fino alla distribuzione nell’ultimo negozio del Terzo Mondo o della Groenlandia, dove si vendono maglioni o camicie firmati Benetton. Un network che studia il tessuto, disegna la collezione, taglia, tinge e controlla la qualità di quasi 80 milioni di capi all’anno e li distribuisce in contemporanea, cioè quasi senza magazzino, in 7 mila negozi di 120 paesi.

Continua infatti la penetrazione del mondo da parte del marchio d’abbigliamento United Colors of Benetton che, nel giro di dieci anni, potenzia ulteriormente la sua presenza geografica. Si comincia dalla Germania, secondo mercato per importanza dopo l’Italia, con nuovi negozi a Berlino, Lipsia, Colonia, Düsseldorf, Stoccarda e Hannover. Seguono numerose aperture di store in Francia e Inghilterra, ma sarà soprattutto il mercato asiatico destinatario dei maggiori investimenti. Al momento Benetton è presente nel mercato asiatico con ben 120 punti vendita.

I MEGASTORE

Debutta, ad Amburgo, nel cuore della città, il nuovo megastore su quattro piani, mentre continua lo sviluppo della rete di vendita attraverso investimenti diretti in molte città europee.

MOSCA

A settembre apre a Mosca il primo megastore, situato al 19 Tverskaya: 2000 metri quadrati disposti su tre piani. Il mese successivo, viene inaugurato il nuovo flagship store di Cardiff. In Russia, vengono inaugurati altri store a Kaliningrad, uno dei maggiori porti sul Mar Baltico; Irkutsk, Yakutsk e Bratsk, nella regione siberiana; e Khabarovsk, lungo la Transiberiana a pochi chilometri dal confine cinese

MERCATI IN CRESCITA

Tale strategia di espansione vuol portare l’azienda a crescere in tutti i mercati emergenti dei Paesi in via di sviluppo tra cui spicca anche la Cina, su cui il brand continua ad investire.

A fine 2000, il bilancio della Benetton Group S.p.A. evidenzia ricavi consolidati pari a 3.908 miliardi di lire (2,02 miliardi di euro) e un risultato netto di 471 miliardi di lire (243 milioni di euro). I mercati in crescita sono Corea, Stati Uniti e Giappone. In quest’ultimo, la strategia perseguita dal Gruppo è quella di chiudere i piccoli punti vendita e aprire nuovi megastore.

Il fatturato conseguito solo in Giappone nel 2000 è pari a circa 580 miliardi di lire. Il Gruppo veneto conta, a quel tempo, 100 megastore in tutto il mondo – con l’obiettivo di arrivare a 300 entro il 2004 – e una rete distributiva costituita da 5 mila negozi dislocati in 120 paesi. Nel 2001 il fatturato in Giappone sarà di 200 milioni di euro, in linea con i risultati del 2000.

L’INTESA CON TXT

A maggio 2001 viene formalizzata l’intesa con Txt e-solutions, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di software. L’accordo prevede la fornitura di soluzioni per rendere più efficiente la distribuzione nei megastore a livello mondiale, attraverso un controllo diretto che permetta di conoscere i cambiamenti in ogni micromercato locale e di rispondervi in tempo reale. Il programma, Txt Sc&Cm for fashion, coordina le attività di gestione dei fornitori con le esigenze della distribuzione per ottimizzarla alla domanda dei consumatori.

BOLOGNA

A settembre 2001, Bologna è la città scelta dal Gruppo per il primo megastore italiano che, grazie anche alla collaborazione di Fabrica, diventa un ambiente sperimentale focalizzato su creatività e cultura. Durante lo stesso mese, il soggetto della nuova campagna di comunicazione diviene il volontariato. L’iniziativa è realizzata con il sostegno dell’Unv, sezione volontari delle Nazioni Unite. L’investimento è pari a circa 24 miliardi di lire e copre, attraverso stampa e affissioni, 60 paesi.

Un mese dopo debutta un nuovo megastore a Milano, in corso Vercelli. A ruota, seguono aperture a Palma de Mallorca e Parigi – dove vengono avviati 2 nuovi flagship store, in Place de l’Opéra e Avenue des Champs-Elysées – e Lisbona. Benetton investe 26 milioni di euro per tre megastore in Giappone, uno a Kyoto e due a Osaka.

L’ANDAMENTO NEI PRIMI ANNI 2000

La crescita è notevole a fine 2001: Benetton infatti ha conseguito un fatturato di 2,098 miliardi di euro, un Ebitda di 398 milioni e un utile netto di 148 milioni, risultato non confrontabile con i 243 milioni del 2000, poiché quest’ultimo era stato influenzato dalle plusvalenze realizzate con la vendita del team di Formula 1. In termini omogenei, comunque, l’utile netto è diminuito del 6,5%.

2002

Secondo Forbes, nel 2002 la fortuna di Benetton vale 4,9 miliardi di dollari, corrispondenti al 62° posto nella classifica dei più ricchi del mondo.

A marzo 2002 viene perfezionato un preliminare con Viceversa edizione design, società incaricata di realizzare una linea di home collection firmata Benetton. A luglio il Gruppo emette un bond – prestito obbligazionario – triennale da 300 milioni di euro, il secondo della storia per la casa veneta. Ad ottobre Benetton debutta con due nuovi punti vendita a Venezia e Shanghai.

2003

A febbraio 2003, dopo l’apertura di stabilimenti in Croazia, Slovacchia e Ungheria, Benetton investe in Tunisia 16 milioni di dollari. Un nuovo megastore viene aperto ad Osaka, in Giappone, con un investimento di 1,5 miliardi di yen. È il decimo dall’inizio del 2001. La somma complessiva investita ammonta a 12 miliardi di yen, ovvero 90 milioni di euro.

LA CAMPAGNA FOOD FOR LIFE

Il soggetto di Food for Life, la nuova campagna di comunicazione del 2003, è il cibo inteso come simbolo di salute, emancipazione, benessere, uguaglianza. Il nuovo progetto del Gruppo per combattere la fame nel mondo è realizzato, insieme al World Food Programme, agenzia dell’Onu, con un budget di 15,7 milioni di euro.

Benetton Campagna pubblicitaria Food for Life
Benetton, campagna pubblicitaria Food For Life

IL NUOVO CEO

Luigi De Puppi, nei primi mesi del 2003, abbandona l’incarico di amministratore delegato del Gruppo Benetton; ad aprile quindi viene sostituito da Silvano Cassano. Il nuovo CEO subentra in un momento storico delicato per il marchio: l’improvvisa diversificazione, iniziata nel ’97, nel business degli accessori sportivi giunge al termine.

BENETTON CEDE LE LINEE SPORT

A marzo infatti era stato siglato il preliminare con la Prime Newco, società del gruppo Tecnica, per la cessione di Rollerblade. Il controvalore è di 20 milioni di euro. Poco più tardi, Benetton vende Prince – marchio di racchette da tennis – ed Ektelon – marchio di attrezzature e accessori per il badminton – al fondo di private equity statunitense Lincolnshire. Il controvalore è di 36,5 milioni di euro. L’accordo completa l’uscita dei Benetton dal business dell’accessorio sportivo e disegna la nuova architettura strategica del Gruppo, un ritorno al core business, l’abbigliamento.

la situazione si stabilizza

Il Gruppo Benetton è presente in 120 paesi, con i marchi United Colors of Benetton, Sisley, The Hip Site, Playlife e Killer Loop. Produce oltre 100 milioni di capi d’abbigliamento ogni anno, il 90% dei quali fabbricati in Europa. La rete distributiva è costituita da 5000 punti vendita.

Complessivamente Edizione Holding ha un giro d’affari di 7 miliardi di euro e impiega 50 mila dipendenti. Negli ultimi 8 anni i fratelli Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton hanno assemblato, pezzo dopo pezzo, sotto l’ombrello di Edizione Holding, un gruppo che, partito dal tessile, è ormai diventato una conglomerata. Infatti nel 1994, il tessile costituiva il 100% del fatturato; nel 2003 il comparto tessile pesavano per il 30% sul totale.

NUOVE APERTURE

Continua così lo sviluppo dei punti vendita. In Russia, il gruppo programma per l’anno in corso prevede 22 nuove aperture, mentre nel 2004 avrebbero debuttato altri dieci store. L’obiettivo era infatti di raggiungere quota cento negozi entro la fine del 2004.

A settembre 2003 la società inaugura diversi megastore ad Hong Kong, che propongono i marchi United Colors of Benetton, Sisley, Playlife e Killer Loop. Inoltre, a Birmingham porta i marchi United Colors of Benetton, Sisley e The Hip Site.

A Parigi, cinque piani all’interno di un edificio storico della seconda metà dell’800, vendono United Colors of Benetton e Sisley. L’espansione del gruppo in Germania continua con l’apertura di un megastore a Berlino, su tre piani, che appunto offre le intere collezioni United Colors of Benetton e Sisley.

IL NUOVO DIRETTORE ARTISTICO

Joel Berg viene nominato nuovo direttore artistico di United Colors of Benetton, nell’ottobre del 2003. Già Art Director di grandi brand quali Calvin Klein e H&M, diventa ora responsabile dell’immagine del marchio, della pubblicità e della presentazione della Collezione.

A fine anno, Benetton presenta la nuova strategia per il periodo 2004-2007: le vendite sarebbero dovute aumentare del 25% e il margine operativo lordo del 40%. Per raggiungere tali risultati senza una guerra di prezzi, la qualità del prodotto sarebbe dovuta migliorare. La strategia si basava su una solida rete di distribuzione e sul know-how di produzione. Invece il 2003 si chiude con un fatturato consolidato in calo di circa il 10% rispetto al 2002: 1,885 miliardi di euro con un utile netto di 108 milioni di euro e una posizione finanziaria netta di 368 milioni di euro.

A giugno 2004 si conta il quindicesimo anno dalla quotazione di Benetton nella Borsa di New York. La presenza del gruppo su Internet è raddoppiata, con i siti web www.benetton.com e www.benettongroup.com. Il primo è un sito web incentrato sui consumatori, mentre il secondo offre informazioni finanziarie e notizie sull’attività di comunicazione del Gruppo. A dicembre 2004, viene aperto un nuovo negozio a St. Moritz, in posizione centrale: due piani offrono l’intera collezione United Colors of Benetton.

il fatturato

Anno difficile il 2004 che segna un’ulteriore perdita del 10% rispetto all’anno precedente. Il fatturato consolidato è di 1,668 miliardi di euro, di cui 1,504 di euro prodotti dalla divisione casual. Il margine operativo lordo è di 757 milioni di euro, l’utile netto di 123 milioni di euro e gli utili non distribuiti di 431 milioni.

40° ANNIVERSARIO

Per il 40° anniversario, Benetton propone per la prima volta una sfilata della collezione autunno/inverno di capi vecchi e nuovi per raccontare una storia imprenditoriale di grandissimo successo, valida rappresentante della creatività Made in Italy nel mondo. L’evento si è tenuto il 10 ottobre 2006 al Centre Pompidou di Parigi.

Contestualmente viene inaugurata una mostra della durata di un mese dal titolo Les Yeux Ouverts, finanziata da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione, e dal World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite.

Movimenti societari

Ad aprile 2005, Benetton firma un accordo di joint venture con il Gruppo Boyner – una società turca di commercio al dettaglio che vende principalmente prodotti tessili – con l’obiettivo di rafforzare i marchi Benetton in Turchia.

Viene poi firmato, a maggio, un accordo di licenza con Selective beauty per lo sviluppo e la distribuzione a livello mondiale dei profumi Benetton. A giugno, il gruppo assicura, con un pool di 10 banche, una linea di credito per 500 milioni, la cui restituzione è prevista per il 2010. Nello stesso mese, viene firmato un accordo di licenza a livello mondiale con Zorlu Holding per la produzione e la distribuzione della Collezione Sisley Home.

BILANCIO IN PERDITA

Gli anni a seguire vedono una lenta e costante decrescita del settore tessile nonostante il fatturato rimanga generalmente stabile, grazie alla crescita positiva di altri settori controllati da Edizione Holding, quali quello delle infrastrutture e della ristorazione.

EVENTI E CAMPAGNE

AFRIKA WORKS

Nel febbraio 2008 Benetton lancia una nuova campagna di comunicazione globale, l’Africa Works, a favore del microcredito in Senegal per sostenere ed aiutare i lavoratori africani con piccoli finanziamenti dedicati, in collaborazione con il cantante senegalese Youssou N’Dour.

OPENING SOON…

OPENING SOON … è una mostra che Benetton presenta alla Triennale di Milano tra il 27 gennaio e il 15 febbraio 2009. L’esposizione è dedicata al futuro dello spazio retail della moda, in collaborazione con POLI.design e con il contributo del gruppo di design Fabrica. Il tema centrale della mostra OPENING SOON… è l’evoluzione presente e futura dello spazio retail, un’area in cui Benetton è protagonista mondiale sin dal debutto degli anni ’60.

Benetton Opening Soon
Opening Soon… alla triennale di Milano

“Questa mostra – spiega Alessandro Benetton, vicepresidente esecutivo del Gruppo – è il punto di partenza per la ricerca che dà ancora una volta voce alle idee, alla creatività e al talento dei giovani. Siamo appunto convinti che sostenere questo tipo di ricerca e di merito sia una risposta necessaria all’attuale crisi economica, per essere pronti a cogliere il momento della ripresa non appena arriverà. Per Benetton, il design è l’essenza del gruppo, la sintesi del prodotto e della cultura aziendale, uno specchio per i valori del marchio e una forma decisiva di comunicazione con il mondo “.

Alessandro Benetton, Tina Brown, Arne e Marc Glimcher hanno celebrato l’apertura della Biennale d’Arte di Venezia con l’evento Cocktail in Venice.

It’s My Time

Il Gruppo Benetton, nel febbraio del 2010, lancia il concorso mondiale di casting: IT’S MY TIME. In 36 giorni si sono iscritti oltre 65.000 giovani da 217 paesi diversi; il sito ha visto 4 milioni di visitatori e circa 60 sono stati i milioni di pagine visualizzate.

Il casting online si è chiuso con 20 vincitori, che sono volati a New York e hanno collaborato con il fotografo Josh Olins per la campagna pubblicitaria mondiale autunno-inverno 2010/2011. Questo evento ha avuto risonanza mondiale grazie al progetto ben congegnato e interamente sviluppato sui social, dove migliaia di ragazzi hanno condiviso, discusso e affrontato tematiche di ogni genere.

Benetton It's My Time
It’s My Time

NUOVI ASSETTI MANAGERIALI

Il 22 aprile 2010, il gruppo Benetton nomina i nuovi direttori con poteri esecutivi: Biagio Chiarolanza e Franco Furnò. Al primo vengono affidate le funzioni di Amministrazione, Finanza e Controllo; al secondo  le aree Commerciale, Prodotto e Risorse Umane. Un anno dopo, You Nguyen, viene nominato United Chief of Benetton, Chief Merchandising Officer e Creative Director di United Colors of Benetton.

LANA sutra

Il 6 settembre 2011 Benetton apre le porte a Lana Sutra, un triplo evento simultaneo nei concept store di Istanbul, Milano e Monaco – e sui canali web – per presentare 15 installazioni d’arte di Erik Ravelo, artista cubano di Fabrica. Le opere d’arte, attraverso fili di lana colorati – simbolo del legame che unisce l’intera umanità – raccontano l’emozione della passione e il desiderio di uguaglianza. Benetton lancia la collezione autunno/inverno 2011 sotto il segno dell’arte.

LA FONDAZIONE UNHATE

Benetton Unhate Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano
Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano

Con una campagna di comunicazione mondiale, la Fondazione Unhate nasce nel novembre 2011. Fortemente voluta dal Gruppo, si misura con nuove strategie di responsabilità sociale delle imprese. L’obiettivo è quello di contribuire a combattere la cultura dell’odio, in linea con i valori Benetton, sostenendo, con una call to action globale, la comunicazione tra popoli e culture diverse. Molte delle immagini hanno ritratto i leader mondiali stretti in un bacio, coinvolgendo anche Organizzazioni Internazionali, ONG e le nuove generazioni. Molto controversa, nel 2012 ha vinto infatti il Festival di Cannes.

Nello stesso anno il Gruppo Benetton esce dalla Borsa di Milano.

LA COLLEZIONE COLOR

Benetton Campagna pubblicitaria Color
Campagna pubblicitaria Color

Nel 2013 l’azienda lancia un’incredibile campagna pubblicitaria, poi divenuta iconica, per celebrare l’imminente lancio della collezione primavera/estate 2013: Color. Nove sono le celebrità che vi hanno partecipato, tra cui Charlotte Free, lo chef Matias Perdomo, l’attore Dudley O’Shaughnessy e Hanaa ben Abdesslem. Ogni figura rappresenta ed è vestita di un colore diverso: rosso, viola, rosa, arancione, giallo, verde, blu, nero e bianco. Ciascun colore riflette perciò personalità e umore, con il messaggio: “Essere naturali e liberi”.

GREENPEACE

Lo stesso anno, il Gruppo Benetton si è unito a Greenpeace per contribuire ad eliminare, entro il 2020, le emissioni di sostanze chimiche pericolose della catena di approvvigionamento e di produzione.

Un brutto episodio coinvolge nell’aprile dello stesso anno il Gruppo Benetton: a Dacca, in Bangladesh, crolla il Rana Plaza, un palazzo di otto piani in cui centinaia di operai producevano capi d’abbigliamento per multinazionali – tra cui Benetton – lavorando in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza. Le vittime sono state centinaia.

ON CANVAS

Benetton On Canvas, Mosca
On Canvas, Mosca

Nel 2014 il Gruppo lancia On Canvas, un nuovo concept store che rende il prodotto vero protagonista. Prime location sono state Milano, Mosca e Berlino: la struttura è innovativa, accogliente, funzionale e dinamica. La naturale evoluzione del negozio Benetton, concepito come incontro tra la sua storia e la sua modernità, tra qualità e cura del cliente, protagonista centrale per ottenere del design autentico, tra esperienza tecnologica ed emotiva.

Concept è il telaio, struttura leggera, semplice ma solida e quasi invisibile, grazie a cui vengono create stagioni, collezioni, colori e materiali. Il telaio infatti, simbolo di tradizione e artigianalità, diventa anche simbolo di innovazione e trasformazione del negozio.

IL NUOVO CDA

Sempre nel corso del 2014, il Gruppo Benetton modifica il Consiglio di Amministrazione: Gianni Mion viene nominato Presidente non esecutivo e Marco Airoldi Amministratore Delegato e Direttore Generale.

BENETTON PER WOMEN EMPOWERMENT

LA CAMPAGNA

Il 25 novembre 2014 Benetton aggiunge un altro importante tassello allo storico impegno nel sociale. Il gruppo rende pubblica la campagna New United Colors of Benetton a sostegno di UN Women, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

gli obiettivi

L’obiettivo della campagna di United Colors of Benetton, ideata da Fabrica, consiste nel promuovere la consapevolezza internazionale della necessità di azioni concrete per sostenere le donne, di sponsorizzare programmi di prevenzione e di promuovere un’educazione basata sul rispetto delle differenze e sulle pari opportunità.

Benetton per Women Empowerment
Benetton per Women Empowerment

BENETTON WOMEN EMPOWERMENT PROGRAM

Nel 2015 Benetton presenta quindi il Benetton Women Empowerment Program (WE), un’iniziativa a lungo termine per sostenere i diritti delle donne in tutto il mondo. Il programma WE è un programma di sostenibilità a lungo termine del Gruppo Benetton volto a sostenere l’empowerment delle donne in tutto il mondo.

Per raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza di genere e dell’emancipazione delle donne, il Gruppo Benetton ha identificato alcuni importanti punti chiave in conformità con l’agenda delle Nazioni Unite come mezzi adeguati per una vita dignitosa, pari opportunità e non discriminazione, accesso ad istruzione di qualità, assistenza sanitaria, lotta alla violenza contro le donne.

SITUAZIONE ATTUALE

Nel corso degli ultimi anni il settore tessile è andato rapidamente e costantemente in perdita, dimezzando il fatturato. Ma il fatturato di Edizione Holding rimane positivo. Il mantenimento della redditività positiva deriva infatti dalle attività autostradali, aeroportuali e immobiliari che sono diventate la gran parte degli utili del gruppo.

A marzo, Benetton torna alla ribalta nello sport: dopo aver ceduto anni prima le linee sport di badminton e tennis, ora torna con una linea Sport Collection, realizzata con fibre naturali e finissage tecnici.

LA CAMPAGNA CLOTHE FOR HUMANS

Dal 2016 Benetton ha iniziato a cambiare la sua brand identity attraverso una nuova piattaforma creativa, Clothe for Humans. Questa campagna mira a celebrare “la bellezza dei momenti e delle emozioni quotidiane” e per l’occasione, tra le tante iniziative, è stato lanciato un megalog -un ibrido tra blog e rivista – distribuito negli store. Nel frattempo la società si sta muovendo dallo shockvertisingpubblicità shock – al never shocking – mai scioccante-; tuttavia si merita un posto come una delle società con le campagne pubblicitarie più efficaci di sempre.

INVESTIMENTI E COLLABORAZIONI

In questo stesso anno, la Edizione Holding ha ripreso ad investire. Hermès e Victoria’s Secret i due focus su cui il gruppo veneto ha deciso di puntare: 72 milioni investiti nel lussuoso marchio francese e 34 milioni nel gruppo americano, produttore di lingerie. A settembre, il gruppo Benetton annuncia la collaborazione con la stilista Stella Jean per una capsule collection esclusiva. Il 2016 si chiude con un una perdita di 81 milioni di euro.

Nei primi mesi del 2017, Marco Airoldi annuncia le dimissioni dal suo ruolo di Amministratore Delegato. Tommaso Brusò sarà il nuovo Chief Operating Officier, mentre all’attuale presidente Francesco Gori verranno aumentati i poteri.

A settembre, Benetton firma un contratto di licenza con Mondottica International per la progettazione, produzione e distribuzione di occhiali a marchio United Colors of Benetton.

UNITED BY HALF

Nel 2017, per celebrare la Giornata internazionale della donna, 017 Benetton ha lanciato la nuova campagna United by Half , per incoraggiare le donne di tutto il mondo a unirsi e lottare per l’uguaglianza di genere. La campagna, introdotta in India, ha raggiunto risultati incredibili; il video conta più di 7,7 milioni di visualizzazioni su YouTube.

I SeE COLORS EVERYWHERE, LA MOSTRA

Benetton I See Colors Everywhere, Trienniale di Milano, 2017
I See Colors Everywhere, Triennale di Milano, 2017

A settembre 2017 Benetton ha presentato alla Triennale di Milano I See Colors Everywhere, mostra aperta fino ad ottobre 2017, sul tema del colore, curata dallo stesso centro di ricerca sulle arti e la comunicazione del Gruppo.

IL RITORNO DI TOSCANI

Da dicembre del 2017, dopo 15 anni di distanza, Oliviero Toscani torna a firmare le campagne pubblicitarie per Benetton. Il sodalizio artistico aveva prodotto, in passato, tra le campagne pubblicitarie più iconiche e rivoluzionarie di sempre, ancora oggi argomento di studi.

La prima campagna che porta la firma di Toscani è della primavera/estate 2018 ed è un tributo ai colori, simbolo storico di Benetton, realizzato con un mix di fiori, stampe variegate ed etnie diverse.

Nonostante le numerose iniziative, il 2017 si chiude con perdite record di 181 milioni di euro.

2018

A causa della situazione di grande sofferenza del settore tessile, Luciano Benetton decide di tornare alla ribalta e riprendere in mano le redini della situazione, dando vita alla Benetton Srl, che avrebbe gestito e rilanciato il nucleo originario del Gruppo.

A luglio di questo stesso anno, a causa di una grave malattia, viene a mancare Carlo Benetton, il più giovane tra i fratelli. A lui era affidata la gestione della Tenuta Maccarese e degli sconfinati possedimenti in Argentina.

Un tragico incidente di risonanza nazionale vede il Gruppo Benetton al centro del mirino, in quanto comproprietario della società Autostrade per l’Italia. Martedì 14 agosto 2018, il Viadotto di Polcevera – meglio conosciuto come Ponte Morandi, dal nome del progettista – snodo fondamentale per la viabilità della città di Genova, crolla alle ore 11:36, provocando morti, feriti e ingenti danni alla città.

Il 23 ottobre, pochi mesi dopo il fratello, perde la vita Gilberto Benetton, dopo una breve malattia. A lui era affidata la gestione economica dell’intero gruppo imprenditoriale, in quanto vicepresidente della Edizione Holding, di cui aveva fortemente diversificato le attività.

BENETTON SFILA A MILANO

Per la collezione maschile e femminile autunno/inverno 2019, Benetton sfila per la prima volta alla Milano Moda Donna, durante la giornata inaugurale dell’evento. L’evento rappresenta anche il debutto ufficiale di Jean-Charles de Castelbajac, il nuovo direttore creativo del marchio veneto.

BROOKS BROTHERS

Azienda fondata nel 1818 da Henry Sands Brooks, primo commerciante di tessuti che, negli Stati Uniti, creò il look “preppy”.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Brooks Brothers
  3. Lo sviluppo del brand
  4. Il Grande Gatsby
  5. Direttori creativi
  6. Beneficenza
  7. Situazione attuale

LE ORIGINI

Brooks Brothers è un’azienda americana fondata a New York nel 1818 da Henry Sands Brooks con il nome H. & D. H. Brooks & Co. Il brand inizia la sua storia durante la Guerra Civile, realizzando le uniformi per le truppe dello Stato di New York. Nel corso degli anni l’azienda ha mantenuto sempre sia le attività di vendita al dettaglio, sia quelle produttive.

Brooks Brothers Prima sede produttiva
Prima sede produttiva

Nel 1845 Brooks Brothers diventa pioniera nel campo del prêt-à-porter maschile e, successivamente, anche femminile; gli abiti su misura confezionati a mano hanno vestito molte personalità dell’epoca come Abraham Lincoln, che addirittura indossa un cappotto Brooks Brothers la famosa sera in cui viene assassinato.

Brooks Brothers porta alla ribalta dell’eleganza maschile americana la cravatta a foulard, l’Harris Tweed importato dalla Scozia, i maglioni di shetland e le giacche polo con bottoni di madreperla e la cintura alta e le calze Argyle. Introduce, nel 1896, anche le camicie botton down, ispirate all’abbigliamento dei giocatori di polo in Inghilterra. Questi prodotti ben presto diventano icone e rimangono best-seller per molti anni. Quando nel 1945 vengono importate le cravatte stile British club, Brooks Brothers ha la geniale idea di invertire la direzione delle bande diagonali tipiche di questo tipo di cravatte, creando un nuovo stile, tutto americano. L’azienda apre il suo primo reparto donna nel ’49: da lì in poi si dedica anche all’abbigliamento bambino e agli accessori.

LO STILE BROOKS BROTHERS

Brooks Brothers Lo stile Brooks Brothers
Lo stile Brooks Brothers

Brooks Brothers è il brand di abbigliamento maschile più antico d’America: ha letteralmente definito il concetto di eleganza per l’uomo statunitense e, in seguito, anche per la donna. Anche oggi, dopo quasi due secoli, Brooks Brothers fa sentire ben forte la sua voce. Ad oggi Brooks Brothers è celebre per aver introdotto il prêt-à-porter uomo su misura. La vera rivoluzione è stata, però, la già citata camicia botton-down. Al 1850 risale il disegno del logo con il vello d’oro, rimasto sino ad oggi.

Brooks Brothers Kennedy indossa un abito Brooks Brothers
Kennedy indossa un abito Brooks Brothers

Nel corso degli anni la compagnia ha vestito celebrità come il Presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy e l’istrionico attore Clark Gable. Il brand è stato identificato, a metà del XX secolo, con lo stile conservatore della costa orientale, noto come “preppy” o “Ivy League”.

LO SVILUPPO DEL BRAND

Nel 2001 Claudio Del Vecchio, Presidente e proprietario della Retail Brand Alliance, paga a Marks & Spencer 225 milioni di dollari per il brand e per l’acquisizione di 242 negozi Brooks Brothers. Nel 2003 il brand, tra gli altri, ha anche 160 negozi negli Stati Uniti e 67 in Giappone. Il fatturato annuo supera i 600 milioni di dollari; 5 milioni sono le camicie prodotte ogni anno. In aprile, il brand conclude una collaborazione biennale con Diego Della Valle, proprietario di Tod’s.

Brooks Brothers Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002
Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002

Nel 2004 il brand presenta un CD-ROM in edizione speciale, creato in esclusiva per Brooks Brothers dalla Lincoln Center Jazz Orchestra con il trombettista Wynton. La società aveva sponsorizzato “Jazz at Lincoln Center” dal 2001: tutti gli artisti indossavano abiti Brooks Brothers. Il CD The Lincoln Center Jazz Orchestra with Wynton Marsalis Plays the Music of Duke Ellington” (La Lincoln Center Jazz Orchestra con Wynton Marsalis suona la musica di Duke Ellington) viene messo in vendita in alcuni retail store Brooks Brothers selezionati e sul sito ufficiale.

un’eleganza rilassata

La forza del brand è sempre stata l’eleganza “rilassata” nella più classica tradizione americana: il look sportivo ma sofisticato ha permesso di rimanere fedele all’idea originaria di chic accessibile. Per la stagione autunno/inverno 2007-2008, il brand lancia la linea Black Fleece, vero e proprio manifesto dell’evoluzione del costume americano: distribuita da una rete di negozi monomarca, la collezione è nata dalla mano dello stilista americano Thom Browne.

Brooks Brothers Linea Black Fleece
Linea Black Fleece

Nel 2009, l’azienda entra nel mercato canadese con nuovi negozi a Vancouver e a Toronto. Nel frattempo, il brand apre anche il suo primo negozio in Messico, a Guadalajara. Il target dell’azienda si sta trasformando, includendo un pubblico più giovane e giovanile: Brooks Brothers decide di rivolgersi alle nuove generazioni, proponendo una collezione di abbigliamento sportivo ed una, prodotta sotto licenza, pensata per le biblioteche scolastiche, con tanto di logo.

IL GRANDE GATSBY

Brooks Brothers Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers
Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers

Brooks Brothers e Prada disegnano i costumi di scena per l’applauditissimo film Il Grande Gatsby del 2013: il lungometraggio, che rappresenta le icone dello stile americano anni Venti, ha avuto molta influenza nel mondo della moda. Brooks Brothers ha prodotto 1.700 pezzi per il film: la maggior parte per i personaggi maschili, tra cui quelli per il protagonista Jay Gatsby, interpretato da Leonardo DiCaprio. Dopo l’enorme successo de Il Grande Gatsby, la maison americana prende la decisione di presentare una collezione limitata che includa il papillon nero a bordo bianco indossato da Leonardo DiCaprio nella locandina ufficiale del film.

DIRETTORI CREATIVI

Brooks Brothers Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013
Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013

Nel 2014 Zac Posen viene nominato nuovo direttore creativo di abbigliamento donna e accessori: noto per il suo amore per l’artigianale, Posen adotta uno stile sempre vivace che ben si adatta all’identità del brand, donandogli un tocco più femminile.

Nel 2015, dopo 8 anni di collaborazione, Thom Browne decide di abbandonare il brand per concentrarsi sulla propria etichetta: la Black Fleece Fall 2015 è stata la sua ultima collezione.

BENEFICENZA

La responsabilità sociale e l’attività benefica sono sempre state argomento di interesse per la griffe: dal 2005 ha raccolto circa 14,5 milioni di dollari da destinare all’ospedale pediatrico St. Jude, occupato nella ricerca contro il cancro e altre malattie gravi. Nel 2016 Brooks Brothers dona allo stesso centro il 10% delle vendite. Si impegna inoltre nel promettere 20 milioni di dollari per la realizzazione del Brooks Brothers Computational Center, da annettere al St. Jude Children’s Research Hospital.

SITUAZIONE ATTUALE

Brooks Brothers Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia
Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia

Il brand nel 2017 ha scelto di collaborare con l’Instagram influencer Mike Mellia: Mellia aveva pubblicato sul suo profilo una serie di video in loop che, divenuti virali, avevano attirato l’attenzione di molti fashion brand, tra cui anche Brooks Brothers. L’azienda, insieme a Mike, ha costruito una nuova campagna pubblicitaria basata proprio sui video in loop dell’influencer: nella pubblicità gli oggetti si muovevano intorno a lui, completamente immobile.

Lo stesso anno, l’azienda è stata accusata di violazione della privacy: diversi clienti hanno visto divenire pubbliche le loro informazioni, a causa di alcuni errori o leggerezze dell’azienda.

Nel 2018 festeggia i 200 anni di attività: per celebrare il traguardo, la società ha pianificato una serie di eventi e attività in tutto il mondo per tutto l’anno. Secondo Brooks Brothers, a gennaio, il marchio collaborerà con Pitti Immagine Uomo 93 per presentare lo stile originario del marchio con una retrospettiva resa possibile dagli storici archivi aziendali.

Attualmente, possiede oltre 280 negozi negli Stati Uniti e 700 negozi in 45 altri paesi.

BYBLOS

Il Marchio Italaiano Byblos nasce nel 1973 su iniziativa di Arnaldo Girombelli e di suo fratello Sergio: ecco la storia del brand.

Marchio italiano nato nel 1973 su iniziativa di Arnaldo Girombelli (fondatore della Genny Holding) e di suo fratello Sergio.

I PRIMI ANNI

Per i primi anni di vita lo stile giovane e fresco del marchio è legato al genio visionario di un allora ventenne Gianni Versace, che lavora come direttore creativo dal 1977 al 1979.

A succedergli è il designer francese Guy paulin (1979-1982). Poi è la volta del due inglese composto da Keith Varty e Alan Cleaver, che disegnano le collezioni dall’83 al ’96. Questo è il periodo d’oro di Byblos che diventa un marchio riconosciuto internazionalmente. Esso rappresenta molto bene la capacità tutta italiana di addomesticare la creatività per creare progetti diretti al mercato.

Nel 1997 è chiamato alla direzione artistica l’americano Richard Tyler. A lui segue, poi, il giovane (con tanto di laurea alla Harvard University) John Bartlett, che resta direttore creativo fino al 2002. Questo è l’anno in cui la Swinger International S.p.A. acquisisce il marchio producendone così tutte le collezioni, sia donna che uomo. L’ azienda è veronese e specializzata nella progettazione, produzione e distribuzione di capi e accessori di abbigliamento d’alta gamma.

Nel 2003 il team creativo è formato da un terzetto di designer che hanno alle spalle collaborazioni con grandi nomi del prete-à-porter italiano. Tra queste citiamo Stefano Citron (ex Krizia e Mila Schoen), Federico Piaggi (ex Max Mara, Sportmax, Trussardi, Valentino, Mila Schoen) e Greg Myler (ex Erreuno, Krizia, Mila Schoen).

LA SITUAZIONE ATTUALE

Oggi direttore creativo della Maison è Manuel Facchini. Classe 1973, il suo mantra è uno sperimentalismo che non conosce limiti, se non quelli dettati dalle esigenze della produzione industriale.

La vocazione a sviluppare uno stile che si evolva sui binari dell’innovazione continua di forme e concetti, Manuel l’ha affinata e potenziata nella sua città del cuore, Londra, dove ha scoperto un mondo che prima gli era sconosciuto.

“Mentre frequentavo la Central Saint Martins School ho avuto modo di misurarmi con una dimensione di creatività pura che mi ha aperto nuovi orizzonti, non solo nell’ambito della comunità dei giovani stilisti della scuola, ma anche osservando le abitudini della gente per strada, il modo originale di esprimersi e di vestirsi; tante attitudini differenti che lasciano, ognuna a suo modo, il segno”.

Nel 2009 nasce il magazine online firmato Byblos. Esso include  approfondimenti e curiosità sul contemporaneo, che spaziano dalla moda al design, dall’arte all’high tech e al lifestyle, il tutto filtrato attraverso il punto di vista del direttore creativo della maison.

Altra importante declinazione del gusto Byblos, che sottolinea il forte legame tra il marchio e l’arte è senz’altro l’hotel a cinque stelle che ha sede a Varese, nell’incantevole struttura di Villa Amistà, il Byblos Art Hotel. Una sontuosa dimora padronale dei primi del Cinquecento, concepita, oltre che hotel, come una mostra permanente di arte contemporanea, che raccoglie al suo interno le opere di artisti provenienti da ogni parte del mondo.

LO STILE

Uno degli aspetti fondamentali dello stile Byblos, così come reinventato da Facchini, è l’enfasi sulla plasticità voluttuosa delle forme e sulla consistenza scultorea e avvolgente dei volumi, che forgiano silhouette up-to-date con un piglio sensuale e futurista.

Byblos abbraccia un glam barocco che sottolinea influssi cinematografici e iconografici. C’è, inoltre, una notevole ricerca nel rapporto fra corpo e abito che, prendendo vita dall’elaborazione della maglieria, si declina gradatamente in tessuti solidi ma senza peso, come il faille, il mikado e l’organza doppia.

L’identità delle collezioni che portano il segno di Manuel Facchini è definita essenzialmente da una visione sincretica della realtà:

“Nella mia mente si sommano e si contrappongono concetti apparentemente inconciliabili, che poi, raggiungendo una sintesi finale, diventano l’humus del progetto stilistico. Per esempio l’arte di Damien Hirst che fissa, sublimandolo, l’attimo che separa la vita dalla morte, assemblata con il rock style anni Settanta. Oppure l’estetica rigorista e suggestiva dei costumi dei samurai che si combina con lo spirito plastico delle opere di Santiago Calatrava.”.

BURBERRY

Luxury brand londinese, famoso nel mondo della moda per i suoi impermeabili, trench e capispalla, ma anche per i numerosi accessori, profumi, occhiali da sole e cosmetici.

Indice:

  1. Le origini: Thomas Burberry
  2. L’iconico impermeabile
  3. La gabardine
  4. Il trench
  5. Il Royal Warrant 
  6. Il nuovo millennio
  7. Christopher Bailey
  8. Il rilancio di “Thomas Burberry”
  9. Nuovo CEO: Angela Ahrendts
  10. Burberry Prorsum
  11. Bailey: da Art director a CEO
  12. Gli ultimi anni
  13. L’impegno sociale

LE ORIGINI: THOMAS BURBERRY

Thomas Burberry, classe 1835, inizia la sua carriera come apprendista, al fianco di un commerciante di tessuti. Nel 1856, a soli 21 anni, fonda Burberry, con l’apertura della T. B. & Sons, il suo primo negozio di stoffe a Basingstoke, nell’Hamptonshire. Si concentra principalmente sull’abbigliamento outdoor, con l’idea di progettare capi d’abbigliamento adatti a proteggere dalle condizioni climatiche inglesi.

L’ICONICO IMPERMEABILE

Come per il giaccone Barbour, anche Burberry rappresenta uno di quei casi di identificazione assoluta di un brand con un prodotto. Infatti oggi, nell’immaginario collettivo, si associa Burberry all’impermeabile-soprabito color beige con la fodera in tartan nera e rossa, con o senza cintura in vita.

Burberry Thomas Burberry
Thomas Burberry

LA GABARDINE

Mame Fashion Dictionary: Tessuto Gabardine
Tessuto Gabardine

Assieme al proprietario di una fabbrica di cotone, Thomas Burberry inventa il tessuto gabardine, reso traspirante e impermeabile una prima volta allo stato di filato, e una seconda volta già tessuto a trama fitta. La stoffa verrà brevettata nel 1888.

Il soprabito-impermeabile dalla linea ampia, in stoffa di cotone gabardine, rivoluziona il mondo degli impermeabili, fino a quel momento capi d’abbigliamento molto scomodi e rigidi da indossare. Nel 1891 l’azienda si trasferisce per la prima volta a Londra, al numero 30 di Haymarket.

A confermare la validità del nuovo tessuto e del capo d’abbigliamento, l’esploratore norvegese, il dottor Fridtjof Nansen – zoologo e vincitore del Premio Nobel per la pace – indossa la Gabardine Burberry proprio in una delle sue missioni nel Circolo Polare Artico.

IL TRENCH

Nel 1901 il Ministero della Guerra commissiona a Thomas Burberry un modello di Trench adatto agli impieghi militari: sarà la sua fortuna. La nuova uniforme dà una nuova fisionomia al modello. In quello stesso anno l’azienda indice un concorso pubblico per il nuovo logo: da qui nasce il marchio del cavaliere a cavallo, ispirato alle armature dei soldati del XIII e XIV secolo.

Anche il trench-coat Burberry, allo scoppio della prima guerra mondiale, diventa il trench dei British Royal Flying Corps. Il cappotto Tielocken viene brevettato nel 1912.

Burberry Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry
Un Ufficiale Britannico indossa il trench Burberry

LA STRUTTURA

Il capo aveva spalline, una cintura in vita fornita di anelli per appenderci quel che poteva essere necessario in trincea, cinghie e cinghiette per farne una sorta di scafandro contro l’acqua e il freddo, raddoppi di tessuto nelle parti più esposte alla pioggia e innumerevoli tasche.

GLI ESPLORATORI

Nel primo decennio del 1900 Burberry veste ormai diversi esploratori polari: nel 1911 Roald Amundsen, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud, indossa un cappotto Burberry così come Sir Ernest Shackleton, famoso esploratore, indosserà il Burberry gabardine per tre spedizioni all’inizio del XX secolo.

Nel frattempo, nel 1913 a Londra apre una nuova sede dell’azienda e il Tartan, un particolare motivo a quadri tipico delle fodere interne di questi innovativi cappotti inglesi, diventa marchio registrato.

Pubblicità Burberry
Pubblicità Burberry

UNA CLIENTELA BORGHESE

A partire dal 1920, dopo aver affrontato quella terribile Grande Guerra, Burberry si propone ad una clientela di classe media, borghese, e riscuote subito un gran successo; un successo che continua sino ad oggi, senza cedimenti, nonostante le decine e decine di imitazioni.

L’AVIAZIONE

Burberry Clouston e Betty Kirby
Clouston e Betty Kirby

Nel 1937 Burberry disegna i capi per A.E. Clouston e Betty Kirby-Green, che definiscono il nuovo record mondiale per il volo più veloce da Londra a Città del Capo. Il volo avviene su “The Burberry”, aereo sponsorizzato dal brand.

IL ROYAL WARRANT

Nel 1955 la famiglia decide di vendere la società alla Great Universal Store: fino a quel momento era rimasta un’azienda a conduzione familiare, ma l’acquisizione da parte della nuova società fa decadere il brand.

A quel tempo Burberry è così parte integrante della cultura britannica, che la Regina Elisabetta II e il Principe del Galles conferiscono all’azienda il Royal Warrant of Appointment, una onorificenza assegnata ad un negozio o un’azienda per accertare che l’attività in questione abbia svolto o tuttora svolga servizi per la Corona inglese.

Burberry Motivo Burberry
Motivo Burberry

IL NUOVO MILLENNIO

Alla fine degli anni ’90, la casa di moda assume Roberto Menichetti, designer che vara una linea estremamente innovativa rispetto alla consolidata tradizione dell’azienda. Solo nei primi anni del 2000 però l’azienda, grazie al lavoro di Rosie Marie Bravo, torna a risalire la china. La manager americana infatti porta il volto della top model Kate Moss nelle campagne pubblicitarie del brand, donando così nuova linfa vitale all’azienda e alle vendite.

BOND STREET

Esattamente nel 2000, il brand apre la prima boutique in Bond Street. Burberry lancia sul mercato prodotti nuovi rispetto alla più classica proposta del marchio inglese e il mercato risponde positivamente. In America, le vendite raddoppiano: da 470 milioni a 1 miliardo di dollari. Rosie Marie Bravo viene consacrata all’immortalità.

Nel settembre dello stesso anno, Burberry presenta a Londra la collezione primavera/estate 2001 disegnata da Menichetti.

Nel laboratorio di Gubbio, dove lavora anche Ivonne, madre del designer italo-americano, i prodotti sono realizzati artigianalmente, in seta e cotone, cuciti con fili di carbonio.

CHRISTOPHER BAILEY

Nel maggio 2001, Menichetti lascia la guida artistica di Burberry e la sua posizione viene assegnata a Christopher Bailey, un giovane designer che diventa responsabile dell’immagine del marchio, delle campagne pubblicitarie, del design dei negozi e, ovviamente, della direzione artistica di tutte le sfilate.

Burberry Christopher Bailey
Christopher Bailey

A marzo del 2002, la società acquisisce una propria rete di distribuzione nel mercato coreano. A giugno, annuncia che il 2001 si è concluso con un aumento del 220% dell’utile operativo, pari a 69 milioni. A fine 2002 aprono negozi a San José, in California e il secondo a New York, dopo il restyling dei sei piani della prima boutique.

BURBERRY IN BORSA

Nel mese di luglio, il gruppo britannico Great Universal Stores (GUS), che tra i vari marchi controlla anche Burberry, decide di far quotare l’azienda in Borsa. Il prezzo delle azioni viene fissato a 230 pence (3,6 euro). Con la vendita di 22,75 milioni di azioni (il 25% della società), la quotazione del brand raggiunge i 1.150 milioni di sterline.

A fine 2002, vengono inaugurati il secondo negozio monomarca a Knightbridge e una nuova boutique a Barcellona. L’anno si conclude con un aumento delle entrate del 19%.

Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra
Negozio Burberry, Knightsbridge, Londra

IL RILANCIO DI “THOMAS BURBERRY”

Per l’autunno-inverno 2003-2004, il brand rilancia il marchio Thomas Burberry, dedicato al tempo libero e allo sport. Questa linea a prezzi contenuti ha come target i ragazzi tra i 18 e i 25 anni e si ispira alle tute da rugby e alla storia del denim. Nel giugno 2003, durante la cerimonia annuale organizzata dal Council of Fashion Designers of America (CFDA), Rose Marie Bravo di Burberry viene insignita del premio Eleanor Lambert.

NUOVO CEO: ANGELA AHRENDTS

Nel 2006, Rose Marie Bravo, amministratore delegato che ha portato la società al successo internazionale, si ritira dall’incarico. Viene sostituita da Angela Ahrendts, che proviene da Liz Claiborne, la quale diventa il nuovo CEO il primo luglio 2006. Un anno dopo, nel 2007, il brand inizia a vendere anche online.

TRADIZIONE E MODERNITÀ

Gli elementi caratteristici di Burberry rimangono nel tempo: il tweed inglese e i trench vengono infatti riproposti in modi diversi ogni anno. La ventata di novità portata dall’arrivo di Bailey come nuovo direttore creativo si concretizza nella creazione di una seconda linea: Burberry Prorsum.

BURBERRY PRORSUM

La collezione prende spunto dai trend e si rivolge a un pubblico più giovane. La tradizione e gli elementi irrinunciabili del brand – i tweed, i trench rivisitati col loro proverbiale pattern, la palette di colori – si mescolano a un’esigenza di modernizzazione e di conquista di nuove categorie di consumatori.

Lo stesso nome del marchio, Prorsum, è il motto latino di incoraggiamento – Avanti! – che il cavaliere del logo Burberry porta scritto sul vessillo. La scelta del naming vuole comunicare uno sguardo al futuro, ma senza rinunciare alla tradizione (e al core business) che ha fatto la fortuna del brand.

UNA VENTATA DI GLAMOUR

Christopher Bailey infatti non solo rivisita forme e volumi, colori e materiali, ma porta al marchio quella ventata di glamour irrinunciabile per la visibilità. Oltre al coinvolgimento di star del cinema, della musica e della moda, anche le campagne pubblicitarie si fanno moderne e competitive.

Nel 2008 nasce Burberry Foundation, un ente benefico indipendente.

NUOVE PROPOSTE

In questi anni, sotto la guida brillante di Bailey, il brand si lancia in settori del mercato inesplorati, dai profumi per donna e uomo agli accessori di ogni tipo. Inoltre Burberry propone una linea di denim per donna e uomo nella collezione primavera/estate 2009 – la cui sfilata si è trasferita da Milano a Londra – e annuncia di voler realizzare una linea di intimo.

La ritrovata vivacità porta il brand anche ad un ampliamento delle sue catene di boutique nel mondo, al restyling dei negozi e ad una nuova attenzione per i linguaggi della promozione, come la vendita online dei suoi prodotti.

BAILEY: DA ART DIRECTOR A CEO

Nel novembre 2009, Christopher Bailey viene messo a capo del dipartimento creativo. Negli anni seguenti, Ahrendts e Bailey trasformano con successo l’azienda, rimuovendo l’iconico motivo tartan del brand da quasi il 10% dei nuovi prodotti.

Nel 2010 Burberry è il primo brand a proporre il Live Streaming delle sfilate e ad aderire alla Ethical Trading Initiative, un’associazione di organizzazioni, marchi, distributori e sindacati che si impegna per migliorare le condizioni lavorative nel mondo.

Burberry Collezione primavera/estate 2009
Collezione primavera/estate 2009

AUMENTANO LE PROPOSTE

Il commercio di vendita al dettaglio diventa il canale distributivo principale; infatti nel 2011 il brand si allontana dalla grande distribuzione e dalle licenze per allinearsi ai luxury brand e alla vendita nelle boutique.

Inoltre, la maison inglese lancia per la prima volta il Tweet walk, condividendo in esclusiva sul social, prima ancora che arrivi in passerella, ogni look donna primavera/estate 2012.

Angela Ahrendts lascia Burberry nell’aprile 2014 a favore di Apple Inc. e Christopher Bailey diventa il nuovo CEO, pur rimanendo anche direttore creativo della maison. In questo anno il brand arriva a controllare ben 500 boutique in tutto il mondo.

GLI ULTIMI ANNI

Burberry rivoluziona il mondo della moda con la prima sfilata See Now Buy Now per la collezione autunno/inverno 2017. Questa idea geniale, permette ai fan di acquistare a fine show le creazioni appena mostrate in passerella.

Burberry Collezione autunno/inverno 2017
Collezione autunno/inverno 2017

Nel 2017 il brand annuncia la fondazione del Burberry Material Futures Research Group, nato dalla collaborazione con il Royal College of Art (RCA) con il precipuo scopo di avviare studi e ricerche per inventare nuovi materiali eco sostenibili, nuove proposte di acquisto e innovazioni a favore dell’intera comunità.

Marco Gobbetti: nuovo CEO

In questo stesso anno Burberry comunica una nuova partnership con Coty per crescere e sviluppare le linee beauty. A luglio, l’ex capo di Céline, Marco Gobbetti, diventa il nuovo CEO, a sostituzione di Bailey, il quale rimane, però, direttore creativo.

L’IMPEGNO NEL SOCIALE

In tema di sostenibilità e responsabilità sociale, Burberry non lesina il suo impegno: a sostegno della diversità e dell’inclusione, il marchio colora i capi della collezione di febbraio 2018 con il Rainbow vintage check, rivisitando il classico motivo tartan con i colori dell’arcobaleno. Inoltre elargisce donazioni a tre organizzazioni impegnate nel sostegno delle comunità LGBTQ+ di tutto il mondo: l’Albert Kennedy Trust, il Trevor Project e ILGA.

Si impegna poi a portare risultati concreti e soluzioni ad alcuni dei grandi problemi dell’industria della moda, diventando membro attivo dell’iniziativa Make Fashion Circular della Ellen Macarthur Foundation, che punta ad un sistema di economia circolare.

MODA PLASTIC FREE

Secondo il report della New Plastics Economy Global Commitment, uno degli obiettivi che l’azienda si pone per il 2025 è l’eliminazione totale della plastica, a partire dal packaging che dovrà essere totalmente riciclabile. Inoltre, aderendo ad un’economia circolare, si assume l’impegno di interrompere definitivamente la distruzione dei capi invenduti, rimasti in magazzino.

NUOVE PROSPETTIVE

In questo anno il brand è cresciuto considerevolmente: le vendite in Cina e le azioni hanno un peso notevole nel bilancio generale. I ricavi sono stabili a quota 2,72 miliardi di sterline, in linea con i ricavi del 2017 e l’utile è in crescita.

Gobbetti, secondo quando dichiarato per il Financial Times, vorrebbe portare il brand inglese ad un piano di mercato più alto, puntando sulle boutique di lusso in analogia a brand come Dior e Gucci. E indirizza le nuove campagne pubblicitarie ad un pubblico più giovane e dinamico.

Questa nuova politica decide quindi di ridurre il numero di store a marchio Burberry: in breve tempo verrà chiuso 1 negozio su 10 per un totale di 38 in tutto il mondo, focalizzandosi sui flagship store di lusso.

Il nuovo direttore creativo del marchio, Riccardo Tisci, che ha sostituito Bailey nel gennaio 2018, rinnova l’immagine del brand, dando vita ad un nuovo logo e un nuovo monogramma, in collaborazione con il celebre grafico Peter Saville.