Big Time

Big Time nasce nel 2001 da una joint venture tra Icam (che produce abbigliamento casual) e il Calzaturificio Europeo. L’azienda, che ha sede a Lallio in provincia di Bergamo, ha iniziato nella primavera del 2002 una collaborazione con Fiorucci, per la quale crea e distribuisce jeans per donna, uomo e bambino uomo. La licenza Fiorucci è la terza in ordine di tempo firmata da Big Time, dopo quella per Missoni ed Enrico Coveri. Nel 2002 la società ha avuto un giro di affari di circa 70 milioni di euro.

Bernad

Bernad, Antoni (1944). Fotografo catalano. Nasce a Barcellona, studia Belle Arti e lavora per 5 anni come disegnatore pubblicitario. Nel 1965, vince il primo premio internazionale destinato a un documentario sulla moda. Dal ’66 si dedica esclusivamente alla fotografia e collabora a Elle, Jardin des Modes, Vogue inglese e francese, Vanity Fair e alle riviste spagnole Telva e Woman. Nel ’74, gli assegnano, per le sue foto di moda, il premio Loewe. Ha pubblicato un volume di ritratti, Catalans, edito dalle EdiciÆnes 62 di Barcellona.

Barret

Barret: Il suo vero nome di battesimo è Marie Amelie. Bali, la chiamava la sorellina storpiando la pronuncia. Da qui, la scelta della firma per il mestiere. È stata per molti anni a bottega da Corinne Delemazure e da Laroche. Ha disegnato collezioni per le società di vendita per corrispondenza. Si è messa in proprio, praticando una politica di prezzi accessibili per una moda molto creativa. I suoi modelli sono venduti ai grandi magazzini Bon Marché, in Giappone e a Londra, nella boutique di tendenza The Cross.

Beaton

Beaton Cecil Walter Hardy (1904-1980). Fotografo inglese. A lui si deve il ritratto dell’alta società internazionale, per oltre mezzo secolo. Cominciò infatti a fotografare quando era alla high school Harrow di Londra e poi al St John’s College di Cambridge.

Dal manierismo ancora quasi vittoriano dei primi ritratti – Dafne du Maurier, per esempio – si arriva alle pose “arrabbiate” del pittore Graham Sutherland e del poeta Auden. Grande snob, era attratto dai personaggi famosi i cui ritratti “costruiva” con cura. In Inghilterra, fu per decenni il fotografo di corte, contribuendo a creare l’immagine di Mary, la regina madre, e di Elisabetta II.

Divi e Greta Garbo

Intanto, nel ’30, già famoso per i servizi di moda su Vogue, aveva scoperto Hollywood: infinita è la serie dei divi che si misero in posa davanti al suo obiettivo per Vanity Fair. Tra questi, Buster Keaton, Gary Cooper, Lillian Gish, Vivien Leigh, Norma Shearer, Johnny Weissmuller, Marlene Dietrich, Marlon Brando – giovanissimo nel ’47 -, Audrey Hepburn, Sinatra e il suo clan, Marilyn Monroe e soprattutto Greta Garbo. Lui stesso, nelle sue memorie, scrive che la diva era stata la sua unica passione femminile: dopo averla idoleggiata e inseguita per anni, riuscì infine a ritrovarla a New York soltanto nel ’46: se ne innamorò al punto di chiederle, invano, di sposarlo.

Beaton alle armi

Nel ’40 l’uomo che della frivolezza e della raffinatezza aveva fatto la filosofia della sua vita, lo chiamarono “alle armi”. Gli furono chieste dapprima le fotografie ufficiali della regina da mandare alle truppe e, poi, di ritrarre sir Winston Churchill alla scrivania ordinatissima, sigaro gigante in bocca, sguardo sornione. Pubblicarono la sua immagine di una bambina londinese, ferita durante un bombardamento e ricoverata in ospedale, sulla copertina di Life e contribuì a convincere l’opinione pubblica americana della necessità di entrare in guerra.

 Fotografò la metropolitana di Londra divenuta rifugio antiaereo: poi fu inviato dal ministero dell’Informazione a documentare la guerra in Nord Africa e in Estremo Oriente.

Finito il conflitto, ritornò al mondo dorato internazionale e alle sue passioni, fra cui il teatro e il cinema come costumista: Anna Karenina nel ’47 con Vivien Leigh; My fair lady a Broadway nel ’56 e successivamente, l’omonimo film con Audrey Hepburn per il quale vinse un Oscar; Gigi nel ’57. Fu nominato baronetto nel ’72. Ormai semiparalizzato ma deciso a non arrendersi, realizzò per Vogue il suo ultimo servizio sulle collezioni di moda dell’autunno ’79. Lo scrittore Truman Capote ha detto di lui: “È la straordinaria intelligenza visiva che permea le sue fotografie ciò che rende l’opera di Beaton unica. Gli storici del prossimo secolo gli saranno ancora più grati e riconoscenti di noi”. Fra i suoi libri: The book of beauty del ’30 e The best of Beaton del ’68. Nel ’71, il Victoria and Albert Museum di Londra ha esposto il suo lavoro di testimone della moda.

Barocco

Barocco. Lavora a Roma. È noto per la ricercatezza dei tessuti broccati e laminati, per i disegni maculati a tigre e leopardo impiegati per abiti, cappotti e giubbotti. Ha sempre esaltato una donna sensuale, ironica e non conformista.

Barocco a Ischia

Giovanissimo a Ischia durante le vacanze estive, andò a lavorare da Filippo, una boutique del porto dove acquistavano abiti Silvana Pampanini, Gianna Maria Canale e Anna Magnani, a cui, ricorda lui stesso, consigliò di portare una sottoveste nera che diventò in seguito il simbolo del “mediterraneo” appeal dell’attrice. Sull’isola conobbe Patrick de Barentzen e Monsieur Gilles che avevano un famoso atelier a Roma in via San Sebastianello.

A Parigi

I due lo convinsero a trasferirsi nella capitale. Nel ’68, de Barentzen si trasferì a Parigi e Barocco entrò in società con Gilles. Si insediarono in via Ludovisi, ma poco tempo dopo Rocco decise di aprire un proprio atelier. Il successo venne presto. Arrivarono clienti da riflettori come Claudia Cardinale, Stefania Sandrelli, Ursula Andress, Sandra Milo, Liza Minnelli e Laura Antonelli. Negli anni ’70, le sue collezioni si distinsero per i disegni optical e i pantaloni a zampa di elefante.

Viaggi in Oriente

I viaggi in Oriente furono una grande fonte di ispirazione soprattutto per la ricerca dei materiali e in particolare per i broccati e le sete. Negli anni ’80, lo stilista, pur continuando a dedicarsi all’alta moda, si è impegnato anche nel prêt-à-porter e nella diversificazione: nascono così le seconde linee, come la Fashion e RB, gli abiti maschili, le taglie forti, i costumi da bagno, le camicie, svariati articoli di pelletteria, i foulard, i guanti, gli ombrelli e i profumi.

Nel 2008 Rocco Barocco è stato nominato presidente onorario dell’Associazione Amici della Scuola di Ballo, diventando così il costumista di tutti gli spettacoli dei giovanissimi della Scala e prendendo il ruolo ricoperto da Anna Molinari.

Grazie a una partnership col Marchese Coccapani, Rocco Barocco potenzia le collezioni per uomo e bambino, a partire dalle linee primavera-estate 2008, con i capi presentati a Pitti Immagine Uomo. Intanto la maison sbarca in Medio Oriente con un monomarca a Dubai, che si aggiunge agli altri sei già presenti nel mondo. Ultimamente Rocco Barocco ha aggiunto alla sua offerta già molto ricca una linea di orologi e gioielli.

L’obiettivo è quello di definire uno stile curando i dettagli, attraverso piccoli gioielli che completino l’abbigliamento, sia esso sportivo o glamour. Le linee pulite e fluide con particolari preziosi incontrano la tecnologia e la precisione creando moltissime combinazioni differenti: più di 170 modelli tra i quali è possibile trovare orologi a catena con ciondoli (Collezione Hanging), braccialetti di acciaio geometrici (Surprise), intarsi con molti colori e stile hippy (Flowers and Star Pag), pendenti a forma di peperoncino, ecc.

Bretelle

Bretelle. Accessorio del vestire maschile e anche, sporadicamente, femminile e infantile. Realizzate in corda o a rete, dopo essere state delle semplici strisce di cuoio.

‘700, ‘800 e ‘900

Erano già in uso nel ‘700 per assicurare la tenuta dei calzoni. L’800 le ingentilì usando il tessuto, cotone, anche velluto, e persino gomma, finché l’intreccio di diversi filati con fili di gomma stabilì il modello ricorrente per tutto il ‘900 fino a oggi: regolabili nella lunghezza mediante fibbie, a forma di Y nella schiena, le bretelle si allacciano, con asole anch’esse elastiche, davanti come dietro, a bottoni cuciti in vita sui calzoni; eliminando i bottoni, si possono anche fissare con morsetti d’acciaio alla cintura.

Dalle bretelle alla cintura

Diventano troppo visibili con la maggiore libertà della rinnovata giacca. Le bretelle cedono il passo, verso gli anni ’50, alla cintura in cuoio, di pelle anche preziosa. E da insostituibile accessorio assumono il ruolo di accento estroso di moda. Anche colorate nell’abbigliamento sportivo per la montagna, come in certi revival ottocenteschi o, in maglia elastica di seta nera, per particolari smitizzate tenute da sera antismoking.

Bretelle nella moda unisex

Negli anni ’70 le bretelle conobbero un’inattesa fortuna nella moda unisex, adottate anche dalle donne, tanto in esemplari del tutto mascolini che in forme e materiali volutamente femminilizzati, per colori e dimensioni, con passamaneria e ricami.

Berthault

Berthault, Jean Louis per 40 anni ha vestito sul set le dive di Hollywood. Resta nella leggenda per il vestito-guanto di raso nero indossato da Rita Hayworth nel ballo di Gilda. Nato a Parigi, studiò all’Académie des Arts Decoratifs. Diventò apprendista nell’atelier Agnès-Drecoll in Place Vendôme. Divenne capocostumista alla Columbia dal 1944 al ’58. Poi, si trasferì alla Universal. Nominato agli Oscar innumerevoli volte, si aggiudicherà la statuetta nel ’56 per Una cadillac tutta d’oro, realizzando l’intero guardaroba di Judy Holliday. Firmò gli abiti di Joan Crawford per L’ape regina del 1955, quelli di Lana Turner in Lo specchio della vita del ’59 e Ritratto in nero del ’60. Suoi anche parecchi abiti di Sandra Dee nelle pellicole dei primi anni ’60 e in alcuni film di Doris Day al tempo del suo sodalizio con Rock Hudson.

Indimenticabili anche il microabito (primo nel suo genere) e i costumi da bagno di Liz Taylor nel film con Montgomery Clift Improvvisamente l’estate scorsa (’60). Di lui Diane Vreeland disse: “È riuscito a infondere alle dive un’immensa carica di sensualità”. Negli anni ’60, fondò la Jean Louis Inc. a Beverly Hills, proponendo nuove creazioni ma anche copie di vestiti da diva. Per Marilyn Monroe realizzò l’abito rosso ciliegia in Gli spostati (’61), accappatoi e bikini visibili nell’incompiuto Something got to give (’62) e l’abito di paillette indossato dall’attrice la sera del compleanno del presidente Kennedy quando cantò, di fronte a migliaia di persone al Madison Square Garden, Happy Birthday Mister President. Tra le sue clienti più note la Duchessa di Windsor, l’attrice Irene Dunne e Nancy Reagan.

Baldini

Baldini. Dopo una breve esperienza come pittore, ha cominciato negli anni ’50, a Firenze, a creare tessuti che avevano un’impronta molto grafica. Il passo successivo è stato quello di un prêt-à-porter che ha lasciato un piccolo segno nel gusto di quella stagione. Sposato con una mannequin americana di origine armena, dovette trasferirsi per ragioni familiari a Santa Margherita, dove, nel decennio ’70, concluse la sua attività. È il primo, nel 1962, ad aver dato fiducia a Walter Albini, affidandogli la propria collezione.