BULGARI

Bulgari è un luxury brand italiano che si occupa di gioielli, orologi, profumi, accessori e interior design per i suoi celebri hotel.

Le origini: Sotirio Bulgari

Famiglia di gioiellieri italiani, ha come capostipite e fondatore Sotirio Bulgari, greco originario dell’Epiro. Sotirio Bulgari iniziò la sua carriera come gioielliere nel suo villaggio natale, Paramythia: giunto in Italia nel 1879, qui portò la antica tradizione orafa greca. Nel 1885, aprì un negozio a Roma, in via Sistina, con una collezione che contemplava sì tecniche antiche, ma anche moderne. L’azienda crebbe molto e, 20 anni dopo, aprì una nuova sede operativa in via Condotti.

A partire da metà ‘900, si inizia a definire un vero e proprio stile Bulgari, con caratteristiche proprie ed originali. Tutto ciò avviene grazie all’impegno creativo e alle ottime intuizioni dei figli di Sotirio, Costantino e Giorgio, entrati nell’azienda all’inizio degli anni ’30.

Costantino, appassionato di collezionismo, iniziò a creare una vera e propria raccolta di oggetti artistici di vario genere. Icone, pietre intagliate e altri reperti lo aiutarono ad approfondire lo studio e le conoscenze dell’arte orafa antica. Costantino scrisse anche Argentieri, Gemmari e Orafi, libro ritenuto anche oggi pietra miliare sulla tradizione dell’arte orafa italiana. Giorgio fu, invece, incaricato della gestione commerciale.

Lo stile Bulgari

Bulgari Serpenti
Serpenti

Alla fine degli anni ’40, BVLGARI introdusse gli orologi gioiello da polso Serpenti, a maglia tubogas o in maglia d’oro. Questo stile è ancora oggi molto popolare. Nel frattempo, la boutique del gioielliere divenne luogo d’incontro preferito dall’aristocrazia, i ricchi turisti americani che giungevano a Roma e il jet set del cinema internazionale non potevano esimersi dal visitarla. Introducendo il taglio cabochon e l’uso di pietre colorate incastonate nell’oro giallo, Bulgari lanciò un nuovo stile, caratterizzato sempre da grande libertà inventiva.

L’emblema della tradizione fu, invece, un compito lasciato alle antiche monete greche e romane che, a ciondolo, pendevano da collane e braccialetti a maglia tubogas, o come motivi decorativi, impreziosivano anelli, spille, orecchini e arredi in argento. La manifattura impeccabile, la raffinatezza della composizione e il design inconfondibile resero questi gioielli veri e propri oggetti di culto.

Terza generazione

Bulgari Campagna pubblicitaria 1960
Campagna pubblicitaria, 1960

Negli anni ’60, nell’azienda entrarono a far parte anche le figlie di Costantino, Anna e Marina, e i figli di Giorgio, Gianni, Paolo e Nicola. Dopo la morte di Giorgio, avvenuta nel 1966, il figlio Gianni divenne co-amministratore delegato, insieme alla cugina Marina. Questi ultimi furono presidenti dell’azienda, insieme al nipote Francesco Trapani, direttore generale. Negli anni ’70, Bulgari iniziò ad espandersi sul mercato internazionale, aprendo filiali a New York, Parigi, Ginevra e Monte Carlo.

GLI ANNI ’80 E ’90

Nel 1985, Gianni, amministratore delegato, si dimise e due anni dopo, nel 1987, lasciò l’azienda di famiglia dopo aver venduto la sua quota societaria ai fratelli Nicola e Paolo. I fratelli furono nominati presidente e vicepresidente della società e il nipote Francesco Trapani divenne amministratore delegato. L’obiettivo di Trapani, sin dai primi anni ’90, fu quello di diversificare l’azienda.

Gli anni ’80 e ’90 furono contrassegnati dall’opulenza: il perfetto adattamento di Bulgari al mondo contemporaneo continuò a produrre, ancora una volta, grandi capolavori. In questi anni si assistette alla nascita di Parentesi e a quella di Bulgari-Bulgari, la prima linea di gioielli modulari; Bulgari diede alla luce nuove forme ispirate al Colosseo e anche i famosi orologi Quadrato. L’attualità e la contemporaneità di Bulgari si rispecchiarono da sempre nella continua sperimentazione di nuovi materiali.

Nel 1991 debuttò la collezione Naturalia, ispirata al mondo animale e vegetale. Per l’occasione, Bulgari decise di donare al WWF (World Wildlife Fund), un film intitolato Anima Mundi. Gli anni ’90 videro la creazione di accessori uomo e donna, di piccoli oggetti di pelletteria, foulard, cravatte e occhiali.

Bulgari Gisele Bündchen indossa Lvcea
Gisele Bündchen indossa Lvcea

Nel 1996 Bulgari iniziò a sperimentare ancor più con nuovi materiali: nella linea di gioielli Chandra, la porcellana venne abilmente affiancata all’oro. Nel 2001 l’azienda lancia Lucea, una collezione dallo stile fresco e nuovo, caratterizzata da una fluida tessitura di oro e pietre preziose: la campagna pubblicitaria vide come protagonista la famosa modella Gisele Bündchen.

Bulgari Hotels

Bulgari Hotel Milano
Bulgari Hotel Milano

L’anno 2002 fu segnato dalla nascita di Bulgari Hotel & Resorts, una joint venture tra Bulgari e Luxury Group, il gruppo di hotel di lusso di Marriott International. Fu progettata una serie di hotel di lusso, il primo dei quali sarebbe stato nel centro di Milano, in via privata Fratelli Gabba, vicino alla Scala e al quartiere Brera. Nell’autunno 2003, l’azienda propose la fragranza femminile Omnia, ottava creazione della linea di profumi uomo-donna firmata Bulgari.

Nel 2009 vennero presentate due nuove collezioni: Bvlgari New e B.zero 1. La prima era caratterizzata da un cerchio d’oro con inciso l’iconico doppio logo. I materiali utilizzati erano oro giallo o bianco 18 carati, da soli o combinati sia con onice e madreperla, sia con luminosi pavé di diamanti. La nuova B.zero 1, invece, appariva fresca e femminile, grazie alle sue gemme colorate. Peridoti, topazi blu, granati, citrine e ametiste dal colore vivido e dalla particolare trasparenza, si combinano e si fondono con sottili catene ed elementi pendenti che danno vita e movimento ad ogni pezzo. Inoltre, gli orologi icona della maison italiana si rinnovano con tre nuovi quadranti in madreperla bianca, rosa e marrone. La peculiarità sono gli indici di diamante abbinati al cinturino, proposto in tre differenti colorazioni.

Bulgari Resort, Bali
Bulgari Resort, Bali

Nel 2004, venne inaugurato ufficialmente il primo Hotel Bulgari, in Via Privata Fratelli Gabba a Milano, nelle vicinanze de La Scala, in un palazzo milanese del XVIII secolo. Già nel 2005, vista la fama internazionale del brand, venne aperto un nuovo Hotel a Bali, seguito presto da quelli di Londra e Shanghai (rispettivamente 2012 e 2015). Un’ulteriore Hotel è previsto per fine 2017 a Dubai.

#Raise Your Hand

Anello Save the Children BULGARI
Anello Save the Children

Bulgari parla con molto orgoglio del suo impegno nel sociale: famosa la partnership del brand con Save the Children, per la quale lanciò la campagna #RAISE YOUR HAND. Nel 2009 l’azienda lanciò una collezione ad hoc, Save the Children, disegnata su misura e ispirata all’iconica linea B.zero1, i cui proventi fossero da destinare a Save the Children, appunto. Negli ultimi sette anni, oltre $50 milioni sono stati donati per la causa. #RAISE YOUR HAND 2016, invece, è una campagna che si impegna per attirare l’attenzione globale sulle precarie condizioni dei bambini ne mondo.

LVMH rileva Bulgari

Nel primo trimestre del 2011, LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton acquisì la quota di maggioranza di Bulgari S.p.A.. Nel 2014, per preservare il patrimonio e il nome Bulgari, venne aperto al pubblico un “palazzo unico” chiamato DOMVS, che fungesse da galleria d’arte espositiva.

Bulgari DOMVS
Bulgari DOMVS

Situato al secondo piano della boutique del marchio in Via Condotti, DOMVS offre uno storytelling unico dell’evoluzione stilistica di Bulgari, attraverso pezzi iconici come quelli raccolti per la prestigiosa Heritage Collection. Questo tempio mostra anche immagini e oggetti di dive che un tempo rappresentavano il marchio, come Elizabeth Taylor, Sophia Loren e Anna Edberg. All’inizio del 2015, Bulgari iniziò una collaborazione a lungo termine con una delle più celebri scuole di design, la Central Saint Martins, per sostenere i giovani stilisti, promuovendo numerosi concorsi di design.

Situazione attuale

Nel 2016 nacque Le Gemme Men, una nuova collezione di profumi maschili di lusso, ispirata alla tradizione e ai valori d’eccellenza della Haute Joaillerie. Nel luglio dello stesso anno, Bulgari lanciò Festa, una nuova, spettacolare collezione: con oltre un centinaio di gioielli e orologi, si ispirò molto all’art de vivre italiana. In particolare, la collana e il braccialetto Palio, che rappresentano la famosa corsa di cavalli senese, riscossero un grande successo.

Bulgari Festa, Bulgari Gioielli di lusso
Festa, Bulgari

Nel 2017, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e Bulgari si uniscono nel progetto Premio MAXXI Bulgari, a sostegno della figura del giovane artista contemporaneo. Una giuria internazionale ha il compito di scegliere giovani talenti e presentare il loro lavoro al MAXXI. Oggi il nome Bulgari esprime in una sola parola il concetto di gioielleria classica modellata secondo i nuovi dettami del gusto contemporaneo.

Dalla conquista della crescente potenza artistica francese negli anni ’20, alla scarsità di risorse dovuta alla guerra negli anni ’40, alla scoperta di nuovi mercati, Bulgari si è guadagnata il diritto di essere definita l’azienda leader nella gioielleria di lusso.

BLUMARINE

Blumarine è un brand italiano fondato da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare.

STORIA

Blumarine è un brand fondato nel 1977 da Anna Molinari e da suo marito Gianpaolo Tarabini a Carpi, Italia. Il nome è riferito all’amore dei due per il mare. Dopo soli tre anni, il brand fa la sua apparizione in Modit, Milano. La Molinari ottiene il titolo di “Designer of the Year”. Nel 1981, quindi, Blumarine fa il suo debutto alla Milano Fashion Week. Il marchio ha così successo che nasce Miss Blumarine, una linea rivolta alle bambine dai 4 ai 10 anni.

mame dizionario BLUMARINE miss blumarine
Da 10 anni si incorona la miss del marchio Blumarine

Nel 1986, il mondo assiste alla prima collezione interamente disegnata da Anna Molinari. E, nel 1990, apre la prima boutique Blumarine a Milano. La collezione home viene introdotta nel 1992. Nello stesso anno, il marchio avvia una collaborazione con un fotografo di moda, Helmut Newton, per una campagna, la quale riscuote un grande successo. Nel 1994, Blumarine è approdata in 400 outlet commerciali in tutto il mondo. E l’espansione dell’azienda arriva persino in Asia, aprendo due boutique nelle città di Singapore e Seoul. La Molinari firma un accordo di licenza il Bellantuono Bridal Group nel 1997 per la produzione e la distribuzione della nuova linea sposa del brand.

mame dizionario BLUMARINE bridal
La linea Bridal del gruppo Blumarine

Blumarine si afferma nel mercato asiatico, aprendo una boutique a Taipei nel 1999. E per celebrare l’arrivo del terzo milllenio, apre una mono boutique anche a Tokyo. Inoltre, l’azienda cura un’esibizione che mette in mostra i prodotti migliori dal 1991 al 200.

GLI ANNI 2000

Mentre spiana la via per Hong Kong, il marchio rafforza anche le sue radici italiane aprendo la sua prima boutique a Roma. Il successo mondiale del brand porta al lancio di Miss Blumarine Jeans (4-14 anni) e di Miss Blumarine Baby (0-36 mesi).

Nel 2005, il figlio della Molinari, Gianguido Tarabini, diventa CEO del Gruppo Blufin. Due anni dopo debutta la prima cruise collection del brand. Ma non è tutto oro ciò che luccica: Rossella Tarabini, sorella di Gianguido, rassegna le sue dimissioni come direttore creativo. Tuttavia, continua a supervisionare le campagne pubblicitarie del brand. Nel 2009, l’azienda apre il suo nuovo showroom a Milano.

Intanto, nello stesso anno, una serie di nuovi negozi apre a Dubai e in Corea. E l’anno successivo, l’inizio del nuovo decennio viene celebrato con l’apertura di nuove boutique a Parigi e a Kuwait City. In più, nel 2011 l’azienda firma un accordo con il brand di occhiali da sole De Rigo Vision S.p.A per Blugirl & Blumarine. Un anno dopo, Blumarine apre nuovi punti vendita a Riyadh e a Kiev.

Nel 2013 viene effettuato un cambiamento sperimentale nell’estetica del brand. La collezione Autunno/Inverno, infatti, mostra un lato ultracontemporaneo di Anna Molinari. Ma presto la designer torna allo stile sensuale, rimanendo la regina delle rose e dello stile romantico.

Nel 2014 l’azienda lancia il proprio libro, Anna Molinari Blumarine, pubblicato da Rizzoli. Un’altra campagna principale di Blumarine è la Autunno/Inverno, realizzata con il duo fotografico Inez and Vinoodh in collaborazione con Julia Hastrom.

mame dizionario BLUMARINE spring 2017
Collezione Spring 2017 di Blumarine

Nel 2017, il brand celebra il suo quarantesimo compleanno. Recentemente, la modella leggendaria Amber Valletta è diventata il volto della campagna Primavera/Estate di Blumarine. Ora non ci resta che aspettare e vedere cosa il Gruppo Blufin ha in serbo per noi.

COLLEZIONI

Nelle collezioni Blumarine, i riflettori sono puntati sulla lucentezza e su un approccio essenziale e decisivo alla femminilità. Un perfetto senso del colore unito al romanticismo e a un’eleganza artigianale dello staff esprimono eloquentemente l’essenza del brand. Le collezioni, note per la loro stampa rosa leopardata, raramente non sono illuminate da uno spruzzo di lustrini. Tra i capi-firma del brand c’è la Blumarine T-shirt con il logo composto da cristalli Svarowsky e un cardigan con il taglio in pelliccia.

L’estetica si è anche adattata bene a un livello internazionale. Le collezioni sono state poste in più di 1000 outlets e hanno incassato 154 milioni di dollari nel 2007. L’ultima collezione di Blumarine donna riflette eleganza e sensualità. Si tratta di un viaggio emotivo attraverso la passione e i sentimenti puri. La coppia viaggia su una Cabriolet vintage circondata da una natura incontaminata verso una fuga romantica.

Inoltre, Blumarine ha lanciato la capsule collection “We are in love with Salvatore Piccione”, realizzata con il giovane designer Salvatore Piccione. La visione contemporanea del designer sposa lo stile elegante e senza tempo del Gruppo Blufin. La percezione di uno stile contemporaneo si addice perfettamente alla donna Blumarine, che è sensuale, femminile e raffinata stagione dopo stagione.

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Collezione Blumarine Spring Summer 2018

La collezione si armonizza meravigliosamente con la nuova strategia di vendita dell’azienda, che vuole consolidare il proprio ruolo nel mercato globale. L’obiettivo, infatti, è aumentare le vendite e creare nuove opportunità di commercio. In più, Blumarine ha raggiunto un target più ampio, interessando la fascia della popolazione mondiale più giovane, la quale compra sempre di più online più che nei negozi.

BART HESS

LE ORIGINI

Bart Hess
Ritratto di Bart Hess

Bart Hess è un designer danese che si colloca all’intersezione tra moda, design del prodotto ed arte. Nato nel 1984, studia alla Design Academy di Eindhoven. Si laurea nel 2007 specializzandosi nella ricerca e nell’uso di nuovi materiali.

Già dal 2007 l’artista propone le sue creazioni in diverse esposizioni, ottenendo consensi e facendosi gradualmente conoscere.

I suoi lavori intersecano il mondo della moda ma al tempo stesso lo trascendono. Hess ha infatti un grande interesse per la fotografia, la pittura e le arti visive. Tramite l’uso di materiali estremamente particolari e con l’ausilio di tecnologie avanzate, i suoi lavori giocano con il corpo umano trasfigurandolo in immagini spesso disturbanti.

LA CARRIERA

Bart Hess
Lo “Slime Dress” di Bart Hess sulla copertina di “Born This Way”

Nel 2010 i suoi lavoro appaiono su Vogue fotografati da Nick Knight. Nelle foto una modella è avvolta da un liquido colloso, quasi viscido a vedersi, che richiama allo stresso tempo un’immaginario alieno e la fase della nascita.  Il servizio fortografico colpisce la cantante Lady Gaga che chiede all’artista di collaborare con lei per il suo album Born This Way, uscito nel 2011.

Nel 2013 alla Triennale di Architettura di Lisbona Hess presenta l’esposizione “Digital Artifacts“.  La mostra è dedicata alla “cyborg coture” ossia una fantasia della moda del futuro, in simbiosi con la tecnologia. Bart immagina un’analogia tra la corruzione del corpo e quella del software.

 

Dal contesto di sorveglianza, riconoscimento facciale, avatar e fantasmi virtuali, immaginiamo un futuro prossimo in cui la staticità digitale, le distorsioni e le anomalie diventino una nuova forma di ornamento“.

 

Bart Hess
Alcuni visitatori alla mostra “Work with me People”

Nel 2014, invece, è la volta di “Work With Me People” presentata all’Atelier Clerici in occasione della Settimana del Design di Milano. L’esposizione come dichiarato da Hesse “offre una panoramica del processo di produzione dei tessuti couture“. Lo scopo è una riflessione sull’industria creativa post-fordiana e l’enorme quantità di mezzi e manodopera necessari per sostenerla.  La mostra è interattiva: richiede ai visitatori di contribuire alla fabbricazione di tessuti particolari.

Nel 2017 l’esposizione “Future Bodies” è in mostra allo Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch. L’esposizione è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista da “A Hunt for High Tech” (2007) fino all’ultimo lavoro interattivo che sarà presentato in anteprima durante la mostra.

Nel corso della sua carriera Bart Hess è stato nominato per diversi premi ed ha vinto il Dutch Design Awards nel 2011.

lo stile

Bart ess
Un’opera di Bart Hess

Ciò che salta immediatamente all’occhio dello stile di Bart Hess è la scelta e l’uso dei materiali. L’artista utilizza spesso materiali che hanno una forte connessione con il corpo umano, sperimentando per creare delle somiglianze disturbanti.

Hess oltrepassa i confini dell’industria tessile. I suoi materiali sembrano vivi: i riflessi, la reazione che hanno sulla pelle, sul corpo umano e sull’ambiente creano sensazioni contrastanti all’osservatore. Da un lato, infatti, le opere dell’artista danese ci ricordano qualcosa di profondamente umano ma, dall’altro, trasmettono qualcosa di alieno. Il risultato è un mix tra reale e vistuale che provoca allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

BERLUTI

LE origini

Le origini della casa Berluti: ritratto del fondatore Alessandro
Alessandro Berluti fondatore dell’omonima maison

Il marchio di lusso francese Berluti, famoso sopratutto per le calzature maschili, viene fondato a Parigi nel 1895. L’ideatore è Alesandro Berluti, nato a Senigallia nel 1865 e trasferitosi successivamente a Parigi dove lavora come mastro calzolaio. Verso la fine dell’Ottocento, con il crescere della sua notorietà, egli realizza calzature su commissione per molti personaggi celebri dell’epoca tra cui Isadora Dunca, Elizabeth Arden ed Helena Rubenstein.

Il primo modello di scarpa stringata della maison, chiamato “Alessandro”

Origini della casa Berluti: tre calzature stringate modello "Alessandro" in diverse gradazioni di pelle
La calzatura modello “Alessandro” della casa Berluti

come il designer, viene realizzato nel 1895 e segna l’inizio del prestigio della casa Berluti. La calzatura è priva di cuciture e realizzata a partire da un unico pezzo di pelle. Le sue linee classiche e semplici la rendono da subito un modello iconico destinato a durare negli anni, tanto che la maison continua a produrla in diverse gradazioni di patine e colori.

la prima boutique

Facciata della boutique Berluti di rue Marbeuf
La prima boutique Berluti in rue Marbeuf

Negli anni ’20 del 900 Torello Berluti, quinto figlio di Alessandro, raccoglie l’eredità del padre condividendo lo stesso gusto per i materiali di estrema qualità e raffinatezza. Con i suoi modelli lineari ispirati all’Art Deco, Torello attira l’attenzione di clienti prestigiosi quali  Jean Cocteau, Marcel Achard e Jules Roy. Nel 1928 viene iaugurata la prima boutique Berluti in  rue du Mont Thabor a Parigi, successivamente traferita al numero 26 di rue Marbeuf, vicino agli Champs-Élysées.

 

Due primi piani di Torello e Talbinio Berluti
Torello Berluti e il figlio Talbinio

La storia familiare della marchio Berluti continua con il figlio di Torello, Talbinio che, completati gli studi in architettura, segue le orme del padre. Nel 1959 il giovane affianca alla tradizionale produzione su misura una nuova linea di lusso prêt-à-porter di calzature a disponibilità immediata.

olga berluti

Olga Berluti intenta alla realizzazione di un modello di mocassino "Andy"
Olga Berluti lavora alla realizzazione di un modello di mocassino “Andy”

È, però, la cugina di Talbinio, Olga Berluti, che agli inizi degli anni ’60 prende in mano la direzione della maison portando una ventata di innovazione. Il suo spirito vitale e giovane rende la boutique un luogo vivace di creatività e scambio di idee.  Riceve clienti quali Roman Polanski, Yves Saint Laurent, Pierre Bergè e Karl Lagerfeld. Agli inizi degli anni ’80 Olga perfeziona la pelle Venezia utilizzata dalla maison e sviluppa la patina Berluti proponendo una palette di sfumature colorate per le calzature maschili.

Durante la sua gestione Olga crea cinque nuove linee di calzature: “Tatoués”, “Guerrier”, “Dandy”, “Esprit de la Couture”, “Lasso”. Collabora anche con Andy Wharol per la realizzazione dei mocassini “Andy”, calzature iconiche ancora parte della Collezione Permanente del marchio Berluti.

Il marchio Berluti, ormai portato alla notorietà mediatica da Olga, viene acquistato nel 1993 dal Gruppo Lvmh e da allora fa parte del portafoglio marchi di lusso del colosso francese.

Le EVOLUZIONi RECENTi

Nel 2011 Antoine Arnault diventa amministratore delegato del brand Berluti rilanciando il marchio. La produzione viene ampliata a pelletteria e abbigliamento sotto la direzione artistica di Alessandro Sartori e successivamente di Haider Ackermann e Kris Van Assche dall’aprile 2018.

Modello della prima sneaker a marchio Berluti
La prima sneaker a marchio Berluti del 2014

A partire dal 2013 il marchio Berluti accresce sempre più il respiro internazionale alla sue rete di distribuzione. Apre nuove boutique a Parigi, Londra, Shanghai, Tokyo e New York. La casa francese nel corso degli anni integra gradualmente lo spirito tradizionale legato all’amore per la manifattura ad iniziative più moderne.

Alcuni modelli tratti dalla collezione femminile di calzature Berluti
Berluti, Capsule Collection donna 2016

Nasce nel 2012 il servizio Grand Mesure per abbigliamento di lusso su misure, mentre nel 2014 viene ideata la prima sneaker a firma Berluti.  La maison svolge anche diverse collaborazioni e capsule collection come la prima collezione di calzature femminili nel 2016 e la “Ferrari Limited Edition” del 2018.

lo stile

Un artigiano applica la patina su una calzatura a marchio Berluti
Un passaggio del processo di manifattura delle calzature su misura Berluti

Il marchio Berluti in 123 anni di attività mantiene sempre uno stile classico e lineare puntando su un’estrema qualità dei materiali e una manifattura impeccabile dal sapore antico e squisitamente artigianale. Le calzature su misura vengono progettate considerando in ogni dettaglio le esigenze del cliente che diventa il fulcro del processo creativo. È disponibile un’ampia varietà di pellami dai più classici ai più esotici, impreziositi da una vasta gamma di patine colorate. Integrando modelli storici con le esigenze più moderne Berluti fa della calzatura

Alcune calzature a marchio Berluti presentate in vari colori
Una serie di calzature Berluti presentate in vari colori

maschile un simbolo di charme senza tempo. Grazie a queste caratteristiche il gusto della maison risulta intramontabile e in grado di continuare negli anni a soddisfare le più alte esigenze maschili di lusso e raffinatezza.

 

 

BERSHKA

Bershka nasce nel 1998 come un nuovo fashion concept del Gruppo Inditex indirizzato a un target giovane.

BERSHKA

Bershka nasce nel 1998 come un nuovo fashion concept del Gruppo Inditex indirizzato a un target giovane.

Indice

  1. Sviluppo
  2. Gli shop Bershka
  3. Responsabilità sociale
  4. Finanza
  5. Situazione attuale

SVILUPPO

Bershka si presenta come un punto di riferimento per il target giovane/adolescenziale, una fascia di clienti sempre più esigenti. In due anni, il brand ha consolidato la propria immagine in cento negozi.

Oggi, dopo diciotto anni, la catena possiede più di mille stores in più di settanta mercati, con vendite che rappresentano il 9% del profitto totale del Gruppo. La clientela di base del marchio è costituita da giovani avventurosi che sono sempre in sintonia con gli ultimi trend e che si interessano di musica, social network e nuove tecnologie.

mame dizionario BERSHKA evidenza
Logo del marchio Bershka

Per avere sempre gli ultimi trend nei propri negozi, il marchio utilizza il suo modello flessibile di business per adattarsi a ogni cambiamento durante le varie stagioni, rifornendo gli shops di nuovi prodotti nel più breve tempo possibile. I modelli per ogni stagione vengono interamente sviluppati dai team creativi, i quali prendono come principale fonte d’ispirazione gli ultimi trend prevalenti nel mercato. Ciò viene fatto attraverso informazioni ricevute dai negozi e dagli stessi clienti.

GLI SHOP BERSHKA

I negozi di Bershka si distinguono nel mondo per la loro posizione strategica e per la loro architettura dettagliata. Gli stabilimenti vengono convertiti in vetrine scenografiche trendy, con un’attenzione particolare dalle vetrate all’organizzazione dei prodotti all’interno.

Bershka seleziona i migliori siti commerciali di ogni città e si posiziona nelle aree più in evidenza della zona shopping. Spesso vengono scelte costruzioni uniche, che lo studio d’architettura dell’azienda ristruttura e adatta all’immagine e alla filosofia de marchio. Musica, schermi, proiezioni, grafiche moderne, colori alla moda, arredamento dal design contemporaneo, illuminazione all’avanguardia e molto altro: queste sono infatti le caratteristiche che trasformando Bershka in un’esperienza di shopping.

mame dizionario BERSHKA store in corso vittorio emanuele
Store Bershka in corso Vittorio Emanuele a Milano

UN pubblico giovane

Battendosi per essere leader della cultura della moda giovanile, i negozi Bershka sono disegnati per attrarre il pubblico più giovane. Di conseguenza, ciò significa che questi shop sono divertenti. Mentre si cerca, si sceglie e si prova una vasta gamma di vestiti, per i clienti è possibile ascoltare musica contemporanea e osservare gli ultimi trend di urban art mostrati sulle pareti in sessioni grafiche e fotografiche, che sono parte della decorazione dei negozi.

Bershka ripone molta importanza nelle proprie vetrine, mettendo in mostra i più rievanti prodotti della collezione e il tema predominante per il pubblico. Le vetrine, infatti, vengono costantemente rinnovate in ogni stagione e gli abiti si abbinano allo stile degli interni dei negozi, riflettendo i trend dell’intera stagione. Il concept del nuovo shop Bershka trasforma l’intero spazio dello shopping in una vetrina, lasciando un enorme lastra di vetro che permette a tutto il negozio e alle collezioni di essere viste.

I negozi hanno diversi spazi separati, ognuno inteso per le varie linee di prodotti offerte dal brand. L’area dedicata all’abbigliamento per donna è la più importante. Questa sezione è a sua volta divisa in due linee di prodotti: Bershka e BSK. La prima si focalizza sulle ultime mode e sui trend attuali, con una vasta gamma di jeans, capi da sera, vestiti casual e all’ultimo grido. La seconda invece è dedicata alle clienti più giovani, provvedendo sempre agli interessi e ai bisogni di questa fascia di compratrici. Per fare ciò, questa linea basa le proprie collezioni sui loro gusti in materia di musica, sui loro idoli e via dicendo.

La sezione uomo offre molto più dei jeans fashion per clienti giovani. Questa linea di prodotti offre anche vestiti casual, sportivi e alla moda. In più, oltre a una vasta gamma di abiti, Bershka offre un’ampia varietà di accessori e calzature.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

Attraverso il suo modello di business, il brand ha l’obiettivo di aiutare lo sviluppo sostenibile della società e dell’ambiente con cui essa interagisce. L’impegno per l’ambiente è incluso nella politica della Corporate Responsibility del Gruppo Inditex.

mame dizionario BERSHKA we believe campaign
Sponsorizzazione della campagna We Believe

Il marchio sta sviluppando un modello di gestione dei negozi eco efficiente, attraverso l’integrazione dei criteri di sostenibilità ed efficienza, i quali permetteranno una riduzione del consumo di energia del 20%. Questo modello di gestione propone misure per ogni processo, dal design allo store, dall’istallazione di illuminazioni e sistemi di riscaldamento al possibile riciclo di forniture e decorazioni. Insomma: si riduce lo spreco e si ricicla. Riciclare grucce e sistemi d’allarme, raccolti nei negozi e plasmati per diventare altri oggeti di plastica, è un esempio di controllo dello spreco. Milioni di grucce e sistemi d’allarme vengono rifabbricati ogni anno. In più, sia il cartone che la plastica utilizzati negli imballaggi sono riciclati.

FINANZA

Il fatturato annuale dello spagnolo Gruppo Inditex ha raggiunto i 25,34 miliardi di euro alla fine del 2017, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, mentre il confronto vendite periodo su periodo mostra un +5%. Negli estratti conto finanziari chiusi il 31 gennaio 2018 EBITDA è rimasta a 5,3 miliardi di euro (+4%).

mame dizionario BERSHKA pablo isla presidente e ceo del gruppo inditex
CEO e Presidente del Gruppo Indetex Pablo Isla

In ogni caso, i margini lordi del gruppo che controlla Zara, Oysho e Bershka sono diminuiti dal 57% al 56,3%. L’EBIT annuale ha totalizzato 4,3 miliardi di euro, cioè il 7% in più dell’anno precedente. Anche i profitti sono cresciuti del 7%, fino a 3,37 miliardi. La commissione ha proposto agli azionisti un dividendo di 0,75 euro per share, un incremento del 10,3% rispetto al 2016.

Nonostante le nuove aperture (183 nel 2017), il rapido gigante della moda ha visto una sottile decrescita dopo il +12% di entrate del 2016 e il +10% di profitti.

L’estratto conto finanziario mostra una crescita delle vendite online (+41%) nel 2017, che ora rappresentano uno share del 10% delle entrate totali. Inditex sta investendo molto nell’integrazione tra online e offline e in tecnologie come RFID (Radio-Frequency Identification) per meglio integrare i negozi fisici e quelli virtuali. Sono stati spesi 1,8 miliardi di euro per questo scopo.

Inoltre, il Gruppo intende distribuire 562 milioni di euro ai suoi impiegati, in varie formule di remunerazione, dei quali 42 milioni sono parte del progetto “Extraordinary Profit-Sharing”.

SITUAZIONE ATTUALE

All’inizio dell’anno, il Gruppo Inditex ha annunciato che Carlos Crespo è stato promosso al ruolo di direttore operativo. Già direttore dell’ispezione interna del gruppo, Crespo farà riferimento direttamente al Presidente e CEO Pablo Isla. In aprile, nella nuova edizione della design week, Bershka  ha lanciato The Cube, un suo nuovo progetto tecnologico.

L’anno scorso, il Gruppo ha rafforzato la propria presenza negli Stati Uniti. Il 17 ottobre, l’azienda spagnola ha ottenuto un punto d’appoggio per la sua giovane etichetta Bershka nel distretto Soho di New York, aprendo un pop-up store operativo fino alla fine dell’anno. Si è trattato della prima presenza fisica dell’etichetta negli Stati Uniti, supportando l’e-commerce del brand il cuo lancio è avvenuto la scorsa primavera.

 

BETTY CATROUX

Betty Catroux, la musa di Yves Sain Laurent, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero. “Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna” dice di lei lo stilista

Indice

  1. Betty Saint
  2. Il padre
  3. Un’adolescenza difficile
  4. Gli esordi
  5. Yves Saint Laurent
  6. La donna di Yves Saint Laurent
  7. Altre figure nella vita di Betty
  8. Più di una musa
  9. Gli ultimi anni

Betty Saint

Betty Saint, meglio conosciuta come Betty Catroux, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero dalla relazione tra la socialite francese Carmen Saint ed Elim O’Shaugnessy, diplomatico americano. Betty Catroux trascorse i primi quattro anni della sua vita in Brasile.

Il padre

La madre, archiviato un matrimonio lampo con un uomo del posto, decide di fare le valigie e di trasferirsi definitivamente a Parigi. Fino all’età di dodici anni Betty visse nell’incertezza di chi fosse realmente il padre. Si mise, così, a studiare i tratti somatici delle persone che frequentava la madre fino a scoprire che l’uomo che aveva creduto essere un amico della madre, era sangue del suo sangue.

Un’adolescenza difficile

Un’educazione borghese, con regole e imposizioni, ha tormentato l’adolescenza di Betty Catroux che trovò, nelle droghe, un sovvertivo per evadere da una routine che le stava stretta. Betty odia la moda. Per lei è solo un modo facile per far soldi; per rinnegare qualsiasi beneficio da borghese e vestire i panni della libertina colta. È così, che all’età di diciassette anni, inizia la sua carriera nel mondo della moda.

Gli esordi

La prima ad affidarsi alla sua immagine androgina fu proprio Coco Chanel, antesignana di una moda borghese che strizzava l’occhio al guardaroba maschile. Nel 1967 appare per la prima volta con alcuni scatti sulla rivista di moda Vogue.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François Catroux in uno scatto di Horst
Betty e François Catroux in uno scatto di Horst

Nel 1968, Betty Saint sposa l’arredatore francese François Catroux, nipote del generale Georges Catroux. Il giorno delle sue nozze, sfoggiò un look insolito composto da una pelliccia bianca e nera, shorts e gli immancabili stivali. La coppia ha due figli: Maxime, editore di libri, e Daphné, sposata con il conte Charles-Antoine Morand, il 15 giugno del 2002.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François nel giorno del loro matrimonio
Betty e François nel giorno del loro matrimonio

Yves Saint Laurent

Ma è al Regine’s che la sua vita cambia di colpo. I bagordi di una vita agiata sono condivisi con l’altra metà della sua anima. Una sera, tra fiumi di alcool e droga, due sguardi s’incrociano e diventano un’unica visione per il resto della vita.

“Yves era biondo platino, in total look in pelle nera. Ci assomigliavamo. Era così timido che dovette mandare qualcuno al mio tavolo. Poi mi chiese se avessi voluto sfilare per lui. Io dissi di no. Avevo fatto delle foto di moda all’epoca ma non era per me. Era solo un guadagno facile per andare a bere e fare casino.

Lui incarnava il perfetto bohemien lei, una borghese scandalosa. Entrambi erano la perfetta congiunzione di un universo che progrediva attraverso la lotta e la rivoluzione. Lei era una swimming girl lui, il genio dannato della moda.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise
Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise

“La prima volta che vidi Betty era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine. Credo fosse il 1967. Indossava una gonna di plastica di Prisunic. Quel che impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli…Yves Saint Laurent

Tra scorribande alcoliche e “polvere bianca” la bella amazzone diviene la musa di Yves Saint Laurent.

La donna di Yves Saint Laurent

Il suo aspetto disinvolto, il suo corpo snello e le gambe chilometriche fecero di Betty un’icona di stile. Per il suo caro Yves non posò mai ma divenne la sua più stretta collaboratrice. Lei era l’incarnazione perfetta donna Yves Saint Laurent: forte, audace, disinvolta.

“Non mi vesto da donna. Non mi interessa affatto la moda” Betty Catroux 

Fin dagli anni ’50 è stata destinata a incarnare, con il suo corpo magro e nervoso, i capelli lunghi e diritti, le gambe chilometriche e le labbra sottili, la Donna Moderna: sicura di sé, a suo agio in pantaloni, magari rubati al suo lui o a un’altra lei. Per questo motivo Betty Catroux può essere definita l’antesignana della moda gender poiché per anni ha indossato pantaloni a sigaretta, t-shirt e blazer nero, oltre che il celebre abito smoking creato dal suo amico.

Altre figure nella vita di Betty

Nell’orbita del forte legame con Yves ruotarono altre figure fondamentali per la loro carriera. Yves Saint Laurent era un genio sempre in cerca d’ispirazioni. La sua fonte erano le donne. Per questo motivo Loulou de la Falaise e Catherine Deneuve entrarono nella stretta cerchia di contatti lavorativi dello stilista. Come anche Paloma Picasso, la donna del Sud, e Zizi Jeanmaire, la “commedienne” intellettuale.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty
Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty

“Saint Laurent disegna per donne che hanno una doppia vita. I vestiti del giorno aiutano la donna a stare in mezzo agli estranei, le permettono di andare dappertutto senza attirare un’attenzione non desiderata: grazie alla loro naturalezza un po’ mascolina, le conferiscono una certa forza, la equipaggiano per incontri che potrebbero dar luogo a conflitti. Però la sera, quando la donna può scegliere con chi stare, Yves la rende seduttrice”, dichiarò la Deneuve

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Yves, Loulou e Betty erano inseparabili
Yves, Loulou e Betty erano inseparabili

Più di una musa

“Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna. Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso” Yves Saint Laurent

Gli ultimi anni

Tom Ford, per il suo debutto in Yves Saint Laurent, dedicò la sua prima collezione all’amazzone e musa ispiratrice del fondatore della maison. Le stesse orme furono calcate da Stefano Pilati.

La nostalgia dei tempi che furono, accompagnata dalla brama di ricompattare l’immagine forte e allusiva di Yves Saint Laurent, hanno spinto Anthony Vaccarello a digitare il numero di Betty. È stato come rispolverare dei ricordi custoditi gelosamente per far rivivere le emozioni più importanti della propria vita. Ma questa volta, Yves non c’è.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux posa per YSL
Betty Catroux posa per YSL

A settantatre anni, Betty Catroux posa per la prima volta per Yves Saint Laurent per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2018-19. La bella modella posa davanti all’obbiettivo con un chiodo in pelle e blazer laminato. Indossa gli occhiali da sole, rigorosamente neri, come quelli che hanno nascosto i suoi occhi da più di cinquant’anni.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Le origini: Lucia Ginestrone

Borbonese nacque come piccolo laboratorio che forniva gioielli e accessori  alle sartorie più prestigiose di Torino. Infatti la città all’epoca era considerata una piccola capitale della moda.

Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rilevò l’officina, dando vita alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa 1910, schizzo per una borsa

L’INGRESSO IN AZIENDA DI UMBERTO BORBONESE

Nel ’50, subentrò nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone, insieme all’amico Edoardo Calagno. Il brand stava sviluppando con successo un’estetica sofisticata. Infatti i gioielli, dalle forme innovative, erano realizzati con materiali peculiari.

Collaborazione con Luxury Fashion Houses

Raggiunse un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux, originali e di splendida fattura artigianale. Una volta guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste reclutarono Borbonese per creare numerosi accessori.

La capacità della ditta torinese di impostare un dialogo armonioso fra abito e bijoux è alla base d’una richiesta collaborazione da parte delle migliori case d’alta moda: Fendi, Galitzine, Valentino ,Ungaro e Saint-Laurent .

Elementi distintivi

Borbonese L'occhio di pernice L’occhio di pernice

UNA LINEA RIVOLUZIONARIA

Durante gli anni ’70, Borbonese iniziò la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna della famiglia Rossi. Il sodalizio portò a una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità.

Infatti la Maison trovò il suo elemento distintivo in una pelle d’agnello lavorata in modo da rivelare effetti puntiformi a “occhi di pernice”.

Inoltre Borbonese realizzò alcune linee in tessuto plasticato (“graffiti”) in diversi colori.

Borbonese Borsa Luna Borsa Luna

LE ICONICHE BORSE

Borbonese presentò la borsa Luna per celebrare lo sbarco del primo uomo sulla luna. In seguito realizzò anche le iconiche borse Sexy, Tango e Mambo.

Inoltre Borbonese fu il primo brand ad apporre il  logo sulle chiusure lampo e questo le rese un classico.

I fotografi più in voga (Barbieri, Helmut Newton, Satoshi Saikusa) contribuirono alle campagne pubblicitarie di Borbonese.

Negli anni ’80, il brand inventò un vero e proprio lifestyle. In breve tempo Borbonese diventò uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter.

I 20 ANNI DELLA SEXY BAG e rilevamenti

Nel ’92 la Sexy Bag compì 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo venne presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati.  Inoltre Redwall, che operava nello stesso settore, assorbì il marchio.

Nel ’99 venne presentata a Milano la prima collezione prodotta da Redwall.

Nello stesso anno la famiglia Arpels, attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels , rilevò il 50% della società.

Inoltre l’assemblea degli azionisti decise di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. 

Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels

ALESSANDRO DELL’ACQUA

Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua diventò direttore creativo. Agli accessori venne affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista.

LA NUOVA AMMINISTRAZIONE

A novembre, Arpels assorbì anche il rimanente 50% della compagnia, prendendo le quote di Dario Rossi e ad Alberto Vacchi. Claude Julien Arpels diventò amministratore delegato e Vacchi rimase nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 gli Arpels pensavano ad uno sbarco sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente.

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week

SETTIMANA DELLA MODA 2009

Nel 2009 Borbonese presentò la collezione primavera/estate 2010 in via della Spiga durante la settimana della moda di Milano.

Si trattò di un evento in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani. Quest’ultimo  ha trasformato le vetrine della boutique in un teatro con uno sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai.

Un secolo di Borbonese

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag 100 anni di Borbonese: l’Art Bag

le art bags

In occasione dei 100 anni di Borbonese (2010), il brand ha avviato un progetto con la Roy Lichtenstein Foundation per creare le Art Bags. La collezione, in limited edition, si compone di dodici borse ispirate alla pop art. Successivamente la collezione è stata esposta alla Triennale di Milano.

borbonese 1910

In seguito, è stata presentata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona sotto la direzione creativa del giovane stilista Gabriele Colangelo.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012 Collezione autunno/inverno 2012

IL RINNOVo DEL BRAND

Nel 2013 il logo Borbonese rosso in ceralacca è diventato il nuovo simbolo distintivo del brand. La decisione di concentrarsi sul core business del marchio derivava dalla volontà di  rendere ogni prodotto unico. Inoltre le borse-icona sono state reinterpretate, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, in modo da renderle più contemporanee.

INSPIRATIONS

Alla Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di Via Monte di Pietà, “Inspirations“, libro a cura di Ginevra Elkann edito Rizzoli. In “Inspiration” Borbonese viene descritto come brand sempre ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann Inspirations, Ginevra Elkann

BORBONESE E L’ARTE

A novembre il marchio è diventato sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista Ed Ruscha. La mostra, dal titolo “Mix Master”, era un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha. Il tema della mostra era la trasformazione della vita americana negli ultimi 50 anni.

Situazione attuale

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra “Riflessioni/Reflections”, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi.

A settembre è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8. Il brand ha progettato il nuovo concept in modo tale da rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016 Global Living, Milano Design Week 2016

le novità del brand

Nel 2017 Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living. Inoltre ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, hanno disegnato tutti i prodotti con linee arrotondate.

In aggiunta a settembre, durante la fiera della calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018 .

IL NUOVO SPIRITO DELLA TRADIZIONE

Borbonese è un luxury brand italiano che soddisfa le esigenze della società contemporanea senza tradire la sua brand identity. Infatti il marchio riesce a bilanciare tradizione e artigianato senza rinunciare all’innovazione.

BENETTON

Azienda fondata dalla famiglia Benetton nel 1965; partita come laboratorio artigianale specializzato in maglieria, ora è un brand di fama mondiale.

Le origini: i fratelli Benetton

Benetton Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton

GLI INIZI

Fondata nel 1965 a Ponzano Veneto (Treviso) dai fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton. All’inizio era semplicemente un laboratorio artigianale specializzato in maglieria con un buon contenuto moda e prezzi molto accessibili. 

1998 

IL BUSINESS BENETTON

Nel ’98, con un fatturato che sfiorava i 9 trilioni di lire e negozi diretti e in franchising  in tutto il mondo, è diventato il dodicesimo gruppo industriale italiano nella classifica di Mediobanca e una delle realtà più importanti del nostro paese nell’ambito del tessile.

le attività tradizionali

Metà delle vendite derivava dalle attività tradizionali (abbigliamento e prodotti per lo sport) con i marchi Benetton, Benetton 012, Sisley, Zerotondo e Tutti i colori del mondo.

I NUOVI SETTORI

In seguito vennero aggiunte le licenze per accessori, biancheria intima e da casa, la linea mare e i cosmetici. L’altra metà del giro d’affari arrivava, invece, dai settori di espansione più recente: grande distribuzione, autogrill, immobiliare, merchant banking.

i luoghi di produzione

Sul fronte dell’attività storica, il gruppo di Ponzano Veneto produceva in casa l’80% dei capi che venivano venduti in tutto il mondo. L’altro 20%, solo da qualche anno, veniva confezionato all’estero. Negli stabilimenti di Castrette, giganteschi e modernissimi capannoni disegnati dall’architetto Tobia Scarpa, un migliaio di persone manovravano terminali, computer e pannelli di controllo che ricordavano i grandi centri di ricerche di tecnologia avanzata.

ROBOSTORE

Benetton creò sistema logistico Robostore, che con sole 14 persone smistava 30 mila pacchi al giorno e 10 milioni di capi al mese, mettendoli sui camion e, secondo le destinazioni, dividendoli per paese e punto vendita, con un modo tanto somigliante, per i suoi nastri trasportatori, al centro smistamento bagagli di un aeroporto.

Le fasi meno complicate della lavorazione, come la cucitura e la stiratura, erano appaltate all’esterno: un gruppo di aziende venete lavorava praticamente solo per Benetton e occupava 30 mila persone.

Benetton è il cuore di un gigantesco network produttivo che va dalla pecora argentina e dalla sua lana fino alla distribuzione nell’ultimo negozio del Terzo Mondo o della Groenlandia, dove si vendono maglioni o camicie firmati Benetton. Un network che studia il tessuto, disegna la collezione, taglia, tinge e controlla la qualità di quasi 80 milioni di capi all’anno e li distribuisce in contemporanea, cioè quasi senza magazzino, in 7 mila negozi di 120 paesi.

L’inizio delle campagne pubblicitarie innovative 

OLIVIERO TOSCANI

Dall’82 le campagne pubblicitarie della produzione Benetton, campagne innovative e spesso provocatorie, hanno la firma di un grande fotografo, Oliviero Toscani, creatore oltre che di immagini anche di slogan e di messaggi. Gli scatti del maestro hanno come protagonisti modelli di etnie diverse, proprio come vuole lo slogan United Colors of Benetton. Il brand italiano parlò anche di questioni controverse come AIDS, vittime della Guerra del Golfo e così via: dalle immagini di un neonato appena nato completo di cordone ombelicale, a una foto di un paziente sieropositivo mentre giace morente in ospedale, le campagne di Benetton hanno sollevato polemiche e posto il marchio sempre al centro della scena.

Benetton Olivero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l'AIDs Olivero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l’AIDS

IL CENTRO DI COMUNICAZIONE BENETTON

Negli anni ’80 e ’90 le polemiche campagne pubblicitarie hanno permesso al gigante italiano della moda di farsi conoscere in tutto il mondo: i negozi Benetton, nel ’93, erano ben 7.000. Nel 2000, la pubblicità Benetton entrò in una nuova fase. Fabrica, il centro di comunicazione di Benetton, aveva rilevato la comunicazione del Gruppo, concludendo la collaborazione di 18 anni con Oliviero Toscani.

Lo sviluppo del brand nel nuovo millennio

A marzo 2000 venne siglato un accordo per il passaggio del Team di Formula Uno Benetton alla casa automobilistica francese Renault per un ammontare di 120 milioni di dollari. Benetton continuò ad essere lo sponsor ufficiale per altri 2 anni. Debuttò, ad Amburgo, nel cuore della città, il nuovo megastore su quattro piani, mentre continuava lo sviluppo della rete di vendita attraverso investimenti diretti in molte città tedesche, dopo le aperture di Berlino, Leipzig, Colonia, Düsseldorf, Stoccarda e Hannover. Il mercato tedesco, dopo quello italiano, era il secondo per importanza strategica e vendite.

I nuovi MEGASTORE

MOSCA

A settembre aprì a Mosca il primo megastore, situato al 19 Tverskaya: 2000 metri quadrati disposti su tre piani. Il mese successivo, venne inaugurato il nuovo flagship store diCardiff. A dicembre, Benetton concluse un accordo per acquisire, dal Gruppo Coin, 12 grandi magazzini, per un controvalore di 25,2 miliardi di lire.

MERCATI IN CRESCITA

A fine 2000, il Bilancio della Benetton Group S.p.A. evidenziava ricavi consolidati pari a 3.908 miliardi di lire (2,02 miliardi di euro) e un risultato netto di 471 miliardi di lire (243 milioni di euro). Il dividendo distributo ai soci era di 90 lire per azione. I mercati in crescita erano Corea, Stati Uniti e Giappone. In quest’ultimo, la strategia perseguita dal Gruppo era stata quella di chiudere i piccoli punti vendita e aprire nuovi megastore.

A maggio 2001 venne formalizzata l’intesa con Txt e-solutions, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di software. L’accordo prevedeva la fornitura di soluzioni per rendere più efficiente la distribuzione nei megastore a livello mondiale, attraverso un controllo diretto che permettesse di conoscere i cambiamenti in ogni micromercato locale e di rispondervi in tempo reale. Il programma, Txt Sc&Cm for fashion, coordinava le attività di gestione dei fornitori con le esigenze della distribuzione per ottimizzarla alla domanda dei consumatori.

BOLOGNA

A settembre 2001, Bologna era la città scelta dal Gruppo veneto per il primo megastore che era anche, grazie alla collaborazione di Fabrica, un ambiente sperimentale focalizzato sulla creatività e la cultura. Durante lo stesso mese, il soggetto della nuova campagna di comunicazione divenne il volontariato. L’iniziativa fu realizzata con il sostegno dell’Unv, sezione volontari delle Nazioni Unite. L’investimento fu pari a circa 24 miliardi di lire e coprì, attraverso stampa e affissioni, 60 paesi.

Un mese dopo debuttò un nuovo megastore a Milano, in corso Vercelli. A ruota, seguirono aperture a Palma de Mallorca e Parigi, dove vennero avviati 2 nuovi flagship store, in Place de l’Opéra e Avenue des Champs-Elysées, e Lisbona. Benetton investì 52 miliardi per tre megastore in Giappone, a Kyoto e a Osaka (due). Il fatturato conseguito in Giappone nel 2000 fu pari a circa 580 miliardi di lire. Il Gruppo veneto contava 100 megastore in tutto il mondo (l’obiettivo era di arrivare a 300 entro il 2004) e una rete distributiva costituita da 5 mila negozi dislocati in 120 paesi. Nei due anni precedenti aveva investito circa 500 milioni di euro per l’apertura dei megastore, situati nei centri storici delle grandi città.

2001

A fine 2001, Benetton aveva conseguito un fatturato di 2,098 miliardi di euro, un Ebitda (margine operativo lodo) di 398 milioni e un utile netto di 148 milioni, risultato non confrontabile con i 243 milioni del 2000, poiché quest’ultimo era stato influenzato dalle plusvalenze realizzate con la vendita del team di Formula 1. In termini omogenei, comunque, l’utile netto era diminuito del 6,5%.

2002

Secondo Forbes, nel 2002 la fortuna di Benetton valeva 4,9 miliardi di dollari, corrispondenti al 62° posto nella classifica dei più ricchi del mondo.

A marzo 2002 venne perfezionato un preliminare con Viceversa edizione design, società incaricata di realizzare una linea di home collection firmata Benetton. A luglio Benetton emise un bond (prestito obbligazionario) triennale da 300 milioni di euro, il secondo della storia per la casa veneta. Ad ottobre Benetton debuttò con due nuovi punti vendita a Venezia e Shanghai.

2003

A febbraio 2003, dopo l’apertura di stabilimenti in Croazia, Slovacchia e Ungheria, Benetton investì in Tunisia 16 milioni di dollari. Un nuovo megastore viene aperto ad Osaka, in Giappone, con un investimento di 1,5 miliardi di yen. Era il decimo dall’inizio del 2001. La somma complessiva investita ammontava a 12 miliardi di yen, ovvero 90 milioni di euro. Nel 2001 il fatturato in Giappone fu di 200 milioni di euro, in linea con i risultati del 2000.

LA CAMPAGNA FOOD FOR LIFE

Il soggetto della nuova campagna di comunicazione era Food for Life, la fame nel mondo. Realizzata insieme al World Food Programme, agenzia dell’Onu, ebbe un budget di 15,7 milioni di euro.

Benetton Campagna pubblicitaria Food for Life Campagna pubblicitaria Food for Life

Benetton cede le linee sport

Nel marzo 2003 venne anche siglato il preliminare con la Prime Newco, società del gruppo Tecnica, per la cessione di Rollerblade. L’accordo rientrava nella strategia di concentrazione sul “core business”, l’abbigliamento. Il controvalore era di 20 milioni di euro. Poco più tardi, Benetton vendette i marchi Prince (racchette da tennis) ed Ektelon (attrezzature e accessori per il “badminton”) al fondo di “private equity” statunitense Lincolnshire. Il controvalore era di 36,5 milioni di euro. L’accordo completava l’uscita dei Benetton dal business dell’accessorio sportivo e disegnvaa la nuova architettura strategica del Gruppo, un ritorno al “core business”, l’abbigliamento.

Silvano Cassano

A marzo 2003 Luigi De Puppi abbandonò l’incarico di amministratore delegato del Gruppo Benetton. Di conseguenza ad aprile, Silvano Cassano era il nuovo amministratore delegato del Gruppo Benetton. Entrò in azienda in un momento storico. L’improvvisa diversificazione, cominciata nel ’97, nel business dell’accessorio sportivo si era chiusa con la recente vendita di Nordica, Rollerblade e Prince. Oggi Benetton è nuovamente focalizzata sull’abbigliamento.

2003 – 2004

i ricavi

A maggio, i risultati del primo trimestre evidenziavano ricavi (casual) per 351 milioni di euro, in crescita, al netto dell’effetto cambi, del 3,8%. Il fatturato complessivo si attestava a 444 milioni contro i 447 del 2002, per la prevista contrazione del business sportivo. L’utile netto, 25 milioni di euro, segnò un più 29%. L’autofinanziamento rimase stabile a 76 milioni, mentre l’indebitamento si attestò a 709 milioni di euro, contro i 756 del primo trimestre 2002. Continuava così lo sviluppo dei punti vendita. In Russia, il gruppo programmò per l’anno in corso 22 nuovi aperture, mentre nel 2004 avrebbero debuttato altri dieci store. L’obiettivo era infatti di raggiungere quota cento negozi entro la fine del 2004.

il gruppo benetton

Il Gruppo Benetton era presente in 120 paesi, con i marchi United Colors of Benetton, Sisley, The Hip Site, Playlife e Killer Loop. Produceva oltre 100 milioni di capi d’abbigliamento ogni anno, il 90% dei quali fabbricati in Europa. La rete distributiva era costituita da 5000 punti vendita. Il Gruppo Benetton era controllato dalla finanziaria di famiglia, Edizione Holding, costituita da un network di aziende che competevano in differenti settori: oltre all’abbigliamento, di cui deteneva il 69,9%, autostrade, servizi di ristorazione, telecomunicazioni, immobiliare, agricoltura e partecipazioni finanziarie minori.

edizione holding

Complessivamente Edizione Holding aveva un giro d’affari di 7 miliardi di euro e impiegava 50 mila dipendenti. Negli 8 anni i fratelli Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton avevano assemblato, pezzo dopo pezzo, sotto l’ombrello di Edizione Holding, un gruppo che, partito dal tessile, era ormai diventato una conglomerata. Infatti nel 1994, il tessile costituiva il 100% del fatturato; nel 2003 i maglioni pesavano per il 30% sul totale.

i nuovi megastore

A settembre 2003 la società inaugurò diversi nuovi megastore ad Hong Kong, che offrivano i marchi United Colors of Benetton, Sisley, Playlife e Killer Loop. Inoltre, a Birmingham portò i marchi United Colors of Benetton, Sisley e The Hip Site. A Parigi, cinque piani all’interno di un edificio storico della seconda metà dell’800, vendeva United Colors of Benetton e Sisley. L’espansione del gruppo in Germania continuò con l’apertura di un megastore a Berlino, su tre piani, che appunto offriva le intere collezioni United Colors of Benetton e Sisley.

Joel Berg

Ad ottobre Joel Berg diventò nuovo direttore di United Colors of Benetton: era quindi responsabile dell’immagine del marchio, della pubblicità e della presentazione della Collezione. A fine anno, Benetton presentò la nuova strategia per il periodo 2004-2007: le vendite sarebbero dovute aumentare del 25% e il margine operativo lordo del 40%. Per raggiungere tali risultati senza una guerra di prezzi, la qualità del prodotto doveva essere per forza migliorata. La strategia si basava su una solida rete di distribuzione e sul know-how di produzione. Il 2003 si chiuse con un fatturato consolidato di 1,885 miliardi di euro, un utile netto di 108 milioni di euro e una posizione finanziaria netta di 368 milioni di euro.

A giugno 2004 si contò il quindicesimo anno dalla quotazione di Benetton nella Borsa di New York. La presenza del gruppo su Internet era raddoppiata, con i siti web www.benetton.com e www.benettongroup.com. Il primo è un sito web incentrato sui consumatori, mentre il secondo offre informazioni finanziarie e notizie sull’attività di comunicazione del Gruppo. A dicembre 2004, venne aperto un nuovo negozio in via Maistra a St. Moritz, in posizione centrale: due piani offrivano l’intera collezione United Colors of Benetton.

il fatturato

Il 2004 si chiuse con un fatturato consolidato di 1,668 miliardi di euro, di cui 1,504 miliardi di euro prodotti dalla divisione casual. Il margine operativo lordo era di 757 milioni di euro, l’utile netto di 123 milioni di euro e gli utili non distribuiti di 431 milioni.

2005 

Il primo trimestre del 2005 mostrò un fatturato di € 378 milioni (rispetto ai 381 dello stesso periodo nel 2004) e un utile netto di € 23 milioni (rispetto ai 28 milioni del 2004). La posizione degli utili non distribuiti migliorò, con 470 milioni, contro 497 dell’anno precedente. Ad aprile, Benetton firmò un accordo di joint venture con il Gruppo Boyner, con l’obiettivo di rafforzare i marchi Benetton in Turchia.

Nel maggio 2005 venne firmato un accordo di licenza con Selective beauty per lo sviluppo e la distribuzione a livello mondiale dei profumi Benetton. A giugno, il gruppo assicurò, con un pool di 10 banche, una linea di credito rotativa per 500 milioni, prevista per il 2010. A giugno venne firmato un accordo di licenza a livello mondiale con Zorlu Holding per la produzione e la distribuzione del Sisley Collezione Home.

40° anniversario

Per il 40° anniversario, Benetton propose per la prima volta una sfilata della collezione autunno/inverno. L’evento si tenne il 10 ottobre 2006 al Centre Pompidou di Parigi. Inoltre venne inaugurata una mostra (per la durata di un mese), “Les Yeux Ouverts” (Occhi aperti al mondo e al futuro), finanziata da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione, e dal World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite.

la campagna del 2008

Nel febbraio 2008 Benetton lanciò una nuova campagna di comunicazione globale, la Microcredit Africa Works, a favore del microcredito in Senegal, in collaborazione con Youssou N’Dour.

Eventi e campagne

Opening Soon…

Benetton Opening Soon Opening Soon

OPENING SOON … è una mostra Benetton presentata alla Triennale di Milano (27 gennaio/15 febbraio 2009). La mostra era dedicata al futuro dello spazio retail della moda, in collaborazione con POLI.design e con il contributo del gruppo di design Fabrica. Il tema centrale della mostra OPENING SOON… era l’evoluzione presente e futura dello spazio retail, un’area in cui Benetton era protagonista mondiale sin dal debutto degli anni ’60.

“Questa mostra – spiega Alessandro Benetton, vicepresidente esecutivo del Gruppo – è il punto di partenza per la ricerca che dà ancora una volta voce alle idee, alla creatività e al talento dei giovani. Siamo appunto convinti che sostenere questo tipo di ricerca e di merito sia una risposta necessaria all’attuale crisi economica, per essere pronti a cogliere il momento della ripresa non appena arriverà. Per Benetton, il design è l’essenza del gruppo, la sintesi del prodotto e della cultura aziendale, uno specchio per i valori del marchio e una forma decisiva di comunicazione con il mondo “.

Alessandro Benetton, Tina Brown, Arne e Marc Glimcher celebrarono l’apertura della Biennale d’Arte di Venezia con l’evento “Cocktail in Venice”.

It’s My Time

A febbraio 2010 il Gruppo Benetton lanciò il concorso mondiale IT’S MY TIME. In 36 giorni si iscrissero oltre 65.000 partecipanti da 217 paesi diversi; il sito ha visto 4 milioni di visitatori e circa 60 erano i milioni di pagine visualizzate. Il primo casting online si chiuse con 20 vincitori, che volarono a New York e collaborarono con il fotografo di fama mondiale Josh Olins per la campagna pubblicitaria mondiale autunno-inverno 2010/2011

Benetton It's My Time
It’s My Time

Biagio Chiarolanza e Franco Furnò divennero i nuovi direttori con poteri esecutivi. Un anno dopo, You Nguyen, venne nominato United Chief of Benetton, Chief Merchandising Officer e Creative Director di United Colors of Benetton.

Il 6 settembre 2011 Benetton aprì le porte a un triplo evento simultaneo nei concept store di Istanbul, Milano e Monaco (e anche sul web) per presentare 15 installazioni d’arte di Erik Ravelo, artista cubano di Fabrica. I pezzi parlavano del colore e del filo (di lana) che lega tutta l’umanità. Benetton lanciò la collezione autunno/inverno 2011 sotto il segno dell’arte.

La fondazione Unhate

Benetton Unhate Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano
Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano

Con una campagna di comunicazione mondiale, la Fondazione Unhate nasce nel novembre 2011. Fortemente voluta dal Gruppo, si misurava con nuove strategie di responsabilità sociale delle imprese. L’obiettivo era quello di contribuire a combattere la cultura dell’odio, in linea con i valori Benetton. Molte delle immagini vedevano i leader mondiali stretti in un bacio: molto controversa, nel 2012 vinse infatti  il Festival di Cannes.

Nel 2012 il Gruppo Benetton uscì dalla Borsa di Milano.

La collezione Color

Benetton Campagna pubblicitaria Color
Campagna pubblicitaria Color

LE CELEBRITà

Nel 2013 l’azienda utilizzò un’incredibile campagna pubblicitaria (poi divenuta icona) per celebrare l’imminente lancio della collezione primavera/estate 2013, “Color”. 9 furono le celebrità a parteciparvi, tra cui Charlotte Free, lo chef Matias Perdomo, l’attore Dudley O’Shaughnessy e Hanaa ben Abdesslem. Ogni figura rappresentava un colore diverso: rosso, viola, rosa, arancione, giallo, verde, blu, nero e bianco. Ciascun colore rifletteva perciò personalità e umore, con il messaggio: “Essere naturali e liberi”.

GREENPEACE

Lo stesso anno, il Gruppo Benetton si è unito a Greenpeace per contribuire a eliminare, entro il 2020, le emissioni di sostanze chimiche pericolose della catena di approvvigionamento e di produzione.

On Canvas

Benetton On Canvas, Mosca On Canvas, Mosca[/caption]

Nel 2014 il Gruppo lanciò “On Canvas“, un nuovo concept store che rende il prodotto vero protagonista. Prime location furono Milano, Mosca e Berlino: la struttura era innovativa, accogliente, funzionale e dinamica. La naturale evoluzione del negozio Benetton, concepito come incontro tra la sua storia e la sua modernità, tra qualità e cura del cliente, protagonista centrale per ottenere del design autentico, tra esperienza tecnologica ed emotiva. Concept è il telaio, struttura leggera, semplice ma solida e quasi invisibile, grazie a cui vengono create stagioni, collezioni, colori e materiali. Il telaio infatti, simbolo di tradizione e artigianalità, diventa anche simbolo di innovazione e trasformazione del negozio.

IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Sempre nel corso del 2014, il Gruppo Benetton acquisì un nuovo Consiglio di Amministrazione; Gianni Mion venne nominato Presidente non esecutivo e Marco Airoldi Amministratore Delegato e Direttore Generale.

Benetton per Women Empowerment

LA CAMPAGNA

Il 25 novembre 2014 Benetton rese pubblica la campagna New United Colors of Benetton a sostegno di UN Women, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

gli obiettivi della campagna

L’obiettivo della campagna di United Colors of Benetton, ideata da Fabrica, consiste nel promuovere la consapevolezza internazionale della necessità di azioni concrete per sostenere le donne, di sponsorizzare programmi di prevenzione e di promuovere un’educazione basata sul rispetto delle differenze e sulle pari opportunità.

Benetton per Women Empowerment Benetton per Women Empowerment

BENETTON WOMEN EMPOWERMENT PROGRAM

Nel 2015 Benetton presentò il Benetton Women Empowerment Program, un’iniziativa a lungo termine per sostenere i diritti delle donne in tutto il mondo. Il programma WE (Women Empowerment Program) è un programma di sostenibilità a lungo termine del Gruppo Benetton volto a sostenere l’empowerment delle donne in tutto il mondo. Per raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza di genere e dell’emancipazione delle donne, il Gruppo Benetton ha identificato cinque punti chiave in conformità con l’agenda delle Nazioni Unite.

UNITED BY HALF

Nel 2017, per celebrare la Giornata internazionale della donna, 017 Benetton ha lanciato la nuova campagna “United by Half” (Uniti per metà), per incoraggiare le donne di tutto il mondo a unirsi e lottare per l’uguaglianza di genere. La campagna, introdotta in India, ha raggiunto risultati incredibili; il video conta più di 7,7 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Situazione attuale

LA CAMPAGNA CLOTHE FOR HUMANS

Dal 2016 Benetton ha iniziato a cambiare la sua brand identity attraverso una nuova piattaforma creativa, Clothe for Humans. Questa campagna mira a celebrare “la bellezza dei momenti e delle emozioni quotidiane”. La società si sta muovendo dallo shockvertising (pubblicità shock) al “never shocking” (mai scioccante); tuttavia si merita un posto come una delle società con le campagne pubblicitarie più efficaci di sempre.

Benetton I See Colors Everywhere, Trienniale di Milano, 2017 I See Colors Everywhere, Trienniale di Milano, 2017

I SEE COLORS EVERYWHERE, LA MOSTRA

A settembre Benetton ha presentato alla Triennale di Milano I See Colors Everywhere, mostra (aperta fino ad ottobre 2017) sul tema del colore, curata dallo stesso centro di ricerca sulle arti e la comunicazione del Gruppo.

BROOKS BROTHERS

Azienda fondata nel 1818 da Henry Sands Brooks, primo commerciante di tessuti che, negli Stati Uniti, creò il look “preppy”.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Brooks Brothers
  3. Lo sviluppo del brand
  4. Il Grande Gatsby
  5. Direttori creativi
  6. Beneficenza
  7. Situazione attuale

Le origini

Brooks Brothers Prima sede produttiva
Prima sede produttiva

Brooks Brothers è un’azienda americana fondata a New York nel 1818 da Henry Sands Brooks con il nome H. & D. H. Brooks & Co. Nel corso degli anni l’azienda mantenne sempre sia le attività di vendita al dettaglio, sia quelle produttive. Nel 1845 Brooks Brothers divenne pioniera nel campo del prêt-à-porter maschile e, successivamente, anche femminile; gli abiti su misura confezionati a mano vestirono molte personalità dell’epoca come A. Lincoln, che addirittura indossava un cappotto Brooks Brothers la famosa sera in cui venne assassinato.

Brooks Brothers portò alla ribalta dell’eleganza maschile americana la cravatta a foulard, l’Harris Tweed importato dalla Scozia, i maglioni di shetland e le giacche polo con bottoni di madreperla e la cintura alta e le calze Argyle. Introdusse anche le camicie botton down, indossate dai giocatori di polo in Inghilterra. Questi prodotti ben presto divennero icone e best-seller per molti anni. Quando nel 1945 furono importate le cravatte stile British club, Brooks Brothers ebbe la geniale idea di invertire la direzione delle bande diagonali tipiche di questo tipo di cravatte, creando un nuovo stile, tutto americano. L’azienda aprì il suo primo reparto donna nel ’49: da lì in poi si dedicò anche all’abbigliamento bambino e agli accessori.

Lo stile Brooks Brothers

Brooks Brothers Lo stile Brooks Brothers
Lo stile Brooks Brothers

Brooks Brothers è il brand di abbigliamento maschile più antico d’America: ha letteralmente definito il concetto di eleganza per l’uomo statunitense e, in seguito, anche per la donna. Anche oggi, dopo quasi due secoli, Brooks Brothers fa sentire ben forte la sua voce. Il brand iniziò la sua storia durante la Guerra Civile, realizzando le uniformi per le truppe dello Stato di New York. Ad oggi Brooks Brothers è celebre per aver introdotto il prêt-à-porter uomo su misura. La vera rivoluzione fu, però, la camicia “botton-down”, risalente al 1896, ispirata all’abbigliamento dei giocatori di polo inglesi. Al 1850 risale, invece, il disegno del logo con il vello d’oro, rimasto sino ad oggi.

Brooks Brothers Kennedy indossa un abito Brooks Brothers
Kennedy indossa un abito Brooks Brothers

Nel corso degli anni la compagnia ha vestito celebrità come Clark Gable e John F. Kennedy. Il brand è stato identificato, a metà del XX secolo, con lo stile conservatore della costa orientale, noto come “preppy” o “Ivy League”.

Lo sviluppo del brand

Nel 2001 Claudio Del Vecchio, Presidente e proprietario della Retail Brand Alliance, pagò a Marks & Spencer 225 milioni di dollari per il brand e per l’acquisizione di 242 negozi Brooks Brothers. Nel 2003 il brand, tra gli altri, aveva anche 160 negozi negli Stati Uniti e 67 in Giappone. Il fatturato annuo superava i 600 milioni di dollari; 5 milioni erano le camicie prodotte ogni anno. In aprile, il brand concluse la collaborazione biennale con Diego Della Valle, proprietario di Tod’s.

Brooks Brothers Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002
Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002

Nel 2004 il brand presentò un CD in edizione speciale, creato in esclusiva per Brooks Brothers dalla Lincoln Center Jazz Orchestra con Wynton. La società aveva sponsorizzato “Jazz at Lincoln Center” dal 2001: tutti gli artisti indossavano abiti Brooks Brothers. Il CD The Lincoln Center Jazz Orchestra with Wynton Marsalis Plays the Music of Duke Ellington” (La Lincoln Center Jazz Orchestra con Wynton Marsalis suona la musica di Duke Ellington) venne messo in vendita in alcuni retail store Brooks Brothers selezionato e sul sito ufficiale.

un’eleganza rilassata

La forza del brand è sempre stata l’eleganza “rilassata” nella più classica tradizione americana: il look sportivo ma sofisticato ha permesso di rimanere fedele all’idea originaria di chic accessibile. Per la stagione autunno/inverno 2007-2008, il brand lanciò la linea Black Fleece, vero e proprio manifesto dell’evoluzione del costume americano: distribuita da una rete di negozi monomarca, la collezione era nata dalla mano dello stilista americano Thom Browne.

Brooks Brothers Linea Black Fleece
Linea Black Fleece

Nel 2009, Brooks Brothers entrò nel mercato canadese con nuovi negozi a Vancouver e a Toronto. Nel frattempo, il brand aveva anche aperto il suo primo negozio in Messico, a Guadalajara. Il target dell’azienda si stava trasformando, includendo un pubblico più giovane e giovanile: Brooks Brothers decise di rivolgersi alle nuove generazioni, proponendo una collezione di abbigliamento sportivo ed una prodotta sotto licenza, pensata per le biblioteche scolastiche, con tanto di logo.

Il Grande Gatsby

Brooks Brothers Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers
Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers

Brooks Brothers e Prada disegnarono i costumi di scena per l’applauditissimo film “Il Grande Gatsby” (2013): il lungometraggio, che rappresenta le icone dello stile americano anni Venti, ha avuto molta influenza nel mondo della moda. Brooks Brothers ha prodotto 1.700 pezzi per il film: la maggior parte per i personaggi maschili, tra cui quelli per il protagonista Jay Gatsby, interpretato da Leonardo DiCaprio. Dopo l’enorme successo de “Il Grande Gatsby”, Brooks Brothers prese la decisione di presentare una collezione limitata che includeva il papillon nero a bordoo bianco indossato da Leonardo DiCaprio nella locandina ufficiale del film.

Direttori creativi

Brooks Brothers Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013
Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013

Nel 2014 Zac Posen fu nominato nuovo direttore creativo di abbigliamento donna e accessori: noto per il suo amore per l’artigianale, Posen adottò uno stile sempre vivace che ben si adattò all’identità del brand, donandogli un tocco più femminile.

Nel 2015, dopo 8 anni di collaborazione, Thom Browne decise di abbandonare il brand per concentrarsi sulla propria etichetta: la Black Fleece Fall 2015 fu l’ultima sua collezione.

Beneficenza

La responsabilità sociale è sempre stata argomento di interesse per la griffe: dal 2005 ha raccolto circa 14,5 milioni di dollari da destinare all’ospedale pediatrico St. Jude, occupato nella ricerca econtro il cancro e altre malattie gravi. Nel 2016 Brooks Brothers donò allo stesso centro il 10% delle vendite. Si impegnò inoltre nel promettere 20 milioni di dollari per la realizzazione del Brooks Brothers Computational Center, da annettere al St. Jude Children’s Research Hospital.

Situazione attuale

Brooks Brothers Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia
Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia

Nel 2017 ha scelto di collaborare con l’Instagram influencer Mike Mellia: Mellia aveva pubblicato sul suo profilo una serie di video in loop che, divenuti virali, avevano attirato l’attenzione di molti fashion brand, tra cui anche Brooks Brothers. L’azienda, insieme a Mike, ha costruito una nuova campagna pubblicitaria basata proprio sui video in loop dell’influencer: nella pubblicità gli oggetti si muovevano intorno a lui, completamente immobile.

Lo stesso anno, l’azienda è stata accusata di violazione della privacy: diversi clienti hanno visto divenire pubbliche le loro informazioni, a causa di alcuni errori o leggerezze dell’azienda.

Nel 2018 festeggerà i 200 anni di attività: per celebrare il traguardo, la società ha pianificato una serie di eventi e attività in tutto il mondo per tutto l’anno. Secondo Brooks Brothers, a gennaio, il marchio collaborerà con Pitti Immagine Uomo 93 per presentare lo stile originario del marchio con una retrospettiva resa possibile dagli storici archivi aziendali.

Attualmente, possiede oltre 280 negozi negli Stati Uniti e 700 negozi in 45 altri paesi.

BYBLOS

Il Marchio Italaiano Byblos nasce nel 1973 su iniziativa di Arnaldo Girombelli e di suo fratello Sergio: ecco la storia del brand.

Marchio italiano nato nel 1973 su iniziativa di Arnaldo Girombelli (fondatore della Genny Holding) e di suo fratello Sergio.

I PRIMI ANNI

Per i primi anni di vita lo stile giovane e fresco del marchio è legato al genio visionario di un allora ventenne Gianni Versace, che lavora come direttore creativo dal 1977 al 1979.

A succedergli è il designer francese Guy paulin (1979-1982). Poi è la volta del due inglese composto da Keith Varty e Alan Cleaver, che disegnano le collezioni dall’83 al ’96. Questo è il periodo d’oro di Byblos che diventa un marchio riconosciuto internazionalmente. Esso rappresenta molto bene la capacità tutta italiana di addomesticare la creatività per creare progetti diretti al mercato.

Nel 1997 è chiamato alla direzione artistica l’americano Richard Tyler. A lui segue, poi, il giovane (con tanto di laurea alla Harvard University) John Bartlett, che resta direttore creativo fino al 2002. Questo è l’anno in cui la Swinger International S.p.A. acquisisce il marchio producendone così tutte le collezioni, sia donna che uomo. L’ azienda è veronese e specializzata nella progettazione, produzione e distribuzione di capi e accessori di abbigliamento d’alta gamma.

Nel 2003 il team creativo è formato da un terzetto di designer che hanno alle spalle collaborazioni con grandi nomi del prete-à-porter italiano. Tra queste citiamo Stefano Citron (ex Krizia e Mila Schoen), Federico Piaggi (ex Max Mara, Sportmax, Trussardi, Valentino, Mila Schoen) e Greg Myler (ex Erreuno, Krizia, Mila Schoen).

LA SITUAZIONE ATTUALE

Oggi direttore creativo della Maison è Manuel Facchini. Classe 1973, il suo mantra è uno sperimentalismo che non conosce limiti, se non quelli dettati dalle esigenze della produzione industriale.

La vocazione a sviluppare uno stile che si evolva sui binari dell’innovazione continua di forme e concetti, Manuel l’ha affinata e potenziata nella sua città del cuore, Londra, dove ha scoperto un mondo che prima gli era sconosciuto.

“Mentre frequentavo la Central Saint Martins School ho avuto modo di misurarmi con una dimensione di creatività pura che mi ha aperto nuovi orizzonti, non solo nell’ambito della comunità dei giovani stilisti della scuola, ma anche osservando le abitudini della gente per strada, il modo originale di esprimersi e di vestirsi; tante attitudini differenti che lasciano, ognuna a suo modo, il segno”.

Nel 2009 nasce il magazine online firmato Byblos. Esso include  approfondimenti e curiosità sul contemporaneo, che spaziano dalla moda al design, dall’arte all’high tech e al lifestyle, il tutto filtrato attraverso il punto di vista del direttore creativo della maison.

Altra importante declinazione del gusto Byblos, che sottolinea il forte legame tra il marchio e l’arte è senz’altro l’hotel a cinque stelle che ha sede a Varese, nell’incantevole struttura di Villa Amistà, il Byblos Art Hotel. Una sontuosa dimora padronale dei primi del Cinquecento, concepita, oltre che hotel, come una mostra permanente di arte contemporanea, che raccoglie al suo interno le opere di artisti provenienti da ogni parte del mondo.

LO STILE

Uno degli aspetti fondamentali dello stile Byblos, così come reinventato da Facchini, è l’enfasi sulla plasticità voluttuosa delle forme e sulla consistenza scultorea e avvolgente dei volumi, che forgiano silhouette up-to-date con un piglio sensuale e futurista.

Byblos abbraccia un glam barocco che sottolinea influssi cinematografici e iconografici. C’è, inoltre, una notevole ricerca nel rapporto fra corpo e abito che, prendendo vita dall’elaborazione della maglieria, si declina gradatamente in tessuti solidi ma senza peso, come il faille, il mikado e l’organza doppia.

L’identità delle collezioni che portano il segno di Manuel Facchini è definita essenzialmente da una visione sincretica della realtà:

“Nella mia mente si sommano e si contrappongono concetti apparentemente inconciliabili, che poi, raggiungendo una sintesi finale, diventano l’humus del progetto stilistico. Per esempio l’arte di Damien Hirst che fissa, sublimandolo, l’attimo che separa la vita dalla morte, assemblata con il rock style anni Settanta. Oppure l’estetica rigorista e suggestiva dei costumi dei samurai che si combina con lo spirito plastico delle opere di Santiago Calatrava.”.