Assofibre

Assofibre è l’Associazione nazionale italiana delle fibre chimiche: rappresenta il 90 per cento della produzione. Fondata nel 1926, Assofibre fa parte di Federchimica (Federazione Nazionale dell’Industria Chimica), del Cirfs (International Rayon and Synthetic Fibres Committee), dell’UNITEX (National Association Unification Textile Products) e ha la sede a Milano.

Il fatturato del settore è mediamente di 3500 miliardi. L’export di 482 mila tonnellate: il 70 per cento del prodotto. I consumi italiani di fibre chimiche si aggirano sulle 690 mila tonnellate. Gli addetti al settore sono 9350. La produzione mondiale, anno ’96, è stata di 24,1 milioni di tonnellate. L’Italia è il solo paese europeo ad avere una filiera tessile intera: copre tutta la catena produttiva, dalle fibre all’articolo finito.

Artom

Artom Guido (1931). Imprenditore tessile. È stato presidente della Federtessile dal 1975 all’80, anni in cui la federazione era neonata e stava scoppiando il fenomeno del prêt-à-porter italiano. Avendo al suo fianco tre vicepresidenti, Angelo Pavia, Giancarlo Lombardi e Mario Boselli, si batté con successo contro il Progetto 80 con cui le forze politiche programmavano di incentivare la chimica, l’elettronica e l’avionica, escludendo i settori manifatturieri come il tessile e l’abbigliamento, considerati maturi.

Capì che, come sosteneva Beppe Modenese, era tempo che la moda italiana si desse un solo proscenio a Milano, per favorire il lavoro dei giornalisti e per dare la sensazione visiva, non frammentata, della forza creativa e imprenditoriale che lo stilismo italiano stava esprimendo. Fu a fianco di Modenese nel convincere (una mossa vincente) gli stilisti a sfilare alla Fiera di Milano, di cui, 20 anni dopo, nel ’97 sarebbe diventato presidente: carica da cui si dimise nel ’98 in polemica sui sistemi di gestione dell’Ente.

Azzaro

Azzaro. I suoi abiti rutilanti di lustrini, con corpini drappeggiati, trasparenze e plissé, sono stati strumenti di seduzione di molte star

Azzaro. I suoi abiti rutilanti di lustrini, con corpini drappeggiati, trasparenze e plissé, sono stati strumenti di seduzione di molte star — Raquel Welch, Marisa Berenson, Claudia Cardinale, Joan Collins, Isabelle Adjani — tra gli anni ’70 e i primi anni ’80. Nato in Tunisia da genitori italiani, fa il suo debutto a Parigi nel ’62, creando, per una cerchia di amiche, accessori scintillanti di lurex e paillette. Ma è solo nel ’68 che il suo nome diventa famoso, grazie a un vestito traforato che viene pubblicato su tutte le riviste di moda. Da quel momento, diventa il simbolo di una certa eleganza “overdressed”, giocata su creazioni vistose e colorate, certamente influenzate dalla cultura del paese d’origine. Nel ’74, lo stilista lancia il suo profumo, primo di una serie fortunata e vendutissima (il 10 per cento del mercato mondiale per quel che riguarda l’uomo) di fragranze.

2003. La maison ingaggia il giovane stilista Jérome Dreyfuss, per dare dinamismo all’immagine couture. La compagnia finanziaria Frey, specializzata nel settore immobiliare e vinicolo, acquista una quota di maggioranza di Azzaro. In linea con la riservatezza tipica della casa, i termini dell’accordo rimangono segreti. Il designer muore nel 2003 all’età di 70 anni a Parigi.

Alpha

Alpha. Industria di abbigliamento nata negli Stati Uniti nel 1959 come fornitore dell’apparato militare. Per 35 anni il Dipartimento della Difesa Usa si è rivolto ad Alpha per tutti i suoi corpi. Sono diventati cult i suoi giubbotti da aviatore tipo Ma-1. Nel corso degli anni l’Industria ha prodotto oltre 40 milioni di capi d’abbigliamento di tipo militare capaci di resistere alle performance più difficili.

1999. Il Dipartimento della Difesa americano rinnova l’accordo per la fornitura dei giubbotti Ma-1. Rielaborando le linee classiche, Alpha è il fornitore leader di giacconi per i corpi di marina e aeronautica, fanteria e marines dell’esercito americano. La collaborazione con U.S. Army ha ormai passato la boa dei 40 anni.

ANTEPRIMA

Anteprima è un marchio italiano di moda pronta, nato nel 1993.

L’immagine di donna che propone il brand Anteprima è quella di un’ideale opera d’arte in perenne cambiamento ed evoluzione. Lo stile creato da Izumi Ogino, stilista del marchio, ha un volto senza tempo.

Sensibile alla bellezza classica, che oltrepassa le epoche e resiste alle mode, la moda di Anteprima è intuitiva ed elegante, da apprezzare in ogni situazione. Adatta ad una donna versatile e raffinata, intelligente, femminile e gioiosa.

La qualità di altissimo livello proposta da Anteprima si ispira alle esperienze personali della stilista, determinato il successo del brandnelle città più glamour e vivaci del mondo.

Fin dagli esordi, il marchio crea collezioni eleganti che completano pienamente le inclinazioni mondane e creative delle donne che guardano al brand. L’attenzione al lusso e alla bellezza rifiutano di essere incasellati in artificiosi confini culturali.

ANTEPRIMA WIREBAG

La borsa icona del brand è un oggetto iconico e intramontabile che accompagna la donna di Anteprima in ogni momento della giornata. Una borsa che attira l’attenzione e riesce a rimanere discreta nella sua eleganza. La bag utilizza solo materiali pregiati e di indiscussa qualità; con una vasta gamma di colori che donano lucentezza e brillantezza all’accessorio must.

LA STORIA DEL BRAND

Il brand Anteprima fa capo a Sidefame Italia, società del Gruppo Fenix di Hong Kong. Le collezioni sono coordinate dallo stilista giapponese Izumi Ogino. Vende il 60 per cento della produzione in Estremo Oriente, dove è forte di 26 negozi monomarca. In Europa, ha vetrine a Parigi e a Milano.

2000. Apre il negozio monomarca di Milano, in corso Como 9. Anteprima inizia il nuovo secolo con una particolare attenzione agli accessori: fiore all’occhiello del brand è la linea di wirebag, le speciali borse in pvc.

2003. Si consolida il mercato estremo orientale. Oggi sono in tutto 13 le città del Sol Levante che dispongono di punti vendita Anteprima: 7 i negozi a Tokyo, 5 a Hong Kong, 3 a Taipei.

Alexandre

Alexandre (1922-2008). Parrucchiere francese. Giovanissimo, come aiutante del celebre Antoine, a Cannes, pettina la Begum, moglie dell’Aga Khan, e la duchessa di Windsor, al secolo Wally Simpson. Ciò è sufficiente a spingerlo al proscenio. Nel 1947, Antoine lo chiama a dirigere il suo salone di Parigi. Gli affidano le loro teste le dive e le protagoniste dello smart set. Grace Kelly, principessa di Monaco, non si fiderà che di lui per 25 anni. Elisabeth Taylor lo convoca per una permanente a Hollywood. Nel ’52, si associa con le sorelle Carita. Si mette in proprio tardi, a 35 anni, innalzando la propria insegna, prima in Faubourg Saint-Honoré, poi in avenue Matignon. Sono innumerevoli le sue acconciature per le sfilate di moda.

Anthias

Anthias. Atelier milanese di gioielleria. Nato nel 1991 dal sodalizio di Monica Castiglioni e Natsu Toyofuku, immediatamente si presenta come uno spazio creativo in cui i gioielli sono lontani dalle mode e dai diktat del mercato. Prendono forma come piccole sculture da indossare. Entrambe figlie d’arte, le due orafe, dopo aver compiuto un tirocinio di apprendistato presso il laboratorio milanese Primateria di Davide De Paoli, affrontano la lavorazione dell’argento e di metalli “poveri”, come il bronzo e il ferro nobilitandoli grazie a una personale ricerca plastica che porta gradatamente le due autrici — l’una dall’imprint informale e materico, l’altra poeticamente astratto — a un’omogeneità stilistica sempre più spiccata. Nel 2001 inizia un rapporto di collaborazione con l’azienda Mikimoto Japan, leader nel campo della perla coltivata. Alla predilezione per pietre insolite, come l’acquamarina milky e i quarzi rutilati, si affianca oggi la curiosità per materiali di antica tradizione come il legno o il vetro, impiegati nella realizzazione sia di ornamenti sia di piccole sculture. I gioielli Anthias sono in vendita al Museum of Modern Art di New York e sono esposti spesso in mostre di respiro internazionale.

Adrian

Dopo aver studiato disegno a New York e a Parigi, Adrian Adolph Greenburg inizia creando i costumi per le riviste teatrali di Irving Berlin. È scoperto da Natascia Rambova, la moglie di Rodolfo Valentino. I costumi del suo film Cobra (1925) gli aprono le porte di Hollywood. Nel ’29 — scritturato dalla Metro Goldwyn Mayer — diventa semplicemente e definitivamente Adrian. Insuperato nel gioco grafico del bianco e nero, è senza dubbio il più grande costumista dell’epoca d’oro del cinema americano. Non esitava a stravolgere l’anatomia femminile per il suo ideale di assoluta sterilizzazione. Così, dovendo attenuare le spalle da lottatore di Joan Crawford, decise di esagerarle ancora di più. Da questo piccolo colpo di genio nacque la moda 1940 e anche il revival — esasperato fino al grottesco — degli anni ’70-’80. La Crawford fu una delle star che lo ispirò maggiormente. Famoso l’abito di organza bianca di Letty Lindon (’32), una meringa di volant ma senza la minima leziosità. E quello nero con collo e polsi bianchi (Grand Hotel, ‘32): lo stile segretaria all’epitome dello chic. Di tutt’altro genere i costumi creati per Greta Garbo. Se l’esotismo di Mata Hari (’32) sfiora il kitsch, quelli dei film storici furono impeccabili. In Anna Karenina (’35) sublimò con intelligenza il suo debole per le uniformi militari e in Camille (’36) riuscì a evitare ogni romanticismo di maniera. Indimenticabili quelli di Regina Cristina (’33), forse la sua prova più alta. Lo stile chevalier era perfettamente congeniale alla grande star: sapientemente ambiguo con tocchi di moderna femminilità nelle bluse di un’eleganza senza pari. Di un gusto più facile e popolare gli abiti da sera-camicia da notte di Jean Harlow (Pranzo alle otto, ’33): di satin bianco, in sbieco, molto sensuali e precursori dello stile lingerie. I 4 mila costumi per Maria Antonietta (’36) furono l’ultima opera importante di Adrian: super ricchi, con tessuti ultrasontuosi e un estenuato studio di bianchi abbaglianti. Tuttavia l’insieme di parrucche monumentali e crinoline mastodontiche risultava troppo carico ed eccessivamente rococò. L’avvento del technicolor, con i suoi colori fastidiosamente pastello o volutamente volgari, rende obsoleta la sua visione estetica. Nel ’39 lascia la Metro e apre un salone di alta moda. Torna sporadicamente a disegnare per il teatro. Muore di un attacco cardiaco a 57 anni. Il suo stile audacemente moderno, le proporzioni aggressive, l’uso drammatico e futurista del bianco e nero sono ancora oggi di grande ispirazione per i creatori di moda.

Antoni & Alison

Antoni & Alison. Fondato da Antoni Burakowski e Alison Roberts per commercializzare le loro T-shirt con scritte ironiche e surreali. Diventano subito un culto, ricercatissime nel loro packaging sottovuoto. La collezione si estende a capi di sartoria tradizionale in netto contrasto con i loro slogan. Nicole Kidman è una fan, come le attrici dei serial tv Friends e Sex and the City. Disegnano una linea giovane fatta di jeans, maglieria e accessori per Debenhams. Vendono a boutique trendy in giro per il mondo.

Arkadius

Marchio dello stilista Arkadius Weremczuk (1969), di origine polacca ma residente a Londra. Nel ’92 abbandona gli studi di pedagogia e il suo paese con il sogno di diventare stilista. Un viaggio picaresco che lo vede lavapiatti in Toscana, grafico a Monaco di Baviera e infine promettente studente di moda al Central St. Martins College of Art and Design di Londra. Una determinazione singolare, come il suo stile decisamente forte e sexy. Viene notato mentre è ancora studente da Isabella Blow, musa ispiratrice di Alexander McQueen che successivamente appoggerà la sua prima collaborazione come stilista. La stessa Blow diventa il suo impresario. Nel ’99 viene fondata la House of Arkadius a Londra. Il successo è immediato, la lista clienti conta i nomi più caldi della pop music e dello “show biz” internazionale. Vince il Best Polish Designer 2000 per il settimanale Elle. Nel 2002, viene scelto da Placido Domingo per disegnare i costumi del Don Giovanni coprodotto dalla Los Angeles Opera e dalla Polish National Opera. Vende nelle boutique più audaci del mondo, oltre ad avere un suo negozio nel centro di Londra.