GIORGIO ARMANI

Giorgio Armani, designer italiano, nato a Piacenza nel 1934, è di gran lunga la figura dominante del prêt-à-porter dell’alta moda italiana.

Indice

  1. Gli esordi
  2. La nascita dell’azienda
  3. Gli ultimi anni con Galeotti
  4. Lo stile Armani
  5. Le collezioni
  6. Il nuovo millennio
  7. 2001
  8. 2002
  9. 2003
  10. 2004
  11. 2005/2006
  12. 2007/2008
  13. 2009
  14. 2010/2011
  15. 2012
  16. 2013/2014
  17. 40° Anniversario
  18. 2016
  19. Gli ultimi anni

GLI ESORDI

Giorgio Armani è uno stilista italiano, nato a Piacenza nel 1934 da una famiglia borghese: il padre, Ugo Armani, è impiegato amministrativo di simpatie fasciste e la madre, Maria Raimondi, proviene da una famiglia di mobilieri. La famiglia è inoltre composta da Sergio, fratello maggiore di Giorgio, e Rosanna, più piccola, la quale assiste al tragico bombardamento del ’43 che ferisce gravemente Giorgio.

Armani è protagonista assoluto della straordinaria fioritura dell’alta moda di Milano nel mondo. Il fascino del personaggio deriva dalla sua distaccata eleganza, dal suo portamento naturalmente raffinato, dalla visione semplice e rigorosa dell’ambiente lavorativo e dei suoi modelli.

Il suo impero e il suo successo planetario non sono solo frutto di creatività e fantasia ma di una rivoluzione che capta desideri, concilia bisogni differenti e ridisegna in modo geniale un archetipo del vestiario.  

Armani è tutt’uno con la rivoluzione e il successo della famosa giacca destrutturata, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna nella sua nuova veste mascolina.

Rimuove le controfodere rigide e le fodere, abbassa l’abbottonatura della giacca per enfatizzare i fianchi; alleggerisce il capo prediligendo la crêpe di lana alla flanella e tweed.

Giorgio Armani
Giorgio Armani

Lo stilista inizia il suo spettacolare cammino nel prêt-à-porter a 40 anni. Ma il suo lungo apprendistato è sfaccettato e prezioso, sia sul piano del gusto sia su quello del rapporto moda-industria.

La Rinascente 

Interrotti gli studi di medicina, nel 1957 entra nel mondo della moda come vetrinista e qualche anno dopo come buyer nel reparto uomo de La Rinascente di Milano. In quel periodo i grandi magazzini erano un vero crogiolo di idee che nascevano dallo scambio intellettuale di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. Quella di Armani era una composita attività che spaziava dagli acquisti per l’abbigliamento maschile, scegliendo sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarebbe stato in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine. Ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique.

CERRUTI

Si accorge delle sue doti Nino Cerruti, imprenditore biellese, che nel 1965 lo assume come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a disegnare vestiti adatti ad essere riprodotti su ampia scala. Questa esperienza lavorativa sarà fondamentale per la formazione di un gusto estetico rigoroso, raffinato e mascolino.

Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più sofisticate, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni e assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile – fino ad allora formale e imbalsamata – una disinvolta aria vissuta, giovanile e per tutte le età. Siamo negli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adora il primo Made in Italy e le nuove classi sociali emergenti, grazie ad un’incrementata ricchezza, entrano in un nuovo mercato che li distingue anche dai tratti estetici.

l’incontro con SERGIO GALEOTTI

L’incontro con Sergio Galeotti, avvenuto nel 1966, sarà assolutamente determinante per la vita e la carriera di Giorgio Armani. Questo giovane di Viareggio aveva da poco lasciato uno studio di architettura per diventare pubblicitario e acquirente di modelli. Intuisce il grande talento di Armani e lo spinge ad iniziare una collaborazione che porterà il nome di “Giorgio Armani”. Nel 1973 apre un ufficio a Milano al numero 37 della centralissima Corso Venezia.

LA NASCITA DELL’AZIENDA

Nel 1975 nasce la Giorgio Armani S.p.A. – di cui Armani e Galeotti sono cofondatori – un piccolo atelier che, oltre a creare una collezione donna e uomo, si occuperà di moltissime consulenze per nomi come Allegri, Bagutta, Hilton, Sicons, Gibò e Montedoro. Siamo all’inizio del prêt-à-porter italiano e Giorgio Armani è uno dei primi designer ad instaurare stretti rapporti di collaborazione creativa con aziende che fino a quel momento si erano occupate solo di produzione in serie, costruendo così una rete di partner produttivi di altissimo livello per i quali sviluppa anche le collezioni. Il Gruppo Finanziario Tessile di Torino, della famiglia Rivetti – il partner più grande – inaugura con Armani una lunga e felice stagione di collaborazioni con giovani talenti, terminata poi con le note vicende degli anni Novanta che vedono il tragico fallimento della GFT.

Dal 1975, anno in cui la società neonata fattura 800 milioni di lire, Sergio Galeotti è il braccio e la mente imprenditoriale della società. E grazie alla inarrestabile simpatia, anche il sorriso e le pubbliche relazioni del marchio appena fondato. Gli anni successivi vedranno una crescita esponenziale dell’attività. Il fatturato del 1975 è di un miliardo e nel 1981 arriva a 9 miliardi. Nel 1982 il fatturato arriva quasi a triplicare, raggiungendo i 50 miliardi nel 1984. Quello tra Armani e Galeotti pur nascendo come un accordo economico, si trasforma in un sodalizio intellettuale ed affettivo.

un approccio nuovo al lavoro

La società introduce un modo di lavorare radicalmente nuovo: lo stilista piacentino interviene direttamente nel processo produttivo, scardinando regole centenarie che mantenevano la ricerca creativa lontana dalla produzione seriale, e rende duttile e aperto sia l’uso dei tessuti che la parte strettamente manifatturiera. Il modello francese dell’alta moda e del cambiamento stagionale vengono per la prima volta assorbiti da un’azienda di grosse proporzioni che dà vita alla grande stagione del prêt-à-porter italiano. Presto le sfilate Armani diventano le più attese della stagione, anche per la ricercatezza dell’interior design delle location scelte.

IL LOGO

Viene creato il logo del marchio che in poco tempo diventa l’inconfondibile riconoscimento del brand: un’aquila stilizzata con le iniziali dello stilista, GA, in sovrascrittura. Lusso che, fino a quel momento, potevano permettersi solo gli storici marchi di lusso francesi. L’aquilotto segna per i ragazzi l’appartenenza ad un nuovo modo di vestire e di essere, la scioltezza del look più agile e meno ieratico incanta le ragazze.

ARMANI E IL CINEMA

I tipi di donna e di uomo a cui Armani pensa nel disegnare le proprie linee, prendono i volti di Richard Gere e Lauren Hutton nel film del 1980 American Gigolò, un grande successo commerciale e di comunicazione. Numerose saranno le collaborazioni dello stilista con il mondo dello spettacolo: vestirà Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, del 1986, Kevin Costner ne Gli intoccabili, Tom Cruise in Mission Impossible, Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Julianne Moore, Russel Crowe e Katherine Zeta-Jones. Amico di registi come Martin Scorsese, Bryan De Palma, Gabriele Salvadores e Ridley Scott, realizzerà i costumi anche per i protagonisti del melodramma teatrale Elektra di Strauss, eseguito alla Scala nel 1994 con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.

Costante risulterà l’impegno nel cinema di Armani che capterà al meglio l’enorme potenziale del grande schermo per diffondere su scala ancora più ampia il proprio stile e il proprio marchio. Lo stilista piacentino cresce rapidamente in notorietà. Nel 1981, irritato da alcune polemiche sollevate attorno ad una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi – sulla scia dei film di Kurosawa – decide di non sfilare per una stagione intera. Questa protesta esplosiva gli varrà la copertina di Time nel 1982, con il conseguente ritorno d’immagine e la moltiplicazione del fatturato.

EMPORIO ARMANI

La lungimiranza della nuova griffe non ha sosta: fulminea l’intuizione che sarebbero stati soprattutto i giovani i futuri consumatori di moda, purché a prezzi accessibili.

Antesignano anche nella creazione di una seconda linea di abbigliamento, destinata proprio ad un pubblico più giovane e dal portafogli meno florido, la Giorgio Armani S.p.A. nel 1981 dà vita alla linea Emporio Armani. In questo stesso periodo nascono anche Armani Underwear, Armani Accessori e un’intera linea di profumi grazie alla partnership con L’Oréal.

Emporio Armani, in particolare, arriva in un momento in cui la richiesta di moda da parte dei giovani si fa pressante mentre l’offerta del mercato rimane quasi completamente indirizzata ad un pubblico adulto con grandi possibilità di spesa. La linea Emporio, seguita nel design personalmente dallo stilista, rielabora i concetti estetici della prima linea, proponendoli in un contesto più informale, quotidiano ed economicamente accessibile.

Intanto la sua supervisione stilistica viene richiesta da numerose aziende tra cui Erreuno e Mario Valentino per i capi in pelle; aumentano inoltre i licenziatari: Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla e Allegri per gli impermeabili

GLI ULTIMI ANNI CON GALEOTTI

Nell’83, Armani modifica il suo accordo con GFT che produce da quel momento in poi la nuova linea Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti. Nel frattempo la Giorgio Amani S.p.A affitta e ristruttura l’ex palazzo di Franco Marinotti, presidente della Snia, e dei cotonieri Riva, in via di Borgonuovo 21. In questa sede, prende vita l’atelier di alta moda prêt-à-porter.

Le sfilate si svolgono nel teatro con una capienza di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Galeotti fa appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muore, a soli 40 anni, nell’agosto di quell’anno a causa di un collasso cardiaco, subentrato ad una leucemia fulminante insorta un anno prima.

ARMANI E LE QUOTE DI GALEOTTI

Dopo la morte di Galeotti – socio in affari, indiscutibile talent scout e amico leale – Armani, sfiduciato dagli eredi di Galeotti, ne acquista le quote societarie della Giorgio Armani S.p.A. e assume il controllo totale dell’azienda anche nella parte finanziaria.

Il secondo decennio dell’attività trova Armani solo e determinato, grazie a studio e volontà. Farà del lavoro una religione, continuando incessantemente a perseguire obiettivi sempre più ambiziosi che gli permetteranno di conquistare tutti i mercati del mondo. Crea una etichetta di moda, AX – Armani Exchange, solo per il mercato americano. Negli anni Novanta nascono la collezione di cosmetici, la collezione di interior design – Armani Casa – e gli Armani Hotel.

Giorgio Armani 1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan
1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan

LO STILE ARMANI

Lo stile di Armani, inconfondibilmente sobrio, porta evidenti riferimenti all’abbigliamento anni Trenta e pone sempre molta attenzione alla portabilità quotidiana dei capi che produce, proponendo uno stile indossando il quale viene percepita la posizione sociale di potere.  L’eleganza rigorosa di forme e colori, unita ad un’idea di comfort contribuiscono a distruggere gli schemi formali dell’abbigliamento rigido degli anni Settanta. Parallelamente ad altre proposte, nel tempo porta avanti la sua ricerca nell’alta moda prêt-à-porter che lo conduce a tali livelli di raffinatezza da non poter più produrre in fabbrica i modelli che disegna.

Il contributo di Giorgio Armani al mondo della moda e del Made in Italy è straordinario. Il suo genio creativo porta la rivoluzione nel vestiario femminile: segue il bisogno della donna di uscire allo scoperto ma rifiuta l’idea che il nuovo abito femminile debba essere solamente provocante.

SEMPLICITÀ E RIGORE

Si identificherà presto come l’anti – Yves Saint Laurent: dalle sue creazioni spariscono gli orpelli, i colori si spengono, le linee vengono decostruite e acquistano morbidezza. La giacca maschile, come simbolo di potere, è l’oggetto centrale della narrazione: viene decostruita e ricostruita centinaia di volte, passando da materiali leggeri ad altri pesantissimi. Lo sguardo di Giorgio Armani è rivoluzionario, laico e non conservatore. Il costante gioco tra maschile e femminile lo lega indissolubilmente alle trasformazioni sociali di quel decennio: sia per l’uomo sia per la donna prevede reciproci scambi dei loro elementi peculiari nella forma, nel taglio, nella scelta dei colori e dei materiali. Il mondo di Giorgio Armani racconta lucidamente la Milano degli anni Ottanta, fatta di lavoro e ascesa sociale: giacca e doppiopetto maschili per donne in lizza per la poltrona, camicie morbide e femminili per uomini di sconcertante libertà.

Lungo lo snodarsi stilistico dei suoi 25 anni di attività, nelle proposte di Armani resistono alcune costanti fondamentali e si delinea qualche libertà concessa al suo caratteristico rigore.

RICONOSCIMENTI E PREMI

Amato dall’élite, dal pubblico e dalla critica, riceve diversi riconoscimenti in tutto il mondo. La Repubblica italiana lo ricopre di onorificenze nominandolo Commendatore nel 1985, Grand’Ufficiale nel 1986 e Gran Cavaliere nel 1987. Tra i molti premi, spiccano per importanza il titolo di Stilista internazionale dell’anno conferitogli dal Council of Fashion Designers of America (CFDA) nel 1983, i tre Occhi d’oro per la miglior collezione e il Lifetime Achievement Award, consegnatogli dalla National Italian American Foundation (NIAF).

LE COLLEZIONI

GLI ANNI ’70

La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno veste giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma una gonna plissé che come i pantaloni concede passo lungo e sciolto. Nella primavera ’77 le gonne erano due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assunse aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per l’uomo, quando la giacca in maglia ricopra il blazer. La giacca è destinata ad unirsi ad ogni altro capo d’abbigliamento.

Nel ’78 posa la giacca sul costume da bagno, in autunno assembla sapori militareschi a ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato è una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine.

Giorgio Armani Collezione 1978
Collezione 1978

LA PRIMA METà DEGLI ’80

L’evoluzione della giacca poggia, a partire dal 1983, su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasforma, diviene intercambiabile e da abbinare in piena libertà.

Solo nell’84 ritorna il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, in una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani preme il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone.

Giorgio Armani Collezione primavera/estate 1985
Collezione primavera/estate 1985

A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscuote un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa muta nel sobrio look di Armani. La giacca è sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vengono dagli abiti in seta stampata modello princessa.

LA SECONDA METà DEGLI ’80

Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, può contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda prêt-à-porter atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, la linea Emporio.

Armani Campagna pubblicitaria 1980
Campagna pubblicitaria 1980

Nel 1986, la sera presenta abiti molto più interessanti di quelli da giorno, secondo le richieste del mercato americano. Nella collezione dell’anno successivo, la donna Armani, sicura e senza nostalgia, sceglie una giacca non più rigida e rigorosa e rompe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti.

La collezione autunno-inverno ’88 è caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e dalla provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie.

I PRIMI ANNI ’90

Nel ’90 la giacca è ancora punto di riferimento: sottile, avvolgente con spalle piccole e vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. La scelta cade su colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini.

Giorgio Armani, 1991
Giorgio Armani, 1991

Nel ’92 diviene distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive sono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse.

Sotto le giacche occhieggiano i gilet; i pantaloni sono a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventano importanti e soliste.

Gli abiti da sera assumono un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretendono solo forme essenziali.

Armani Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

1996-1997

Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivela anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzano il corpo, è più grande che mai: la passione per la sera, dall’abito “boldiniano” in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplode il “sophisticated greige” nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto è prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto.

Lo stile è ormai sempre più definito e autorevole: cambiano i modi, le scansioni, i dettagli; prevalgono la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorrono a fare della sofisticatezza il concetto portante della stagione.

1998-1999

Tra il 1998 e il 1999 è sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, perdono l’ossessione del tailleur e si portano anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolavano lunghissimi.

Nel settembre 1999, la Giorgio Armani S.p.A. costituisce la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates è la società incaricata per la nuova divisione. La struttura commerciale del Gruppo – diretto e in franchising – attiva in 33 paesi, comprende 53 boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.

I PRIMI ANNI 2000

Per il 2000 un’immagine forte, lineare, glamour, pura e precisa: amore a prima vista per i pastelli inglesi e un occhio di riguardo al nero. Gonne alla caviglia, giacche corte con grandi maniche chimono, giacche tagliate come camicie indiane, pantaloni sottili sotto le tuniche o pantaloni extralarge con la camicia maschile. E una sera ricercata nella nuova concezione di ricami “cattura luce” su tulle e stretch lavorato a ragnatela, volutamente lineare la scelta delle linee pulite, levigate sul corpo.

L’immagine proposta per l’inverno 2001-2002 evoca emozioni da primo ballo, con gonne-tutù a volant di tulle, oppure fazzoletti di organza tagliati in sbieco, portate con lunghi pullover di ispirazione marinara o piccoli top. Sfilano fanciulle leggiadre, come sulle punte: “Il balletto è l’apoteosi dell’eleganza” afferma lo stilista. Tutto è delicato, aereo, sembra alludere a sensazioni trasognate: memorabile il finale della collezione, affidato a trenta autentiche ballerine che posano alla maniera di Degas. La conferma a quanto si era visto nella stagione precedente, con tailleur pantalone caratterizzati da una insolita dolcezza: un vago ricordo la donna manager.

La vena morbida è in crescendo anche nelle sfilate successive. E lo storico blazer? Si adegua al nuovo corso. Per l’estate 2003 si allunga, è quasi marsina ondeggiante sulla figura esile: pezzi insoliti scombinano l’abituale ritmo degli accostamenti, la sensualità è a fior di pelle, senza nostalgia esotica né aggressione erotica.

Giorgio Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003

DAL 2003 AL 2005

Nell’autunno-inverno 2003-2004, Armani vira ancora di bordo: la sua moda ridisegna il corpo, lo sottolinea accarezzando la vita messa in risalto da giacche corte e svettanti e poi, sorpresa! onora le gambe con minigonne a paralume o short, interpretazione gentile degli hot pants anni ’70. Una scicchissima donna intinta nell’inchiostro, nel rigore del nero spezzato dal bianco per un suggestivo effetto grafico. Al solito, i suoi abiti andrebbero visti da vicino, sofisticati nel dettaglio, nella ricerca dei particolari e dei tessuti. Nel firmamento di ricami. Si abbassa l’età della moda, che l’Emporio accentua con lo stile impertinente e stuzzicante della maschietta francese: sempre nel furore del corto. Anche l’uomo si aggiorna: un ritratto fra ragione e sentimento, silenzioso rivoluzionario del nuovo classico che rispetta le regole della comodità, affidata soprattutto al comfort della maglieria.

LA DONNA ARMANI

La donna Armani è entrata nel terzo millennio con un allure attuale e brillante, con un occhio vigile all’uso e all’esercizio dello stile e l’altro attento alle attitudini giovanili, ma sempre consapevole che la forza della propria immagine è fatta dell’insuperabile impronta Armani: colori speciali, linea elegante, taglio sapiente.

È una donna che scivola con leggerezza, garbo e classe inimitabile lasciandosi alle spalle le inevitabili forzature di un modernismo spesso sguaiato. L’ultima collezione presentata che già si affaccia al nuovo millennio, G.A. uomo primavera-estate 2000, riconferma il primato di Giorgio Armani nell’abbigliamento maschile.

Femminilità e romanticismo: da queste due parole nasce la nuova donna di Giorgio Armani.

Giorgio Armani Collezione autunno/inverno 2001
Collezione autunno/inverno 2001

IL NUOVO MILLENNIO

Il nuovo millennio si apre con la nuova seda centrale della multinazionale che, da via Borgonuovo 21, si sposta in via Bergognone, nel cuore di zona Tortona, il nuovo centro nevralgico del fashion design milanese. La nuova sede, progettata dall’archistar giapponese Tadao Ando, è una riqualificazione di una vecchia fabbrica dismessa della Nestlé: oltre agli uffici direzionali, comprende anche il Teatro Armani, realizzato in stile minimalista e zen, adibito a nuova sede di sfilate, conferenze e presentazioni che ruotano attorno al mondo della griffe. 

NUOVE APERTURE

Prosegue inoltre l’apertura di nuovi punti vendita. Ad ottobre del 2000 nasce a Milano lo spazio Armani in via Manzoni 31. Progettato dallo Studio Gabellini Associates, in collaborazione con lo stilista, il megastore si sviluppa per circa 8 mila metri quadrati, articolati su tre piani. L’interrato, di 900 mq, è destinato all’elettronica, dove Sony espone tutti i suoi prodotti. Al pianterreno: l’Emporio Donna, l’Emporio Uomo, l’Emporio Accessori, lo spazio dedicato ai profumi, Armani Jeans uomo e donna. Al primo piano si trovano Armani Casa, Armani Caffè e il celebre ristorante di cucina giapponese Nobu. Il ristorante, nato in collaborazione con lo chef superstar Nobuyuki Matsuhisa, è diventato il punto di riferimento per una clientela internazionale in cerca di standard elevati. Nello stesso stabile, in via Gaspare Pisoni, affaccia Armani Privé, club esclusivo, protagonista della nightlife milanese.

Armani Flagship Store a Milano
Flagship Store a Milano

MOVIMENTI SOCIETARI

Nel gennaio 2000, la Giorgio Armani S.p.A. aumenta la propria partecipazione nella Giorgio Armani Japan Co. Ltd., joint venture nata nel 1995, portando la sua quota all’85% e lasciando il restante 15% alla Itochu. A febbraio, nasce la Armani Collezioni che riunisce, in Europa e in Asia, le già esistenti Giorgio Armani, le Collezioni Uomo e Mani Donna. La nuova etichetta viene introdotta anche negli Stati Uniti, mentre rimane invariata la linea Mani Uomo – per abiti e camicie – esclusiva per il mercato americano.

Nel mese di giugno, il Gruppo Armani acquista dal Gruppo Finanziario Tessile (GFT), per un valore di 55 miliardi di lire, le attività di produzione della linea uomo Armani Collezioni, nonché le attività di distribuzione e di vendita dei marchi negli Stati Uniti. A luglio, il Gruppo Armani e il Gruppo Zegna siglano un accordo per la creazione di una joint venture – con la partecipazione di Armani al 51% e di Zegna al 49% – per produrre e distribuire le linee Armani Collezioni. La nuova società ha l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del marchio Armani Collezioni Uomo nel mondo e del marchio Mani Uomo negli Usa, avvalendosi delle competenze industriali e organizzative di entrambi i gruppi.

Il 2000 registra ricavi consolidati netti pari a 2.002 miliardi di lire, in aumento del 20% rispetto al 1999, un risultato operativo pari a 374 miliardi, un utile netto consolidato di 235 miliardi (+11%) e una posizione finanziaria pari a 618 miliardi.

2001

Nel febbraio 2001 apre, a Milano, in via della Spiga 19, la prima boutique Giorgio Armani Accessori, dedicata a borse, scarpe e pelletteria di alta qualità. A maggio, la Giorgio Armani S.p.A., già proprietaria del 53,2% del capitale sociale di Simint S.p.A. – società italiana quotata sul Mercato Telematico Azionario – promuove un’Opa (Offerta Pubblica di Acquisto) delle azioni ordinarie di Simint non possedute dal Gruppo. L’obiettivo è quello di attivare un processo di internazionalizzazione delle attività di produzione e commercializzazione dei prodotti Armani, all’interno di società appartenenti al Gruppo. A luglio, l’Opa su Simint S.p.A. si conclude con l’adesione del 39,49% del capitale sociale di Simint S.p.A. che, aggiunto al 53,24% già di proprietà, permette alla Giorgio Armani S.p.A. di controllare il 92,73% della Simint.

Salendo ad oltre il 90% della partecipazione della Simint, con la cessione da parte della Finar di Micheli e della Sige del gruppo Imi delle azioni da loro possedute, nei primi mesi del ‘94 è stata trovata un’ulteriore perdita di 180 miliardi, oltre a quella evidenziata precedentemente dal bilancio 93-94 di 222 miliardi. A questo punto la nuova maggioranza si rivale nei confronti del finanziere Micheli e di Luca Ramella, manager indicato dal gruppo di maggioranza, per un’azione di responsabilità. Il gruppo Simint, ora totalmente posseduto dalla famiglia Armani, è stato ristrutturato ed integrato nella Giorgio Armani S.p.A.

Nel luglio del 2001, Roberto Pesaro viene nominato Chief Operating Officer della Giorgio Armani Corporation. Un mese dopo, Armani apre la sua prima boutique in Russia, a Mosca, al numero 1 della Moskow’s Tretyakovskji Proezd. Si tratta del 33esimo punto vendita inaugurato dal Gruppo Armani nell’anno 2001 e rientra nel piano di espansione dell’esclusiva rete retail. 20 negozi sono rinnovati. Viene creata anche la joint venture Borgo 21, per sviluppare la prima linea a marchio Giorgio Armani.

ARMANI E IL GIAPPONE

Armani Concept Store in Giappone
Concept Store in Giappone

Questo stesso anno vede protagonista la Giorgio Armani Japan, fondata nel 1987, la quale ripensa le attività di retail del mercato giapponese. Il programma riguarda la riapertura della boutique Giorgio Armani più grande del mondo, a Kioi-cho, distretto di Tokyo, prevista dopo un totale restyling, coerente con l’immagine delle nuove boutique di Milano e di Parigi. Sempre Tokyo vede l’inaugurazione di due nuovi negozi Emporio Armani a Marunouchi e ad Aoyama; ad Osaka viene rinnovato lo store dell’Emporio Armani di Midosuji. Il mercato giapponese è il terzo in ordine di importanza dopo gli Stati Uniti (34%) e l’Italia (15%).

La Giorgio Armani Japan distribuisce cinque linee di prodotto del Gruppo Armani: Giorgio Armani, Giorgio Armani Accessori, Armani Collezioni, Emporio Armani e Armani Jeans. La società gestisce 22 negozi: 10 boutique Giorgio Armani, un negozio Armani Collezioni e 11 Emporio Armani. Le linee Giorgio Armani e Armani Collezioni sono vendute anche attraverso la formula shop-in-shop.

I RICAVI

I ricavi consolidati raggiungono i 1272 milioni di euro, con un incremento del 23% che riguarda tutte le aree geografiche e tutte le linee. Il giro d’affari è così suddiviso: Europa 45%, Nord America 28%, Asia-Pacifico e resto del mondo 27%. L’utile netto consolidato è di 110 milioni di euro, la posizione finanziaria netta di 122 milioni di euro, mentre gli investimenti sono pari a 307 milioni di euro.

2002

A gennaio 2002, Armani acquista il 100% di Miss Deanna, azienda specializzata nella produzione di maglieria di alto livello. A novembre viene inaugurato il megastore Armani-Chater house a Hong Kong, progettato da Fuksas – 3000 metri quadri articolati su tre piani – secondo per dimensioni solo a quello di via Manzoni a Milano. Nel frattempo, il Gruppo Armani e Luxottica Group concludono il rapporto di licenza per la produzione e la distribuzione delle linee Giorgio Armani ed Emporio Armani occhiali.

Notevoli anche gli investimenti, pari a 87 milioni di euro, destinati, tra l’altro, all’espansione della rete distributiva – aperti 30 nuovi negozi e 16 ristrutturati – e all’acquisizione di stabilimenti industriali. Infine, l’azienda investe il 10% del fatturato indotto in comunicazione.

I risultati dell’anno evidenziano una crescita dei principali indicatori economici. Il fatturato consolidato, 1301 milioni, sale del 2,3% rispetto al 2001. Il fatturato indotto, pari a 1691 milioni cresce del 6,4%. Sostenuta la crescita di Orologi Emporio Armani, + 24%, e dell’area cosmetica, +11%. L’utile prima delle imposte, 199 milioni, registra una crescita del 9,7%.

2003

Nel febbraio 2003 il Gruppo conferisce a Safilo una licenza pluriennale per la produzione e distribuzione mondiale delle collezioni di occhiali Giorgio Armani ed Emporio Armani. In parallelo, l’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende 57 boutique Giorgio Armani, 12 negozi Armani Collezioni, 115 Emporio Armani, 66 negozi A/X Armani Exchange, 10 Armani Jeans, 5 Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessori e 12 negozi Armani Casa in 35 paesi nel mondo. A giugno del 2003, la boutique Giorgio Armani in via Condotti a Roma riapre completamente rinnovata. Al restyling del negozio hanno lavorato lo stesso stilista e l’architetto Claudio Silvestrin.

ARMANI E MERCEDES-BENZ

Inoltre, Mercedes-Benz e Giorgio Armani entrano in una joint venture per la creazione della Mercedes-Benz CLK Giorgio Armani Design Car. Armani ha detto, a tal proposito:

“Mercedes-Benz ha raggiunto una fama straordinaria per la qualità, lo stile e l’eleganza delle sue auto. Per me è stato molto interessante osservare quanto siano simili le nostre filosofie progettuali e il nostro modo di lavorare. Questo mi fa pensare che in futuro ci possano essere più opportunità per realizzare progetti comuni che possano sviluppare i nostri rispettivi punti di forza”.

Giorgio Armani
Armani collabora con Mercedes Benz
Armani collabora con Mercedes Benz

NUOVE APERTURE

In ottobre John Hooks viene nominato nuovo presidente della Giorgio Armani Japan, mentre Giorgio Armani rimane direttore commerciale del gruppo. Il terzo e più grande negozio multi-concept di Armani, viene aperto a Monaco nel centro commerciale Fünf Höfe progettato da Herzog e De Meuron, e va a sommarsi all’Armani di via Manzoni a Milano e all’Armani/Chater House di Hong Kong.

I risultati economico-finanziari del 2003 sono brillanti. Il fatturato consolidato di 1.255 milioni di euro è cresciuto del 3% a cambi costanti. L’utile netto di 134 milioni di euro aumenta del 14%. Eccellente anche l’aumento del patrimonio netto (149%), pari a 264 milioni di euro. Nello stesso anno la società investe 38 milioni di euro nella distribuzione, con 30 nuovi punti vendita aperti e 11 restyling.

2004

Nel febbraio 2004, il Gruppo Armani apre la strada agli hotel di lusso, firmando con EMAAR Properties PJSC – la più grande società immobiliare del Medio Oriente Dubai – un accordo per la costruzione di resort e hotel di lusso con marchio Armani. La collaborazione prevede l’apertura di dieci hotel e quattro resort entro sette anni. L’investimento è di circa 1 miliardo di dollari. EMAAR avrebbe dovuto gestire gli aspetti costruttivi e manageriali e la Armani sarebbe stata responsabile della progettazione e del design.

Armani Hotel Milano, interior design di una stanza
Armani Hotel Milano, interior design di una stanza

A marzo, la società italiana sigla un accordo di licenza pluriennale con Wolford AG per la produzione e la distribuzione mondiale della linea di calze Giorgio Armani. In aprile, vengono inaugurati il quarto negozio multi-concept nel Three on the Bund, a Shanghai e un negozio Armani a Dubai.

L’ESPANSIONE CONTINUA

A luglio, la rivista Fortune pubblica l’elenco dei 25 business men più potenti in Europa: Giorgio Armani è l’unico italiano citato, al 25° posto. Ad agosto, vengono aperti nuovi negozi Emporio Armani a Riga e a Shanghai; un mese dopo, a Parigi, viene inaugurato un negozio secondo il nuovo concept Emporio Armani.

“Il nuovo design di Emporio Armani a St. Germain fa parte di una strategia volta a rafforzare e differenziare le varie linee di prodotto e a creare un ambiente in cui l’architettura possa risaltare la presentazione delle collezioni, in modo moderno e accessibile alla clientela”

Giorgio Armani

A settembre del 2004 apre un negozio Armani Jeans in Corso di Porta Ticinese a Milano, progettato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: all’interno anche un Armani Jeans Café. Chiude qualche anno dopo.

Al tempo, la Giorgio Armani controllava cinque linee: Borgonuovo 21, G.A. Collezioni Mani, AX – moda basic dell’omonima catena di negozi in Usa – e Armani Jeans, senza contare le linee di biancheria, intimo e costumi da bagno.

ARMANI PER LO SPORT

Nel maggio 2004, Armani veste la Nazionale Inglese di calcio per gli eventi sportivi negli Stati Uniti e disegna anche le divise dell’equipaggio del Bribon, la nave a vela del Re di Spagna. In seguito firmerà le divise ufficiali di alcuni dei club calcistici più importanti del panorama internazionale come Newcastle United F.C., Chelsea F.C. e F.C. Bayern Munich.

Nella boutique Armani di Madison Avenue, la modella Eugenia Silva organizza una vendita di beneficenza a favore dell’American Museum of Natural History. Nel frattempo, ad Armani viene assegnato il Superstar Award ai Night of Stars Awards del Fashion Group International.

L’anno 2004 si chiude con un fatturato di 1.299 miliardi di euro, (+6,5% a cambi costanti, +3,5% a cambi correnti). L’utile netto è di 126 milioni di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-5,2%). Il patrimonio netto è di 397 milioni di euro, con un incremento del 50,3% rispetto ai 264 milioni del 2003. Gli investimenti ammontano a 50 milioni di euro, di cui 35 milioni per l’apertura di 16 nuovi negozi e il restyling di quelli esistenti.

2005/2006

Nel gennaio 2005, il signor Armani presenta a Parigi la prima collezione haute couture: la Giorgio Armani Privé. Trentuno abiti in puro stile Armani, unici e preziosissimi. 31 come gli anni di attività dell’azienda.

A presenziare alla sfilata, 600 persone. Tra queste l’attrice Cate Blanchette, musa del marchio, e Kate Holmes. Lo spettacolo si apre con un tailleur composto da un pantalone e una giacca con revers ampio impreziosito da pieghe. Lo stile orientaleggiante è dettato dall’uso di turbanti chic.

Giorgio Armani Prima collezione Haute Couture Collection, 2005
Prima collezione Haute Couture Collection, 2005

In onore della storica amicizia con l’attrice Michelle Pfeiffer, Giorgio Armani commissiona al famoso fotografo Mario Testino una serie di scatti che vedono l’attrice protagonista del catalogo donna primavera/estate 2005. Nello stesso periodo apre un nuovo negozio monomarca Armani Casa a Milano, in via Manzoni 37.

SUCCESSI E RICONOSCIMENTI

Armani viene nominato Designer of the Year dal Fashion Editors Club of Japan. La retrospettiva di Giorgio Armani, esposta al Guggenheim, viene trasferita al Mori Art Museum di Tokyo. Per l’occasione vengono presentate le collezioni uomo/donna autunno/inverno 2005-2006.

Alla data il gruppo conta 4.700 dipendenti, 13 stabilimenti produttivi, 58 boutique Giorgio Armani, 11 negozi Armani Collezioni, 121 negozi Emporio Armani, 70 negozi A/X Armani Exchange, 12 negozi AJ/Armani Jeans, 6 negozi Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessories store e 17 negozi Armani Casa, distribuiti in 37 paesi in tutto il mondo. I marchi del Gruppo Armani sono: Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, AJ/Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani Casa.

Nel settembre del 2006, edita da Baldini e Castoldi, viene pubblicata la prima biografia di Giorgio Armani Essere Armani. Una biografia di Renata Molho.

Armani E LA LOTTA CONTRO L’HIV

Durante il World Economic Forum tenutosi a Davos nel 2006, Armani annuncia la sua partecipazione a (PRODUCT)RED, la rivoluzionaria iniziativa globale lanciata da Bono, cantante degli U2, e Bobby Shriver per raccogliere fondi devoluti al Fondo Globale per combattere l’AIDS in Africa. A supporto di RED, Armani disegna i suoi primi due prodotti EMPORIO ARMANI (PRODUCT)RED: un paio di occhiali da sole e un orologio.

La collezione donna Emporio Armani per la primavera/estate 2007 cambia meta: per la prima volta sfila alla settimana della moda di Londra invece che a quella di Milano durante un esclusivo evento di moda e musica che celebra il lancio della prima capsule collection Emporio Armani (PRODUCT)RED. A fine anno, Giorgio Armani riceve il Premio Leonardo 2006 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in qualità di importante rappresentante dei prodotti italiani di qualità all’estero.

2007/2008

Nel 2007 Giorgio Armani lancia Crema Nera, il primo prodotto della linea skincare; Attitude, nuova fragranza uomo; e Diamonds, profumo femminile Emporio Armani, la cui campagna pubblicitaria vede come protagonista la star del pop Beyoncé. La retrospettiva Giorgio Armani arriva anche a Milano, alla Triennale.

La collezione Giorgio Armani Privé primavera/estate 2007 sfila a Los Angeles, in concomitanza con la 79° edizione degli Academy Awards. Giorgio Armani apre il suo quarto concept store a Ginza, Tokyo, chiamato Armani/Ginza Tower, progettato dallo studio di architetti Massimiliano e Doriana Fuksas.

IL MERCATO ASIATICO

L’anno seguente Giorgio Armani entra nel mercato indiano con i primi negozi Giorgio Armani ed Emporio Armani a Nuova Delhi. Altre inaugurazioni avvengono per i primi negozi Emporio Armani a Mosca e a Pechino.

Dall’estate del 2008, il gruppo Armani accoglie nel proprio organico la Olimpia Milano, la squadra di basket italiana più quotata in assoluto. Il 17 settembre 2008 a Milano, in via Montenapoleone 2, apre una grande boutique Giorgio Armani: uno spazio espositivo di 2 mila metri quadrati che si sviluppa su 3 piani di un elegante palazzo cinquecentesco.

Altre novità di questo periodo sono il sito e-commerce Emporio Armani Europa e il nuovo progetto per un cellulare Emporio Armani Samsung Night Effect.

Emporio Armani Underwear for Women viene lanciato negli Stati Uniti. Giorgio Armani diventa membro onorario del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York durante l’inaugurazione della mostra Superheroes: Fashion and Fantasy.

2009

A maggio, il signor Armani dichiara pubblicamente di aver superato una grave forma di epatite contratta, come da sua dichiarazione, a seguito dell’assunzione di integratori alimentari.

In questo anno nasce la boutique newyorkese Armani/5th Avenue, dal progetto degli architetti Fuksas. Dice lo stilista:

<<È una sfida eccitante il nuovo concept store di New York, Armani/5th Avenue. Un’iniziativa speciale e, mi sembra, coraggiosa perché raccoglie nello stesso spazio realtà differenti come Armani Jeans ed Emporio Armani di fianco alla Giorgio Armani. Perché ho voluto dare il segno forte di una svolta, interpretare la tendenza attuale di mescolare le carte accostando pezzi che non hanno medesimo valore. In un certo senso è una grande provocazione perché unisce nello stesso luogo, con lo stesso arredo, senza differenze visibili, collezioni diverse che declinano idealmente l’universo Armani. Questo approccio libero esprime quello che per me è lo spirito della Quinta Strada>>.

Giorgio Armani

Per festeggiare l’apertura di questo nuovo concept store, lo stilista ha creato una gamma di prodotti speciali: una capsule collection che comprende pezzi di Giorgio Armani ed Emporio Armani, venduti esclusivamente nel negozio di 5th Avenue e contrassegnati dall’etichetta esclusiva Armani/5th Avenue Limited Edition.

DONAZIONI E INIZIATIVE BENEFICHE

In questa occasione Giorgio Armani, da tempo attivo sostenitore di associazioni impegnate in campo sociale, ha annunciato di aver effettuato un’importante donazione a The Fund for Public Schools. La donazione di Giorgio Armani servirà a sviluppare un progetto diversificato, pluriennale, denominato Armani Arts Institute, volto a sostenere la realizzazione di attività artistiche nelle scuole pubbliche delle città, soprattutto nei quartieri più poveri, in modo da combattere l’abbandono scolastico da parte di ragazzi “a rischio” attraverso percorsi didattici innovativi, fortemente improntati allo sviluppo delle capacità creative individuali.

Inoltre, nel gennaio del 2009, sempre per iniziativa di Re Giorgio, nasce il progetto Acqua For Life dove, per ogni confezione di Acqua di Giò venduta, un dollaro verrà donato all’Unicef Tab Project, impresa nata per migliorare l’approvvigionamento di acqua potabile in alcuni villaggi africani.

2010/2011

Nel 2010 viene inaugurato il primo hotel della catena Armani Hotel, situato a Dubai, nel cuore della Burj Khalifa, il grattacielo più alto al mondo. Con questo progetto Armani vuole veicolare un concetto di lifestyle completo, visibile all’interno di una struttura ricettiva in grado di offrire la visione e lo stile della maison a trecentosessanta gradi. Nel 2011 gli investimenti nel settore alberghiero evolvono nell’apertura di una seconda struttura, questa volta a Milano: un hotel elegante e sofisticato con le camere più grandi di tutta la città, completo di SPA, business center e sale riunioni annesse. Sono programmate due ulteriori aperture: un Armani Residence a Dubai e uno a Marassi, in Egitto.

2012

Al Festival di Cannes del 2012, Giorgio Armani annuncia la collaborazione di un anno con J/P HRO (Haitian Relief Organization) – una Organizzazione no profit nata per volere dell’attore Sean Penn in occasione del terremoto che ha colpito Haiti nel 2010 – che include una campagna mediatica esclusiva in cui lo stilista italiano e Sean Penn posano insieme per la prima volta.

Il Gruppo Armani inoltre firma un accordo di licenza esclusiva con Luxottica per design, produzione e distribuzione in tutto il mondo delle collezioni di occhiali Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Realizza lui stesso la divisa per la squadra nazionale italiana alle Olimpiadi del 2012.

A fine anno, viene completato e presentato il progetto Maçka Residences, nato dalla collaborazione tra Armani Casa e il gruppo immobiliare Astaş Holding/Bemes: un complesso residenziale esclusivo nel cuore di Istanbul, con vista elitaria su Bosforo, Isole dei Principi e Punta del Serraglio. Il team di architetti del Gruppo Armani si è occupato della progettazione di aree comuni, delle lobbies e di alcuni appartamenti. Durante la costruzione del complesso, al progetto Maçka Residences è stato assegnato il premio come “Highly commended architecture multiple residence” per il 2011 dalla giuria degli International Property Awards.

ECCENTRICO

Durante la settimana della moda femminile del 2012, viene inaugurata la mostra Eccentrico, in via Bergognone, presso il Teatro Armani di Milano: una mostra sui generis, durata soli due giorni, che celebra il lavoro del grande designer con un’esposizione di abiti e accessori significativi, ideati dallo stilista tra il 1985 e il 2012. La sala è immersa nel buio per mettere in risalto le più belle e le più celebri creazioni.

One Night Only

Armani Evento One Night Only, Roma
Evento One Night Only, Roma

Il 31 maggio dello stesso anno, Armani festeggia la sua più che decennale presenza in Cina con un evento di risonanza mondiale. La crescita nel più grande mercato orientale è stata veloce: nel 2001 infatti la presenza del Gruppo si limitava a soli 14 punti vendita nelle metropoli di Hong Kong, Pechino e Taiwan; ad oggi dispone di 289 punti vendita in cui sono esposte tutte le linee del Gruppo Armani.

Non è la prima volta che Armani organizza eventi di tale portata in Asia, ma la One Night Only in Beijing si rivelerà un evento incredibile e di enorme successo, che Armani ha organizzato per rendere merito al mercato cinese. La notte incantata ha avuto luogo presso il New Tank del distretto artistico 798 di Pechino e ha fatto da cornice alla presentazione delle collezioni autunno/inverno 2012-2013 e primavera/estate 2012 di Emporio Armani e Giorgio Armani. Alicia Keys, Andrea Bocelli, Beyoncé, Bono, 50 Cent e Leonardo Di Caprio sono solo alcune delle celebrità che hanno partecipato all’evento One Night Only.

L’evento One Night Only, negli anni a seguire, ha visto protagoniste le città di Roma e New York. Il successo dell’evento newyorkese nel 2013 è stato tanto grande che il sindaco, Michael Bloomberg, ha istituito il 24 ottobre come il Giorgio Armani Day. L’anno seguente, Giorgio Armani inaugura la One Night Only Paris.

2013/2014

Armani veste il team italiano alle Olimpiadi
Armani veste il team italiano alle Olimpiadi

Nel 2013 Giorgio Armani annuncia di voler prolungare l’accordo con il Comitato Olimpico, confermandosi Official Outfitter della Nazionale Italiana per le Olimpiadi invernali di Sochi del 2014.

A maggio 2014, il signor Armani, tenendo fede al rapporto di lunga data con il mondo del calcio internazionale, come già accennato, annuncia la collaborazione con il Bayern Monaco, per cui disegna le divise.

40° ANNIVERSARIO

Armani Campagna pubblicitaria New Normal
Campagna pubblicitaria New Normal

Nel 2015 il Gruppo Giorgio Armani festeggia il suo 40° anniversario, celebrandolo con il lancio di New Normal, collezione completa, ma concisa, che crea un guardaroba ideale per la donna di oggi, riassumendo 40 anni di stile senza tempo.

Il 30 aprile si tiene una grande festa con più di 500 ospiti, tra cui VIP, celebrità, autorità e stampa internazionale. Lo stesso giorno Armani/Silos, il grande spazio espositivo dedicato all’esperienza professionale di Giorgio Armani, apre le sue porte per la prima volta.

Armani Silos Milano, installazione
Armani Silos Milano, installazione

Il Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane celebrano il 40° anniversario di Giorgio Armani e l’apertura di Armani/Silos con l’emissione di un francobollo dedicato.

Il primo ottobre Giorgio Armani pubblica il libro – edito da Rizzoli New York – in cui racconta in prima persona quarant’anni di carriera, di stile e di passione. Il volume era già stato presentato al pubblico il 28 settembre dalla famosa giornalista inglese Suzy Menkes, alla conclusione dello spettacolo Giorgio Armani.

In questo stesso anno, Re Giorgio viene nominato Special Ambassador per Expo Milano.

2016

A marzo lo storico Gruppo italiano annuncia la totale abolizione dell’uso di pellicce animali dalle collezioni del brand. Il 14 aprile Giorgio Armani si reca a Mosca per una serie di eventi che celebrano l’avvento del Gruppo Armani in Russia.

Negli stessi mesi, lo stilista riceve il “Collare d’oro al merito sportivo”, per i suoi contributi al mondo dello sport. Dopo Londra 2012 e le Olimpiadi di Sochi, continua la collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale italiano: EA7 è scelto, ancora una volta, come fornitore ufficiale delle squadre olimpica e paraolimpica italiana ai Giochi Olimpici di Rio 2016.

FONDAZIONE ARMANI

A luglio, Giorgio Armani annuncia la nascita della Fondazione Giorgio Armani, un ente il cui consiglio è composto da Giorgio Armani in persona – in carica a vita -, il manager Pantaleo Dell’orco e il banchiere Irving Bellotti. La Fondazione serve a garantire stabilità e continuità al progetto imprenditoriale del Gruppo Armani e dovrà occuparsi del sociale: gli assetti di governance del Gruppo dovranno rimanere in equilibrio nel tempo, coerenti con i principi alla base delle attività di Giorgio Armani, stilista e imprenditore.

EMOTIONS OF THE ATHLETIC BODY

A settembre, all’Armani/Silos Re Giorgio presenta Emotions of the Athletic Body, mostra fotografica dedicata alla celebrazione di sportivi e atleti, curata personalmente da Armani, il quale ha la possibilità di attingere dai vasti archivi fotografici che lui stesso ha commissionato nel corso degli anni: le foto, di grandi dimensioni, sono tutte in bianco e nero e si stagliano potenti in contrasto con il colore arancione del pavimento, che riproduce le piste di atletica.

I RICAVI

Il 2016 chiude con ricavi in calo del 5% rispetto all’anno precedente. Data questa situazione, la griffe decide di unire la linea Armani Jeans e la linea Armani Collezioni allo storico marchio Emporio Armani, semplificando la propria proposta.  

GLI ULTIMI ANNI

Giorgio Armani presenta a Parigi, per la prima volta, la collezione donna primavera/estate 2017 Emporio Armani durante la settimana della moda. Viene annunciata una partnership biennale tra EA7 Emporio Armani e RCS Sport: la linea sportswear sarà sponsor della 17° maratona annuale di Milano, la Milano Marathon. Il club esclusivo, Armani/Privé, viene riaperto con un look completamente rinnovato.

Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017

Nel 2017 il Gruppo Giorgio Armani annuncia una seconda riorganizzazione del portafoglio brand: a partire dalla stagione primavera/Estate 2018, i brand saranno Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Il fatturato è di 2.335 miliardi di euro, in calo del -7% rispetto al 2016 con Ebitda scesi del 5,4% a 325,4 milioni, l’utile netto scende dell’11%, a 242 milioni. Il patrimonio netto supera i 2 miliardi.

Inoltre, Emporio Armani sbarca per la prima volta alla London Fashion Week con la collezione primavera/estate 2018 read-to-wear. Il rinnovato negozio di Bond Street, poi, riapre al pubblico.

Nel 2018, dopo 10 anni dall’apertura dello spazio espositivo in via Montenapoleone, la griffe lascia il magnifico store per tornare nella storica sede in via Sant’Andrea 9.

2019

A marzo, il Gruppo Armani annuncia che Livio Proli non ricoprirà più la carica di direttore generale del Gruppo Armani, mantenendo però il ruolo nel CDA e la carica di Presidente della squadra di basket Olimpia Milano.

Per la sfilata autunno/inverno 2019/2020, Armani sperimenta il co-ed: le collezioni uomo e donna sfilano insieme sulla stessa passerella di Milano Moda, saltando così l’appuntamento per l’uomo di gennaio.

Il nuovo volto che Armani sceglie per la stagione autunno/inverno 2019/2020 è quello della top model Kate Moss, immortalata dai fotografi Mert Alas & Marcus Piggot.

IL CONTRATTO CON LA FIGC

Nel 2019 si rafforza il legame di Armani con lo sport: lo stilista infatti firma un contratto quadriennale con la Federazione Italiana Gioco Calcio per cui realizzerà il guardaroba formale della nazionale italiana maschile, femminile e Under 21. L’outfit è firmato Emporio Armani e si compone di abito, camicia e soprabito.

ASHISH GUPTA

LE ORIGINI

Ashish Gupta è il fashion designer fondatore del marchio Ashish. Nasce a Delhi, in India dove frequenta Belle Arti, inseguito si sposta nel Middlesex dove frequenta un corso di Fashion Design e si specializza con un Master in moda a Londra alla prestigiosa Central Saint Martins nel 2000.

Dizionario della Moda Mame: le origini di Ashish Gupta
Ashish Gupta all’inizio della carriera da fashion designer

Si trasferisce a Parigi con l’intenzione di entrare in un atelier francese, ma prima di riuscire a farsi conoscere gli viene rubato il portfolio, ma non si lascia abbattere e inizia una piccola produzione di 10 pezzi per i suoi amici , fin quando non viene notato da un editor della rivista Tank che apprezza subito il suo gusto. La settimana dopo riceve la chiamata di Yeda Yun di Browns Focus che gli commissiona il primo vero e proprio ordine nel 2001. Da allora le sue collezioni sono in vendita lì e distribuiti in Italia, USA, Russia, Dubai e Kuwait.

LO STILE GLAMOUR DI ASHISH

Con il suo mix perfetto di influenze occidentali e orientali, lo stile di Gupta si fonde nello sportswear, dal gusto estremamente glamour e artigianale. Isuoi capi iniziano ad essere richiesti da grandi personaggi dello spettacolo come Madonna, M.I.A., Miley Cyrus, Jerry Hall, Victoria Beckham, Kelly Osborne, Lily Allen e Patrick Wolf. Nel 2004 debutta con la sua prima vera e propria sfilata alla London Fashion Week e vince per tre anni consecutivi il premio New Generation Awards.

 

Lo stile di Ashish Gupta: collaborazione per Topshop
Ashish Gupta per Topshop 2014

Nel 2014 collabora con Topshop, marchio di fastfashion inglese, per produrre una gamma di capsule collection “Ashish for Topshop”.

 

I suoi capi sportivi non mancano di scintillio, brillantini e lustrini sono segno distintivo di Ashish. Molti pensano che siano decorazioni scadenti, ma non per il designer che ritiene l’applicazione delle paillettes una vera e propria tecnica artistica. I suoi capi sono coloratissimi, scintillanti, divertenti e a tratti perino irriverenti, ma sicuramente ci lasciano prendere una boccata d’aria nuova nel fashion system.

Ashish Gupta

 

AZZEDINE ALAïA – L’ULTIMO COUTURIER

Indice:

  1. Le origini e il grande sogno
  2. Le donne di Alaïa
  3. La cucina come ambiente creativo
  4. Il sarto delle donne
  5. Il primo atelier
  6. L’incontro con Carla Sozzani
  7. Le modelle del gigante della moda 
  8. Il rapporto con Naomi Campbell
  9. Lo scultore del corpo
  10. La libertà creativa
  11. Il grande ritorno in passerella
  12. Per sempre Azzedine Alaïa 
  13. Un’estetica d’avanguardia
  14. Le mostre
Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Il grande couturier Azzedine Alaïa

LE ORIGINI E IL GRANDE SOGNO

Azzedine Alaïa nasce il 26 Febbraio 1940 a Tunisi, da una famiglia di agricoltori. Parte per Parigi a soli 17 anni con pochi soldi e tanti sogni e, per guadagnarsi da vivere, inizia a lavorare come baby sitter.

La sua infanzia a Tunisi scorre serena e lascia in lui un ricordo felice, nonostante la madre fosse sparita e il padre lavorasse molto nei campi. Erano i nonni a prendersi cura di lui: con il nonno andava spesso al cinema, con la nonna passava ore in cucina, a preparare banchetti per i numerosi ospiti. C’era poi la sorella gemella Hafida, una dolce ragazza che lavorava come sarta e che gli insegna a tenere in mano ago e filo. Anche la zia è stata una figura importante e di ispirazione per la creatività di Alaïa. Vestiva alla francese con una redingote rossa dai revers d’astrakan.

LE DONNE DI Alaïa

Molteplici sono le figure femminili che hanno segnato la vita del grande designer. La rigorosa eleganza delle suore di Notre Dame de Sion a cui dona il primo disegno. Le modelle di Dior e Balmain che scopre sulle pagine delle riviste di moda nello studio di madame Pineau, levatrice del quartiere dove il giovane si guadagna qualche soldo mettendo pentolini d’acqua a bollire sul fuoco.

Dizionario della Moda - Carla Sozzani
Carla Sozzani a cena dal sarto

LA CUCINA COME AMBIENTE CREATIVO

La cucina, come già accennato, è un luogo importante per Alaïa. È qui che passa molto del suo tempo a cucinare con la nonna. Ed è proprio qui che comincia a comporre le sue prime creazioni, che prendono forme scultoree addosso alle clienti per cui cuce. La sua cucina, con un piano d’acciaio e due grandi tavoli perfettamente illuminati, è stata per anni un crocevia dove cibarsi di buona cultura e idee, dove piatti culinari e capi stratosferici prendevano vita. Un luogo aperto a tutti, pronto ad accogliere in qualsiasi momento, ospiti nuovi, come la nonna aveva insegnato ad Azzedine. Il suo segreto era amalgamare la sarta e il giornalista, la nobildonna e l’artista: un modo per tenere insieme tutti i suoi affetti. 

Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Alaïa nella sua cucina

È proprio la nonna, di nascosto dal padre, a spingere il ragazzo pieno di talento ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Così Azzedine studia scultura, inizia ad interessarsi al corpo e alle sue forme ed impara nozioni che si riveleranno preziose per il suo futuro. Conosce Leila Menchari, che per trent’anni disegnerà le vetrine di Hermès. Assieme sognano Parigi e decidono di raggiungerla, pieni di speranze, sogni e pochi soldi in tasca: qui affittano una chambre de donne, un piccolo monolocale a poco prezzo.  

IL SARTO DELLE DONNE

Azzedine inizia a lavorare per Dior, ma l’esperienza dura appena cinque giorni. La Francia è in guerra contro gli indipendentisti algerini e chi, come lui, viene da Maghreb non è affatto ben visto. Fa appena in tempo ad incrociare Marlene Dietrich, che scende dalla sua auto con le sue gambe bellissime. Allora capisce che l’unica cosa che desidera realmente nella vita è vestire le donne. Conosce la marchesa di Mazan e la contessa di Blégiers, per le quali inizia a fare il baby sitter, appunto. Ma quando i bambini dormono, lui cuce gli abiti che le nobildonne indossano a cene e teatri. Inizia la sua fama, così come la sua storia d’amore con il pittore tedesco Christoph von Weyhe, che gli resterà al fianco fino all’ultimo giorno.

Dizionario della Moda - Atelier di Alaia
Atelier, 1983

IL PRIMO ATELIER

Nel 1965 apre il primo atelier, un ambiente di 140 metri quadri, in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche, dove posiziona macchine da cucire in ogni dove, persino in cucina e in bagno. Inizia a scomporre e ricomporre abiti di Madame Vionnet e Balenciaga.

L’atelier diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato: nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con gli abiti fascianti di maglia nera, le giacche modellate dalle cerniere lampo, le cinture e i guanti in cuoio borchiato o traforato. Alaïa riceve su appuntamento decine e decine di donne sofisticate da tutta Parigi, così come la Dietrich, la Garbo e Arletty, che diventa una delle sue amiche più fedeli. I suoi capi nascono osservando i corpi delle donne che si trova davanti.

Azzedine osserva, ama le donne, si interessa a loro fino a dimenticarsi di se stesso. Alla scelta dei suoi capi d’abbigliamento infatti, dedica apparentemente poco tempo: indossa quasi esclusivamente pantaloni e dolcevita o camicia, preferibilmente con il collo alla coreana. Tutto rigorosamente nero. Non ama essere chiamato stilista, preferisce essere definito un sarto. Mentre Saint Laurent, Pierre Cardin e Guy Laroche fondavano i propri marchi, il designer tunisino procede per la sua strada con visite su appuntamento e capi fatti a mano su ordinazione.

Dizionario della Moda - Sozzani e Alaia
Azzedine Alaïa e Carla Sozzani

L’INCONTRO CON CARLA SOZZANI

Solo nel 1981 Thierry Mugler riesce a convincerlo a fare il salto. Il suo atelier è così piccolo che Azzedine deve far sfilare le modelle per strada. Conosce nel frattempo Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la “soeur italienne”, che molto influenzerà la sua vita personale e lavorativa. Nel 1979 Carla fa uscire su Vogue un pezzo speciale sul sarto e vola direttamente da lui a Parigi. Per ringraziarla come merita, Azzedine Alaïa desidera confezionarle un abito. Da quell’incontro nascerà tra i due una intensa e devota amicizia, fatta di ammirazione e rispetto reciproci. Nel 1980, presenta la sua prima collezione. Nel 1982, una sfilata nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale.

LE MODELLE DEL GIGANTE DELLA MODA

Dizionario della Moda - Alaia e Farida Khelfa
Azzedine Alaïa con Farida Khelfa, 1986.
Azzedine Alaïa e Farida Khelfa, 1984 by Jean-Paul Goude

Da rue de Bellechasse, si trasferisce in rue du Parc Royal, dove conosce una serie di persone particolarmente interessanti, come Farida Khelfa, sua prima modella, collaboratrice e musa. Jean Paul Goude diventa il suo fotografo di fiducia e gli presenta l’ex fidanzata Grace Jones. Sarà proprio lei, nel 1985, ad accompagnare Alaïa all’Opéra Garnier a ritirare due Oscar della moda.

Grace Jones e Azzedine Alaïa, 1977
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Naomi Campbell nel backstage della sfilata di Azzadine Alaïa

IL RAPPORTO CON NAOMI CAMPBELL

Nel 1987 Naomi Campbell sfila per Alaïa, suo il merito di aver scoperto il talento della Venere Nera. Lo stilista diventa il mentore e la guida della giovane modella, poco più che quindicenne. Si prende cura di lei, la porta a vivere con sé nel proprio appartamento, le insegna il mestiere, il portamento, l’eleganza attraverso film come Donne di Geirge Cukor e filmati di Josephine Baker. Naomi appare nell’ultima collezione Haute Couture 2017-2018, bellissima in un abito lungo nero con un cappotto bianco dai motivi black. Ma Naomi non è l’unico talento che trova, a lui va il merito di aver lanciato modelle del calibro di Linda Evangelista e Inès de la Frassange.

Dizionario della Moda - Alaia e Linda Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista
Dizionario della Moda - Alaia e Beatrice Dalla
Béatrice Dalle e Azzedine Alaïa by Jean Paul Goude

LO SCULTORE DEL CORPO

Dizionario della Moda - Alaia nel suo atelier
Il sarto nel suo atelier

Azzedine si conquista la nomina di “scultore del corpo” perché sceglie di completare i propri abiti addosso alle clienti affinché calzassero a puntino. Collabora inoltre con alcuni marchi low cost come Les 3 Suisse, La Redoute, Tati, per cui realizza l’iconica linea a quadretti, venduta a pochi franchi all’epoca e oggi in vendita per migliaia di euro nei negozi Vintage.

Dizionario della Moda - Collezione FW 1991
Azzedine Alaïa, FW 1991
Azzedine Alaïa e i suoi due Yorkshire terriers, Patapouf e Wabo, con la modella Frederique per le strade di Parigi 1986, by Arthur Elgort
Dizionario della moda - Alaia e la modella Evangelista
Linda Evangelista e Azzedine Alaïa, 1990

LA LIBERTÀ CREATIVA

Lungo tutta la sua carriera, Azzedine Alaïa rimane fedele alla sua idea di moda. Taglio, materia e fluidità. Queste sono le sue regole. L’amore per il suo lavoro lo teneva sveglio notti intere, in preda a momenti di forte creatività, in cui si faceva cullare da documentari su animali, che tanto amava. Ma il sistema della moda è rigido e pretenzioso, sono gli anni dei grandi marchi e delle collezioni cadenzate da appuntamenti precisi e ripetitivi nel tempo. Orgogliosamente fuori sistema, Azzedine dichiara: <<Sfilo quando sono pronto>>. E così, spesso, le sue collezioni escono due mesi dopo le altre, senza farsi coinvolgere dai trand del momento, senza preoccuparsi di cosa va di moda e cosa no, senza guardare il lavoro dei colleghi.

Dizionario della Moda - Azzedine e Naomi
Azzedine e Naomi, 1996
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell, 1987 by Arthur Elgort

Quando Gianfranco Ferrè esce da Dior, ad Alaïa viene proposto il ruolo di direttore creativo, ma rifiuta perché ciò significherebbe chiudere il proprio atelier, che nel frattempo si è spostato nel Marais, tra rue de la Verrerie e rue de Moussy, in un antico ostello ristrutturato dall’amica architetto e designer Andrée Putman. Lo stesso farà dopo la defenestrazione di John Galliano nel 2011.

Dizionario della Moda - Modelle di Alaia
Le modelle di Azzedine Alaïa
Dizionario della Moda - Azzedine e Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista, 1991, by Arthur Elgort

IL GRANDE RITORNO IN PASSERELLA

Piccolo di statura, grande nella moda

Tra una proposta e l’altra scorrono 15 anni difficili ma di grande rinascita. Se Alaïa inizialmente aveva rifiutato quel mondo e il suo jet set, rimanendo saldo nelle sue convinzioni; in seguito ne viene tagliato fuori, fino a sparire totalmente da giornali e tabloid. La sua depressione si aggrava con la morte dell’amata sorella Hafida. Siamo a metà degli anni ’90 e la maison, che ha rinunciato alle sfilate, ormai procede stancamente, senza grandi rivoluzioni, confezionando pezzi su richiesta per una clientela ristretta e producendo una linea ready to wear. Provvidenziale l’intervento dell’amica Carla Sozzani che lo incoraggia finalmente a riprendere in mano la sua vita e la sua carriera.

Nel 2000 Azzedine Alaïa firma un contratto di partnership con il Gruppo Prada e nel 2002 ritorna sulle passerelle dell’Alta Moda francese. L’aver lavorato per Prada ha determinato un effetto rigenerativo per lo stilista che, nel luglio del 2007, riacquista la propria maison e il proprio marchio, nonostante la divisione calzature e accessori continuino ad essere di proprietà del gruppo italiano. 

Il grande sarto tunisino torna un’ultima volta nel luglio 2017 con la sua collezione di alta moda, dopo sei anni di assenza totale dalle passerelle. Naomi Campbell apre e chiude la sfilata.

Dizionario della Moda - Naomi Campbell nell'ultima sfilata FW2017
Naomi Campbell sfila nell’ultima sfilata del gran ritorno di Azzedine Alaïa, FW 2017

Torna a sfilare con il suo gusto di sempre, l’uomo che ha spronato centinaia di donne ad essere fiere di sé e dei loro corpi. Ripropone i modelli fascianti che gli hanno fruttato l’appellativo di “King of Cling”: tubini di maglia trasformano gli agili corpi delle modelle in serpenti sinuosi; leggings neri con miniabito in tinta diventano la sua firma, offrendo anche la base per i suoi cappotti “curvy” e le giacche avvitate di coccodrillo. I suoi abiti sono studiati per allungare le gambe, sottolineare la vita e il seno, alzare il sedere. Sceglie tessuti che si adeguino alle forme, per sottolinearle e valorizzarle. Forme che sembravano bilanciare la forte spinta verso valori nuovi con pratiche di approccio all’oggetto-moda che promettono distinzione, la perfezione di armoniche asimmetrie, minimalismi carichi di energia.

Dizionario della Moda - modelle di azzedine FW2017
Le modelle di Azzedine Alaia, tra cui Naomi Campbell, FW 2017

PER SEMPRE AZZEDINE ALAÏA

Dizionario della moda - Alaia e i suoi cani
Azzedine Alaïa e i suoi inseparabili amici a quattro zampe

Azzedine Alaïa, istintivo e fanatico della perfezione, instancabilmente creativo, piccolo di statura ma enorme di animo, muore a Parigi all’età di 77 anni, il 17 Novembre 2017.

Non si è mai piegato alle logiche commerciali e ai ritmi frenetici dettati dalla moda, un uomo discreto, sensibile ed estremamente creativo, timido, amante e amato dalle donne, molti piangono ancora la sua morte.

UN’ESTETICA D’AVANGUARDIA

Il culmine del suo successo è sicuramente negli anni ’80, i suoi look riscuotono enorme successo su donne che apprezzano un’eleganza rigorosa e pungente: abiti certo seducenti ma dalle note emozionali molto diverse dal glamour tipico del periodo. Abiti che valorizzano il corpo ma che non perdono mai il contatto con un’estetica d’avanguardia votata alla sperimentazione, senza confondersi con la ricerca dei brutalismi estetici dei due distruttori dello stile occidentale: Kawakubo e Yamamoto. I suoi abiti hanno dato spesso l’impressione di una energica struttura che a conti fatti aveva la leggerezza che sapeva magicamente usare Issey Miyake nelle sue celebratissime architetture di tessuto.

Dizionario della moda - Patitz e Spierings FW 1988-89
Tatjana Patitz e Linda Spierings per Azzedine Alaïa FW 1988-89 by Peter Lindbergh

LE MOSTRE

Nel 1997, il museo olandese di Groningen, progettato da Alessandro Mendini, gli dedica una grande personale, con opere di Andy Warhol, Picasso, Schnabel, Basquiat, César accostate agli abiti. 

Nel 2000 il Guggenheim di New York gli dedica una mostra fotografica.

Una mostra a lui dedicata a Londra subito dopo la sua morte ne celebra l’immenso talento. Mostra curata da Mark Wilson insieme allo stesso designer, prima di lasciarci, intitolata “Azzedine Alaïa: The Couturier”. L’esposizione ripercorre la vita e il lavoro di un uomo geniale e fuori dal coro, con 60 modelli iconici.

Dizionario della Moda - Mostra Alaia The Couturier
Mostra “Azzedine Alaïa, The Couturier”

Il percorso dello stilista tunisino e la forza senza tempo delle sue idee sono rappresentati nelle stanze del Design Museum di Londra e raccolte in più sezioni:  Wrapped Forms, Exploring Volume, Black Silhouette, Renaissance perspective, Timelessness,  Spanish accent e Other places other cultures.

Tra gli ospiti all’inaugurazione troviamo Naomi Campbell e Carla Sozzani, Suzy Menkes, Christoph von Weyhe, Manolo Blahnik, Philip Treacy, Anya Hindmarch, Farida Khelfa, Marc Newson, Charlotte Stockdale, Zandra Rhodes e Stephen Jones, che in un modo o nell’altro hanno segnato e sono stati segnati dall’opera di Azzedine Alaïa.

Dizionario della Moda - SS 1986
Azzedine Alaïa con le sue modelle alla sfilata SS 1986

Palazzo Clerici di Milano gli dedicherà una mostra dal 21 al 25 settembre, curata da Olivier Sillard, con opere del periodo compreso tra il 1980 al 2017.

ALEXANDER McQUEEN

Indice:

  1. Le origini e i primi passi nella moda
  2. La teatralità dello stile di Alexander McQueen
  3. L’indimenticabile ed unico Alexander McQueen
  4. Per sempre Alexander McQueen

LE ORIGINI E I PRIMI PASSI NELLA MODA

Alexander McQueen

Lee Alexander McQueen nasce a Londra il 17 marzo 1969 da una modesta famiglia, appartenente al ceto operaio. Sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London, abbandona gli studi a 16 anni per buttarsi nel mondo del lavoro. L’atelier di Anderson &Sheppard di Savile Row gli dà la possibilità di apprendere i segreti dell’alta sartoria maschile, per poi proseguire la propria formazione da Nieves & Hawks e inseguito nel laboratorio teatrale di Angels & Bermans, dove amplia le sue competenze alla confezione femminile.

Alexander Mcqueen and Isabella Blow, 1996 by David Lachapelle

A soli vent’anni affianca lo stilista giapponese Koji Tatsuno per poi trasferirsi nel 1990 a Milano dove entra a far parte dell’ufficio stile di Romeo Gigli.

Il ritorno a londra

Nel 1992 torna nella città natale per iscriversi alla Central Saint Martins College of Art and Design. La sua collezione di laurea viene notata dall’icona del fashion system internazionale Isabella Blow, assistente di Anna Wintour, che decide di acquistarla per 5000 sterline. Isabella Blow è una figura fondamentale nella vita di McQueen, non solo è la sua prima sostenitrice, ma diventa anche sua musa ispiratrice e migliore amica.

Givenchy secondo mcqueen

Nel 1996 prende il posto di John Galliano nella direzione artistica della maison Givenchy, collaborazione, che tra alti e bassi, dura fino al 2001. McQueen si sente ristretto dentro le regole dell’alta sartoria francese, ma nonostante ciò fa risuonare il proprio nome della scena dell’Haute Couture con sfilate rivoluzionarie e scioccanti, tanto da essere soprannominato l’hooligan della moda. La prima collezione per Givenchy è stata molto criticata da Karl Lagerfeld, poiché troppo forte per il prestigio della maison francese. Ma a McQueen piaceva provocare.

Alexander McQueen per Givenchy Haute Couture “Eclect Dissect”, FW 1997-1998

Givenchy by Alexander McQueen, Haute Couture FW 1998-99,

LA TEATRALITÀ DELLO STILE DI ALEXANDER McQUEEN

Nelle sue creazioni si nota l’impastatura sartoriale inglese e l’esperienza vissuta all’interno del teatro, che rimane una costante in tutti i suoi capi. Egli non crea solo abiti, dà vita a dei personaggi, li cortesi e li inserisce in un ambito teatrale, il fashion show. Si nota nelle sue creazioni la precisione della struttura sartoriale britannica, le finiture impeccabili della qualità della produzione italiana e il gusto dell’alta moda francese.

Nel 2000 il gruppo Pinault-Printemps-Redoute (oggi gruppo Kering), acquista al 50% le quote del su marchio, che ha costruito parallelamente al lavoro per la maison francese. Così nel 2001 decide che è ora di dedicarsi al suo brand, allestisce un ufficio stile nell’amata Londra. Isabella Blow è sempre al suo fianco, insieme a Philip Treacy, famoso designer inglese di cappelli. Inizia il periodo più felice e produttivo dello stilista.

AW 2009 Alexander McQueen

Alexander McQueen FW 1998-99

Elementi caratteristici

Gli elementi della sua estetica sono in contrapposizine, il contrasto in McQueen è un concetto fondamentale: fragilità e forza sono le costanti. Così come la modernità e la tradizione. I suoi sono spettacoli negli spettacoli, le sue modelle, amate di tacchi vertiginosi e abiti scultorei, hanno sfilato e sfidato la stabilità e l’equilibrio, camminando tra cubi di vetro, specchi d’acqua, piogge artificiali. Trasforma la moda in un’espressione artistica di pura creatività, abiti preziosi, piumati, capi aggressivi in metallo, dettagli animaleschi con richiami mitologici, vestiti in georgette, chiffon e organze impalpabili e fluttuanti.

Alexander McQueen SS 1997

Alexander McQueen SS 2007

Si concentra sui pattern e sulle stampe, che vengono realizzate secondi il test di Rorschach, test usato dagli psicologi,  test proiettivi costituiti da stimoli visivi intenzionalmente ambigui. Il compito del soggetto è quello di fornire una descrizione o di raccontare una storia ispirata all’immagine rappresentata. Lo scopo del test dovrebbe essere quello di far emergere contenuti psichici inconsci, come emozioni nascoste o conflitti interni. McQueen nelle stampe vede sempre insetti e farfalle, un mondo che lo affascina ma allo stesso tempo lo impaurisce. Un altro modo per entrare in contatto con lo spettatore: la paura.

SS 2001Alexander McQueen

Il designer inglese utilizza per comunicare con il suo pubblico i ricordi. Ma inserisce sempre elementi di disturbo, come ciocche di capelli veri, stampe di corvi neri, simbolo di presagio di morte. I dettagli che inserisce aprono un mondo su di lui e sulla sua visione creativa della realtà. Nel 1995 fa sfilare modelle in look tartan, scarmigliate e spoglie. Non è solo una scelta estetica quella di Alexander McQueen, perché usa la moda come una stratificazione culturale: la collezione Highland Rape è la metafora della sottomissione della Scozia all’Inghilterra. Un punto fondamentale se vogliamo capire la moda di McQueen, che va oltre lo stile stesso e si ripiega in importanti riflessioni.

FW 1995 Highland Rape collection

L’ INDIMENTICABILE ED UNICO McQUEEN

SS 1999

Aimee Mullins, Alexander McQueen SS 1999

Tra le sfilate e le collezioni indimenticabili dell’epoca, quella del 1999 in cui l’atleta Aimee Mullins, amputata delle gambe, solca la passerella su protesi in legno mentre dei robot spruzzano vernice per automobili su capi bianchissimi. Anche nelle collezioni uomo, McQueen mantiene alto il livello della tensione, con abiti preziosi, stampe teschio che diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica e temi presi dal mondo vegetale e animale, come appunto le farfalle, usati come caleidoscopi che somigliano più all’arte neo-barocca di Damien Hirst che a innocue stampe per abiti.

Alexander McQueen, SS 2001

Alexander McQueen FW 2001-2002

Tra bustier, elementi dark, motivi tartan e fantasie gotiche, Alexander McQueen ha rafforzato la sua creatività con una sapiente tecnica del taglio e della costruzione nella modellistica, solcando la strada per nuovi esperimenti sartoriali.

Alexander Mcqueen sfilata SS 2001

TeatralitÀ ed eccentricitÀ

Le sfilate di McQueen, come tutta la sua filosofia, oscillano tra gli incubi da teatro elisabettiano e un futuro immaginario ma comunque poco roseo, ma con un velo di romanticismo sempre presente. L’ultima sfilata e collezione è sensazionale, Plato’s Atlantis. In quell’occasione lo stilista fa sfilare donne che sembrano alieni, metà umani metà animali, con le famose scarpe Armadillo ancora oggi cercatissime. Tutti vogliono un pezzo di lui, e anche le sue produzioni più orientate al mass market, come le scarpe classiche, le sneakers, le sciarpe coi teschi, vanno a ruba anche tra chi prima non avrebbe mai comprato nulla di suo.

Alexander McQueen SS 2010, le modelle sfilano con le iconiche armadillo shoes

Plato’s Atlantis collection, SS 2010

Alexander McQueen SS 2005

Tantissime icone dello spettacolo desiderano i suoi capi. David Bowie è uno di questi, il suo stile alieno e stellare si sposa perfettamente con il gusto di McQueen. Per lui realizza i costumi dei suoi tour del 1996 e 1997, oltre alla famosa giacca Union Jacket, con la bandiera inglese stracciata e ricucita in un cappotto, che pare in copertina dell’album Earthling del Duca Bianco.

Björk  chiama McQueen per il look sulla copertina di Homogenic e per progettare i gioielli fetish ed estremi che la cantante islandese indossa nel video musicale Pagan Poetry. Lady Gaga più recentemente indossa le scarpe armadillo nel video Bad romance.

Bjork nella cover di Homogenic in total look McQueen

Lady Gaga nel videoclip Bad Romance in total look McQueen

PER SEMPRE ALEXANDER McQUEEN

Isabella Blow con una creazione di Philip Treacy

Il 7 maggio 2007 Isabella Blow, dopo svariati tentativi passati, si toglie la vita a causa di una forte depressione, McQueen ne rimane distrutto.Il 2 febbraio 2010 riceve un altro duro colpo, quello della morte di sua madre Joyce, a cui era legatissimo.

McQueen, spirito cupo e tormentato, genio rivoluzionario dal talento innato, pone fine ai suoi giorni l’11 febbraio 2010 nel suo appartamento di Mayfair, nella zona centrale di Londra, con un cocktail letale di droghe, sonniferi e tranquillanti. Una candela accesa e un unico messaggio d’addio sul retro del libro The descent of Man: “Prendetevi cura dei miei cani. Scusatemi. Vi amo, Lee. P.s. Voglio un funerale religioso.”

Il mondo della moda tace e piange un creativo che ha contribuito alla costruzione di una parte della storia del fashion. Recentemente si è scoperto che il triste gesto avrebbe voluto compierlo alla fine di una sua sfilata, sparandosi in testa. Fino alla fine si è dimostrato follemente teatrale.

mcqueen oggi

Oggi il suo marchio è nelle mani della designer Sarah Burton, già suo braccio destro. La memoria di Alexander McQueen rimane onorata nel tempo, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York gli dedica una mostra nel 2011 “Savage Beauty”. La mostra fa il giro del mondo, celebrata con affetto al Victoria & Albert Museum di Londra.

Savage Beauty

La biografia del designer è stata raccolta nel documentario McQueen diretto e prodotto dal regista francese Ian Bonhôte e da Peter Ettedgui, in uscita il 20 luglio 2018 in USA. Altri due progetti legati a McQueen sono The Ripper, incentrato sull’amicizia con l’eccentrica Isabella Blow ed un biopic con protagonista Jack O’Connel, diretto da Andrew Haigh.

Alexander McQueeN,1997 con una creazione di Philip Treacy

ALESSANDRO MICHELE

Indice:

  1. Le origini e il sogno
  2. Il sogno diventa realtà
  3. Gucci di Alessandro Michele
  4. Lo stile di Alessandro Michele

LE ORIGINI E IL SOGNO

Alessandro Michele per VOGUE

Roma, novembre 1972, nasce Alessandro Michele. Il padre è tecnico dell’Alitalia. Indirizzato fin da subito dalla madre nel mondo del cinema, dello spettacolo, del bello in ogni sua sfaccettatura, si iscrive all’Accademia di Costume e Moda della capitale. Qui i suoi talenti iniziano a prendere forma, il suo sogno è diventare scenografo, la moda è solo di sfondo.

Per necessità economiche accetta diversi lavori ben distanti dalle sue passioni, come il giornalaio, il manovale e il muratore, fin quando non gli viene data l’occasione di collaborare con un grande marchio come Les Copains. Entrare nel settore del fashion risveglia in lui desideri ed ossessioni, come quella per gli accessori. Inizia la sua ricerca di gusto e di stile che raccoglie in diversi book che invia a diverse case.

Fendi negli anni ’90 capisce subito il genio di Alessandro e lo decreta Senior agli accessori, evolvendo la sua formazione stilistica e culturale anche grazie al lavoro di Karl Lagerfeld, suo mentore. Kaiser Karl gli insegna che la creatività è per definizione instabile e che può raggiungere la sua massima espressione solo quando è lasciata libera. Per Alessandro sarà una regola da allora in poi.  Ma il creativo ha sempre fame d’ispirazioni. Libri, musica, cinema, materiali e tessuti, così impara che la creatività è anche studio e ricerca continua, ma anche un caos che non lo abbandonerà mai.

IL SOGNO DIVENTA REALTÀ

Nel 2002 Tom Ford posa gli occhi su di lui e lo chiama a Londra per collaborare con lui. Qui trova una realtà ben diversa da quella di Fendi. Tom Ford, designer in quegli anni di Gucci, applica un lavoro di ricercatezza e perfezione legati ad uno standard di bellezza molto americano. La Gucci di Ford rappresenta l’ordine clinico e maniacale della bellezza, lo stilista texano è talmente convincente che Alessandro non riesce a dirgli di no.  Anche da Gucci il ruolo di Alessandro rimane legato al settore degli accessori.

Da questo momento in poi lo stilista non lascerà più il marchio fiorentino e avrà la fortuna di lavorare prima con Alessandra Facchinetti ed in seguito diventare Associate creative director al fianco di Frida Giannini. Nel 2013 Gucci acquista Richard Ginori, brand di Firenze leader nella porcellana pregiata. Nel 2014 Alessandro Michele ne diventa il creative director, mostrando la sua versatilità creativa. Nel 2015 viene convocato dall’amministratore delegato Marco Bizzarri e viene decretato nuovo creative director di Gucci, a solo una settimana dalla sfilata maschile A|I 2015-2016.

Il genio si dimostra proprio in questa occasione. Il suo debutto bene ritenuto dalla stampa di settore come l’evento più d’impatto delle sfilate di Milano dell’anno. Egli ribalta le regole del marchio fiorentino e pone le basi per la sua nuova filosofia aziendale, lo chic clinico che lo precedeva viene sostituti da una visione più colta, antropologica e contemporanea. Nello stesso anno viene nominato International Fashion Designer of the Year.

GUCCI DI ALESSANDRO MICHELE

Gucci torna ad essere di nuovo oggetto di desiderio, con una moda imperfetta, ma ricca di contaminazioni date dalle passioni-ossessioni dello stilista, il collezionismo, il cinema, l’opera, la musica, la letteratura, i luoghi dimenticati, in un mondo sospeso tra una visione passata e una decisamente futurista.

Backstage Cruise Collection 2016 Gucci by Alessandro Michele

FW 2017 Gucci by Alessandro Michele

IL MONDO DI GUCCI SECONDO MICHELE

Il suo immaginario è caotico ma potente, ha voglia di giocare con i vestiti e con gli accessori, di prendere il vintage e di renderlo odierno, nuovo, vuole colpire, stupire, rendere i suoi capi familiari ma anche nuovi, simbologie e richiami storici letti e realizzati in chiave moderna. La sua visione di bellezza non è di certo intesa in maniera classica, ma è una bellezza inusuale, soggettiva, che mischia passato-presente-futuro, è costante ricercatezza di colori, di fantasie, di dettagli, di contaminazioni dell’epoche da lui preferite, di qualità dei materiali, di continuo richiamo al genderless che rimane padrone delle sue collezioni.

S-S 2016 Gucci by Alessandro Michele

Espressione artistica ma con finalità commerciali che funzionano, a tal punto che il marchio vende il 21,1% in più nel 2016, rispetto all’anno precedente, anno in cui il designer ha preso in mano le redini del brand.

Nel 2017 ha archiviato l’anno fiscale con 6,2 miliardi di euro, con un ulteriore crescita del 45%. E già si parla della terza coppia d’oro nella storia della griffe: dopo Tom Ford e Domenico De Sole, Frida Giannini e Patrizio di Marco, ora è l’era dominata da Alessandro Michele e Marco Bizzarri. La ciliegina sulla torta? L’inaugurazione del Gucci Garden all’interno dello storico Palazzo della Mercanzia di Firenze e ideato in prima persona dal direttore creativo. Alessandro Michele ha trasformato Gucci in qualcosa di unico e ogni sfilata è una nuova sorpresa.

Il ristorante all’interno di Gucci Garden

LO STILE DI ALESSANDRO MICHELE

FW 2018 Cyborg Gucci by Alessandro Michele

Alessandro Michele si può definire un perfetto mix di barocco e punk, rinascimentale e caotico, vintage e modernità. Per lui epoche e momenti non si escludono ma si sommano, in un annullamento ideale del tempo. Una forma mentis in cui non è forse facile entrare, ma su cui è perfettamente allineato Giovanni Attili, docente di urbanistica alla Sapienza di Roma e storico compagno del designer, che lo accompagna e sostiene mentalmente in ogni processo creativo, come in quello che ha portato alla realizzazione della sfilata co-ed A/W 2018 e ambientata in una sorta di camera operatoria per cyborg.

F-W 2018 Gucci by Alessandro Michele

ANNA DELLO RUSSO

indice

  1. Le origini
  2. Da Vogue a Fashion Icon
  3. Una vita da eccentrica

LE ORIGINI

La fashion icon Anna Dello Russo nasce a Bari il 9 aprile 1962, da una famiglia borghese.

La sua passione per la moda nasce già a sei anni, quando Anna stacca le etichette  dai vestiti per collezionarle. Ama le Barbie, ne colleziona persino gli accessori: dalle borse di Louis Vuitton in miniatura alle microcollane di perle, che conserva ancora a casa.

Si distingue in adolescenza dalle sue coetanee indossando camicie di Versace e foulard di Hermès. Se i suoi compagni volevano i jeans di tendenza di quel momento lei voleva le giacche di Armani. Nessuno poteva scegliere i vestiti per lei, per questo non ha mai gradito i regali a sorpresa.

Già eccentrica al liceo, viene presa in giro dai compagni per i suoi look perfettamente coordinati.

Frequenta e si laurea all’Università di Bari in arte e letteratura, in seguito si diploma a Milano alla Domus Academy in design della moda.

DA VOGUE A FASHION ICON

Anna Dello Russo regina di stile

E’ il punto di riferimento per i trend setter di mezzo mondo. Conosciuta come icona incontrastata dello stile in Europa come in Asia. Amata tanto a Los Angeles quanto a New York. Androgina e femminile, sofisticata e di una semplicità disarmante, eterea e al tempo stesso concreta.

Grazie alla giornalista Annalisa Minella di Vogue Italia, entra a far parte della redazione dopo aver lavorato per la testata Donna. Dal 2000 al 2006 è direttrice di Vogue Uomo.

Nel 2006 diventa fashion director at large di Vogue Giappone, l’unica ortana che vanta nella moda una collaborazione a così alto livello con una testata straniera. Lancia il suo profumo Beyond nel 2010. Nel 2012 realizza per H&M una collezione esclusivamente di accessori, da lei considerati veri pezzi chiave per dare personalità all’outfit.

Borse, bijoux, cappelli, scarpe e occhiali da sole che, sicuramente, saranno caratterizzati da quell’appeal stravagante, eccentrico e sopra le righe che da sempre contraddistingue Anna Dello Russo. Fashion Shower è il video promozionale della capsule di cui è testimonial.

Dal 2017 è consulente di stile per l famosa catena di alberghi Rosewood Hotels & Resorts.

È tra le donne più potenti del mondo della moda, una delle più influenti, trasgressiva e rivoluzionarie.

UNA VITA DA ECCENTRICA

Una vita all’insegna dello stile

Anna si definisce un infedele, adora lasciarsi attraversare dal piacere del momento, dalla passione per una collezione, e poi cambiare, senza voltare la testa indietro. Come la moda, che cambia continuamente, tutto è in movimento costante e continuo per la Dello Russo, e quindi tradire è seguire il corso delle cose. Per questo lascia il marito e ricicla il suo abito da sposa firmato Dolce e Gabbana per ricavarne delle tende. Perché Anna è così, follemente alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Abita attualmente a Milano, proprietaria di due appartamenti, uno in cui vive e nell’altro ci tiene, maniacalmente in ordine, le sue collezioni di abiti e di scarpe, dopo aver assunto 10 assistenti che hanno sistemato e catalogato tutti i capi. Di scarpe ne  ha oltre 4 mila paia. Negli ultimi anni ha messo all’asta i suoi abiti, il ricavato è stato devoluto in beneficienza.

Non indossa mai un abito più di una volta, possiamo capire il perché abbia un loft come guardaroba.

Si ritiene una salutista, non beve, non fuma e pratica yoga quotidianamente.

Figlia della cultura gay, adora il kitsch, gli eccessi, la diversità dei linguaggi. Non esiste un alto o un basso, un bello o un brutto, tutto può convivere e trovare una perfetta armonia. Gli opposti che si intersecano. Ama il cattivo gusto e il conformismo, così come il blu delle giacche tristi dei politici italiani.

Il lavoro che compie da Vogue Giappone è mixare le culture, cogliendo il meglio da ognuna, interpreta perfettamente il concetto di fusion.

 

ANNABELLA

ANNABELLA

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo del brand
  3. Pellicce e ambiente
  4. Volti famosi
  5. Situazione attuale

LE ORIGINI

La casa di moda Annabella viene fondata nel 1957 da Giuliano Ravizza, che situa la compagnia a Pavia. Ravizza ha spesso detto: “Mio padre era un sarto. Devo al suo lavoro di ago e filo l’opportunità di aver iniziato la mia carriera su una base solida. Appena prima della fine dell’ultima guerra, lui intuì che l’era dei capi su misura era quasi tramontata. E così fece il grande balzo, inizialmente con un negozio di abiti preconfezionati, poi due negozi. Nel 1950 ne aveva cinque, tutti a Pavia: “Annabella”, “Ravizza”, “Casanova”, “Il Duomo” e “La Tex”. Ma nel 1960 si è ammalato e io sono stato costretto ad abbandonare il campo medico. Tuttavia, non volevo seguire proprio le sue orme: da qui nasce l’idea di un unico, grande store di pellicce. In più, volevo demitizzare il cappotto di visone, abbassando i prezzi e trasformando il mito della pelliccia in un prodotto di consumo comune quanto le lavastoviglie.”

Grazie all’accordo con Angelo Rizzoli Senior, lo store viene battezzato Annabella, come uno dei suoi magazine di successo.

Nel 1981, Giuliano Ravizza viene rapito  sotto casa dalla ‘ndrangheta calabrese. Il sequestro durerà tre mesi e, dopo il pagamento di un ingente riscatto, Ravizza viene liberato il giorno di Natale.

mame dizionario ANNABELLA collezione recente
Capo di una delle collezioni più recenti di Annabella

SVILUPPO DEL BRAND

Grazie all’intuizione del fondatore Giuliano Ravizza riguardo all’importanza del marketing, il brand Annabella raggiunge presto la notorietà a livello internazionale. Ciò è stato possibile grazie ai fashion show al Teatro della Scala a Milano. Importante anche il design di Misha, la mascotte di visone presentata ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980 alla presenza di Mrs. Breznev. Inoltre, il brand è stato ambasciatore della moda italiana alle celebrazioni per il bicentenario della Casa Bianca negli Stati Uniti. Ovviamente, innumerevoli celebrità e testimonial hanno contribuito a rendere noto il marchio in tutto il mondo.

mame dizionario ANNABELLA sofia loren in annabella
Sofia Loren è uno dei volti storici della pellicceria

Nel corso degli anni e grazie anche alla seconda generazione – subentrata dopo la morte del padre nel ’92 – rappresentata oggi da Riccardo, Ruggero e Simonetta Ravizza, il brand si trova al vertice della moda sia in termini di immagine che di prodotti. Sempre un riferimento per l’industria di pellicce italiana, con collezioni innovative, un uso dei colori all’avanguardia e un artigianato che caratterizza i vestiti del marchio. Un abile mix di tradizione, lusso e tecnologia per un pubblico perspicace, con uno sguardo costantemente rivolto agli ultimi trend. Nel 2002 diventa anche un’eau de toilette per donna.

mame dizionario ANNABELLA verushka in annabella
Una delle prime modelle per Annabella fu Verushka

L’apertura di un nuovo flagship store rappresenta il desiderio odierno di guardare al futuro, con la stessa passione di sempre per le sfide comportate dai nuovi progetti. La rivoluzione, d’altronde, è un concetto non nuovo all’azienda. Ravizza infatti  è stato il primo a prendere la rivoluzionaria decisione di pubblicare i prezzi delle pellicce sui giornali e di produrre format tv commerciali brevi e lunghi.

PELLICCE E AMBIENTE

La pellicceria Annabella utilizza solo pelli che sono state acquistate all’asta e in mercati internazionali dichiarati commerciabili dalla Washington Convention. Dal 1973, infatti, la Washington Convention protegge e regola il commercio delle speci della flora e della fauna che sono a rischio di estinzione. L’obiettivo è quindi quello di preservare queste specie e assicurare un utilizzo eco sostenibile. Oggi, 174 paesi aderiscono a questa convenzione.

VOLTI FAMOSI

mame dizionario ANNABELLA alain delon e simonetta ravizza
Alain Delon, testimonial di Annabella, assieme a Simonetta Ravizza

La leggendaria top model degli anni ’70-’80 Verushka è stata la prima celebrità a promuovere il brand, seguita dal regista Franco Zeffirelli che gira uno spot per il marchio con protagonista Jerry Hall. Dopo è stato il turno di Alain Delon con una giovane Monica Bellucci, e in seguito anche Sofia Loren lega la propria immagine a quella di Annabella. Così, il brand diventa un’icona della pellicceria italiana, attraverso le lenti del fotografo Gianpaolo Barbieri. Nel febbraio del 2003 Naomi Campbell, un tempo impegnata nelle lotte animaliste, sfila per Ravizza, sfoggiando un lapin, una giubba militare con code di volpe e un prezioso zibellino che si accorcia mediante cerniere.

SITUAZIONE ATTUALE

Ad oggi, gli edifici principali si trovano a Pavia ed occupano 14 vetrine larghe circa 20000 metri quadrati. Nella milanese via Montenapoleone, inoltre, è stato aperto un negozio intitolato Simonetta Ravizza. Nel 2012 apre uno shop online del brand.

mame dizionario ANNABELLA collezione autunno 2018
Pelliccia di Annabella della collezione 2018

La compagnia ha concluso il 2016 con un fatturato di più di 8 milioni di euro. Il 2018, invece, ha visto l’apertura di nuovi edifici Annabella in piazza Minerva, sempre nel cuore di Pavia ma in un’area più conveniente. In più, i nuovi uffici si basano su un concept totalmente nuovo e modernizzato, per attirare nuove generazioni di clienti. Il brand, tuttavia, resta coerente con i valori tradizionali e con la storia di Annabella, presentati in una chiave nuova e contemporanea.

AGNONA

Agnona è un italiano di capi di lusso, famoso per l’utilizzo di materiali pregiati quali cashmere, alpaca e vicuña.

Agnona è un brand italiano di capi di lusso, famoso per l’utilizzo di materiali pregiati quali cashmere, alpaca e vicuña

Indice

  1. Le origini e il nome
  2. La storia del brand 
  3. Recentemente

LE ORIGINI E IL NOME

Il marchio Agnona è stato fondato, nel 1953, da Francesco Ilorini Mo e prende il suo nome da un villaggio ai piedi del Monte Rosa. Il fondatore, di umili origini e di incredibile creatività, punta a che le “Lanerie Agnona” producano tessili di assoluta qualità e, per questo, giunge a stabilire contatti con i migliori produttori di fibre del mondo. Si garantisce così la prima scelta di lane superfini, mohair, cammello, alpaca e cachemire da Australia, Perù, Cina e Tibet.  

LA STORIA DEL BRAND 

In consorzio con un’altra azienda italiana e una peruviana, nel 1965 si aggiudica una quota dei tessuti di vicuña che il Perù aveva liberalizzato dopo 30 anni di divieto sulla tosatura del camelide. Agnona diventa a tutti gli effetti un brand femminile di lusso che produce capi realizzati con materiali preziosissimi dal taglio raffinato ed elegante, contribuendo al grande prestigio dell’haute couture e dell’artigianato made in Italy.

Negli anni ’60, Agnona diventa fornitrice di pregiati materiali tessili per i più grandi marchi internazionali quali Balenciaga, Givenchy, Cardin, Dior, Balmain, Hermès, Saint Laurent e Courrège.

L’industria produce a ciclo completo, partendo dalla materia prima fino al prêt-à-porter, avviato all’inizio degli anni ’70: dal magazzino alle mischie, dalla filatura alla roccatura, alla ritorcitura, all’orditura, alla tessitura, alla garzatura, alla cimatura, alla produzione di abbigliamento, soprattutto maglieria e accessori in fibre preziose. La distribuzione avviene attraverso boutique monomarca e una selezione di punti vendita nel mondo. In quegli stessi anni, Walter Albini viene scelto per disegnare la prima collezione del brand.

Negli anni ’80, continua la ricerca tessile e sartoriale del brand che porta all’aumento qualitativo nella realizzazione di cappotti e giacche. Agnona si dirige nella politica di acquisizione delle materie prime verso l’Australia dove trova tra le lane più pregiate. 

mame dizionario AGNONA
Giacca Agnona

Nel 1994 inizia una collaborazione con la peruviana Societad de Criadores de Vicuña con lo scopo di tutelare la razza dell’animale. E così, assieme ad altri due soli membri dell’International Vicuña Consortium, Agnona riceve l’esclusivo diritto di produzione e distribuzione di questa lana pregiata. Alla fine degli anni ’90, l’azienda ha 261 dipendenti e un fatturato che nel 1998 è di 67 miliardi di lire.

Nel gennaio del 1999 Agnona si unisce al Gruppo Ermenegildo Zegna che ne acquisisce il controllo totale, nonostante alla testa del brand rimangano i figli di Francesco Ilorini Mo – Massimo, Federica e Alberto, che ne è Presidente. Da questa acquisizione, Agnona prende beneficio: il Gruppo Zegna dà un nuovo stimolo all’azienda, iniziando collaborazioni con importanti fotografi quali David Sims e Patrick Demarchelier.

Nel novembre del 2009 riapre, dopo una ristrutturazione, il primo negozio Agnona a Milano in via della Spiga, che è affiancato dallo show room in via Senato. Successivamente, vengono aperti negozi a Firenze, Venezia, Porto Cervo, Shangai, Tokyo e Seul. Il 2001 è anche l’anno di importantissimi insediamenti nei corner dei più prestigiosi department store del mondo, fra cui uno spazio di 213 metri quadrati nei grandi magazzini Harrod’s di Londra. Harrod’s diventa distributore esclusivo del marchio Agnona nel Regno Unito.

Nel 2013, Stefano Pilati si unisce al team come Direttore Creativo di Agnona, svelando nel settembre dello stesso anno la sua prima collezione dal nome “AGNONA collezione ZERO”. Il designer vi conferisce un’interpretazione raffinata e sensuale. A maggio del 2014 la carica di Amministratore Delegato è affidata ad Alessandra Carra, con l’obiettivo di lanciare il marchio a livello internazionale.

RECENTEMENTE

Nel 2016 Simon Holloway – con incarichi di top manager in Hogan, Jimmy Choo, Ralph Lauren e Narciso Rodriguez – diviene Direttore Artistico del brand, presentandosi con la collezione Fall Winter 2016. Il suo amore per l’alta qualità e per il design made in Italy si sposano con l’eleganza e la ricerca estetica di Agnona. La collezione proposta dà vita a capi d’abbigliamento minimali, moderni e leggeri, con un tocco irresistibilmente chic. I tessuti preziosi rimangono i protagonisti indiscussi del brand ma vengono modernizzati e resi più comodi ed elastici, grazie alle nuove tecniche di lavorazione delle stoffe. I colori delicati aggiungono un tocco glamour. L’artigianato specializzato e la cura assoluta nei dettagli restano prerogativa assoluta del marchio tutto italiano.

La volontà di Simon Holloway ad oggi è quella di portare le collezioni su look femminili, rilassati, profondamente chic. I capispalla continuano ad essere i must del brand. Drappeggiato o aderente, il doppio filato, come per esempio il Double Cashmere, rafforza l’immagine leggera e calda del brand.

Agnona è anche produttrice di una linea di arredamento tessile per la casa, Home Collection, che fonde insieme l’antica tradizione artigiana, i pregiati tessuti ed un gusto raffinato per il lusso, rispecchiando pienamente l’inconfondibile stile del brand.  

mame dizionario AGNONA agnona x giorgetti
Linea di arredamento Agnona x Giorgetti

In Perù è presente con quote societarie nella Incalpaca Tpx, azienda leader nella produzione di Alpaca.

 

ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia, al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sulle collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi si mescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmere e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

And

Columbia Spa, player italiano della camiceria, fondata nel 1981 a Mirano (VE) da Paolo Pistellato, crea nel 1993 il marchio And. Columbia, nata con l’obiettivo di disegnare, produrre e distribuire camicie donna e uomo attraverso partnership con grandi gruppi internazionali, apre il primo negozio monomarca And, punto vendita caratterizzato che riscuote subito successo. Le collezioni And propongono uno stile ageless, che si posiziona fuori dal trend e fuori dal classic: una filosofia dove i contenuti moda si affiancano a proposte basic, dai capi da indossare tutti i giorni fino a quelli che soddisfano le esigenze più formali. Per la donna, And propone camicie, maglieria e confezioni affiancando alla linea principale Andissime proposte per taglie comfort femminili; mentre per l’uomo camicie e maglieria. Oltre che in Italia, in cui ha da poco raddoppiato la sua presenza a Roma e imposto il suo stile a Milano, anche grazie ad eventi e collaborazioni con la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), è presente in paesi come Spagna, Austria, Croazia e Slovenia e ha come obiettivo quello di inaugurare a breve il 200° negozio.