Baggy

Baggy

Baggy. Calzoni oltremisura, pieni di tasche e da indossare senza cintura. Sono tornati di moda con il trionfo dell’oversize comodo, un oversize che non deve ostacolare i movimenti e che appare votato soprattutto alla funzionalità.

I Baggy si ispirano agli abiti da lavoro più classici (per il grande numero di tasche), all’abbigliamento dei danzatori in prova (per la grande libertà che concedono), alle divise dei carcerati (per il fatto di non avere bisogno di cinture). Ma, per le ultime generazioni, sono soprattutto il simbolo di un modo di vestire ribelle e molto trend. Derivanti dal tecno trend, si portano appoggiati sui fianchi in modo che si intraveda l’intimo.

P. Diddy

I baggy trousers, inoltre, sono l’indumento simbolo della cultura hip-hop. Espressione di una generazione ribelle che, negli anni 2000, utilizzava l’abbigliamento come mezzo per esprimere un forte dissenso nei confronti della società consumistica.

Il terzo millennio, infatti, trascina dietro le preoccupazioni per il Millennium bug e la new economy. Internet si diffonde rapidamente e permette una maggiore aggregazione tra i giovani. Le distanze si assottigliano e crescono le prime comunità social (Facebook, 2004).

Emilio Tadini

Sono rapper come Eminem, Missy Elliott, 50 Cent, P. Diddy, Snoop Dogg e Dr. Dre a ridare nuova linfa al genere musicale.

I baggy, inoltre, sono indossati anche dalle bande di strada. Gruppi di giovani allo sbando che abitano i quartieri malfamati delle città metropolitane. Generazioni di rivoluzionari oppure di graffitari che denunciano uno stato sociale precario attraverso murales anche fuori dalla “hall of fame“.

Anche l’arte nobile della pittura si lascia influenzare dal baggy pants.

Il pittore-scrittore milanese Emilio Tadini, che dagli anni ’70 ne è stato l’antesignano, li teneva alti in vita.