Arbus

Arbus Nemerov, Diane (1923-1971). Fotografa statunitense. Nata a New York in una famiglia di ricchi commercianti di origine russa — i Nemerov — …

Arbus Nemerov, Diane (1923-1971). Fotografa statunitense. Nata a New York in una famiglia di ricchi commercianti di origine russa — i Nemerov — proprietari dei Magazzini Russeks sulla Quinta Strada. A 18 anni Diane sposa Allan Arbus aprendo con lui uno studio fotografico che si occupa di moda realizzando immagini per Vogue e Glamour; lui si concentrava sull’esecuzione, lei sull’ideazione delle immagini.

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Diane e il marito Allan

La crisi collaborativa/coniugale

Nel 1957, tuttavia, la collaborazione fra i due si incrina proprio come il loro rapporto, così Allan segue corsi di recitazione mentre Diane inizia a scattare fotografie in giro per la città. Lo studio verrà chiuso ufficialmente solo nel 1969. È in questa fase che si accentua la personalità della fotografa anche per l’incoraggiamento della sua maestra, la grande Lisette Model, e per l’influenza di fotografi dallo stile ruvido come Weegee e Robert Frank o rigoroso come August Sander.

La Arbus negli anni ’60

Negli anni ’60 lavora per Junior Bazaar, Esquire, Nova, il Sunday Times, per la rivista New York (fin dai primi numeri, quando era il magazine domenicale dell’Herald Tribune);

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ritratti sul magazine Infinity

pubblica i suoi ritratti in Infinity e partecipa con Richard Avedon e Marvin Israel all’avventura di Picture Newspaper, una rivista fotografica di grande formato di cui uscirono dodici numeri dal 1968 al 1971. Si dedica anche all’insegnamento tenendo diversi seminari. Per Harper’s Bazaar, infine, firma la rubrica At my Age. Alterna spesso servizi di moda con immagini di ricerca aspre, talvolta violente, caratterizzate da un linguaggio crudo ed essenziale.

La sua visione estetica e il film a lei dedicato

Dopo aver lavorato per molti anni con la Leica, passa al formato quadrato della Rolleiflex modificando anche la sua visione estetica. Nel 1967 la sua grande personale al Museum of Modern Art di New York rende celebre la fotografa ma accentua gli aspetti più inquieti e fragili del suo carattere. Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film “Fur — Un ritratto immaginario di Diane Arbus“.

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copertina del film

La storia, immaginaria, si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei Freaks, fino a innamorarsi di Lionel e del suo pelo (fur).

Art Kane

Art Kane, nome d’arte di Arthur Kanofsky (1925-1995). Fotografo americano. Nato a New York nel Bronx in una famiglia di immigrati ebrei russi…

Art Kane, nome d’arte di Arthur Kanofsky (1925-1995). Fotografo americano. Nato a New York nel Bronx in una famiglia di immigrati ebrei russi, Art Kane si afferma giovanissimo come grafico e, a 27 anni, è a Esquire, il più giovane art director della sua epoca.

Art Kane e la fotografia

Decide di diventare fotografo e per questo segue la dura scuola di Alexey Brodovitch, leggendario art director di Harper’s Bazaar. Anche in campo fotografico Art Kane si afferma alla fine degli anni ’50 per uno stile molto personale; è il primo, infatti, a usare il grandangolo estremo da 21 mm con immagini famose riprese dal basso di modelle quali Verushka, Jean Shrimpton, Margaux Hemingway pubblicate su Vogue, Look, Life, McCall’s, Esquire e Harper’s Bazaar.

art kane
riprese dal basso

Non solo moda

Oltre che come fotografo di moda, è molto noto anche per le immagini di musicisti, soprattutto jazz. Dal momento della morte, l’archivio dell’artista viene gestito e preservato dall’Art Kane Estate, che ha nel figlio Jonathan uno dei massimi promotori ed esperti. La famosa fotografia di Kane che ritrae il gruppo rock dei Who avvolto nella bandiera, viene imitata da giovani leve come gli Oasis e ripetuta dalla stessa band inglese a vent’anni di distanza.

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famosa foto dei Who con bandiera

La Govinda Gallery di Washington ospita una personale del fotografo, in collaborazione con la fondazione a lui dedicata. In mostra, immagini di moda, di idoli pop e personalità americane.

Arbiter

Arbiter è una rivista di moda e stile nata nell’immediato dopoguerra. Da subito è fondamentale l’apporto di Michelangelo Testa, che vi entra…

Arbiter è una rivista di moda e stile nata nell’immediato dopoguerra. Da subito è fondamentale l’apporto di Michelangelo Testa, che vi entra come redattore nel ’46, per diventarne nell’arco di pochi mesi editore e direttore.

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Michelangelo Testa

Testa fa di Arbiter una rivista di grandi ambizioni, chiamando a collaborare le più importanti firme del giornalismo e dell’illustrazione grafica.

Arbiter negli anni ’50

Restano famose le storiche copertine di Paolo Garretto. Il tradizionale ambito di mensile di informazione e tendenza, soprattutto per la moda maschile, si amplificò a tutti i principali campi della produzione stilistica e artistica.

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alcune copertine di Arbiter

Negli anni ’50, la rivista ebbe un ruolo di primo piano nello sviluppo industriale della moda e del design italiani. Momento fondamentale di questa politica è l’incontro, promosso nel ’51, con industriali tessili e della confezione; personaggi del mondo della carta stampata e del nascente mondo pubblicitario, per vagliare la possibilità di una iniziativa a quel tempo assolutamente inedita come poteva essere una rassegna di moda maschile.

Fine anni ’60

Alla fine degli anni ’60, Arbiter fu ceduta alla Rusconi editore. Ma senza la forza propulsiva di Testa la rivista perse lettori e credibilità, finendo col sospendere le pubblicazioni, per rinascere, qualche anno dopo, con la nuova testata Il Piacere.

Asta

Asta Lustig, Olga (1880-1963). Protagonista di primissimo piano nella storia novecentesca del ricamo e del merletto. Nacque a Venezia. Giovanissima…

Asta Lustig, Olga (1880-1963). Protagonista di primissimo piano nella storia novecentesca del ricamo e del merletto. Nacque a Venezia. Giovanissima, Olga Lustig cominciò a lavorare come commessa nella ditta di merletti Jesurum, altra firma leggendaria. A 19 anni sposò Giosuè Asta, ufficiale della marina mercantile.

Il primo negozio Asta

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negozio Asta

Poco dopo, agli inizi del ‘900, aprì il suo primo piccolo negozio in piazza San Marco. Un quasi immediato successo le permise di allargarsi: tre vetrine sotto gli archi delle Procuratie Vecchie. Diceva di essere totalmente incapace a qualsiasi lavoro di cucito. Ma era estremamente abile nel disegnare composizioni per i veli da sposa, le tovaglie, i centri tavola, le lenzuola. Il reparto creativo stava nel retro dei saloni di vendita. Dal bozzetto si traeva l’esecutivo che, rivisto ed eventualmente corretto, passava alle ricamatrici, alle merlettaie. Sin dagli anni ’20, Olga Asta si pose il problema di un mestiere, quello del ricamo a tombolo e ad ago, che il progresso stava minacciando e fondò una scuola di merletto a Burano perché la tradizione non tramontasse.

Milano, Costa Azzurra e St.Moritz

Prima della guerra, si diede una succursale a Milano in corso del Littorio (l’attuale corso Matteotti), diretta sino alla chiusura (inizio del decennio ’60) da Bianca Kalberg e Amalia Vernocchi. Portò la sua insegna anche in Costa Azzurra e a St. Moritz. Fu fornitrice di casa reale ed ebbe tra i suoi clienti Barbara Hutton, re Faruk (le ordinò, per la moglie, un corredo rimasto famoso anche per la sua opulenza), i duchi di Windsor, Douglas Fairbanks, William Powell, Mirna Loy e le famiglie dell’aristocrazia e dell’alta borghesia italiana. Rese tutti i suoi dipendenti partecipi agli utili dell’azienda, assai prima che il concetto di compartecipazione entrasse nelle strategie dei sindacati. Quando morì, nel ’63, la ditta era già in crisi, perché i tempi e i costumi erano cambiati, e non le sopravvisse a lungo. I suoi disegni andarono dispersi.

Acconci

Acconci, Vito (1940-2017). Artista italoamericano. È nato a New York nel Bronx. Fra i primi esponenti di quell’area dell’arte concettuale conosciuta come…

Acconci, Vito (1940-2017). Artista italoamericano. È nato a New York nel Bronx. Fra i primi esponenti di quell’area dell’arte concettuale conosciuta come comportamentale, ha sempre considerato fondamentale nel suo lavoro (performance, fotografia, scultura) l’esperienza del corpo. Per questo ha realizzato sculture che si riferiscono a indumenti, come l’installazione al Museo Pecci di Prato del ’91 in cui sei giganteschi reggiseni dalle coppe di rete metallica e tessuto intonacato venivano regolati da spalline costruite con cavi d’acciaio. Nel ’93 ha realizzato Shirt/Jacket of Pockets, una giacca in materiale plastico trasparente fatta di tasche legate fra loro da cerniere.

acconci
shirt/jacket of pockets

Mentre è del 1985 Leaf Shirt, una camicia ricoperta di foglie verdi simbolo del profondo legame che lega il corpo umano alla natura. Ha insegnato in prestigiosi istituti d’arte e design, ad Halifax, a Chicago, in California, presso l’Università di Yale, e tiene anche lezioni al College di Brooklyn.

Uno dei suoi ultimi lavori è Lobby-for-the-Time-Being, un’istallazione nella North Wing Lobby del Bronx Museum of the Arts. L’istallazione occupa l’atrio dell’edificio con una rete di corian bianco, creando un lungo muro ondulato simile a giganti fiocchi di neve.

acconci
Lobby-for-the-time-being

Nel 2014 Acconci è protagonista di un video prodotto da Marc Santo, dove parla di alcuni suoi progetti che non sono mai stati completati.

Scompare nel 2017.

Amies

Amies, Edwin Hardy (1909-2003). Stilista inglese, prediletto della regina Elisabetta. Una carriera lunga, la sua. Già nel 1934 è infatti creatore e…

Amies, Edwin Hardy (1909-2003). Stilista inglese, prediletto della regina Elisabetta. Una carriera lunga, la sua. Già nel 1934 è infatti creatore e direttore amministrativo della Lachasse Couture House di Londra. È però nel ’46 che fa “il salto”: avvia una sua azienda, prêt-à-porter e haute couture. Quattro anni dopo Elisabetta, erede al trono, gli ordina un vestito. È la sua consacrazione. Nel ’62, presenta anche collezioni per uomo. Ha scritto: ABC of men’s fashion e The Englishman’s Suit.

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Amies, lo stilista delle star

In un comunicato del 2002, la maison annuncia che sarebbe andata in amministrazione controllata dopo diversi anni di perdite finanziarie. Amies, andato in pensione nel 2002 e morto l’anno successivo per un attacco cardiaco, è noto soprattutto per aver creato, dal 1955 ufficialmente, gli sfiziosi abiti della regina Elisabetta II. Tra gli altri famosi clienti anche i Beatles e i Rolling Stones.

Nel novembre 2008, il marchio Hardy Amies è stato acquisito da Fung Capital, il braccio di investimenti privati di Victor e William Fung , che insieme controllano la Li & Fung Group.

Lanvin

Lanvin

Lanvin. Casa di moda francese. Una delle più antiche della Haute Couture che, con vicende alterne, è ancora alla ribalta. A fondarla nel 1885, a Parigi, è Jeanne Lanvin (1867-1946) che si è formata nella bottega di Madame Félix, una modista. Quando, tredici anni dopo, sposa l’italiano Emilio di Pietro ha già una certa fama. Dal matrimonio, nasce Marguerite Marie-Blanche e da allora la sarta crea anche abiti abbinati per madre e figlia. Straordinaria l’affermazione della casa Lanvin negli anni ’20.

Ritratto di Jeanne Lanvin

I suoi abiti, moderati nei volumi, sono ricchi di quei ricami che, stilizzando antichi motivi, li rendono unici. La fondatrice, donna di gran gusto e in sintonia con il suo tempo, fra esotismi e suggestioni d’Oriente, cerca fra gli artisti dell’epoca i suoi collaboratori.

Il logo disegnato da Paul Iribe nel 1907

Se Paul Iribe disegna la silhouette della madre chinata sulla figlia, ispirandosi ad uno scatto realizzato nel 1907 durante una festa in maschera e che  ancora oggi è associata al fortunatissimo profumo Arpége (il lancio avviene nel ’27), il suo flacone nero porta la firma di Armand Rateau, il realizzatore del padiglione dell’eleganza alla famosa esposizione delle Arti Decorative (’25), di cui la sarta stilista fu presidente. Alla casa Lanvin si rivolgono, nel tempo, attrici, cantanti, dive del cinema, dalle Dolly Sisters a Yvonne Printemps, ad Arletty per il film Les enfants du Paradis (’45). Alla morte di Jeanne, è la figlia ad assumere la direzione della maison: la scelta di Castillo come fashion designer (la sua direzione stilistica va dal ’50 al ’63) avvia un rinnovato periodo felice, che toccherà momenti superbi, quando Maryll, moglie di Yves Lanvin, nipote della grande Jeanne, chiama a sostituire Castillo il belga Franµois Crahay (resta alla Lanvin dal ’68 all’84), stilista di colorate, magiche collezioni che per tre volte ottengono il Dé d’Or.

Abito Cyclone in seta nera e lustrini realizzato da Jeanne Lanvin per la figlia Marguerite in occasione della Paris Openings. 1939

Altre volte lo stesso riconoscimento premia le collezioni di Montana che, per tre anni (’90-92) succede a Crahay. Dal ’76, la griffe produce una linea di prêt-à-porter che dal ’92 è diretta da Dominique Morlotti. Il marchio viene acquisito dal colosso L’Oréal. Il marchio registra un aumento del fatturato, rappresentando il 4 per cento delle vendite consolidate del Gruppo L’Oréal.

Nel 2001 Alber Elbaz è il nuovo designer della maison. Nello stesso anno,  la casa diventa un’impresa indipendente, dopo la cessione di L’Oréal Group. Jérome Picon firma la biografia di Jeanne Lanvin.  Christophe Blondin, per due anni responsabile creativo di Lanvin uomo, lascia Lanvin. Lo sostituisce Martin Krutzky. Dopo quattordici anni alla direzione creativa della griffe, Elbaz abbandona il suo ruolo per incompatibilità con Michèle Huiban, CEO dell’azienda. Nel frattempo i giochi di ruoli si alternano. Nel 2016, al suo posto, giunge la stilista francese, ex Jean Paul Gaultier, Balenciaga e Lacroix, Bouchra Jarrar. Il suo contributo, però, è breve. Dopo sedici mesi, a causa di uno scarso successo delle sue linee che porta ad un inevitabile calo delle vendite, Jarrar viene allontanata dal marcio. A lei, succede Olivier Lapidus. Nel 2019, dopo frequenti rumors, la Maison annuncia l’ingresso, alla direzione creativa, di Bruno Sialelli, ex Loewe. “Sono felice e onorato di unirmi a Lanvin, una casa fondata da una donna visionaria che tra i primi couturier francesi ha osato offrire un universo globale con un campo di espressione molto ampio”, dichiara Sialelli. “Portare emozioni attraverso storie avvincenti e definire un l’atteggiamento moderno saranno sfide entusiasmanti per continuare questa eredità”.

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Anderson

Anderson, Douglas. Inizia il suo percorso nel mondo della moda frequentando la Intl. Academy of Merchandising and Design di Toronto. Conclusi gli studi…

Anderson, Douglas. Inizia il suo percorso nel mondo della moda frequentando la Intl. Academy of Merchandising and Design di Toronto. Conclusi gli studi, si trasferisce in Europa, dove si sperimenta sul campo. A Parigi, dalla maison Dior, ottiene il suo primo impiego come assistente designer, per poi arrivare in Italia, dove, per 3 anni, lavora nello studio stilistico di Enrico Coveri. Al termine di questa fase professionale, Anderson si dedica a numerose consulenze come free lance con aziende italiane e tedesche, tra le quali Gherardini e Caren Pfleger.

Anderson e il Gruppo Rena Lange

Oggi, dopo l’ultima collaborazione che l’ha legato al Gruppo Rena Lange di Monaco come responsabile stilistico delle linee accessori e supervisore dello staff creativo del prêt-à-porter, ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza disegnando la collezione che porta il suo nome: è prodotta dalla Lesina di Padova per quanto riguarda gli abiti e dalla Elkay di Monza per la maglieria. Dice di disegnare per una donna concreta, che ama vestire in modo sobrio.

Aliverti e Stecchini

Aliverti e Stecchini. Fabbrica comasca di seta. Viene fondata nel 1921 da Luigi Aliverti e da Giovanni Stecchini. L’attività produttiva si svolge in un…

Aliverti e Stecchini. Fabbrica comasca di seta. Viene fondata nel 1921 da Luigi Aliverti e da Giovanni Stecchini. L’attività produttiva si svolge in un primo momento nello stabilimento di Bregnano (Co) già funzionante dal 1920, per poi ampliarsi con l’avvio della tessitura di Guanzate (1924). Nel ’46, dopo l’uscita dalla società di Luigi, l’azienda cambia nome in Tessitura Serica Gianni Stecchini e Figli, con l’entrata nella compagine sociale di Pier Luigi e Mario Stecchini. Alla morte di Giovanni, nel 1950, diventa presidente Pericle Bari. All’inizio degli anni ’50, l’azienda si avvia alla chiusura, anche se la produzione prosegue fino al 1956 quando la liquidazione diviene operativa.

Andrea Turchi

Andrea Turchi: marchio nato nel luglio 2000. Dopo varie esperienze all’interno di aziende come Byblos, Alessandro Dell’Acqua, lo stilista realizza…

Andrea Turchi: marchio nato nel luglio 2000. Dopo varie esperienze all’interno di aziende come Byblos, Alessandro Dell’Acqua, lo stilista realizza il proprio desiderio di affermarsi sul mercato internazionale con il proprio marchio.

andrea turchi
Alessandro Dell’Acqua

Ogni capo realizzato parte da un’idea elaborata sul manichino e ciò non classifica necessariamente il capo come pezzo d’alta moda, ma anzi diventa nella sua unicità ripetibile anche industrialmente grazie a tecniche di lavorazione in scala innovative e proprietarie; condivise con i nostri laboratori.

Tutto è Made in Italy: segno indelebile di distinzione che può ancora dar vita a una perfetta armonia tra stile, prodotto e business.

Dalla primavera/estate 2019 il marchio non esiste più e si fonde con il marchio At Insight, rendendo le collezioni più giovani e all’avanguardia rispetto al gusto retrò  delle collezioni Andrea Turchi.