AZZEDINE ALAïA – L’ULTIMO COUTURIER

Indice:

  1. Le origini e il grande sogno
  2. Le donne di Alaïa
  3. La cucina come ambiente creativo
  4. Il sarto delle donne
  5. Il primo atelier
  6. L’incontro con Carla Sozzani
  7. Le modelle del gigante della moda 
  8. Il rapporto con Naomi Campbell
  9. Lo scultore del corpo
  10. La libertà creativa
  11. Il grande ritorno in passerella
  12. Per sempre Azzedine Alaïa 
  13. Un’estetica d’avanguardia
  14. Le mostre
Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Il grande couturier Azzedine Alaïa

LE ORIGINI E IL GRANDE SOGNO

Azzedine Alaïa nasce il 26 Febbraio 1940 a Tunisi, da una famiglia di agricoltori. Parte per Parigi a soli 17 anni con pochi soldi e tanti sogni e, per guadagnarsi da vivere, inizia a lavorare come baby sitter.

La sua infanzia a Tunisi scorre serena e lascia in lui un ricordo felice, nonostante la madre fosse sparita e il padre lavorasse molto nei campi. Erano i nonni a prendersi cura di lui: con il nonno andava spesso al cinema, con la nonna passava ore in cucina, a preparare banchetti per i numerosi ospiti. C’era poi la sorella gemella Hafida, una dolce ragazza che lavorava come sarta e che gli insegna a tenere in mano ago e filo. Anche la zia è stata una figura importante e di ispirazione per la creatività di Alaïa. Vestiva alla francese con una redingote rossa dai revers d’astrakan.

LE DONNE DI Alaïa

Molteplici sono le figure femminili che hanno segnato la vita del grande designer. La rigorosa eleganza delle suore di Notre Dame de Sion a cui dona il primo disegno. Le modelle di Dior e Balmain che scopre sulle pagine delle riviste di moda nello studio di madame Pineau, levatrice del quartiere dove il giovane si guadagna qualche soldo mettendo pentolini d’acqua a bollire sul fuoco.

Dizionario della Moda - Carla Sozzani
Carla Sozzani a cena dal sarto

LA CUCINA COME AMBIENTE CREATIVO

La cucina, come già accennato, è un luogo importante per Alaïa. È qui che passa molto del suo tempo a cucinare con la nonna. Ed è proprio qui che comincia a comporre le sue prime creazioni, che prendono forme scultoree addosso alle clienti per cui cuce. La sua cucina, con un piano d’acciaio e due grandi tavoli perfettamente illuminati, è stata per anni un crocevia dove cibarsi di buona cultura e idee, dove piatti culinari e capi stratosferici prendevano vita. Un luogo aperto a tutti, pronto ad accogliere in qualsiasi momento, ospiti nuovi, come la nonna aveva insegnato ad Azzedine. Il suo segreto era amalgamare la sarta e il giornalista, la nobildonna e l’artista: un modo per tenere insieme tutti i suoi affetti. 

Dizionario della Moda - Azzedine Alaia
Alaïa nella sua cucina

È proprio la nonna, di nascosto dal padre, a spingere il ragazzo pieno di talento ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Così Azzedine studia scultura, inizia ad interessarsi al corpo e alle sue forme ed impara nozioni che si riveleranno preziose per il suo futuro. Conosce Leila Menchari, che per trent’anni disegnerà le vetrine di Hermès. Assieme sognano Parigi e decidono di raggiungerla, pieni di speranze, sogni e pochi soldi in tasca: qui affittano una chambre de donne, un piccolo monolocale a poco prezzo.  

IL SARTO DELLE DONNE

Azzedine inizia a lavorare per Dior, ma l’esperienza dura appena cinque giorni. La Francia è in guerra contro gli indipendentisti algerini e chi, come lui, viene da Maghreb non è affatto ben visto. Fa appena in tempo ad incrociare Marlene Dietrich, che scende dalla sua auto con le sue gambe bellissime. Allora capisce che l’unica cosa che desidera realmente nella vita è vestire le donne. Conosce la marchesa di Mazan e la contessa di Blégiers, per le quali inizia a fare il baby sitter, appunto. Ma quando i bambini dormono, lui cuce gli abiti che le nobildonne indossano a cene e teatri. Inizia la sua fama, così come la sua storia d’amore con il pittore tedesco Christoph von Weyhe, che gli resterà al fianco fino all’ultimo giorno.

Dizionario della Moda - Atelier di Alaia
Atelier, 1983

IL PRIMO ATELIER

Nel 1965 apre il primo atelier, un ambiente di 140 metri quadri, in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche, dove posiziona macchine da cucire in ogni dove, persino in cucina e in bagno. Inizia a scomporre e ricomporre abiti di Madame Vionnet e Balenciaga.

L’atelier diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato: nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con gli abiti fascianti di maglia nera, le giacche modellate dalle cerniere lampo, le cinture e i guanti in cuoio borchiato o traforato. Alaïa riceve su appuntamento decine e decine di donne sofisticate da tutta Parigi, così come la Dietrich, la Garbo e Arletty, che diventa una delle sue amiche più fedeli. I suoi capi nascono osservando i corpi delle donne che si trova davanti.

Azzedine osserva, ama le donne, si interessa a loro fino a dimenticarsi di se stesso. Alla scelta dei suoi capi d’abbigliamento infatti, dedica apparentemente poco tempo: indossa quasi esclusivamente pantaloni e dolcevita o camicia, preferibilmente con il collo alla coreana. Tutto rigorosamente nero. Non ama essere chiamato stilista, preferisce essere definito un sarto. Mentre Saint Laurent, Pierre Cardin e Guy Laroche fondavano i propri marchi, il designer tunisino procede per la sua strada con visite su appuntamento e capi fatti a mano su ordinazione.

Dizionario della Moda - Sozzani e Alaia
Azzedine Alaïa e Carla Sozzani

L’INCONTRO CON CARLA SOZZANI

Solo nel 1981 Thierry Mugler riesce a convincerlo a fare il salto. Il suo atelier è così piccolo che Azzedine deve far sfilare le modelle per strada. Conosce nel frattempo Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la “soeur italienne”, che molto influenzerà la sua vita personale e lavorativa. Nel 1979 Carla fa uscire su Vogue un pezzo speciale sul sarto e vola direttamente da lui a Parigi. Per ringraziarla come merita, Azzedine Alaïa desidera confezionarle un abito. Da quell’incontro nascerà tra i due una intensa e devota amicizia, fatta di ammirazione e rispetto reciproci. Nel 1980, presenta la sua prima collezione. Nel 1982, una sfilata nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale.

LE MODELLE DEL GIGANTE DELLA MODA

Dizionario della Moda - Alaia e Farida Khelfa
Azzedine Alaïa con Farida Khelfa, 1986.
Azzedine Alaïa e Farida Khelfa, 1984 by Jean-Paul Goude

Da rue de Bellechasse, si trasferisce in rue du Parc Royal, dove conosce una serie di persone particolarmente interessanti, come Farida Khelfa, sua prima modella, collaboratrice e musa. Jean Paul Goude diventa il suo fotografo di fiducia e gli presenta l’ex fidanzata Grace Jones. Sarà proprio lei, nel 1985, ad accompagnare Alaïa all’Opéra Garnier a ritirare due Oscar della moda.

Grace Jones e Azzedine Alaïa, 1977
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi Campbell
Naomi Campbell nel backstage della sfilata di Azzadine Alaïa

IL RAPPORTO CON NAOMI CAMPBELL

Nel 1987 Naomi Campbell sfila per Alaïa, suo il merito di aver scoperto il talento della Venere Nera. Lo stilista diventa il mentore e la guida della giovane modella, poco più che quindicenne. Si prende cura di lei, la porta a vivere con sé nel proprio appartamento, le insegna il mestiere, il portamento, l’eleganza attraverso film come Donne di Geirge Cukor e filmati di Josephine Baker. Naomi appare nell’ultima collezione Haute Couture 2017-2018, bellissima in un abito lungo nero con un cappotto bianco dai motivi black. Ma Naomi non è l’unico talento che trova, a lui va il merito di aver lanciato modelle del calibro di Linda Evangelista e Inès de la Frassange.

Dizionario della Moda - Alaia e Linda Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista
Dizionario della Moda - Alaia e Beatrice Dalla
Béatrice Dalle e Azzedine Alaïa by Jean Paul Goude

LO SCULTORE DEL CORPO

Dizionario della Moda - Alaia nel suo atelier
Il sarto nel suo atelier

Azzedine si conquista la nomina di “scultore del corpo” perché sceglie di completare i propri abiti addosso alle clienti affinché calzassero a puntino. Collabora inoltre con alcuni marchi low cost come Les 3 Suisse, La Redoute, Tati, per cui realizza l’iconica linea a quadretti, venduta a pochi franchi all’epoca e oggi in vendita per migliaia di euro nei negozi Vintage.

Dizionario della Moda - Collezione FW 1991
Azzedine Alaïa, FW 1991
Azzedine Alaïa e i suoi due Yorkshire terriers, Patapouf e Wabo, con la modella Frederique per le strade di Parigi 1986, by Arthur Elgort
Dizionario della moda - Alaia e la modella Evangelista
Linda Evangelista e Azzedine Alaïa, 1990

LA LIBERTÀ CREATIVA

Lungo tutta la sua carriera, Azzedine Alaïa rimane fedele alla sua idea di moda. Taglio, materia e fluidità. Queste sono le sue regole. L’amore per il suo lavoro lo teneva sveglio notti intere, in preda a momenti di forte creatività, in cui si faceva cullare da documentari su animali, che tanto amava. Ma il sistema della moda è rigido e pretenzioso, sono gli anni dei grandi marchi e delle collezioni cadenzate da appuntamenti precisi e ripetitivi nel tempo. Orgogliosamente fuori sistema, Azzedine dichiara: <<Sfilo quando sono pronto>>. E così, spesso, le sue collezioni escono due mesi dopo le altre, senza farsi coinvolgere dai trand del momento, senza preoccuparsi di cosa va di moda e cosa no, senza guardare il lavoro dei colleghi.

Dizionario della Moda - Azzedine e Naomi
Azzedine e Naomi, 1996
Dizionario della Moda - Alaia e Naomi
Azzedine Alaïa e Naomi Campbell, 1987 by Arthur Elgort

Quando Gianfranco Ferrè esce da Dior, ad Alaïa viene proposto il ruolo di direttore creativo, ma rifiuta perché ciò significherebbe chiudere il proprio atelier, che nel frattempo si è spostato nel Marais, tra rue de la Verrerie e rue de Moussy, in un antico ostello ristrutturato dall’amica architetto e designer Andrée Putman. Lo stesso farà dopo la defenestrazione di John Galliano nel 2011.

Dizionario della Moda - Modelle di Alaia
Le modelle di Azzedine Alaïa
Dizionario della Moda - Azzedine e Evangelista
Azzedine Alaïa e Linda Evangelista, 1991, by Arthur Elgort

IL GRANDE RITORNO IN PASSERELLA

Piccolo di statura, grande nella moda

Tra una proposta e l’altra scorrono 15 anni difficili ma di grande rinascita. Se Alaïa inizialmente aveva rifiutato quel mondo e il suo jet set, rimanendo saldo nelle sue convinzioni; in seguito ne viene tagliato fuori, fino a sparire totalmente da giornali e tabloid. La sua depressione si aggrava con la morte dell’amata sorella Hafida. Siamo a metà degli anni ’90 e la maison, che ha rinunciato alle sfilate, ormai procede stancamente, senza grandi rivoluzioni, confezionando pezzi su richiesta per una clientela ristretta e producendo una linea ready to wear. Provvidenziale l’intervento dell’amica Carla Sozzani che lo incoraggia finalmente a riprendere in mano la sua vita e la sua carriera.

Nel 2000 Azzedine Alaïa firma un contratto di partnership con il Gruppo Prada e nel 2002 ritorna sulle passerelle dell’Alta Moda francese. L’aver lavorato per Prada ha determinato un effetto rigenerativo per lo stilista che, nel luglio del 2007, riacquista la propria maison e il proprio marchio, nonostante la divisione calzature e accessori continuino ad essere di proprietà del gruppo italiano. 

Il grande sarto tunisino torna un’ultima volta nel luglio 2017 con la sua collezione di alta moda, dopo sei anni di assenza totale dalle passerelle. Naomi Campbell apre e chiude la sfilata.

Dizionario della Moda - Naomi Campbell nell'ultima sfilata FW2017
Naomi Campbell sfila nell’ultima sfilata del gran ritorno di Azzedine Alaïa, FW 2017

Torna a sfilare con il suo gusto di sempre, l’uomo che ha spronato centinaia di donne ad essere fiere di sé e dei loro corpi. Ripropone i modelli fascianti che gli hanno fruttato l’appellativo di “King of Cling”: tubini di maglia trasformano gli agili corpi delle modelle in serpenti sinuosi; leggings neri con miniabito in tinta diventano la sua firma, offrendo anche la base per i suoi cappotti “curvy” e le giacche avvitate di coccodrillo. I suoi abiti sono studiati per allungare le gambe, sottolineare la vita e il seno, alzare il sedere. Sceglie tessuti che si adeguino alle forme, per sottolinearle e valorizzarle. Forme che sembravano bilanciare la forte spinta verso valori nuovi con pratiche di approccio all’oggetto-moda che promettono distinzione, la perfezione di armoniche asimmetrie, minimalismi carichi di energia.

Dizionario della Moda - modelle di azzedine FW2017
Le modelle di Azzedine Alaia, tra cui Naomi Campbell, FW 2017

PER SEMPRE AZZEDINE ALAÏA

Dizionario della moda - Alaia e i suoi cani
Azzedine Alaïa e i suoi inseparabili amici a quattro zampe

Azzedine Alaïa, istintivo e fanatico della perfezione, instancabilmente creativo, piccolo di statura ma enorme di animo, muore a Parigi all’età di 77 anni, il 17 Novembre 2017.

Non si è mai piegato alle logiche commerciali e ai ritmi frenetici dettati dalla moda, un uomo discreto, sensibile ed estremamente creativo, timido, amante e amato dalle donne, molti piangono ancora la sua morte.

UN’ESTETICA D’AVANGUARDIA

Il culmine del suo successo è sicuramente negli anni ’80, i suoi look riscuotono enorme successo su donne che apprezzano un’eleganza rigorosa e pungente: abiti certo seducenti ma dalle note emozionali molto diverse dal glamour tipico del periodo. Abiti che valorizzano il corpo ma che non perdono mai il contatto con un’estetica d’avanguardia votata alla sperimentazione, senza confondersi con la ricerca dei brutalismi estetici dei due distruttori dello stile occidentale: Kawakubo e Yamamoto. I suoi abiti hanno dato spesso l’impressione di una energica struttura che a conti fatti aveva la leggerezza che sapeva magicamente usare Issey Miyake nelle sue celebratissime architetture di tessuto.

Dizionario della moda - Patitz e Spierings FW 1988-89
Tatjana Patitz e Linda Spierings per Azzedine Alaïa FW 1988-89 by Peter Lindbergh

LE MOSTRE

Nel 1997, il museo olandese di Groningen, progettato da Alessandro Mendini, gli dedica una grande personale, con opere di Andy Warhol, Picasso, Schnabel, Basquiat, César accostate agli abiti. 

Nel 2000 il Guggenheim di New York gli dedica una mostra fotografica.

Una mostra a lui dedicata a Londra subito dopo la sua morte ne celebra l’immenso talento. Mostra curata da Mark Wilson insieme allo stesso designer, prima di lasciarci, intitolata “Azzedine Alaïa: The Couturier”. L’esposizione ripercorre la vita e il lavoro di un uomo geniale e fuori dal coro, con 60 modelli iconici.

Dizionario della Moda - Mostra Alaia The Couturier
Mostra “Azzedine Alaïa, The Couturier”

Il percorso dello stilista tunisino e la forza senza tempo delle sue idee sono rappresentati nelle stanze del Design Museum di Londra e raccolte in più sezioni:  Wrapped Forms, Exploring Volume, Black Silhouette, Renaissance perspective, Timelessness,  Spanish accent e Other places other cultures.

Tra gli ospiti all’inaugurazione troviamo Naomi Campbell e Carla Sozzani, Suzy Menkes, Christoph von Weyhe, Manolo Blahnik, Philip Treacy, Anya Hindmarch, Farida Khelfa, Marc Newson, Charlotte Stockdale, Zandra Rhodes e Stephen Jones, che in un modo o nell’altro hanno segnato e sono stati segnati dall’opera di Azzedine Alaïa.

Dizionario della Moda - SS 1986
Azzedine Alaïa con le sue modelle alla sfilata SS 1986

Palazzo Clerici di Milano gli dedicherà una mostra dal 21 al 25 settembre, curata da Olivier Sillard, con opere del periodo compreso tra il 1980 al 2017.

ALEXANDER McQUEEN

Indice:

  1. Le origini e i primi passi nella moda
  2. La teatralità dello stile di Alexander McQueen
  3. L’indimenticabile ed unico Alexander McQueen
  4. Per sempre Alexander McQueen

LE ORIGINI E I PRIMI PASSI NELLA MODA

Alexander McQueen

Lee Alexander McQueen nasce a Londra il 17 marzo 1969 da una modesta famiglia, appartenente al ceto operaio. Sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London, abbandona gli studi a 16 anni per buttarsi nel mondo del lavoro. L’atelier di Anderson &Sheppard di Savile Row gli dà la possibilità di apprendere i segreti dell’alta sartoria maschile, per poi proseguire la propria formazione da Nieves & Hawks e inseguito nel laboratorio teatrale di Angels & Bermans, dove amplia le sue competenze alla confezione femminile.

Alexander Mcqueen and Isabella Blow, 1996 by David Lachapelle

A soli vent’anni affianca lo stilista giapponese Koji Tatsuno per poi trasferirsi nel 1990 a Milano dove entra a far parte dell’ufficio stile di Romeo Gigli.

Il ritorno a londra

Nel 1992 torna nella città natale per iscriversi alla Central Saint Martins College of Art and Design. La sua collezione di laurea viene notata dall’icona del fashion system internazionale Isabella Blow, assistente di Anna Wintour, che decide di acquistarla per 5000 sterline. Isabella Blow è una figura fondamentale nella vita di McQueen, non solo è la sua prima sostenitrice, ma diventa anche sua musa ispiratrice e migliore amica.

Givenchy secondo mcqueen

Nel 1996 prende il posto di John Galliano nella direzione artistica della maison Givenchy, collaborazione, che tra alti e bassi, dura fino al 2001. McQueen si sente ristretto dentro le regole dell’alta sartoria francese, ma nonostante ciò fa risuonare il proprio nome della scena dell’Haute Couture con sfilate rivoluzionarie e scioccanti, tanto da essere soprannominato l’hooligan della moda. La prima collezione per Givenchy è stata molto criticata da Karl Lagerfeld, poiché troppo forte per il prestigio della maison francese. Ma a McQueen piaceva provocare.

Alexander McQueen per Givenchy Haute Couture “Eclect Dissect”, FW 1997-1998

Givenchy by Alexander McQueen, Haute Couture FW 1998-99,

LA TEATRALITÀ DELLO STILE DI ALEXANDER McQUEEN

Nelle sue creazioni si nota l’impastatura sartoriale inglese e l’esperienza vissuta all’interno del teatro, che rimane una costante in tutti i suoi capi. Egli non crea solo abiti, dà vita a dei personaggi, li cortesi e li inserisce in un ambito teatrale, il fashion show. Si nota nelle sue creazioni la precisione della struttura sartoriale britannica, le finiture impeccabili della qualità della produzione italiana e il gusto dell’alta moda francese.

Nel 2000 il gruppo Pinault-Printemps-Redoute (oggi gruppo Kering), acquista al 50% le quote del su marchio, che ha costruito parallelamente al lavoro per la maison francese. Così nel 2001 decide che è ora di dedicarsi al suo brand, allestisce un ufficio stile nell’amata Londra. Isabella Blow è sempre al suo fianco, insieme a Philip Treacy, famoso designer inglese di cappelli. Inizia il periodo più felice e produttivo dello stilista.

AW 2009 Alexander McQueen

Alexander McQueen FW 1998-99

Elementi caratteristici

Gli elementi della sua estetica sono in contrapposizine, il contrasto in McQueen è un concetto fondamentale: fragilità e forza sono le costanti. Così come la modernità e la tradizione. I suoi sono spettacoli negli spettacoli, le sue modelle, amate di tacchi vertiginosi e abiti scultorei, hanno sfilato e sfidato la stabilità e l’equilibrio, camminando tra cubi di vetro, specchi d’acqua, piogge artificiali. Trasforma la moda in un’espressione artistica di pura creatività, abiti preziosi, piumati, capi aggressivi in metallo, dettagli animaleschi con richiami mitologici, vestiti in georgette, chiffon e organze impalpabili e fluttuanti.

Alexander McQueen SS 1997

Alexander McQueen SS 2007

Si concentra sui pattern e sulle stampe, che vengono realizzate secondi il test di Rorschach, test usato dagli psicologi,  test proiettivi costituiti da stimoli visivi intenzionalmente ambigui. Il compito del soggetto è quello di fornire una descrizione o di raccontare una storia ispirata all’immagine rappresentata. Lo scopo del test dovrebbe essere quello di far emergere contenuti psichici inconsci, come emozioni nascoste o conflitti interni. McQueen nelle stampe vede sempre insetti e farfalle, un mondo che lo affascina ma allo stesso tempo lo impaurisce. Un altro modo per entrare in contatto con lo spettatore: la paura.

SS 2001Alexander McQueen

Il designer inglese utilizza per comunicare con il suo pubblico i ricordi. Ma inserisce sempre elementi di disturbo, come ciocche di capelli veri, stampe di corvi neri, simbolo di presagio di morte. I dettagli che inserisce aprono un mondo su di lui e sulla sua visione creativa della realtà. Nel 1995 fa sfilare modelle in look tartan, scarmigliate e spoglie. Non è solo una scelta estetica quella di Alexander McQueen, perché usa la moda come una stratificazione culturale: la collezione Highland Rape è la metafora della sottomissione della Scozia all’Inghilterra. Un punto fondamentale se vogliamo capire la moda di McQueen, che va oltre lo stile stesso e si ripiega in importanti riflessioni.

FW 1995 Highland Rape collection

L’ INDIMENTICABILE ED UNICO McQUEEN

SS 1999

Aimee Mullins, Alexander McQueen SS 1999

Tra le sfilate e le collezioni indimenticabili dell’epoca, quella del 1999 in cui l’atleta Aimee Mullins, amputata delle gambe, solca la passerella su protesi in legno mentre dei robot spruzzano vernice per automobili su capi bianchissimi. Anche nelle collezioni uomo, McQueen mantiene alto il livello della tensione, con abiti preziosi, stampe teschio che diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica e temi presi dal mondo vegetale e animale, come appunto le farfalle, usati come caleidoscopi che somigliano più all’arte neo-barocca di Damien Hirst che a innocue stampe per abiti.

Alexander McQueen, SS 2001

Alexander McQueen FW 2001-2002

Tra bustier, elementi dark, motivi tartan e fantasie gotiche, Alexander McQueen ha rafforzato la sua creatività con una sapiente tecnica del taglio e della costruzione nella modellistica, solcando la strada per nuovi esperimenti sartoriali.

Alexander Mcqueen sfilata SS 2001

TeatralitÀ ed eccentricitÀ

Le sfilate di McQueen, come tutta la sua filosofia, oscillano tra gli incubi da teatro elisabettiano e un futuro immaginario ma comunque poco roseo, ma con un velo di romanticismo sempre presente. L’ultima sfilata e collezione è sensazionale, Plato’s Atlantis. In quell’occasione lo stilista fa sfilare donne che sembrano alieni, metà umani metà animali, con le famose scarpe Armadillo ancora oggi cercatissime. Tutti vogliono un pezzo di lui, e anche le sue produzioni più orientate al mass market, come le scarpe classiche, le sneakers, le sciarpe coi teschi, vanno a ruba anche tra chi prima non avrebbe mai comprato nulla di suo.

Alexander McQueen SS 2010, le modelle sfilano con le iconiche armadillo shoes

Plato’s Atlantis collection, SS 2010

Alexander McQueen SS 2005

Tantissime icone dello spettacolo desiderano i suoi capi. David Bowie è uno di questi, il suo stile alieno e stellare si sposa perfettamente con il gusto di McQueen. Per lui realizza i costumi dei suoi tour del 1996 e 1997, oltre alla famosa giacca Union Jacket, con la bandiera inglese stracciata e ricucita in un cappotto, che pare in copertina dell’album Earthling del Duca Bianco.

Björk  chiama McQueen per il look sulla copertina di Homogenic e per progettare i gioielli fetish ed estremi che la cantante islandese indossa nel video musicale Pagan Poetry. Lady Gaga più recentemente indossa le scarpe armadillo nel video Bad romance.

Bjork nella cover di Homogenic in total look McQueen

Lady Gaga nel videoclip Bad Romance in total look McQueen

PER SEMPRE ALEXANDER McQUEEN

Isabella Blow con una creazione di Philip Treacy

Il 7 maggio 2007 Isabella Blow, dopo svariati tentativi passati, si toglie la vita a causa di una forte depressione, McQueen ne rimane distrutto.Il 2 febbraio 2010 riceve un altro duro colpo, quello della morte di sua madre Joyce, a cui era legatissimo.

McQueen, spirito cupo e tormentato, genio rivoluzionario dal talento innato, pone fine ai suoi giorni l’11 febbraio 2010 nel suo appartamento di Mayfair, nella zona centrale di Londra, con un cocktail letale di droghe, sonniferi e tranquillanti. Una candela accesa e un unico messaggio d’addio sul retro del libro The descent of Man: “Prendetevi cura dei miei cani. Scusatemi. Vi amo, Lee. P.s. Voglio un funerale religioso.”

Il mondo della moda tace e piange un creativo che ha contribuito alla costruzione di una parte della storia del fashion. Recentemente si è scoperto che il triste gesto avrebbe voluto compierlo alla fine di una sua sfilata, sparandosi in testa. Fino alla fine si è dimostrato follemente teatrale.

mcqueen oggi

Oggi il suo marchio è nelle mani della designer Sarah Burton, già suo braccio destro. La memoria di Alexander McQueen rimane onorata nel tempo, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York gli dedica una mostra nel 2011 “Savage Beauty”. La mostra fa il giro del mondo, celebrata con affetto al Victoria & Albert Museum di Londra.

Savage Beauty

La biografia del designer è stata raccolta nel documentario McQueen diretto e prodotto dal regista francese Ian Bonhôte e da Peter Ettedgui, in uscita il 20 luglio 2018 in USA. Altri due progetti legati a McQueen sono The Ripper, incentrato sull’amicizia con l’eccentrica Isabella Blow ed un biopic con protagonista Jack O’Connel, diretto da Andrew Haigh.

Alexander McQueeN,1997 con una creazione di Philip Treacy

GILES DEACON

Indice

  1. Le origini e gli inizi nella moda 
  2. Giles
  3. Le collaborazioni

LE ORIGINI E GLI INIZI NELLA MODA

Giles Deacon nasce a Darlington, nella contea di Durham, è figlio di un venditore agricolo e di una casalinga, ma ha da sempre la passione per la moda e per l’estetica.

Frequenta la Scuola di Brnard Castle, da ragazzino il sogno è quello di diventare un biologo marino ma, dopo non aver superato un esame di chimica, si iscrive all’Harrogate College of Arts, dove completa un corso base d’arte. Continua gli studi alla Central St Martins di Londra, dove era nella stessa classe di Alexander McQueen e Luella Bartley. Si laurea nel 1992 e subito dopo inizia una collaborazione con il brand Doran Deacon, con l’amico Fi Doran. Contribuisce alle pagine illustrare di Dazed & Confused.

Si trasferisce a Parigi e viene assunto dallo stilista Jean-Charles de Castelbajac, due anni dopo torna a Londra per lavorare con High Streer. Incontra e conosce per caso il proprietario della Maison italiana Bottega Veneta, che resta colpito dalla cura artigianale dello stilista e lo assume come Capo Designer. Giles lancia la sua prima collezione per l’azienda veneta nel 2000.

Nel 2001 viene licenziato, quando il gruppo Gucci compra la società, e al suo posto subentra il designer tedesco Tomas Maier. Ma Tom Ford, direttore creativo del marchio fiorentino Gucci, lo assume come suo assistente per la linea donna. Lo stilista inglese lascia il fianco di Tom Ford dopo essersi ammalato.

GILES

Giles Deacon FW 2004

Nel 2003, dopo essersi rimesso in forze, crea la sua prima etichetta “Giles“. Nel 2004 partecipa alla London Fashion Week e la collezione riceve riconoscimenti internazionali fin da subito, tra cui la nomina “Best New Designer” ai British Fashion Awards. Nella sua passerella erano presenti tra le modelle Karen Elson, Lily Cole, Eva Herzigova e Linda Evangelista. La collezione Giles viene acquistata da oltre trenta negozi al dettaglio tra cui Barneys, Harvey Nichols e Selfridges.

Linda Evangelista per Giles Deacon, FW 2004

Lily Cole per Giles Deacon, FW 2004

Eva Herzigova per Giles Deacon, FW 2004

Oggi il giovane ragazzo di Darlington è il fondatore e il direttore creativo di Giles Deacon Group e della Couture Fashion House. Nel 2016 esce la prima collezione di Haute Couture della sua etichetta.

FW 2012

Il designer è noto per sfidare le idee tradizionali dell’abbigliamento femminile e spesso utilizza stampe selvagge e riferimenti alla cultura pop. Il suo stile è umoristico, oscuro e sexy, per donne che vogliono essere notate. Irresistibilmente glamour con qualche nota bizzarra, un perfetto mix che può essere indossato da qualsiasi donna, di qualsiasi età.

FW 2012 Giles Deacon

Karen Elson e ’The Giant Crocodile’, Giles Deacon

Irina Shayk per Giles Deacon, 2016

LE COLLABORAZIONI

Nel 2006 vince il premo Fashion Designer dell’anno e nel 2009 riceve il Gran Premio francese ANDAM Fashion Award. Vanta tra la sua clientela le affezionate Thandie Newton, la principessa Beatrice e Scarlett Johansson. Diverse attrici come Cate Blanchett, Gwendoline Christie, Sarah Jessica Parker e Kerry Whashington hanno indossato i suoi abiti in occasioni di eventi sul red carpet.

Cate Blanchett sul red carpet con un abito firmato Giles Deacon

Gwendoline Christie per Giles Deacon

Sarah Jessica Parker sul red carpet con un abito firmato Giles Deacon

Nel 2010 diventa direttore creativo della casa di moda francese Ungaro, al posto di Estrella Archs. Da giugno 2011 Deacon prende parte al programma di Channel 4 “New Look Style the Nation”, dopo aver partecipato come giudice a Britain’s Next Top Mondel . Dal 2012 collabora con il designer, la stylist e gli editor di Birmingham Katie Grand. Nel 2013 presenta la prima mostra di moda alla William Morris Gallery di Londra.

Pippa Middleton nel suo abito da sposa firmato Giles Deacon

Nel 2017 realizza l’abito da sposa di Pippa Middleton, sorella di Catherine, Duchessa di Cambridge. Ha collaborato con aziende come Converse e Evoke, con la quale ha creato la sua prima collezione di gioielli.  Per due stagioni lavora con Mulberry, introducendo una capsule di accessori Mulberry for Giles.

Viene nominato per la progettazione della classica etichetta sartoriale britannica Daks. L’attrice Drew Barrymore interpreta le sue campagne pubblicitarie. Collabora per la sua quarta collezione con la modella inglese Agyness Deyn.  Nel 2015 disegna la collezione donna per Debenhams. Mentre la sua collezione intitolata Giles Deacon for Edition viene disegnata da Daisy Lowe.

Daisy Lowe per Giles Edition

PIERPAOLO PICCIOLI

Indice:

  1. Le origini e il lavoro con Maria Grazia Chiuri
  2. Solista per Valentino 
  3. La metamorfosi di Valentino e le collaborazioni

LE ORIGINI E IL LAVORO CON MARIA GRAZIA CHIURI

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Pierpaolo Piccioli nasce a Nettuno nel 1968, dotato di un’innata inclinazione artistica, frequenta l’Istituto Europeo di Design di Roma, pensava di fare il regista ma poi comprende che con la moda e gli abiti si possono raccontare un sacco di storie.

Diventa nel 2008 il direttore creativo di tutte le linee della Maison Valentino, insieme alla collega Maria Grazia Chiuri, con cui inizia a collaborare dal 1999 dalla casa romana di moda Fendi. I due stilisti per dieci anni lavorano a stretto contatto con Valentino Garavani, contribuendo al successo del marchio, e attualizzando e modernizzando la parte degli accessori. Debuttano con la prima Haute Couture a Parigi, dimostrando di aver interpretato perfettamente il mondo già formato di Valentino. I due designer viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, l’intento è quello di rappresentare una femminilità fuori dai canoni, sintetizzando nell’abito la sua natura effimera, ma la capacità di rimanere nella storia per la sua unicità.

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli con Valentino

SOLISTA PER VALENTINO

SS 2017 Valentino

Nel 2016 la sua partner Maria Grazia Chiuri lascia Valentino e lui prosegue da solo la direzione della griffe.

Ogni spettacolo è travolgente, emozionale, creativo e moderno. In tutti questi anni, Valentino ha stabilito un’estetica precisa, fatta di austerità e artigianato, accessori che completano abiti dalla linea dritta e romantica.  Il romanticismo infatti è la sua più forte inspirazione, per lui è un termine passionale, forte e non delicato e che trasmette un senso di fragilità, tutto il contrario, vuole sovvertire gli stereotipi legati al romanticismo e narrare in un altro modo la potenza femminile. In tutte le sue ultime haute couture ritroviamo questo filo conduttore, linee dritte, che cancellano il punto vita e la silhouette da bambola, archetipo dell’abito romantico, si basa tutto sulle asimmetrie sottolineate da nastri di sete, rouges, drappeggi, intarsi, ricami, jaquard. Anche i colori che utilizza richiamano i quadri rinascimentali, ancora una volta dimostra di essere bravissimo a gestire la tradizione e l’inconsueto.

FW 2018 Valentino by Pierpaolo Piccioli

L’A/I 2017-2018 riprende perfettamente questo concetto, portato ad un livello superiore, Piccioli ha lasciato tutti a bocca aperta presentando abiti che sono vere e proprie opere d’arte, ogni look riprendeva performance quasi teatrali, senza un vero e proprio filo conduttore, la perfezione e l’impostazione dell’alta moda prende spunto dalla sua memoria, dai suoi studi, dalla sua traduzione, senza avere un tema accomunante Piccioli prende spunto ovviamente dal Rinascimento ma inserisce dettagli appartenenti alla mitologia, al Settecento, ai costumi di diverse opere teatrali, ne è uscito un tributo alla bellezza romantica, che ha trovato l’espressione massima in quest’ultima collezione: volume, delicatezza, colore e preziosità.

Haute Couture SS 2018 Valentino

LA METAMORFOSI DI VALENTINO E LE COLLABORAZIONI

Valentino Haute Couture by Piccioli SS 2018

Poiché la moda è cambiamento e mai una costante, anche per la maison italiana è arrivato il momento di evolversi, di mutare. Piccioli sta proprio compiendo questa metamorfosi, spesso addentrandosi in territori nuovi e inconsueti. E così prendendo spunto dalla letteratura, dall’arte e dal cinema continua con la sua narrativa, e ci riporta in mondi da lui creati, dove elementi diversi si uniscono in creazioni armoniose, originali, che prendono spunto da capi iconici e dal passato, dove gli accessori rimangono l’asso nella manica per rendere unici i look presentati. Ci presenta dei quadri dipinti perfettamente, dove ogni dettaglio rende giustizia alla bellezza totale dell’opera che manda in scena, e i richiami storici sono molteplici, tutte le sue ispirazioni riunite in ogni passerella raccontano nuove storie, quelle che Pierpaolo Piccioli desiderava raccontare sui banchi dell’università.

Valentino ADV Resort 2018

 

Alla base, comunque, resa la maestria di un marchio che dimostra l’importanza dell’artigianalità e della qualità. Per la pre fall 2018 nasce una collaborazione inaspettata, ma sicuramente vincente, quella tra il marchio Moncler e la Maison Valentino.  Tecnicità e raffinatezza che si incontrano per dar vita a capi invernali unici. Moncler Ginius presenta con la capsule firmata Pierpaolo Piccioli dell’eleganti cappe di diversi colori e misure.

Ma Piccioli alla guida di Valentino non è nuovo a questo tipo di collaborazioni, già nel 2010 era nata una capsule collection tra Valentino e Gap, il marchio americano di casual wear. La collezione era un perfetto mix tra l’eleganza di Valentino e l’urban style di Gap, dedicata a donne che amano il minimalismo e il fascino senza tempo della maison italiana, ed è stata presentata presentata a Milano per l’inaugurazione del nuovo flagshio store Gap, in edizione limitata.

FW 2018 Valentino per Moncler

ALESSANDRO MICHELE

Indice:

  1. Le origini e il sogno
  2. Il sogno diventa realtà
  3. Gucci di Alessandro Michele
  4. Lo stile di Alessandro Michele

LE ORIGINI E IL SOGNO

Alessandro Michele per VOGUE

Roma, novembre 1972, nasce Alessandro Michele. Il padre è tecnico dell’Alitalia. Indirizzato fin da subito dalla madre nel mondo del cinema, dello spettacolo, del bello in ogni sua sfaccettatura, si iscrive all’Accademia di Costume e Moda della capitale. Qui i suoi talenti iniziano a prendere forma, il suo sogno è diventare scenografo, la moda è solo di sfondo.

Per necessità economiche accetta diversi lavori ben distanti dalle sue passioni, come il giornalaio, il manovale e il muratore, fin quando non gli viene data l’occasione di collaborare con un grande marchio come Les Copains. Entrare nel settore del fashion risveglia in lui desideri ed ossessioni, come quella per gli accessori. Inizia la sua ricerca di gusto e di stile che raccoglie in diversi book che invia a diverse case.

Fendi negli anni ’90 capisce subito il genio di Alessandro e lo decreta Senior agli accessori, evolvendo la sua formazione stilistica e culturale anche grazie al lavoro di Karl Lagerfeld, suo mentore. Kaiser Karl gli insegna che la creatività è per definizione instabile e che può raggiungere la sua massima espressione solo quando è lasciata libera. Per Alessandro sarà una regola da allora in poi.  Ma il creativo ha sempre fame d’ispirazioni. Libri, musica, cinema, materiali e tessuti, così impara che la creatività è anche studio e ricerca continua, ma anche un caos che non lo abbandonerà mai.

IL SOGNO DIVENTA REALTÀ

Nel 2002 Tom Ford posa gli occhi su di lui e lo chiama a Londra per collaborare con lui. Qui trova una realtà ben diversa da quella di Fendi. Tom Ford, designer in quegli anni di Gucci, applica un lavoro di ricercatezza e perfezione legati ad uno standard di bellezza molto americano. La Gucci di Ford rappresenta l’ordine clinico e maniacale della bellezza, lo stilista texano è talmente convincente che Alessandro non riesce a dirgli di no.  Anche da Gucci il ruolo di Alessandro rimane legato al settore degli accessori.

Da questo momento in poi lo stilista non lascerà più il marchio fiorentino e avrà la fortuna di lavorare prima con Alessandra Facchinetti ed in seguito diventare Associate creative director al fianco di Frida Giannini. Nel 2013 Gucci acquista Richard Ginori, brand di Firenze leader nella porcellana pregiata. Nel 2014 Alessandro Michele ne diventa il creative director, mostrando la sua versatilità creativa. Nel 2015 viene convocato dall’amministratore delegato Marco Bizzarri e viene decretato nuovo creative director di Gucci, a solo una settimana dalla sfilata maschile A|I 2015-2016.

Il genio si dimostra proprio in questa occasione. Il suo debutto bene ritenuto dalla stampa di settore come l’evento più d’impatto delle sfilate di Milano dell’anno. Egli ribalta le regole del marchio fiorentino e pone le basi per la sua nuova filosofia aziendale, lo chic clinico che lo precedeva viene sostituti da una visione più colta, antropologica e contemporanea. Nello stesso anno viene nominato International Fashion Designer of the Year.

GUCCI DI ALESSANDRO MICHELE

Gucci torna ad essere di nuovo oggetto di desiderio, con una moda imperfetta, ma ricca di contaminazioni date dalle passioni-ossessioni dello stilista, il collezionismo, il cinema, l’opera, la musica, la letteratura, i luoghi dimenticati, in un mondo sospeso tra una visione passata e una decisamente futurista.

Backstage Cruise Collection 2016 Gucci by Alessandro Michele

FW 2017 Gucci by Alessandro Michele

IL MONDO DI GUCCI SECONDO MICHELE

Il suo immaginario è caotico ma potente, ha voglia di giocare con i vestiti e con gli accessori, di prendere il vintage e di renderlo odierno, nuovo, vuole colpire, stupire, rendere i suoi capi familiari ma anche nuovi, simbologie e richiami storici letti e realizzati in chiave moderna. La sua visione di bellezza non è di certo intesa in maniera classica, ma è una bellezza inusuale, soggettiva, che mischia passato-presente-futuro, è costante ricercatezza di colori, di fantasie, di dettagli, di contaminazioni dell’epoche da lui preferite, di qualità dei materiali, di continuo richiamo al genderless che rimane padrone delle sue collezioni.

S-S 2016 Gucci by Alessandro Michele

Espressione artistica ma con finalità commerciali che funzionano, a tal punto che il marchio vende il 21,1% in più nel 2016, rispetto all’anno precedente, anno in cui il designer ha preso in mano le redini del brand.

Nel 2017 ha archiviato l’anno fiscale con 6,2 miliardi di euro, con un ulteriore crescita del 45%. E già si parla della terza coppia d’oro nella storia della griffe: dopo Tom Ford e Domenico De Sole, Frida Giannini e Patrizio di Marco, ora è l’era dominata da Alessandro Michele e Marco Bizzarri. La ciliegina sulla torta? L’inaugurazione del Gucci Garden all’interno dello storico Palazzo della Mercanzia di Firenze e ideato in prima persona dal direttore creativo. Alessandro Michele ha trasformato Gucci in qualcosa di unico e ogni sfilata è una nuova sorpresa.

Il ristorante all’interno di Gucci Garden

LO STILE DI ALESSANDRO MICHELE

FW 2018 Cyborg Gucci by Alessandro Michele

Alessandro Michele si può definire un perfetto mix di barocco e punk, rinascimentale e caotico, vintage e modernità. Per lui epoche e momenti non si escludono ma si sommano, in un annullamento ideale del tempo. Una forma mentis in cui non è forse facile entrare, ma su cui è perfettamente allineato Giovanni Attili, docente di urbanistica alla Sapienza di Roma e storico compagno del designer, che lo accompagna e sostiene mentalmente in ogni processo creativo, come in quello che ha portato alla realizzazione della sfilata co-ed A/W 2018 e ambientata in una sorta di camera operatoria per cyborg.

F-W 2018 Gucci by Alessandro Michele