BART HESS

LE ORIGINI

Bart Hess
Ritratto di Bart Hess

Bart Hess è un designer danese che si colloca all’intersezione tra moda, design del prodotto ed arte. Nato nel 1984, studia alla Design Academy di Eindhoven. Si laurea nel 2007 specializzandosi nella ricerca e nell’uso di nuovi materiali.

Già dal 2007 l’artista propone le sue creazioni in diverse esposizioni, ottenendo consensi e facendosi gradualmente conoscere.

I suoi lavori intersecano il mondo della moda ma al tempo stesso lo trascendono. Hess ha infatti un grande interesse per la fotografia, la pittura e le arti visive. Tramite l’uso di materiali estremamente particolari e con l’ausilio di tecnologie avanzate, i suoi lavori giocano con il corpo umano trasfigurandolo in immagini spesso disturbanti.

LA CARRIERA

Bart Hess
Lo “Slime Dress” di Bart Hess sulla copertina di “Born This Way”

Nel 2010 i suoi lavoro appaiono su Vogue fotografati da Nick Knight. Nelle foto una modella è avvolta da un liquido colloso, quasi viscido a vedersi, che richiama allo stresso tempo un’immaginario alieno e la fase della nascita.  Il servizio fortografico colpisce la cantante Lady Gaga che chiede all’artista di collaborare con lei per il suo album Born This Way, uscito nel 2011.

Nel 2013 alla Triennale di Architettura di Lisbona Hess presenta l’esposizione “Digital Artifacts“.  La mostra è dedicata alla “cyborg coture” ossia una fantasia della moda del futuro, in simbiosi con la tecnologia. Bart immagina un’analogia tra la corruzione del corpo e quella del software.

 

Dal contesto di sorveglianza, riconoscimento facciale, avatar e fantasmi virtuali, immaginiamo un futuro prossimo in cui la staticità digitale, le distorsioni e le anomalie diventino una nuova forma di ornamento“.

 

Bart Hess
Alcuni visitatori alla mostra “Work with me People”

Nel 2014, invece, è la volta di “Work With Me People” presentata all’Atelier Clerici in occasione della Settimana del Design di Milano. L’esposizione come dichiarato da Hesse “offre una panoramica del processo di produzione dei tessuti couture“. Lo scopo è una riflessione sull’industria creativa post-fordiana e l’enorme quantità di mezzi e manodopera necessari per sostenerla.  La mostra è interattiva: richiede ai visitatori di contribuire alla fabbricazione di tessuti particolari.

Nel 2017 l’esposizione “Future Bodies” è in mostra allo Stedelijk Museum’s-Hertogenbosch. L’esposizione è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista da “A Hunt for High Tech” (2007) fino all’ultimo lavoro interattivo che sarà presentato in anteprima durante la mostra.

Nel corso della sua carriera Bart Hess è stato nominato per diversi premi ed ha vinto il Dutch Design Awards nel 2011.

lo stile

Bart ess
Un’opera di Bart Hess

Ciò che salta immediatamente all’occhio dello stile di Bart Hess è la scelta e l’uso dei materiali. L’artista utilizza spesso materiali che hanno una forte connessione con il corpo umano, sperimentando per creare delle somiglianze disturbanti.

Hess oltrepassa i confini dell’industria tessile. I suoi materiali sembrano vivi: i riflessi, la reazione che hanno sulla pelle, sul corpo umano e sull’ambiente creano sensazioni contrastanti all’osservatore. Da un lato, infatti, le opere dell’artista danese ci ricordano qualcosa di profondamente umano ma, dall’altro, trasmettono qualcosa di alieno. Il risultato è un mix tra reale e vistuale che provoca allo stesso tempo repulsione ed attrazione.

POLLINI

Storia ed evoluzione delle calzature Pollini, dalle origini a San Mauro Pascoli fino ai giorni nostri in cui rimangono un simbolo del made in Italy.

ORIGINI

Pollini
Alcune operaie producono calzature

Pollini è il nome del calzaturificio fondato da Vittorio, Alberto, Lucia e Lidia Pollini a San Mauro Pascoli (Forlì) nel 1953. La tradizione familiare inizia con il padre Ettore e continua fino ai giorni nostri. Grazie alla presenza di artigiani specializzati, il piccolo paese romagnolo diventa negli anni un vero e proprio distretto calzaturiero dove l’azienda Pollini fiorisce di generazione in generazione.

Negli anni ’70 il brand acquista fama per il lancio di una nuova tipologia di  stivale. L’ispirazione viene dall’equitazione: la scarpa è priva di chiusure e di ganci, con le cuciture ridotte al minimo. Il modello rielaborato da Pollini è moderno ed adatto alla vita in città.

IL SUCCESSO

Il successo arriva con le collezioni di calzature a tema. La più famosa è la “Daytona” che presenta scarpe eleganti e stivali stringati di uno stile talmente iconico da meritare l’esposizione al Museum of Fashion di New York.

Pollini
Un punto vendita Pollini

Da quel momento il successo di Pollini è crescente. Nel 1998 la casa decide di lanciare la sua prima collezione di abbigliamento. La linea è composta da abiti maschili e femminili realizzati in pelle.

Nel 2000  il marchio Pollini viene acquisito dal Gruppo di lusso AEFFE gestito da Alberta e Massimo Ferretti. Il restyling sul brand da parte della casa madre è finalizzato a riportarlo in attivo nel giro di un anno. Massimo Ferretti crea per Pollini una collezione di circa sessanta pezzi, per la collezione femminile, e circa quaranta per quella maschile. La linea è vista come lo sportswear di lusso di casa Aeffe: tessuti di altissima qualità e distribuzione in un centinaio di negozi d’Europa e Stati Uniti.

AEFFE promuove anche un’apertura di Pollini al mercato dell’Estremo Oriente.  Si conclude la firma di un accordo triennale per l’export con la giapponese Itochu Corporation che prevede la distribuzione di calzature e pelletteria Pollini, Pollini Studio e pret-a-porter dall’autunno-inverno 2003/2004. Viene, inoltre, stretto un accordo quinquennale con Fairton Strategy Limited per la distribuzione a Hong Kong, Taiwan e Cina. 

Sotto la direzione di AEFFE, Pollini continua a crescere, realizzando dal 2002  anche alcune linee di accessori per altri brand del gruppo come Alberta Ferretti, Philosophy, Moschino Chip & Chic e Moschino Love.

GLI ANNI RECENTI 

Dal 2008 Nicholas Kirkwood assume la direzione delle linee di footwear, borse e accessori. Lo stesso anno Jonathan Saunders viene nominato direttore creativo per l’abbigliamento e per le licenze, che comprendono foulard, occhiali, ombrelli, sciarpe e cravatte. Nel 2012 Kirkwood gli succede come direttore creativo dando un impulso moderno ed innovativo al brand senza, però, rinunciare al valore artigianale. 

Pollini
Il Manager Director Marco Piazzi riceve il “Premio Innovazione” per Pollini

Nel 2013 Pollini festeggia il suo sessantesimo anniversario chiudendo il bilancio con un fatturato di 32,7 milioni di euro, che rappresenta il 13% delle vendite totali del Gruppo Aeffe. La ricorrenza viene celebrata con una collezione di scarpe ed accessori che riprende in chiave moderna alcuni modelli del passato. 

Pollini
Alcune calzature Pollini

Dal 2015,a partire dalla collezione autunno-inverno 2015/165, Erminio Cerbone è il nuovo direttore artistico di Pollini . La sua presenza conferma il forte legame di Pollini con il made in Italy di lusso.

Nel 2018 la casa di moda riceve il premio “Innovazione del Prodotto”  in occasione del dell’evento “Save The Brand 2018″. 

LO STILE

Pollini
Alcune foto del calzaturificio Pollini

Le calzature Pollini spiccano per il loro mix tra tradizione e modernità. Negni anni la casa di moda è sempre riuscita a stare al passo con i tempi innovandosi ma mantenedo un alto livello per quel che concerne i materiali utlizzati e la cura nell’assemblarli. Il processo manifatturiero rimane legato all’artigianato di origine romagnola ed al made in Italy. Allo stesso tempo, però, il marchio riesce a soddisfare le esigenze del moderno mercato del lusso. 

CARVEN

ORIGINI

Ritratto di Madame Carven da giovane
Ritratto di Madame Carven da giovane

Carmen de Tommaso, in arte Madame Marie-Louise Carven, stilista e fondatrice dell’omonima maison, nasce nel 1908 a Châtellerault in Francia. Da giovane Carmen studia architettura e design di interni alla scuola delle Belle Arti di Parigi. Nel 1941 la ragazza apre il suo primo negozio di abiti nella capitale. Nonostante le leggi raziali Carmen assume Henry Bricianer, talentuoso artigiano di origini ebraiche. All’avvento delle deportazioni naziste, Carmen nasconde la famigla del sarto al sesto piano del palazzo sede del suo negozio per poi darle rifugio a casa di alcuni parenti. Il questo modo, grazie alla sua ferma determinazione, la futura Madame Carven salva la famiglia Bricianer dagli orrori della Shoah e per questo dal 2001 is suo nome compare tra i Giusti tra le Nazioni.

la guerra e l’inizio della carriera

Il famoso abito Ma Griffe della Maison Carven a righe bianche e verdi
Il famoso abito Ma Griffe della Maison Carven

Finita la guerra, nel 1945, Carmen apre il suo primo atelier negli Champs-Élysées a nome Carven. La parola nasce dalla fusione tra il nome della stilista, Carmen, e quello di sua zia, Josy Boyriven, che le ha trasmesso l’amore per la moda. Madame Carven diventa presto nota come “la più piccola tra i grandi della moda” a causa della sua statura minuta. Proprio questa caratteristica diventa un punto di partenza per il suo stile che, dopo il  successo del film Venere tascabile, si rivolge apertamente alle donne di piccola statura. I suoi abiti spiccano per la freschezza del gusto e l’agilità del taglio e tra le sue prime clienti figurano Leslie Caron, Martine Carol, Zizi Jeanmaire, Danièle Delorme, Cécile Aubry e Édith Piaf.

Nella sua prima collezione del 1945, spicca un capo che diventerà per sempre legato al nome della maison: l’abito Ma griffe estivo a gonna lunga dalle cartteristiche righe bianche e verdi. La stoffa era originariamente utilizzata per le divise delle cameriere prima della guerra e diventerà la firma della casa Carven.

il successo

Una pubblicità del profumo Ma Griffe di Carven del 1945
Pubblicità del profumo Ma Griffe sul 1945

Madame Carven spicca da subito per inventiva e intraprendenza. Nel 1946 in occasione del lancio del primo profumo della maison, chamato a sua volta Ma griffe, decide di far letteralemnte piovere su Parigi i campioncini della fragranza con piccoli paracadute. Nel 1950, in occasione dell’uscita di Via col vento, Carmen crea una collezione ispirata al fim e organizza un tour di sfilate all’interno delle sale cinematografiche. Disegna anche veri e propri costumi per svariati film tra cui Manon (1949), Le sedicenni, Edoardo e Carolina (1952), Henriette (1952) e Le Guerisseur (1953) oltre a collaborare allo stiling per la puntata di Perry Mason The Case of the Gallant Grafter (1960). Nel 1955 lancia la prima linea per bambini e a partire dagli anni ’60 disegna le uniformi di molte compagnie di viaggio internazionali.

Madame Carven è anche tra le prime stiliste a portare le sue sfilate in un contesto internazionale oltre a farsi ispirare dai suoi viaggi e da diverse culture nelle sue creazioni. Negli anni ’50 è infatti la prima stilista occidentale ad utlizzare tessuti africani.

gli ultimi anni

Nel 1990, Edmond de Rothschild rileva il 60 per cento della casa Carven che, 3 anni dopo, affida la direzione creativa a Maguy Muzzi. Carmen, invece, resterà alla guida della maison fino al 1993 quando andrà in pensione all’età di 84, dopo una vita di successi lavorativi. Nel 2001 la stilista cede i suoi archivi al Museo Galliera.

Ritratto di Madame Carven
Ritratto si un’anziana Madame Carven

Nel 2009 Carmen festeggia il suo centesimo compleanno. In tale occasione la stilista viene nominata Comandante della Legion d’Onore, la più alta onorificenza francese accordabile ad un civile, per celebrare l’importanza del contributo da lei reso al paese dal punto di vista srtistico e culturale.

Madame Craven si spegne nel 2015 a 105 anni .

la crisi recente

Negl ultimi anni si sono succeduti diversi cambi di proprietà e di direzione artistica fino al 2008, anno in cui si è aperto un periodo favorevole sotto la direzione creativa di Guillaume Henry e grazie al riposizionamento del marchio ad un livello meno di lusso e più mainstream. Nel 2016, Carven è passata sotto il controllo di Bluebell, suo partner distributivo in Asia andando incontro ad una fase di crisi culminata con la liquidazione nel 2018.

stile

Tre modelle indossano i capi della Collezione Carven Primavera/Estate 2012
Tre modelle indossano i capi della Collezione Carven Primavera/Estate 2012

Lo stile della Maison Carven è da sempre fortemente influenzato dalla personalità eclettica e lungimirante della sua fondatrice. Da subito è Carven stata sinonimo di modernità creando abiti comodi ma raffinati per una figura di donna attiva e indipendente che ama la praticità senza rinunciare alla classe. Altro elemento chiave dello stile del marchio è la sperimentazione. Carmen ha da sempre amato mixare sapientemente diversi stili lasciandosi ispirare dal mondo circostante e utilizzando stoffe e textures etniche e ricercate.

BERLUTI

LE origini

Le origini della casa Berluti: ritratto del fondatore Alessandro
Alessandro Berluti fondatore dell’omonima maison

Il marchio di lusso francese Berluti, famoso sopratutto per le calzature maschili, viene fondato a Parigi nel 1895. L’ideatore è Alesandro Berluti, nato a Senigallia nel 1865 e trasferitosi successivamente a Parigi dove lavora come mastro calzolaio. Verso la fine dell’Ottocento, con il crescere della sua notorietà, egli realizza calzature su commissione per molti personaggi celebri dell’epoca tra cui Isadora Dunca, Elizabeth Arden ed Helena Rubenstein.

Il primo modello di scarpa stringata della maison, chiamato “Alessandro”

Origini della casa Berluti: tre calzature stringate modello "Alessandro" in diverse gradazioni di pelle
La calzatura modello “Alessandro” della casa Berluti

come il designer, viene realizzato nel 1895 e segna l’inizio del prestigio della casa Berluti. La calzatura è priva di cuciture e realizzata a partire da un unico pezzo di pelle. Le sue linee classiche e semplici la rendono da subito un modello iconico destinato a durare negli anni, tanto che la maison continua a produrla in diverse gradazioni di patine e colori.

la prima boutique

Facciata della boutique Berluti di rue Marbeuf
La prima boutique Berluti in rue Marbeuf

Negli anni ’20 del 900 Torello Berluti, quinto figlio di Alessandro, raccoglie l’eredità del padre condividendo lo stesso gusto per i materiali di estrema qualità e raffinatezza. Con i suoi modelli lineari ispirati all’Art Deco, Torello attira l’attenzione di clienti prestigiosi quali  Jean Cocteau, Marcel Achard e Jules Roy. Nel 1928 viene iaugurata la prima boutique Berluti in  rue du Mont Thabor a Parigi, successivamente traferita al numero 26 di rue Marbeuf, vicino agli Champs-Élysées.

 

Due primi piani di Torello e Talbinio Berluti
Torello Berluti e il figlio Talbinio

La storia familiare della marchio Berluti continua con il figlio di Torello, Talbinio che, completati gli studi in architettura, segue le orme del padre. Nel 1959 il giovane affianca alla tradizionale produzione su misura una nuova linea di lusso prêt-à-porter di calzature a disponibilità immediata.

olga berluti

Olga Berluti intenta alla realizzazione di un modello di mocassino "Andy"
Olga Berluti lavora alla realizzazione di un modello di mocassino “Andy”

È, però, la cugina di Talbinio, Olga Berluti, che agli inizi degli anni ’60 prende in mano la direzione della maison portando una ventata di innovazione. Il suo spirito vitale e giovane rende la boutique un luogo vivace di creatività e scambio di idee.  Riceve clienti quali Roman Polanski, Yves Saint Laurent, Pierre Bergè e Karl Lagerfeld. Agli inizi degli anni ’80 Olga perfeziona la pelle Venezia utilizzata dalla maison e sviluppa la patina Berluti proponendo una palette di sfumature colorate per le calzature maschili.

Durante la sua gestione Olga crea cinque nuove linee di calzature: “Tatoués”, “Guerrier”, “Dandy”, “Esprit de la Couture”, “Lasso”. Collabora anche con Andy Wharol per la realizzazione dei mocassini “Andy”, calzature iconiche ancora parte della Collezione Permanente del marchio Berluti.

Il marchio Berluti, ormai portato alla notorietà mediatica da Olga, viene acquistato nel 1993 dal Gruppo Lvmh e da allora fa parte del portafoglio marchi di lusso del colosso francese.

Le EVOLUZIONi RECENTi

Nel 2011 Antoine Arnault diventa amministratore delegato del brand Berluti rilanciando il marchio. La produzione viene ampliata a pelletteria e abbigliamento sotto la direzione artistica di Alessandro Sartori e successivamente di Haider Ackermann e Kris Van Assche dall’aprile 2018.

Modello della prima sneaker a marchio Berluti
La prima sneaker a marchio Berluti del 2014

A partire dal 2013 il marchio Berluti accresce sempre più il respiro internazionale alla sue rete di distribuzione. Apre nuove boutique a Parigi, Londra, Shanghai, Tokyo e New York. La casa francese nel corso degli anni integra gradualmente lo spirito tradizionale legato all’amore per la manifattura ad iniziative più moderne.

Alcuni modelli tratti dalla collezione femminile di calzature Berluti
Berluti, Capsule Collection donna 2016

Nasce nel 2012 il servizio Grand Mesure per abbigliamento di lusso su misure, mentre nel 2014 viene ideata la prima sneaker a firma Berluti.  La maison svolge anche diverse collaborazioni e capsule collection come la prima collezione di calzature femminili nel 2016 e la “Ferrari Limited Edition” del 2018.

lo stile

Un artigiano applica la patina su una calzatura a marchio Berluti
Un passaggio del processo di manifattura delle calzature su misura Berluti

Il marchio Berluti in 123 anni di attività mantiene sempre uno stile classico e lineare puntando su un’estrema qualità dei materiali e una manifattura impeccabile dal sapore antico e squisitamente artigianale. Le calzature su misura vengono progettate considerando in ogni dettaglio le esigenze del cliente che diventa il fulcro del processo creativo. È disponibile un’ampia varietà di pellami dai più classici ai più esotici, impreziositi da una vasta gamma di patine colorate. Integrando modelli storici con le esigenze più moderne Berluti fa della calzatura

Alcune calzature a marchio Berluti presentate in vari colori
Una serie di calzature Berluti presentate in vari colori

maschile un simbolo di charme senza tempo. Grazie a queste caratteristiche il gusto della maison risulta intramontabile e in grado di continuare negli anni a soddisfare le più alte esigenze maschili di lusso e raffinatezza.

 

 

MARCHESA

ORIGINI

Marchesa Georgina Chapman e Keren Craig
Georgina Chapman e Keren Craig

Il brand di abbigliamento femminile di lusso Marchesa viene fondato nel 2004 da Georgina Chapman e Keren Craig.

Georgina, figlia di Caroline Wonfore e del multimiliorario Brian Chapman, nasce a Londra nel 1976 e si diploma al Marlborough College nel Wiltshire. Keren nasce in Svizzera sempre nel ’76 e frequenta il Brighton Art College specializzandosi nelle tecniche di ricamo e stampa dei tessuti.

Terminato il college nel 2000, le due ragazze si iscrivono al Chelsea College of Art and Design di Londra dove si conoscono durante una lezione di disegno.

Quattro anni dopo Keren e Georgina decidono di unire le proprie capacità e conoscenze nell’ambito della moda e fondare il loro marchio. Il nome Marchesa viene scelto pensando alla Marchesa Luisa Casati, nobildonna della belle epoque fonte di ispirazione per entrambe le ragazze.

 

il successo

Marchesa Renee Zellweger
Renee Zellweger indossa Marchesa alla premier di Bridget Jones

Il nuovo brand con sede a New York vanta, già dai suoi inizi, investitori di prestigio tra i quali  Giuseppe Cipriani e Steve Witkoff. Il successo arriva quando nel 2004 Renee Zellwegner indossa un vestito Marchesa alla premiere londinese di “Bridget Jones“. Da allora il marchio si lega strettamente a diversi nomi di Hollywood tra cui Cate Blanchett, Scarlett Joansson, Anne Hathaway e Penélope Cruz che indossano Marchesa alle premiere e sul red carpet.

Nel 2006 Marchesa è tra i brand finalsiti al CFDA/Vogue Fashion Fund, mentre l’anno scuccessivo vince il premio Red Carpet Designer of the Year al British Fashion Awards.

Marchesa borse
Collezione borse by Marchesa

Il successo crescente del marchio ha portato le due stiliste a lanciare nel 2006 la diffusion collection Marchesa Notte.  Allo stesso modo nel 2009 nasce una linea di borse Marchesa. Il 2010 vede, invece, il lancio di una collezione di abiti da sposa oltre ad una capsule collection di prodotti per la casa in collaborazione con Lenox.

Nel 2015 le stiliste danno il via ad una linea di gioielli venduta esclusivamente attraverso Macy’s.

 

i rapporti con Weinstein e le polemiche

Marchesa Geoirgina Chapman
Georgina Chapman e Harvey Weinstein

Nel 2004 Georgina Chapman sposa l’impenditore cinematografico Harvey Weinstein che con le sue conoscenze contribuisce a portare il marchio al successo. Nel 2017 Weinstein è indagato sotto accusa di molestie sessuali. Sono moltissime, infatti, le star del cinema che dichiarano di aver subito molestie più e meno gravi da parte del produttore. Tra esse sono presenti anche Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Rosanna Arquette ed Asia Argento.

Georgina dichiara di essere del tutto ignara dei comportamenti ignominiosi del marito ed il 10 ottobre 2017 chiede il divorzio dopo dieci anni di matrimonio e due figli.

Lo scandalo, però, investe potentemente anche l’immagine del brand Marchesa. Nascono infatti forti polemiche sul ruolo di Weinstein nel successo del marchio. Alcune star infatti, tra cui Sienna Miller, hanno dichiarato di essere state forzate dal produttore ad indossare gli abiti della moglie durante le premiere.

Il marchio resta quindi fortemente legato al nome di Weinstein. Dopo lo scandalo Marchesa vive un periodo di crisi, perde molte collaborazioni e molti dipendenti lasciano la maison. Le celebrities di Hollywood, inoltre, scelgono di non indossare abiti del brand per mostrare la loro avversione nei confronti dei fatti legati al produttore cinematografico.

 

la ripresa

Marchesa Scarlett Johansson
Scarlett Johansson indossa Marchesa al Met Gala 2018

Le creatrici di Marchesa, però, fiduciose del valore del loro marchio, non si danno per vinte. Dopo aver rinunciato alla sfilata Autunno/Inverno 2018/2019 a New York, sull’onda dello scandalo, sono tornate in passerella con la collezione successiva.

Anche tra le star, nonostante l’avversione verso il brand continui, ci sono alcune eccezioni che sostengono il valore di Marchesa. Scarlett Johansson ad esempio è apparsa al Met Gala 2018 con un abito rosso disegnato da Georgina Chapman. La Johansson ha dichiarato di aver scelto Marchesa in quanto vuole sostenere “un marchio creato da due designer femminili incredibilmente talentuose ed importanti“.

Sembra quindi possibile che Marchesa riesca a spopravvivere alla bufera staccandosi definitivamente dal legame con il nome Weinstein.

 

lo stile

Tutto nello stile di Marchesa parla di lusso ed eleganza. Gli abiti, creati per occasioni speciali, hanno lo scopo di far vivere a chi li indossa una serata da favola. I tessuti utilizzati sono sempre di gran pregio e variano dalla seta al broccato, dall’organza al tulle. Spesso gli abiti sono a gonna lunga e vengono decorati con ricami, gemme e tessuti lucenti. Il risultato è uno stile impeccabilmente raffinato, femminile e romantico.

CHIURI MARIA GRAZIA

origini

Ritratto della stilista Maria Grazia Chiuri
La stilista Maria Grazia Chiuri

Maria Grazia Chiuri, stilista italiana di fama internazionale, nasce a Roma nel 1964. La madre, di origini pugliesi, possiede una sartoria dove Maria Grazia, ancora giovanissima, entra in contatto con il mondo della moda che diventa ben presto una passione. Nonostante le perplessità della famiglia, studia moda all’Istituto Europeo di Design e si avvia ad una carriera da stilista. Le origini romane sono per la Chiuri un punto fermo nella sua creatività: “Roma è una città privilegiata, dove abbiamo l’opportunità di vedere tanto, se solo si volesse. Questa città offre molto ai giovani che sanno vedere, non solo in termini di antichità ma anche di contemporaneità” . 

gli albori della carriera

La stilista Maria Grazia Chiuri con Anna Fendi e Pierpaolo Piccioli
Maria Grazia Chiuri con Anna Fendi e Pierpaolo Piccioli

Dopo la laurea Maria Grazia resta nella capitale e, nel nel 1989, viene assunta da Fendi  per occuparsi della linea accessori. Questo periodo risulta fondamentale per la formazione della stilista che inizia a sperimentare nuovi stili e materiali:”Roma è stata fondamentale nella mia formazione. Ho avuto una palestra meravigliosa con le sorelle Fendi, tutte donne”.

La stilista Maria Grazia Chiuri con l'amico e collega Pierpaolo Piccioli
La stilista Maria Grazia Chiuri con Pierpaolo Piccioli

Nel 1990 inizia l’amicizia tra Maria Grazia e Pierpaolo Piccioli che porterà ad una fruttuosa collborazione lavorativa durata 26 anni.  In  un’intervista a D La Repubblica Piccioli racconta il loro primo incontro. La Chiuri lo va a prendere in stazione a Roma al posto di un amico, tiene in mano un cartello con il suo nome per farsi riconoscere: “Lei indossava un paio di jeans e una T-shirt bianca“, e Pier Paolo subito sente “una sorta di connessione, un sesto senso invisibile, con lei“.  Da Fendi i due lavorano per la prima volta fianco a fianco.

l’esperienza da valentino

La stilista Maria Grazia Chiuri con Pierpaolo Piccioli e Valentino Garavani
Maria Grazia Chiuri con Pierpaolo Piccioli e Valentino Garavani

Nel 1999 Maria Grazia riceve una proposta da Valentino Garavani in persona. Sempre affiancata da Piccioli, inizia ad occuparsi della linea di accessori della casa di moda e, successivamente, le viene affidata anche la linea “Red Valentino”. I due, nel 2008, diventano co-direttori creativi del marchio portandolo, nel 2015, a superare il miliardo di euro di fatturato.

Un modello di borsa azzurra dalla Collezione Rockstud di Valentino creata da Maria Grazia Chiuri
Un modello di borsa dalla Collezione Rockstud di Valentino

 

Chiuri e Piccioli portano una ventata di novità al brand. Di grande successo è la linea Rockstud dove gli accessori vengono impreziositi da piccole borchie, in un incontro tra classico e moderno. Maria Grazia ricorda l’esperienza da Valentino come estremamente formativa a livello umano e professionale: “Da Valentino, ho imparato la coerenza e la fermezza“, “Aveva cura di sé e della sua vita personale. Una regola fondamentale in un momento in cui il correre frenetico sembra legge“.

la nomina a dior

La stilista Maria Grazia Chiuri
Maria Grazia Chiuri è il creative director di Dior dal 2016

Nel 2016 Maria Grazia Chiuri pone fine a 17 anni di fruttuosa collaborazione con Valentino per inziare un nuovo capitolo della sua carriera a Dior. Nella storia della maison francese la Chiuri è la prima donna ad occupare la posizione di direttore artistico.

Dal 1957, anno delle morte di Christian Dior, nella casa francese si sono susseguiti diversi direttori creativi. Il giovane Yves Saint Laurent viene sostituito da Marc Bohan nel 1960, il quale cede a sua volta il passo a Gianfranco Ferrè alla fine degli anni ’80. Nel 1997 è la volta di John Galliano che rivoluziona lo stile del marchio francese e rimane fino al 2012 quando entra in scena Raf Simons che darà le sue dimissioni dopo soli tre anni.

L’8 luglio 2016 la nomina di Maria Grazia Chiuri per la gestione artistica della linea donna di Dior viene definitivamente ufficilizzata. Bernard Arnault, proprietario del gruppo LVMH di cui fa parte anche la maison francese, commenta così l’evento: “Il talento di Maria Grazia Chiuri è immenso e riconosciuto a livello internazionale. Lei porterà con sé la sua visione elegante e moderna della donna, in perfetta armonia con i codici della Maison e l’eredità creativa di Monsieur Dior”.

maria grazia e le donne

La prima cosa che mi hanno detto quando sono arrivata da Dior è che si trattava di un’azienda femminile, ma cosa significa oggi parlare delle donne e chi ci può aiutare a parlare bene delle donne?“. Questa è la domanda che Maria Grazia si pone in un’intervista per Artwave nell’iniziare la sua avventura francese. Da subito, però, Chiuri accoglie la sfida di creare abiti che parlino direttamente alle donne: “Mi piacciono tutte – dichiara a l’Officiel – Amo la loro compagnia. Ho molte amiche. Mi piace passare del tempo con mia figlia, mia madre, mia nonna. (…) Ammiro le donne che in passato hanno lottato per fare ciò che amavano davvero. Le sento vicine. In questo momento sto leggendo la biografia – scritta da Giovanna Zapperi – di Carla Lonzi, una critica d’arte femminista molto importante in Italia negli anni sessanta e settanta.

Una modella sfila indossando la t-shirt "We should all be feminist" di Maria Grazia Chiuri
La t-shirt “We should all be feminist” in passerella

Nella sua prima sfilata per la collezione primavera/estate 2017, tra abiti romantici finemente decorati, ecco quindi comparire la maglia dall’iconica scritta “We should all be feminists“, “dovremmo tutti essere femministi”, che diventa subito il capo più condiviso su Instagram e Twitter. Questa semplice t-shirt, al prezzo di mercato di 550 euro e andata immediatamente sold out, diventa un caso mediatico molto discusso e le vale il titolo di “stilista attivista”. A questo proposito, sempre per  l’Officiel, la Chiuri dichiara: “Penso che quando si parla di donne tra donne sia impossibile lasciare il femminismo fuori dalla discussione. Femminismo significa pari opportunità. Significa parlare del corpo in maniera diversa. Anche la moda parla del corpo. Come tutte le donne del mondo voglio essere l’unica ad avere controllo sul mio corpo. Non ci trovo niente di strano“.

lo stile

Nel creare la sua “donna Dior” Maria Grazia combina elementi classici e moderni per abiti allo stesso tempo eleganti e grintosi. Attraverso i suoi capi Chiuri comunica un’idea di donna romantica che non rinuncia ad un’estrema femminilità, ma allo stesso tempo è attiva protagonista del mondo attuale. Per dar vita a questo connubio la stilista crea un mix di materiali e stili. Utilizza, da un lato, veli dai colori tenui, impreziositi da gemme e ricami onirici. Dall’altro, lato sdrammatizza e modernizza i look tramite tocchi sportivi dati da t-shirt, blazer, uso del denim e della pelle.